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Politica

Trump, gli avvocati vedono «un cammino verso la vittoria»

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Il team legale del presidente che lotta per ribaltare il furto delle elezioni, guidato da Rudy Giuliani, ha tenuto una conferenza stampa oggi al Comitato Nazionale Repubblicano (RNC) e ha mostrato di avere una strada per la vittoria, stretta, ma lastricata di solide prove.

 

Ci troviamo, come ha detto l’avvocato della campagna elettorale di Trump Jenna Ellis, solo alle discussioni di apertura dei casi, ma con l’offerta di abbondanti prove a suffragare le anomalie dell’elezione presidenziale.

 

«Il popolo americano ha eletto Donald Trump. Non hanno eletto Joe Biden. Dateci la possibilità di dimostrarlo in tribunale e lo faremo» ha detto Rudolph Giuliani.

«Il popolo americano ha eletto Donald Trump. Non hanno eletto Joe Biden. Dateci la possibilità di dimostrarlo in tribunale e lo faremo» ha detto Rudolph Giuliani.

 

La parte di Giuliani nella presentazione della battaglia – con annessa aggressiva lotta con i giornalisti presenti – è stata un completo screditamento del voto  per corrispondenza di massa, problema da cui i leader bipartisan come il presidente Jimmy Carter e il giudice David Souter avevano messo in guardia per la possibilità di generare elezioni fraudolente, sia a livello locale, che statale, che nazionale.

 

Non dovrebbero mai più essere usato in questo modo, ha detto Giuliani. Con l’avvocato Sidney Powell, Giuliani ha sottolineato che sta combattendo per ripristinarela costituzionalità delle elezioni americane, per il futuro così come per Donald Trump.

 

Le prove presentate da Giuliani sembrano aver fatto infuriare i giornalisti riuniti presso la sede della RNC durante la conferenza stampa.

Le prove presentate da Giuliani sembrano aver fatto infuriare i giornalisti riuniti presso la sede della RNC durante la conferenza stampa.

 

«Potete dire che queste dichiarazioni giurate potrebbero essere false, gli avvocati di Joe Biden possono interrogare in modo incrociato, ma non potete continuare a dire, come dite tutti, che non abbiamo prove; state mentendo al pubblico».

 

Il contrattacco inizia con un totale di oltre 1.000 dichiarazioni giurate in cinque stati fortemente contestati e altri. Circa 220 dichiarazioni giurate nel solo caso del Michigan, dove è attestato l’ordine di retrodatare le schede elettorali.

«Potete dire che queste dichiarazioni giurate potrebbero essere false, gli avvocati di Joe Biden possono interrogare in modo incrociato, ma non potete continuare a dire, come dite tutti, che non abbiamo prove; state mentendo al pubblico»

 

Jesse Jacob, un lavoratore elettorale di lunga data a Detroit, ha giurato di aver ricevuto istruzioni per impegnarsi praticamente in ogni facilitazione immaginabile della frode per corrispondenza.

 

Le deposizioni giurate attestano dal 150% al 350% di voti in eccesso (più scrutini che elettori) neella contea di Wayne, il motivo per cui il comitato elettorale della contea di Wayne non ha certificato la sua elezione.

 

In Wisconsin, hanno trovato 60.000 schede in più rispetto alle domande presentate per loro, una violazione aperta della legge elettorale del Wisconsin.

 

Il contrattacco inizia con un totale di oltre 1.000 dichiarazioni giurate in cinque stati fortemente contestati e altri. Circa 220 dichiarazioni giurate nel solo caso del Michigan

Nel caso di Filadelfia, 60 dichiarazioni giurate di ispettori elettorali che non hanno potuto ispezionare l’apertura delle schede per corrispondenza da «recinti» a 20 metri di distanza, anche per alcuni ispettori democratici. Questa è la base principale per l’accusa di 680.000 voti illegali espressi nello Stato nel suo insieme.

 

Nel caso di Pittsburgh, 15.000 schede provvisorie nei seggi elettorali espresse da persone che avevano già votato per posta secondo i registri del comitato elettorale. Centinaia di testimoni giurati in tutta la Pennsylvania; anche per il caso di disparità di trattamento legale, dal momento che ad alcuni nelle zone pro-Trump dello Stato è stato negato il diritto di «curare» le loro carenti schede elettorali per corrispondenza mentre tutti quelli delle due grandi città sono stati invitati a farlo.

 

Nel caso della Georgia, una causa da presentare venerdì 20 novembre, con numerose dichiarazioni giurate sull’osservazione di «elettori doppi e tripli», elettori fuori dallo Stato e altre frodi. E ancora, prove altrettanto sostanziali.

Giuliani: «In cinque stati, abbiamo [prove di frode in] più del doppio del numero di voti necessari per ribaltare le elezioni Questo era uno schema comune che proveniva direttamente dalla Partito Democratico e dal candidato»

 

Giuliani ha riassunto: «In cinque stati, abbiamo [prove di frode in] più del doppio del numero di voti necessari per ribaltare le elezioni».

 

«Questo era uno schema comune che proveniva direttamente dalla Partito Democratico e dal candidato».

 

 

 

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Politica

L’Iran sceglie il successore di Khamenei: chi erano i candidati?

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La Guida Suprema Mullah Ali Khamenei, che ha governato l’Iran per 37 anni, è stata uccisa in un attacco israelo-americano su Teheran il 28 febbraio, all’inizio di una guerra che ha ormai coinvolto gran parte del Medio Oriente. Israele ha avvertito che avrebbe preso di mira qualsiasi figura scelta per sostituirlo.

 

«Ė stato individuato il candidato più idoneo, approvato dalla maggioranza dell’Assemblea degli esperti», ha dichiarato domenica il membro Mohsen Heydari, secondo quanto riportato dall’Agenzia di stampa degli studenti iraniani (ISNA).

 

Poco dopo, l’Assemblea degli esperti iraniana, incaricata di esaminare e selezionare la guida suprema, ha annunciato che Mojtaba Khamenei era stato scelto dopo «deliberazioni precise e approfondite».

 

Secondo quanto riportato dai media iraniani, il gruppo di studiosi ha avuto un piccolo disaccordo sulla questione se la decisione finale dovesse essere presa a seguito di un incontro di persona o se dovesse essere emessa senza rispettare questa formalità.

 

La Guida Suprema iraniana si trova ad affrontare minacce dirette di assassinio da parte di Israele, poiché il governo dello Stato ebraico ha chiaramente dichiarato che diventerà il suo obiettivo principale. A ciò si aggiunge la questione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che all’inizio di questa settimana ha affermato che Washington deve essere coinvolta nella scelta del prossimo leader dell’Iran e che sarebbe «meraviglioso» se le forze curde iraniane di stanza in Iraq attraversassero il confine con l’Iran per lanciare attacchi contro le forze di sicurezza locali.

 

A seconda della valutazione di Trump, potrebbe continuare a mantenere un atteggiamento conflittuale nei confronti dell’Iran o tentare di negoziare un accordo.

 

Si ritiene che la selezione abbia incluso i seguenti candidati.

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Immagine Tasnim News Agency via Wikimedia CC BY-SA 4.0

Mojtaba Khamenei

Il principale candidato e secondogenito del defunto leader, Mojtaba, è stato ora ufficialmente dichiarato nuovo leader supremo del Paese. Ha studiato teologia a Qom e ha combattuto come giovane volontario durante la guerra Iran-Iraq negli anni Ottanta.

 

Si ritiene che Mojtaba abbia stretti legami con figure di spicco della Guardia Rivoluzionaria. Tuttavia, esperti russi hanno sottolineato che il defunto aiatollà era contrario alla nomina del suo secondo figlio come successore, sottolineando che ciò contraddiceva i principi fondamentali della Repubblica Islamica.
Inoltre, Mojtaba non possiede un rango teologico sufficientemente elevato, requisito obbligatorio per diventare il nuovo leader.

 

Immagine di Mostafameraji via Wikimedia CC BY-SA 4.0

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Alireza Arafi

Al di fuori degli ambienti clericali iraniani, l’ayatollah Alireza Arafi non è un nome molto noto, ma, in quanto alto esponente del clero profondamente radicato nelle istituzioni religiose iraniane, merita maggiore attenzione, come sottolineano gli esperti.

 

Nato nel 1959, Arafi proviene da una famiglia ecclesiastica della provincia centrale iraniana di Yazd. Si dice che gli Arafi fossero zoroastriani convertiti all’Islam solo nel XIX secolo.

 

Alireza Arafi è stato nominato membro giurista del Consiglio direttivo dell’Iran, l’organismo incaricato di svolgere il ruolo di guida suprema dopo la morte di Khamenei, ruolo che ricoprirà finché l’Assemblea degli esperti non eleggerà un nuovo leader.

 

Membro religioso del Consiglio dei Guardiani, Arafi è entrato a far parte del Consiglio direttivo temporaneo insieme al presidente Masoud Pezeshkian e al giudice capo Gholamhossein Mohseni Ejei.

 

Immagine Tasnim News Agency via Wikimedia CC BY-SA 4.0

Sadeq Larijani

Un altro potenziale candidato era il fratello di Ali Larijani, Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. L’ayatollah Sadeq Larijani, ex capo della magistratura, non è un personaggio di spicco come altri religiosi, ma ha ricoperto la carica di presidente della Corte Suprema e ha fatto parte di organi chiave come il Consiglio dei Guardiani (che esamina la legislazione e approva i candidati) e il Consiglio per il Discernimento delle Opportunità (che risolve le controversie tra il Parlamento e il Consiglio dei Guardiani e fornisce consulenza alla Guida Suprema in materia di politiche).

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Immagine Tasnim News Agency via Wikimedia CC BY-SA 4.0

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Hassan Khomeini

Un candidato degno di nota per la sua discendenza era Hassan Khomeini, nipote del fondatore della Repubblica islamica, Ruhollah Khomeini.
Il cinquantatreenne ricopre un ruolo simbolicamente importante in quanto custode del mausoleo del nonno nel sud di Teheran. Non ha mai ricoperto incarichi governativi.

 

Era percepito come un moderato per la sua associazione con i riformisti, sempre più emarginati dal potere sotto Khamenei. Khomeini ha stretti legami con i riformisti, tra cui gli ex presidenti Mohammed Khatami e Hassan Rouhani, che hanno entrambi perseguito politiche di dialogo con l’Occidente durante il loro mandato.

Immagine Tasnim News Agency via Wikimedia CC BY-SA 4.0

Mehdi Mirbagheri

Anche il religioso estremista Mohammad Mehdi Mirbagheri, figura di spicco dell’Assemblea degli esperti composta da 88 membri, sarebbe stato un possibile candidato, a causa del suo allineamento ideologico con le fazioni più conservatrici del sistema politico iraniano.

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Immagine di Tasnim News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

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Politica

Mojtaba Khamenei nominato prossimo leader supremo dell’Iran

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Mojtaba Khamenei, figlio del defunto ayatollah Ali Khamenei, è stato designato come prossimo leader supremo dell’Iran.   Ali Khamenei ha guidato l’Iran dal 1989 fino al momento della sua morte, verificatasi durante la prima ondata di attacchi americani e israeliani su Teheran, il 28 febbraio.   L’Assemblea degli esperti iraniana, organo responsabile di valutare e scegliere la Guida suprema, ha comunicato lunedì che Mojtaba Khamenei è stato selezionato «dopo deliberazioni precise e approfondite».

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L’assemblea ha rivolto un invito «alla nobile nazione dell’Iran, in particolare alle élite e agli intellettuali dei seminari e delle università, a giurare fedeltà» al nuovo leader, al quale spetta il compito di sostenere il sistema di governo islamico che ha preso il posto dello scià dopo la rivoluzione del 1979.   Nato nel 1969, Mojtaba è il secondo dei sei figli di Ali Khamenei. In gioventù ha partecipato come volontario alla guerra Iran-Iraq negli anni ’80 e in seguito ha intrapreso studi religiosi a Qom, una delle città più sacre dell’Iran e importante polo della teologia sciita.   La sorella di Mojtaba e diversi altri familiari sono rimasti uccisi nel medesimo attacco aereo in cui ha perso la vita il padre. Secondo i media israeliani, Mojtaba sarebbe rimasto ferito durante quell’attacco.   Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (I pasdaran), tramite il suo organo mediatico Sepah, ha espresso fedeltà al nuovo leader supremo.   Il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Ali Larijani, ha ringraziato l’Assemblea degli esperti per essersi riunita nonostante i persistenti attacchi aerei, tra cui quello avvenuto la settimana scorsa contro la sede centrale dell’assemblea a Qom, dichiarando che la scelta del nuovo leader supremo si è svolta in maniera rapida e ordinata, malgrado «gli inganni dei nemici che speravano in una situazione di stallo» dopo la scomparsa di Ali Khamenei.   La nomina di Mojtaba Khamenei giunge in un momento in cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che non vi sarà alcun accordo con l’Iran per porre fine alla guerra se non attraverso la resa incondizionata.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
 
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Politica

Trump caccia Tucker Carlson dal MAGA

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Giovedì il presidente Donald Trump ha espulso il conduttore televisivo Tucker Carlson dal movimento MAGA. Pur trattandosi di una mossa meramente simbolica, essa pone un interrogativo filosofico su ciò che rappresenta davvero il MAGA: un piano per «rendere di nuovo grande l’America» o soltanto Trump e i suoi sentimenti personali.

 

«Tucker ha perso la strada. Lo sapevo da tempo, e lui non è MAGA», ha dichiarato Trump durante un’intervista ad ABC News giovedì. «MAGA sta salvando il nostro Paese. MAGA sta rendendo il nostro Paese di nuovo grande. MAGA è America First, e Tucker non è niente di tutto questo».

 

La rottura si verifica mentre il «presidente della pace», che ha affermato al mondo «Io sono la pace», sta trascinando il pianeta in un conflitto mondiale come elemento del piano di Israele per invocare il loro Messia (forse l’Anticristo cristiano, benché non sia verificato).

 

In precedenza, Trump ha allontanato dal MAGA altri esponenti politici favorevoli all’America First. La deputata Marjorie Taylor Greene, il senatore Rand Paul e il deputato Thomas Massie erano stati scomunicati in passato.

 

Carlson, nel frattempo si sta facendo un accusatore sempre più accanito di Israele e del suo controllo sulla politica americana, arrivando a sottolineare le basi religiose di questa guerra voluta dai giudei sionisti e dai loro alleati protestanti dispensazionalisti.

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