Economia
Segnali di tensione emergono nel mercato obbligazionario statunitense
Il Financial Times ha riportato il 28 marzo che «il mercato obbligazionario statunitense mostra segni di tensione» e che «la facilità di negoziazione del debito più importante al mondo è peggiorata nelle ultime settimane, secondo banche e investitori».
Nelle ultime settimane, anche altri media finanziari hanno lasciato intendere che negoziare sul mercato dei titoli del Tesoro sta diventando più difficile. I rendimenti dei titoli del Tesoro hanno oscillato in un ampio intervallo e «la pressione sui mercati suggerisce che alcuni investitori si stanno ritirando dal trading di titoli del Tesoro», ha riportato il quotidiano londinese.
Citando un trader di AllianceBernstein, il giornale finanziario ha affermato che «la liquidità… è peggiorata nell’ultimo mese». FT ha incluso estratti di citazioni di diversi trader obbligazionari, la maggior parte dei quali ha «rassicurato» che il problema di liquidità era solo una ripetizione di quello causato dagli annunci tariffari di Trump del 1° aprile, il cosiddetto «Liberation Day».
Tuttavia, nel suo report, ha anche evidenziato segnali che questa volta potrebbero verificarsi conseguenze peggiori.
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«Il mercato dei titoli del Tesoro è diventato particolarmente teso lunedì (23 marzo)», scrive il giornale, «dopo che Trump aveva scritto su Truth Social, nelle prime ore della giornata, che gli Stati Uniti avevano avuto colloqui “produttivi” con l’Iran, salvo poi essere smentito da Teheran che affermava non esserci state discussioni. La turbolenza sui titoli del Tesoro è stata così forte che alcune grandi banche di Wall Street hanno spento gli schermi che utilizzano per quotare automaticamente i prezzi».
Inoltre, la liquidità era «scarsa» anche per i titoli a breve termine (con scadenza a due e tre anni) e per i buoni del Tesoro (con scadenza a un anno o meno), dato che il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent ha concentrato le proprie risorse sulla vendita e il rinnovo dei buoni del Tesoro, in attesa di un presunto calo dei tassi di interesse.
La maggior parte degli operatori obbligazionari, tuttavia, si aspetta ora un aumento, non una diminuzione, dei tassi del Tesoro entro la fine dell’anno.
Qualora un’asta dovesse fallire o essere riprogrammata, «potrebbe scatenarsi il caos» nel più grande mercato finanziario del mondo.
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Economia
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Economia
Washington lancia un’offensiva economica contro l’Iran
Il segretario al Tesoro USA Scott Bessent ha reso noto un nuovo pacchetto di sanzioni ai danni dell’Iran e ha avvertito che qualsiasi nazione continui a mantenere rapporti finanziari con Teheran rischia di essere tagliata fuori dal sistema del dollaro, con l’obiettivo dichiarato di trasformare l’Iran in un «paese emarginato economicamente».
Le misure colpiscono quasi 60 soggetti – società, persone fisiche e navi – operanti in più giurisdizioni, accusati di trafficare «tecnologie nucleari e missilistiche illecite» con l’Iran, di sostenere le «operazioni informatiche» iraniane e di trasportare petrolio iraniano, come comunicato lunedì dal Dipartimento del Tesoro. Più di un terzo dei destinatari – 21 – ha sede in Cina.
Il Tesoro ha inoltre segnalato asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporti marittimi come settori che potrebbero finire sotto sanzioni secondarie.
Durante la conferenza stampa di lunedì Bessent ha annunciato l’avvio dell’«Operazione Esclusione Economica», definita «un’offensiva economica contro i legami finanziari dell’Iran in tutto il mondo».
Il segretario del Tesoro USA ha precisato che Washington punirà ogni Paese che non interrompa i propri rapporti economici con Teheran: «Qualsiasi entità che agevoli il riciclaggio di denaro per conto dell’Iran verrà esclusa dal sistema del dollaro statunitense», ha detto, aggiungendo che «il conto alla rovescia è appena iniziato».
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Secondo i dati più aggiornati della Banca Mondiale, l’Iran esporta verso 147 Paesi e importa da 114. Interrogato su come gli Stati Uniti pensino di costringere circa tre quarti delle nazioni del mondo a cessare i commerci con l’Iran, Bessent ha riferito che il presidente Donald Trump ha chiamato diversi leader nel fine settimana «con richieste specifiche di cessare le loro interazioni» con Teheran e che a ciascuno è stata assegnata «una scadenza precisa» per adeguarsi.
L’Iran ha replicato che «nemmeno una goccia» di petrolio uscirà dal Golfo qualora la regione si allineasse al piano americano.
Bessent non ha voluto entrare nei dettagli, spiegando ai giornalisti che «non faremo nomi» e che non avrebbe «stabilito delle tempistiche». Alla domanda se Washington si aspetti che la Cina, principale partner commerciale dell’Iran, rispetti le sanzioni, non ha dato una risposta netta.
«Riteniamo che il modo migliore per interagire con i Paesi sia attraverso la diplomazia discreta. E ci confrontiamo apertamente con ogni Paese per comunicargli le nostre aspettative. Noi sappiamo chi sono. Loro sanno chi sono», ha dichiarato, aggiungendo che «nessuno è al di sopra della portata delle sanzioni statunitensi».
A Teheran le minacce sono state liquidate. Il negoziatore di alto livello Mohammad Bagher Ghalibaf ha scritto su X, dopo la conferenza di Bessent: «Gli americani sanno che nessuno si lascia ingannare dalle loro spacconate».
«Gli Stati Uniti non sono in una posizione economica tale da poter ulteriormente limitare le proprie relazioni con altri Paesi», ha osservato il Ghalibaffo. «I partner commerciali dell’Iran, sia attraverso i media che tramite i messaggi che ci hanno inviato, hanno chiarito di non tenere minimamente in considerazione queste dichiarazioni».
Domenica Mohsen Rezaei, a capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha avvertito che «nemmeno una goccia di petrolio lascerà il Golfo Persico e lo Stretto di Ormuzzo» se gli Stati del Golfo aderiranno alla campagna di pressione economica USA. Se Trump «vuole fare qualcosa, reagiremo in modo dirompente», ha aggiunto.
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa settimana Trump aveva minacciato l’Iran di un «D-Day economico» dopo la scadenza, senza risultati, della finestra di 60 giorni per negoziare escludendo un ritorno al tavolo, tuttavia lunedì il capo delle forze armate pakistane Asim Munir, i cui poteri sono stati appena ampliati, è arrivato a Teheran nel tentativo di riaprire i colloqui.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Economia
L’UE sblocca 90 miliardi di euro all’Ucraina per l’acquisto di armi
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