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Sanità

Vaccino, la morte di un dottore in perfetta salute 16 giorni dopo l’iniezione

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Gregory Michael, 56 anni, un popolare ginecologo di Miami  sarebbe morto a seguito di una sospetta reazione catastrofica al vaccino Pfizer Covid-19. Lo rivela la testata britannica Daily Mail.

 

La moglie in lutto di un importante medico della Florida ha dichiarato che suo marito sarebbe sia morto a causa di una misteriosa malattia del sangue, pochi giorni dopo aver ricevuto il vaccino Pfizer COVID-19.

 

La vedova sconvolta ritiene che il rivoluzionario vaccino Pfizer-BioNtech potrebbe essere stato in qualche modo il fattore scatenante

La vedova di Michael, Heidi Neckelmann, sostiene che il marito era attivo, sano e non aveva condizioni preesistenti prima di ricevere l’inizezione il 18 dicembre.

 

Il dottor Michael è morto per un ictus domenica mattina dopo aver improvvisamente sviluppato una rara malattia autoimmune che fa sì che il corpo distrugga le proprie piastrine, i minuscoli frammenti che aiutano la coagulazione del sangue.

 

La vedova sconvolta ritiene che il rivoluzionario vaccino Pfizer-BioNtech potrebbe essere stato in qualche modo il fattore scatenante.

 

«Nella mia mente la sua morte era collegata al 100 per cento al vaccino. Non ci sono altre spiegazioni»

«Nella mia mente la sua morte era collegata al 100 per cento al vaccino. Non ci sono altre spiegazioni», ha detto trattenendo le lacrime a DailyMail.com.

 

«Era in ottima salute. Non fumava, beveva alcolici di tanto in tanto ma solo socialmente. Faceva esercizio, avevamo i kayak, era un pescatore d’altura».

 

«Lo hanno testato per tutto ciò che si può immaginare, anche il cancro, e non c’era assolutamente nient’altro che non andava in lui».

 

«Lo hanno testato per tutto ciò che si può immaginare, anche il cancro, e non c’era assolutamente nient’altro che non andava in lui»

Raggiunta dal Daily Mail, la Pfizer mercoledì ha dichiarato al DailyMail.com di essere a conoscenza della morte «altamente insolita» del Dr. Michael e che stava indagando ulteriormente.

 

Tuttavia, avverte il giornale britannico,  un portavoce ha ammonito: «Non crediamo in questo momento che ci sia un collegamento diretto con il vaccino».

 

Da qualche parte, l’espressione «Nessuna correlazione» ci sembra di averla già sentita.

 

I  medici hanno scoperto che soffriva di una grave mancanza di piastrine: ci si aspetterebbe un intervallo compreso tra 150.000 e 450.000 piastrine per microlitro di sangue. Il  test mostrava la presenza di una sola piastrina

Il dottor Gregory, padre di una figlia, non avrebbe subito alcuna reazione immediata all’iniezione, ma tre giorni dopo facendo la doccia e aveva notato petecchie – macchie rosse che indicano sanguinamento sotto la pelle –  sui piedi e sulle mani.

 

Recatosi al Mount Sinai Medical Center di Miami Beach, l’ospedale dove lavora e dove ha ricevuto il vaccino innovativo, i medici hanno scoperto che soffriva di una grave mancanza di piastrine.

 

«Tutti i risultati del sangue sono tornati normali, tranne per le piastrine che sono tornate a zero»,  afferma la vedova.

 

All’inizio avevano pensato pensato che dovesse essere un errore. Così hanno fatto di nuovo il test e questa volta hanno fatto un conteggio manuale che dovrebbe essere più accurato. Normalmente i medici si aspetterebbero un intervallo compreso tra 150.000 e 450.000 piastrine per microlitro di sangue. Il nuovo test mostrava la presenza di una sola piastrina.

 

Nelle persone con PTI , nota anche come trombocitopenia grave, il sistema immunitario scambia le piastrine per oggetti estranei e istruisce la milza a distruggerli

«Si sentiva al 100%, era normale, energico, felice. Ma hanno detto che non poteva tornare a casa, che è incredibilmente pericoloso, che poteva soffrire di un’emorragia cerebrale e morire».

 

La vedova Michael sostiene che i medici hanno cercato freneticamente di invertire quello che hanno diagnosticato come un disturbo immunitario acuto noto come PTI – Porpora Trombocitopenica Idiopatica.

 

Nelle persone con PTI , nota anche come trombocitopenia grave, il sistema immunitario scambia le piastrine per oggetti estranei e istruisce la milza a distruggerli.

 

Può essere acuto o cronico, della durata di sei mesi o più, colpire da solo o in combinazione con altre condizioni autoimmuni, alcuni tipi di cancro o durante la gravidanza.

I bambini possono contrarre la PTI dopo un’infezione virale come l’influenza o la parotite, mentre negli adulti i fattori scatenanti possono includere l’HIV, l’epatite o H. pylori

 

I bambini possono contrarre la PTI dopo un’infezione virale come l’influenza o la parotite, mentre negli adulti i fattori scatenanti possono includere l’HIV, l’epatite o H. pylori, un tipo di batterio che causa ulcere gastriche.

 

La moglie di Gregory insiste, tuttavia, che non aveva nessuna di queste malattie.

 

Una soluzione all’PTI è rimuovere la milza, ma Heidi dice che non poteva essere sottoposto all’intervento perché il suo sangue non era in grado di coagulare, rendendo l’operazione troppo pericolosa.

 

Dopo due settimane di infusioni e trattamenti sperimentali che non sono riusciti ad aumentare la conta piastrinica di Gregory, i medici hanno deciso di non avere scelta.

«Mio marito ha avuto conversazioni con i medici che hanno detto che era altamente probabile che il vaccino fosse la causa» racconta la vedova Michael al giornale britannico

 

Tuttavia è morto per un ictus emorragico – quando il sangue da un’arteria sanguina nel cervello – prima che potesse sottoporsi all’intervento.

 

«Gli hanno dato delle medicine. Gli hanno dato una quantità incredibile di infusioni di piastrine, tutte le piastrine nella contea di Miami Dade, mi hanno detto», ha dichiarato al Daily Mail la vedova Heidi Neckelmann.

 

«Ma non importa quello che hanno fatto, niente ha aiutato. Gli esami del sangue sono tornati con zero piastrine ogni volta».

 

«Mi sembra possibile che in qualche modo abbia insegnato al suo corpo ad attaccare la cosa sbagliata, le piastrine»

«Mio marito ha avuto conversazioni con i medici che hanno detto che era altamente probabile che il vaccino fosse la causa» racconta la vedova Michael al giornale britannico.

 

«Mi sembra possibile che in qualche modo abbia insegnato al suo corpo ad attaccare la cosa sbagliata, le piastrine».

 

«Non è possibile che permetta a mia figlia o a chiunque altro nella mia famiglia di fare il vaccino ora, non finché non sapremo che hanno risolto tutti i problemi e assicurato che sia sicuro».

 

«Non è possibile che permetta a mia figlia o a chiunque altro nella mia famiglia di fare il vaccino ora, non finché non sapremo che hanno risolto tutti i problemi e assicurato che sia sicuro»

«Non voglio che le persone si ammalino a causa del COVID e non sono contro i vaccini, ma dobbiamo rallentare le cose».

 

«Stanno somministrando questo vaccino ad alcune delle persone più importanti, i medici e gli infermieri che si prendono cura di noi, così come gli anziani, i più vulnerabili».

 

«In qualità di medico, mio ​​marito non avrebbe voluto che qualcuno prendesse qualcosa che non fosse sicuro».

 

 

 

 

 

 

 

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Epidemie

Avanzamenti della Commissione COVID. Intervista al dottor Giacomini

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La Commissione parlamentare COVID sta andando avanti. Mercoledì alla Camera dei Deputati vi è stata un’udienza riguardante i danni da vaccino. Vi ha partecipato il dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, che si è spesa sin dall’inizio per riportare il dibattito pubblico nell’alveo di una corretta comunicazione scientifica, tutelando al contempo i diritti costituzionali calpestati durante il biennio pandemico.

 

Dottor Giacomini, di cosa si è parlato ieri in Commissione?

Abbiamo portato della documentazione che dimostrava che le istituzioni, nello specifico il ministero della Salute, già dal 2021 conoscevano il problema degli eventi avversi. Le circolari ministeriali già riconoscevano l’esistenza della questione.

 

Quali effetti avversi erano già noti al ministero della Salute?

Oltre alle possibili reazioni allergiche legati alla composizione del siero, erano note alcune patologie quali la sindrome da perdita capillare, la sindrome di Guillain-Barré, le miocarditi, le pericarditi, la sindrome trombotica trombocitopenica.

 

Può farci un esempio di un documento che già conteneva questa informazione?

La circolare del ministero della Salute del 4 agosto 2021. Siamo ad otto mesi dal lancio della vaccinazione nazionale.

 

E cosa ha fatto il ministero?

Il ministero conosceva queste cose. Ma diceva che la vaccinazione doveva andare avanti: semplicemente, suggeriva di cambiare marca di vaccino. In pratica, le reazioni ai sieri non implicavano la sospensione della vaccinazione, ma il cambio di etichetta del siero: se ti ha fatto male il Pfizer, fai il Moderna.

 

Perché non si sono fermati?

Posso dire che il ministero sembrava più preoccupato dal garantire inderogabilmente la continuazione della campagna vaccinale nazionale invece che la salute del singolo cittadino a cui pure veniva riconosciuto ufficialmente un danno da vaccino. La stessa questione si è avuta con le donne in gravidanza. Si decise di proseguire con le donne incinte nonostante l’assenza totale di studi riguardo gli effetti su questa popolazione. La stessa circolare insiste che qualora il soggetto fosse guarito dalla malattia, cioè avesse l’immunità naturale, il titolo anticorpale non va ritenuto un parametro di esclusione dalla vaccinazione COVID.

 

Cioè secondo la circolare se avevi fatto la malattia dovevi comunque fare il vaccino?

Sì, dovevi farti il vaccino per avere gli anticorpi – anticorpi vaccinali, quindi indotti artificialmente su un frammento del patogeno – e invece gli anticorpi prodotti dall’immunità naturale non possono essere presi in considerazione. La sensazione è che bisognava vaccinare davvero tutti.

 

Perché?

Il sospetto che mi viene è che non bisognava avere una popolazione di controllo, cioè un gruppo di persone non vaccinate – parliamo di decine di milioni di cittadini che erano guariti e quindi avevano l’immunità naturale. Essi avrebbero dimostrato che si poteva sopravvivere al virus senza il siero. La politica invece doveva dimostrare la qualità salvifica della vaccinazione. Senza gruppo di controllo dei guariti, che sono stati inoculati anche loro, non è possibile nessun raffronto e quindi si può portare avanti la narrazione del vaccino unico strumento per uscire dalla pandemia.

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Quali altri elementi vi sono in questo processo?

Un altro elemento che ci fa capire come potrebbe esserci stata consapevolezza dei possibili eventi avversi anche letali è lo scudo penale stabilito con l’articolo 3 del DL 44/2021: si normava il fatto che qualora vi fosse un evento avverso anche mortale il medico vaccinatore sarebbe stato esentato da qualsiasi responsabilità, era sufficiente che avesse rispetto per le linee guida e le circolari ministeriali.

 

A cosa ha portato tutto questo?

Tutto questo ha portato ad una profonda sfiducia da parte del cittadino nei confronti delle istituzioni e della scienza medica, perché la regia politica ed ideologica diviene evidente, così come l’omissione di informazioni che pure erano presenti nella comunicazioni all’interno delle istituzioni. Ricordiamo com’erano quei mesi: c’era la censura e se dicevi le stesse cose contenute nella circolare ministeriali venivi etichettato come pericoloso «no-vax».

 

Quindi i sieri sono «sicuri ed efficaci»?

Questi farmaci per la loro stessa composizione possono avere effetti avversi: l’mRNA può raggiungere tutti i tessuti e non conosciamo le diverse reazioni di questi alla sostanza. Tutto questo era noto ma non si poteva comunicare all’esterno perché non si doveva spegnere quello che il ministro Speranza avrebbe definito, in una registrazione della riunione del CTS a seguito della morte di Camilla Canepa, l’«entusiasmo vaccinale».

 

Cosa è successo durante l’udienza?

Dopo la relazione mia e del vicepresidente di ContiamoCi! Marco Cosentino, vi è stato l’intervento della senatrice del PD Ylenia Zambito. Ha avuto il coraggio di dire che non c’era alcun obbligo vaccinale. Mi è toccato ricordarle, insieme all’onorevole Bagnai, che non solo l’obbligo c’era, ma c’era pure sanzioni amministrative, sproporzionate ed irragionevoli, che avevano portato alla fame milioni di cittadini che non potevano più lavorare. Tantissimi si sono piegati a questa «coercizione amministrativa», che per quanto mi riguarda era solo un enorme «ricatto».

 

Solo un ricatto?

Di più. Per me quello che c’è stato è stata una guerra civile. Per la prima volta, lo Stato ha disconosciuto milioni dei suoi cittadini e li ha perseguitati solo perché volevano liberamente decidere riguardo al proprio corpo – cosa peraltro sancita dall’articolo 32 della Costituzione.

 

Dicono che la vaccinazione ha salvato milioni di vite.

Quand’anche fosse vero, il salvare le milioni di vite non può passare attraverso il sacrificio coatto di una minoranza che viene mandata a morire. Lo Stato non lo può fare. La Costituzione su questo è chiara. Dovevi assumerti il rischio, di una malattia da reazione avversa o perfino della morte, senza alternativa. Dovevi accettare la roulette russa. Tutto questo facendoti pure firmare un consenso informato che informato non era.

 

I politici vaccinisti stanno cambiando idea?

Ho avuto l’impressione che le forze politiche che in quegli anni hanno avallato la discriminazione e la coercizione oggi non possono più difendere queste posizioni, cercando di mettere nel dimenticatoio quella stagione. Del resto sono posizioni indifendibili: la letteratura scientifica, i casi sanitari in tutto il Paese, la Costituzione – di cui si sono detti paladini nell’ultimo referendum – violata in tantissime sue parti. Rispetto al 2024 quando andammo in Commissione COVID la prima volta, quando erano belli agguerriti, mi sono parsi più sulla difensiva, più remissivi. Hanno le armi spuntate: di fronte a relazioni rigorose e pacate non hanno la possibilità di controbattere nulla.

 

Quale valore ha la Commissione in questo momento?

I lavori della Commissione continuano ad essere silenziati dalla grande stampa. Invece un evento che ha sconvolto la vita di tutti gli italiani, comunque la si pensi, non può essere messo in un cassetto da chiudere per sempre. Abbiamo un obbligo civile, morale di analizzare tutto quello che è successo e far emergere le verità che sono state taciute, al fine di dare ai cittadini gli elementi. Se siamo ancora in una democrazia, dobbiamo avere il coraggio di cercare la verità. Qualsiasi siano le conclusioni che arriveranno alla fine di questo percorso.

 

Cosa vuole dire ai lettori di Renovatio 21?

Che il perno deve essere il lavoratore, l’uomo che fa, che crea il proprio destino. Quindi invitiamo tutti a sostenere l’azione del sindacato DI.CO.SI. ContiamoCi! per difendere il diritto al lavoro che non deve mai più essere calpestato nel nome di una spinta emergenziale, che, guarda caso, oggi si sta riproponendo in altre forme. Perché il fine ultimo metapolitico di tutto questo è quello di spogliare l’uomo della sua libertà. Togliere il lavoro significa togliere la libertà, e quindi avere un popolo facilmente controllabile di schiavi.

 

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Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata

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Sanità

Una «separazione delle carriere» per chi giudica i medici. Intervista al dottor Giacomini del sindacato DI.CO.SI.

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Ci sono in Italia alcuni «processi» che non verranno in alcun modo toccati dal referendum né dalle riforme votate in Parlamento: sono i «provvedimenti disciplinari» inflitti dagli Ordini ai medici stessi. Renovatio 21 oramai da lustri ha segnalato i casi di dottori radiati dagli albi, soprattutto dopo la legge Lorenzin per l’obbligo vaccinale pediatrico del 2017. Con molti di questi dottori abbiamo fatto articoli e conferenze, e quindi abbiamo contezza del peso che un procedimento disciplinare ordinistico comporta, dalle prime accuse alla radiazione finale. Questi «processi» subiti da medici – che processi veri non sono, ma hanno parimenti effetti concreti, talvolta devastanti, sulla vita delle persone – hanno dinamiche particolari, sconosciuti ai più. Abbiamo sentito in merito alla questione il presidente del sindacato DI.CO.SI ContiamoCi! dottor Dario Giacomini.   Dottor Giacomini, possiamo dire che c’è una magistratura anche per i medici? Non c’è una magistratura in senso stretto, ma ci sono delle commissioni per gli iscritti all’albo che presiedono procedimenti disciplinari. C’è poi un secondo grado di giudizio che è la Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS), che rappresenta un grado definitivo, salvo la Cassazione per violazione di legge o vizi di forma – la Cassazione non entra nel merito della questione, ma verifica se proceduralmente ci sono stati dei passaggi errati.   Come funziona un «processo» ad un dottore? Parte tutto a seguito di una segnalazione alla Commissione Albo Medici (CAM) della provincia, che è presieduta di solito dal presidente dell’Ordine dei Medici. C’è una parte istruttoria, dove c’è un consigliere istruttore nominato sempre dal presidente dell’Ordine (che poi collegialmente pronuncerà la sentenza), il quale valuta le prove. Poi il medico viene informato  dell’esistenza dell’istruttoria. Viene quindi invitato a comparire davanti alla commissione disciplinare. A quel punto, si apre il «processo»: da una parte il medico, accompagnato volendo dal suo avvocato, e dall’altra il presidente dell’Ordine, che però in quel momento veste il mantellino di presidente della Commissione d’Albo, composta dal presidente dell’Ordine e da alcuni consiglieri dello stesso.

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Chi giudica quindi? La commissione giudicante è fatta da consiglieri e presidente dell’Ordine. Questo è un problema: nelle elezioni ordinistiche si presentano e si votano delle liste. Non c’è voto nominale, ma voto di lista: se voti una lista dai il voto a tutti i suoi membri. Quindi quello che si ottiene è un Consiglio Direttivo monocolore, tutti sono provenienti dalla medesima lista. Lo stesso vale quindi anche per la commissione disciplinare, che è composta dagli stessi consiglieri che erano prima nella medesima lista. Sono tutti espressioni di una medesima forza sindacale che ha generato quella lista, perché le liste elettorali per l’Ordine sono espressioni di accordi sindacali. È un monolite: chi mai, nella commissione disciplinare, prenderà le parti dell’accusato o si metterà contro il presidente della commissione e dell’Ordine stesso – che peraltro ha messo in lista tutti?   Pare un problema che va molto oltre la separazione dei ruoli… Non c’è democrazia all’interno degli Ordini. Il meccanismo del voto per liste fu introdotto dal ministro Lorenzin nel 2018, a ridosso degli obblighi vaccinali dell’estate 2017. Si è creata una sorta di totalitarismo giudiziario, che ha blindato la discussione scientifica dentro gli Ordini. Se tu proferisci parola non gradita in ambito medico-scientifico rischi una procedura disciplinare da parte di un blocco che risponde ad ideologie e ad altri poteri. Ci sono casi che abbiamo tutti in mente, che si sono moltiplicati durante il dissenso su COVID e obblighi relativi.   In una situazione del genere, come è possibile difendersi? Anche il secondo grado, alla CCEPS, lo vinci difficilmente: perché l’organo è costituito in parte da alcuni presidenti di Commissione d’Albo a loro volta designati dalla FNOMCEO, che sono espressioni di un medesimo blocco politico-sindacale. Voglio ricordare che l’ENPAM, l’ente pensionistico dei medici, è controllato dagli stessi presidenti di Ordine, che ne eleggono il Consiglio di Amministrazione. L’ENPAM gode di un patrimonio di 30 miliardi di euro… la più grande cassa previdenziale privata in Europa, controllata dai sindacati tramite i presidenti di Ordine.   Quindi si tratta di un potere espressamente politico? Il sindacato tramite gli Ordini controllano la classe medica e ne fanno uno strumento politico. Fondamentalmente la politica entra negli Ordini attraverso il sindacato e delibera secondo logiche che non sono quelle della tutela e della salute del cittadino.   E quindi che senso ha il «processo»? La condanna è scritta ancora prima di andare al procedimento. Se ti arriva un provvedimento disciplinare, a meno che non salti fuori qualcosa di davvero imprevisto, sai già che sarai condannato. Sono organi interni: il presidente dell’Ordine è giudice e boia. Altro che carriere separate.

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Qualche aderente a ContiamoCi! ci è passato? Abbiamo almeno una decina di casi. Sto parlando non di casi che vengono da indagini dei NAS, ma da persecuzioni per motivi ideologici, come il rifiuto di accettare alcuni assunti fatti passare come consenso scientifico del momento. Si tratta di medici che curano secondo una letteratura scientifica consolidata. «La scienza non è quella degli studi, la scienza la decidiamo noi» mi disse in pratica un presidente di Ordine quando gli portai l’esempio di un articolo sul British Medical Journal, che ha un Impact Factor altissimo, di Peter Doshi sui dubbi riguardo la vaccinazione COVID. Se il dottor Doshi fosse in Italia, lo avrebbe radiato, mi disse. Su certi argomenti è proibito il dibattito scientifico in Italia. Gli Ordini sono il cane da guardia di questo sistema di potere.   Come è la vita di un medico che viene radiato praticamente senza possibilità di rispondere davvero? L’apertura di un provvedimento disciplinare stravolge e rovina la vita di un medico. Hai armi spuntate per difenderti, arrivano accuse pretestuose. Psicologicamente è impattante: una persona vede anni di studi e una carriera finita ingiustamente. Oltre al danno economico. Uno a cinquant’anni e dei mutui accesi dovrebbe reinventarsi un lavoro. Viene uccisa civilmente e professionalmente una persona. Dei colleghi che ti dicono: tu non lavorerai più, solo perché magari hai detto delle parole sulla vaccinazione che loro non condividono. Tutto questo fuori da un’aula di tribunale. Non credo che in Italia ci sia un organo con un potere così assoluto sulla vita di una persona.   L’avvocato di un medico che stava subendo la radiazione dall’Ordine ci confessò: «pensavo di andare ad un processo, invece era un plotone di esecuzione». Esattamente.

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Qualcuno in politica si sta rendendo conto di questo problema di «separazione delle carriere» anche negli Ordini professionali? No. Nessuno se ne sta rendendo conto. Sono completamente all’oscuro delle dinamiche ordinistiche. La politica si è sempre interessata molto poco della gestione dei corpi intermedi, e di quanto questi impattino nella vita privata delle persone e nel dibattito pubblico. Specie il centrodestra è completamente fuori dai corpi intermedi della sanità che sono colonizzati in toto dai partiti e dai sindacati di centrosinistra.   Il sindacato DI.CO.SI sta prendendo una posizione pubblica sulla materia? Sì, è dal 2021 che stiamo facendo, in solitaria, questa battaglia. Vogliamo una riforma degli Ordini. Vogliamo spiegare alle forze politiche quello che sta succedendo: per questo siamo attaccati da tutti gli altri sindacati, in particolare durante le elezioni ordinistiche recenti, dove abbiamo candidato alcuni membri con vere e proprie liste di liberi medici (la maggior parte nemmeno iscritti al nostro sindacato), che sono state combattute come si trattasse di una tremenda scalata dei no-vax, quando molti dei dottori nelle nostre liste erano vaccinati COVID. La nostra è una battaglia di libertà. Noi vogliamo solo aprire le porte degli Ordini al dibattito scientifico fuori da interessi partitici e farmaceutici, per tutelare sul serio la salute del cittadino.   Come è possibile uscire da questa situazione? Noi chiediamo che il giudizio sia esterno agli Ordini, una magistratura competente in ambito sanitario. Bisogna avere una vera difesa, una vera accusa, e un giudice terzo. L’Ordine non può essere autogiudicante, che con la lista unica bloccata ha di fatto creato un assetto sovietico. Invitiamo tutti i colleghi medici ad unirsi al nostro sindacato non per ripercorrere i giochi di potere degli altri, ma perché crediamo che solo in questo modo la politica sia forzata a cancellare la riforma Lorenzin per tornare all’elezione nominale dei singoli membri, per avere una pluralità di voci all’interno della classe medica e odontoiatrica: questo garantisce, in ultima analisi, l’interesse per la salute del cittadino.

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Sanità

L’OMS convoca una sessione globale per stabilire le modalità di gestione della prossima pandemia influenzale

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha convocato mercoledì 18 marzo una sessione internazionale online sul controllo della pandemia, incentrata sul Quadro di preparazione alla pandemia influenzale (PIP) del gruppo globalista non eletto. Lo rivela la stessa OMS in un comunicato stampa.

 

Il PIP è la struttura internazionale attraverso la quale l’OMS, un consorzio estero, stabilisce le modalità di trasferimento dei campioni del virus influenzale a livello globale e la distribuzione di vaccini pandemici, antivirali e strumenti diagnostici una volta attivata la risposta a una pandemia influenzale.

 

La nuova sessione sul controllo delle pandemie, organizzata attraverso la Rete di informazione sulle epidemie e pandemie dell’OMS (EPI-WIN), definisce come i governi, i laboratori che partecipano alla rete di sorveglianza dell’influenza dell’OMS e le aziende farmaceutiche dovranno operare nell’ambito del quadro normativo durante una risposta a una pandemia influenzale.

 

Gli Stati Uniti continuano a partecipare alle reti di sorveglianza pandemica dell’OMS, incluso il sistema di sorveglianza sentinella CoViNet dell’organizzazione, che ora si estende a 45 laboratori di riferimento in tutto il mondo, attraverso istituzioni come la Emory University, la Ohio State University e il CDC, nonostante l’ordine esecutivo del presidente Donald Trump che all’inizio di quest’anno ha pubblicamente ritirato il Paese dall’organizzazione.

 

Il quadro di riferimento PIP è stato adottato dalla Sessantaquattresima Assemblea Mondiale della Sanità il 24 maggio 2011, a seguito dei negoziati tra gli Stati membri dell’OMS iniziati nel 2007. Secondo la descrizione dell’evento fornita dall’OMS, la sessione affronterà «i ruoli e le responsabilità dei diversi soggetti interessati nell’attuazione del Quadro di riferimento PIP».

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L’OMS descrive il sistema come «il primo e unico sistema globale di accesso e condivisione dei benefici per la salute pubblica». Le aziende farmaceutiche che partecipano al sistema ottengono l’accesso a tali materiali in cambio della fornitura di contromisure contro la pandemia, tra cui vaccini, farmaci antivirali e tecnologie diagnostiche.

 

Durante la pandemia di COVID-19, l’OMS ha incaricato la comunità scientifica internazionale di considerare autorevole il genoma digitale del SARS-CoV-2 rilasciato dal governo cinese, nonostante non vi fosse alcuna verifica indipendente del campione del paziente sottostante. Ciò ha spinto governi e aziende farmaceutiche di tutto il mondo a sviluppare immediatamente sistemi diagnostici, di sorveglianza e vaccini a partire da tale sequenza.

 

Il vaccino contro il COVID è stato collegato ufficialmente a 39.000 decessi, sebbene uno studio dell’Harvard Pilgrim, finanziato dal governo federale, abbia rilevato che meno dell’1% degli eventi avversi da vaccino viene segnalato al Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS) dei CDC, il che significa che il numero reale di lesioni e decessi correlati al vaccino potrebbe essere significativamente più alto.

 

Questi eventi dimostrano come un quadro di riferimento per la gestione di una pandemia, definito dall’OMS, possa rapidamente stabilire un consenso scientifico globale e mobilitare governi e aziende farmaceutiche in tutto il mondo, decisioni che in ultima analisi determinano la vita o la morte di milioni di persone.

 

Tra i relatori della sessione figurano la dottoressa Maria Van Kerkhove, direttrice ad interim per la gestione delle epidemie e delle pandemie presso l’OMS, e i funzionari responsabili della supervisione dell’attuazione del Quadro PIP.

 

La dottoressa Kerkhove è oggetto di forti critiche da parte dei sostenitori della libertà in ambito sanitario, i quali la considerano una figura chiave nella promozione di politiche sanitarie pubbliche restrittive e imposte dall’alto durante la pandemia di COVID-19, come l’obbligo generalizzato di indossare la mascherina, i lockdown e le campagne di vaccinazione di massa, che a loro avviso violano l’autonomia personale e la libertà di scelta individuale.

 

I critici sottolineano in particolare la forte opposizione di Kerkhove all’immunità di gregge naturale attraverso la diffusione dell’infezione (definendola «pericolosa e non etica»), la sua enfasi sull’«equità» globale in materia di vaccini e sull’ampia adesione rispetto ad approcci volontari o alternativi, e il suo ruolo nella comunicazione delle linee guida dell’OMS che giustificavano misure di emergenza e sorveglianza prolungate.

 

In questi ambienti viene spesso ritratta come un simbolo di una burocrazia sanitaria globale non eletta, che privilegia il controllo collettivo e le soluzioni farmaceutiche rispetto alle libertà individuali, alla stratificazione del rischio e al decentramento decisionale. L’OMS ha anche affermato altrove che «ci saranno pandemie influenzali in futuro».

 

Ora che l’OMS ha attivato il suo quadro di comando per la pandemia influenzale, l’infrastruttura che ha gestito la risposta al COVID-19 si sta già predisponendo per affrontare il prossimo ciclo pandemico.

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Immagine di Leif Jørgensen via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

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