Epidemie
4.486 anziani morti solo nelle RSA milanesi. Numeri al ribasso?
Sono numeri e dati agghiaccianti quelli che emergono dal dossier finale sulle residenze per anziani dell’Ats di Milano pubblicato anche dal Corriere della Sera.
Le 162 strutture per anziani del milanese e della provincia di Lodi ospitano — o sarebbe meglio dire ospitavano — ben 17.000 pazienti, trovatisi a far fronte con la peggiore delle sfide: l’epidemia di Covid-19.
L’Azienda territoriale sanitaria ha raccolto i numeri forniti dalle RSA da inizio emergenza ad oggi, stilando un documento che riporta il tragico risultato finale.
Sono numeri e dati agghiaccianti quelli che emergono dal dossier finale sulle residenze per anziani dell’Ats di Milano
Tra i dati più drammatici vi è certamente quello legato ai decessi: al 20 maggio, il 26% dei morti ha avuto certamente il Covid-19, il 34% ha manifestato sintomi sospetti.
Queste informazioni «ci devono far riflettere» — dichiara Vittorio Demicheli, direttore sanitario dell’Ats.
Il dossier dimostrerebbe che nel momento peggiore del picco, ad inizio maggio, fra i 13.000 ospiti rimasti nelle RSA di Milano e Lodi, oltre 5.000 erano in isolamento, in stanze o reparti con altri malati, nel tentativo di preservare chi non era stato ancora infettato.
Al 20 maggio, il 26% dei morti ha avuto certamente il Covid-19, il 34% ha manifestato sintomi sospetti
Il primo aprile gli anziani isolati erano circa la metà. Ma non è solo quel numero a dare evidenza del dilagare del virus. Una statistica più precisa racconta anche dei ritardi con i quali i malati sono stati individuati, certificati e quindi allontanati per provare a contenere il contagio. Il 1º aprile, infatti, in tutte le RSA della provincia risultavano già 539 casi accertati di Covid e 1.451 casi sospetti: numeri impressionanti e fin troppo taciuti.
La realtà è che per tutto il mese di marzo, in quasi tutte le zone d’Italia ma in particolare in Lombardia ed Emilia-Romagna, si è optato per non fare i tamponi agli anziani nelle case di cura, dedicando tutte le energie di diagnosi e le risorse agli ospedali.
Da quando nel milanese e nel lodigiano, ad aprile inoltrato, si è iniziato il tamponamento tardivo anche nelle case di riposo, le proporzioni dell’epidemia sono emerse in tutta la loro tremenda portata: il 20 maggio (quando i morti nel frattempo erano già migliaia) i casi sospetti erano 175, e gli anziani ammalati con certezza di Covid 3.354.
Stesse proporzioni se si guarda solo il dato della città di Milano: sempre al 20 maggio, nelle strutture per anziani milanesi erano rimasti circa 5.600 ospiti (dai 7.210 che erano). Un mese prima, al 29 aprile, quasi 2 su 5 avevano contratto il nCoV — ovvero il 36%.
La realtà è che per tutto il mese di marzo, in quasi tutte le zone d’Italia ma in particolare in Lombardia ed Emilia-Romagna, si è optato per non fare i tamponi agli anziani nelle case di cura, dedicando tutte le energie di diagnosi e le risorse agli ospedali
Dal 20 febbraio al 20 maggio, in soli tre mesi, le strutture dichiaravano 4.486 ospiti morti. Il 59,6% dei decessi — più della metà — è attribuito al virus. Nelle strutture di Milano città si registra il valore più alto: 61,65%, 1.273 persone.
Lo tsunami del contagio non ha risparmiato nemmeno gli operatori sanitari: nella fase acuta dell’emergenza, a fine aprile, il 40% dei lavoratori era assente sul totale di quelli in servizio, 3.500 per motivi legati al Covid.
I grafici e le tabelle disponibili servono a ripensare l’organizzazione di queste strutture: «I requisiti di accreditamento per le RSA — afferma il direttore dell’Ats milanese — valorizzano la loro capacità di favorire la socializzazione, anche con spazi adeguati. E proprio queste strutture ora fanno più fatica a contenere il contagio. Bisogna fare una riflessione per il futuro su questo segmento di assistenza».
Lo tsunami del contagio non ha risparmiato nemmeno gli operatori sanitari: nella fase acuta dell’emergenza, a fine aprile, il 40% dei lavoratori era assente sul totale di quelli in servizio, 3.500 per motivi legati al Covid
Davanti ad un numero così esorbitante di anziani deceduti e infetti, sappiamo che soltanto una percentuale minima di loro è stata portata in pronto soccorso per le cure: mai più di 30 o 40 a settimana in città, perché proprio nei mesi dell’emergenza più pesante i pazienti più fragili non erano granché benvenuti in ospedale.
L’ormai famosa delibera di marzo della Regione Lombardia invitava le RSA ad assistere gli anziani sopra i 75 anni con sintomi sospetti e situazioni di fragilità all’interno delle strutture, perché si riteneva che il trasporto e l’attesa in pronto soccorso potessero peggiorare le loro condizioni.
Lo stesso avveniva in Emilia-Romagna, pur senza una certa ufficialità come è stato per la Lombardia. È evidente che alle residenze per anziani fosse chiesto di inviare il meno possibile gli ospiti in pronto soccorso, per non far collassare i reparti di terapia intensiva. L’ordine era chiaro: cercate di gestirveli all’interno delle vostre strutture, e inviateli solo in casi di estrema necessità.
Purtroppo, molto spesso, quando si arrivava ai casi di «estrema necessità» era già troppo tardi: molti degenti sono morti soli, schiacciati dentro ad una scatoletta di tonno senza via d’uscita e senza poter accedere alle cure necessarie
Purtroppo, molto spesso, quando si arrivava ai casi di «estrema necessità» era già troppo tardi: molti degenti sono morti soli, schiacciati dentro ad una scatoletta di tonno senza via d’uscita e senza poter accedere alle cure necessarie.
Nondimeno il ritardo nei tamponi non ha solo reso difficile una sorta di diagnosi, ma ha generato errori sulle cure: se venissero consultate le cartelle cliniche dei pazienti deceduti nelle RSA di mezza Italia, forse si scoprirebbe che tanti di loro non sono stati curati con i farmaci sperimentali indicati dai protocolli sanitari per far fronte a Sars-Cov-2. Nel mese di marzo gli ospiti residenti in struttura morivano già, alcuni di loro anche ad aprile, ma non avendo eseguiti i tamponi nessuno saprà mai di cosa sono realmente morti, e le strutture si guarderanno bene dal prendersi la responsabilità anche di quei morti.
Individuare i responsabili di questa tremenda ecatombe, dove ignoranza, superficialità e ritardo nelle azioni concrete sono state le armi che hanno permesso l’anzianicidio massivo al quale abbiamo dovuto assistere
I numeri «ufficiali», quindi, come già più volte ribadito, non corrisponderanno mai ai numeri reali. Resta il fatto che anche solo le morti di anziani certificate gridano vendetta al Cielo e obbligano ad una presa di coscienza che porti ad individuare i responsabili di questa tremenda ecatombe, dove ignoranza, superficialità e ritardo nelle azioni concrete sono state le armi che hanno permesso l’anzianicidio massivo al quale abbiamo dovuto assistere.
Cristiano Lugli
Epidemie
Virus sconosciuto e per il quale non esiste un vaccino si sta diffondendo negli Stati Uniti
Secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, il metapneumovirus umano (HMPV) si sta diffondendo negli Stati Uniti, in particolare in California e nella regione dei Grandi Laghi. Lo riporta Epoch Times.
I sintomi includono tosse, febbre e congestione nasale e, a differenza di virus respiratori più noti, per l’HMPV non esistono vaccini o trattamenti conosciuti, ha affermato il CDC.
I pazienti ricoverati in ospedale ricevono in genere cure di supporto, o ossigeno se necessario, e liquidi per via endovenosa per prevenire o trattare la disidratazione.
Dei test nazionali risultati positivi ai virus respiratori nella settimana conclusasi il 28 febbraio, il 5% è risultato positivo all’HMPV, la percentuale più alta per l’HMPV da metà 2025. La percentuale è inferiore a quella dell’influenza e del virus respiratorio sinciziale (VRS), ma superiore a quella del COVID-19, secondo il National Respiratory and Enteric Virus Surveillance System.
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La California e il Nuovo Jersey sono tra gli stati che hanno recentemente segnalato casi di HMPV. Secondo l’ente di controllo epidemico statunitense CDC, casi sono stati registrati in tutte le regioni del paese.
Specialisti affermano che i sintomi sono solitamente lievi, ma che il virus può portare a complicazioni più gravi, in particolare nei bambini piccoli, negli anziani e in altre persone con un sistema immunitario più debole.
Secondo uno studio pubblicato a febbraio, i ricercatori della Facoltà di Sanità Pubblica dell’Università di Pittsburgh e di altre istituzioni hanno affermato che l’HMPV inizia solitamente a circolare più tardi nella stagione rispetto all’influenza e al virus respiratorio sinciziale.
Gli scienziati hanno scoperto che il virus raggiunge il picco anche più tardi, spesso ad aprile, e affermano che lo studio dimostra che l’HMPV è «una causa importante» di sintomi respiratori sia nei bambini che negli adulti.
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Epidemie
Come possiamo infettare gli esseri umani con un coronavirus di pipistrello? Gli scienziati si ponevano questa domanda molto prima del COVID
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Una zona grigia normativa
Nonostante il rifiuto del NIH nel 2016, Li e Baric continuarono a esplorare idee correlate man mano che la politica federale evolveva. Nel marzo 2017, due mesi dopo l’insediamento della prima amministrazione Trump, Li contattò Stemmy per proporgli una nuova proposta. Baric, scrisse Li, stava «considerando la possibilità di realizzare un costrutto sintetico di un coronavirus chimerico simile alla SARS nei pipistrelli». Li ha inoltrato una lettera firmata da Baric in cui proponeva formalmente l’idea: creare un virus ibrido combinando la maggior parte di un coronavirus di pipistrello simile alla SARS, l’SHC014, con la proteina spike di un altro virus di pipistrello scoperto di recente in Uganda. Le e-mail mostrano che Baric aveva ottenuto la sequenza completa del virus dell’Uganda un mese prima dal virologo Simon Anthony della Columbia University, che all’epoca stava collaborando con l’EcoHealth Alliance e altri al progetto PREDICT, un progetto decennale finanziato dall’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale e guidato da ricercatori dell’Università della California-Davis per catalogare i virus emergenti nella fauna selvatica. La nuova proposta di Baric e Li prevedeva anche la modifica della regione spike che si lega ai recettori ACE2, regolando sostanzialmente la forza con cui l’ibrido ugandese poteva legarsi alle cellule di specie diverse. Il team intendeva verificare se il virus ingegnerizzato potesse infettare cellule portatrici di recettori umani, di topo, di pipistrello o di zibetto. Se il virus modificato si fosse replicato in modo efficiente, i ricercatori hanno proposto di costruire versioni complete del virus dell’Uganda che incorporassero quelle mutazioni che potenziano i recettori. Nella loro lettera, gli scienziati sostenevano che l’esperimento non avrebbe soddisfatto la definizione federale di potenziale agente patogeno pandemico, poiché nessuno dei due virus originali dei pipistrelli aveva dimostrato di causare malattie negli esseri umani. Hanno anche promesso di interrompere i lavori se un virus ingegnerizzato si fosse replicato più di 10 volte meglio del virus SARS utilizzato come parametro di riferimento. Due settimane dopo, Stemmy rispose che il comitato interno del NIH non aveva ancora preso una decisione. La proposta, ha scritto, era finita in una fase di transizione normativa. «Nulla da segnalare al riguardo», ha scritto Stemmy. «Il nostro comitato interno non si è ancora riunito. Al momento è una zona un po’ grigia, dato che la sospensione dei finanziamenti per la ricerca del GoF è ancora tecnicamente in vigore, mentre il dipartimento implementa la politica P3CO che la sostituirà». I documenti disponibili non indicano quale decisione abbia infine preso l’NIH in merito alla proposta della chimera in Uganda. Né Li né Baric hanno risposto alle richieste di commento. Anche l’NIH e Stemmy non hanno risposto alle domande sulle loro decisioni in materia di sovvenzioni. Lo scambio illustra come i ricercatori abbiano continuato a esplorare nuove combinazioni di genomi di coronavirus di pipistrello e proteine spike, mentre i funzionari federali faticavano a definire dove si trovasse il confine del guadagno di funzione.Aiuta Renovatio 21
Semafori verdi tra bandiere rosse
La sovvenzione Li-Baric non è stata unica. Nello stesso periodo, nell’ambito di diversi progetti, l’NIH ha esaminato e spesso approvato esperimenti progettati per alterare i domini di legame dei recettori, scambiare proteine spike tra virus o modificare i siti di scissione che influenzano il modo in cui i coronavirus infettano le cellule. Grazie a una sovvenzione guidata da Baric e dal virologo Mark Denison della Vanderbilt University, i ricercatori hanno proposto di generare versioni adattate ai topi dei virus dei pipistrelli WIV1 e SHC014 correlati alla SARS. I revisori interni hanno osservato che i ceppi risultanti avrebbero probabilmente mostrato una maggiore patogenicità o trasmissibilità negli animali. Una prima bozza di risposta metteva in dubbio la conformità del lavoro agli obiettivi del finanziamento, ma è stata preparata una versione successiva per approvare gli esperimenti. Un altro progetto Baric ha costruito chimere SARS contenenti proteine spike SHC014 o WIV1. Il NIH ha concluso che quegli esperimenti non soddisfacevano la definizione di guadagno di funzione all’epoca, sebbene lo scopo di tali scambi di proteine spike fosse quello di testare se i virus dei pipistrelli potessero infettare nuovi ospiti. Le approvazioni precedenti del 2015 includevano esperimenti che prevedevano l’inserimento di sequenze del sito di scissione della MERS nel virus correlato HKU4 del pipistrello e l’alterazione delle regioni di legame al recettore per aumentare l’efficienza di adesione del virus alle cellule. Anche le alterazioni dei siti di scissione della MERS, modifiche che possono influenzare l’efficienza di ingresso del virus, erano consentite nell’ambito dello stesso finanziamento. Nel complesso, i dati mostrano che l’NIH blocca alcuni esperimenti di legame del recettore durante la pausa di guadagno di funzione, consentendo al contempo di procedere con altre sovvenzioni per ricerche strettamente correlate sullo scambio di spike e sul sito di scissione. All’inizio del 2018, tale contesto normativo ha costituito lo sfondo per una proposta più ambiziosa: DEFUSE.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Scambi scientifici informali
Le email quotidiane mostrano anche come idee e sequenze genetiche si siano diffuse in modo informale tra i collaboratori. In uno scambio di battute del febbraio 2018, Li disse a Shi, il famoso ricercatore del coronavirus WIV, che Baric voleva avere accesso alla sua sequenza inedita di una proteina spike di un coronavirus di pipistrello simile alla MERS, noto come «422». Li ha scritto di aver «menzionato» a Baric il recente lavoro di Shi sul virus, il quale gli ha chiesto se poteva «ottenere la sequenza della proteina spike 422». «Ho detto che avrei dovuto consultarmi con te», ha aggiunto Li. Shi rispose che non vedeva alcun problema nel condividere le informazioni, a patto che il lavoro di Baric non si sovrapponesse troppo al suo. Descrisse anche gli esperimenti già condotti dal suo laboratorio. «Abbiamo già effettuato questo scambio sulla spina dorsale del MERS-CoV», ha scritto. Il virus ricombinante, ha affermato Shi, potrebbe essere salvato dopo la trasfezione, ma «non potrebbe crescere nel passaggio successivo». «Per il momento ci fermiamo qui», ha aggiunto Shi. «Lo incoraggerei a provare». Lo scambio offre uno sguardo all’interno dell’ecosistema scientifico collaborativo riflesso nei documenti, in cui ricercatori americani e cinesi hanno condiviso sequenze, idee sperimentali e risultati preliminari in tempo reale. Il mese successivo, Baric e Shi si unirono all’EcoHealth Alliance per presentare la proposta DEFUSE alla DARPA.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Gli scienziati dibattono sui rischi
Stanley Perlman, ricercatore dell’Università dell’Iowa sul coronavirus che collabora con Li, ha affermato che l’ecosistema di ricerca più ampio descritto nei documenti era reale, anche se organizzato in modo poco chiaro. I ricercatori, ha detto, stavano cercando di determinare quali coronavirus dei pipistrelli «potessero infettare le cellule umane» e quindi rappresentare un rischio pandemico. Allo stesso tempo, Perlman ha affermato di credere che alcune delle questioni scientifiche che guidano gli esperimenti sulle chimere potrebbero spesso essere affrontate utilizzando approcci più semplici. «Non era necessario creare virus chimerici per ottenere informazioni», ha affermato Perlman, che ha aggiunto di credere che il SARS-CoV-2 abbia avuto origine naturale. «I virus chimerici non sono il mio metodo preferito». Altri due scienziati che hanno esaminato separatamente i nuovi documenti del NIH sono stati più critici. Simon Wain-Hobson, un virologo franco-britannico che da tempo si oppone alla ricerca sul guadagno di funzione, ha definito «folle» uno dei concetti di virus ricombinante proposti da Baric. «Dopo la controversia sul virus influenzale GoF», ha affermato, riferendosi a un dibattito durato un decennio sulla possibilità che i ricercatori rendessero intenzionalmente i virus mortali più contagiosi per studiarli, «questo dimostra che Baric non ha imparato nulla». Steve Massey, professore di bioinformatica che ha esaminato i documenti, ha affermato che essi rivelano quello che lui considera uno schema ricorrente: i ricercatori, in particolare Baric, spingono oltre i limiti sperimentali, usando un linguaggio tecnico per «imbrogliare» i revisori e convincerli ad approvare studi che, a suo avviso, costituiscono una ricerca sul guadagno di funzione. Massey ha anche sottolineato quella che considera una linea guida: le proposte per modificare i «siti di scissione della proteasi umana» nella MERS, che secondo lui assomigliano ai successivi dibattiti sull’ingegneria dei siti di scissione relativi al SARS-CoV-2. «Tali esperimenti potrebbero facilmente aumentare la patogenicità o la trasmissibilità», ha detto Massey. «Questo è come giocare col fuoco».Sostieni Renovatio 21
Post-epidemia: test del sito della furina
I documenti includono anche una proposta redatta all’inizio della pandemia, incentrata su una delle caratteristiche più dibattute del SARS-CoV-2: il sito di scissione della furina. All’inizio del 2020, Baric e Li hanno proposto esperimenti che inserivano quel sito di scissione in RaTG13, il coronavirus dei pipistrelli più strettamente correlato al SARS-CoV-2, insieme ad altre mutazioni che influenzano il legame della proteina spike e l’ingresso del virus. L’obiettivo era verificare se tali cambiamenti potessero consentire al virus di infettare nuove specie o di infettare più facilmente le cellule. I ricercatori hanno riconosciuto la possibilità che tale lavoro possa richiedere un’ulteriore revisione ai sensi delle norme P3CO (Potential Pandemic Pathogen Care and Oversight), il quadro federale implementato dopo la sospensione dei finanziamenti per il gain-of-function. Hanno proposto di condurre gli esperimenti in rigorose condizioni di biosicurezza, portando avanti anche studi sulla perdita di funzione volti ad indebolire il virus. Ma la proposta chiariva anche cosa gli scienziati si aspettavano che le mutazioni potessero fare. «Prevediamo», hanno scritto i ricercatori, che l’inserimento del sito di scissione della furina in RaTG13 potrebbe aumentare la capacità del virus di infettare e causare malattie negli organismi viventi.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Cosa mostrano i registri
I documenti appena resi pubblici non dimostrano che il SARS-CoV-2 sia stato creato artificialmente o sia fuoriuscito da un laboratorio. Ma forniscono prove contemporanee di come ricercatori e funzionari federali stessero pensando all’ingegneria del coronavirus anni prima dell’inizio dell’epidemia. I revisori del NIH hanno avvertito che la modifica delle proteine spike potrebbe creare tratti virali «nuovi e inaspettati». Gli scienziati hanno discusso su quanto lontano dovessero spingersi questi esperimenti. E proposte per rimodellare i siti di legame o di scissione dei recettori sono apparse in diversi finanziamenti. All’inizio della pandemia, e ancor prima che DEFUSE venisse respinto, gli strumenti e i concetti scientifici per calibrare il modo in cui i coronavirus penetrano nelle cellule umane non erano più solo speculativi. Erano già stati proposti, dibattuti in lettere di controllo federali e perseguiti attraverso una rete internazionale di laboratori collaborativi. Lewis Kamb Pubblicato originariamente da US Right to Know. Lewis Kamb è un giornalista investigativo specializzato nell’uso delle leggi sulla libertà di informazione e dei registri pubblici per scoprire illeciti e chiamare i potenti a risponderne. © 9 marzo 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.ùIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Epidemie
Giustizia per il COVID: impedire che si ripeta il «periodo più terribile della nostra vita»
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Cinque organizzazioni, tra cui Children’s Health Defense, hanno lanciato oggi la campagna COVID Justice per chiedere conto delle proprie azioni e garantire che il governo non utilizzi mai più un’emergenza di salute pubblica per violare i diritti costituzionali degli americani. La campagna include una petizione che chiede al Senato degli Stati Uniti di adottare una risoluzione COVID Justice.
Mascherine, lockdown, censura, obblighi vaccinali che mettono fine alla carriera e talvolta sono mortali : la risposta senza precedenti del governo degli Stati Uniti alla pandemia di COVID-19 ha prodotto «la più radicale sospensione delle libertà civili nella storia moderna», secondo i fondatori di COVIDJustice.org
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Cinque organizzazioni, tra cui Children’s Health Defense (CHD), hanno lanciato oggi la campagna COVID Justice per chiedere conto delle proprie azioni e garantire che il governo non utilizzi mai più un’emergenza sanitaria pubblica per violare i diritti costituzionali degli americani.
La campagna include una petizione che chiede al Senato degli Stati Uniti di adottare una risoluzione sulla giustizia COVID.
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La risoluzione proposta esorta il Senato a «confermare gli insegnamenti permanenti della risposta al COVID-19, a ripudiare alcune misure di emergenza in quanto incompatibili con la libertà costituzionale e a stabilire principi vincolanti per qualsiasi futura emergenza di sanità pubblica».
Michael Kane, direttore delle attività di advocacy del CHD, ha affermato che la risoluzione proposta è il risultato degli sforzi volti a riunire le organizzazioni per discutere «cosa possiamo fare, soprattutto a livello federale, per promuovere un programma condiviso sulla libertà medica, in particolare per quanto riguarda i vaccini».
«CHD e il nostro movimento hanno decine di alleati nella Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti che sostengono buone proposte di legge, ma al Senato non sembravamo avere un piano veramente coerente per portare avanti la nostra agenda», ha affermato Kane.
Jeffrey Tucker, presidente e fondatore del Brownstone Institute, ha contribuito a promuovere e redigere la COVID Justice Resolution. Ha dichiarato a The Defender che l’idea della risoluzione «è nata da un ardente desiderio di responsabilità, di una dichiarazione, di un risarcimento, di una conclusione al periodo più terribile della nostra vita».
«Non possiamo lasciar perdere senza una comprensione, una dichiarazione di consenso sul fatto che quanto accaduto sia sbagliato sotto ogni aspetto», ha detto Tucker. «Il silenzio sull’argomento è assordante. Le persone hanno un disperato bisogno di parlare e questa risoluzione glielo consente».
Leslie Manookian, presidente e fondatrice dell’Health Freedom Defense Fund, ha affermato che è mancata la responsabilità delle decisioni prese dai decisori politici durante la pandemia di COVID-19:
«I vaccini contro il COVID-19 hanno ferito e ucciso decine di persone, i bambini hanno sofferto, i giovani si sono suicidati, nuovi vaccini sperimentali sono stati imposti al pubblico con false affermazioni di “sicurezza ed efficacia”, eppure nessuno è stato ritenuto responsabile».
«Non dobbiamo dimenticare ciò che hanno fatto alla gente e la Risoluzione sulla giustizia COVID è un passo nella giusta direzione».
Per Leah Wilson, co-fondatrice e direttrice esecutiva di Stand for Health Freedom, la risoluzione rappresenterebbe un passo significativo verso il ripristino del controllo locale e dell’autonomia individuale sui processi decisionali in ambito medico e sanitario.
«Crediamo che le persone più vicine a una decisione siano sempre le più attrezzate a prenderla: l’individuo, la famiglia e la comunità locale. Questi strati della società non sono un ostacolo alla sicurezza pubblica; sono il fondamento di una società resiliente. Le comunità forti non indeboliscono una nazione. La stabilizzano», ha affermato Wilson.
CHD, il Brownstone Institute, Stand for Health Freedom, l’Health Freedom Defense Fund e l’ Autism Action Network hanno co-sponsorizzato il lancio di COVIDJustice.org. La petizione rimarrà attiva a tempo indeterminato, ha affermato Kane.
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«Non si tratta di vendetta. Si tratta di chiarezza morale»
I gruppi hanno anche discusso la tempistica del lancio della campagna, in un momento in cui alcune iniziative dell’amministrazione Trump, tra cui il movimento Make America Healthy Again (MAHA), si trovano ad affrontare rischi derivanti da priorità contrastanti. Tra questi rischi rientrano il recente ordine esecutivo di Trump sul glifosato e i tentativi dell’American Academy of Pediatrics (AAP) di bloccare la riunione programmata questo mese del gruppo di consulenti sui vaccini dei Centers for Disease Control and Prevention.
«Vedere un’organizzazione commerciale privata, finanziata da Big Pharma, andare in tribunale per annullare una riunione programmata dal potere esecutivo del governo federale è scioccante e spaventoso. Era questa la ragione originale per cui avevamo scelto la data di lancio», ha affermato Kane.
Tucker ha affermato che la risoluzione «è un’autentica dichiarazione popolare, nel senso che proviene dal basso, come messaggio a chi sta in alto. Le nostre voci saranno ascoltate».
«La Costituzione non è stata scritta per i giorni di calma», ha detto Wilson. «È stata scritta specificamente per i momenti di crisi. Le emergenze sono proprio il momento in cui le protezioni contano di più, perché la paura è un’arma potente. Il nostro obiettivo è muoverci verso un futuro in cui alla paura non sia permesso di prevalere sui diritti e sulle responsabilità delle persone».
Wilson ha anche sottolineato l’imparzialità della campagna.
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«COVIDJustice.org rappresenta un’opportunità per gli americani di diverse convinzioni di riconoscere una preoccupazione comune: l’eccesso di potere del governo può verificarsi rapidamente quando manca la responsabilità. Questa non è una questione di parte. È una questione umana».
Tucker ha affermato che, sebbene alcune persone si siano lasciate alle spalle il COVID-19 e le politiche di quell’epoca, la campagna non è ancorata al passato, ma guarda al futuro.
«È davvero nel passato, finché non avremo scuse, ricoveri e qualche forma di risarcimento? Non ne sono così sicuro. La politica del lockdown fino alla vaccinazione è ancora in vigore presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Devo ancora vedere prove che non accadrà di nuovo. Le persone sono più germofobiche che mai», ha detto Tucker.
Secondo Tucker, le questioni irrisolte sulla risposta ufficiale alla pandemia di COVID-19 stanno ostacolando gli sforzi dei decisori politici e delle agenzie federali, tra cui il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) degli Stati Uniti, guidato da Robert F. Kennedy Jr.
«Il nuovo HHS ha incontrato difficoltà nell’attuare la riforma, in parte perché non ha ancora fatto i conti con quanto accaduto», ha affermato Tucker.
«Le nazioni, come le famiglie, crescono quando sono disposte a valutare onestamente ciò che è accaduto. Questo è un concetto che qualsiasi entità di successo sposa», ha affermato Wilson. «Il coinvolgimento di Stand for Health Freedom in COVIDJustice.org non riguarda il rivivere il passato, né la vendetta. Riguarda la chiarezza morale».
Kane ha affermato che queste questioni irrisolte hanno spinto CHD e altri gruppi per la libertà medica a collaborare a questa e ad altre recenti iniziative.
«Non ho mai visto il nostro movimento procedere nella stessa direzione come ora», ha affermato. «Abbiamo la coalizione del Medical Freedom Act, la coalizione End the Vaccine Carveout e ora abbiamo CovidJustice.org. Mai nella storia del nostro movimento abbiamo visto questo livello di coordinamento. Questi sforzi collaborativi ci stanno aiutando a trovare una nuova forza».
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Le risoluzioni chiedono un limite di 30 giorni per le dichiarazioni di emergenza nazionale o statale
Secondo la risoluzione proposta:
«Molte misure adottate in nome della salute pubblica, sia a livello federale che nella maggior parte degli stati, non avevano prove sufficienti di efficacia, in alcuni casi erano arbitrarie, imponevano danni sproporzionati ai poveri e alle classi lavoratrici e violavano i principi fondamentali del governo limitato».
La risoluzione affronta le misure adottate durante la pandemia di COVID-19, come l’obbligo di vaccinazione e mascherine e i lockdown, l’introduzione dei «passaporti vaccinali», la chiusura di scuole, università e attività «non essenziali» e la censura di scienziati e altri che hanno messo in discussione le politiche istituzionali sul COVID-19.
Si propone inoltre di stabilire un limite futuro di 30 giorni per le dichiarazioni di emergenza nazionale o statale che non possono essere rinnovate «senza una nuova autorizzazione esplicita da parte di un voto del Congresso o della rispettiva legislatura statale».
La risoluzione chiede inoltre la fine dei protocolli ospedalieri «diretti dalle agenzie» che «violano il rapporto medico-paziente e calpestano i diritti individuali nelle cure mediche» e la tutela dell’autonomia corporea, dell’esercizio religioso e dei diritti dei bambini durante un’emergenza sanitaria pubblica.
La coalizione invita i governi federali e statali a sancire queste tutele nella legge. I gruppi chiedono inoltre al Government Accountability Office di «condurre audit annuali dei piani federali e statali di preparazione alle emergenze per garantire il rispetto dei principi qui contenuti».
Michael Nevradakis
Ph.D.
© 25 febbraio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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