Terrorismo
Terroristi attaccano una base militare in Pakistan
Miliziani armati hanno ucciso nove soldati mentre tentavano di irrompere in una base militare in una zona montuosa del sud-ovest del Pakistan. Lo riporta l’esercito di Islamabad.
Secondo le forze pakistane, «un gruppo di terroristi» ha attaccato la struttura nella città di Zhob, nella provincia del Balochistan, nelle prime ore di mercoledì.
Il «tentativo iniziale dei terroristi di intrufolarsi nella struttura è stato controllato dai soldati in servizio» e cinque aggressori sono stati uccisi nel «successivo pesante scontro a fuoco».
Mercoledì si era svolto un altro scontro a fuoco nell’area di Sui, in Balochistan, in cui sono rimasti uccisi due militanti e tre membri del personale di sicurezza pachistano. «Le forze di sicurezza stanno mantenendo la pressione ed è in corso un’operazione di sgombero per arrestare anche i rimanenti terroristi», ha affermato l’esercito.
Il primo ministro Shehbaz Sharif ha condannato gli attacchi. «La guerra in corso contro il terrorismo è la guerra per il futuro della nazione», ha scritto su Twitter, esprimendo le condoglianze alle famiglie delle vittime.
Il ministro dell’Interno Rana Sanuallah ha elogiato il coraggio delle truppe, affermando che i soldati hanno sacrificato le loro vite per prevenire «una grande catastrofe».
Sebbene le autorità non abbiano nominato un’organizzazione specifica, in Belucistan sono attivi sia gruppi islamisti che separatisti, scrive RT.
Secondo alcuni, dopo l’attentato all’ex primo ministro Imran Khan, detronizzato a suo dire da un «complotto americano», alcuni osservatori credono che una guerra civile in Pakistan sia prossima.
Da premier, il Khan aveva mostrato politiche filo-Repubblica Popolare Cinese (di fatto da sempre alleata del Pakistan contro l’India) e negli ultimi tempi filo-russe, posizione più nuova per un premier pakistano.
Khan aveva altresì avviato accordi con il Tehreek-i-Labbaik Pakistan, il partito islamista del Paese.
Cinque mesi vi era stato un pesante scontro a fuoco al confine con l’Afghanistan che aveva fatto chiudere il valico.
Da circa un anno si assiste ad una vera escalation di attacchi dei cosiddetta talebani pakistani, con attentati vari diversi morti tra le forze di sicurezza di Islamabad, che hanno risposto con operazioni anche su suolo afghano.
In questi mesi Pakistan è piombato nel caos, con blackout, terrorismo montante con stragi sanguinarie, pressioni del Fondo Monetario Internazionale, fabbriche che chiudono e avvisaglie di guerra civile. Non mancano, nel quadro già tetro, le visite di Bill Gates a generali della potenza nucleare.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Terrorismo
Coloni israeliani mascherati attaccano una troupe televisiva USA in Cisgiordania
Coloni israeliani mascherati hanno aggredito e ferito una troupe di NBC News e una donna del posto in Cisgiordania, secondo quanto riportato dall’emittente statunitense. I giornalisti stavano accompagnando una famiglia palestinese in una casa che, a loro dire, erano stati costretti ad abbandonare a causa delle violenze dei coloni.
Gli attacchi dei coloni israeliani nei territori palestinesi sono aumentati in modo vertiginoso dall’inizio della guerra di Gaza nell’ottobre 2023, con le Nazioni Unite che hanno registrato livelli di violenza senza precedenti.
L’ultimo attacco è avvenuto sabato nel villaggio di Jalud, vicino a Nablus, dove il corrispondente della NBC Matt Bradley e i suoi colleghi stavano intervistando Aida Ahmed Abdullah, di 51 anni. Le immagini mostrano un veicolo con targa israeliana che si avvicina, dopodiché almeno tre uomini mascherati ne scendono e attaccano il gruppo con bastoni e pietre.
«Sono saltati fuori, ci hanno picchiato e poi sono risaliti in macchina», ha detto Bradley. È stato colpito due volte al braccio e ha ricevuto cure in una clinica, mentre altri membri della squadra sono rimasti feriti e attrezzature e un veicolo sono stati danneggiati. Abdullah è stata portata in ospedale per ricevere cure mediche.
We’ve been covering settler violence against Palestinians in the West Bank for years.
But yesterday, we found ourselves on the menu.
A group of masked settlers beat our team and pummelled the 51 year old woman we were interviewing unconscious.
We’re all ok now – and Aida is… pic.twitter.com/FFuLDnFnkF
— Matt Bradley (@MattMcBradley) August 30, 2026
צפייה חובה! תיעוד מלא של המתנחבלים תוקפים צוות חדשות של ה-NBC בג’אלוד
משחיתים את רכבם, מרביצים להם עם מוטות ופוצעים אותם באורח קל-בינוני. 5 פצועים בזירה.pic.twitter.com/ya9fYWYxMz— Arbel – ארבל 🟦 (@ArbelReports) August 29, 2026
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L’Associazione della stampa estera ha dichiarato domenica di essere «profondamente allarmata», sottolineando che l’aggressione «non è un episodio isolato», ma parte di un «modello ricorrente di violenza contro i membri della stampa e i civili palestinesi» e sorrtando la polizia israeliana e il Comando centrale delle Forze di difesa israeliane a indagare e a perseguire i responsabili. Domenica non erano stati segnalati arresti.
A giugno, le Nazioni Unite hanno dichiarato che quest’anno sono stati registrati oltre 1.000 attacchi con vittime o danni materiali, con una media di sei incidenti al giorno: il tasso più alto da quando sono iniziate le rilevazioni.
Nella vicina Qusra, sabato decine di israeliani sono entrati nel villaggio palestinese e hanno preso di mira un’abitazione con degli abitanti all’interno. Le forze israeliane sono intervenute, ma non sono stati effettuati arresti, nonostante alcuni sospetti siano stati identificati. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha condannato la violenza, attribuendola a «una manciata di rivoltosi».
I legislatori statunitensi hanno accusato Washington di non aver garantito giustizia per gli americani uccisi nel territorio. In una lettera indirizzata all’amministrazione del presidente Donald Trump quest’anno, i senatori hanno chiesto indagini indipendenti, denunciando una persistente «mancanza di responsabilità» per le loro morti.
Le violenze si verificano mentre Israele prosegue con l’ulteriore espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Netanyahu ha dichiarato la scorsa settimana che Israele continuerà a costruire in quella zona in preparazione di una «importante» ondata di immigrazione ebraica, affermando: «questa è la nostra terra e rimarrà tale».
Israele ha anche indetto gare d’appalto per oltre 1.200 abitazioni nella zona E1, una parte in gran parte non edificata della Cisgiordania, nell’ambito di un piano più ampio per la costruzione di circa 3.400 unità abitative.
Più di 20 Paesi occidentali hanno definito il progetto «inaccettabile», avvertendo che dividerebbe la Cisgiordania e minerebbe le prospettive di una soluzione a due stati. Anche gli stati arabi e musulmani hanno chiesto un’immediata interruzione. Gli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata sono considerati illegali dal diritto internazionale.
Come riportato da Renovatio 21, il deputato statunitense Ro Khanna ha dichiarato di essere stato fermato da coloni israeliani armati durante una visita a un villaggio palestinese nella Cisgiordania occupata, sostenendo che le truppe delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) si fossero schierate dalla parte dei coloni anziché aiutare la sua delegazione.
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Nel frattempo, il governo israeliano avrebbe delineato un piano per erogare finanziamenti statali ai membri del gruppo estremista di coloni Hilltop Youth, stanziando circa 5,5 milioni di shekel (1,65 milioni di euro) per sussidi mensili ai suoi membri.
Negli scorsi giorni terroristi ebrei provenienti da insediamenti israeliani illegali hanno nuovamente attaccato l’antica città cristiana di Taybeh, incendiando i suoi campi agricoli e cercando di bruciare le case, con segnalazioni di spari anche contro i civili.
Come riportato da Renovatio 21, Taybeh è stata obiettivo di attacchi mortali di coloni israeliani. I continui assalti dei coloni giudei terrorizzano le cittadine cristiane della Cisgiordania, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa. Negli scorsi giorni l’esercito israeliano ha aggredito cristiani e musulmani palestinesi che stavano celebrando la festa di San Giorgio in un monastero cristiano a sud di Betlemme, nella Cisgiordania occupata.
Due mesi fa il vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme William Shomali aveva dichiarato che dall’inizio dell’anno «le aggressioni contro i cristiani in Cisgiordania si stanno moltiplicando».
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Immigrazione
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Terrorismo
Washington rimuove la Siria, incluso il Fronte al-Nusra, dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo
La Siria governata da jihadisti è stata rimossa definitivamente dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo da parte degli Stati Uniti.
Tale designazione risaliva a diversi decenni prima e rappresentava un ostacolo significativo agli investimenti internazionali, ma con la decisione del Dipartimento di Stato di lunedì molte delle sanzioni correlate sono state allentate.
«L’azione odierna contribuirà a promuovere ulteriori investimenti in Siria per favorire la stabilità politica ed economica», ha dichiarato il segretario del Tesoro Scott Bessent, segnalando i nuovi sforzi degli Stati Uniti per aiutare il Paese devastato dalla guerra a riprendersi.
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La rimozione segna il traguardo finalmente raggiunto della disintegrazione governo laico del partito Ba’ath di Bashar al-Assad, al quale va preferito, sembrerebbe, un governo fatto da terroristi che gli USA dicevano di voler combattere in Iraq (dove pure è stato liquidato il partito Ba’ath…) e soprattutto in Afghanistan, dove soldati americani sono stati sacrificati per combattere al-Qaeda, organizzazione dove militavano le figure apicali dell’attuale potere damasceno.
Assad, ultimo rappresentante della possibilità di un Medio Oriente storicamente laico è fuggito dal Paese nel dicembre 2024, quando il gruppo militante Hayat Tahrir al-Sham, legato ad al-Qaeda e guidato da Jolani, è entrato a Damasco, e da allora si sono susseguite numerose segnalazioni di un’«islamizzazione» della capitale e di diverse altre città e paesi.
Il primo anno di governo di Jolani ha visto migliaia di minoranze religiose rapite o massacrate, con alawiti e drusi particolarmente presi di mira, ma anche – come riportato da Renovatio 21 – molti cristiani.
L’intera popolazione è stata messa in ginocchio dalle sanzioni prolungate, con conseguente inflazione galoppante e prezzi dei generi alimentari alle stelle, mentre i salari rimanevano stagnanti, e anche a causa della crescente scarsità di benzina (e dell’occupazione da parte dei soldati statunitensi dei giacimenti petroliferi e di gas della Siria orientale, che in precedenza soddisfacevano il fabbisogno interno di carburante).
La rimozione dalla lista delle organizzazioni terroristiche rivela una realtà estremamente ironica e profondamente imbarazzante: il Fronte Al Nusra, che altro non è che la versione siriana di Al Qaeda (fondata proprio dall’attual presidente Ahmed al-Sharaa, alias Jolani), non è più considerato un’organizzazione terroristica.
Ciò evidenzia ancora una volta che, quando Trump ha incontrato più volte il presidente Sharaa, si trovava letteralmente in compagnia di una persona ufficialmente designata come terrorista (e sulla cui testa, fino a poco tempo fa, pendeva una taglia di 10 milioni di dollari offerta dall’FBI).
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Non sono stati solo gli Stati Uniti a sostenere i gruppi jihadisti che miravano al rovesciamento di Assad, ma anche la Turchia, l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti hanno svolto un ruolo importante – e anche Israele, a volte, ha ammesso il proprio sostegno).
L’Arabia Saudita è tra i Paesi che hanno accolto con favore la notizia dell’allentamento delle sanzioni, annunciata martedì. Il suo ministero degli Esteri si è congratulato con il governo e il popolo siriano, esprimendo la speranza di sicurezza, stabilità e prosperità.
La Siria era stata inserita nella lista degli Stati sponsor del terrorismo per 47 anni. In sostanza, gli Stati Uniti hanno condotto una «guerra lunga» durata quasi mezzo secolo per il cambio di regime contro Bashar e, prima di lui, contro suo padre Hafez al-Assad.
La manovra, tuttavia, potrebbe aver un fine nemmeno troppo recondito: quello di spingere la Siria a guida jihadista sunnita ad attaccare il Libano degli Hezbollah sciiti, operazione per la quale, aveva fatto sapere Damasco a giugno, non erano «disposti né preparati». Forse qualcosa è cambiato.
In pratica, un quid pro quo: eccoti il danaro, ora fai il proxy.
Al di là delle fruste logiche geopolitiche, della questione siriana colpisce soprattutto la spudoratezza da parte di tutti – tutti! – gli attori in gioco. Ahmed al-Sharaa, meglio conosciuto con il nom de plume terrorista al-Jolani («l’uomo del Golan») è ricevuto da tutto il mondo con gli onori di un capo di Stato, quasi che la narrativa antiterrorista del primo ventennio del ventesimo secolo non fosse esistite, cancellata con un colpo di bianchetto orwelliano.
Il presidente jihadista damasceno era al G7 in Francia del mese scorso, con tanto di delegazione. Nei primi mesi della presa di potere aveva ricevuto le visite di tanti leader dell’Europa «laica», che per qualche ragione non accettavano il «laico» Assad: è celebre la scena in cui Jolani incontrato il ministro degli Esteri Tedesco Annalena Baerbock le nega una stretta di mano, non una, ma due volte.
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A dicembre, Al-Sharaa si è recato a Washington per colloqui con il presidente Donald Trump, il quale si è dichiarato «molto soddisfatto» della nuova leadership siriana. L’ex islamista radicale al-Qaeda-ISIS ha inoltre visitato Putin a Mosca ben due volte in quattro mesi.
Il già jihadista terrorista, su cui pendeva una taglia da 10 milioni di dollari emessa dal dipartimento di Stato USA (l’immagine che vedete sopra è quella fatta circolare dal dipartimento di Stato USA), è stato anche a Nuova York a settembre per la plenaria ONU, ricevuto con tutti gli onori dal segretario di Stato Marco Rubio e pure dall’ex direttore della CIA David Petraeus.
Notiamo l’afflato simbolico: all’arrivo dell’ex membro di al-Qaeda in Siria coincideva con l’anniversario della strage delle Torri Gemelle.
Nelle ultime ore si è diffusa l’immagine, altrettanto simbolica, di Assad che avrebbe festeggiato la fine delle sanzioni pagando un caffè preso in un bar della capitale siriana con una carta di credito Visa. Anche qui, un’immagine su cui è lecito meditare, molto.
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