Economia
IOR e APSA, papa Leone riforma le controverse regole della banca vaticana stabilite da Bergoglio
Lo scorso 29 settembre, papa Leone XIV ha firmato la sua prima lettera apostolica in forma di motu proprio, intitolata Coniuncta cura («Responsabilità condivisa»), pubblicata su L’Osservatore Romano il 6 ottobre.
Il documento riforma la gestione degli investimenti finanziari della Santa Sede, abrogando le disposizioni dell’era di Francesco che obbligavano l’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) a operare esclusivamente attraverso lo IOR (Istituto per le Opere di Religione), di fatto conferendo a quest’ultimo un monopolio operativo.
Lo IOR, la notissima banca vaticana, gestisce i conti e gli investimenti degli enti religiosi, mentre l’APSA funge da organismo curiale che amministra il patrimonio della Santa Sede, con funzioni simili a un ministero delle finanze.
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In particolare, il rescritto del 23 agosto 2022, che vincolava l’APSA a un unico canale di gestione, è stato revocato. Pur confermando che l’IOR dovrebbe essere «generalmente» il canale privilegiato, il nuovo testo concede all’APSA la possibilità di scegliere intermediari finanziari con sede in altri Paesi qualora ciò risulti «più efficiente o vantaggioso».
Con questa decisione, il papa ha ripristinato l’autonomia strategica e decisionale dell’APSA, rafforzandone il ruolo di organismo centrale per la gestione economica e patrimoniale della Curia romana.
Fin dall’inizio del suo pontificato, Francesco aveva cercato di centralizzare il controllo sulle attività finanziarie, promuovendo maggiore trasparenza e un allineamento con la missione della Chiesa, con particolare attenzione ai poveri. Inizialmente, aveva persino valutato la chiusura dello IOR, considerandone l’immagine pubblica troppo compromessa.
Tuttavia, nel 2015, con la nomina di Gian Franco Mimmì – amico di lunga data dai tempi di Buenos Aires – Francesco trasformò lo IOR nel pilastro della sua strategia finanziaria, elevandolo da istituzione controversa ad alleato chiave.
Il rescritto di Francesco imponeva inoltre che tutti i beni finanziari degli enti affiliati alla Santa Sede fossero trasferiti allo IOR entro 30 giorni. Questa misura generò interrogativi e preoccupazioni in Vaticano, con diversi attori privati che interpretarono la direttiva come un segnale di maggiore controllo, temendo ripercussioni sull’autonomia nella gestione delle proprie risorse.
Leone XIV ha dedicato grande attenzione alle sfide economiche della Santa Sede sin dai primi mesi del suo pontificato. Consapevole delle tensioni accumulatesi tra l’APSA, la Segreteria per l’Economia e lo IOR, ha scelto di delegare a collaboratori curiali – per lo più ancora legati all’era di Francesco – la gestione di altre questioni teologiche e pastorali, incluse delicate questioni come gli accordi segreti con la Cina.
In questa fase di riorganizzazione economica, un ruolo di primo piano è stato affidato al vescovo salesiano Giordano Piccinotti, presidente dell’APSA e figura di fiducia del Papa, ricevuto in udienza il 2 ottobre.
In una recente intervista estesa, Leone XIV ha elogiato apertamente la dirigenza dell’APSA, sottolineando il successo del suo bilancio 2024 – oltre 60 milioni di euro – e chiedendo retoricamente: «Perché parlare di crisi, allora?»
Il romano pontefice ha anche riconosciuto che uno dei problemi principali è stata la comunicazione: «il Vaticano ha spesso inviato un messaggio sbagliato, e questo non incoraggia certo le persone a dire “Vorrei aiutare”, ma piuttosto “Mi terrò i miei soldi”».
Nel 2013 Beroglio aveva nominato prelato allo IOR monsignor Battista Ricca, allora protagonista di un articolo finito in copertina su L’Espresso con titolo: «Il prelato della Lobby gay». Durante il volo di ritorno dal viaggio apostolico in Brasile di Bergoglio, la giornalista Ilze Scamparini, ebbe il coraggio di fargli una domanda in merito, porgendogli una domanda molto precisa, nome e cognome incluso.
«Vorrei chiedere il permesso di fare una domanda un po’ delicata: anche un’altra immagine ha girato un po’ il mondo, che è stata quella di mons. Ricca e delle notizie sulla sua intimità. Vorrei sapere, Santità, cosa intende fare su questa questione? Come affrontare questa questione e come Sua Santità intende affrontare tutta la questione della lobby gay?» chiese la Scamparini.
La domanda non è ricordata da nessuno; tuttavia la risposta fu storica: «se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?». Come noto, questa frase guadagnò a Bergoglio la simpatia universale e il premio di uomo dell’anno da parte della rinomata rivista gay The Advocate.
L’inchiesta del vaticanista de L’Espresso Sandro Magister era partita proprio fresca nomina di Ricca, da parte di Bergoglio, alla carica di «prelato» dello IOR. Il monsignore di Offlaga come noto era anche direttore della Domus sanctae Marthae, dove papa Francesco per qualche ragione aveva scelto di vivere.
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Al di là di questo caso, i danari vaticani in questi anni furono al centro di controversie tra investimenti da palazzinari a Londra e soldi al film biografico su Elton John e a Lapo Elkann.
Nella storia recente dei misteri delle finanze vaticane entra anche la vicenda, drammatica e dolorosa, del cardinale australiano George Pell, noto per le sue tendenze conservatrici.
Prefetto della Segreteria per l’economia, Cardinale George Pell, viene messo in galera in Australia nel corso di un incredibile processo per pedofilia. Le accuse paiono incredibili, ma l’anziano porporato finisce davvero in carcere. La Corte Suprema australiana poi lo libera, lasciando il mondo a pensare che quello che lo aveva spedito in prigione fosse stato davvero un processo-farsa.
In tutto questo intrigo, spuntano fuori, anche qui, dei danari: dalla Città del Vaticano all’Australia vengono bonificati 2,3 miliardi di dollari australiani (oltre 1,4 miliardi di euro), attraverso più di 400 mila transazioni. La polizia australiana, dopo un’indagine, chiude il caso. «I trasferimenti finanziari avevano generato il sospetto di un tentativo di pilotare il processo per pedofilia a carico del cardinale George Pell. Ma la polizia di Canberra non ha rivelato nessuna condotta criminale» riassume Repubblica. Di questi numeri assurdi, per mole di danaro (Prevost ora si rallegra per 60 milioni in bilancio!) e frequenza di operazioni (come si possono fare quasi mezzo milione di transazioni? In quanto tempo) nessuno parlerà più.
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Immagine di Catholic Church of England and Wales via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
Economia
L’inflazione si sta spostando dal petrolio alla memoria RAM
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Economia
Gli agenti basati sull’IA potrebbero innescare un crollo del mercato: parla la Banca d’Inghilterra
Agenti di Intelligenza Artificiale in grado di prendere decisioni ed effettuare transazioni in modo autonomo potrebbero presto operare in tutto il sistema finanziario, ha avvertito la Banca d’Inghilterra (BoE), aggiungendo che affidarsi alla supervisione umana potrebbe non essere più realistico.
La vicegovernatrice della Banca d’Inghilterra, Sarah Breeden, ha lanciato l’avvertimento martedì al forum annuale della Banca Centrale Europea a Sintra, mentre i principali sviluppatori si stanno spostando dai chatbot basati sull’IA generativa ai sistemi agentici.
A differenza degli strumenti di AI generativa come ChatGPT, Gemini e Claude, che generano testo, immagini e codice in risposta a input, l’Intelligenza Artificiale agentica è progettata per completare attività in più fasi con un intervento umano limitato.
Anziché limitarsi a raccomandare un investimento o suggerire un acquisto, un agente di IA potrebbe eseguire operazioni di trading, effettuare pagamenti, acquistare beni e prenotare servizi senza richiedere l’approvazione umana per ogni singola azione.
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La vicegovernatrice ha affermato che è probabile che il sistema finanziario «si evolva in un sistema che operi in modo più autonomo, su larga scala e con maggiore rapidità».
Man mano che gli agenti di AI diventano più capaci, «fare affidamento su un essere umano per tutte le azioni dell’agente è improbabile che sia realistico», ha affermato, sostenendo che gli attuali quadri normativi «non sono stati concepiti per contemplare» questo scenario.
La Breeden ha avvertito che gli agenti di AI addestrati su dati simili e che rispondono agli stessi segnali di mercato potrebbero manifestare un comportamento di gregge, prendendo decisioni di trading identiche simultaneamente e amplificando la volatilità del mercato durante i periodi di stress.
Secondo la vicegovernatrice della BoE, le autorità di regolamentazione dovrebbero valutare «se siano necessari dei meccanismi di salvaguardia, analoghi a interruttori automatici o dispositivi di blocco che limiterebbero o interromperebbero le negoziazioni sull’intero mercato qualora modelli di IA difettosi causassero un crollo del mercato».
La Breeden inoltre esortato le banche centrali a prepararsi a «sorprese tecnologiche» più frequenti, affermando che i recenti progressi nell’AI hanno già superato le aspettative dei responsabili politici.
Le sue dichiarazioni giungono in un momento in cui i governi considerano sempre più l’IA come una questione di sicurezza nazionale. Washington è recentemente intervenuta nel lancio di alcuni modelli di IA avanzati per timori legati alla sicurezza informatica, mentre gli sviluppatori di IA continuano a portare avanti i sistemi agentivi. Anthropic ha presentato questa settimana Claude Sonnet 5, il suo ultimo modello progettato per svolgere compiti complessi per conto degli utenti.
La spinta verso l’IA agentiva ha raggiunto anche il Pentagono. La scorsa settimana, ha presentato agenti di IA progettati per analizzare continuamente le informazioni e generare rapidamente opzioni di bersagli per i comandanti, pur sottolineando che l’autorità decisionale finale rimarrà di competenza umana.
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Economia
La banca dei BRICS approva un prestito di 1 miliardo di dollari per le infrastrutture del Sudafrica
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