Connettiti con Renovato 21

Bioetica

Vaccini contaminati dall’aborto, l’appello delle dottoresse pro-vita

Pubblicato

il

 

 

 

Cento dottoresse attiviste per la vita hanno lanciato nelle scorse settimane un appello contro i vaccini COVID realizzati per mezzo di aborti, chiedendo alle persone di buona volontà di finirla una volta per tutte con le grottesche giustificazioni morali che stiamo sentendo in questo periodo.

 

Tra le firmatarie vi è la dottoressa Wanda Półtawska, centeneria, amica di Wojtyla, che fu nei campi di concentramento dove divenne vittima di quegli esperimenti medici poi giudicati a Norimberga.

 

Per le dottoresse giustificare questi vaccini può solo risultare da «una valutazione incompleta della scienza della vaccinazione e dell’immunologia».

 

«La generale acquiescenza ai vaccini contaminati dall’aborto, in particolare da parte dei cristiani, ha solo contribuito alla Cultura della Morte»

Le dottoresse inoltre lamentano una «notevole mancanza di proteste» su produzione e test dei vaccini tramite linee cellulari di feti abortiti.  L’utilizzo di bambini abortiti, dicono, è stato generalmente accettato negli ultimi decenni. Di più: l’utilizzo è stato «ampliato» per includere «la raccolta e il traffico dei corpi di bambini non ancora nati assassinati» per la sperimentazione che «normalmente sarebbe considerata non etica».

 

«[La] generale acquiescenza ai vaccini contaminati dall’aborto, in particolare da parte dei cristiani, ha solo contribuito alla Cultura della Morte», scrivono le donne firmatarie, aggiungendodi non poter «stare sedute» mentre l’uso di feti umani abortiti è «gradualmente normalizzato» come una parte «sfortunata» della medicina moderna.

 

«È tempo che clero e laici affrontino con coraggio questo orrore e difendano il diritto alla vita per i più vulnerabili con “massima determinazione”».

 

«È tempo che clero e laici affrontino con coraggio questo orrore e difendano il diritto alla vita per i più vulnerabili con “massima determinazione”».

«L’aborto è il moderno massacro degli innocenti», affermano le firmatarie nelle parole di apertura della dichiarazione, aggiungendo che, in quanto donne, desideravano che il loro «grido femminile fosse ascoltato in tutto il mondo». È venuto dal «profondo dei nostri cuori materni», dicono, «che sono dediti a difendere la causa della vita e a combattere la Cultura della Morte».

 

Le dottoresse esprimono il desiderio di non essere «complici nel moderno massacro dei Santi Innocenti» e quindi «rifiutano di accettare tutti i vaccini realizzati utilizzando cellule derivate da feti umani abortiti».

 

Le donne firmatarie descrivono anche in dettaglio l’intero orrore dell’aborto, compreso esattamente come i feti abortiti vengono utilizzati nella produzione e nella sperimentazione dei vaccini.

 

«Come cristiane siamo chiamate a rivestire la mente di Cristo e unire i nostri cuori al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria», concludono le donne. «Pertanto, non collaboreremo in questo immenso culto infanticida».

«Non collaboreremo in questo immenso culto infanticida»

 

«Non saremo complici. È ora di alzarsi!».

 

Riprendiamo questo testo traducendo dal sito del vaticanista Edward Pentin.

 

 

 

La voce delle donne in difesa dei bambini non ancora nati e in opposizione ai vaccini contaminati dall’aborto

 

 

L’aborto è il moderno massacro degli innocenti. Noi, come donne, desideriamo che il nostro grido femminile venga ascoltato in tutto il mondo. Questa dichiarazione viene dal profondo del nostro cuore materno, dedito alla difesa della causa della vita e alla lotta contro la cultura della morte. Pertanto affermiamo con tutto il cuore: «Non saremo complici del moderno massacro dei Santi Innocenti e quindi rifiutiamo di accettare tutti i vaccini realizzati utilizzando cellule derivate da feti umani abortiti».

«Non saremo complici del moderno massacro dei Santi Innocenti e quindi rifiutiamo di accettare tutti i vaccini realizzati utilizzando cellule derivate da feti umani abortiti»

 

Aborto: la fonte del tessuto fetale

Affrontiamo onestamente la realtà dell’aborto. Circa una gravidanza su cinque nel mondo finisce con l’aborto; si tratta di circa 40-50 milioni di aborti all’anno. Da quando l’attività dell’aborto è iniziata su grande scala, fino a 2,5 miliardi di bambini non ancora nati sono stati uccisi nel grembo delle loro madri. Solo per un momento, riflettiamo su quella cifra e proviamo a scandagliare questo abisso insondabile.

 

La crudeltà eccezionalmente barbara del ventesimo secolo, con le sue due guerre mondiali mortali e le sue ideologie ancora più letali, non si avvicina nemmeno all’immensa grandezza di questo massacro mondiale del più indifeso di tutti gli esseri umani. Come potremmo non tenere ben presente questo fatto mentre riflettiamo attentamente sulla moralità dei vaccini realizzati con cellule derivate da feti umani abortiti?

 

Questo genocidio dei non nati è impensabile nella sua grandezza, ma è ugualmente inconcepibile nella sua atroce brutalità: il modo del loro assassinio è barbaro oltre ogni immaginazione. Mettiamo davanti alla nostra mente alcuni dei metodi di aborto chirurgico preferiti. Immaginiamo un bambino non ancora nato a nove settimane dal concepimento: può fare capriole, accigliarsi e deglutire. Per abortire questo bambino non ancora nato, un tubo cavo con una punta acuminata viene inserito nell’utero di sua madre ed è collegato a un potente aspirapolvere, che lo fa a pezzi piccoli che vengono risucchiati in una bottiglia e scartati.

La crudeltà eccezionalmente barbara del ventesimo secolo, con le sue due guerre mondiali mortali e le sue ideologie ancora più letali, non si avvicina nemmeno all’immensa grandezza di questo massacro mondiale del più indifeso di tutti gli esseri umani. Come potremmo non tenere ben presente questo fatto mentre riflettiamo attentamente sulla moralità dei vaccini realizzati con cellule derivate da feti umani abortiti?

 

Ora immaginiamo una bambina non ancora nata alla fine del terzo mese nel grembo di sua madre: lei può piangere in silenzio, e può sentire dolore. Per abortire questa bambina non ancora nata, un paio di pinze viene inserito nell’utero di sua madre per afferrare e torcere le sue ossa, fino a quando il suo corpo non è completamente smembrato, la sua spina dorsale molto probabilmente si è spezzata e il suo cranio è schiacciato mentre viene strappata dal corpo di sua madre.

 

Infine, immaginiamo un bambino non ancora nato a 20 settimane: può riconoscere la voce di sua madre. Per abortirlo, il medico inserisce un lungo ago nell’addome della madre e inietta una soluzione fortemente salina forte che il bambino ingoia; il veleno corrosivo lo brucia dentro e fuori. Entro un giorno, sua madre darà alla luce il suo bambino morto o morente. Molti di questi bambini sono nati vivi, poi lasciati a morire. Questa è una morte più crudele di quella dei bambini sacrificati nella Geenna, la valle vicino a Gerusalemme dove un tempo gli antichi israeliti sacrificavano i propri figli, bruciandoli vivi nelle mani dell’idolo cananeo Moloch. 

 

Gli incendi dell’infanticidio li hanno consumati più rapidamente delle piccole vittime di oggi. Fa un freddo gelido oggi nelle mani di Moloch: il ragazzino trema fino a rimanere muto e immobile, disteso in una pozza di sangue che si gela rapidamente. Una volta fasciato calorosamente nel grembo materno, ora giace senza vita in una stanza sterile, nudo dalla testa ai piedi, senza nessuno che possa piangere o piangere per lui.

 

 

Il «frutto» della ricerca sui tessuti fetali

Come se il numero e la brutalità di questi aborti non fossero abbastanza, le parti del corpo del bambino abortito vengono ora raccolte a scopo di ricerca medica in una sorta di storia dell’orrore feticida dei giorni nostri. Gli abortisti hanno ammesso di modificare le procedure chirurgiche in modo da garantire che alcune parti del corpo siano lasciate intatte e utilizzabili dai ricercatori. 

Le parti del corpo del bambino abortito vengono ora raccolte a scopo di ricerca medica in una sorta di storia dell’orrore feticida dei giorni nostri. Gli abortisti hanno ammesso di modificare le procedure chirurgiche in modo da garantire che alcune parti del corpo siano lasciate intatte e utilizzabili dai ricercatori

 

Immagina lo stesso bambino, non bruciato dalla soluzione salina, ma consegnato vivo a un orrore pari al sacrificio umano degli aztechi, che strapparono i cuori dei vinti mentre giacevano ansanti sugli altari sacrificali. 

 

Dopo essere stato partorito, forse per taglio cesareo, il bambino prova un dolore lancinante quando l’abortista gli taglia rapidamente il rene – senza anestesia – in modo che il suo organo possa essere spedito durante la notte per mantenerlo fresco per il ricercatore complice. Sapendo questo, come possiamo volontariamente beneficiare del loro sacrificio utilizzando un vaccino che utilizzasse i corpi di questi bambini abortiti in qualsiasi momento del processo di produzione, non importa quanto tempo fa?

 

Tuttavia, alcuni affermeranno che questo male è alle nostre spalle, nei decenni passati, mentre altri sostengono che l’uso di un vaccino contaminato dall’aborto è moralmente lecito perché la cooperazione al male è «remota». Ma queste posizioni riflettono la vera ampiezza e la gravità della situazione? 

 

Il male di usare linee cellulari fetali abortite coinvolge non solo l’omicidio originale, ma la continua commercializzazione del corpo del bambino, così come il rifiuto finale di seppellire i suoi resti profanati. Inoltre, l’uso di tessuto fetale abortito nello sviluppo di interventi medici sicuramente alimenterà sempre più la ricerca di nuovo tessuto fetale abortito.

Il male di usare linee cellulari fetali abortite coinvolge non solo l’omicidio originale, ma la continua commercializzazione del corpo del bambino, così come il rifiuto finale di seppellire i suoi resti profanati. Inoltre, l’uso di tessuto fetale abortito nello sviluppo di interventi medici sicuramente alimenterà sempre più la ricerca di nuovo tessuto fetale abortito

 

Le linee cellulari fetali semplicemente non durano indefinitamente e i produttori di vaccini hanno un forte incentivo a creare nuove linee per abbinare quelle vecchie, scegliendo di sperimentare con bambini abortiti dello stesso sesso e all’incirca della stessa età. Ciò si è verificato più volte negli ultimi decenni, con la più recente linea cellulare fetale abortita sviluppata nel 2015.

 

Inoltre, a causa della notevole mancanza di proteste per le linee cellulari, la ricerca biomedica con i bambini abortiti si è ampliata negli ultimi decenni per includere la raccolta e il traffico dei corpi di bambini non ancora nati uccisi per l’uso in ricerche che normalmente sarebbero considerate non etiche da svolgere su un essere umano. Moloch non è mai soddisfatto.

 

Tutti questi mali sono perpetuati e promossi solo dall’accettazione passiva di un vaccino moralmente contaminato su «base temporanea». Riflettiamo sul fatto che il vaccino MMR, che è stato sviluppato nel 1971 ed è commercializzato da Merck, è stato sollecitato come un dovere morale a causa del suo potenziale per ridurre la sindrome da rosolia congenita (cosa che non riesce a fare). 

 

L’MMR contiene una componente della rosolia moralmente compromessa che ha richiesto quasi 100 aborti separati per svilupparsi, e nonostante le dichiarazioni dei nostri prelati secondo cui i cattolici che usano il vaccino devono opporsi al suo uso in altri modi, è ancora in uso dopo 50 anni. Né le voci dei pastori né i fedeli hanno soffocato la tacita approvazione data dalle loro azioni. 

L’MMR contiene una componente della rosolia moralmente compromessa che ha richiesto quasi 100 aborti separati per svilupparsi, e nonostante le dichiarazioni dei nostri prelati secondo cui i cattolici che usano il vaccino devono opporsi al suo uso in altri modi, è ancora in uso dopo 50 anni. Né le voci dei pastori né i fedeli hanno soffocato la tacita approvazione data dalle loro azioni

 

In effetti, la generale acquiescenza ai vaccini contaminati dall’aborto, in particolare da parte dei cristiani, ha solo contribuito alla Cultura della Morte. Non possiamo restare a guardare poiché l’uso di feti umani abortiti nella ricerca medica viene gradualmente normalizzato come una parte «sfortunata» della medicina moderna.

 

È tempo che il clero ed i laici affrontino con coraggio questo orrore e difendano il diritto alla vita per i più vulnerabili con «la massima determinazione». Bisogna porre fine a questa nefasta propaggine dell’aborto!

 

 

I vaccini COVID-19 e il tessuto fetale

Consideriamo ora il caso in esame dei vaccini COVID-19, molti dei quali utilizzano linee cellulari fetali abortite, direttamente durante il processo di produzione o indirettamente tramite test. C’è chi sostiene che tale uso non sia solo morale ma sia un vero e proprio atto di carità verso il prossimo alla luce della gravità della pandemia. 

 

Suggeriamo umilmente che tali dichiarazioni, comprese alcune ufficiali rilasciate dai vescovi e persino dal Vaticano, si basino su una valutazione incompleta della scienza della vaccinazione e dell’immunologia, e preghiamo tali proponenti di rivalutare le loro dichiarazioni alla luce di i seguenti fatti:

 

  • I candidati al vaccino che si dice utilizzino cellule fetali abortite «solo durante i test» hanno utilizzato le cellule HEK-293 [Human Embryonic Kidney-293] come parte integrante dello sviluppo del loro candidato mRNA e le hanno utilizzate ancora per confermare l’efficacia dell’mRNA, talvolta attraverso più di un tipo di test di conferma.

 

  • I vaccini candidati in questione non sono stati rigorosamente testati per la loro efficacia nel prevenire l’infezione o la trasmissione di SARS-CoV-2, ma invece valutati per la riduzione della gravità sintomatica in coloro che sviluppano “casi confermati” di COVID -19. Anche questa valutazione di un modesto effetto protettivo può essere seriamente gonfiata.

 

  • Il tasso medio di sopravvivenza dall’infezione da SARS-CoV-2 è superiore al 98,3%, e non è probabile che questo sia significativamente influenzato da vaccini con una tale scarsa efficacia.

 

Non collaboreremo a questo immenso culto infanticida. Non possiamo più offrire questo granello d’incenso a Moloch. È giunta per noi l’ora di imitare i primi cristiani nella loro disponibilità a dare la vita per la Verità. Non saremo complici. È ora di alzarsi!

  • Il vaccino ha 5-10 volte più probabilità di produrre reazioni avverse rispetto ai vaccini antinfluenzali e provoca 15-26 volte più mal di testa, affaticamento e vertigini (secondo i dati VAERS). Il vaccino ha anche causato molte reazioni più gravi e numerosi decessi. I dati sulla sicurezza che sono stati raccolti sono insufficienti per determinare i possibili effetti a lungo termine.

 

  • La natura sperimentale del vaccino rende il sollecitare, costringere o costringere le persone all’inoculazione una violazione diretta della Dichiarazione Universale sulla Bioetica e sui Diritti Umani.  Se presi insieme, tutti questi fattori dimostrano che le affermazioni che giustificano l’uso dei candidati al vaccino COVID contaminati dall’aborto non solo ignorano la gravità e l’immediatezza dei crimini commessi contro il nascituro, ma ignorano le prove scientifiche sulla malattia e l’inadeguatezza delle gli attuali candidati al vaccino e i loro rischi noti e sconosciuti.

 

  • In conclusione, come cristiani siamo chiamati a rivestire la mente di Cristo e unire i nostri cuori al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria. Pertanto, non collaboreremo a questo immenso culto infanticida. Non possiamo più offrire questo granello d’incenso a Moloch. È giunta per noi l’ora di imitare i primi cristiani nella loro disponibilità a dare la vita per la Verità. Non saremo complici. È ora di alzarsi!

 

 

 

 

 

Continua a leggere

Bioetica

Una madre e i medici sudcoreani condannati dopo che un neonato nato vivo è stato messo nel congelatore per morire

Pubblicato

il

Da

Una donna sudcoreana sulla ventina, identificata con il cognome Kwon, è stata condannata insieme a due medici per l’omicidio del suo neonato. Lo riporta LifeSite.

 

Come prevedibile, la stampa mainstream sta presentando la vicenda, che era emersa lo scorso anno, come prova della necessità dell’aborto tardivo legale.

 

«La donna voleva interrompere la gravidanza a 36 settimane, ma i pubblici ministeri hanno affermato che il bambino è nato vivo e poi è stato ucciso», ha riferito la BBC. Naturalmente, «interrompere la gravidanza» avrebbe comportato anche l’uccisione dello stesso bambino, dopo che avrebbe potuto sopravvivere fuori dall’utero.

 

Il bambino era nato vivo tramite parto cesareo e i medici lo hanno messo in un congelatore. Il bambino è così morto assiderato. La Kwon, che insistette di non sapere «che la procedura sarebbe stata eseguita in quel modo» (come disse la BBC), è stata condannata a tre anni di carcere con sospensione condizionale; il chirurgo che aveva operato e il direttore dell’ospedale sono stati condannati a quattro e sei anni di carcere.

 

Il caso ha attirato enorme attenzione pubblica in Corea del Sud. Kwon aveva caricato un vlog su YouTube nel 2024 in cui descriveva la sua esperienza di quello che lei chiamava aborto a 36 settimane; il video aveva suscitato indignazione pubblica, accuse di infanticidio e richieste di un’indagine ufficiale. Il ministero della Salute e del Welfare richiese un’indagine di polizia, che ha scoperto che il bambino era nato vivo e successivamente ucciso.

Aiuta Renovatio 21

Quando si è scoperto che il bambino era nato vivo, la polizia ha cambiato l’indagine da «aborto non regolamentato» a omicidio – il che, come il caso evidenzia in modo agghiacciante, è una distinzione senza alcuna differenza. Tuttavia, la stampa mainstream sottolinea che queste condanne segnano «la prima volta che vengono mosse accuse di omicidio contro donne che chiedevano un’interruzione di gravidanza in fase avanzata e contro i medici coinvolti nella procedura».

 

L’indagine della polizia ha rivelato che l’ospedale aveva falsificato i propri registri, registrando la morte del bambino, morto nel congelatore, come un feto morto. L’ospedale gestiva un’attività di aborto e, secondo i pubblici ministeri, «avrebbe ricevuto un totale di 1,4 miliardi di won (816.260 dollari) per praticare aborti su oltre 500 pazienti», la maggior parte delle quali, come Kwon, era stata presentata all’ospedale da intermediari.

 

Al processo, sia il direttore dell’ospedale che il chirurgo curante hanno confessato di aver ucciso il bambino della Kwon, ed entrambi sono stati immediatamente arrestati. La Kwon ha affermato di non aver saputo di essere incinta fino al settimo mese e di aver cercato di abortire perché aveva bevuto alcolici, fumato e non aveva un reddito stabile.

 

Ma il giudice ha stabilito che la Kwon era stata informata dal personale medico che il suo bambino era sano e aveva sentito il battito cardiaco tramite un’ecografia; è stato anche confermato che la Kwon era consapevole che il suo bambino sarebbe nato vivo tramite taglio cesareo. Il giudice, tuttavia, le ha inflitto una pena più mite a causa della mancanza di supporto per Kwon nella «fase avanzata della gravidanza» e della confusione che circonda il regime abortivo della Corea del Sud.

 

La Corte Costituzionale della Corea del Sud ha annullato il divieto di aborto nel Paese nel 2019 e ha raccomandato ai legislatori di approvare emendamenti che consentano l’aborto fino a 22 settimane (la prima settimana di vita di un bambino fuori dall’utero è di 21 settimane). Il Parlamento ha avuto tempo fino alla fine del 2020 per modificare le leggi sull’aborto. Il governo dio Seul ha proposto un disegno di legge che legalizza l’aborto su richiesta fino a 14 settimane, con il feticidio consentito fino a 24 settimane in caso di stupro o specifiche condizioni di salute.

 

«Tuttavia, quel disegno di legge è rimasto bloccato in Parlamento, a causa dell’opposizione dei legislatori conservatori per motivi religiosi», ha riferito la BBC. «Quando la rimozione del divieto è entrata in vigore nel 2021, il Paese non aveva alcuna legislazione in vigore per regolamentare l’aborto». Pertanto, l’aborto è ora praticato in un vuoto giuridico.

 

L’aborto è depenalizzato e non regolamentato: il Paese estremo orientale, dove spopolano sette protestanti di ogni genere, è ora un Far West del feticidio.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Continua a leggere

Bioetica

Il Lussemburgo vuole sancire l’aborto nella sua Costituzione

Pubblicato

il

Da

Seguendo l’esempio della Francia, il Granducato del Lussemburgo si prepara a sancire il «diritto» all’aborto nella sua legge fondamentale. Spinto da una coalizione guidata dal Partito Cristiano Sociale, il Paese sta sprofondando in una deriva ideologica che volta le spalle alla tutela della vita e all’eredità cristiana del Vecchio Continente.   «C’è qualcosa di marcio nello stato di Danimarca», fece dire Shakespeare a Marcello. Ma sembra che l’elenco sia ben lungi dall’essere limitato al paese di Amleto: sotto l’impulso del déi Lénk (partito di sinistra) e sostenuto da un’ampia maggioranza parlamentare, il Granducato di Lussemburgo ha compiuto, il 3 marzo 2026, un primo passo decisivo verso l’inserimento della libertà di aborto nella sua Costituzione.   Questa votazione, che ha avuto luogo alla Camera dei Deputati, segna un nuovo passo avanti nella secolarizzazione radicale che sta dilagando in Europa, dopo la Francia del 2024.

Iscriviti al canale Telegram

Un tradimento delle radici cattoliche

Per chi sostiene una cultura della vita, lo shock rimane profondo. Il CSV, storico partito cristiano-sociale, ha votato a stragrande maggioranza (circa 16 membri su 21), nonostante la sua eredità cattolica. Accettando questa iscrizione per consolidare la sua coalizione con il Partito Democratico (DP) e altri, sembra allontanarsi dai suoi valori fondanti.   Come può un partito che si dichiara cristiano contribuire a stabilire come principio costituzionale ciò che per molti resta un crimine, una tragedia umana e un attentato alla vita innocente?   Consacrando questa libertà nella legge fondamentale, lo Stato non si limita più a depenalizzare l’aborto a determinate condizioni (come dal 1978, con recenti allentamenti): lo protegge in modo permanente da qualsiasi arretramento politico, presentandolo come una conquista irreversibile.

Aiuta Renovatio 21

Una grande rottura antropologica

Guidata in particolare dalla ministra per le Pari Opportunità, Yuriko Backes (DP), questa riforma mira a posizionare il Lussemburgo come un «pioniere» dei diritti sociali. Tuttavia, inverte la gerarchia: l’autonomia individuale prevale sul diritto naturale alla vita, spezzando il legame intergenerazionale che obbliga i più forti a proteggere i più deboli.   Segno di un generale calo di interesse, il dibattito è stato relativamente calmo, nonostante alcuni accesi scambi di opinioni. Le obiezioni morali rimangono discrete o timide. Eppure, la costituzionalizzazione dell’aborto cambia radicalmente la situazione.   Per non parlare della negazione della legge naturale che questa pratica implica, essa minimizza anche il trauma psicologico per molte donne e la mancanza critica di alternative reali – massicce politiche pro-maternità – che potrebbero offrire una vera alternativa all’aborto.   Una cosa è certa: mentre l’Europa si trova ad affrontare un inverno demografico senza precedenti , la scelta del Lussemburgo suona come un’ammissione di resa. Di fronte a questo diktat ideologico, cattolici e attivisti pro-life hanno il dovere di testimoniare che ogni vita umana è un dono del Creatore, dal concepimento alla morte naturale, un dono che nessuna maggioranza parlamentare può legittimamente abolire.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
 
Continua a leggere

Bioetica

Circoncisione, scoppia l’incidente diplomatico: il Belgio convoca l’ambasciatore americano

Pubblicato

il

Da

Giorni fa Belgio ha convocato l’ambasciatore statunitense Bill White dopo che questi ha accusato le autorità del Paese di molestare la comunità ebraica. Si tratta di un importante sviluppo che porta alla luce il cortocircuito della circoncisione, che è di fatto una mutilazione genitale infantile al pari dell’infibulazione ma che, specie in ambito delle comunità ebraiche gode di un qualche status privilegiato, mentre va ricordato come essa abbia una sua storia precipua anche negli Stati Uniti d’America.

 

In un post su X White aveva chiesto al Belgio di ritirare l’azione penale nei confronti di tre mohel (figure religiose ebraiche che praticano circoncisioni) sospettati di aver eseguito tali procedure ad Anversa – antica capitale del taglio dei diamanti, attività principale di una nutrita comunità di famiglie ebraico-ortodosse – senza una licenza medica.

 

«Fermate questa inaccettabile molestia nei confronti della comunità ebraica qui ad Anversa e in Belgio», ha scritto White, aggiungendo che i mohel stavano «facendo ciò per cui sono stati addestrati per migliaia di anni».

 

Sostieni Renovatio 21

White ha inoltre accusato il ministro della Salute belga Frank Vandenbroucke di essere stato «molto maleducato» e di essersi rifiutato di stringergli la mano o di posare per una fotografia durante il loro primo incontro. «Era chiaro che non ti piaceva l’America», ha scritto White.

 

Il ministro degli Esteri belga Maxime Prevot ha condannato le dichiarazioni di White. «Qualsiasi insinuazione che il Belgio sia antisemita è falsa, offensiva e inaccettabile. Il Belgio condanna l’antisemitismo con la massima fermezza», ha scritto Prevot su X.

 

«Gli attacchi personali contro un ministro belga e l’ingerenza in questioni giudiziarie violano le norme diplomatiche fondamentali», ha aggiunto. Il Prevot ha precisato che, secondo la legge belga, solo i medici qualificati sono autorizzati a eseguire circoncisioni e ha affermato che si asterrà dal commentare il caso specifico.

 

Iscriviti al canale Telegram

In seguito lo White ha dichiarato ai giornalisti che «non c’era bisogno di scuse» da parte sua e ha espresso la speranza che il Belgio «legalizzerebbe questo processo in modo che queste persone possano riprendere la loro vita».

 

Il ministro degli Esteri israeliano Gedeone Saar ha appoggiato White, citando quello che ha descritto come «un forte e continuo aumento degli attacchi antisemiti in Belgio», esortando il Prevot a «guardarsi attentamente allo specchio e riconoscere la realtà».

 

In risposta, il Prevot ha messo in guardia contro «l’uso inflazionistico del termine antisemitismo» e ha respinto le affermazioni di un diffuso sentimento antiebraico in Belgio – sì, persino nel «laico» (cioè, massonico) Regno del Belgio l’accusa di antisemitismo sembra essersi stinta sino a non significare più nulla, se non la protervia dell’accusatore, che è spesso giudeo o schierato per qualche ragione con gli interessi dello Stato di Israele.

 

Come riportato da Renovatio 21, accuse di antisemitismo al Paese ospitante erano state mosse anche dall’ambasciatore USA a Parigi, Kushner, palazzinaro giudeo padre del genero di Trump Jared, ex galeotto e grande finanziatore di Netanyahu in Israele (in America, invece, sosteneva il Partito Democratico).

 

La circoncisione è un tema che nessuno vuole dibattere, tuttavia la sua rivoltante contraddizione talvolta emerge dalla cronaca.

 

È bizzarro come il mondo «laico», che ritiene il battesimo dei bambini come una forzatura religiosa su di una persona che non può decidere in autonomia, non abbia niente da dire contro questa oscena mutilazione genitale infantile – e dobbiamo ancora trovare qualcuno che ci convinca del fatto che la circoncisione sia diversa dall’infibulazione, quella sì, per qualche motivo, invisa alla società.

 

«Il taglio genitale non terapeutico priva il bambino, quando diventerà l’adulto, dell’opportunità di rimanere geneticamente immodificato (o intatto)» hanno scritto due bioeticisti oxoniani i due bioeticisti Lauren Notini e Brian D. Earp «Plausibilmente, la persona le cui “parti private” saranno permanentemente influenzate dal taglio dovrebbe avere la possibilità di valutare se è ciò che desidera, alla luce delle loro preferenze e valori a lungo termine»

 

Di fatto, l’individuo circonciso perde per sempre la sua integrità, vedendosi amputata una parte del corpo straordinariamente ricca di terminazione nervose, che sono quelle che danno il piacere durante l’atto sessuale. Notoriamente, l’infibulazione – condannata da tutte le società occidentali – agisce nello stesso identico modo.

 

C’è poi la questione della sicurezza dell’operazione mutilativa: i casi di bambini morti per circoncisione abbondano, anche in Italia, Nel 2023 bambino nigeriano è morto pochi giorni fa in zona Castelli Romani dopo una circoncisione fatta in casa. A Tivoli, nel 2018, morì un altro bambino nigeriano di appena due anni: aveva subito la circoncisione da parte di un sedicente medico; in quel caso, almeno, si salvò il gemello, portato d’urgenza in ospedale. Reggio Emilia, marzo 2019: neonato di famiglia ghanese, cinque mesi, morto dopo «diverse ore di agonia». Monterotondo, provincia di Roma, tre mesi prima: bimbo nigeriano di due anni morto per lo stesso motivo. Genova, aprile 2019, neonato morto nel quartiere Quezzi, e condannato a otto anni di carcere il nigeriano 34enne che aveva eseguito il taglio del prepuzio. Torino, giugno 2016: bebè di genitori ghanesi, circonciso in casa, morto in ospedale. Treviso, ottobre 2008: bimbo di due mesi morto per emorragia. Bari, luglio 2008: bambino deceduto per grave emorragia, «causata probabilmente da circoncisione fatta a domicilio».

 

Secondo dati ripetuti in questi giorni da tutti i giornali, le circoncisioni clandestine in Italia costituirebbero il 40% del totale. Su più di 15.000 circoncisioni richieste all’anno solo 8.500 vengono eseguite su territorio nazionale, mentre 6.500 operazioni di taglio del prepuzio sono effettuate nei Paesi d’origine dove gli immigrati tornano per «turismo etnico» (talvolta, come si è appreso, anche quando si dichiarano «rifugiati» e stanno facendo il percorso burocratico per essere riconosciuti tali totalmente a spese del contribuente italiano).

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Secondo una sigla di medici stranieri operanti in Italia, il 99% delle famiglie musulmane circoncide il bambino quando ha ancora pochi mesi. La realtà è che tuttavia la circoncisione è di fatto istituzionalizzata grazie agli accordi tra lo Stato italiano e la minoranza ebraica.

 

Come riportato in passato da Renovatio 21, grazie alla legge 101 del 1989 che ratifica l’intesa tra l’Italia e le comunità ebraiche italiane, i maschi di religione ebraica e musulmana possono usufruire di alcuni progetti «clinico-culturali» ed essere circoncisi per 400 euro da un medico in regime di attività libero professionale. La prestazione è da considerarsi al di fuori dei LEA (Livelli essenziali assistenziali). Tra i sottoscrittori il Policlinico Umberto I di Roma, l’Associazione internazionale Karol Wojtyla, la Comunità ebraica di Roma e il Centro islamico culturale d’Italia.

 

La pressione ebraica si dice abbia fatto cambiare rotta anche all’Islanda, che aveva tentato di liberarsi della pratica barbara. Si tratta della stessa procedura per cui ora, per aver parlato della circoncisione, Kennedy è definito «antisemita».

 

«Ogni individuo, non importa di che sesso o di quanti anni dovrebbe essere in grado di dare il consenso informato per una procedura che è inutile, irreversibile e può essere dannosa», aveva dichiarato nel 2018 la deputata Silja Dögg Gunnarsdóttir, 44 anni, del Partito progressista dell’Althing, il Parlamento islandese. «Il suo corpo, la sua scelta». «Autonomia» corporale: è lo slogan delle femministe e dell’aborto. È un dogma inscalfibile del mondo moderno.

 

Il disegno di legge non passò, perché le microcomunità ebraiche e musulmane alzarono un polverone: «l’impatto di questa legge sarebbe sentito molto al di là dei confini dell’Islanda», scriveva una lettera dello spaventatissimo Comitato degli affari esteri della Camera dei Rappresentanti, spiegando che la «mossa renderebbe l’Islanda la prima e unica nazione europea a mettere fuori legge la circoncisione. Mentre le popolazioni ebraiche e musulmane in Islanda possono essere poco numerose, il divieto di questo paese sarebbe sfruttato da coloro che alimentano la xenofobia e l’antisemitismo in Paesi con popolazioni più diversificate».

 

La circoncisione nel mondo è tollerata, forse, anche per la sua straordinaria diffusione presso la popolazione americana. Contrariamente a ciò che possono pensare beceramente alcuni, la questione in nessun modo è legata ai rapporti tra l’ebraismo e gli USA. La fonte della pratica è la stessa dei cereali che con probabilità il lettore consuma il mattino: John Harvey Kellogg (1852-1943).

Aiuta Renovatio 21

Il Kellogg era un dottore nutrizionista, oltre che un imprenditore di successo e un gran cultore dell’eugenetica. Tuttavia, un pensiero lo ossessionava: quello della riduzione della masturbazione presso la popolazione maschile.

 

Ecco quindi che raccomandò la circoncisione come rimedio: si taglia subito il prepuzio al bambino e lui non si toccherà crescendo. La cosa ancora più allucinante è che anche i cereali da lui commerciati (da qualche mese di proprietà della Ferrero) avevano in teoria lo stesso scopo: erano sostanze che riteneva «anafrodisiache» e che quindi andavano impiegate in massa per scoraggiare l’onanismo.

 

Kellogg, che come si è visto godeva di una certa influenza, era convinto sostenitore anche del vestirsi di bianco e dei clisteri, da praticare soprattutto se si erano assorbiti veleni come tè, caffè, cioccolato. Il Kelloggo, inoltre, scoraggiava il mescolarsi tra le razze: a fine carriera si dedicò alla creazione di una «Race Betterment Foundation, («Fondazione per il miglioramento della razza»), che propalava pure eugenetica razzista americana (registri genetici, sterilizzazioni delle «persone mentalmente difettose»), di quella che poi piacque assai allo Hitler, che – cosa poco nota – prese alcune leggi degli Stati americani come suo modello per la Germania nazionalsocialista.

 

L’America odierna, e il mondo tutto, si trova quindi ancora alle prese con l’eredità di questo tizio: circoncisione e colazione con cereali tostati. L’eugenetica, nel frattempo, la si fa con le provette.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’attuale segretario alla Saluta USA Roberto Kennedy jr. fu sommerso di critiche ed improperi quando osò ricordare studi esistenti che ipotizzano una correlazione tra la circoncisione e l’autismo.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Continua a leggere

Più popolari