Geopolitica
Russia, Iran e Cina indignate per la «flagrante aggressione armata» degli USA contro il Venezuela
Come era prevedibile, la reazione internazionale alla campagna di bombardamenti statunitensi contro il Venezuela – nel corso della quale le forze speciali americane hanno arrestato il presidente di lunga data Nicolás Maduro – è stata profondamente divisa.
Mentre l’Europa ha espresso dichiarazioni di tiepida accettazione, adottando in generale un atteggiamento attendista, i paesi BRICS e i rivali di Washington hanno reagito con sdegno e condanne immediate.
La Russia è stata la prima a intervenire: Mosca ha definito l’operazione un palese «atto di aggressione armata» contro un capo di Stato in carica e alleato russo, secondo il ministero degli Affari Esteri. «Nella situazione attuale, è importante… impedire un’ulteriore escalation e concentrarsi sulla ricerca di una via d’uscita dalla situazione attraverso il dialogo», ha aggiunto il ministero.
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«I pretesti usati per giustificare queste azioni sono insostenibili», ha sottolineato Mosca. «La Russia ribadisce la sua solidarietà al popolo venezuelano (…) Al Venezuela deve essere garantito il diritto di determinare il proprio destino senza alcun intervento militare distruttivo dall’esterno».
«Riaffermiamo la nostra solidarietà con il popolo venezuelano e il nostro sostegno alla politica della sua leadership volta a difendere gli interessi nazionali e la sovranità del Paese», ha concluso la nota del dicastero per gli Esteri della Federazione Russa.
L’Iran, già nel mirino di Trump questa settimana per le proteste legate alle difficoltà economiche del Paese – aggravate dalle sanzioni paralizzanti guidate dagli Stati Uniti e dopo il recente, breve conflitto con Israele –, ha reagito con fermezza.
Il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei ha scritto su X: «Ciò che conta è che quando ci si rende conto che un nemico vuole imporre qualcosa al proprio governo o alla propria nazione con false affermazioni, bisogna opporsi fermamente a quel nemico».
Al momento, tuttavia, si registrano pochi segnali di una reale resistenza da parte delle forze armate venezuelane, il che lascia supporre un possibile sostegno interno, simile a un colpo di Stato favorito dagli Stati Uniti.
«Non cederemo a loro. Affidandoci a Dio e confidando nel sostegno del popolo, metteremo in ginocchio il nemico», ha aggiunto la massima autorità religiosa iraniana.
Il ministero degli Esteri iraniano ha rilasciato una nota separata in cui «condanna fermamente l’attacco militare americano al Venezuela e la flagrante violazione della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale del Paese».
Quanto alla Cina, il tempismo dell’operazione rappresenta un colpo simbolico particolarmente duro inflitto da Trump a Pechino: venerdì, poche ore prima che il presidente statunitense annunciasse la cattura di Maduro in seguito ai raid militari, il leader venezuelano aveva ricevuto un rappresentante del governo cinese nel palazzo presidenziale di Caracas.
Maduro ha incontrato Qiu Xiaoqi, rappresentante speciale del governo cinese per gli affari latinoamericani, al Palazzo Miraflores.
«Ho avuto un piacevole incontro con Qiu Xiaoqi, inviato speciale del presidente Xi Jinping», ha scritto Maduro su Telegram. «Abbiamo ribadito il nostro impegno per le relazioni strategiche che stanno progredendo e rafforzandosi in diversi ambiti, per costruire un mondo multipolare di sviluppo e di pace».
Il Messico ha reagito con una condanna netta: «Il governo messicano condanna e respinge fermamente le azioni militari condotte unilateralmente nelle ultime ore dalle forze armate degli Stati Uniti d’America contro obiettivi nel territorio della Repubblica bolivariana del Venezuela, in chiara violazione dell’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite», ha dichiarato il Ministero degli Affari Esteri.
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«Il Messico ribadisce con forza che il dialogo e la negoziazione sono gli unici mezzi legittimi ed efficaci per risolvere le divergenze esistenti e, pertanto, ribadisce la propria volontà di sostenere qualsiasi sforzo volto a facilitare il dialogo, la mediazione o l’accompagnamento che contribuisca a preservare la pace regionale ed evitare lo scontro».
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha adottato un tono cauto e ambiguo: «Voglio prima stabilire i fatti. Voglio parlare con il Presidente Trump. Voglio parlare con gli alleati. Posso essere assolutamente chiaro sul fatto che non siamo stati coinvolti… e dico sempre e credo che dovremmo tutti rispettare il diritto internazionale», ha affermato.
Il presidente brasiliano Lula da Silva ha scritto su X: «I bombardamenti sul territorio venezuelano e la cattura del suo presidente oltrepassano un limite inaccettabile. Questi atti rappresentano un grave affronto alla sovranità del Venezuela e un altro precedente estremamente pericoloso per l’intera comunità internazionale».
«Attaccare i paesi in flagrante violazione del diritto internazionale è il primo passo verso un mondo di violenza, caos e instabilità, dove la legge del più forte prevale sul multilateralismo», ha aggiunto.
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Immagine da Twitter
Geopolitica
Trump: cessate il fuoco concordato tra Israele e Libano
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Geopolitica
L’Iran dichiara Ormuzzo «completamente aperto» a tutte le navi commerciali
Il passaggio attraverso lo Stretto di Ormuzzo per tutte le navi commerciali è ora completamente aperto, ha dichiarato venerdì il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi. Ha aggiunto che la via navigabile rimarrà aperta per tutta la durata del cessate il fuoco in Libano.
L’annuncio di Araghchi è giunto poco dopo l’entrata in vigore di una tregua di 10 giorni tra le Forze di Difesa Israeliane (IDF) e il gruppo militante Hezbollah in Libano, che ha rappresentato uno dei principali ostacoli a un accordo di pace tra Iran e Stati Uniti.
Scrivendo su X, il ministro iraniano ha dichiarato che «in linea con il cessate il fuoco in Libano, il passaggio di tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto ormusino è dichiarato completamente aperto per il restante periodo di cessate il fuoco».
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Ha tuttavia precisato che alle navi sarebbe stato consentito di navigare lungo la «rotta coordinata già annunciata dall’Organizzazione portuale e marittima della Repubblica islamica dell’Iran», lasciando intendere che lo stretto rimarrà sotto il controllo di Teheran.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha risposto all’annuncio di Araghchi sul suo account Truth Social, ringraziando apparentemente Teheran per la completa riapertura dello «Stretto dell’Iran».
Lo Stretto ermisino è chiuso da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato un attacco non provocato contro l’Iran alla fine di febbraio. La chiusura ha fatto impennare i prezzi dell’energia e scosso l’economia globale, interrompendo una delle arterie commerciali più importanti del mondo, che gestisce circa il 20% delle esportazioni globali di petrolio greggio.
Nei minuti successivi all’annuncio di Araghchi, i prezzi del petrolio sono crollati di oltre il 10%, con il greggio che ha toccato poco più di 83 dollari al barile e il Brent che si è attestato intorno agli 88 dollari.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Bizzarria
L’Iran dice di voler allearsi con l’Italia, ma rivendica la scoperta del gelato
Dear Italy, Your PM just defended Pope and lost an ally in Washington — the Commander in Grief, yet the most ‘powerfool’man on earth.
We’d like to apply for the vacancy. Our qualifications: 7,000 years of civilization, a shared love of poetry, architecture, and food that… — Iran in Ghana (@IRAN_GHANA) April 15, 2026
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Why would we hurt Italy? We love Italian people, soccer, and food and we love Rome, Rimini, Pisa, Milan, Venice, Sardegna, Florence, Naples, Genova, Turin Sicily, and everything in between. 🇮🇹
— Iran Embassy in Thailand ☫ (@IranInThailand) April 14, 2026
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— Iran Embassy in Tajikistan (@IRANinTJ) April 14, 2026È incontrovertibile: dai video Lego in giù, la guerra di comunicazione sta venendo stravinta dall’Iran con fantasia e tecnologia e, fondamentale, tanto humor – alla faccia dei video della Casa Bianca che trattano la guerra come un vero videogame, facendo indignare non solo i vescovi statunitensi.
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