Sorveglianza
SPID obbligatorio per lavorare? No alla confusione tra identità personale e lavoro
Renovatio 21 riceve e pubblica il comunicato del sindacato DICOSI.
OGGETTO: Accesso alle applicazioni informatiche del MEF subordinato all’utilizzo di identità digitali personali (SPID/CIE/CNS/eIDAS) – richiesta di chiarimenti, adozione di credenziali istituzionali di servizio e apertura di confronto sindacale urgente.
Il Sindacato Di.Co.Si. ContiamoCi!, nell’interesse e a tutela del personale dipendente della Pubblica Amministrazione e, in particolare, dei lavoratori del Ministero dell’Economia e delle Finanze, rappresenta quanto segue.
1. Premessa
Da comunicazioni rivolte al personale tramite i canali informativi interni risulta che, a decorrere dal 9 marzo 2026, l’accesso alle applicazioni informatiche del Ministero dell’Economia e delle Finanze verrebbe consentito esclusivamente mediante strumenti di autenticazione quali SPID, Carta d’Identità Elettronica (CIE), Carta Nazionale dei Servizi (CNS) o stemi eIDAS, con contestuale eliminazione della precedente modalità di autenticazione tramite credenziali interne (username e password). Tale scelta organizzativa appare motivata dall’esigenza di rafforzare i livelli di sicurezza informatica dei sistemi ministeriali. Pur comprendendo tali finalità, il Sindacato ritiene necessario evidenziare alcune criticità rilevanti sotto il profilo giuridico, organizzativo e della tutela dei lavoratori.
2. Distinzione tra identità digitale personale e strumenti professionali
SPID e CIE costituiscono strumenti di identità digitale personale del cittadino, progettati per consentire l’accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione nella qualità di utenti. L’utilizzo obbligatorio di tali strumenti per lo svolgimento della prestazione lavorativa comporta una evidente commistione tra la sfera personale del dipendente e l’esercizio delle sue funzioni istituzionali, con possibili ricadute in termini di responsabilità amministrativa e
disciplinare. Le attività svolte nell’ambito dell’ufficio dovrebbero invece essere sempre riconducibili a credenziali istituzionali di servizio, attribuite e gestite direttamente dall’Amministrazione datrice di lavoro.
3. Responsabilità dell’Amministrazione nel fornire strumenti di lavoro
Nel rapporto di lavoro pubblico èprincipio consolidato che sia il datore di lavoro a garantire gli strumenti necessari per l’espletamento delle mansioni lavorative. L’imposizione dell’utilizzo di identità digitali personali rischia di determinare un trasferimento improprio di oneri organizzativi e tecnici sui lavoratori, i quali verrebbero di fatto obbligati a dotarsi di strumenti non concepiti per finalità professionali. Appare pertanto necessario che l’Amministrazione metta a disposizione del personale strumenti di autenticazione professionali e istituzionali, adeguati agli standard di sicurezza richiesti e pienamente riconducibili all’attività lavorativa.
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4. Profili relativi alla protezione dei dati personali
L’utilizzo di identità digitali personali nell’ambito dell’attività lavorativa può inoltre sollevare questioni connesse ai principi previsti dal Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), in particolare con riferimento ai principi di minimizzazione dei dati, proporzionalità dei trattamenti e corretta attribuzione delle responsabilità.
5. Posizione del Sindacato
Alla luce delle considerazioni sopra esposte, il Sindacato Di.Co.Si. ContiamoCi! esprime ferma contrarietà rispetto all’introduzione di modalità di accesso ai sistemi informatic dell’Amministrazione che rendano obbligatorio l’utilizzo di identità digitali personali (SPID/ CIE/CNS/eIDAS) per lo svolgimento dell’attività lavorativa.
6. Richieste del Sindacato
Il Sindacato Di.Co.Si. ContiamoCi! chiede che l’Amministrazione:
1) non subordini in via esclusiva l’accesso ai sistemi informatici necessari allo svolgimento dell’attività lavorativa al possesso di identità digitali personali;
2) predisponga modalità alternative di autenticazione di servizio fornite e gestite direttamente dall’Amministrazione (es. credenziali con MFA, smart card o badge di servizio, token o certificati digitali);
3) garantisca la continuità operativa del personale.
7. Richiesta di incontro urgente
Il Sindacato Di.Co.Si. ContiamoCi! richiede l’apertura urgente di un confronto con l’Amministrazione sulle modalità di implementazione delle nuove procedure di autenticazione e sulle relative ricadute organizzative per il personale.
Si richiede pertanto riscontro scritto entro 7 giorni dal ricevimento della presente e la calendarizzazione di un incontro di confronto sindacale, attesa la rilevanza organizzativa della misura e il suo impatto sulla continuità lavorativa del personale.
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Sorveglianza
Washington proibisce i robot aspirapolvere stranieri: potrebbe spiare gli americani
Mentre le imprese del settore robotico si trovano ad affrontare il recente divieto varato dall’amministrazione Trump sui robot umanoidi di origine cinese, Tanche un prodotto di largo consumo0 rientrerà nel nuovo bando tecnologico anti-Pechino: gli aspirapolvere robot. Lo riporta la testa di tecnologia statunitense The Verge.
La FCC (Federal Communications Commission, l’agenzia governativa indipendente degli Stati Uniti che regola le telecomunicazioni) ha confermato che gli aspirapolvere robot come i Roomba, realizzati con componenti di origine estera, rientrerebbero nel nuovo divieto di importazione negli Stati Uniti.
Il provvedimento interessa tutti i robot umanoidi provenienti dalla Cina, definiti dalla FCC «rischi inaccettabili» per la sicurezza nazionale americana. Non riguarda i dispositivi già in mano ai consumatori, né vieta ai rivenditori di commercializzare i modelli che hanno già ottenuto l’autorizzazione della FCC.
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«I dispositivi robotici avanzati raccolgono dati che potrebbero essere sfruttati da soggetti malintenzionati per sorvegliare i cittadini americani, potenziare le capacità dei servizi segreti stranieri o per controllare i robot a distanza», ha dichiarato la FCC. L’agenzia elenca diversi ambiti di impiego dei robot: la tutela dei data center e di altre «infrastrutture critiche», la produzione industriale e il «dominio militare statunitense», elementi che a suo avviso evidenziano la necessità di una «catena di approvvigionamento nazionale sicura per la robotica avanzata».
Il testo del documento della FCC non cita esplicitamente la Cina, ma rimanda a articoli di stampa incentrati sulla tecnologia cinese. «Le capacità di rete dei sistemi robotici avanzati creano ampie vulnerabilità e vettori di attacco in grado di manipolare i dati e il funzionamento fisico del sistema robotico avanzato», sostiene la FCC.
La definizione di ciò che cade sotto il divieto — robot di peso superiore a 2 kg e «capaci di locomozione, evitamento degli ostacoli, navigazione o movimento sul terreno» — potrebbe estendersi anche ad altre tipologie di robotica oltre agli umanoidi e ai quadrupedi, come i cani robot, compresi i (molesto) robot per le consegne sui marciapiedi e i robot tagliaerba.
Numerosi marchi leader di aspirapolvere robot, tra cui Roborock ed Ecovac, hanno sede in Cina o si approvvigionano di componenti da Paesi esteri, compreso il Roomba di iRobot. Tra le altre funzioni, questi apparecchi sono spesso in grado di mappare l’abitazione e si sono già verificati episodi di violazioni della sicurezza che ne evidenziano la vulnerabilità.
L’amministrazione Trump ha comunque proseguito nella sua linea di allontanamento dei prodotti cinesi e di altre provenienze estere dal territorio e dalle catene di approvvigionamento americane. All’inizio di quest’anno la FCC ha proibito l’importazione di nuovi router di fabbricazione cinese e ha avviato iniziative per limitare i modelli di intelligenza artificiale di origine cinese.
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Gli apparentemente innocui apirapolvere automatici hanno in realtà giù suscitato timori negli anni passati.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2024 i proprietari di robot aspirapolvere in diverse città degli Stati Uniti hanno denunciato che i loro dispositivi erano stati hackerati, tanto che gli elettrodomestici hanno iniziato a gridare oscenità ed epiteti razzisti.
Come riportato da Renovatio 21, due anni fa emerse il caso di una roomba che scattò una foto ad una donna seduta sul water di casa, foto che poi finì in rete.
La più grande azienda del settore, Roomba, è stata acquistata nei primi anni Venti dal colosso Amazon, tra commenti di critici che sostenevano che l’operazione servissero a spirare ancor di più le abitazioni degli utenti.
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