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Politica

Ben-Gvir viola ancora una volta la spianata delle Moschee

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Il politico nazionalista israeliano Itamar Ben-Gvir ha nuovamente «assaltato» il complesso della moschea di Al-Aqsa, noto anche come Monte del Tempio, violando gli accordi tra Israele e Giordania.

 

Alcuni video pubblicati da testate giornalistiche arabe mostrano il Ministro della Sicurezza Nazionale mentre prega ai piedi della scalinata della Cupola della Roccia, canta e alza le mani. «Oggi mi sento il padrone di casa qui», ha detto Ben Gvir in un video con il rabbino Elisha Wolfson della Yeshiva Temple Mount. «Continuo a sollecitare il primo ministro a fare sempre di più. Dobbiamo andare ancora oltre, sempre più in alto.»

 

L’agenzia di stampa palestinese Wafa ha riferito che Hussein Ibrahim Taha, Segretario Generale dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OCI), ha condannato il partito guidato da Ben-Gvir definendolo «una provocazione deliberata e pericolosa dei sentimenti dei musulmani di tutto il mondo».

 

 


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Il Taha ha inoltre «messo in guardia dal pericolo del proseguimento di queste violazioni israeliane», che a suo dire fanno parte dei «piani» di Israele per «alterare la composizione geografica e demografica di Gerusalemme occupata, minare lo status quo storico e giuridico dei luoghi santi della città e tentare di dividere la moschea di Al-Aqsa sia temporalmente che spazialmente, in flagrante violazione del diritto internazionale e delle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite».

 

Wafa ha inoltre riportato la condanna della visita da parte della Presidenza dell’Autorità Palestinese, che l’agenzia ha definito «una palese violazione dello status quo storico e giuridico del luogo sacro, una profanazione della sua sacralità, una pericolosa escalation e un’inaccettabile provocazione».

 

Il Times of Israel ha attribuito una dichiarazione simile al ministero degli Esteri giordano. Lo «status quo» si riferisce agli accordi con il Waqf di Gerusalemme (responsabile della gestione del sito), in base ai quali gruppi di ebrei sono autorizzati ad accedere al sito islamico a condizione che non vi preghino. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato nel gennaio 2025 che il Paese era «impegnato a mantenere rigorosamente lo status quo, senza modifiche sul Monte del Tempio».

 

Tuttavia, ciò avveniva nel contesto della politica di polizia di Ben-Gvir che avrebbe «consentito la preghiera, compresa la prostrazione completa».

 

«I cambiamenti che Ben-Gvir sta apportando non modificano lo status quo e sono coordinati con me», ha detto Netanyahu quando gli è stato chiesto della politica. «Sono io a decidere la politica». Il governo di coalizione di Netanyahu dipende dal sostegno del partito Otzma Yehudit («Potere Ebraico»).

 

Lo stesso Ben-Gvir dovrà comparire mercoledì davanti all’Alta Corte in risposta a una petizione che chiede la sua rimozione dall’incarico di ministro. La petizione chiede all’Alta Corte di licenziare Ben-Gvir per la sua «interferenza illecita» nelle «indagini di polizia, nelle promozioni e nella gestione delle proteste». La polizia israeliana è responsabile del controllo dell’accesso al complesso di Al Aqsa e della sua sicurezza.

 

Netanyahu ha affermato che le petizioni presentate in tribunale contro Ben-Gvir dovrebbero essere «respinte senza indugi» perché l’Alta Corte «non ha il diritto costituzionale di destituire un ministro del governo a causa della sostanza del suo ruolo, del modo in cui agisce all’interno del suo ministero e in nome delle sue decisioni amministrative».

 

Ben-Gvir è stato ripetutamente associato a gruppi che hanno «assaltato» il Monte del Tempio prima e dopo il 7 ottobre 2023, e ha auspicato la costruzione di una sinagoga sul sito. Secondo quanto riferito, il politico avrebbe «assaltato» il sito almeno 16 volte da quando è entrato in carica nel 2022.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa Ben-Gvir infiammò gli animi rivelando di aver «pregato sulla Spianata» in quanto «lo status quo è cambiato».

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Un’incursione di coloni israeliani ad al-Aqsa fu guidata dal ministro nello scorso agosto. Da quando è diventato ministro nell’ultimo governo Netanyahu, il kahanista Ben Gvir aveva guidato almeno 11 assalti alla moschea. Nel frattempo, diversi altri politici di estrema destra hanno sostenuto la distruzione di Al-Aqsa e la costruzione di un tempio dove, a loro dire, un tempo sorgevano templi ebraici .

 

Tra le centinaia di persone che hanno preso parte al raid dello scorso hanno c’era anche il parlamentare di destra del Likud, Amit Halevi, che ha ripetutamente chiesto a Israele di distruggere tutte le fonti di acqua, cibo ed energia a Gaza.

 

Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa lo Halevi aveva proposto un’esplosiva spartizione di al-Aqsa con un disegno di legge che avrebbe diviso la moschea di al-Aqsa tra musulmani ed ebrei, un piano che prevedeva un accesso condiviso dal cortile della Cupola della Roccia fino all’estremità del confine settentrionale della grande moschea, considerata come il terzo sito più sacro per i maomettani.

 

Bisogna rammentare che la Seconda Intifada partì il 28 settembre 2000 quando l’allora leader del Likud Ariel Sharon compì una passeggiata ad al-Aqsa. In seguito Sharon, che fondò il suo partito Kadima che programmava una spartizione del territorio con i palestinesi, fu vittima di un grande malore, che alcuni ascrivono ad una pulsa denura, una maledizione ebraica fatta da rabbini della zona, i quali si fecero pure filmare in TV.

 

Come riportato da Renovatio 21, negli anni sono arrivate immagini di repressioni violente da parte delle forze israeliane sui musulmani nella moschea di al-Aqsa.

 

L’obiettivo dei sionisti è la distruzione di al-Aqsa al fine di costruire il cosiddetto Terzo Tempio per il sacrificio animale (ripetutamente tentato da vari estremisti giudei che contrabbandano capretti vivi dentro a passeggini, mentre si aspetta l’arrivo della famigerata «giovenca rossa») a Gerusalemme e ad accogliere il loro moshiach (il «messia» dei giudei), che per certa tradizione cattolica corrisponde esattamente all’anticristo. Protestanti fondamentalisti americani danno una mano al sionismo radicale, con l’osceno calcolo escatologico con cui quando arriverà l’anticristo tornerà sulla Terra, dopo i sette anni di tribolazione, anche Gesù Cristo.

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Cina

Pechino respinge le accuse di Trump di interferenze elettorali

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La Cina ha respinto l’affermazione del presidente statunitense Donald Trump secondo cui Pechino avrebbe orchestrato il furto di 220 milioni di schede elettorali americane per interferire nelle elezioni del 2020. Le dichiarazioni esplosive di Trump sono giunte alla vigilia della visita a Washington del presidente cinese Xi Jinping, prevista per la fine di settembre, e nel contesto di una tregua commerciale provvisoria tra i due Paesi.   In un discorso alla nazione trasmesso in prima serata giovedì, Trump ha accusato i servizi segreti cinesi di aver acquisito illegalmente 220 milioni di file di elettori contenenti nomi, indirizzi, numeri di telefono e affiliazioni politiche, affermando che Pechino ha incaricato un’unità specifica di sfruttare tali dati.   Il presidente americano definito la presunta violazione «un incubo senza precedenti per la sicurezza elettorale» e la «più grande violazione» dei dati elettorali nella storia degli Stati Uniti.   Il presidente ha anche sostenuto che le agenzie di Intelligence statunitensi avrebbero rilevato la presunta raccolta di dati da parte della Cina nel 2020, ma l’avrebbero intenzionalmente nascosta a lui e al Congresso. Non ha tuttavia annunciato alcun piano di ritorsione contro Pechino.   Liu Chang, portavoce dell’ambasciata cinese a Washington, ha respinto le accuse, dichiarando: «La Cina non ha mai interferito e non interferirà mai nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti».

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Secondo il New York Times, gli sforzi della Cina per raccogliere dati sugli elettori sono «ampiamente noti da anni». Le informazioni sugli elettori, in molti casi, possono essere scaricate o acquistate gratuitamente, ha affermato il giornale, aggiungendo che il possesso di tali dati potrebbe fornire informazioni sugli elettori americani, ma non consentirebbe di per sé a nessuno di manipolare i voti.   I dati declassificati dalla Casa Bianca contengono anche una serie di promemoria del funzionario di alto livello dell’Intelligence informatica Chris Porter, il quale sosteneva che la Cina avesse intrapreso «almeno alcune iniziative esplorative di basso livello» per minare le possibilità di Trump contro l’allora candidato democratico Joe Biden. Nonostante ciò, Porter concordava con la conclusione generale dell’intelligence secondo cui «non vi erano informazioni che suggerissero un tentativo da parte della Cina di interferire con i processi elettorali».   La clamorosa accusa di Trump arriva poche settimane prima della visita a Washington del presidente cinese Xi Jinping, prevista intorno al 24 settembre. Secondo il South China Morning Post, Pechino invierà la prossima settimana a Washington il viceministro degli Esteri Ma Zhaoxu per contribuire a preparare il terreno per il viaggio.   L’agenzia Reuters ha avvertito che le accuse di Trump potrebbero incrinare i rapporti tra Stati Uniti e Cina e destabilizzare la fragile tregua commerciale. Denis Simon del Quincy Institute, un think tank di Washington, ha dichiarato al South China Morning Post che il discorso era significativo perché elevava la presunta interferenza cinese nelle elezioni a «una narrazione centrale per la sicurezza nazionale», aggiungendo tuttavia che sebbene le osservazioni di Trump possano gettare dubbi sulla visita di Xi, «una retorica aspra non impedisce automaticamente la diplomazia del vertice», e la questione chiave è se «i due governi possano continuare a compartimentalizzare, mantenendo i canali di negoziazione e allo stesso tempo accusandosi reciprocamente di minacce alla sicurezza sempre più gravi».   Trump si è recato in Cina a maggio, ma i colloqui di alto livello con Xi non hanno portato a una svolta sul fronte commerciale. La Cina si è impegnata ad aumentare gli acquisti di soia statunitense e ad acquistare 200 aerei Boeing, anche se il numero effettivo si è rivelato molto inferiore alle aspettative.   Trump ha anche affermato di aver discusso con Xi della vendita di armi a Taiwano. La sua amministrazione ha poi dichiarato che le spedizioni verso l’isola, che Pechino considera territorio sovrano, erano state sospese.   Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 era emerso che il presidente Biden aveva venduto 1 milione di barili dalla riserva di petrolio strategica USA all’azienda cinese in cui ha investito suo figlio Hunter.   Ora alcuni osservatori sostengono che, con la guerra iraniana, ad essere colpito gravemente è proprio l’approvigionamento del petrolio da parte della Cina – e quindi sarebbe Pechino, e non Teheran, il vero fine della guerra scatenata da Trump.  

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Politica

Il sindaco islamo-socialista di Nuova York giustifica l’aumento degli stupri

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Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, autoproclamatosi «socialista democratico», ha provocato polemiche per aver ricondotto il recente aumento delle denunce di stupro a un’interpretazione più ampia del reato.

 

In un’intervista rilasciata a PIX11 News e pubblicata lunedì, a Mamdani è stato chiesto un commento sulle statistiche recentemente diffuse dalla polizia di Nuova York riguardo alle denunce di stupro.

 

«Gran parte dell’aumento degli stupri deriva anche da una definizione più ampia di ciò che viene considerato stupro, nonché dal fatto che le vittime si fanno avanti per denunciare atti avvenuti anni prima», ha affermato. Non ha fornito ulteriori dettagli in merito.

 

L’affermazione di Mamdani sulla «definizione ampliata» si riferisce probabilmente alla legge «Rape is Rape Act» dello Stato di Nuova York del 2024, che ha esteso la definizione di stupro a qualsiasi rapporto sessuale forzato. Prima di tale provvedimento, la definizione era limitata alla penetrazione vaginale non consensuale con il pene.

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Secondo le statistiche sulla criminalità pubblicate la scorsa settimana dal dal dipartimento di Polizia di Nuova York, le denunce per stupro sono aumentate del 6,6% dall’inizio dell’anno. I dati si riferiscono al periodo da gennaio a luglio 2026, il che significa che l’aumento si è verificato ben dopo l’entrata in vigore della legge del 2024.

 

Le dichiarazioni mamdaniane hanno suscitato critiche da parte di numerose persone online, tra cui Susan Zhuang, membro del consiglio comunale neoeboraceno.

 

«Ampliare la definizione legale di stupro è stato un passo importante… ma non dovrebbe mai essere usato per distogliere l’attenzione dalla responsabilità di ridurre la violenza sessuale. Le vittime meritano leadership, azioni concrete, responsabilità e giustizia. Non meritano di essere distolte da questo compito», ha scritto su X in risposta a un estratto dell’intervista.

 

Mamdani, un outsider politico che si dichiara apertis verbis socialista, ha basato la sua campagna elettorale su un programma incentrato su alloggi a prezzi accessibili, proprietà pubblica dei servizi di pubblica utilità e tassazione patrimoniale. È stato eletto lo scorso anno nonostante lo scarso entusiasmo dei suoi colleghi democratici e la forte opposizione dei repubblicani, incluso il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

 

Inizialmente Trump aveva definito Mamdani un «comunista» e aveva avvertito che i newyorkesi sarebbero presto fuggiti dalla città sotto la sua guida, ma ha moderato la sua retorica dopo aver incontrato di persona il democratico lo scorso novembre.

 

Tuttavia, nel suo discorso del 4 luglio a Mount Rushmore, Trump ha messo in guardia contro quella che ha definito «una rinascita della minaccia comunista» negli Stati Uniti. Il comunismo è «una minaccia mortale per la libertà americana», ha affermato.

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Immagine di Metropolitan Transportation Authority via Flickr pubblicata su licenza CC BY 4.0

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Cina

Trump accusa la Cina di «interferenze elettorali» nel voto 2020

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pronunciato un discorso serale alla Casa Bianca dedicato alla sicurezza elettorale, annunciando il rilascio di documenti di intelligence declassificati che illustrano nel dettaglio presunte vulnerabilità nel sistema di voto.   «Ogni americano merita di sapere che quando esprime il proprio voto, questo verrà conteggiato correttamente», ha dichiarato Trump, sostenendo che il sistema attuale «è catastroficamente inadeguato» e risulta pericolosamente esposto agli attacchi informatici.   Trump ha accusato la Cina di aver compiuto «la più grande violazione di dati elettorali della storia», affermando che Pechino ha ottenuto informazioni su 220 milioni di elettori statunitensi, compresi nomi, indirizzi, numeri di telefono e preferenze politiche.

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Il presidente statunitense ha inoltre sostenuto che i operatori del Deep State all’interno delle agenzie di intelligence statunitensi «hanno lavorato attivamente per sopprimere e minimizzare le informazioni sulla portata delle sinistre interferenze cinesi nelle elezioni».   «Le agenzie di spionaggio statunitensi hanno iniziato a venire a conoscenza della violazione dei registri elettorali nel 2020», ha affermato Trump, accusando i funzionari di aver occultato la presunta violazione sia al presidente sia al pubblico.   La Casa Bianca ha reso disponibili quattro pacchetti di documenti scaricabili in coincidenza con il discorso presidenziale. Il primo include valutazioni dell’intelligence e altri rapporti datati tra gennaio 2020 e giugno 2026, che, secondo l’amministrazione, dimostrano «che gli avversari degli Stati Uniti, tra cui almeno Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, nonché gruppi non statali, hanno la capacità di compromettere le infrastrutture elettorali statunitensi».   La documentazione individua come particolarmente vulnerabili i database centralizzati di registrazione degli elettori, i registri elettorali elettronici e i siti web ufficiali delle elezioni. Cita inoltre informazioni di intelligence su un presunto complotto venezuelano per alterare digitalmente i risultati elettorali durante le elezioni del 2020 in quel paese.   La seconda serie di documenti riguarda la presunta acquisizione e lo sfruttamento da parte della Cina delle informazioni sugli elettori americani. La Casa Bianca sostiene che i dati di decine di milioni di elettori in 18 stati sono stati acquistati, rubati e hackerati, e che Pechino ha incaricato un’unità specializzata di utilizzarli.   Tuttavia, le informazioni relative alla registrazione degli elettori sono spesso pubbliche o reperibili commercialmente in molti stati, e il semplice possesso di tali dati non dimostra di per sé che le schede o i conteggi dei voti siano stati modificati.   Il terzo comunicato riguarda un’indagine sulla registrazione degli elettori a Muskegon, nel Michigan. La Casa Bianca afferma che gli incaricati hanno ammesso di aver firmato moduli a nome di altre persone, di aver presentato registrazioni per individui fittizi e di aver ricevuto buoni regalo in base al numero di domande raccolte.   Trump ha dichiarato che al direttore dell’FBI Kash Patel è stato ordinato di assicurare che il caso venga indagato a fondo e che eventuali reati sospetti siano deferiti alla magistratura.

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Il documento conclusivo cita una revisione del Dipartimento per la Sicurezza Interna che avrebbe individuato circa 278.000 non cittadini iscritti nelle liste elettorali federali.   La Casa Bianca non ha precisato quanti di essi, se ve ne sono stati, abbiano effettivamente votato, e non ha sostenuto che i risultati elettorali statunitensi siano stati alterati durante le elezioni del 2020.   I Biden avevano diversi interessi con la Cina, con un libro – Red-Handed: How American Elites Get Rich Helping China Win – che sostiene che avrebbero guadagnato diecine di milioni di dollari da personaggi «con legami diretti con gli apparati cinesi di spionaggio». Vi sarebbero, secondo alcuni, affari diretti con il giro del presidente cinese Xi Jinpingo. Secondo certuni dissidenti cinesi che hanno lanciato accuse prima delle elezioni 2020, l’uomo del Delaware sarebbe stato un pupazzo di Pechino.   Sull’origine del capitale del fondo internazionale di Hunter Biden fece un’ammissione un professore pechinese ad una conferenza pubblica appena dopo le elezioni 2020.     «Ora vediamo che Biden è stato eletto. L’élite tradizionale, l’élite politica, l’establishment sono molto vicini a Wall Street, giusto? Trump ha detto che il figlio di Biden ha una sorta di fondo globale. Lo avete sentito? Chi lo ha aiutato a mettere in piedi il fondo?» dice Di Dongsheng, un professore all’Università Renmin di Pechino, nel discorso finito in TV.   Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 era emerso che il presidente Biden aveva venduto 1 milione di barili dalla riserva di petrolio strategica USA all’azienda cinese in cui ha investito suo figlio Hunter.  

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