Intelligenza Artificiale
Il Pentagono stringe accordi con le principali aziende di Intelligenza Artificiale
Il Pentagono ha dichiarato di aver raggiunto accordi con importanti aziende specializzate in intelligenza artificiale per integrare le loro funzionalità avanzate di IA nelle reti classificate dell’agenzia.
Il dipartimento della Guerra degli Stati Uniti ha avviato trattative attive con i leader del settore dall’inizio dell’anno, nel tentativo di ampliare l’applicazione dell’intelligenza artificiale nelle operazioni militari e diversificare la gamma di aziende che forniscono questa tecnologia.
Il progetto sta procedendo nonostante le preoccupazioni degli esperti circa la capacità dell’AI di operare in modo affidabile nel rispetto delle leggi di guerra vigenti e il suo possibile utilizzo per violare la privacy dei civili in tempo di pace.
Sono stati raggiunti accordi con SpaceX, OpenAI, Google, NVIDIA, Reflection, Microsoft, Amazon Web Services e Oracle per l’implementazione dei loro sistemi di IA per un «uso operativo lecito», ha dichiarato il Pentagono in un comunicato stampa venerdì.
L’intelligenza artificiale verrà integrata nelle reti Impact Level 6 e Impact Level 7 del Dipartimento della Guerra per «semplificare la sintesi dei dati, migliorare la comprensione della situazione e potenziare il processo decisionale dei militari in ambienti operativi complessi», si legge nella dichiarazione.
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La piattaforma di intelligenza artificiale ufficiale del Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti, GenAI.mil, è stata utilizzata da oltre 1,3 milioni di persone negli ultimi cinque mesi, «generando decine di milioni di richieste e impiegando centinaia di migliaia di agenti», ha affermato il Dipartimento. Secondo il Pentagono, la tecnologia ha permesso di accelerare l’esecuzione di determinate attività, riducendo i tempi da mesi a giorni.
Parallelamente, la Marina statunitense ha assegnato alla Domino Data Lab, società di AI con sede a San Francisco, un contratto da 100 milioni di dollari per contribuire alla lotta contro le mine iraniane nello Stretto di Hormuz, di fatto bloccato sin dai primi giorni della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
«La Marina sta finanziando la piattaforma che le consente di addestrare, gestire e impiegare l’IA alla velocità necessaria per operare in acque contese», ha dichiarato venerdì a Reuters Thomas Robinson, CEO di Domino. Secondo quanto riportato, Washington punta sulla velocità dell’IA nell’analizzare una grande quantità di dati provenienti da diversi tipi di sensori per migliorare rapidamente il rilevamento delle mine nei droni sottomarini statunitensi.
I recenti accordi del Pentagono con aziende di intelligenza artificiale hanno escluso in modo evidente Anthropic, che all’inizio di quest’anno ha avuto un diverbio con il Pentagono dopo essersi rifiutata di allentare le misure di sicurezza a protezione della sua tecnologia. L’azienda sosteneva che la sua IA potesse essere utilizzata per la sorveglianza interna o per il dispiegamento di armi automatiche senza supervisione umana.
Il dipartimento della Guerra ha reagito classificando Anthropic come «rischio per la catena di approvvigionamento», un’etichetta rara solitamente riservata a entità legate ad avversari stranieri di Washington, escludendo di fatto l’azienda da qualsiasi contratto futuro.
Il segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth ha definito l’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, un «pazzo ideologico» durante un’audizione al Senato degli Stati Uniti all’inizio di questa settimana. Hegseth ha paragonato la riluttanza dell’azienda ad accettare le condizioni del Pentagono a «la Boeing che ci dà gli aerei e ci dice chi possiamo colpire».
Attualmente Anthropic ha intentato una causa contro il Pentagono per ottenere la rimozione dell’etichetta di «rischio della catena di approvvigionamento».
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Cina
IA cinese esce dal sistema di sicurezza integrato
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Armi biologiche
Gli scienziati creano virus con l’Intelligenza Artificiale
Per la prima volta gli scienziati americani hanno impiegato l’Intelligenza Artificiale per generare virus funzionanti inesistenti in natura, evidenziando una potenzialità che, a detta dei ricercatori, potrebbe favorire progressi in ambito medico ma che al contempo pone rilevanti minacce per la biosicurezza.
Uno studio apparso giovedì sulla rivista Science riferisce che i team dell’Università di Stanford e del Broad Institute del MIT e di Harvard hanno utilizzato l’IA per ideare migliaia di genomi virali completi.
Quasi 300 di questi progetti sono stati poi sintetizzati in laboratorio e sottoposti a test, riuscendo a ottenere 16 virus vitali.
Si trattava di batteriofagi, organismi che colpiscono esclusivamente i batteri e non l’uomo, elaborati a partire da un fago naturale denominato ΦX174. Alcune delle varianti create dall’IA si sono rivelate più efficaci di quelle presenti in natura nell’eliminare ceppi di E. coli diventati resistenti.
L’IA era già stata ampiamente applicata alla progettazione di singoli geni e proteine, ma i ricercatori hanno dichiarato che questa rappresenta la prima prova concreta della capacità dei modelli generativi di concepire un intero genoma virale operativo.
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Fatemeh Vafaee, docente di biotecnologie presso l’Università del Nuovo Galles del Sud, ha precisato che i batteriofagi non costituiscono un rischio per gli esseri umani, ma ha evidenziato come tale capacità sollevi interrogativi sulla sicurezza futura.
«Non si tratta tanto di chiedersi “dovremmo preoccuparci di questo virus”, quanto piuttosto ‘l’intelligenza artificiale è ormai in grado di fare tutto questo’», ha dichiarato ad Al Jazeera, invocando una più rigorosa supervisione.
Gli esperti hanno tuttavia sottolineato che la creazione di agenti patogeni umani pericolosi resta assai più complessa rispetto a quella di batteriofagi relativamente semplici.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa i dirigenti delle principali aziende di Intelligenza Artificiale si sono uniti agli esperti di biotecnologie in un appello urgente per rendere obbligatori i controlli di sicurezza per l’acquisto di DNA sintetico.
Il timore per le armi biologiche create dell’AI era presente anche in una lettera che 60 figure del movimento MAGA avevano indirizzato al presidente Trump chiedendo controlli sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. «I sistemi aeronautici sono sottoposti a una rigorosa certificazione. I sistemi di Intelligenza Artificiale più potenti, che ora possono, o presto potranno, contribuire alla progettazione di armi biologiche, all’infiltrazione in infrastrutture critiche o alla manipolazione dei mercati finanziari, dovrebbero essere trattati con la stessa serietà e attenzione» hanno scritto i firmatari, tra i quali spiccava il nome di Steve Bannon.
Come riportato da Renovatio 21, un ricercatore esperto di sicurezza di Anthropic che aveva lavorato sul fronte delle armi biologiche si licenziò lasciando un monito preciso. «Il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora», ha scritto Mrinank Sharma rivolgendosi ai colleghi.
La paura per i virus bioingegnerizzati dall’AI arriva in un clima di crescente allarme verso i sistemi di AI autonomi che operano al di fuori delle istruzioni impartite. Modelli elaborati da OpenAI, Anthropic e Meta hanno di recente compiuto azioni informatiche non autorizzate durante i test di sicurezza. Anche l’AI Security Institute britannico ha segnalato questa settimana che, nelle fasi di valutazione, agenti di IA hanno mirato a persone e organizzazioni reali, generato false identità e tentato di inserire codice dannoso.
Nessuno di questi episodi ha riguardato la ricerca biologica, ma hanno alimentato preoccupazioni sul fatto che sistemi IA sempre più evoluti possano accedere a strumenti potenti, compresi quelli destinati alla progettazione di virus.
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L’esperimento si colloca inoltre all’interno di un rinnovato confronto negli Stati Uniti sulla ricerca ad alto rischio sui virus e sulle origini del COVID-19.
L’ipotesi che la pandemia sia scaturita da un incidente di laboratorio all’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti, è tornata al centro del dibattito politico americano dopo il recente interrogatorio al Congresso dell’ex consigliere della Casa Bianca per il coronavirus Anthony Fauci.
Giovedì Fauci è stato sanzionato per oltraggio al Senato da una commissione perché si è rifiutato di rispondere a domande sulle origini del COVID-19 e sui finanziamenti americani alla ricerca sul coronavirus a Wuhan, utilizzando, forse impropriamente, per ben 111 volte il Quinto emendamento della Costituzione USA, che dà diritto a restare in silenzio per non autoincriminarsi.
Anche la ricerca biologica finanziata dagli Stati Uniti all’estero è finita sotto la lente dopo che l’ex direttrice dell’Intelligence nazionale Tulsi Gabbard ha divulgato documenti che attestano il sostegno di Washington a laboratori biologici in Ucraina impegnati nello studio di agenti patogeni pericolosi, con alcune strutture coinvolte in ricerche di tipo «guadagno di funzione».
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Intelligenza Artificiale
Meta afferma che la sua IA è impazzita
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