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Il “nazivaccinismo” è servito: via libera in Senato

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Lo scopo di questi articoli non è certo quello di fare gli avvocati, meno che mai gli avvocati del Diavolo.
Però, stando a quanto visto negli ultimi tempi rispetto a ciò che potremmo definire il decreto più coercitivo dopo l’epoca fascista, sono necessari alcuni brevissimi dati, giusto per arricchire un dibattito che pare avere ancora molta carne da mettere al fuoco. Il 4 Giugno scorso, ad esempio, si sono riunite a Roma migliaia di persone per gridare il loro diritto alla libertà di scelta sulla vaccinazione. Questo, però, come volevasi dimostrare, non è servito assolutamente a nulla.

 

Di sistema coercitivo si tratta, e la signora Lorenzin non teme nemmeno di farlo sapere a chiare lettere, avendo bypassato il dibattito con le Regioni, molte delle quali assolutamente in disaccordo con l’aumento delle vaccinazioni rese obbligatorie con il nuovo decreto – si veda infatti la Regione Veneto, che ha impugnato l’ormai legge lorenziniana. E perché è stato impugnato dal presidente della Regione Zaia il quale è ricorso alla Corte Costituzionale attraverso l’Avvocatura dello Stato? Forse perché la Lorenzin non ha fatto caso ad un piccolo problema di incostituzionalità, pur con la firma, senza nessuna remora, del Presidentissimo Mattarella?
Vediamo un po’.

 

Parlando  con un qualsiasi avvocato onesto intellettualmente si possono estrapolare i seguenti dati giuridici rispetto all’incostituzionalità del decreto legge sulla profilassi vaccinale. Ecco alcuni articoli, dati e sentenze contro cui inciampa la Lorenzin e l’attuale governo (mai votato dagli italiani):
-Articoli 2, 3, 10, 13, 14, 21, 28, 32 , 33, 34, 41, 77 della Costituzione italiana; 
-articoli II-63, II-81 e II-84 della Costituzione dell’Unione Europea; 
-articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo; 
-articoli 3, 10, 14, 20 e 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea; 
-articoli 4, 5 e 13 del Patto Internazionale sui Diritti Economici del 19/12/1966; 
-articoli 4 e 5 della Convenzione Internazionale contro la discriminazione nel campo dell’educazione adottata dalla 11° Conferenza Generale dell’UNESCO a Parigi il 14/12/1960; 
-articolo 9 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4/11/1950; 
-l’articolo 2 primo protocollo aggiuntivo del 20/03/1982 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4/11/1950; 
-articoli 2, 4 e 5 della Convenzione di Oviedo del 1997 e l’articolo 4 della Carta Europea dei Diritti del Malato di Bruxelles.

A tempo perso si potrebbe altresì citare l’ormai famosa sentenza n. 27 della Corte Costituzionale. Come si vede il materiale da sfogliare è parecchio; materiale che, indubbiamente, alla Lorenzin ben poco interessa. Deve interessare però la concezione folle per la quale un Presidente della Repubblica abbia potuto firmare una simile cosa, pur conoscendo le posizione del Mattarella, inerpicatosi fino a dire che i genitori i quali si rifiutano di vaccinare i propri figli sono nientepopodimeno che degli irresponsabili. Parole certamente ben accolte da tutte quelle famiglie trovatesi a dover affrontare la crescita di un figlio danneggiato da vaccinazione, con tanto di sentenza che ne dichiara la correlazione (e in Italia non sono poche, per quanto gli italioti stentino a crederci grazie alle apposite insabbiature mediatiche).

Ma tant’è che, nonostante qualcuno abbia provato a porre in votazione i presupposti di costituzionalità, martedì 20 Giugno, in Senato, si è trovata immancabile compattezza con un via libera composto da 177 sì, 59 no, e 21 astenuti. Vediamone dunque i volti, cosicché ognuno si possa ricordare – se passasse per la testa la malaugurata idea di andare prossimamente a votare – di chi sono stati i firmatari di questo decreto nazivaccinista e a quale partito fanno riferimento:

Antonio Milo, Eva Longo, Pietro Langella, Lucio Barani, Vincenzo D’Anna, Riccardo Mazzoni, Bruno Alicata, Nitto Francesco Palma, Giacomo Caliendo, Paolo Romani, Bernabò Bocca, Maria Rosa Rossi, Andrea Mandelli, Sante Buffata, Francesco Scoma, Michele Boccardi, Vincenzo Gibino, Marcello Gualdani, Salvatore Torrisi, Francesco Maria Martinelli, Mario Dalla Tor, Massimo Cassano, Simona Vaccari, Franco Conte, Pippo Pagano, Gabriele Albertini, Roberto Formigoni, Fabiola Antinori, Maurizio Sacconi, Pier Ferdinando Casini, Nico D’Ascola, Guido Viceconte, Francesco Colucci, Bruno Mancuso, Laura Bianconi, Mario Mauro, Paolo Bonaiuti, Salvatore Tito di Maggio, Paolo Maccarato, Cristina de Pietro, Franco Panizza, Claudio Zin, Francesco Palermo, Lorenzo Battista, Miguel Gotor, Ludovico Sonego, Paolo Corsini, Nerina Dirindin, Lucrezia Ricchiuti, Maria Grazia Gatti, Maria Cecilia Guerra, Maurizio MIgliavacca, Carlo Pegorer, Federico Fornaro. Gli altri restanti, a furor di gregge, erano tutti i senatori del Pd.

Insomma, della furibonda lotta per libertà tanto acclamata dai democratici sbandieratori della Costituzione non si ha più traccia alcuna, visto che un discreto numero di articoli è stato in questo frangente stracciato. Anche il collaudato europeismo non sembra trovare spazio in un decreto che, quale onore, è unico in Europa per metodi coercitivi e per il numero di vaccinazioni rese obbligatorie, non fatti salvi nemmeno gli articoli menzionati sopra, parte integrante della Costituzione dell’Unione Europea.

D’altronde, come di recente soleva dire il Dottor Stefano Montanari, “rigore è quando arbitro fischia e, dunque, anche un decreto palesemente fuori da qualunque legalità diventa magicamente legittimo”.

Qualche indiscrezione forniva invece aneddoti interessanti circa l’evolversi del decreto Lorenzin-Glaxo. Puntare molto in alto perché ogni eventuale e consecutivo “alleggerimento” sia identificato come manna piovuta dal cielo è cosa assai conosciuta nella metodologia psicologica di persuasione: qualcuno dice che, con buone probabilità, i vaccini imposti per regime saranno ridotti a 9 rispetto ai 12 proposti inizialmente (e fino ad oggi), con una consequenziale mitigazione delle sanzioni inflitte ai genitori che decidono di non sottoporre i propri figli alla carneficina della vaccinazione di massa. Se così fosse il tutto si rivelerebbe ancor più per ciò che è: un pilotaggio capace di ottenere grandi risultati nel tempo, contentando tanti tiepidi in forza di un male minore.

Staremo a vedere. Quel che certo è che quanto sta accadendo ha svegliato molti, e rimangono pochi quelli ad essere convinti dell’impeccabilità di Sua Sanità Beatrice Lorenzin e dei siringoni pronti a bucare milioni di bambini fin dalle prime fasce in cui sono avvolti.

Si salvi chi può, e chi pensa di non potere pensi presto a come fare.

 

Cristiano Lugli

 

 

apparso precedentemente qui.

 

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Vaccini

Danno da vaccino HPV, donna costretta su una sedia a rotelle raggiunge un accordo con il produttore

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Una donna californiana che nel 2016 aveva fatto causa alla Merck, sostenendo di essere stata resa disabile dal vaccino Gardasil contro l’HPV prodotto dall’azienda, ha raggiunto un accordo extragiudiziale. Gli avvocati di Jennifer Robi hanno chiesto al giudice della Corte Superiore di Los Angeles, Elaine Lu, di archiviare definitivamente il caso. Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense, ha affermato che il processo di Robi ha dato un contributo importante alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui pericoli del vaccino e sulle azioni della Merck.

 

Una donna californiana che nel 2016 aveva intentato causa contro la Merck , sostenendo di essere stata resa disabile dal vaccino Gardasil contro l’HPV prodotto dall’azienda, ha raggiunto un accordo extragiudiziale con la casa farmaceutica.

 

La scorsa settimana gli avvocati di Jennifer Robi hanno presentato dei documenti al giudice Elaine Lu della Corte Superiore di Los Angeles chiedendo l’archiviazione definitiva del caso, ponendo così fine alla causa.

 

Gli avvocati di Robi hanno dichiarato a The Defender che il suo caso e altri casi simili contro il colosso farmaceutico sono stati risolti. I termini degli accordi sono riservati.

 

Robi, ex atleta liceale, è costretto su una sedia a rotelle dall’età di 16 anni, dopo aver ricevuto tre dosi del vaccino Gardasil contro il papillomavirus umano (HPV) nel 2010 e nel 2011.

 

La sua storica causa è stata la prima per danni da vaccino a seguire l’iter previsto, ovvero la richiesta di risarcimento tramite il programma federale di indennizzo per danni da vaccino e il successivo processo civile.

 

Il processo è iniziato alla fine di gennaio 2025 e avrebbe dovuto durare sei settimane. Tuttavia, dopo le prime testimonianze dei periti, il procedimento è stato sospeso a febbraio di comune accordo tra le parti.

 

Il processo avrebbe dovuto riprendere nel settembre 2025 con una nuova giuria, ma le parti hanno invece raggiunto un accordo.

 

Nella sua causa originale, Robi accusava anche la Kaiser Foundation Hospitals di negligenza medica per averle somministrato il vaccino e per non aver diagnosticato la sua malattia autoimmune e il suo legame con il vaccino. Tuttavia, nel gennaio 2025, poco prima dell’inizio del processo, Kaiser ha raggiunto un accordo con Robi , evitando così il processo.

 

Children’s Health Defense (CHD) ha sostenuto la causa e altre cause simili contro Merck.

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È «gratificante» che le persone danneggiate dal Gardasil stiano risolvendo le loro controversie.

La causa intentata da Robi, insieme a molte altre contro il colosso farmaceutico, è stata presentata presso un tribunale statale. Oltre 200 cause simili contro la Merck sono state inoltre presentate presso un tribunale federale.

 

Nell’agosto del 2022, i casi federali sono stati riuniti in un unico procedimento giudiziario multidistrettuale presso un unico tribunale.

 

Il consolidamento ha permesso che le cause relative al Gardasil intentate in tutto il paese passassero a fasi istruttorie e preliminari coordinate. Ha inoltre significato che la decisione del giudice nel primo di questi casi, selezionato insieme a oltre una dozzina di altri come caso «pilota» o esemplare, potesse essere applicata a tutti i casi pendenti.

 

Mentre il caso di Robi era sospeso, un giudice federale della Carolina del Nord ha stabilito che Merck godeva dell’immunità da responsabilità per tali accuse. I querelanti hanno presentato ricorso contro tale sentenza.

 

Mary Holland, CEO di CHD e coautrice di «Il vaccino contro l’HPV sotto processo: alla ricerca di giustizia per una generazione tradita», ha dichiarato:

 

«È stato deludente che, nonostante le prove raccolte dagli esperti che associano il Gardasil a un aumento delle patologie autoimmuni , il giudice federale che sovrintende al contenzioso nazionale sul Gardasil abbia erroneamente stabilito l’immunità di Merck da responsabilità».

 

Ha affermato che le notizie relative agli accordi raggiunti nei casi statali sono positive. «Con un forte ricorso in appello contro quella sentenza pendente, è gratificante che queste persone danneggiate dal vaccino Gardasil siano comunque riuscite a risolvere le loro controversie», ha dichiarato Holland.

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Il caso Robi ha reso disponibili al pubblico «migliaia di documenti interni della Merck»

Holland ha affermato che, sebbene non vi sia stata una sentenza definitiva nel caso, il processo a Robi ha dato un contributo importante alla conoscenza pubblica dei pericoli del vaccino e delle azioni della Merck.

 

«Uno dei successi del contenzioso è stato quello di rendere accessibili migliaia di documenti interni della Merck», ha affermato. «Poiché questi documenti saranno probabilmente esaminati attentamente dalle nuove vittime danneggiate dai vaccini e dai loro avvocati, ci saranno ulteriori sforzi per ottenere giustizia a nome dei giovani traditi, come è giusto che sia».

 

Il caso di Robi, insieme alle centinaia di altri casi contro la Merck, sosteneva che l’azienda avesse falsificato i dati sulla sicurezza e non avesse avvertito i consumatori di possibili effetti collaterali, tra cui gravi disturbi neurologici come la sindrome da tachicardia ortostatica posturale (POTS), l’insufficienza ovarica primaria (POI) e la sindrome dolorosa regionale complessa.

 

Le perizie rese pubbliche, redatte per la sperimentazione dal Dr. Peter C. Gøtzsche, medico danese ed esperto di metodologia della ricerca di fama mondiale; da Lucija Tomljenović, Ph.D., biochimica ed esperta di vaccini contro l’HPV; dal Dr. Sin Hang Lee, patologo ed esperto di diagnostica molecolare, e da altri, hanno rivelato che la Merck ha sistematicamente soppresso le informazioni sul rischio di gravi effetti collaterali del vaccino.

 

La perizia di Gøtzsche sosteneva che la Merck avesse strutturato deliberatamente le sue sperimentazioni cliniche in modo da nascondere gli effetti collaterali del Gardasil e avesse intenzionalmente falsificato il profilo di sicurezza del vaccino.

 

Secondo la giornalista investigativa Maryanne Demasi, Ph.D., Gøtzsche ha scoperto che la Merck ha manipolato i dati della sperimentazione del Gardasil a tal punto che sarebbe «difficile, se non impossibile», per qualsiasi scienziato o ente regolatore indipendente valutare con precisione i danni del vaccino.

 

La Merck ha utilizzato un adiuvante a base di alluminio anziché un placebo inerte in quasi tutti i suoi gruppi di controllo. Poiché gran parte dei danni causati dai vaccini derivano dall’adiuvante, somministrare lo stesso adiuvante a entrambi i gruppi avrebbe prodotto un risultato in cui gli effetti avversi sarebbero stati pressoché identici in entrambi i gruppi.

 

L’azienda non è inoltre riuscita a monitorare le reazioni autoimmuni e altri eventi avversi.

 

Le autorità di regolamentazione si sono quindi basate sui dati di Merck per indagare sulle segnalazioni relative a malattie autoimmuni e altri disturbi neurologici.

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Merck e CDC hanno selezionato ad arte i dati sulla sicurezza del Gardasil.

Tomljenović ha scoperto che i ricercatori dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) si sono basati sui dati della Merck, che a suo dire distorcevano i dati sui tassi di malattie autoimmuni.

 

Secondo quanto riportato da The Defender, il CDC ha replicato i metodi errati della Merck nella propria analisi, giungendo alla conclusione che il vaccino fosse sicuro.

 

Tomljenović ha inoltre scoperto che sia la Merck che il CDC hanno selezionato in modo arbitrario i dati relativi ai danni da vaccino, utilizzandoli per affermare che il vaccino non causa gravi effetti collaterali neurologici in alcuni soggetti.

 

I documenti del tribunale hanno inoltre dimostrato che la Merck era a conoscenza del fatto che il suo vaccino conteneva un adiuvante aggiuntivo che non era stato comunicato ai destinatari e che non aveva ottenuto l’approvazione normativa.

 

La ricerca di Lee ha identificato miliardi di frammenti di DNA del papillomavirus umano (HPV) nei vaccini, frammenti derivanti dal processo di produzione. Tali frammenti agiscono come un secondo adiuvante, rendendo il vaccino più immunogenico rispetto a quanto lo sarebbe in sua assenza.

 

Secondo quanto riportato da Demasi , i documenti del tribunale hanno dimostrato che la Merck ha deliberatamente conservato e mantenuto i frammenti nella formulazione finale del vaccino, e la ricerca di Sing ha evidenziato un possibile collegamento con patologie autoimmuni.

 

Il vaccino Gardasil contro l’HPV è ancora disponibile sul mercato, sebbene le vendite siano crollate nell’ultimo anno.

 

Merck sta finanziando la ricerca per rendere il vaccino disponibile anche alle fasce d’età più giovani e continua a promuovere le sue iniziative di vaccinazione contro l’HPV in tutto il mondo.

 

Brenda Baletti

Ph.D.

 

© 3 giugno 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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Immagine di Omicroñ’R via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 

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Cancro

Le iniezioni contraccettive Pfizer avrebbero causato tumori al cervello in decine di donne: cause legali

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Almeno 40 donne in Scozia sono state colpite da tumori cerebrali a causa delle iniezioni contraccettive Depo-Provera della Pfizer, secondo quanto rivelato dagli avvocati, e il numero è in aumento. Lo riporta LifeSite.   Le cause intentate in Scozia rappresentano solo una piccola parte dei casi a livello globale di donne che citano in giudizio la Pfizer per tumori cerebrali causati dal Depo-Provera, che spesso provocano effetti devastanti e lasciano deturpazioni permanenti. Negli Stati Uniti, un contenzioso multidistrettuale (MDL) sui tumori cerebrali da Depo-Provera conta attualmente 1.752 casi pendenti.   Le donne stanno soffrendo di perdita della vista, occhi sporgenti, epilessia, mal di testa e altri danni a seguito dell’uso prolungato di un’iniezione contraccettiva sui cui effetti collaterali, a loro dire, non sono mai state adeguatamente informate.

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«Non si può immettere sul mercato un dispositivo medico equivalente a una bomba atomica, apporre un’avvertenza e pensare di farla franca», ha dichiarato a SkyNews Patrick McGuire dello studio legale Thompsons Solicitors, che rappresenta le donne scozzesi nella causa.   «La questione è molto più complessa. Il prodotto non era sicuro. Gli avvertimenti non erano chiari. E le donne hanno subito lesioni gravissime. Hanno diritto a un risarcimento», ha affermato. L’avvocato ha dichiarato alla testata locale Edinburgh Live che il caso a livello nazionale è uno di quelli a più rapida crescita che abbia mai visto.   Il Daily Record è stato il primo a riportare che uno studio pubblicato sul British Medical Journal nel 2024 ha rilevato che l’uso prolungato di Depo-Provera causa un aumento del rischio di sviluppare meningiomi cerebrali.   «Dalla pubblicazione dell’inchiesta del Daily Record, abbiamo avuto migliaia di interazioni sulle piattaforme social di Thompsons Scotland e centinaia di richieste telefoniche. Questo ha portato all’avvio di 40 procedimenti, ma tale numero aumenterà senza dubbio, dato che il mio team sta valutando molti altri casi», ha dichiarato McGuire.   «Siamo ancora nelle fasi iniziali di questa class action, ma è evidente che il Depo-Provera è implicato in terribili effetti collaterali sulla salute di molte donne in tutta la Scozia. Si tratta di una delle azioni legali in più rapida crescita che abbia mai visto».   Una delle persone colpite, Kirsty Moore, che si sottoponeva al vaccino da oltre 20 anni, ha scoperto di avere un tumore nel 2021 dopo aver sofferto di mal di testa e gonfiore all’occhio destro. Da allora si è sottoposta a quattro interventi chirurgici per rimuovere il meningioma, che si sta sviluppando sul nervo ottico.   Tuttavia, il tumore ha continuato a crescere dopo questi interventi chirurgici. Moore sta ora tentando un ciclo di radioterapia «estenuante» della durata di sei settimane per cercare di arrestarne la crescita.   «È sconvolgente e non dubito che molte altre donne si faranno avanti col passare del tempo. Spero che questi numeri incoraggino le autorità a vietare il vaccino in Scozia», ha dichiarato a Edinburgh Live.   Un’altra donna scozzese, Lindsay Tinney, una madre di quattro figli di 50 anni, è rimasta epilettica a causa di un tumore dopo un intervento chirurgico al cervello durato 10 ore per rimuovere il meningioma, che al momento della scoperta aveva le dimensioni di una pallina da tennis. Ha assunto Depo-Provera per sette anni.

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Le cause intentate contro la Pfizer lamentano che il colosso farmaceutico non abbia avvertito gli utilizzatori di Depo-Provera del rischio di meningiomi in seguito a un uso prolungato. Negli ultimi decenni, l’azienda farmaceutica è stata oggetto di numerose cause legali di rilievo, tra cui una intentata in Texas nel 2023 per aver presumibilmente fornito informazioni fuorvianti sull’efficacia dei suoi vaccini contro il COVID-19 e per aver tentato di soffocare le critiche pubbliche al farmaco sperimentale.   In passato l’attuale segretario della Sanità americana Robert F. Kennedy jr. si è riferito a Pfizer, insieme ad altri produttori di vaccini, come a «criminali seriali condannati». Nel gennaio 2020, è stata intentata una class action «che accusava Pfizer di aver nascosto il fatto che Zantac contiene una sostanza cancerogena», come riportato da Becker’s Hospital Review.   Nel 2009, la Pfizer ha pagato 2,3 miliardi di dollari, «il più grande risarcimento per frode sanitaria nella storia del dipartimento di Giustizia», secondo il dipartimento stesso, per aver promosso illegalmente farmaci per usi non autorizzati o a dosaggi non approvati.

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Vaccini

Vaccini, Trump firma un ordine esecutivo a sostegno di una profonda revisione del calendario pediatrico

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Il presidente Donald Trump ha firmato venerdì un ordine esecutivo a sostegno di una recente decisione del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) di ridurre il numero di vaccini obbligatori per l’infanzia, allineando in questo modo gli Stati Uniti alle evidenze scientifiche.

 

«Con la firma dell’ordine esecutivo odierno, il presidente Trump ribadisce il suo impegno a favore della scienza di altissimo livello, garantendo agli americani la migliore consulenza medica possibile e offrendo a pazienti e medici la massima flessibilità», ha dichiarato la Casa Bianca in una nota informativa diffusa insieme all’ordine.

 

La scheda informativa sottolinea che la valutazione dell’HHS «ha confrontato le raccomandazioni statunitensi in materia di immunizzazione infantile con quelle di altri Paesi simili, ha analizzato l’adesione alla vaccinazione e la fiducia del pubblico, ha valutato le evidenze cliniche ed epidemiologiche e le lacune nelle conoscenze, e ha esaminato gli obblighi vaccinali».

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Secondo la scheda informativa, l’analisi ha evidenziato che gli Stati Uniti raccomandano attualmente un numero di vaccini infantili superiore a quello di qualsiasi altro Paese comparabile, incluse oltre il doppio delle dosi di vaccino raccomandate da alcune nazioni europee.

 

L’ordine di Trump richiede ai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) e al suo Comitato consultivo sulle pratiche di immunizzazione (Advisory Committee on Immunization Practices) di esaminare la valutazione «e di adottare tutte le misure appropriate per aggiornare il calendario vaccinale statunitense per l’infanzia e l’adolescenza».

 

Negli ultimi cinquant’anni, il numero di vaccini obbligatori per l’infanzia è aumentato vertiginosamente. La scheda informativa spiega che «nel 1980, i bambini americani che seguivano il calendario vaccinale del CDC ricevevano 23 dosi di vaccino in 7 iniezioni contro 7 diverse malattie. Nel 2024, il numero raccomandato di vaccini di routine era salito ad almeno 84 dosi in almeno 57 iniezioni per 17 malattie, oltre alla vaccinazione con anticorpi monoclonali contro il virus respiratorio sinciziale (RSV) per un totale di 18 malattie. Si tratta di un numero superiore a quello di altri Paesi sviluppati».

 

La valutazione dell’HHS raccomanda di dare priorità a soli 11 vaccini infantili, riducendo inoltre le dosi raccomandate di vaccino contro l’HPV da due o tre a una, sebbene restino interrogativi sul perché venga ancora raccomandato, dato che l’HPV è una malattia a trasmissione sessuale che non si contrae tramite contatto occasionale.

 

Poco dopo il suo insediamento, nel febbraio 2025, Trump ha firmato un ordine esecutivo che istituisce la Commissione MAHA del Presidente, «affidando alla Commissione il compito di indagare e affrontare le cause profonde della crescente crisi sanitaria americana, con un’attenzione iniziale alle malattie croniche infantili», si legge nella scheda informativa.

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L’amministrazione Trump ha posto fine alla raccomandazione generalizzata di vaccinare tutti i bambini contro il COVID-19, aggiornando la sua raccomandazione in modo che si basi su una decisione clinica condivisa tra pazienti e medici. A maggio, la Commissione MAHA ha pubblicato la Valutazione «Rendiamo di nuovo sani i nostri bambini», che riassume le conoscenze attuali e i quesiti ancora aperti in merito alla crisi delle malattie croniche infantili.

 

A settembre, la Commissione MAHA ha pubblicato la Strategia «Rendiamo di nuovo sani i nostri bambini», un piano ambizioso con oltre 120 iniziative per invertire le politiche fallimentari che hanno alimentato l’epidemia di malattie croniche infantili negli Stati Uniti. La strategia ha dato priorità allo sviluppo di un quadro vaccinale che garantisca agli Stati Uniti il miglior calendario vaccinale per l’infanzia.

 

A dicembre, il presidente Trump ha firmato un memorandum presidenziale per avviare il processo di allineamento delle raccomandazioni statunitensi di base in materia di vaccinazioni infantili con le migliori pratiche adottate da paesi sviluppati analoghi.

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