IVF
Gli embrioni uccisi dalla fecondazione in vitro superano il numero di bambini uccisi dall’aborto: pure i pro-life USA se ne accorgono
Secondo un recente rapporto, il numero annuale di esseri umani embrionali uccisi nel processo di fecondazione in vitro (IVF) supera ormai di gran lunga il numero di bambini uccisi ogni anno dall’aborto. Si tratta di una nota verità, drammaticamente valida anche per l’Italia, ripetuta da anni da Renovatio 21.
Secondo l’ultimo rapporto annuale della Society for Assisted Reproductive Technology (SART) sull’uso della fecondazione in vitro e di tecnologie simili, nel 2023 il numero di bambini nati tramite fecondazione in vitro è salito a 95.860 negli Stati Uniti (il 2,6% di tutte le nascite) e il numero totale di cicli di fecondazione in vitro segnalati è salito a 432.641.
SART e la sua entità gemella American Society for Reproductive Medicine (ASRM) accolgono la notizia come uno sviluppo positivo per le coppie infertili, tuttavia il gruppo pro-life statunitense Live Action ha elaborato i numeri basandosi sulle medie degli embrioni «in eccesso» creati e scartati dal processo, e ha stimato che ben «1.946.884 embrioni non sono sopravvissuti per essere impiantati, e altri 1.759.664 sono stati congelati, distrutti, donati alla ricerca o rilasciati per l’adozione di embrioni».
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Al contrario, il Guttmacher Institute, che costituisce il braccio di ricerca e sviluppo del colosso abortista Planned Parenthood, stima il numero di aborti nel 2023 a 1.037.880 (il numero reale sarebbe più alto a causa di carenze nella raccolta dei dati sugli aborti , ma non in misura tale da colmare il divario tra questo e i numeri della fecondazione in vitro).
Il processo di fecondazione in vitro è gravemente immorale, in quanto comporta la creazione consapevole di decine di embrioni umani «in eccesso» che vengono poi uccisi e le vite umane trattate come merci da barattare . Si stima che oltre un milione di embrioni vengano congelati negli Stati Uniti dopo la fecondazione in vitro e che fino al 93% di tutti gli embrioni creati tramite fecondazione in vitro venga infine distrutto.
Negli USA si stima che più di un milione di embrioni siano congelati in deposito dopo la fecondazione in vitro e che fino al 93% di tutti gli embrioni creati tramite fecondazione in vitro vengano infine distrutti. Un profilo del 2019 della NBC News sul professionista della fecondazione in vitro della Florida Craig Sweet ha riconosciuto che il suo studio ha scartato o abbandonato circa un terzo degli embrioni che conserva in celle frigorifere.
Tuttavia, le linee politiche della questione si sono confuse l’anno scorso, dopo che la Corte Suprema dell’Alabama ha stabilito che gli embrioni congelati si qualificavano come bambini in una causa per omicidio colposo, portando la questione al centro dell’attenzione nazionale. La maggior parte dei repubblicani USA si è affrettata a dichiarare il proprio sostegno alla fecondazione in vitro (con solo una manciata di eccezioni ).
A guidare la carica è stato il presidente Donald Trump, che si è autodefinito un «leader della fecondazione in vitro» e ha persino promesso di promulgare un nuovo diritto federale alla riproduzione artificiale, sia attraverso sussidi diretti che attraverso un obbligo assicurativo (sebbene abbia anche suggerito di sostenere esenzioni religiose a quest’ultimo).
Poco dopo il suo ritorno alla presidenza, Trump ha firmato un ordine esecutivo che ordina alla sua amministrazione di avviare un brainstorming su azioni amministrative e raccomandazioni politiche per rafforzare l’«accesso» e la «convenienza» della fecondazione in vitro, senza tuttavia impegnarsi ancora in una politica specifica.
A maggio, la Casa Bianca stava preparando un rapporto sulle modalità per combattere l’infertilità e, nell’ambito di tali discussioni, sta valutando una serie di idee politiche, tra cui l’aggiunta della copertura per la fecondazione in vitro all’assicurazione sanitaria militare statunitense, la dichiarazione della fecondazione in vitro come «prestazione sanitaria essenziale» che deve essere coperta dall’Affordable Care Act (Obamacare) e la richiesta al Congresso di emanare un mandato federale per le compagnie assicurative private a coprire la fecondazione in vitro.
La Casa Bianca alla fine ha abbandonato l’idea di rendere obbligatoria la fecondazione in vitro, ma ha affermato di voler comunque trovare un modo per mantenere la promessa elettorale di Trump. Il mese scorso, Trump ha annunciato di aver raggiunto un accordo per ridurre i costi della fecondazione in vitro e aumentarne l’accesso (tra le altre misure volte a ridurre i prezzi dei farmaci per la fertilità) creando una nuova opzione di benefit che copra specificamente la fecondazione in vitro e altri trattamenti per la fertilità, che i datori di lavoro possono offrire ai propri dipendenti.
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Come riportato da Renovatio 21, il segretario della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS), Robert F. Kennedy Jr., ha detto a Trump che grazie a questa mossa sarebbe «entrato in paradiso».
Il fatto che il numero delle vittime della provetta sia maggiore di quello dell’aborto è ampiamente noto al lettore di Renovatio 21.
Riguardo ai numeri degli embrioni IVF in Italia – dove vi è stato un amento del 30% in 10 anni – secondo l’Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici (AIGOC), nel solo 2018 la fecondazione in provetta ha ucciso 171.730 embrioni italiani nel corso di un solo anno. Vale a dire, più bambini morti che con l’aborto di Stato della 194/78.
Immaginiamo, nel 2024, quanto questa cifra sia aumentata. E quindi, di quanti embrioni scartati ed eliminati eugeneticamente, di quanti esseri terminati, stiamo parlando? Di un milione? Due? Tre milioni?
Vi è poi il tema della crioconservazione degli embrioni – una dimensione biologicamente, legalmente e teologicamente ancora non definita dove si possono trovare gli esseri umani prodotti in laboratorio.
In Italia secondo una stima dell’Istituto superiore di Sanità, nel 2020 gli embrioni abbandonati sotto azoto liquido erano 37.500 distribuiti in 320 centri.
Secondo uno studio condotto da un gruppo italiano e presentato al 40° congresso della Società Europea di Medicina della Riproduzione ed Embriologia (ESHRE) ad Amsterdam, dal 2010 al 2020, in Italia – Paese in cristi denatalista – la percentuale di bambini in provetta è aumentata dal 32% al 42%, con un incremento di circa il 30%. Tra le donne sotto i 38 anni, queste cifre raggiungono addirittura il 70-80%.
Renovatio 21 non può non aggiungere, come sempre, la questione delle chimere umane, in aumento logico con l’espandersi della pratica della provetta.
n biologia, una chimera è un organismo o una creatura che presenta due o più popolazioni di cellule geneticamente diverse, ciascuna originata da zigoti differenti. Queste popolazioni cellulari geneticamente distinte di fatto coesistono all’interno dell’organismo
Le chimere umane, ovvero individui derivati dalla combinazione di due embrioni, costituiscono una realtà riconosciuta da un numero significativo di anni, benché questa realtà sia spesso ignorata nonostante il notevole incremento dei casi, come riportato da alcuni professionisti medici.
Le persone chimeriche, le quali presentano due diversi set di DNA in quanto risultato della fusione di due esseri distinti, effettivamente mostrano disfunzioni che emergono col tempo: il «fratello» che è stato assorbito continua a crescere all’interno del corpo del gemello ospite più sviluppato. È possibile che tessuti come capelli, muscoli e persino occhi si trovino all’interno del corpo di un individuo chimera.
In altre situazioni, l’embrione assorbito si sviluppa in modo «coordinato» con l’altro gemello, diventando un organo specifico all’interno del corpo dell’embrione dominante.
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Il chimerismo ha già giocato brutti scherzi in giro per il mondo. Sono stati riportati casi in cui individui hanno avuto figli, ma non hanno trasmesso il loro proprio DNA ai loro discendenti, poiché gli organi genitali, sia maschili che femminili, erano in realtà derivati dai gemelli assorbiti durante la fase embrionale. Di conseguenza, la loro prole è geneticamente figlia dei fratelli che non hanno mai conosciuto e dei quali non erano nemmeno a conoscenza, ma che esistono nella realtà della genetica: è da capogiro, a pensarci, ma è così.
In America, dove i test genetici sono arrivati al consumatore, saltano fuori casi sempre più allucinanti. I servizi sociali tolgono i bambini ad una donna, che viene arrestata dalla polizia dopo un test del DNA: i figli non sono suoi, li ha rapiti – invece li ha partoriti lei, solo che i suoi organi riproduttivi erano in realtà della sorella che condivideva con lei il grembo materno, e che si è fusa con la donna, che quindi, da figlia unica, ha una sorella, ma non la ha mai vista, perché è dentro di lei, ma al contempo è la vera madre dei suoi figli (sì, gira la testa). Prima di risolvere legalmente questo problema, la signora ne ha passate di ogni tipo.
Stesso caso per un uomo che si è sentito dire di non essere il padre dei suoi figli, in quanto il vero padre, dissero i medici, era secondo i risultati del DNA un parente stretto, un fratello (vicenda di corna abbastanza classica). E invece, l’uomo era figlio unico – suo fratellino si era sistemato, molto prima di nascere, come organo genitale del fratellone, e ha continuato così, generando così dei figli con la cognata.
L’aberrazione biologica qui fa il paio con quella sociale, perché le ramificazioni di distruzione della società, della famiglia, del concetto stesso di identità individuale sono abissali.
Ora, non può non esserci un aumento dei casi di chimere umane visto l’incremento degli impianti multipli previsti nei procedimenti di riproduzione assistita. Nella PMA, i medici inseriscono nella donna più embrioni con la speranza che almeno uno di essi si sviluppi con successo. Questa pratica può portare non solo a parti gemellari e plurigemellari (che sono, come visibile, tipici della riproduzione artificiale), ma anche, in alcuni casi non sempre riconosciuti, a fenomeni di chimerismo umano.
Non ci è chiaro se vi siano studi specifici sull’aumento delle chimere in Italia. Abbiamo sentito in questi anni, tuttavia, racconti aneddotici di operatori sanitari, che ci dicono che negli ospedali continuano a capire casi del genere.
È evidente che il sonno della legge naturale genera mostri.
Sarebbe ora di svegliarsi: lo diciamo soprattutto ai pro-life italiani, che dormono beati (e ben pasciuti, tra aiutini e donazioni) sui cuscini narcotizzanti offerti dalla chiesa neocattolica, che ha dato segni evidenti di voler «sdoganare» il bambino sintetico.
Di fatto, il ruolo dei pro-vita italiani sembra proprio quello di offrire il cuscino anche a voi, e farvi dormire su questa strage apocalittica. Con quel cuscino vogliono soffocare la Verità e la Vita.
Svegliatevi il prima possibile.
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Immagine di ZEISS Microscopy via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic; immagine modificata
Crioconservazione
Scambismo embrionale, diritto e apocalisse
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IVF
Israeliano arrestato all’aeroporto di Cipro con embrioni congelati destinati al Messico
Un uomo israeliano di 24 anni è stato arrestato il 19 maggio all’aeroporto internazionale di Ercan, a Cipro, territorio controllato dalla Turchia, mentre tentava di imbarcarsi su un volo per il Messico. Lo riporta la testata israeliana Ynet.
Il personale di sicurezza aeroportuale ha scoperto che trasportava quattro embrioni congelati e vitali, conservati in provette separate all’interno di un apposito contenitore criogenico etichettato «Life Pacel».
Secondo la testata israeliana, che ha diffuso la notizia, gli embrioni provenivano da una clinica di fecondazione in vitro (FIV) a Lefkoşa (Nicosia settentrionale). Al momento del tentativo di trasporto, non era stata ottenuta alcuna autorizzazione ufficiale dal Ministero della Salute locale per la loro rimozione dal territorio.
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La polizia ha inoltre fatto irruzione nella clinica di fecondazione in vitro e ha arrestato il direttore della clinica e un medico, entrambi cittadini turco-ciprioti. Tutti e tre i sospettati sono stati portati davanti a un tribunale, che ha prorogato la loro detenzione per consentire ulteriori indagini, tra cui la visione dei filmati delle telecamere di sicurezza e la raccolta delle testimonianze.
Secondo quanto riferito, la clinica aveva presentato una richiesta di trasferimento poco prima dell’incidente, e l’approvazione era stata concessa il giorno dell’arresto. Tuttavia, le autorità sostengono che il trasporto sia stato tentato prematuramente, violando le normative sul trasporto di tessuti e cellule umane.
Secondo la Society for the Protection of Unborn Children (SPUC), il caso riporta il settore della fertilità di Cipro del Nord sotto i riflettori internazionali. La principale organizzazione pro-vita della Gran Bretagna ha riferito che questo territorio «è diventato una meta internazionale di primaria importanza per le procedure di fecondazione in vitro grazie al suo quadro normativo relativamente permissivo, che attrae coppie straniere in cerca di trattamenti e pratiche riproduttive fortemente limitate o vietate altrove in Europa».
«La combinazione di una supervisione inadeguata, pressioni commerciali e un’elevata domanda internazionale rischia di creare un contesto in cui gli embrioni umani e il materiale riproduttivo vengano sempre più trattati come merci», ha osservato la SPUC in una dichiarazione del 21 maggio. Hanno poi sottolineato come l’ultimo scandalo sia giunto subito dopo un’inchiesta della BBC di fine marzo che aveva messo in luce seri dubbi in merito agli standard e alla regolamentazione delle cliniche di fecondazione in vitro del territorio.
Il rapporto descriveva dettagliatamente le accuse mosse da diverse famiglie britanniche, secondo le quali le cliniche avrebbero utilizzato donatori di sperma o ovuli non idonei nelle loro procedure. I test del DNA avrebbero indicato che alcuni dei bambini nati da queste nascite non erano nemmeno biologicamente imparentati con i donatori scelti dai genitori.
In seguito a queste rivelazioni, le autorità di Cipro del Nord avrebbero avviato una propria indagine per accertare se le cliniche per la fertilità abbiano violato le normative locali. Hanno dichiarato che le ispezioni di routine delle cliniche di fecondazione in vitro proseguono regolarmente, mentre l’indagine separata sul tentato trasferimento di embrioni rimane in corso.
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Non si tratta dei primi casi di arresti negli aeroporti di cittadini israeliani che trasportano materiale biologico. In particolare, alcuni cittadini dello Stato ebraico, sono stati accusati di traffico di organi.
Nel giugno 2013, all’aeroporto di Fiumicino (Roma) fu arrestato Gedalya Tauber, ex ufficiale israeliano 77enne, latitante dal 2010 e condannato all’ergastolo in Brasile per traffico internazionale di organi umani.
Nel 2018, sempre a Cipro fu arrestato Moshe Harel, accusato di essere a capo di una rete internazionale di traffico di reni (donatori da Est Europa, Turchia, ex URSS operati in Kosovo).
Come riportato da Renovatio 21, lo scorso ottobre era stato arrestato in Russia israelo-ucraino presunto capo di una rete di traffico di organi.
Esistono altri casi documentati di israeliani coinvolti in reti di traffico di organi (soprattutto reni) tra gli anni 2000 e 2010, spesso con collegamenti in Turchia, Kosovo, Azerbaigian.
Come riportato da Renovatio 21, storie sul traffico di organi sono già partite alla Striscia di Gaza subito dopo l’inizio della strage.
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Immagine di ZEISS Microscopy via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic; immagine modificata.
IVF
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