Connettiti con Renovato 21

Spirito

Un Conclave per «trasformare la Chiesa di Cristo in una organizzazione di matrice massonica»: parla mons. Viganò

Pubblicato

il

Renovatio 21 riceve dall’arcivescovo Carla Maria ViganViganò e pubblica il testo dell’intervista chiestagli dalla trasmissione TV Fuori da Coro. L’intervista, come ci informa lo stesso prelato, non è poi andata in onda.

 

 

Questa è l’intervista richiestami dalla redazione di Fuori dal Coro di Mediaset per la puntata di ieri, 23 aprile. Senza alcuna spiegazione e senza nessuna scusa da parte della redazione, il mio intervento non è stato trasmesso. Lo rendo qui disponibile.

 

1. Qual è la Sua valutazione sul papato di Bergoglio?

Negli ultimi decenni, una lobby eversiva si è impossessata delle leve del potere nei governi e nelle istituzioni, al fine di portare a compimento il piano anticristiano e massonico della Rivoluzione.

Sostieni Renovatio 21

Agenzie governative – come sappiamo da quanto emerge anche negli Stati Uniti – hanno interferito nella vita delle Nazioni, organizzando e finanziando la cosiddetta «Agenda 2030» della Fondazione Rockefeller e del World Economic Forum, che consiste nella distruzione della famiglia, nella mercificazione della vita umana, nella corruzione morale dei bambini e dei ragazzi, nello sfruttamento dei lavoratori, nella privatizzazione di tutti quei servizi che sino agli anni Novanta erano garantiti – senza finalità di profitto – dallo Stato: sanità, infrastrutture, difesa, comunicazioni, istruzione.

 

Per compiere questo colpo di Stato globale è stata necessaria la collaborazione (pagata, ovviamente) di funzionari corrotti, politici, medici, magistrati, docenti, tutti corrotti.

 

La Chiesa Cattolica, che con il Concilio Vaticano II si era già allineata alla mentalità mondana, era però rimasta saldamente ancorata a certi principi non negoziabili, ad esempio in materia di morale sessuale o di rispetto per la vita umana dal concepimento alla morte naturale. Benedetto XVI era chiaramente opposto al piano globalista e non avrebbe mai derogato a questi principi, legittimando l’ideologia LGBTQ, il gender, le follie pseudo-sanitarie dell’OMS in materia di modifica genetica e di depopolazione mondiale, l’islamizzazione dell’Europa mediante la sostituzione etnica.

 

Era dunque necessario eliminare Joseph Ratzinger, sostituendolo con un «papa» che – come auspicava il collaboratore di Hillary Clinton, John Podesta – promuovesse l’Agenda 2030, ratificasse la frode climatica e convincesse i fedeli di tutto il mondo a sottoporsi all’inoculazione di un siero che oggi sappiamo esser stato progettato per eliminare o patologizzare la maggior parte dell’umanità. 

Iscriviti al canale Telegram

Questo golpe vaticano fu reso possibile (e lo sappiamo dalle stesse ammissioni dei suoi protagonisti, tra cui il discusso cardinale Danneels) dalle manovre della Mafia di San Gallo, che di concerto con il deep state americano spinse Benedetto XVI a dimettersi e riuscì a nominare Jorge Mario Bergoglio al vertice della Chiesa Cattolica. 

 

Quella di Bergoglio è stata un’usurpazione né più né meno di quelle che hanno consentito alla lobby globalista di imporre leader di governo agli ordini del Forum di Davos (…)

 

E tutti costoro, senza eccezione alcuna, sono ampiamente compromessi e ricattabili, sicché si trovano costretti ad obbedire se non vogliono veder portati alla luce i loro crimini e le loro perversioni. Bergoglio e i suoi accoliti non fanno eccezione nemmeno in questo. 

 

Il giudizio che qualsiasi Cattolico è portato a formulare su questo «papato» – che papato propriamente non è – non può che essere dunque pessimo, sotto tutti i punti di vista.

 

La Chiesa di Roma, dopo questi dodici anni di tirannide, è devastata da scandali, corruzione, violazioni dei diritti umani – penso all’Accordo con la dittatura comunista di Pechino – e da una gestione fallimentare su tutti i fronti. Le timide critiche di alcuni Cardinali e Vescovi alle eresie e agli scandali di Bergoglio non hanno in alcun modo scalfito questo regime globale che vede alleati – contro i cittadini e i fedeli – i loro governanti.

 

 

2. Il giorno della morte di papa Francesco ha scritto un post su X. Lei definisce «farneticazioni eretiche» quanto confidato da Bergoglio a Eugenio Scalfari. Ci può spiegare perché?

Secondo quanto riportato da Scalfari, Bergoglio gli avrebbe confidato di non credere all’inferno, e di essere convinto che le anime buone si salvino «fondendosi» in Dio, mentre quelle dannate siano distrutte, dissolte nel nulla. Ciò contraddice la Sacra Scrittura e il Magistero cattolico, che insegnano che ogni anima, al momento della morte fisica, affronta il Giudizio particolare e viene premiata con la beatitudine eterna (passando eventualmente per il Purgatorio) o punita con l’eterna dannazione, a seconda di come si è comportata in vita, e del suo stato di amicizia o inimicizia con Dio al momento del trapasso.

 

Per questo ho parlato di farneticamenti ereticali: essi si vanno ad aggiungere ad una lista lunghissima di spropositi e di eresie che tutti noi abbiamo dovuto sopportare in questi anni.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

3. A cosa si riferisce quando parla dei «suoi eredi… gli eversori? 

Bergoglio si è circondato di personaggi corrotti e ricattabili, che ha usato disinvoltamente per ottenere ciò che si prefiggeva. Ha deriso, denigrato e offeso cardinali e vescovi onesti. Ha protetto e insabbiato le indagini su Prelati indagati per gravi delitti. Ha promosso tutta la filiera di prelati americani, corrotti e ultra-progressisti, tutti collegati all’ex cardinale McCarrick, che oggi occupano le principali diocesi americane e posti-chiave in Vaticano. (…) Ha perseguitato tutti i suoi oppositori, me compreso, infliggendomi la scomunica, in violazione al diritto e alla giustizia.

 

Tutti costoro sono ancora al loro posto, continuano a demolire la Chiesa e si apprestano con il prossimo Conclave a portare a termine il compito loro assegnato: trasformare la Chiesa di Cristo in una organizzazione ecumenica e sincretista di matrice massonica che presti il proprio sostegno al Nuovo Ordine Mondiale.

 

 

4. Papa Francesco per lei era un anti-Ppapa, un non-papa. Ci spiega perché?

Il cardinale eletto in Conclave come Successore di Pietro deve esprimere la sua accettazione e il consenso ad assumere le funzioni proprie al papato.

 

Io credo che l’accettazione del papato da parte di Begoglio era viziata perché egli ha considerato il papato altra cosa rispetto a ciò che è; come il coniuge che si sposa in chiesa escludendo i fini specifici del matrimonio e rendendo quindi nulle le nozze per vizio di consenso, appunto.

 

Bergoglio ha attenuto l’elezione con il dolo, abusando dell’autorità di Romano Pontefice per fare l’esatto contrario di ciò che Gesù Cristo ha dato mandato a San Pietro e ai suoi Successori di fare: confermare i fedeli nella Fede cattolica, pascere e governare il Gregge del Signore, predicare il Vangelo a tutte le genti.

 

Tutta l’azione di governo e di magistero di Bergoglio – sin dalla sua prima apparizione alla Loggia vaticana presentandosi con quell’inquietante «Buonasera» – si è dipanata in senso diametralmente opposto al mandato petrino: ha adulterato il Depositum Fidei, ha creato confusione e indotto in errore i fedeli, ha disperso il Gregge, ha dichiarato che l’evangelizzazione dei popoli è «una solenne sciocchezza», condannandola come proselitismo; ha abusato sistematicamente del potere delle Sante Chiavi per sciogliere quel che non può essere sciolto e legare ciò che non può essere legato. 

 

Il papa non è il padrone della Chiesa, ma il Vicario di Cristo: egli deve esercitare la propria autorità nei confini stabiliti da Gesù Cristo e in conformità con gli scopi voluti da Dio: primo fra tutti, la salvezza delle anime mediante la predicazione del Vangelo a tutte le creature, e i Sacramenti. 

 

 

Un papa non può quindi ritenersi autorizzato a «reinventarsi» il papato, a «rileggerlo in chiave sinodale», a «modernizzarlo», a smembrarlo a proprio piacimento, a cambiare la Fede o la Morale. Se egli pensa che il Papato gli permetta di modificare l’istituzione che presiede, per ciò stesso egli si trova in quella situazione di vizio di consenso tale da rendere nulla l’elevazione al Ministero Petrino, perché ciò che egli accetta non è il papato cattolico come è sempre stato inteso da San Pietro in poi, ma un’idea personale di «papato». 

 

Per questo sono convinto che il ruolo eversivo ricoperto da Bergoglio – anche considerato nel più vasto quadro internazionale del golpe globalista – faccia di lui un usurpatore, un anti-papa, un non-papa appunto, perché egli era perfettamente consapevole di voler manomettere il papato trasformandolo in qualcos’altro e dandogli scopi che non sono quelli del papato: dal culto dell’idolo della Pachamama alla comunione per i divorziati e alla benedizione delle coppie omosessuali, dall’immigrazione alla promozione dei vaccini, dalla propaganda climatica alla transizione di genere. 

 

D’altra parte, ne abbiamo conferma da quanti elogiano Bergoglio non per essere stato un papa cattolico, ma per le empanadas dei trans di Torvaianica o per la sua calorosa amicizia con Emma Bonino. 

Aiuta Renovatio 21

5. Quale sarà il futuro della Chiesa con la morte di Papa Francesco?

La morte di Bergoglio cristallizza, per così dire, una situazione di illegittimità diffusa. Dei 136 Cardinali elettori, 108 sono stati «creati» da lui; il che significa che qualsiasi Papa sia eletto nel prossimo Conclave – fosse anche un novello San Pio X – la sua autorità sarà pregiudicata dall’essere stato eletto da falsi cardinali, creati da un falso papa. Per questo, tempo fa, chiedevo ai miei Confratelli nell’Episcopato di chiarire questi aspetti, prima di procedere all’elezione di un nuovo papa.

 

Certo, la situazione è disastrosa e umanamente senza soluzione. Tuttavia, come Vescovo e Successore degli Apostoli non posso non ricordare a tutti che la Chiesa, che è il Corpo Mistico di Cristo, è destinata ad affrontare la passio Ecclesiæ sull’esempio del Signore. Sarà proprio da questa passione – in cui tutto sembrerà perduto come in quel Venerdì Santo di 1992 anni fa – che la Chiesa rinascerà rigenerata e purificata. 

 

In questi giorni in cui celebriamo la Pasqua di Resurrezione, ogni Cattolico trova nel trionfo di Cristo sulla morte e sul peccato le ragioni della propria fedeltà al Vangelo.

 

Ce lo ha detto Nostro Signore, poco prima di affrontare la Passione: Non abbiate paura: io ho vinto il mondo.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

23 Aprile 2023

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine fornita da monsignor Viganò

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

Continua a leggere

Spirito

Monsignor Schneider demolisce l’attacco del cardinale Roche alla messa in latino


Pubblicato

il

Da

Il vescovo Athanasius Schneider ha smontato la giustificazione del cardinale Arthur Roche per la soppressione della Messa tradizionale  in un’intervista esclusiva con Diane Montagna pubblicata martedì. Lo riporta LifeSite.   Monsignor Schneider ha definito «manipolativo» un documento sulla liturgia distribuito da Roche nel concistoro straordinario convocato da papa Leone XIV all’inizio di questo mese, in cui Roche affermava che «non possiamo tornare» alla messa latina tradizionale.   Nella missiva, monsignor Roche ha ripreso i punti di discussione di Papa Francesco, che culminano nei dettami della Traditionis Custodes, che ha soffocato la Messa antica in tutto il mondo e ha detto ai sacerdoti che devono richiedere nuovamente il permesso di offrire la Messa antica al loro vescovo diocesano, «che a sua volta dovrebbe consultare la Sede Apostolica prima di concedere questa autorizzazione».   Come Bergoglio, monsignor Roche ha definito la continuazione del Messale Romano come divisiva, definendola nel suo documento di concistoro «congelamento della divisione». Ciò contraddice il Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI, che ha affermato che il messale del 1962 «non è mai stato abrogato» e che il suo uso continuato non è divisivo.   L’antagonismo di Roche e Francesco verso la Messa tradizionale, come manifestato nella Traditionis Custodes, contraddice anche la Quo Primum, che autorizzava in modo permanente la Messa tradizionale, dichiarando che essa può essere usata «liberamente e lecitamente» in «perpetuo».   Monsignor Schneider ritiene che il documento di Roche, che non è stato ancora discusso tra i cardinali del concistoro, «sembra guidato da un programma volto a denigrare» la tradizionale messa in latino e «in definitiva eliminarla».   Il prelato ortodosso ha detto a Montagna che secondo lui il documento non è caratterizzato da un desiderio imparziale di verità, ma da un «ragionamento manipolativo» e persino dalla distorsione delle prove storiche.

Aiuta Renovatio 21

Ad esempio, monsignor Roche cita selettivamente Quo Primum nel tentativo di sostenere la soppressione della Messa tradizionale, citandone l’affermazione secondo cui «dovrebbe esserci un solo rito per celebrare la Messa». Tuttavia, come ha sottolineato Schneider, il Quo Primum in realtà «permette esplicitamente a tutte le varianti del Rito Romano che sono state in uso ininterrottamente per almeno duecento anni di continuare legittimamente», compresi i riti ambrosiano e domenicano. «Unità non significa uniformità, come attesta la storia della Chiesa», ha osservato Schneider.   Riferirsi qui al Quo Primum è disonesto da parte di Roche, perché la bolla del 1570 contraddice chiaramente il suo punto principale, autorizzando fermamente il Messale Teologico «in perpetuo». Essa afferma che «questo Messale deve essere d’ora in poi seguito in modo assoluto, senza alcun scrupolo di coscienza o timore di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura, e può essere usato liberamente e legittimamente. Né i superiori, gli amministratori, i canonici, i cappellani e gli altri sacerdoti secolari o religiosi, di qualsiasi titolo designati, sono obbligati a celebrare la Messa diversamente da come da Noi ingiunto. Allo stesso modo dichiariamo e ordiniamo… che il presente documento non può essere revocato o modificato, ma rimane sempre valido e conserva la sua piena validità».   Il vescovo Schneider contesta anche l’affermazione di Roche secondo cui il Novus Ordo sarebbe stato «voluto» dal Concilio Vaticano II e sarebbe «in piena sintonia con il vero significato della Tradizione».   Anche la «maggioranza dei Padri sinodali del 1967 – quasi tutti Padri del Concilio Vaticano II – ha respinto» il Novus Ordo Missae, in contrapposizione alla nuova Messa iniziale del 1965, secondo Schneider.   Il vescovo ha inoltre condannato l’affermazione di Roche contenuta nel documento del concistoro secondo cui il pluralismo liturgico equivale a «congelare la divisione».   «Una simile affermazione è manipolativa e disonesta, poiché contraddice non solo la pratica bimillenaria della Chiesa, che ha sempre considerato la diversità dei riti riconosciuti – o delle legittime varianti all’interno di un rito – non come fonte di divisione, ma come un arricchimento della vita ecclesiale», ha affermato Schneider. L’intolleranza per la coesistenza di diverse pratiche liturgiche è il segno di un «chierico dalla mentalità ristretta» e ha danneggiato i cristiani in passato, ha sostenuto.   Un esempio di ciò fu la proibizione della forma più antica del rito della Chiesa ortodossa russa nel XVII secolo, che portò a uno scisma dei «vecchi riti», che continua ancora oggi, anche dopo che la Chiesa ortodossa russa ha ripristinato il rito più antico. «In questo caso, l’intolleranza da parte della gerarchia verso l’uso legittimo del rito più antico congelò letteralmente la divisione: i vecchi ritualisti furono esiliati dallo zar nella gelida Siberia», ha sottolineato Schneider.   Il vescovo kazako ha concluso con una dura critica al documento di Roche, definendolo «reminiscente di una lotta disperata di una gerontocrazia confrontata con critiche serie e sempre più forti, provenienti principalmente da una generazione più giovane, la cui voce questa gerontocrazia cerca di soffocare attraverso argomenti manipolatori e, in ultima analisi, trasformando il potere e l’autorità in armi».   «Eppure la freschezza e la bellezza senza tempo della liturgia, insieme alla fede dei santi e dei nostri antenati, prevarranno comunque».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube
Continua a leggere

Spirito

La Messa vespertina del sabato sera soddisfa il precetto domenicale?

Pubblicato

il

Da

1. Il fondamento divino ed ecclesiastico del riposo domenicale

La legge divina, espressa nel terzo comandamento, prescrive che un giorno di riposo sia riservato all’onore di Dio. I teologi insegnano che osservare questo giorno di domenica anziché di sabato è una questione di legge ecclesiastica, poiché, nella Chiesa primitiva, gli apostoli continuavano ad andare al Tempio di sabato (cfr. Atti 3:1; 5:12).

 

Tuttavia, introdussero universalmente l’usanza di santificare la domenica come Giorno del Signore, al punto che questa pratica divenne obbligatoria all’inizio del II secolo (1).

 

2. Pratica liturgica tradizionale: Vespri e Messa

È vero che, nella liturgia tradizionale, le domeniche e i giorni festivi iniziano con i Primi Vespri, celebrati la sera prima o il sabato pomeriggio in preparazione alla festa. Tuttavia, non era mai permesso celebrare la Messa per la domenica o il giorno festivo la vigilia del giorno stesso.

 

Il diritto canonico era esplicito su questo punto: la Messa non poteva essere celebrata più di un’ora prima dell’alba o più di un’ora dopo mezzogiorno (Can. 821, § 1). Era quindi altrettanto inconcepibile celebrare la Messa il giorno prima per adempiere all’obbligo quanto pretendere l’astensione da ogni lavoro servile dal pomeriggio precedente.

Sostieni Renovatio 21

3. Le concessioni di Pio XII e il loro vero significato

Quando Papa Pio XII autorizzò la celebrazione delle Messe pomeridiane e vespertine nel 1953, questa concessione fu concessa a causa della carenza di sacerdoti. Il suo scopo era quello di consentire la celebrazione delle Messe il giorno di domenica o il giorno festivo stesso, e non di istituire una Messa «della vigilia» destinata a sostituire la santificazione domenicale.

 

4. La novità introdotta dal Codice del 1983

La vera innovazione si manifesta con il Codice di Diritto Canonico del 1983, che consente ai fedeli di adempiere all’obbligo di partecipare alla Messa sia la domenica o il giorno festivo stesso, sia il pomeriggio o la sera precedenti (can. 1248, § 1).

 

È certo che il Papa, in quanto supremo legislatore della Chiesa, possiede il potere di modificare il primo precetto della Chiesa, poiché si tratta di una legge ecclesiastica e non divina. Questa legge è vincolante sotto pena di peccato mortale, come definito da Papa Innocenzo XI. Pertanto, chi si avvale di questo privilegio non può essere accusato di peccato mortale.

 

5. La vera questione: conformità alla Tradizione e tutela della fede

Tuttavia, questa non è la vera questione. Il problema fondamentale è se questo allentamento sia in accordo con la Tradizione, se tuteli la fede e se promuova realmente l’osservanza del terzo comandamento. Purtroppo, la risposta è no su tutti questi punti.

In passato, le persone legittimamente impedite di partecipare alla Messa domenicale (ad esempio, a causa di obblighi professionali) venivano semplicemente dispensate dall’obbligo. Non esiste una tradizione pre-conciliare di sostituire gli uffici preparatori con la Messa stessa, con la limitata eccezione degli anni ’50, quando Pio XII permise ad alcuni minatori costretti a lavorare ogni domenica di partecipare alla Messa il sabato sera.

Iscriviti al canale Telegram

6. Conseguenze spirituali e secolarizzazione della domenica

Questa pratica non protegge né la fede né la santità della domenica, come l’esperienza ha dimostrato. In effetti, cosa fanno questi cattolici per santificare la domenica, per studiare e pregare la propria fede, quando non partecipano più nemmeno alla Messa del giorno del Signore e preferiscono il sabato pomeriggio per riservare la domenica alle attività secolari? Spesso, poco o nulla.

 

Così, il catechismo domenicale reso obbligatorio da San Pio X, lo studio della Scrittura, la lettura spirituale, la meditazione, la preghiera e persino il rispetto per la domenica come giorno specificamente dedicato all’onore di Dio Onnipotente sono scomparsi.

 

Introdurre una tale misura nel diritto canonico costituisce un passo significativo verso la secolarizzazione, rendendo la vita dei cattolici praticamente indistinguibile da quella del mondo pagano circostante.

 

7. Doveri dei cattolici riguardo a questa pratica

Abbiamo quindi il dovere di incoraggiare i nostri conoscenti cattolici che frequentano il Novus Ordo ad opporsi a questa pratica tiepida, così contraria allo spirito della Chiesa e alla restaurazione di tutte le cose in Cristo, e a onorare veramente i misteri della Resurrezione e della vita eterna simboleggiati dal riposo domenicale.

 

Quanto ai cattolici tradizionali, non dovrebbero nemmeno prendere in considerazione l’utilizzo di questa disposizione permissiva del diritto postconciliare: sarebbe manifestamente contraddittorio rivendicare un attaccamento alla Messa tradizionale e all’insegnamento tradizionale.l’insegnamento della Chiesa, rifiutandosi di impegnarsi a partecipare alla Messa domenicale per santificare il Giorno del Signore.

 

Don Scott

 

Gennaio 2002, pubblicato su Angelus Press, 2009, Le meilleur des Questions et Réponses.

 

NOTE

1) Prümmer, Manuale Theologiae Moralis, II, n. 386, § 465.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Thomon via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International 

 

Continua a leggere

Spirito

Papa Leone incontra la Fraternità San Pietro

Pubblicato

il

Da

Lunedì, su iniziativa della Fraternità Sacerdotale San Pietro (FSSP), Papa Leone XIV ha ricevuto in udienza privata il superiore generale della Fraternità, padre John Berg, accompagnato da padre Josef Bisig, uno dei fondatori della società. Lo riporta LifeSite.   L’incontro, durato circa 30 minuti, è stato concesso su espressa richiesta della FSSP, come ha confermato la giornalista vaticana Diane Montagna.   Secondo il comunicato ufficiale diffuso dalla Fraternità, l’udienza ha offerto l’opportunità di illustrare al Pontefice la «fondazione e la storia» della FSSP, le sue «diverse forme di apostolato» e il suo «diritto e carisma propri». I due sacerdoti hanno inoltre potuto «evocare eventuali incomprensioni e difficoltà che la Fraternità incontra in alcune diocesi», rispondendo alle domande del Papa.   L’udienza si è svolta a poco meno di due settimane dalla circolare inviata dal cardinale Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il Culto Divino, ai cardinali di tutto il mondo, in cui si affermava che «non si può tornare» al Messale Romano del 1962 (la Messa tradizionale, detta anche impropriamente «Messa in latino»), fornendo argomentazioni per giustificarne la progressiva soppressione.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Nel comunicato, la FSSP ha invitato i fedeli a «pregare intensamente» durante la novena di 30 giorni in preparazione alla rinnovata consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, prevista per l’11 febbraio.   La Fraternità Sacerdotale San Pietro è stata fondata nel 1988 da dodici sacerdoti staccatisi dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), sotto la guida di padre Josef Bisig. Pochi mesi dopo, Papa Giovanni Paolo II l’ha eretta come Società di Vita Apostolica di diritto pontificio, ponendola direttamente sotto l’autorità del Papa tramite il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.   La FSSP è una comunità internazionale di sacerdoti, sotto l’autorità della Santa Sede, che celebra la Messa latina tradizionale nelle chiese di tutto il mondo. La San Pietro ha seminari a Wigratzbad-Opfenbach, in Baviera (diocesi di Augusta) e a Denton, in Nebraska (diocesi di Lincoln), in USA ed è diffusa in Australia, Austria, Belgio, Canada, Colombia, Francia, Germania, Messico, Nigeria, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Stati Uniti d’America, Svizzera e Italia.   La specificità della FSSP consiste nell’offrire esclusivamente la liturgia tradizionale latina e i sacramenti secondo i libri precedenti alla riforma postconciliare. La scelta di San Pietro come patrono speciale esprime «la gratitudine, l’amore filiale e la lealtà» della Fraternità verso il Romano Pontefice.   Come riportato da Renovatio 21, un anno fa la FSSP ricevette la visita apostolica del Vaticano. Prima si era sparsa la voce che la visita avrebbe potuto essere condotta essere condotta da un arcivescovo progressista membro del WEF di Davos e ammiratore di Giussani, l’arcivescovo dublinese Diarmuid Martin, autore di dichiarazioni come «non si può escludere un candidato al sacerdozio semplicemente perché è gay».   In un comunicato la FSSP ha annunciato la notizia della loro visita, aggiungendo di essere stata informata dalle autorità vaticane che «questa visita non ha origine da alcun problema della Fraternità».   La San Pietro in alcune città celebra per i fedeli diocesani. Alcuni dicono che non c’è quindi da aspettarsi, nelle omelie, discussioni della questione del Concilio o delle aberrazioni provenienti dal papato negli ultimi anni..   Come riportato da Renovatio 21, nel frattempo, il superiore generale FSSPX afferma che le decisioni «catastrofiche» di Bergoglio giustificherebbero la nomina di nuovi vescovi.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di David Joyce via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Continua a leggere

Più popolari