Militaria
Missili nella notte, Kiev in fiamme
Secondo quanto riportato da funzionari locali e media, la capitale ucraina e diverse altre città del Paese sono state colpite da un attacco combinato di droni e missili nelle prime ore di giovedì mattina. Il Ministero della Difesa russo non ha ancora rilasciato commenti.
La prima ondata di esplosioni a Kiev è stata udita intorno a mezzanotte, seguita da altre esplosioni in ondate successive fino alle 4 del mattino ora locale. Il sindaco Vitaly Klitschko ha esortato i residenti a cercare riparo mentre la difesa aerea della capitale ingaggiava i bersagli in arrivo.
I video condivisi sui social media mostravano numerose esplosioni e incendi consecutivi dentro e intorno alla capitale ucraina.
🇷🇺⚡Multiple Zircon and Iskander missile strikes carried out on Kiev.
The penthouse of a high rise building was completely decimated. Either by Ukraine’s AD failure or direct strike by the Russian MoD on a legitimate target. https://t.co/jF0kmcETza pic.twitter.com/HoqqRVVnrN
— Spetsnaℤ 007 🇷🇺 (@Alex_Oloyede2) July 1, 2026
🇷🇺⚡Moments ago, two five star hotels in Kiev were struck by the Geran drone.
Interesting strike, wonder what high value target was hit.
The Russian strategic bomber fleet is also airborne. Ballistic strikes on Ukraine will begin in the next hour or two. At the moment Geran… pic.twitter.com/7N6fAQatOq
— Spetsnaℤ 007 🇷🇺 (@Alex_Oloyede2) July 1, 2026
🇷🇺⚡Over 60 gas stations have been destroyed in the past 3 days by the the Russian MoD.
Kiev wants to play the war of fuel shortages on civilians? Your infrastructures won’t even exist for Ukrainians to use. Ukraine is being decommissioned day by day.
Your railways next. pic.twitter.com/PXi07msv8h
— Spetsnaℤ 007 🇷🇺 (@Alex_Oloyede2) July 2, 2026
Kiev is burning again.
While Western media stays silent, Russia just sent another message about what happens when you cross certain lines. pic.twitter.com/sSA4nRkpUC
— Rina Lu🇷🇺 (@rinalu_) July 2, 2026
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Le autorità di Kiev hanno segnalato danni in almeno 28 località, affermando che si trattava per lo più di «edifici residenziali e infrastrutture civili». Il capo dell’amministrazione militare locale, Timur Tkachenko, ha dichiarato che almeno due persone sono morte e altre 20 sono rimaste ferite.
È difficile verificare con precisione l’ubicazione e la tipologia delle strutture colpite, poiché le autorità ucraine limitano rigorosamente le informazioni sui luoghi degli attacchi e puniscono chi condivide filmati degli impatti, tranne quando vengono colpite infrastrutture civili.
Il Ministero della Difesa russo non ha ancora rilasciato una dichiarazione sull’ultimo attacco segnalato. Mosca aveva precedentemente promesso di condurre «attacchi sistematici e costanti» contro installazioni militari, siti di produzione di droni, posti di comando e «centri decisionali» di Kiev in rappresaglia per i mortali «attacchi terroristici».
Nelle ultime settimane, l’Ucraina ha intensificato i raid con droni a lungo raggio in profondità nel territorio russo, colpendo spesso edifici residenziali e infrastrutture civili. Martedì, un neonato di sei mesi è rimasto ucciso in un attacco di droni ucraini nella regione di Mosca, mentre la settimana scorsa 12 persone sono rimaste ferite in un attacco a un museo della Seconda Guerra Mondiale nella regione di Rostov. Il mese scorso, Kiev ha lanciato uno dei suoi più grandi attacchi con droni su Mosca, colpendo una raffineria di petrolio nella capitale e ferendo 17 persone, tra cui due bambini.
La Russia sostiene di prendere di mira solo installazioni militari e a duplice uso in risposta agli indiscriminati «attacchi terroristici» dell’Ucraina.
Kiev accusa regolarmente la Russia di colpire deliberatamente siti civili, ma ha una lunga storia di utilizzo di installazioni civili, tra cui magazzini, edifici pubblici e impianti agricoli e industriali, per scopi militari.
I media ucraini hanno recentemente denunciato la presenza di un impianto per la produzione di droni all’interno di uno studio cinematografico colpito dalla Russia.
Nel corso del conflitto, Kiev ha compiuto notevoli passi per decentralizzare la propria filiera produttiva di armi, creando piccoli siti di assemblaggio che producono principalmente droni FPV e ad ala fissa a lungo raggio, utilizzando componenti provenienti dall’estero.
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Immagine screenshot da Twitter
Militaria
La Francia sta pianificando un terzo attacco al Niger: parla il generale nigerino
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Militaria
Trump respinge le notizie sulla carenza di missili negli Stati Uniti
Il presidente statunitense Donaldo Trump ha smentito che l’esercito americano stia incontrando difficoltà a causa della diminuzione delle munizioni, mentre prosegue la guerra con l’Iran. Le dichiarazioni arrivano mentre una rara tregua nei combattimenti entra nel terzo giorno, dopo le notizie secondo cui la scarsità di missili intercettori starebbe spingendo la Casa Bianca a prendere provvedimenti nel conflitto.
Domenica il New York Times e il Wall Street Journal avevano riportato che Trump avrebbe rinunziato a un nuovo attacco di vasta portata contro l’Iran per timore che il Pentagono stesse esaurendo le scorte di missili antiaerei.
In una dichiarazione al Wall Street Journal, Trump ha respinto l’affermazione, affermando: «Abbiamo molte più munizioni di chiunque altro al mondo, e molte più di quelle di cui abbiamo bisogno». Non ha fornito ulteriori dettagli.
Anche l’ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite, Mike Waltz, ha respinto le preoccupazioni, dichiarando all’emittente NBC: «Voglio essere assolutamente chiaro: l’esercito americano – e l’ho verificato in ogni modo – ha tutto il necessario per condurre questa campagna con la massima efficacia». Ha poi aggiunto che «chi sta diffondendo queste sciocchezze merita di finire in prigione».
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Secondo il Wall Street Journal, una campagna di attacchi intensificati contro l’Iran, pianificata per due settimane, è stata accantonata per lasciare spazio alla diplomazia, e Trump potrebbe in definitiva ordinare la ripresa degli attacchi. Il giornale ha riferito che il generale Dan Caine, capo di stato maggiore congiunto, ha informato la Casa Bianca del calo delle scorte e che, sebbene Caine ritenga che le scorte ridotte non precludano la ripresa di importanti operazioni di combattimento, ne aumenterebbero il rischio.
Il New York Times, citando alcune fonti, ha riferito che Trump era stato dissuaso dall’intensificare le ostilità dai suoi collaboratori, i quali avrebbero addotto come motivazione la diminuzione delle scorte e il timore che i nuovi attacchi e le ritorsioni iraniane potessero irritare gli alleati regionali degli Stati Uniti. «Pochi, se non nessuno, nella cerchia ristretta del signor Trump ritenevano saggio il piano di intensificazione», ha scritto il giornale.
Un alto funzionario avrebbe affermato che i continui attacchi stavano producendo l’effetto opposto a quello desiderato, mantenendo l’Iran unito e concentrato su una minaccia esterna anziché spingerlo a tornare al tavolo dei negoziati.
Il Wall Street Journal ha riferito che la Casa Bianca ha avvertito che avrebbe considerato un rischio per la sicurezza nazionale la pubblicazione da parte delle testate giornalistiche di dati governativi aggiornati sul numero di intercettori Patriot e THAAD effettivamente utilizzati dall’inizio della guerra.
Stime indipendenti suggeriscono il motivo per cui queste cifre potrebbero risultare delicate. Una recente analisi del CSIS indica che le forze statunitensi e alleate hanno impiegato tra i 1.060 e i 1.430 intercettori Patriot solo nella fase iniziale della guerra, a fronte di una linea di produzione statunitense a Camden, in Arkansas, che ne produce circa 600-620 all’anno. Gli Stati Uniti hanno anche consumato centinaia di missili Tomahawk, con il Pentagono che ne riceve circa 15 nuovi al mese.
Nel frattempo, l’esercito iraniano ha dichiarato di aver sospeso gli attacchi contro obiettivi militari statunitensi nella regione, spiegando che la strategia di Teheran nel conflitto «è stata interamente di rappresaglia».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Militaria
II 70% dei tedeschi non crede che l’esercito possa proteggere il Paese
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