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Il vescovo Barron sostiene che Giuda Iscariota non sia andato all’inferno

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Il vescovo Robert Barron ha pubblicato un articolo in cui sostiene la tesi secondo cui Giuda Iscariota, il traditore di Gesù Cristo, non si trova all’inferno.

 

Il 29 marzo, l’articolo di Barron intitolato «Anche Giuda? Ripensare il peccato, la disperazione e la misericordia divina in questa Domenica delle Palme» è apparso sul sito web del canale conservatore statunitense Fox News. Pur riconoscendo che Sant’Agostino d’Ippona, San Tommaso d’Aquino e «la maggior parte dei teologi» credevano che Giuda fosse finito all’inferno per aver tradito Cristo o per essersi suicidato, monsignor Barron ha presentato una «contro-visione»: un’incisione del XII secolo che apparentemente mostra il Buon Pastore che porta il morto Giuda sulle spalle.

 

«Papa Francesco era così affezionato a quest’immagine che ne aveva una riproduzione sopra la sua scrivania nell’ufficio papale. Essa rappresentava, per lui, la speranza che persino Giuda potesse essere salvato dall’immensa misericordia del Signore», scrive il vescovo.

 

Come riportato da Renovatio 21, vi fu scandalo quando due anni fa emerse un video che mostrava questo dipinto nello studio papale, con clamore ulteriore dovuto al fatto che nel quadro Gesù viene raffigurato ignudo.

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Il vescovo chiede ai lettori di non inviargli lettere, poiché sa «che non possiamo abbracciare un universalismo semplicistico, che afferma di essere perfettamente certi che tutte le persone saranno salvate. Dobbiamo anzi ammettere la possibilità molto reale di un rifiuto eterno di Dio». Il resto dell’articolo del vescovo americano tratta il tema delle persone che si suicidano e di come non dobbiamo disperare per loro, ma piuttosto «pregare per loro e affidarle alla misericordia di Dio».

 

L’argomentazione iniziale di Barron a sostegno della possibilità che Giuda fosse stato risparmiato dalla dannazione era la sua chiara contrizione, come testimoniato dal Vangelo di Matteo. Tuttavia, il vescovo non affronta il fatto che il Vangelo non afferma che Giuda si sia pentito della sua disperazione.

 

In risposta all’articolo di Barron, è stato fatto notare in rete che l’insegnamento tradizionale della Chiesa cattolica romana, contenuto nel Catechismo del Concilio di Trento, è che Giuda «perse anima e corpo».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’insegnamento della Chiesa secondo cui Giuda si è escluso dalla salvezza è stato riaffermato da Leone ancora l’anno passato.

 

Il vescovo Barron è stato in passato criticato per aver ipotizzato che l’inferno possa essere vuoto, una speculazione teologica resa popolare dal teologo Hans Urs von Balthasar nella sua opera del 1988 «Osiamo sperare che tutti gli uomini siano salvati?».

 

Il Barrone ha inoltre scandalizzato i fedeli cattolici descrivendo Gesù come la «via privilegiata» – piuttosto che l’unica via (At 4, 12) – per la salvezza, elogiando un libro del noto attivista filo LGBT padre James Martin, SJ, e dicendo a un commentatore omosessuale «sposato» che non avrebbe cercato di annullare il «matrimonio» omosessuale, tra gli altri episodi.

 

«Non credo di voler insistere ulteriormente sulla questione», ha dichiarato Barron al pundit omosessuale con figli da provetta e surrogata Dave Rubin in un’intervista del 2017 a proposito del «matrimonio» omosessuale. «Penso che probabilmente causerebbe molti più problemi, dissensi e difficoltà se continuassimo a insistere».

 

Monsignor Barron, divenuto figura popolarissima in America grazie al suo podcasto, che compare pure come annuncio a pagamento sui social network, è salito agli onori delle cronache nelle ultime settimane per aver prima abbandonato e poi tentato di fustigare pubblicamente la collega della Commissione per la libertà religiosa Carrie Prejean Boller, ex Miss California divenuta cattolica, che aveva tentato di portare in commissione i problemi creati dal sionismo.

 

«Sii coraggioso, vescovo Barron. Il mondo ha bisogno di uomini coraggiosi», aveva esortato la bellissima. «Se la signora Prejean Boller è stata licenziata per aver espresso queste convinzioni, è difficile capire perché io sia ancora membro della Commissione», aveva replicato il vescovo, che a differenza della Miss mai aveva trattato il tema dell’influenza sionista sulla vita civile, politica, militare e perfino religiosa americana, e mai si è buttato come la Prejean sul tema del genocidio di Gaza.

 

«Presentarsi come vittima di pregiudizi anticattolici o affermare che la sua libertà religiosa sia stata negata è semplicemente assurdo» continuava con insolenza il vescovo, negando quanto evidente a chiunque abbia veduto il video dei lavori di Commissione, con rabbini e propagandisti dello Stato Ebraico che tentavano di metterla a tacere..

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Al tradimento del Barron (che, dice la Boller, in privato dapprima le aveva espresso solidarietà) si aggiunge quello del cardinale neoeboraceno Timoteo Dolan, che pure ha preso le distanze dalla Prejean dopo averla, lei dice, sostenuta in privato all’arrivo delle prime avvisaglie della censura sionista l’anno scorso.

 

Al contrario dei due gerarchi della Conferenza Episcopale Statunitense, monsignor Joseph Strickland, già vescovo di Tyler, Texas ha in questi giorni preso le difese della Prejean e delle sue posizioni di fede cattolica ortodossa in un accorato scritto pubblico.

 

Come riportato da Renovatio 21, le paure di monsignor Barron, creatura mediatica celeberrima nel cattolicesimo mainstream americano, si erano viste anche in un documentario di William Friedkin, Il diavolo e padre Amorth (2017). Nel documentario regista de L’esorcista (1973) cercava di indagare sulla verità dietro il fenomeno della possessione diabolica, che tanto gli aveva dato successo nel capolavoro horror di quarant’anni prima, finendo per intervistare, negli ultimi tempi della sua vita, il leggendario padre Gabriele Amorth, decano degli esorcisti internazionali.

 

Oltre che ad incontrare l’esorcista emiliano, il Friedkin aveva intervistato l’allore vescovo ausiliare di Los Angeles Robert Barron, il quale, con l’espressione ragazzotta sopra un clergyman e i pantaloni da pretino moderno, mostrava tutto il suo terrore per l’argomento.

 

«Parlare con il diavolo… hey… persone come padre Amorth possono farlo, io non potrei mai osare di farlo, non sono a quel livello spirituale… io penso che sia davvero una cosa pericolosa».

 

Lo stesso Friedkin che a quel punto della conversazione lo interrompe, pure puntandogli il dito: «che cosa hai detto? (…) È nelle scritture!» esclama Friedkin. «Gesù esorcizzava i demoni!». Il regista americano si chiede come un vescovo, discendente degli Apostoli, possa dire una cosa del genere.

 

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Mons. Viganò: nemici della Messa antica, «dalla Compagnia di Gesù alla Compagnia di Satana»

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Prendendo spunto da una dichiarazione di un gesuita finita nelle cronache cattoliche, l’arcivescovo Carlo maria Viganò ha scritto su X un testo che tratta dell’odio contro la Santa Messa della Tradizione. «Thomas Reese SJ, anima nera dei gesuiti negli Stati Uniti, intitola la sua “confessione”: “Perché odio la vecchia Messa in latino”. E chiama quella Messa “uno zombie”: la credeva morta, e invece ritorna» scrive monsignore.   «In fondo Reese non inventa nulla di nuovo. L’eresiarca agostiniano Lutero vomitava bestemmie analoghe: la Messa papale è “la più grande e orrenda abominazione”, “la più alta idolatria sulla terra”; “tutti i lupanari, gli omicidi e gli adultèri hanno commesso meno abominio della Messa papista”. E precisava il suo programma: “Quando la Messa sarà tolta, avrò rovesciato il Papa del tutto”».  

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«Calvino la chiamava “ordinanza diabolica”, “la più efficace macchina di Satana”. Cranmer voleva che il popolo odiasse la Messa che un tempo aveva amato» ricorda Sua Eccellenza.   «Reese non odia le rubriche liturgiche: detesta il concetto di Santo Sacrificio. Odia il Canone che non parla al mondo, ma a Dio. Odia la voce della Santa Chiesa che smentisce sessant’anni di eresie e abusi» continua il prelato. «Per questo “quella Messa” deve scomparire, essere tolta ai giovani, bandita nelle festività: non perché sia morta, ma perché è viva».   «Lo zombie non è la Messa di sempre: lo zombie è il gesuita Reese! Lo zombie è il prete rinnegato che, dopo aver giurato nelle mani del Vescovo di celebrare quella Messa “ad majorem Dei gloriam“, rimesta nella cloaca del protestantesimo cercando di dare vita al cadavere inanimato del Novus Ordo montiniano» accusa Viganò.   Padre Reese è noto come sacerdote gesuita dissidente ed ex caporedattore di America Magazine, padre Thomas Reese, scrisse all’epoca che l’operazione segnò una svolta nel pontificato di Francesco, sulla cui malattia negli ultimi il gesuita iniziò a fare calcoli. La rivista neoeboracena dei gesuiti americani ha fatto capire di essere il pilota non solo del cattolicesimo progressista americano (a  cui bisogna ascrivere anche l’attuale papa) ma pure dell’apertura omotransessualista in corso, con eventi catto-LGBT raccontati sulle sue pagine. Ad America Magazine lavorava padre James Martin, notissimo per le sue posizioni filo-omotransessualiste e per la sua vicinanza al papa precedente e forse pure a quello presente.   Interessante anche il coté geopolitico della rivista: nel 2024 fu la prima a scrivere che «papa Francesco non ha accettato l’invito ad incontrarsi con Vladimir Putin in Russia». La notizia arrivava mentre la comunità LGBT, vicina a Martin, era in collera per l’arresto in Russia di alcuni baristi gay.   Tornando al Reese, il gesuita prova per la Santa Messa di sempre un odio implacabile. Su Religion News Service il 13 aprile 2021 padre Reese aveva affermato «La Chiesa deve essere chiara sul fatto che vuole che la liturgia non riformata scompaia e che la permetterà solo per amore pastorale verso gli anziani che non comprendono la necessità di un cambiamento. Ai bambini e ai giovani non dovrebbe essere permesso di partecipare a queste Messe [sic]».   «In altre parole, la Messa tridentina è vietata ai minori di 18 anni e riservata agli ultra novantottenni» aveva commentato padre Alain Lorans, FSSPX.   Come riportato da Renovatio 21, nel frattempo, il papa all’udienza del mercoledì della settimana scorsa ha lanciato l’idea secondo cui i cattolici che prima della riforma liturgica andavano alla Messa in latino partecipassero in modo meno «consapevole», qualsiasi cosa questo voglia dire. Poco prima Leone aveva dichiarato, incontrando un gruppo della Chiesa protestante di Norvegia tra cui anche dei preti-donna a cui stringer la mano, che cattolici e luterani hanno una «missione comune».  

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Leone suggerisce che i cattolici abbiano partecipato alla messa antica in modo meno «consapevole»

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Papa Leone XIV ha suggerito che chi partecipava alla Messa tradizionale in latino prima dei cambiamenti liturgici successivi al Concilio Vaticano II lo facesse «ome estranei o muti spettatori». Lo riporta LifeSite.

 

In un’udienza generale di mercoledì mattina, Leone XIV ha chiuso un ciclo di catechesi sulla Sacrosanctum Concilium, la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, illustrando le presunte ragioni della cosiddetta «riforma» liturgica.

 

«La liturgia, infatti, essendo una realtà viva, è sempre stata soggetta lungo i secoli a sviluppi e cambiamenti. Il Magistero ne ha adattato le forme alle esigenze delle diverse epoche. Non sorprende allora che anche il Concilio Vaticano II, con il massimo rispetto per il patrimonio della tradizione, e proprio al fine di renderlo maggiormente fruibile, abbia ritenuto necessaria una revisione dei libri liturgici», ha detto il romano pontefice leggendo un riassunto della catechesi.

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«Del resto, il desiderio di una “riforma generale” non nasceva all’improvviso, ma si era manifestato nell’azione dei Papi succedutisi fin dall’inizio del XX secolo, in sintonia con le istanze del Movimento liturgico» ha puntualizzato il papa chicagoano.

 

«La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene mediante i riti e le preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente» ha aggiunto Leone XIV citando la costituzione Sacrosanctum Concilium, come se i fedeli non partecipassero già pienamente alla Messa prima della promulgazione del Novus Ordo Missae.

 

Secondo la millenaria tradizione cattolica, la SantaMessa è ordinata innanzitutto a Dio come sacrificio incruento e offerta di Cristo a Dio Padre.

 

All’inizio di quest’anno Papa Leone XIV ha annunciato un ciclo di catechesi dedicato allo studio «approfondito» del Concilio Vaticano II, che pare essere l’unico dogma rimasto alla Chiesa conciliare.

 

«Quell’unità che essi rivendicano è un simulacro, una finzione, una grottesca impostura dietro cui si nasconde l’indifferentismo del pantheon sinodale, nel quale trovano posto tanto i conservatori di Summorum Pontificum quanto i progressisti LGBTQ+ di James Martin, la Madonna di Fatima e la Pachamama, il Vetus e il Novus Ordo» aveva scritto l’arcivescovo Carlo Maria Viganò. «Unico dogma irrinunciabile: riconoscere il Concilio Vaticano II, la sua ecclesiologia, la sua morale, la sua liturgia, i suoi santi e martiri e soprattutto i suoi scomunicati e i suoi eretici, ossia i “tradizionalisti radicali” non addomesticabili alle nuove istanze sinodali».

 

«Vetus Ordo e Novus Ordo sono incompatibili non tanto per gli aspetti cerimoniali, ma perché il primo ha come sostrato dottrinale la Fede Cattolica e il secondo gli errori dogmatici ed ecclesiologici che il Concilio ha fatto propri» ha scritto lo scorso gennaio il prelato lombardo in un testo in cui canzonava il mito del Concilio «sicuro ed efficace» parlando un un Sacro Palazzo che prescrive «sinodalità e vigile attesa».

 

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 Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

 

 

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Papa Leone dà il benvenuto al nuovo ambasciatore pro-LGBT presso la Santa Sede

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Il nuovo ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede ha preso parte alle manifestazioni del «Vienna Pride» e ha sostenuto per anni le cause LGBT prima di essere ricevuto ufficialmente da Papa Leone XIV giovedì. Lo riporta LifeSiteNews.   Il 27 agosto Caroline Vermeulen ha presentato le credenziali a papa Leone XIV nel Palazzo Apostolico in Vaticano, avviando formalmente il suo incarico di ambasciatrice del Belgio presso la Santa Sede. Prima della nomina aveva partecipato alle marce del «Vienna Pride», promosso iniziative a favore della comunità LGBT, organizzato una proiezione del film Girl, incentrato sulla transessualità, in occasione del «Mese del Pride», e aderito a International Gender Champions, rete che promuove politiche di genere contemporanee.   «La diversità, inclusa la diversità di genere, in un ambiente professionale migliora la qualità e i risultati del lavoro di squadra. Dare potere alle donne attraverso il mentoring professionale è un passo fondamentale verso la parità di genere. Quando investiamo nella crescita delle donne e ci opponiamo con fermezza ai pregiudizi di genere, costruiamo un futuro in cui ogni donna è in grado di prosperare e raggiungere il suo pieno potenziale», si legge nel suo profilo sul sito ufficiale di International Gender Champions, rete che riunisce missioni diplomatiche, organizzazioni internazionali e altre istituzioni impegnate a promuovere la parità di genere.

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Nei quattro anni a Vienna, dal 2022 al 2026, la Vermeulen ha partecipato, come membro del contingente di Diplomatici per l’uguaglianza e ambasciatrice del Belgio, alle marce del «Pride» LGBT della città, il 17 giugno 2023, «per i diritti della comunità LGBTIQ+», e il 14 giugno 2026. Il gruppo diplomatico riuniva diversi rappresentanti accreditati in Austria a sostegno di cause legate alla comunità LGBT.   Il suo impegno non si è limitato alle marce annuali. Il 17 maggio 2026, mentre era ambasciatrice del Belgio a Vienna, la rappresentanza diplomatica belga ha aderito a una dichiarazione di Diplomats for Equality Vienna in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. La dichiarazione affermava «l’uguaglianza e la dignità delle persone LGBTI».   Il 21 giugno 2024 la Vermeulen e Carl Hallergård, allora ambasciatore dell’Unione europea presso le organizzazioni internazionali a Vienna, hanno promosso la proiezione del film belga Girl durante il cosiddetto «Mese dell’Orgoglio». Diretto da Lukas Dhont, il film del 2018 racconta la storia di un ragazzo di 15 anni che si identifica come femmina e aspira a diventare un ballerino di danza classica. L’evento fu organizzato insieme all’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali e al festival cinematografico internazionale sui diritti umani «This Human World».   La Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato le informazioni biografiche della Vermeulena e confermato l’udienza con Papa Leone XIV, senza rivelare i dettagli del colloquio. Non compare alcun riferimento alle sue posizioni in materia di parità di genere né al sostegno sistematico alla causa LGBT.   Il quotidiano francese Tribune Chrétienne ha osservato che il Belgio è stato il secondo Paese europeo ad adottare una legislazione sull’eutanasia e sull’affermazione dell’identità di genere, entrambe in contrasto con la dottrina cattolica.   Nel 2002 il Belgio ha legalizzato l’eutanasia e nel 2014 ha rimosso il limite di età esplicito per l’eutanasia dei bambini in determinate condizioni. La legge belga consente inoltre la modifica del sesso ufficialmente registrato di una persona attraverso una procedura basata principalmente sull’autodichiarazione, senza alcun requisito medico.  

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Immagine di IAEA Imagebank via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0
 
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