Connettiti con Renovato 21

Immigrazione

Elon Musk si offre di finanziare la causa contro la polizia britannica per il ragazzo inglese ucciso dall’immigrato sikh

Pubblicato

il

Elon Musk è intervenuto pubblicamente per chiedere conto alla polizia britannica di quello che appare come uno dei più inquietanti fallimenti delle forze dell’ordine emersi in Gran Bretagna negli ultimi anni. Lo riporta Modernity News.

 

Il magnate della tecnologia si è offerto di finanziare una causa per omicidio colposo contro gli agenti che, a suo parere, avrebbero dato priorità alle accuse di «razzismo» formulate dall’aggressore invece di salvare la vita del diciottenne Henry Nowak.

 

L’intervento di Musk arriva mentre le drammatiche immagini delle telecamere indossate dagli agenti vengono proiettate alla Southampton Crown Court durante il processo per omicidio a carico di Vickrum Singh Digwa, il ventitreenne di origine sikh indiana accusato di aver accoltellato Nowak quattro volte con una lama di 21 centimetri.

 

Sostieni Renovatio 21

Ha poi posto un’altra domanda diretta: «Sono stati presi provvedimenti contro gli agenti di polizia che hanno ammanettato questo ragazzo e lo hanno lasciato morire dissanguato per strada? Chi sono?»

 

 

In un altro post, Musk ha scritto: «Inconcepibile. Sono felice di finanziare una causa per omicidio colposo contro queste disgustose scuse di forze dell’ordine. Devono assolutamente essere licenziati.»

 


Nowak, studente del primo anno di contabilità e finanza all’Università di Southampton e originario dell’Essex, stava rientrando a casa dopo una serata con i compagni della squadra di calcio universitaria quando è stato aggredito. Secondo l’accusa, Digwa lo ha colpito quattro volte dopo che Nowak aveva tentato di fuggire.

 

All’arrivo della polizia, le immagini della bodycam mostrano Nowak appoggiato a un muro, sorretto dal padre di Digwa. Quest’ultimo ha detto agli agenti: «Continua a cadere, quindi sto solo cercando di tenerlo su».

 

Nowak ripeteva continuamente «Non riesco a respirare» e affermava di essere stato accoltellato. Invece di fornire immediato soccorso medico, gli agenti hanno ammanettato il ragazzo sanguinante e lo hanno arrestato per sospetta aggressione, basandosi sulle accuse della famiglia di Digwa secondo cui Nowak li avrebbe insultati con epiteti razzisti. Un agente ha risposto alle sue disperate suppliche rispondendo: «Non credo proprio, amico».

 

Henry ha perso conoscenza e è morto, annegato nel suo stesso sangue. Il fratello di Digwa ha dichiarato all’operatore del servizio di emergenza: «siamo appena stati aggrediti a sfondo razziale da una persona bianca… Ha aggredito fisicamente mio fratello. Siamo Sikh, indossiamo il turbante, e lui ha aggredito mio fratello».

 

I video mostrati alla giuria riprendono Digwa e il fratello mentre accusano Nowak di un attacco razziale. Nowak ha negato. Si sente Digwa affermare: «Nessuno ti ha accoltellato, fratello, sei in piedi. Sei ubriaco». Il padre di Digwa ha aggiunto: «sta fingendo, un minuto fa stava parlando con voi. Ora sta cercando di alzarsi e andarsene».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Il Digwa portava apertamente in pubblico un grande shastar da 21 cm, una lama cerimoniale sikh, insieme al kirpan più piccolo prescritto dalla religione. I pubblici ministeri hanno sollevato dubbi sul motivo per cui l’arma più grande fosse presente.

 

Il ragazzo sikh nega l’omicidio. Sua madre, Kiran Kaur, è accusata di favoreggiamento per aver presumibilmente rimosso il coltello dalla scena del crimine.

 

L’offerta di Musk ha provocato le critiche di chi denuncia un «doppio gioco» nell’applicazione della legge, in cui le accuse di razzismo contro un cittadino britannico sembrano prevalere su evidenti emergenze mediche. Nessun agente è stato nominato o sanzionato pubblicamente. Ad oggi, non risulta confermata alcuna azione disciplinare.

 

Questo caso presenta parallelismi con altri episodi in cui le autorità sembrano più attente a presunti torti che alla protezione della vita. Nowak era un giovane studente britannico che stava semplicemente tornando a casa. Il team legale di Digwa sostiene che si sia trattato di legittima difesa, avvenuta «nell’impeto del momento» in seguito al presunto scambio verbale.

 

Tuttavia, le prove delle telecamere indossate dagli agenti, ora rese pubbliche grazie al processo, dipingono il quadro di un adolescente morente ignorato, mentre la versione dell’aggressore ha avuto la precedenza.

 

La disponibilità di Musk a finanziare una causa civile evidenzia la crescente frustrazione per l’inazione istituzionale. Il processo prosegue alla Southampton Crown Court. Digwa nega le accuse.

 

La morte di Henry Nowak dovrebbe spingere a una profonda riflessione. Quando la polizia tratta un adolescente britannico accoltellato come l’aggressore sulla base di affermazioni non verificate della famiglia dell’aggressore, mentre lui muore dissanguato dicendo di non riuscire a respirare, significa che qualcosa non funziona nelle priorità delle forze dell’ordine.

 

Le esenzioni religiose che permettono il porto di lame di grandi dimensioni in pubblico, unite a una cultura delle forze dell’ordine che sembra anteporre determinate accuse ai doveri immediati di salvataggio di vite umane, rendono i cittadini comuni vulnerabili.

Iscriviti al canale Telegram

In Italia i sikh non possono portare in giro il loro tradizionale pugnale sacro (kirpan). La Corte di Cassazione ha stabilito che l’esigenza religiosa non costituisce un «giustificato motivo» per derogare alle leggi nazionali sulla sicurezza. Il porto di qualsiasi coltello o lama atta ad offendere resta severamente vietato.

 

La Corte di Cassazione ha stabilito che l’esigenza religiosa non costituisce un «giustificato motivo» per derogare alle leggi nazionali sulla sicurezza. Il porto di qualsiasi coltello o lama atta ad offendere resta severamente vietato.

 

Nel 2017 la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un cittadino Sikh, stabilendo che le esigenze di culto non giustificano la violazione delle leggi a tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza. Per conciliare la fede religiosa con la legge italiana, sono stati creati dei kirpan simbolici modificati, fabbricati in modo da non poter essere affilati e del tutto inidonei a offendere o tagliare.

 

Secondo una credenza popolare diffusa (ma per taluni priva di fondamento), il sikh dovrebbe bagnare di sangue il coltello una volta estratto – al punto che, se la situazione si calma, dovrebbe incidersi leggermente la mano per fargli «bere» almeno il proprio sangue.

 

Il coltello kirpan è uno dei «Cinque K» (Kakars), ovvero i cinque simboli sacri che ogni sikh battezzato (Khalsa) deve indossare sempre. Oltre al il pugnale gli altri quattro simboli sono: kesh (i capelli e la barba lasciati incontaminati e mai tagliati. Rappresentano l’accettazione del corpo così come Dio lo ha creato e la santità della vita. I capelli vengono raccolti e protetti dal tipico turbante chiamato Dastar); kangha (un piccolo pettine di legno custodito all’interno dei capelli, sotto il turbante. Simboleggia la pulizia, l’ordine mentale e la disciplina quotidiana del corpo e dello spirito); kara (un braccialetto di ferro o acciaio indossato al polso destro. La sua forma circolare, senza inizio né fine, rappresenta l’eternità di Dio e l’unità della comunità); kachera (dei calzoncini o mutande di cotone, simili a un paio di boxer, allacciati con un cordone. Simboleggiano la castità, l’autocontrollo morale e la prontezza nel difendere il prossimo in caso di necessità).

 

In Italia la legge non concede alcuna esenzione ai sikh nemmeno per quanto riguarda il turbante e il casco. Essi hanno l’obbligo assoluto di indossare il casco quando viaggiano in moto o in scooter: a differenza di altri Paesi (come il Regno Unito o l’India), il Codice della Strada italiano non prevede deroghe per motivi religiosi legati all’uso del dastar.

 

Come riportato da Renovatio 21, la diaspora sikh in tutto il mondo sta attraversando gravi tensioni ricche di violenza a causa di una spaccatura interna tra i separatisti che desiderano staccarsi dall’India e formare un vero e proprio Stato sikh (il Khalistan) e i moderati. Per un sikh battezzato, togliere il turbante in pubblico per indossare il casco è un atto fortemente contrario alla propria disciplina morale. Di conseguenza, molti Sikh in Italia scelgono semplicemente di spostarsi in auto o con i mezzi pubblici per non violare né la propria fede né la legge dello Stato.

 

Tale battaglia, che ha creato incidenti diplomatici di enorme rilievo tra il Canada e l’India, ha avuto qualche episodio visibile pubblicamente anche in Italia.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine da Twitter

Continua a leggere

Immigrazione

Relativismo culturale e anarco-tirannia: sikh in ospedale col coltello archiviato dal giudice. Prossima fermata poligamia?

Pubblicato

il

Da

La Procura della Repubblica di Rovigo ha comunicato di aver richiesto l’archiviazione per particolare tenuità del fatto, ai sensi dell’articolo 131 bis del Codice penale, del procedimento a carico di un cittadino indiano nato nel 1981, indagato per il reato di porto abusivo di armi od oggetti atti a offendere, previsto dall’articolo 4 della legge 110 del 1975.   La comunicazione è stata diffusa dal Procuratore della Repubblica di Rovigo che ha ritenuto opportuno chiarire gli sviluppi dell’inchiesta e le ragioni alla base della richiesta avanzata al giudice per le indagini preliminari.   La causa di non punibilità per «particolare tenuità del fatto», introdotta dal legislatore nel 2015 con finalità deflattive, presuppone l’accertamento della sussistenza del reato e della responsabilità dell’autore, consentendo tuttavia l’esclusione della punibilità quando la condotta presenti una minima offensività e non abbia carattere abituale. Il relativo provvedimento viene inoltre iscritto nel casellario giudiziale.

Sostieni Renovatio 21

Le indagini erano state avviate dopo che l’uomo si era recato presso l’Ospedale di Adria per la necessità di una prestazione sanitaria, portando con sé un pugnale Kirpan (oggetto sacro che il fedele sikh deve tenere sempre con sé), che aveva tenuto addosso per ragioni religiose anche durante un esame radiografico.   La circostanza era stata segnalata dall’ospedale ai Carabinieri di Adria, che, insieme ai militari della Stazione dei Carabinieri di Pettorazza Grimani, avevano proceduto a una perquisizione presso la residenza del soggetto indagato.   Nel corso dell’attività era stato rinvenuto e sequestrato il pugnale in questione, caratterizzato da una lama della lunghezza di 7 centimetri. Secondo quanto riferito dallo stesso indagato alla polizia giudiziaria, l’arma era detenuta per ragioni religiose. Dalla perquisizione, è stato fatto sapere, non era emersa la disponibilità di ulteriori armi né di altri oggetti illeciti.   La richiesta di archiviazione per particolare tenuità del fatto è stata motivata dalla Procura considerando il limite edittale della pena, la limitata offensività della condotta, il mancato utilizzo del pugnale per finalità minacciose o aggressive e l’assenza di precedenti penali o di polizia a carico dell’indagato.   Tutti questi elementi, secondo la Procura della Repubblica di Rovigo, consentono di richiedere al GIP l’archiviazione per particolare tenuità del fatto prevista dall’articolo 131 bis del Codice penale. La norma prevede infatti che, per i reati per i quali la pena detentiva non è superiore nel massimo a cinque anni, la punibilità possa essere esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell’articolo 133, comma 1, del Codice penale, l’offesa risulti di particolare tenuità e il comportamento non sia abituale.   Contestualmente, la Procura di Rovigo ha richiesto al GIP anche la confisca e la distruzione del pugnale, in quanto corpo del reato.   L’archiviazione per «particolare tenuità del fatto» nel caso del kirpan portato in ospedale ad Adria è, formalmente, una scelta processuale. La Procura di Rovigo riconosce il reato di porto abusivo di oggetto atto a offendere, chiede la confisca del pugnale, ma ritiene l’offesa così lieve da non meritare pena.   Tuttavia, il messaggio che arriva fuori dal palazzo di giustizia è un altro: in certi luoghi e per certe appartenenze la legge ordinaria si piega. Il tutto in un contesto dove la violenza da coltello immigrata è un pattern riconoscibile in tutta Europa.   Il kirpan non è un souvenir, né un crocifisso. È un’arma da taglio: un cittadino italiano che entrasse al pronto soccorso con un coltello da 7 centimetri, invocando tradizione familiare o «uso personale», non otterrebbe probabilmente la stessa indulgenza. Il fenomeno è chiamato relativismo culturale: il principio secondo cui le regole comuni valgono meno quando chi le viola può esibire un’identità collettiva. Non si tratta più di tolleranza, ma della formazione una gerarchia implicita tra chi deve obbedire alla norma e chi può negoziarla.   Il problema è perfino più vasto di così, e riguarda addirittura le fondamenta dello Stato: l’idea che avanze è che l’immigrazione debba importare non solo persone, ma eccezioni al monopolio statale della violenza e della sicurezza negli spazi pubblici. Il termine che usiamo su Renovatio 21 è quello coniato dallo scrittore americano Sam Francis un quarto di secolo fa: anarco-tirannia.   Quella dei sikh è forse tra le comunità immigrate più tranquille in Italia, i suoi fedeli sono apprezzati lavoratori nelle costruzioni e nella lattoneria. Tuttavia non sono mancati, negli anni, elementi di violenza, forse anche all’interno della divisione interna tra i lealisti e i secessionisti, quelli che vogliono il Khalistan, uno stato indipendente, staccato del tutto dall’India. Lo scontro è tracimato, nel sangue, nel caos e fra gli incidenti diplomatici, in tutto il mondo, specie in Canada. Anche l’Italia, alcune cronache sembrano indicare, si sono avute tensioni.   Il kirpan è stato protagonista di recente del caso che ha incendiato la Gran Bretagna, l’assassinio del giovane Henry Nowak, accoltellato da un sik che poi, con tutta la famiglia, disse alla polizia che il «bianco» gli aveva rivolto commenti razzisti. La polizia arrestò Nowak, che morì dissanguato sul posto. Risultò quindi che niente di quanto detto dai sikh era vero. Il caso ha scosso l’opinione pubblica britannica al punto da creare proteste di massa violente.   Nel Punjab, ricordiamo, negli scorsi anni fu attaccata dai sikh una chiesa cattolica. La parrocchia, a 50 chilometri dalla capitale Amritsar, fu oggetto di vandalismi e violenze da parte di una setta detta dei nihang che aveva preso di mira i cristiani per le conversioni dicendo di voler «passare all’azione», cioè esattamente come fanno gli estremisti indù dell’hindutva.

Iscriviti al canale Telegram

Lasciando da parte i sikh per un momento, l’episodio rodigino ci fa capire che la stessa logica si estenderà senza sforzo alla poligamia.   In Italia il matrimonio è monogamico. In alcune comunità provenienti da Paesi in cui la poligamia è lecita o tollerata, la pratica esiste di fatto: una moglie «ufficiale» e altre unioni religiose o sociali. Finché lo Stato dice che il kirpan in corsia è un fatto tenue perché «religioso e non abituale», diventa più difficile spiegare perché un secondo o terzo vincolo familiare dovrebbe restare inaccettabile.   Anche lì si potrà dire: non c’è violenza manifesta, non c’è precedente, è cultura, è fede, l’offesa all’ordine giuridico è minima. Il relativismo non si ferma al coltello. Si applica a tutto ciò che una minoranza definisce identitario.   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa è emerso che gli atti matrimoniali ufficiali possono finire per assorbire la shari’a – la legge islamica – rendendo accettata dall’ordinamento italiano la poligamia.   Tuttavia neanche quello sarà la fine: matrimoni con bambine di dieci anni, matrimoni tra consanguinei, infibulazioni… lo Stato moderno, che è intriso di relativismo e ancora più profondamente di Necrocultura, non si fermerà mai nella sua corsa di distruzione della civiltà.   Del resto, questo è il compito stesso dell’arma migratoria: non integrare gli stranieri, ma disintegrare la civiltà, e l’umanità in generale    

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Hari Singh via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.5 Generic  
     
Continua a leggere

Immigrazione

Uomo accoltellato in pieno giorno a Dublino: è stato un immigrato?

Pubblicato

il

Da

In Irlanda la polizia ha arrestato un uomo dopo che questi aveva accoltellato un quarantenne nel centro di Dublino. Mentre internet specula sul fatto che l’attacco sia stato portato da un immigrato, le fonti ufficiali non dicono nulla.

 

L’episodio è avvenuto sabato pomeriggio in O’Connell Street. Le immagini mostrano i soccorritori che assistono l’uomo ferito, il quale perde molto sangue, mentre la polizia ferma l’aggressore.

 

Nelle stesse riprese si vedono anche agenti che allontanano a calci una lama rimasta a terra, ritenuta presumibilmente l’arma impiegata nell’attacco.

 

Secondo quanto riportato, le ferite dell’uomo non sarebbero pericolose per la vita. Non è ancora chiaro che cosa abbia scatenato l’incidente e un’indagine è in corso.

 

Sostieni Renovatio 21

La mancata identificazione dell’aggressore pone vari problemi: da una parte la stampa è complice, se non imbavagliata da statuti stile Carta di Roma (il documento deontologico giornalistico che in Italia scoraggia l’informazione riguardo alla provenienza etnica dei convolti in fatti di cronaca), dall’altra parte, le autorità non vogliono dare fuoco alla polveriera di conflitto sociale creata con l’immigrazione massiva, che pare aver investito l’Irlanda con una foga forsennata, al punto che interi villaggi di campagna ora sono abitati con una maggioranza schiacciante da «richiedenti asilo», che, lì trasferiti dalle autorità politiche e pagati dal contribuente per far nulla, vi sollazzano in numero multiplo rispetto a quello degli abitanti irlandesi.

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa il Paese fu teatro di un caso di incendi incrociati: prima andò a fuoco l’antico convento di San Patrizio, poi a Dublino andò in fiamme un centro islamico. Subbugli erano scoppiati ancora l’anno scorso quando un immigrato fu accusato di aver violentato una bambina di dieci anni.

 

Per Dublino si tratta di un déjà vu: tutti ricordano l‘accoltellamento di tre bambini e di una custode vicino a una scuola provocò violente rivolte urbane a sfondo anti-immigrazione. In quel caso, l’attentatore era un cittadino irlandese naturalizzato di origine algerina, e le conseguenze furono rivolte violente da parte della popolazione autoctona.

 

Un altro attacco con coltello a Dublino si ebbe l’anno scorso, con tanto dell’inevitabile grido «Allahu Akbar».

 

Come sa il lettore di Renovatio 21, l’uso dei coltelli da parte degli immigrati pare essere un pattern oramai consolidato: gli attacchi con coltello sono divenuti la norma nell’Europa dell’immigrazione di massa.

 

Si ricorda, tra i tantissimi casi, il caso del «Festival della diversità» della cittadina di Solingen (tre accoltellati), ma anche quello dove un poliziotto di Mannheim venne colpito a morte da un immigrato mentre l’agente stava bloccando un tedesco che cercava a sua volta di fermare la foga assassina dello straniero.

 

Come scritto da Renovatio 21attacchi con il coltello di immigrati a passanti sono un pattern oramai riconoscibile. Si ricorda, tra i tantissimi, il caso del «Festival della diversità» della cittadina di Solingen (tre accoltellati), ma anche quello dove un poliziotto di Mannheim venne colpito a morte da un immigrato mentre l’agente stava bloccando un tedesco che cercava a sua volta di fermare la foga assassina dello straniero.

Aiuta Renovatio 21

L’uso del coltello da parte degli immigrati è talmente rilevante che un land tedesco del Nord Reno-Vestflaia ha pubblicato dei volantini per scoraggiarne il possesso. Tre settimane fa si è avuto il caso di un cittadino romeno accoltellato più volte da una gang siriana a Schwerte, nella Renania Settentrionale-Vestfalia.

 

L’incidente più eclatante è stato l’accoltellamento mortale multiplo avvenuto nella città bavarese di Aschaffenburg da parte di un richiedente asilo afghano respinto che aveva preso di mira un gruppo di bambini dell’asilo. Come riportato da Renovatio 21, un bambino di 2 anni è stato accoltellato a morte, così come un passante di 41 anni che ha tentato di intervenire. Un altro bambino è rimasto gravemente ferito ed è stato ricoverato in ospedale, mentre una delle educatrici dell’asilo che accompagnava i bambini piccoli si è rotta un braccio nel tentativo di difendersi dall’aggressore, descritto come in «frenesia sanguinaria».

 

Sanguinari attacchi di immigrati con coltello si sono registrati anche in OlandaBelgioAustria. Anche in Italia non si contano oramai gli episodi di «maranza» armati di coltello, che riempiono le cronache oramai tutte le settimane.

 

La violenza da lama è un problema da decenni per la gioventù britannica, al punto che lo scorso anno il premier Keir Starmer ha vietato definitivamente la vendita di katane.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

 

Continua a leggere

Immigrazione

Trump: la migrazione di massa porterà la Spagna alla rovina

Pubblicato

il

Da

La Spagna finirà per diventare un «Paese in rovina» se non riuscirà a tenere sotto controllo l’immigrazione: lo ha dichiarato questa settimana il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un’intervista all’emittente britannica GB News.   A fine luglio il mondo ha guardato con orrore video che mostravano migranti provenienti dal Marocco che si riversavano sulle spiagge del piccolo territorio spagnolo di Ceuta. Il presidente del governo regionale, Juan Jesus Vivas, ha detto che i centri di accoglienza locali erano al collasso, con «centinaia» di persone che dormivano per strada, e ha chiesto al governo spagnolo di proclamare lo stato di emergenza nazionale e di inviare forze per «garantire l’inviolabilità della frontiera e la sicurezza dei cittadini».   Il primo ministro socialista Pedro Sanchez ha affermato di star «mobilitando tutte le risorse necessarie», ma il ministero dell’Interno ha spiegato di non poter dichiarare lo stato di emergenza perché i flussi migratori non sono considerati, per legge, un rischio per la sicurezza nazionale. Decine di migliaia di persone sono entrate in città e gli abitanti, esasperati, sono scesi in piazza. Il governo Sanchezzo pochi mesi prima aveva effettuato un grande procedimento di amnistia nei confronti degli immigrati, come almeno un milione di migranti irregolari che ha presentato domanda. L’amnistia è stata fortemente contestata, in seguito, anche da altri Paesi UE, come la Svezia.   «La Spagna sarà un paese in rovina, e io stesso ho avuto problemi con la Spagna perché non si comporta molto bene nei confronti della NATO. Non pagano quanto dovrebbero. È molto triste», ha detto Trump a GB News.   «Spero che altri Paesi come il Regno Unito, dove avete i vostri problemi, ma non sono così evidenti…», ha proseguito. «Sapete, non ci sono migliaia di persone che prendono d’assalto il vostro Paese. Non ho mai visto niente del genere».

Sostieni Renovatio 21

All’inizio di questa settimana Euronews ha scritto che «circa 5.000 delle circa 72.000 persone entrate illegalmente rimangono a Ceuta, mentre proseguono gli sforzi per aprire nuove strutture di accoglienza e accelerare le procedure di rimpatrio», e che il governo intende destinare 165 milioni di euro a spese di emergenza per la ripresa. GB News ha inoltre riferito che le presenze restano tali da aver «registrato 23 aggressioni sessuali nell’enclave dalla fine di luglio, di cui nove ai danni di minori», ovvero circa un caso al giorno.   Oltre alla situazione spagnola, all’inizio dell’estate sono scoppiate proteste violente a Belfast, Glasgow, Edimburgo e Ayr dopo la tentata decapitazione di un cittadino britannico da parte di un sudanese.   Trump, che ha fatto del controllo dell’immigrazione il perno del proprio messaggio politico, «ha a lungo avvertito l’Europa di cosa sarebbe successo se avesse continuato ad attuare politiche di estrema sinistra e globaliste, tra cui la promozione della migrazione di massa», ha dichiarato a luglio Anna Kelly, vice portavoce principale della Casa Bianca. «La Spagna e gli altri Paesi che hanno adottato questa filosofia distruttiva dovrebbero immediatamente invertire la rotta o rischiare la propria rovina».   Nel frattempo nel caos di Ceuta sarebbero stati denunziati almeno 15 stupri da parte di immigrati, con pure delle bambine violentate. Varie epidemia avrebbero colpito la località spagnuola ora rivendicata apertis verbis anche dai vertici del Regno del Marocco, che si sospetta possa essere stato fiancheggiato, nell’uso di queste «armi di migrazione di massa», da Israele e dagli USA.   Tuttavia, l’immagine forse più forte della catastrofe di Ceuta, e per estensione dell’Europa intera e di tutta la Civiltà, è stata quella, emersa poco fa, dei migranti che sghignazzano innalzando un cucciolo di delfino morto. Secondo le accuse, il piccolo cetaceo sarebbe stato ucciso a colpi di bastone dagli immigrati e poi portato in giro festosamente.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr  
Continua a leggere

Più popolari