Vaccini
Vaccino contro l’aviaria, l’UE prenota 40 milioni
La HERA (Health Emergency Preparedness and Response), il braccio operativo della Commissione Europea, ha siglato un accordo con l’azienda farmaceutica britannica Seqirus per la fornitura di 665.000 dosi di vaccino per uso umano contro l’influenza aviaria.
Secondo un comunicato della Commissione, questi vaccini sono destinati principalmente alle persone maggiormente a rischio di trasmissione, come coloro che lavorano negli allevamenti avicoli e i veterinari.
Il contratto ha una durata di quattro anni e include la possibilità di fornire ulteriori 40 milioni di dosi. «Quando si tratta di influenza aviaria» ha dichiarato all’agenzia Reuters il commissario UE per la Sanità Stella Kyriakides, «monitoriamo attivamente e continuamente la situazione. E domani con i nostri Stati membri, assicureremo l’accesso a 40 milioni di dosi di vaccino per l’influenza aviaria per proteggere i più esposti. Le consegne ai Paesi che hanno necessità immediate sono già in corso».
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Secondo quanto riportato dalla stampa nelle ultime ore, l’accordo – che sarebbe stato firmato da Danimarca, Lettonia, Francia, Cipro, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Slovenia, Grecia e Irlanda, più due Paesi extra Ue ma parte del cosiddetto Spazio Economico Europep (SEE) Islanda e Norvegia – non avrebbe ricevuto l’adesione dell’Italia.
Secondo il quotidiano milanese La Verità, il ministero della Sanità italiano «ha deciso che stavolta interloquirà con le compagnie farmaceutiche per conto proprio».
«Al ministero si saranno ricordati di quelle clausole che costringevano le nazioni a comprare vaccini a mRNA fino al 2026, codicilli dai quali fu maledettamente difficile svincolarsi e contro i quali si scagliò Schillaci, poco dopo essersi insediato al dicastero di lungotevere Ripa».
La posizione dell’Italia avrebbe provocato la reazione dell’ex direttore della Prevenzione al ministero della Salute Gianni Rezza, che avrebbe dichiarato all’ANSA che la mancata partecipazione dell’Italia sarebbe «poco lungimirante», riporta il sito Sanita33. «Non so perché l’Italia non rientri tra i 15 paesi prosegue Rezza ma qualora ci fosse ancora la possibilità, converrebbe che il nostro Paese partecipasse, sarebbe il tempo di farlo. Anche se magari con un numero limitato di dosi, conviene sempre assicurarsi un certo numero di vaccini»
«Anche se al momento non c’è una situazione di allarme, c’è tuttavia una condizione di allerta» prosegue il Rezza. «Inoltre, se ci sono dei lavoratori che sono esposti professionalmente al rischio aviaria, come allevatori e veterinari, perché non fare loro la vaccinazione se c’è la possibilità di avere delle dosi?».
«l’Italia, già un paio di anni fa, ha opzionato il vaccino prepandemico di GSK contro il virus H5n1 dell’influenza aviaria. Si tratta di un vaccino prepandemico che potrebbe essere utilizzato qualora si verificasse un’epidemia, magari cambiandone leggermente la composizione sulla base del ceppo che dovesse risultare emergente. Questo è quindi un vaccino pandemico vero e proprio. L’opzione effettuata implica che, qualora si dovesse verificare un’epidemia, l’Italia ha già pagato anticipatamente per avere dopo la disponibilità del vaccino, quando necessario».
Il vaccino di Seqirus è contro H5n1, tuttavia, conclude il Rezza, «è stato autorizzato per poter essere utilizzato già da ora per le categorie a rischio di esposizione».
Stupisce come la Commissione Von Der Leyen, a mandato praticamente scaduto con le elezioni europee celebrate due giorni fa, continui il suo percorso reiterando procedure già viste in passato, pure con cospicue controversie.
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Come riportato da Renovatio 21 la Procura Europea due mesi fa ha indicato di star indagando sulla Von der Leyen e gli accordi sui vaccini Pfizer.
L’indagine riguarda l’acquisto di quasi due miliardi di dosi di vaccino Pfizer COVID-19 per l’UE al culmine della pandemia di coronavirus. L’accusa sostiene che il capo della UE abbia negoziato l’accordo multimiliardario con l’amministratore delegato del colosso farmaceutico, Albert Bourla, in privato tramite messaggi di testo prima che gli studi clinici sul vaccino fossero completati.
La Von der Leyen si è rifiutata di rivelare il contenuto di quei messaggi, sostenendo di non riuscire a trovarli.
La Von der Leyen, quando era ministro della Difesa tedesco, era incappata in accuse dopo aver «ripulito» il suo cellulare che doveva divenire prova importante all’interno di uno scandalo di appalti militari. La medesima situazione pare esser capitata con i messaggini che si sarebbe scambiata con Albert Bourla, CEO di Pfizer, spariti nel nulla proprio quando le si chiede conto dei contratti per l’iniezione massiva di mRNA nei corpi di centinaia di milioni di europei. (Bourla ha riconosciuto la preparazione del presidente della Commissione sui sieri genici, ma non ha poi avuto il coraggio di presentarsi davanti ai deputati europei, mandando una sua sottoposta a fare l’ammissione sulla mancanza di test di trasmissibilità del COVID dopo il vaccino Pfizer).
L’Ursula è inoltre incappata in ulteriore scandalo famigliare basato riguardo proprio l’mRNA, quando è emerso un conflitto di interessi con il marito, che lavora presso un’azienda di terapia genica, partecipante ad una cordata di aziende-università che dovrebbe intercettare fondi europei.
Il quadro del COVID sembra ripetersi, anche per un’altra notizia che rimbalza da Oltreoceano. L’OMS aveva dato notizia del primo morto per aviaria, in Messico, ma le autorità locali hanno negato risolutamente, dicendo che l’individuo deceduto aveva altre condizioni mediche concorrenti ed era semplicemente risultato positivo all’aviaria: il lettore vede bene che ci troviamo, ancora una volta, dinanzi alla farsa della comorbilità che segnò il biennio pandemico.
Come riportato da Renovatio 21, vi sarebbe anche un’altra possibile analogia con il SARS-nCoV-2: secondo uno studio preprint anche il virus dell’aviaria potrebbe essere stato originato in laboratorio.
Oggi come allora, le principali istituzioni sanitarie (OMS, FDA) sembrano spingere l’acceleratore sulla paura, parlando di un’influenza «10 volte peggiore» del COVID.
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Immagine di European People’s Party via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Vaccini
Vaccino COVID, Londra era a conoscenza del rischio fatale di coaguli, ma ha permesso la sperimentazione sui bambini
Il processo è proseguito nonostante le crescenti prove del rischio di coaguli di sangue
La sperimentazione clinica è stata avviata nel febbraio 2021, quando «le prove dimostravano già che i bambini sani correvano un rischio estremamente basso di malattia grave o morte a causa del COVID», ha riportato GB News. La sperimentazione si è concentrata sul profilo di sicurezza del vaccino, piuttosto che sulla sua efficacia nella prevenzione dell’infezione. La sperimentazione è proseguita tra crescenti segnalazioni di gravi eventi avversi legati al vaccino AstraZeneca nella popolazione generale. GB News ha riportato: «Quando gli esperti si sono riuniti il 21 maggio 2021, l’ente regolatore britannico per i farmaci aveva già ricevuto 332 segnalazioni della rara condizione di coagulazione del sangue collegata al vaccino AstraZeneca, tra cui 58 decessi». «Entro novembre 2022, dopo la conclusione del processo, il numero dei casi sospetti era salito a 445 e quello dei decessi a 81». Brian Hooker, Ph.D., responsabile scientifico di Children’s Health Defense (CHD), ha affermato che i dati sulla sicurezza nel mondo reale erano sufficienti per interrompere qualsiasi sperimentazione che coinvolgesse bambini. «Considerato l’altissimo tasso di eventi avversi riscontrati in queste sperimentazioni, il vaccino AstraZeneca non avrebbe mai dovuto essere somministrato a nessun bambino, punto e basta», ha affermato Hooker. «Se questi funzionari avessero davvero seguito le indicazioni scientifiche, il vaccino non sarebbe mai entrato nella fase di sperimentazione e non sarebbe nemmeno stato immesso sul mercato, soprattutto per i bambini». I risultati della sperimentazione clinica sono stati pubblicati lo scorso anno sulla rivista Vaccine, identificando cinque eventi avversi gravi e quattro eventi avversi di particolare interesse, sebbene i ricercatori abbiano concluso che nessuno di questi danni fosse collegato al vaccino. Alcuni degli autori dello studio avevano legami con AstraZeneca o Oxford. Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior del CHD, ha affermato che diversi articoli pubblicati entro la riunione di maggio 2021, tra cui uno sul New England Journal of Medicine, avevano già evidenziato il rischio di quella che lui ha definito una «catastrofe cardiovascolare» legata ai vaccini contro il COVID-19. Dati successivi hanno confermato questi primi segnali di sicurezza. I dati ottenuti tramite una richiesta di accesso agli atti mostrano che solo nel 2021 l’MHRA ha ricevuto 48.472 segnalazioni di eventi avversi che collegano il vaccino anti-COVID-19 di AstraZeneca a problemi cardiaci. Il Regno Unito e alcuni paesi europei avevano già iniziato a rivedere le precedenti raccomandazioni sul vaccino AstraZeneca in seguito a segnalazioni di potenziali e pericolosi coaguli di sangue. Nell’aprile del 2021, un mese prima che la Commissione sui medicinali per uso umano si riunisse per discutere del rischio di coagulazione del sangue associato al vaccino AstraZeneca, il Comitato congiunto britannico per la vaccinazione e l’immunizzazione ha consigliato alle persone di età inferiore ai 30 anni di optare per un vaccino diverso qualora non avessero ancora ricevuto la dose iniziale. La raccomandazione è stata estesa agli adulti sani di età inferiore ai 40 anni il 7 maggio 2021, due settimane prima della riunione della Commissione sui medicinali per uso umano. Alcuni Paesi europei hanno inoltre sospeso l’uso dei vaccini AstraZeneca per la popolazione generale o per specifici gruppi di popolazione durante questo periodo. Danimarca, Norvegia e Islanda hanno sospeso la sperimentazione del vaccino AstraZeneca nel marzo 2021, seguite poi da Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia. Secondo quanto riportato da GB News, quando tutti i bambini partecipanti alla sperimentazione di AstraZeneca hanno ricevuto la seconda dose, molti di questi avvisi o sospensioni erano in vigore da «quasi quattro mesi».Sostieni Renovatio 21
Le discussioni «franche» sulla sicurezza dei vaccini si sono svolte solo a porte chiuse
Il dottor Bob Gill, medico di base del Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito, ha affermato che la decisione di non interrompere la sperimentazione di AstraZeneca sui bambini, nonostante i rischi noti dei vaccini, «dimostra la cattura del potere regolatorio» da parte di una «rete di potere» che coinvolge le grandi aziende farmaceutiche e il governo. «Assistiamo a questo fenomeno ripetutamente: gli enti regolatori, per qualsiasi motivo, non fanno ciò che sembrerebbe ovvio per tutelare la sicurezza dei pazienti», ha affermato Gill. Ha aggiunto che la stessa rete di potere incentiva un «sistema basato su obiettivi» che spinge i medici a vaccinare una certa percentuale dei loro pazienti. Secondo Gill, la censura nei media tradizionali e sulle piattaforme dei social media ha contribuito a questa situazione, poiché «le voci dissenzienti venivano diffamate o messe a tacere» se mettevano in discussione la sicurezza dei vaccini contro il COVID-19. Jablonowski ha affermato che i verbali della riunione del maggio 2021 mostrano che si sono svolte «discussioni franche» sulla sicurezza e sui potenziali rischi del vaccino AstraZeneca, ma solo a porte chiuse. «Al di fuori di quelle porte, non c’è stata alcuna discussione franca, in mezzo alla censura rigida», ha detto Jablonowski.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Il Regno Unito ha accelerato la campagna di vaccinazione contro il COVID, contro il parere degli esperti medici
Uno studio del 2022 pubblicato sulla rivista Drug Safety ha rilevato che, entro maggio 2022, erano stati segnalati 443 casi di trombocitopenia concomitante in seguito alla vaccinazione con AstraZeneca, inclusi 81 decessi. Nel Regno Unito sono state intentate oltre 80 cause legali per presunti danni causati dal vaccino AstraZeneca. Nel 2024, AstraZeneca ha ritirato dal mercato il suo vaccino contro il COVID-19 , ma ha affermato che il ritiro era dovuto al calo della domanda globale, non a problemi di sicurezza o a controversie legali nel Regno Unito. Alcuni messaggi privati di WhatsApp, condivisi con il Telegraph nel 2023, hanno rivelato che i politici e i funzionari della sanità pubblica del Regno Unito hanno preso decisioni politiche relative al COVID-19 basandosi su convenienze politiche piuttosto che su criteri scientifici, contraddicendo le loro dichiarazioni pubbliche. Questi documenti, noti come Lockdown Files, hanno dimostrato che i funzionari hanno scelto di accelerare la distribuzione dei vaccini contro il COVID-19, contro il parere di alcuni esperti medici. Michael Nevradakis Ph.D. © 27 ottobre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Politica
Caos per l’emendamento sul reintegro dei medici definiti «no-vax». Intervista al dottor Dario Giacomini
La Camera dei Deputati ha approvato il Ddl di riforma delle professioni sanitarie. Al suo interno c’è un emendamento che prevede l’archiviazione dei procedimenti disciplinari a carico dei sanitari che, durante il periodo COVID, contestarono le politiche sanitarie di allora. Sul provvedimento, sulle reazioni politiche e sui prossimi passi abbiamo sentito l’associazione ContiamoCi!, che si è battuta per migliorare il testo dell’emendamento ed è impegnata in una raccolta firme per modificare un altro articolo dello stesso Ddl.
ContiamoCi! è stata ringraziata dall’onorevole Buonguerrieri (FDI), prima firmataria: «oggi, grazie a un emendamento di Fratelli d’Italia a mia prima firma alla riforma delle professioni sanitarie, poniamo fine a un’ingiustizia che si protraeva da troppi anni. I medici e gli operatori sanitari radiati durante la pandemia di COVID, per la sola ‘colpa’ di curare i pazienti in scienza e coscienza rifiutando protocolli che si sono spesso rivelati scientificamente infondati, potranno tornare a esercitare il loro lavoro. Contestualmente, un mio ordine del giorno impegna il governo a reintegrare i professionisti sospesi prevedendo l’archiviazione, da parte degli Ordini o degli organi disciplinari competenti, dei procedimenti ancora aperti a loro carico. Ringrazio per il supporto tutte le associazioni che hanno partecipato alla redazione dei testi presentati, in particolare l’associazione ContiamoCi!, che si batte per la libertà di cura e di scelta».
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L’introduzione dell’emendamento ha suscitato polemiche di vastità imprevista. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, senza dire esattamente di cosa parlasse, ha dichiarato che va contrastato chi «avvelena le opinioni sui vaccini», definendo tali posizioni come «distruttive e sconcertanti».
Gli ha fatto eco Stefania Craxi, figlia dello statista morto esule in Tunisia, che ha promesso «modifiche al Senato» per la legge che reintegrerebbe i medici etichettati come «no-vax», ma che magari, semplicemente, consideravano contrario ai loro studi (e magari al giuramento di Ippocrate) il vaccinare con un siero sperimentale un immunodepresso, una donna incinta o un malato di cancro.
Abbiamo intervistato il dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, fondatore del sindacato DI.CO.SI, medico già primario di radiologia.
Dottor Giacomini, cosa è successo ieri alla Camera?
Ieri pomeriggio è stato approvato il Ddl, e al suo interno c’era l’emendamento che aveva fatto tanto rumore già a luglio, a firma Buonguerrieri. In commissione era già stato approvato, ieri è stato portato in Aula e votato. Come ContiamoCi! ci eravamo spesi per migliorarne ulteriormente il testo, in modo che tutti i sanitari che sono, o sono stati, oggetto di provvedimenti disciplinari per aver contestato le politiche sanitarie del periodo COVID vedessero archiviate le loro posizioni.
In concreto, cosa significa?
Significa che se in quel periodo eri un sanitario, un medico o altro, e avevi contestato in scienza e coscienza terapie promosse con circolari del ministero della Salute ma che non ritenevi idonee all’iter diagnostico e terapeutico di quello specifico paziente, oppure avevi contestato l’obbligo vaccinale o il green pass, e per questo eri sotto procedimento disciplinare da parte dell’Ordine, quelle posizioni vengono archiviate. È un grandissimo successo e sta creando un gran putiferio, già da ieri sera e da stamattina.
Cosa ha detto il presidente della Repubblica?
Non è entrato direttamente nella questione, ma guarda caso proprio questa mattina, in occasione di un evento al Quirinale ha affermato, come riportato da Repubblica e dai telegiornali nazionali, che anche la vaccinazione è un presidio fondamentale e che ci sono canali di informazione che stanno inquinando la percezione di queste terapie nella popolazione. In sostanza ha detto che chi fa questo non rende un servizio alla scienza, ma compie un’operazione pericolosa.
Voi come rispondete?
Lo contestiamo, e oggi ho fatto un video proprio su questo. Non stiamo discutendo la validità di un farmaco o di una terapia in sé, ma l’applicazione pratica che ne è stata fatta in quegli anni. Sono state tolte ai cittadini la libertà di scelta, sancita dalla Costituzione che il presidente dovrebbe conoscere molto bene, e al medico la libertà di operare secondo scienza e coscienza e secondo il giuramento di Ippocrate. Erano violati dei capisaldi per noi sacri, e continuiamo a contestare anche queste affermazioni.
Come legge tutto questo?
La narrazione sul COVID, nonostante la commissione parlamentare d’inchiesta, deve restare monolitica e non può essere messa in discussione. Allora sorgono delle domande: si vuole davvero difendere la salute dei cittadini, o si vogliono difendere apparati e poteri che su quell’impalcatura hanno costruito la loro realtà e la loro storia?
C’è un legame con quanto accaduto in commissione COVID?
Sì, c’è una continuità con quello che è successo in commissione due giorni fa, quando è stato audito Speranza. È stata una lunga audizione, che mi sono ascoltato. Speranza ha aperto la sua relazione rivendicando che tutta la gestione COVID è stata, lo ha detto lui, una gestione politica di due governi, il Conte 2 e il Draghi, con maggioranze anche diverse. Per me questo fa tutta la differenza del mondo, perché è quello che dicevamo da sempre: non era una questione sanitaria, ma una scelta di indirizzo politico, a nostro parere di un totalitarismo sanitario. Sentirlo dall’ex ministro della Salute è una certificazione.
Con quali conseguenze?
Se erano scelte politiche, a fronte delle quali si è deciso di chiudere le scuole, fare i lockdown, danneggiare l’economia dei cittadini, imporre obblighi vaccinali, espellere dal lavoro prima i sanitari e poi altre professioni, espellere gli over 50, introdurre un lasciapassare basato sulla vaccinazione, allora cambia l’ambito. Chi ha subito quelle imposizioni è stato perseguitato politicamente – è divenuto un perseguitato politico. In quel caso non basta una commissione d’inchiesta parlamentare: forse serviranno altri tribunali, altre sedi. Se in una democrazia c’è una persecuzione politica, c’è qualcosa di diverso: siamo in uno Stato, se non dittatoriale, quantomeno totalitario.
Come si stanno muovendo le forze politiche?
Di sicuro c’è stata una levata di scudi di tutto il centrosinistra: da Calenda al PD, molti hanno subito stigmatizzato il centrodestra.
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Vi accusano di essere «no-vax» e di cercarne i voti.
Ribadiamo che questa etichetta ci va stretta e non è corretta. Qui non si parla di «sì-vax» o «no-vax», ma di libertà di scelta e di giuramento di Ippocrate, se restiamo nella cornice della professione medica. E se parliamo di cittadini, parliamo di persone che hanno voluto difendere l’articolo 32 della Costituzione, il diritto a decidere sul proprio corpo, voluto da Aldo Moro, un democristiano che non era né «sì-vax» né «no-vax». Le stesse parole di Speranza confermano che non eravamo perseguitati in nome della scienza, ma per un’ideologia di fondo. Cosa ci fosse dietro, si potrebbe fare molta dietrologia, ma la realtà dei fatti è questa.
E gli ordini dei medici?
Si sono subito allarmati, mostrandosi dispiaciuti e costernati per quanto sta avvenendo alla Camera. Ho letto anche una dichiarazione della senatrice Craxi, che avrebbe detto che al Senato si cercherà di affossare questo articolo. Si stanno muovendo perché, seppur piccolo, è un primo schiaffo a una narrazione: per la prima volta in un Parlamento italiano si ottiene un passo avanti, e a mio avviso molto più significativo della cancellazione delle multe agli over 50.
Perché è così importante?
Perché la campagna vaccinale e il DL 44 che ne è seguito servivano innanzitutto a piegare la volontà dei sanitari e dei medici e ad asservirli alle necessità dei governi allora in carica. Per convincere i cittadini a sottostare all’obbligo vaccinale e al green pass bisognava prima spezzare ogni resistenza della classe medica, perché i cittadini si fidavano ancora dei medici. Se molti medici si fossero mostrati scettici, l’operazione non sarebbe mai partita come volevano. Ancora oggi si cerca di mantenere quel perimetro e di impedire che si formi una crepa.
E adesso cosa succederà?
Lo vedremo nei prossimi giorni. Da quello che percepisco dai messaggi che ricevo, ci sono pressioni fortissime, come ce n’erano state perché la commissione d’inchiesta non si avviasse o per modificarne parametri e perimetri, perché certi argomenti non dovevano essere trattati. Figuriamoci ora che non si tratta più di audizioni e testimonianze, ma che si comincia a parlare di leggi dello Stato. È un salto di qualità importante e le risposte saranno altrettanto forti: ci sarà un bel braccio di ferro, e la differenza possiamo farla noi.
Cosa chiede ai cittadini?
Dalle pagine di Renovatio 21 sollecito tutti i cittadini sensibili a questi temi, che in un modo o nell’altro hanno subito i ricatti di quegli anni, a fare da cassa di risonanza. Al di là di ciò che raccontano i telegiornali e certi siti, il popolo italiano vuole superare quella fase e ristabilire la verità su quel periodo storico. Una forza parlamentare, per quanto rappresentativa di una parte della popolazione, può essere schiacciata dalla potenza mediatica della controparte: il centrosinistra, lo sappiamo, controlla i grandi gruppi editoriali italiani. La risposta deve partire dal basso.
Per quanto riguarda il sindacato DI.CO.SI., cosa avete in programma?
Nel nome dei diritti costituzionali continueremo a batterci perché ai lavoratori siano riconosciuti i danni subiti in quegli anni. I danni morali, psicologici, le pressioni, le persecuzioni non potranno mai essere ripagati. Però il riconoscimento degli emolumenti non percepiti e dei contributi previdenziali non versati è una battaglia che portiamo avanti, e speriamo che questa piccola crepa si allarghi fino a comprenderla.
State raccogliendo firme per modificare un altro articolo dello stesso Ddl.
Sì, quello che consente a sanitari stranieri di lavorare in Italia in deroga, con titoli di studio non equiparati a quelli italiani e senza un’adeguata conoscenza della lingua. Con la scusa, ancora una volta, di un’emergenza, in questo caso la carenza di personale, rischiamo di aprire le porte a moltissimi operatori di cui non conosciamo la preparazione né le competenze sanitarie e linguistiche. Si parla di migliaia di infermieri provenienti dall’India e, da notizie che arrivano, pare ci sia un giro importante di lauree infermieristiche vendute in quel Paese.
Rischiamo di ritrovarci con persone che formalmente hanno un titolo, ma le cui competenze non sono verificate, e le verificheremmo sulla pelle dei cittadini. Abbiamo chiesto che le competenze linguistiche siano accertate in modo puntuale, non solo per il dialogo normale ma anche per quello professionale, cioè sulla materia sanitaria.
Quindi l’emergenza COVID ha generato altri casi di questo tipo?
Sì, ancora una volta. L’assetto emergenziale creato con il COVID si ripete ora con i sanitari stranieri e si ripeterà in altri casi. È diventato un modus operandi: la democrazia delle emergenze. Ma in emergenza la democrazia non c’è più, perché bisogna decidere in fretta. Ai tempi dei Romani si sospendeva la democrazia, si nominava un console e ci si affidava completamente a lui, l’unico che poteva portarci fuori dalle secche. Oggi lo stiamo facendo sulla pelle e sulla salute dei cittadini italiani, e chissà quante altre emergenze si potranno sviluppare. Per questo siamo nelle piazze di tutta Italia, e anche online, a raccogliere firme per spingere governo e forze parlamentari a modificare questo articolo.
Nello stesso Ddl si parla anche di approccio «One Health».
Sì, si ribadisce l’importanza di quell’approccio: cambiano i ministri, ma il concetto resta. Speranza è in commissione d’inchiesta per essere audito e gli si punta il dito contro, ma intanto le manine nei ministeri continuano a portare avanti i concetti che lui ha introdotto. È l’apoteosi delle emergenze che diventano paradigma di gestione della cosa pubblica e della vita dei cittadini.
Quali rischi vede?
Quando si dice che la salute umana è strettamente collegata a quella ambientale e animale, significa che qualsiasi emergenza può essere proclamata in qualsiasi momento per la salvezza dell’ambiente. Allora ci puoi mettere tutto il green, le guerre, qualsiasi cosa: ogni abitudine umana può essere potenzialmente dannosa per l’ambiente, e in nome della nuova sacralità dell’ambiente, di questo ambientalismo ideologico, in realtà fortemente finanziato e gestito dal capitalismo globalista, potremmo ritrovarci in galera. Ed è gravissimo.
È un percorso nuovo?
No, ci sono gli antefatti: la modifica dell’articolo costituzionale sul paesaggio e sulla tutela dell’ambiente per le generazioni future. Ormai c’è un aspetto costituzionale in tutto questo, il che dimostra che la cosa è stata apparecchiata negli anni precedenti al COVID. Queste questioni sono solo il punto di arrivo di un percorso lungo.
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Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata
Vaccini
Gates e Bourla sotto processo nei Paesi Bassi, accusati del piano del «Grande Reset» nell’ambito dell’udienza sui danni da vaccino
- Sette cittadini olandesi hanno intentato causa contro Bill Gates, l’amministratore delegato di Pfizer Albert Bourla e altri 15 imputati per presunti danni causati dal vaccino contro il COVID-19. Due dei querelanti sono deceduti nel frattempo.
- Nel corso di un’udienza tenutasi questa settimana, l’avvocato dei querelanti, Peter Stassen, ha affermato che la pandemia e i vaccini facevano parte di un progetto coordinato di «Grande Reset» che prevedeva inganni e violazioni dei diritti individuali.
- Gli avvocati della difesa hanno sostenuto che i vaccini erano sicuri ed efficaci e avevano salvato milioni di vite, contestando al contempo le accuse dei querelanti e le qualifiche dei testimoni.
- Il tribunale ha limitato le testimonianze dei quattro periti dei querelanti a dichiarazioni video anziché a deposizioni di persona, suscitando le obiezioni di Stassen e di altri citati nell’articolo.
- La sentenza è attesa già a dicembre, anche se potrebbe essere rinviata a febbraio 2027.
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Ai periti è stato impedito di testimoniare di persona
Durante l’udienza, Stassen ha affrontato la questione del rifiuto del tribunale di consentire ai periti del suo team di testimoniare di persona. All’inizio di questa settimana, il tribunale aveva limitato le testimonianze a video-dichiarazioni in cui venivano presentate le argomentazioni. Gli avvocati della difesa hanno contestato le qualifiche di alcuni testimoni. Ad esempio, hanno affermato che Sasha Latypova, ex dirigente nel settore della ricerca e sviluppo farmaceutico, possiede solo una laurea triennale e non è qualificata per fornire testimonianze su questioni scientifiche e mediche. Latypova ha contestato le affermazioni, dichiarando ai presenti fuori dal tribunale di possedere una «laurea specialistica conseguita al Dartmouth College e 25 anni di esperienza in ricerca e sviluppo farmaceutico e in ambito regolatorio«, tra cui l’interazione con la Food and Drug Administration statunitense, l’Agenzia Europea per i Medicinali e le autorità di regolamentazione giapponesi «per conto dei miei clienti». Catherine Austin Fitts, fondatrice ed editrice del Solari Report e un’altra delle perite chiamate a testimoniare dai querelanti, ha dichiarato a The Defender che gli avvocati di Bourla hanno messo in dubbio le credenziali di un altro testimone, Mike Yeadon, Ph.D. Fitts si è detta «sorpresa» dalle loro affermazioni. «Yeadon ha ricoperto la carica di vicepresidente dell’unità di ricerca sulle allergie e le malattie respiratorie di Pfizer e ha lavorato per molti anni presso l’azienda. È prassi di Pfizer nominare persone non qualificate a posizioni dirigenziali? Questo spiega perché Pfizer ha nominato un veterinario come amministratore delegato?» ha chiesto Fitts, riferendosi a Bourla. Terhorst ha affermato che è «molto strano» che i tribunali olandesi non consentano la testimonianza orale dei testimoni dei querelanti, poiché altrimenti «non è facile comprovare le proprie affermazioni». Nonostante la limitazione, Terhorst ha affermato che i testimoni hanno rafforzato la posizione dei querelanti. «Il caso è importante in virtù delle prove fornite da testimoni chiave», ha dichiarato. «Credo che abbiamo dato un segnale molto chiaro alla corte: non può esserci giustizia se la corte non è disposta ad esaminare ulteriormente questa perizia, perché si può giungere a una sentenza basata sulla verità e su un vero dialogo tra le parti», ha dichiarato Stassen durante la conferenza stampa.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Le persone danneggiate dal vaccino sono state “indotte in errore” sulla sicurezza dei vaccini anti-COVID.
In un’intervista rilasciata alla giornalista Fiona Rose Diamond all’inizio di questa settimana, Stassen ha affermato che i querelanti si sono sentiti «ingannati» dal governo olandese e da coloro che hanno promosso i vaccini contro il COVID-19 sui media. «Si sono sentiti ingannati dall’intero sistema… E sono stati ingannati perché gli era stato detto che si trattava di un vaccino sicuro ed efficace, e anzi, l’unica via d’uscita dalla crisi», ha affermato Stassen. Nella conferenza stampa di giovedì, Stassen ha aggiunto che i querelanti hanno intentato causa non solo per le lesioni subite, ma perché «vogliono la verità». Fitts ha sottolineato l’importanza del caso, osservando che, secondo il sistema legale olandese, le persone danneggiate dai vaccini possono intentare cause legali in risposta ai danni subiti, a differenza delle restrizioni legali che le persone lese affrontano negli Stati Uniti. «Il PREP Act ha reso impossibile intentare cause di questo tipo negli Stati Uniti», ha affermato Fitts, riferendosi al Public Readiness and Emergency Preparedness Act del 2005. In base al PREP Act, chiunque produca o somministri contromisure di emergenza, come i vaccini contro il COVID-19, è protetto da responsabilità legale. Terhorst ha osservato che nei Paesi Bassi le persone danneggiate dal vaccino si trovano ad affrontare altri ostacoli. «Nei Paesi Bassi i danni da vaccino non sono nemmeno riconosciuti», ha affermato. Ha fatto notare che alcune persone danneggiate dal vaccino hanno ricevuto per un breve periodo cure nell’ambito di programmi di sanità pubblica che lo stato olandese aveva destinato ai pazienti affetti da COVID a lungo termine. Tuttavia, questo trattamento è stato successivamente «interrotto». Terhorst ha affermato che gli avvocati dello Stato olandese «non hanno detto nulla» durante l’udienza in merito all’offerta di un risarcimento a queste vittime, compresi i querelanti e le loro famiglie. Questo è uno dei numerosi ostacoli che i querelanti hanno dovuto affrontare nel corso del procedimento. L’anno scorso, un altro avvocato dei querelanti, Arno van Kessel, è stato arrestato «con notevole violenza», nell’ambito di un’operazione su scala nazionale condotta dalla polizia olandese contro presunti membri di un movimento di «cittadini sovrani» con una «potenziale intenzione di usare la violenza» contro lo Stato olandese. Terhorst ha affermato che van Kessel ha trascorso sette mesi in un carcere di massima sicurezza, ha perso la licenza per esercitare la professione di avvocato, non gli è consentito lasciare il Paese ed è stato dotato di un braccialetto elettronico alla caviglia, che è stato rimosso giovedì, in concomitanza con l’udienza. Michael Nevradakis Ph.D. © 23 ottobre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD. Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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