Militaria
Trump contro la NATO: «non faranno nulla per noi»
Il presidente statunitense Donald Trump ha criticato la riluttanza di altri paesi della NATO a unirsi all’operazione militare israelo-americana contro l’Iran, definendo il blocco una «strada a senso unico» di cui l’America non ha mai avuto realmente bisogno.
Le dichiarazioni sono giunte un giorno dopo che gli alleati degli Stati Uniti, compresi i membri della NATO, hanno ignorato o respinto l’appello di Trump a unirsi a uno «sforzo congiunto» per mettere in sicurezza lo Stretto di Ormuzzo. Questa via navigabile strategica, utilizzata per il trasporto del 20% del petrolio greggio mondiale via mare, è di fatto chiusa a causa del conflitto.
Il presidente ha affermato di non essere sorpreso dall’inazione degli alleati. «Li proteggeremo, ma loro non faranno nulla per noi, soprattutto in un momento di bisogno», ha scritto martedì su Truth Social.
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Trump poi affermato che gli Stati Uniti hanno conseguito importanti successi militari contro l’Iran senza alcun aiuto.
«Non abbiamo più bisogno, né desideriamo, l’assistenza dei paesi della NATO – non ne abbiamo mai avuto bisogno», ha scritto, aggiungendo che gli Stati Uniti non necessitano di alcun aiuto da parte di altri alleati, tra cui Giappone, Corea del Sud e Australia.
All’inizio di questo mese, l’ex segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha dichiarato al canale canadese CBC che non ci sono garanzie che il blocco guidato dagli Stati Uniti sopravviverà alla presidenza di Trump.
Trump ha criticato la NATO e minacciato i membri che si opponevano alle sue politiche o richieste, alimentando le speculazioni su un possibile collasso del blocco.
L’anno scorso, Trump ha spinto per aumentare l’obiettivo di spesa per la difesa dei membri della NATO al 5% del PIL e ha criticato duramente la Spagna per aver respinto l’impegno. All’inizio di marzo, ha minacciato Madrid con un embargo commerciale a causa della sua posizione, nonché del suo rifiuto di consentire alle forze statunitensi di utilizzare basi militari congiunte per attacchi contro l’Iran.
All’inizio di quest’anno, aveva anche minacciato di imporre dazi doganali a otto membri della NATO che si opponevano ai suoi tentativi di acquisire la Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, che fa parte del blocco. Secondo alcune fonti, Trump avrebbe persino preso in considerazione l’invio di truppe sull’isola, prima di abbandonare l’idea.
Come riportato da Renovatio 21, due giorni fa Trump aveva dichiarato che la NATO affronterà un «futuro molto brutto» qualora gli alleati atlantici non interverranno per risolvere il problema di Ormuzzo.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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Trump si prepara a bombardare l’Iran dopo le elezioni di metà mandato
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Militaria
Il Canada ha studiato uno scenario militare statunitense «estremo»
Il primo ministro canadese Mark Carney ha rivelato che il suo governo ha valutato con attenzione l’ipotesi di un’azione militare guidata dagli Stati Uniti contro il proprio Paese, nonostante il presidente Donald Trump abbia escluso l’uso della forza contro il vicino settentrionale.
In un’intervista al New York Times pubblicata mercoledì, Carney ha definito tale scenario un «rischio estremo di coda»: un evento considerato altamente improbabile ma abbastanza grave da giustificare una pianificazione di emergenza.
«Si tratta semplicemente di gestione del rischio», ha detto, aggiungendo che «sarebbe irresponsabile non [prepararsi]». Carney ha rifiutato di precisare in che cosa consistesse quella preparazione.
Trump ha più volte ventilato l’idea di rendere il Canada il 51° Stato degli Stati Uniti, ma ha escluso esplicitamente l’uso della forza militare per arrivarci, affermando nel gennaio 2025 che avrebbe invece fatto ricorso alla «forza economica».
Il presidente americano accusa da tempo Ottawa di pratiche commerciali sleali, in particolare su prodotti lattiero-caseari e automobili, e ha imposto una serie di dazi sui prodotti canadesi dall’inizio del 2025. Washington ha inasprito la disputa nell’agosto 2026 con ulteriori dazi del 50% su una serie di prodotti canadesi.
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La rivelazione di Carney arriva pochi giorni dopo il suo viaggio nell’UE per rafforzare i legami con il blocco.
Parlando al Parlamento europeo la scorsa settimana, Carney ha sostenuto che l’integrazione economica viene sempre più «strumentalizzata», con i dazi usati come leva e le dipendenze dalle catene di approvvigionamento sfruttate come punti deboli: osservazioni interpretate in larga parte come un riferimento implicito alle pressioni economiche di Washington su Ottawa.
Anche la difesa è stata al centro dei colloqui di Carney a Strasburgo, dove con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen si è discusso dell’ampliamento della cooperazione militare tra Canada e UE e degli appalti congiunti per rafforzare quella che Carney ha definito la loro «autonomia strategica».
Tale cooperazione sta già prendendo forma attraverso il programma di appalti per la difesa SAFE dell’UE, del valore di 150 miliardi di euro, al quale il Canada è diventato il primo Paese extraeuropeo a partecipare. L’iniziativa rientra nel più ampio piano di militarizzazione di Bruxelles previsto dalla strategia Readiness 2030, volta a contrastare una presunta minaccia proveniente dalla Russia, che Mosca ha ripetutamente negato.
Ottawa sta inoltre cercando legami più stretti con le strutture militari europee al di fuori dell’UE. La scorsa settimana ha presentato formalmente domanda di adesione alla Joint Expeditionary Force (JEF), un raggruppamento militare di risposta rapida composto da dieci nazioni e guidato dalla Gran Bretagna, che affianca la NATO e opera principalmente nelle regioni artica, nordatlantica e baltica, aree chiave del fianco settentrionale del blocco, che si estende fino ai confini con la Russia.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno era emerso che il Canada stava sviluppando un modello di risposta a un’ipotetica invasione statunitense, con una strategia ipotizzata si basa su una guerra non convenzionale di tipo insurrezionale, ispirata alle tattiche impiegate dai mujaheddini afghani contro le forze sovietiche.
Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa Carney, intervenendo prima dell’avvio del vertice del G7, ha dichiarato che nessun Paese o istituzione potrebbe essere escluso o opporsi a un «nuovo ordine mondiale» che partirà dall’Europa.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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La Cina si è impossessata dei componenti degli F-35 USA con tecnologia sensibile
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