Spirito
Triplice Giubileo di San Tommaso d’Aquino
Dal 28 gennaio 2023 al 28 gennaio 2025, in occasione del triplice giubileo di San Tommaso d’Aquino, i fedeli cattolici possono beneficiare di un’indulgenza plenaria per la remissione della pena per i peccati perdonati. Il 2023, 2024 e 2025 rappresentano i tre anni giubilari della nascita (1225), della morte (1274) e della canonizzazione (1323) di san Tommaso d’Aquino, domenicano, dottore della Chiesa, chiamato il Dottore Angelico.
Nacque il 28 gennaio 1225 a Roccasecca, nel Regno di Sicilia, morì nell’Abbazia cistercense di Fossanova il 7 marzo 1274 e fu canonizzato da Papa Giovanni XXII il 18 luglio 1323. L’anno 2023 segna quindi il 700° anniversario della sua canonizzazione, nel 2024 sarà il 750° anniversario della sua morte e nel 2025 l’VIII centenario della sua nascita.
Inoltre, la Penitenzieria Apostolica «attingendo ai celesti tesori della Chiesa, concede volentieri l’indulgenza plenaria, della quale i fedeli veramente pentiti e mossi da carità potranno beneficiare alle consuete condizioni: confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera per le intenzioni del Sommo Pontefice. L’indulgenza plenaria può essere applicata a suffragio anche alle anime dei fedeli ancora in purgatorio».
L’indulgenza si può ottenere compiendo un pellegrinaggio in un luogo santo legato all’Ordine dei Frati Predicatori, «partecipando devotamente alle celebrazioni giubilari», o «almeno dedicando un congruo tempo al pio raccoglimento», concludendo con la preghiera del Padre Nostro, la recita del Credo e l’invocazione all’intercessione della Vergine Maria e di San Tommaso d’Aquino.
Qualsiasi chiesa, santuario o cappella attualmente affidata all’Ordine Domenicano può soddisfare le esigenze del pellegrinaggio. In onore di questo giubileo, la reliquia del teschio di San Tommaso d’Aquino, che non veniva esposta dal 1369, è destinata ad essere presentata alla venerazione dei fedeli in Francia e all’estero.
Conservata sotto l’altare del convento dei Giacobini di Tolosa, culla dell’Ordine domenicano, la reliquia è stata trasferita in un nuovo reliquiario, benedetto il 27 gennaio, per la sua prima esposizione nel convento domenicano di Bordeaux. L’Associazione per il Centenario di San Tommaso d’Aquino, che ha la custodia della reliquia in questo momento giubilare, ha il compito di stabilire il calendario delle ostensioni.
Breve biografia di San Tommaso d’Aquino
Tommaso nacque nel castello di Roccasecca, nell’attuale provincia di Frosinone, dalla famiglia Aquino, il 28 gennaio 1225. All’età di cinque anni fu affidato dai genitori come oblato all’abbazia benedettina di Montecassino. All’età di dieci anni si iscrisse al corso di lettere e dialettica a Napoli; fu istruito sulla lingua greca e studiò fisica, metafisica e morale.
Intorno all’agosto del 1243 entrò tra i domenicani di Napoli. Tommaso ricevette l’abito dell’Ordine fondato a Tolosa nel 1215 da san Domenico. Tuttavia la famiglia di Tommaso, che si oppose alla sua vocazione nell’ordine mendicante, lo rinchiuse per un anno nel castello di famiglia di Roccasecca. Poté ritornare al convento di Napoli nell’autunno del 1244.
Studiò a Parigi dal 1245-1246 al 1248, poi fu assistente di Sant’Alberto Magno a Colonia dal 1248 al 1252. Tornò a Parigi dal 1252 al 1256 per insegnarvi come baccelliere. Commenta le Sentenze di Pietro Lombardo, opera di riferimento fino al XVI secolo per lo studio della teologia.
Scrisse poi il Commento alle Sentenze, prima della Contra Gentiles e della Summa theologiæ. Nel febbraio 1256 fu ammesso alla licentia docendi, che gli diede la facoltà di insegnare come maestro di teologia. Fu poi Maestro Reggente dal 1256 al 1259.
Successivamente, dal capitolo generale di Valenciennes del 1259, fu incaricato di insegnare a Napoli, dal 1259 al 1261. Fu nominato lettore conventuale, cioè responsabile della vita intellettuale, filosofica e teologica del convento di Orvieto dal 1261 al 1265. Qui completò la Contra Gentiles iniziati nel 1257.
Fu nominato Maestro Reggente a Roma tra il 1265 e il 1268. Fu lì che intraprese la stesura della prima parte della Summa theologiæ, la prima pars, che tratta di Dio e della sua opera della Creazione. Ritornò a Parigi dal 1268 al 1272. Lì scrisse la seconda parte della Summa, secunda pars, che riguarda la vita morale umana.
Nella primavera del 1272 lasciò Parigi e ritornò a Napoli, dove fu nominato Maestro Reggente fino al febbraio 1274. Fu a Napoli che scrisse la terza parte della Summa, tertia pars, che tratta di Cristo Redentore, dei sacramenti e dei Novissimi. Fu poi convocato come teologo da papa Gregorio X al secondo Concilio di Lione, concilio per l’unione con i Greci separati da Roma dal 1054.
Nel recarsi al Concilio di Lione, si ammalò gravemente nell’abbazia cistercense di Fossanova. I monaci lo si occuparono delle sue cure e Tommaso, in segno di gratitudine, spiegò loro il Cantico dei Cantici. Rese l’anima e a Dio il 7 marzo 1274.
San Tommaso fu canonizzato il 18 luglio 1323. Fu proclamato Dottore della Chiesa da Papa San Pio V il 15 aprile 1567 e Dottore Comune della Chiesa nel 1923 da Papa Pio XI. Su richiesta del Maestro Generale dei Domenicani, Elie de Raymond, Papa Urbano V nel 1368 obbligò i Cistercensi di Fossanova a restituire la testa e il corpo di San Tommaso d’Aquino alla sua famiglia religiosa; queste reliquie furono trasferite a Tolosa.
Il suo braccio destro, offerto a Parigi, passò poi al convento dei Santi Domenico e Sisto, a Roma.
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
Immagine di Nheyob via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)
Geopolitica
La Santa Sede invitata al Consiglio per la Pace di Trump
Mentre Donald Trump ha appena annunciato ufficialmente la creazione del suo «Consiglio per la Pace» (Board of Peace), l’invito rivolto a Papa Leone XIV pone la Santa Sede in una posizione delicata. Sospesa tra il desiderio di dialogo e l’impegno per il multilateralismo, la diplomazia vaticana si sta prendendo il suo tempo per rispondere, pur esprimendo le riserve di una Chiesa che si rifiuta di vedere l’ordine mondiale dettato da un «club privato».
Anche se probabilmente non gli verrà richiesto di pagare il miliardo di euro «in contanti» richiesto agli altri capi di Stato dall’occupante della Casa Bianca per entrare a far parte del suo Consiglio per la Pace, il pontefice si sta prendendo il tempo per riflettere.
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Un’istituzione con poteri esorbitanti
E per una buona ragione: inizialmente concepito lo scorso settembre per supervisionare la ricostruzione di Gaza, il Consiglio per la Pace ha visto le sue prerogative espandersi notevolmente. Il suo statuto, pubblicato il 18 gennaio 2026, delinea un «secondo Consiglio di Sicurezza», libero dai vincoli dell’ONU, che considera «obsoleto e inefficace».
Il funzionamento di questo nuovo organismo è piuttosto semplice. Donald Trump ha poteri discrezionali: sceglie i membri, può revocarli e ha persino il diritto di designare il suo successore. Ancora più sorprendente, lo statuto prevede una membership «premium».
Infatti, gli Stati che versano un miliardo di dollari nel primo anno si assicurano un seggio permanente, aggirando il processo di rinnovo triennale. Mentre alleati come Viktor Orban (Ungheria), Javier Milei (Argentina) e Re Mohammed VI (Marocco) hanno già firmato, altri sono esitanti.
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La prudenza diplomatica della Santa Sede
È in questo contesto di accresciute tensioni che il Vaticano ha ricevuto il suo invito. La risposta, fornita dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, è improntata a «vigile prudenza». Sebbene Papa Leone XIV abbia sempre sostenuto una cultura del dialogo, il formato proposto da Washington sembra scontrarsi con gli attuali principi fondamentali della diplomazia pontificia.
Interrogato su questi sviluppi, il cardinale Pietro Parolin ha sottolineato la preoccupazione della Santa Sede per l’erosione del diritto internazionale. Per il numero due del Vaticano, la pace non può essere il prodotto di un “giudizio pragmatico” esercitato da una manciata di Stati «volontari», ma deve essere perseguita nel quadro delle istituzioni multilaterali esistenti. La Santa Sede teme che questo Consiglio possa diventare uno strumento di pressione politica piuttosto che un autentico strumento di stabilità.
Inoltre, la composizione del consiglio esecutivo – composto esclusivamente da stretti collaboratori del presidente americano (Marco Rubio, Jared Kushner), con l’eccezione di Tony Blair – rafforza l’immagine di una diplomazia «transazionale». Per la Santa Sede, aderire a un simile organismo rischierebbe di comprometterne la neutralità, essendo spesso chiamata ad agire come mediatore imparziale nei conflitti, dall’Ucraina al Medio Oriente.
Mentre Vladimir Putin sta ancora valutando le «sfumature» del suo invito, il Vaticano sembra prendere tempo. Preso tra la tentazione di influenzare le decisioni della Casa Bianca dall’interno e la necessità di proteggere l’ordine internazionale, il Papa cammina su un filo teso: un ruolo di osservatore al Consiglio per la Pace – come alle Nazioni Unite – potrebbe rappresentare una via di mezzo?
Una cosa è certa: la Santa Sede non darà carta bianca a un organismo in cui la pace sembra avere un prezzo «premium».
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Immigrazione
Il vescovo Strickland contro i vescovi americani per il loro loro silenzio sul traffico di bambini
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Spirito
La Chiesa cattolica in Germania mira a mettere i laici «allo stesso livello» dei vescovi: possibile scisma?
Papa Leone XIV la settimana scorsa ha incontrato il suo nunzio apostolico per la Germania, per l’arcivescovo croato Nikola Eterovic, incombe la possibilità concreta di uno scisma con la Chiesa cattolica in Germania. Lo riporta Il Giornale.
In praica, si sostiene che la Chiesa tedesca voglia mettere i laici tedeschi sullo stesso piano dei vescovi e lasciare loro il controllo del denaro, secondo quanto riportato da Il Giornale.
«Si tratta di un progetto, già approvato dal potentissimo Comitato centrale dei cattolici tedeschi, che farà nascere un organo permanente in cui i laici saranno equiparati ai vescovi. Questa Conferenza sinodale avrà potere decisionale e potrà introdurre modifiche alla dottrina a colpi di maggioranza, costringendo chi è in dissenso a fornire una motivazione pubblica. Inoltre, la Conferenza si impossesserà della gestione delle risorse finanziarie della ricchissima Chiesa tedesca».
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La preoccupazione della Santa Sede per quella che molti interpretano come una traiettoria verso lo scisma si estende ben oltre i confini nazionali della Germania.
Il Giornale ipotizza che la Chiesa tedesca vorrebbe innescare un contagio che si diffonderebbe nel resto della Chiesa cattolica romana.
Un documento inedito mostra che nel 2021 Benedetto XVI contattò il cardinale Reinhard Marx, allora capo della Conferenza episcopale tedesca e principale promotore del «Cammino sinodale» in Germania, per esprimere la sua «grande preoccupazione» per il processo sinodale in Germania.
«Fonti vaticane ci confermano che negli ultimi anni Ratzinger era molto scettico sull’andazzo preso dalla Chiesa tedesca ed era convinto che “questo Cammino farà male e finirà male se non viene fermato”», scrive il quotidiano milanese. Il cardinale Reinhard «Marx ignorò l’appello del Papa emerito che poi, qualche mese più tardi, venne screditato pesantemente in patria a causa di un rapporto sugli abusi commissionato proprio dall’arcidiocesi di Monaco, senza venire difeso dal suo successore in carica».
«Ora tocca a Leone XIV. Un assist gli arriva dalla relazione del cardinale Mario Grech al concistoro in cui si legge che «spetta sempre al vescovo di Roma se necessario sospendere il processo sinodale» prosegue il quotidiano che fu di Montanelli e Berlusconi. «Prevost condivide le perplessità di Benedetto XVI, ma se non avrà la forza di dire no al progetto di Conferenza Sinodale, il rischio è che la slavina tedesca possa diventare per la Chiesa universale una valanga chiamata scisma».
«Prevost condivide le preoccupazioni di Benedetto XVI», ha detto Spuntoni, che ha avvertito che se Papa Leone «non avrà la forza di dire di no al progetto della Conferenza sinodale, c’è il rischio che la valanga tedesca possa trasformarsi in uno scisma per la Chiesa universale».
Il Cammino sinodale è un progetto di riforma eterodosso lanciato dalla Conferenza episcopale tedesca e dal Comitato centrale dei cattolici tedeschi nel dicembre 2019, ricorda LifeSite.
Entro il 2023, la stragrande maggioranza dei membri del Cammino sinodale, tra cui più di due terzi dei vescovi tedeschi, ha votato a favore di documenti eretici che chiedevano il diaconato delle donne , la «benedizioni»delle unioni omosessuali e persino sacerdoti «transgender» in un testo pieno di ideologia di genere.
Il cardinale Gerhard Müller, già presidente della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), all’epoca criticò duramente l’eretico Cammino sinodale tedesco, affermando che era peggio di uno scisma e definendolo una variante della «cultura woke materialista e nichilista» che ha abbandonato «l’essenza stessa del cristianesimo».
Müller ha spiegato in un’intervista alla rivista conservatrice tedesca Tichys Einblicke che, mentre la Chiesa ortodossa scismatica ha mantenuto la sua attenzione su Cristo, il Cammino sinodale in Germania ha abbandonato «l’essenza stessa del cristianesimo … a favore della sua trasformazione in una variante della cultura woke materialista e nichilista dell’auto-redenzione e dell’auto-creazione dell’uomo».
«Invece della parola di Dio nella Sacra Scrittura e nella Tradizione della Chiesa, ci si riferisce ad “autorità” come Michel Foucault, Judith Butler, Helmut Kentler o Yuval Harari», ha continuato il porporato germanico.
Il cardinale tedesco ha inoltre affermato che la «cultura woke», rappresentata anche nel Cammino Sinodale, conduce l’umanità ulteriormente verso l’autodistruzione. Alla radice di questo problema Müller individua una «antropologia sbagliata che fa del matrimonio tra uomo e donna una variante arbitraria della libido egocentrica».
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I sostenitori del «Cammino sinodale» tedesco sono «propagandisti di una Chiesa secolarizzata che si è allontanata da Cristo, che vogliono scacciare le violazioni dell’antropologia naturale e rivelata e della morale sessuale distruggendola», ha scritto il cardinale Müller s nel 2022.
«L’obiettivo principale dell’intera campagna è la preservazione del cristianesimo come religione civile dello Stato laico e della società nel suo complesso, in gran parte agnostica e indifferente alla religione», ha affermato Müller. «Pertanto, ci si propone al “mondo moderno” – qualunque cosa si voglia intendere – come un’organizzazione religiosa e di servizi sociali utile dal punto di vista socio-psicologico».
«Si pretende che la Chiesa non sia stata fondata da Dio per essere il sacramento della salvezza per il mondo in Cristo (Lumen gentium 1; 48; Gaudium et spes 45), che quindi non debba in alcun modo legittimarsi davanti agli atei per quanto riguarda la sua convenienza per lo stato sociale o per un paradiso terrestre di carattere socialista (modello di società cinese rossa) e capitalista (Great Reset entro il 2030)», ha dichiarato il fedele cardinale tedesco.
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Immagine di Elke Wetzig via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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