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Vaccino COVID-19: continua la lunga storia della sperimentazione medica sui bambini

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.  Renovatio 21 offre la traduzione di questo pezzo di CHD per dare una informazione a 360º.  Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Il 22 maggio è stato un giorno speciale per l’invasione dello stato globale di polizia vaccinale, con tre annunci dal Regno Unito che segnalano ciò che sicuramente possiamo aspettarci anche da questa sponda dell’Atlantico.

 

Le entità in conflitto di interessi per il vaccino contro il COVID-19 derivato dagli scimpanzé  hanno annunciato l’imminente espansione dei loro studi clinici a una fascia di età più ampia, che arriva ad includere i bambini dai 5 ai 12 anni, nonostante i «risultati preoccupanti» osservati quando hanno somministrato il vaccino alle scimmie rhesus

In primo luogo, le entità in conflitto di interessi per il vaccino contro il COVID-19 derivato dagli scimpanzé – l’Oxford Vaccine Group, il Jenner Institute di Oxford e il gigante farmaceutico AstraZeneca – hanno annunciato l’imminente espansione dei loro studi clinici a una fascia di età più ampia, che arriva ad includere i bambini dai 5 ai 12 anni, nonostante i «risultati preoccupanti» osservati quando hanno somministrato il vaccino alle scimmie rhesus.

 

Approvando l’accesso all’esperimento di oltre 30.000 partecipanti, compreso uno studio per valutare il vaccino nei bambini più piccoli, il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) degli Stati Uniti ha immediatamente assegnato una generosa «iniezione di denaro di  1,2 miliardi di dollari» per lo sforzo del Regno Unito (fornito senza utilizzare il denaro dei contribuenti americani, economicamente al verde).

 

Infine, per concludere in bellezza, una Corte d’appello del Regno Unito ha stabilito perentoriamente che le autorità locali possono vaccinare i bambini in affidamento anche se è contrario alla scelta dei loro genitori spiegando che «è nell’interesse dei bambini essere immunizzati a meno che non ci sia un motivo specifico per cui evitarlo».

 

Una Corte d’appello del Regno Unito ha stabilito perentoriamente che le autorità locali possono vaccinare i bambini in affidamento anche se è contrario alla scelta dei loro genitori

Chiunque abbia prestato attenzione, sa dove la lobby dei vaccini vuole andare a parare, con un’iniezione obbligatoria che introdurrà nanoparticelle ad alto rischio che alterano i geni, stile cavallo di Troia, nei nostri figli e, infine, in tutti di noi.

 

Tuttavia, l’uso dei bambini come cavie su cui testare gli obblighi degli adulti – la fascia di età più colpita dalla COVID-19 – negherebbe ai bambini la pari protezione della legge perché il vaccino non sarà principalmente a loro vantaggio.

 

Un primo passo in questo campo minato sarà quello di convincere i genitori inconsapevoli a sacrificare i propri figli sull’altare della sperimentazione del vaccino COVID-19.

 

Un primo passo in questo campo minato sarà quello di convincere i genitori inconsapevoli a sacrificare i propri figli sull’altare della sperimentazione del vaccino COVID-19

Non è chiaro come i ricercatori convinceranno i genitori a fare questo passo, in particolare perché le prove più recenti –una revisione sistematica di 45 articoli e lettere scientifiche – confermano che i bambini rappresentano solo dall’1% al 5% dei casi diagnosticati COVID-19 e sperimentano un decorso più lieve della malattia, una prognosi migliore rispetto agli adulti e la morte in casi “estremamente” rari.

 

Sottoporre i bambini ai pericoli degli studi clinici per un rischio così basso è perverso.

 

 

Una scia di distruzione

L’imbroglio COVID-19 non è il primo in cui i bambini, incapaci di fornire il proprio consenso informato, sono stati sottoposti a esperimenti medici.

 

Sottoporre i bambini ai pericoli degli studi clinici per un rischio così basso è perverso.

Nel 2003, Vera Sharav dell’Alliance for Human Research Protection (AHRP) ha descritto come l’uso di bambini e adolescenti in «esperimenti sempre più speculativi” abbia spesso messo i giovani «a rischio di danni a scopo di  lucro», in particolare a seguito dell’approvazione nel 1997 di quello che è stato ironicamente nominato Better Pharmaceuticals for Children Act (parte del FDA Modernization Act).

 

La legge ha lasciato una «scappatoia» e determinato una ridefinizione  favorevole all’industria delle stesse nozioni di «potenziale beneficio» e «rischio minimo», privando efficacemente i bambini di normative federali più protettive e aprendo opportunità diffuse per il loro sfruttamento

Secondo Sharav, la legge ha lasciato una «scappatoia» e determinato una ridefinizione  favorevole all’industria delle stesse nozioni di «potenziale beneficio» e «rischio minimo», privando efficacemente i bambini di normative federali più protettive e aprendo opportunità diffuse per il loro sfruttamento; alcuni alla FDA hanno persino suggerito «che ai fini della ricerca, la morte può essere classificata come un «rischio minimo».

 

Quando Sharav faceva parte del Gruppo di Lavoro per i Bambini del Comitato Consultivo Nazionale per la Protezione della Ricerca Umana, è stata l’unica del comitato ad opporsi al maggiore uso di bambini in esperimenti medici ad alto rischio.

 

Il sito web di Sharav include molti esempi che illustrano i sordidi retroscena dei  programmi di vaccinazione infantile globali e nazionali.

 

È difficile non interpretare l’intero programma vaccinale per l’infanzia senza responsabilità come un esperimento di massa, che espone volontariamente i bambini al rischio in cambio di profitto

In effetti, è difficile non interpretare l’intero programma vaccinale per l’infanzia senza responsabilità come un esperimento di massa, che espone volontariamente i bambini al rischio in cambio di profitto.

 

I bambini statunitensi ricevono dozzine di dosi di vaccini che non sono mai state valutate in combinazione, né testate con un placebo inerte, né significativamente valutate per la tossicità individuale o sinergica, né confrontate con le misure sanitarie protettive utilizzate da bambini non vaccinati.

 

Sfortunatamente, la mancanza di consapevolezza e la diffusa incapacità di segnalare eventi avversi al vaccino hanno permesso che i danni causati da questi esperimenti rimangano invisibili a molti.

I bambini statunitensi ricevono dozzine di dosi di vaccini che non sono mai state valutate in combinazione, né testate con un placebo inerte, né significativamente valutate per la tossicità individuale o sinergica, né confrontate con le misure sanitarie protettive utilizzate da bambini non vaccinati

 

D’altro canto, alcuni vaccini hanno prodotto esiti così disastrosi che la devastazione è stata impossibile da ignorare. Per citarne alcuni, ecco una manciata di esempi dagli Stati Uniti:

 

  • Nel 1870, i medici rilevarono un raddoppio della mortalità da vaiolo dopo l’introduzione della vaccinazione contro il vaiolo.

 

  • A partire dal 1955, i ricercatori hanno intrapreso una sperimentazione ventennale su bambini con disabilità mentali presso la Willowbrook State School di New York, infettando intenzionalmente i bambini con epatite per sviluppare ulteriormente il vaccino.

 

  • A metà degli anni ’50, i regolatori hanno accelerato l’approvazione del vaccino contro la poliomielite Salk dopo due ore scarse di riflessione, provocando picchi drammatici della malattia; in particolare, oltre 200.000 bambini ignari hanno ricevuto un lotto difettoso del vaccino (prodotto da Cutter Laboratories), che ha causato almeno 40.000 casi di poliomielite e 10 decessi.

 

Negli anni ’60, i ricercatori hanno somministrato un vaccino non provato per il virus respiratorio sinciziale (RSV) a neonati e bambini piccoli, stimolando una «risposta immunitaria sbilanciata» che «potenziava» la malattia, causando il ricovero di molti bambini e uccidendone due

  • Negli anni ’60, i ricercatori hanno somministrato un vaccino non provato per il virus respiratorio sinciziale (RSV) a neonati e bambini piccoli, stimolando una «risposta immunitaria sbilanciata» che «potenziava» la malattia, causando il ricovero di molti bambini e uccidendone due.

 

  • Sempre negli anni ’60, la somministrazione del vaccino contro la poliomielite Sabin espose milioni di giovani americani al contaminante virale cancerogeno SV40.

 

  • Nel 1976, gli operatori sanitari pubblici somministrarono un vaccino sperimentale contro l’influenza suina a un quarto della popolazione degli Stati Uniti, compresi molti bambini: il vaccino uccise almeno 25 individui e ne lasciò centinaia con la sindrome di Guillain-Barré. Trent’anni dopo, ignorando questo bilancio di infortuni e decessi, l’allora direttore del CDC dichiarò con approvazione, «è meglio sbagliare con una  reazione eccessiva che con una reazione insufficiente».

Negli anni ’60, la somministrazione del vaccino contro la poliomielite Sabin espose milioni di giovani americani al contaminante virale cancerogeno SV40

 

  • Alla fine degli anni ’90, la FDA ha approvato un vaccino contro il rotavirus per neonati che sapeva in anticipo essere collegato a una complicanza intestinale dolorosa e potenzialmente fatale chiamata intussuscezione. Sebbene abbia ritirato il vaccino nel 1999, l’agenzia ha poi lasciato sul mercato altri due vaccini contro il rotavirus; entrambi sono noti per avere non solo rischi di intussuscezione simili ma per essere contaminati con DNA estraneo derivato da virus suini.

 

 

Alla fine degli anni ’90, la FDA ha approvato un vaccino contro il rotavirus per neonati che sapeva in anticipo essere collegato a una complicanza intestinale dolorosa e potenzialmente fatale chiamata intussuscezione

  • L’insistenza dei programmi vaccinali contro la pertosse ha portato a livelli record di pertosse, soprattutto nei bambini vaccinati, e alla comparsa di ceppi resistenti ai vaccini.

 

  • Nel 2019, la FDA ha approvato un vaccino contro la dengue destinato ai bambini statunitensi, incurante delle precedenti esperienze nelle Filippine, dove il vaccino ha provocato centinaia di ricoveri e decessi pediatrici.

 

 

Una linea nella sabbia?

Nel 2019, la FDA ha approvato un vaccino contro la dengue destinato ai bambini statunitensi, incurante delle precedenti esperienze nelle Filippine, dove il vaccino ha provocato centinaia di ricoveri e decessi pediatrici.

I genitori americani potranno finalmente tracciare una linea nella sabbia con i vaccini COVID-19?

 

Attualmente, circa la metà degli adulti statunitensi è sospettosa riguardo la vaccinazione contro il COVID-19, con il 70% dei potenziali contrari che si preoccupano della sicurezza. Potrebbe essere dovuto al fatto che oltre la metà dei bambini americani è affetto da almeno una malattia cronica e che le loro tormentate famiglie hanno imparato bene che i vaccini contribuiscono in modo rilevante?

 

Alcuni genitori americani potrebbero anche saperne abbastanza da leggere tra le righe dei recenti ottimisti comunicati stampa sui vaccini COVID-19.

 

Nel caso del vaccino sperimentale di Oxford che i ricercatori ora vogliono iniettare nei corpi dei bambini, il CEO di AstraZeneca ha scelto di non soffermarsi sul fatto che il vaccino ha diffuso la malattia nelle scimmie. Invece, incapace di reprimere la sua eccitazione per l’infusione di oltre un miliardo di contanti del HHS, descrive il processo di sviluppo del vaccino accelerato come «un’esperienza fantastica» e proclama: «Non ho mai visto nulla muoversi così velocemente».

 

Nel frattempo, i genitori accorti potrebbero anche aver notato che il vaccino di Moderna, che ha catturato l’attenzione globale, ha appena causato una grave malattia in quattro dei 45 partecipanti (9%). Uno di questi, un 29enne, ha raccontato di sentirsi «più malato di quanto si sia mai sentito prima»,  di essere svenuto dopo una visita urgente, e che «la sua ragazza lo ha afferrato e ha impedito che la testa cadesse sul pavimento».

I genitori accorti potrebbero anche aver notato che il vaccino di Moderna, che ha catturato l’attenzione globale, ha appena causato una grave malattia in quattro dei 45 partecipanti (9%)

 

Vera Sharav ha osservato nel 2003 che l’industria farmaceutica gode di margini di profitto più elevati e di «maggiori tutele governative, sussidi e incentivi fiscali rispetto a qualsiasi altra industria», e queste osservazioni risultano ancora più vere nell’era COVID-19. Ad esempio, quando solo 11 americani avevano avuto la conferma di avere la malattia – il 4 febbraio – il HHS si stava già affrettando a garantire ai potenziali produttori di vaccini che avrebbero avuto piena protezione dalla responsabilità.

 

C’è da meravigliarsi che all’inizio di aprile siano stati proposti 115 vaccini COVID-19 o che il governo degli Stati Uniti abbia dato all’industria farmaceutica il via libera per «trarre abbondante profitto» dai generosi investimenti pubblici del governo?

 

Ponendo le basi legali per questi profitti garantiti, un commento che sarà presto pubblicato nel Journal of Law and the Biosciences include questa agghiacciante dichiarazione:

«A seconda delle caratteristiche del vaccino, potrebbero esserci validi motivi etici per imporre un vaccino COVID-19, purché il rischio sia basso e l’accesso sia prontamente disponibile. La nostra giurisprudenza suggerisce che gli Stati dovranno affrontare poche, se non nessuna, barriere legali nel farlo, e le lotte politiche passate provocate da gruppi No-vax sono probabilmente indebolite in modo significativo dall’intensità senza pari della crisi COVID-19» dal Journal of Law and the Biosciences

 

«A seconda delle caratteristiche del vaccino, potrebbero esserci validi motivi etici per imporre un vaccino COVID-19, purché il rischio sia basso e l’accesso sia prontamente disponibile. La nostra giurisprudenza suggerisce che gli Stati dovranno affrontare poche, se non nessuna, barriere legali nel farlo, e le lotte politiche passate provocate da gruppi No-vax sono probabilmente indebolite in modo significativo dall’intensità senza pari della crisi COVID-19».

 

L’avvertenza nella citazione precedente – «fintanto che il rischio è basso» – è improbabile che figuri in modo prominente negli sforzi di pubbliche relazioni pensati per convincere i genitori ad autorizzare gli studi sul vaccino COVID-19 sui loro figli e per l’obbligo vaccinale.

 

Per quanto riguarda il primo caso, i genitori farebbero bene a prestare attenzione alle conclusioni di Sharav sugli esperimenti che coinvolgono i bambini: i beneficiari primari non sono i bambini ma, piuttosto, l’industria farmaceutica e i suoi «partner nel mondo accademico».

 

Anche se agli scienziati del vaccino piace trarre vantaggio dall’altruismo dei genitori dicendo loro che la partecipazione dei loro figli agli studi sui vaccini è «necessaria» e «importante per la salute pubblica», la ricerca di Sharav indica chiaramente che «I bambini, anche più degli adulti, hanno subito gravi effetti nel corso degli studi clinici».

 

 

Il team di Children’s Health Defense 

«I bambini, anche più degli adulti, hanno subito gravi effetti nel corso degli studi clinici»

 

 

 

Traduzione di Alessandra Boni.

 

 

© 28 maggio 2020, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

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Sostanze chimiche contenute nelle pillole abortivenell’acqua potabile: studio

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Secondo un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria, gli americani potrebbero assumere farmaci abortivi senza saperlo. Lo riporta LifeSite.

 

Lo studio «Anti-progesterone nelle acque ambientali» potrebbe essere il primo a fornire prove a sostegno delle crescenti preoccupazioni sulla possibile contaminazione delle risorse idriche da parte dei farmaci abortivi. La ricerca, della durata di due anni, ha incluso campioni d’acqua provenienti da diverse fonti idriche municipali e analisi effettuate da un laboratorio indipendente.

 

La presenza di questi farmaci risulta particolarmente preoccupante, considerati i persistenti problemi di fertilità nella popolazione americana e la rapida crescita nell’uso di pillole abortive dopo l’annullamento della sentenza Roe v. Wade nel 2022.

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Lo studio, pubblicato il 20 luglio sulla rivista Issues of Law & Medicine, ha rilevato «livelli significativi di mifepristone (fino a 0,041 μg/l) nell’acqua di tutte le nove classi di campionamento tranne una».

 

«A causa della moltitudine di effetti del progesterone, questo contaminante potrebbe influenzare la fisiologia degli animali acquatici e la salute umana, compresi la fertilità, la gravidanza e lo sviluppo fetale», hanno avvertito gli autori dello studio. Elise Rose, che ha conseguito un dottorato in agronomia, ha supervisionato la ricerca ed è ricercatrice presso il Charlotte Lozier Institute.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’iniziativa era partita lo scorso anno. Durante l’estate 2025, i funzionari dell’Agenzia per la Protezione Ambientale americana (EPA) hanno incaricato gli scienziati di determinare se fosse possibile sviluppare metodi per rilevare tracce di pillole abortive nelle acque reflue.

 

La divulgazione dell’avvio della ricerca faceva seguito alla richiesta di 25 membri repubblicani del Congresso USA che hanno chiesto all’EPA di indagare sulla questione.

 

A giugno 2025 un rapporto pubblicato da Liberty Counsel Action indicava che più di 40 tonnellate di resti di feti abortiti e sottoprodotti della pillola abortiva sono infiltrati nelle riserve idriche americane.

 

«Come altri farmaci noti per causare effetti avversi sul nostro ecosistema, il mifepristone forma metaboliti attivi», spiega il rapporto di 86 pagine. «Questi metaboliti possono mantenere gli effetti terapeutici del mifepristone anche dopo essere stati escreti dagli esseri umani e contaminati dagli impianti di trattamento delle acque reflue (WWTP), la maggior parte dei quali non è progettata per rimuoverli».

 

Non si tratta della prima volta che vengono lanciati gli allarmi sull’inquinamento dei fiumi da parte della pillola abortiva RU486, detta anche «pesticida umano».

 

Come riportato da Renovatio 21, le acque di tutto il mondo sono inquinate da fortemente dalla pillola anticoncenzionale, un potente steroide usato dalle donne per rendersi sterili, che viene escreto con l’orina con effetto devastante sui fiumi e sulla fauna ittica. In particolare, vi è l’idea che la pillola starebbe facendo diventare i pesci transessuali.

 

Danni non dissimili sono stati rilevati per gli psicofarmaci, con studi sui pesci di fiume resi «codardi e nervosi».

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Nonostante i ripetuti allarmi sul danno ambientale dalla pillola, le amministrazioni di tutto il mondo – votate, in teoria, all’ecologia e alla Dea Gaia – continuano con programmi devastatori, come quello approvato lo scorso anno a Nuova York di distribuire ai topi della metropoli sostanze anticoncezionali. A ben guardare, non si trova un solo ambientalista a parlare di questa sconvolgente forma di inquinamento, ben più tremenda di quello delle auto a combustibile fossile.

 

Ad ogni modo, come Renovatio 21 ripeterà sempre, l’inquinamento più spiritualmente e materialmente distruttore è quello dei feti che con l’aborto chimico vengono espulsi nel water e spediti via sciacquone direttamente nelle fogne, dove verranno divorati da topi, pesci, insetti, anfibi e altri animali del sottosuolo.

 

Su questo non solo non si trovano ambientalisti a protestare: mancano, completamente, anche i cattolici.

 

Come riportato da Renovatio 21l’OMS poche ha aggiunto la pillola figlicida alla lista dei «medicinali essenziali». Il segretario della Salute USA Robert Kennedy jr. aveva promesso una «revisione completa» del farmaco di morte (gli sarebbe stato chiesto dallo stesso Trump) ma esso è stato approvato dall’ente regolatore FDA.

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Fauci ha avuto un ruolo in uno studio che ha trapiantato scalpi di feti abortiti su ratti

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Poche ore prima che il dottor Anthony Fauci compaia davanti a un’audizione del Senato presieduta dal senatore Rand Paul, l’attivista pro-vita David Daleiden ha usato i social media per evidenziare il collegamento tra l’ex responsabile COVID e un orribile studio sponsorizzato dalla sua agenzia NIH — il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) — in cui i crani di feti abortiti venivano innestati su ratti da laboratorio. Lo riporta LifeSiste.   «Il dottor Fauci ha trascritto nel suo diario un titolo di copertura che metteva in dubbio il suo ruolo in uno studio in cui venivano trapiantati scalpi di feti abortiti di 5 mesi su ratti da laboratorio», ha osservato il Daleiden, «eppure, 3 settimane prima, Fauci aveva giurato al Congresso che il suo NIAID aveva finanziato lo studio “con la supervisione e le linee guida appropriate”».   «Nello studio pubblicato si possono effettivamente vedere le fotografie di piccoli scalpi di neonati innestati sul dorso di ratti da laboratorio, sui quali crescono piccoli capelli», aveva detto Daleiden all’allora conduttore di Fox News Tucker Carlson nel 2021. «Quelli sarebbero stati i piccoli capelli che sarebbero cresciuti sulla testa di neonati… se non fossero stati uccisi con l’aborto e poi cuciti sui ratti da laboratorio per la sperimentazione».  

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«Il dottor Anthony Fauci è pienamente responsabile di questo studio e di questa questione perché, in qualità di capo dell’ufficio NIAID, la decisione finale su come vengono spesi questi finanziamenti ricade su di lui», ha affermato Daleiden.   «Il fatto che usassero scalpi di bambini abortiti di 5 mesi significa che le teste di quei bambini dovevano probabilmente essere intatte per poter prelevare gli scalpi, il che indica che si trattava di aborti a nascita parziale, o addirittura di neonati nati vivi e integri», ha spiegato al suo ospite inorridito.   «Qualcuno nell’ufficio del dottor Fauci ha mai chiesto ai ricercatori dell’Università di Pittsburgo: “Come fate a procurarvi quei cuoio capelluto? Come fate a ottenere cuoio capelluto dalle teste intere dei feti con un aborto a nascita parziale?”» si è chiesto Daleiden.   Nel maggio 2021 il Center for Medical Progress (CMP) di Daleiden ha prodotto un video sconvolgente che mostrava l’Università di Pittsburgo come un importante centro per il traffico e la sperimentazione su organi e parti del corpo di feti abortiti. Il rapporto collegava i finanziamenti per le attività dell’università a un’ingente sovvenzione dell’ufficio del NIAID, presso i National Institutes of Health (NIH), guidato dal guru statunitense del COVID-19, il dottor Anthony Fauci.     Dopo aver pubblicato un articolo sul National Catholic Register sui numerosi modi in cui i feti abortiti venivano utilizzati per la ricerca scientifica nelle principali università e ospedali degli Stati Uniti, l’autrice Stacy A. Trasancos ha twittato un riassunto delle sue agghiaccianti scoperte.   La Trasancos ha collegato la ricerca di Mengel a Fauci: «scalpi di feti abortiti innestati su topi. I loro organi trapiantati. Topi umanizzati sviluppati all’Università di Pittsburgo, il tutto per studiare il sistema immunitario. Supportato dal NIAID del Dr. Fauci. Pagato da noi».   La Trasancos è stata direttore esecutivo del St. Philip Institute of Catechesis and Evangelization del vescovo Joseph Strickland nella diocesi di Tyler, in Texas.   Monsignor  Strickland ha ritwittato il suo rapporto, dichiarando: «Questi sono crimini contro l’umanità che devono essere perseguiti. Il silenzio di fronte a queste atrocità non fa che accrescere il male. Svegliati America! Chiedi che tutto questo finisca SUBITO!»

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La ricerca è stata finanziata dai National Institutes of Health (NIH) e dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), diretto dal dottor Anthony Fauci dal 1984.   Come riportato da Renovatio 21, lo scorso settembre il NIH aveva confermato che non rinnoverà 17 progetti di ricerca sui «tessuti fetali umani» recentemente scoperti da un gruppo di controllo.   Come riportato da Renovatio 21, i progetti dell’era Biden includevano l’uso di tessuto fetale derivato da aborti e esperimenti per innestare tessuti fetali, come organi, nei topi.   Come riportato da Renovatio 21, appena insediatosi quattro anni fa Biden riaccese la produzione di topi umanizzati a scopo laboratoriale. L’amministrazione Biden revocò le restrizioni sull’uso del tessuto fetale per la ricerca medica, annullando le regole imposte nel 2019 dal presidente Trump. Le nuove regole consentivano agli scienziati di utilizzare tessuti derivati ​​da aborti volontari.
Le versioni «chirurgiche» dei topi umanizzati (cioè, dove la modifica non è ottenuta per via genetica con l’inserimento di codice genetico umano nei roditori) sono ottenute con il trapianto pezzi di bambino abortito dentro roditori, che poi vengono avviati agli esperimenti. La pressione di gruppi religiosi che chiedevano fossero usati solo tessuti da aborti spontanei fu respinta, in quanto questo tipo di aborti può avere anomalie genetiche, mentre l’aborto volontario in genere produce tessuti sanissimi di feti destinati ad essere bambini normali.   Fu trovato che per creare i topi umanizzati l’ente di regolazione del farmaco FDA aveva pagato 90 mila dollari per avere tessuti fetali «freschi, mai congelati».   Come noto, topi umanizzati sono alla base anche dell’esperimento gain of function avvenuto sul coronavirus SARS-CoV nel famigerato laboratorio di Wuhano, dove pure affluivano ampi fondi pubblici USA.

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Negli ospedali olandesi verranno praticati aborti fino a 24 settimane invece di 22

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Gli ospedali olandesi inizieranno a praticare aborti su richiesta fino alla 24ª settimana di gravidanza, rispetto al precedente limite di 22 settimane. Lo riporta LifeSite.

 

Sebbene la legge olandese sull’aborto consenta in linea di massima l’interruzione di gravidanza fino alla 24ª settimana (definita come l’età legale di «vitalità»), gli ospedali generalmente praticano aborti solo fino alla 22ª settimana, poiché i bambini nati a partire dalla 22ª settimana spesso sopravvivono grazie alle cure neonatali.

 

Il quotidiano olandese AD ha riportato che la Società olandese di ostetricia e ginecologia (NVOG) e gli ospedali hanno concordato un nuovo protocollo in base al quale gli ospedali praticheranno aborti su richiesta tra la 22ª e la 24ª settimana di gestazione, nonostante molti bambini siano in grado di sopravvivere al di fuori dell’utero a quell’età gestazionale.

 

Come riporta Brussels Signal, la modifica è stata apportata per impedire alle donne di recarsi all’estero per abortire.

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Tra la 22ª e la 24ª settimana di gestazione, il feto è già altamente sviluppato, con un’altezza di circa 30 centimetri e un peso di circa 600 grammi. Il bambino non ancora nato possiede già impronte digitali uniche, un viso completamente formato ed è in grado di reagire a suoni, tatto e luce. Sebbene i bambini nati in questa fase siano ancora considerati molto prematuri, i tassi di sopravvivenza superano spesso il 60% nei paesi sviluppati dotati di moderne cure neonatali. In caso di aborto in questa fase, il feto viene spesso ucciso tramite un’iniezione letale.

 

Le associazioni pro-vita locali hanno criticato la decisione, affermando che il provvedimento amplia l’accesso all’aborto in fase avanzata di gravidanza, anche per i bambini sani, in una fase in cui molti feti sono in grado di sopravvivere al di fuori dell’utero.

 

Nel 2024, nei Paesi Bassi sono stati praticati oltre 39.000 aborti. Secondo il ministero della Salute, 331 di questi sono stati eseguiti tra la 22ª e la 24ª settimana di gestazione.

 

Il Regno resta uno dei Paesi trainanti nel trend globale all’eutanatizzazione della popolazione, con le morti per pratiche eutanatiche che hanno superato il 5% dei decessi nel 2023.

 

Come riportato da Renovatio 21, il mese scirsi è emerso che per la prima volta, è stata praticata l’eutanasia su un bambino di età inferiore ai dodici anni.

 

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Immagine di Goleisureintl via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

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