Militaria
Crosetto contro la NATO sui caccia americani
Il ministero della Difesa italiano Guido Crosetto ha respinto le dichiarazioni del Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, che elogiavano il presunto contributo dell’Italia alla guerra degli Stati Uniti contro l’Iran.
In un’intervista a Fox News, il capo della NATO ha elogiato quello che ha definito un «massiccio» sostegno europeo al tentativo americano-israeliano di rovesciare il governo di Teheran.
Rutte ha affermato che la sola Italia ha effettuato 500 delle 4.000-5.000 sortite militari statunitensi lanciate dalle basi europee a supporto dell’Operazione Epic Fury.
⚡️NATO’s Rutte to Fox News:
500 U.S. planes took off from U.S. bases in Italy to support Operation Epic Fury. This is massive.
⚡️Italy has pushed back against NATO Secretary-General Mark Rutte after he said 500 U.S. aircraft flew from American bases in Italy to support the… pic.twitter.com/LlnjbKnX4h
— War Intel (@warintel4u) June 24, 2026
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Mercoledì l’esercito italiano ha dichiarato che il suo ruolo si è limitato ad «attività tecniche e logistiche, non cinetiche», ed è pertanto pienamente conforme alla Costituzione italiana e alle condizioni approvate dal Parlamento che regolano l’utilizzo delle basi militari statunitensi nel Paese.
«Sorprende che il segretario della NATO, che nulla ha a che fare con l’operazione Epic Fury, faccia una ricostruzione che trasmette un messaggio totalmente fallace confondendo la tipologia dei voli autorizzati», si legge nella dichiarazione.
«Sarebbe bastato un approfondimento alla fonte» per ottenere «la reale rappresentazione di ciò che è avvenuto e avviene ogni giorno»: la Repubblica Italia autorizza «esclusivamente i voli che sono previsti dai trattati e che escludono totalmente le attività cinetiche». Si tratta, ha spiegato il dicastero bellico romano, di una posizione tenuta «in vigenza degli attuali accordi».
L’intervista di Rutte sul canale conservatore statunitense sembrava anticipare le critiche rivolte ai membri europei del blocco militare guidato dagli Stati Uniti, critiche che il presidente Donald Trump ha ribadito mercoledì durante un incontro alla Casa Bianca con il segretario generale della NATO.
Trump ha incluso l’Italia tra i Paesi nei confronti dei quali si è detto «deluso» per quella che ha definito una mancanza di lealtà.
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Il segretario generale ha sostenuto che la riluttanza europea a seguire l’esempio di Washington si limitava a pochi «casi isolati». Rutte ha ripetutamente elogiato Trump, arrivando persino a chiamare il leader americano «papà» durante una conferenza stampa congiunta lo scorso anno.
La rettifica pubblica di Roma è giunta dopo la querelle tra Trump e la premier italiana Giorgia Meloni, traducibile in una vera e propria crisi diplomatica tra Italia e Stati Uniti d’America.
Questa settimana, il Senato degli Stati Uniti ha approvato con 50 voti favorevoli e 48 contrari una direttiva che chiede a Trump di ritirare le truppe americane dal conflitto con l’Iran. Il provvedimento era già stato approvato dalla Camera all’inizio del mese, ma è ampiamente considerato simbolico, poiché il presidente può porre il veto su qualsiasi iniziativa volta a limitare i suoi poteri.
Il Congresso è costituzionalmente tenuto ad autorizzare qualsiasi guerra, ma non lo ha fatto direttamente dalla Seconda Guerra Mondiale. Invece, i legislatori hanno in genere emesso ampie Autorizzazioni all’Uso della Forza Militare, conferendo al potere esecutivo un’ampia discrezionalità nella conduzione delle operazioni militari.
Come riportato da Renovatio 21, dietro gli attacchi retorici del presidente ai leader europei, Giorgia Meloni in primis, potrebbe nascondersi la volontà di disintegrare l’alleanza atlantica ritirando gli USA.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Militaria
L’India ricomincia a produrre i caccia russi Sukhoi
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Militaria
Epidemia di suicidi colpisce gli hacker militari USA
Il Comando cibernetico degli Stati Uniti sta analizzando un numero anomalo di suicidi tra i propri membri, concentrati in un arco di circa un mese durante l’estate.
La testata, citando messaggi interni delle forze armate, documenti ufficiali e colloqui con persone informate, ha riferito giovedì che almeno cinque individui impiegati nel comando o in stretto contatto con esso si sono tolti la vita tra l’inizio di giugno e i primi di luglio.
Questa sequenza di decessi ha spinto il Cyber Command a qualificare gli eventi come un cosiddetto «cluster di suicidi», espressione utilizzata dal Pentagono per indicare una serie di suicidi verificatisi a intervalli più stretti del consueto e tali da richiedere misure specifiche.
Gli operatori del comando hanno il compito di difendere le reti informatiche militari americane e, al tempo stesso, di penetrare nei sistemi digitali delle forze armate straniere per compromettere comunicazioni, difese aeree e altre capacità operative. Gran parte di queste attività si svolge all’interno di strutture ad altissima sicurezza e resta classificata.
Il costo psicologico di questo lavoro rappresenta da tempo una fonte di preoccupazione per i responsabili militari. Uno studio finanziato dall’esercito e richiamato da Bloomberg ha evidenziato che gli specialisti informatici soffrono spesso di insonnia, deficit di memoria, ruminazioni ossessive e patologie fisiche.
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Le criticità relative alla salute mentale degli hacker delle forze armate erano già emerse in sede congressuale. Una norma della legge sulla difesa del 2025 ha imposto al Cyber Command di mettere a disposizione esperti di salute mentale dedicati, compresi consulenti autorizzati a operare con personale che tratta materiali secretati.
I recenti decessi hanno riportato il tema all’attenzione del Congresso. Secondo Bloomberg, la Commissione per le Forze Armate del Senato sta valutando con il comando la possibilità di destinare risorse aggiuntive al supporto psicologico, mentre l’omologa commissione della Camera ha definito l’aumento dei suicidi una «questione critica».
Fonti di Bloomberg riferiscono che il carico di lavoro degli operatori è cresciuto in modo drastico a causa dei conflitti in corso all’estero, in particolare della guerra in Iran. I suicidi sono coincisi con una delle fasi più intense dello scontro.
È noto come il suicidio sia contagioso, tanto più che si può parlare di vere epidemie, che si propagano per imitazione o trasmissione sociale dei comportamenti suicidari (noto come effetto Werther o contagio suicidario).
L’effetto Werther è il fenomeno per cui la notizia del suicidio di una persona, diffusa dai media, provoca un aumento di suicidi emulativi nella popolazione.Il termine è stato coniato dal sociologo David Phillips nel 1974. Prende il nome dal romanzo di Giovanni Wolfgango Goethe del 1774, I dolori del giovane Werther, dopo la cui pubblicazione si registrò una catena di suicidi tra i giovani lettori che usavano lo stesso metodo del protagonista.
I giornalisti vengono quindi formati alla delicatezza totale nel parlare del tema del suicidio, perché un articolo pubblicato potrebbe di fatto far scattare a catena altri suicidi.
Tuttavia, la stampa sembra infischiarsene ampiamente, magari glorificando pure il suicida, in ispecie nel caso che questo scelga la morte eutanatica.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Droni
La «gamification» ucraina dell’uccisione di russi è «macabra»: parla il più alto militare britannico
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