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Spirito

«Satana è il grande scenografo del Nuovo Ordine». Omelia di Pentecoste di mons. Viganò

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Renovatio 21 pubblica l’omelia di monsignor Carlo Maria Viganò per la solennità di Pentecoste. L’audio della stessa è caricato qui sotto; ricordiamo, come riportato, che l’omelia dell’arcivescovo per la Santa Pasqua è stata censurata da YouTube che l’ha rimossa dal canale di Renovatio 21 sulla piattaforma.

 

 

 

 

OMELIA

nella Solennità di Pentecoste

 

Emitte Spiritum tuum, et creabuntur,

et renovabis faciem terræ.

Ps 103 ,30

 

Qual è la caratteristica dell’Amore? La sua gratuità. Chi ama, ama senza aspettarsi nulla in cambio. Chi ama è felice che il Bene di cui gode possa essere condiviso dall’amato. Chi ama non ha mezze misure: ama totalmente, senza riserve. Chi ama vuole il bene dell’amato, sa dire di no.

 

Questo è vero al massimo grado quando l’Amore è divino, quando l’Amore del Padre verso il Figlio e del Figlio verso il Padre è così perfetto e infinito da essere la Terza Persona della Santissima Trinità, lo Spirito Santo Paraclito. 

 

La magnificenza è segno distintivo dei sovrani e dei principi, che alla magnificenza di Dio ispirano la propria liberalità, così come alla divina giustizia conformano il loro governo. Ma nulla può competere con la grandiosità dell’opera di Dio: una grandiosità infinita tanto nell’ordine della Creazione, quanto – e in modo infinitamente superiore – nell’ordine della Redenzione.

 

Una magnificenza divina nelle sue perfezioni, sconfinata nella sua capacità di irradiarsi, simile alla benefica luce del Sole, colmando tutti e ciascuno di grazie e favori immeritati e gratuiti. Ed è la gratuità assoluta che contraddistingue l’opera di Nostro Signore, stabilita sin dall’eternità dei tempi per riparare al peccato di Adamo mediante l’Incarnazione, la Passione e la Morte dell’Uomo-Dio.

 

Gratuiti sono anche i Doni dello Spirito Santo; gratuita è la Grazia, gratis data, concessa gratuitamente. Gratuita l’eternità beata che ci è preparata in Cielo; gratuita la santificazione che la Chiesa opera mediante i Sacramenti e il Santo Sacrificio della Messa. 

 

Ma se la gratia, la gratuità assoluta del Bene che ci viene da Dio, è una nota divina che unisce onnipotenza e misericordia nel mirabile vincolo della Carità; dall’altra parte, tutto ciò che viene da Satana ha un prezzo, nulla è gratuito, perché non ha nulla da dare e tutto da rubare con l’inganno e la menzogna; perché viene da chi vuole il nostro male presente ed eterno, invidiando sommamente la Redenzione di Cristo e ancor più l’umiltà della Vergine Immacolata, che gratuitamente la Santissima Trinità ha ornato del privilegio di essere concepita senza macchia di peccato, per essere degno tabernacolo dell’Altissimo. 

 

Satana, il mercante di morte. Satana, l’eterno ingannatore, colui che vende con la frode ciò che non gli appartiene e con la frode compra la nostra anima immortale, barattandola con il nulla di falsi beni, effimeri e mendaci. Ed è l’inganno, la simulazione, la menzogna che vediamo regnare nel campo avversario. Una menzogna che Satana vuole sia riconosciuta per tale, ma nonostante ciò approvata e accolta.

 

Perché mentre l’opera di Dio è opera di verità – provenendo da Lui che è Verità assoluta – l’opera del diavolo è finzione. Satana è il grande scenografo della realtà virtuale del mondo odierno, della società globalista schiava del Nuovo Ordine, in cui la simulazione e la contraffazione sono il marchio dell’azione dell’Avversario. 

 

 

«Che bella bambina: sembra una bambola!», sentiamo dire. «Che bel panorama: sembra una cartolina!» In queste espressioni comuni, usate spesso ingenuamente, si mostra la matrice fraudolenta dell’opera del Nemico, che come creatura è incapace di creare dal nulla, e deve quindi ricorrere all’imitazione del Creatore per ingannare noi uomini.

 

Il Principe di questo mondo ci propone modelli artefatti e falsi, che sembrano ciò che non sono e che non sono mossi – come le opere di Dio – da Carità infinita, ma da livido odio verso la divina Maestà e verso le Sue creature.

 

La maternità surrogata, la manipolazione genetica, la bioingegneria, il transumanesimo e le oscene mutilazioni della transizione di genere, la parodia del matrimonio omosessuale, il delirio di poter decidere vita e morte con l’aborto e l’eutanasia sono tutte menzogne e frodi del mentitore, del simulatore, della simia Dei

 

Non diversamente avviene anche nel sacro recinto, dove da sempre gli eretici e gli apostati pretendono di sostituire le perfezioni della divina Rivelazione con le loro contraffazioni; anzi, presentandosi essi stessi per ciò che non sono, come falsi pastori, come falsi profeti, come anticristi.

 

Lo stesso Anticristo, che regnerà negli ultimi tempi prima di essere sterminato dal soffio di Cristo, è un simulatore, un imitatore fraudolento del vero Cristo. È un impostore anche il profeta dell’Anticristo, colui che nell’Apocalisse viene presentato come il suo manutengolo, il capo della Religione dell’Umanità, il predicatore dell’ecologismo e dell’umanesimo massonico. 

 

Se guardiamo alla situazione disastrosa in cui versa la Sposa di Cristo, vi ritroviamo incistati come tumori maligni tutti quei falsi pastori e mercenari che della menzogna e dell’inganno fanno la propria ragione di vita, e che, come i loro simili nella sfera civile, si presentano come promotori di pace e fratellanza, come difensori dei deboli, dei poveri e dei diseredati, mentre in realtà sono servi dei potenti, complici dei tiranni, fautori di divisione e spietati verso i loro nemici, ossia i buoni Cristiani. Ma soprattutto: contro Dio, contro Gesù Cristo, contro la Santissima Vergine Maria, contro la Santa Chiesa.

 

Tutto, nelle loro azioni, è falso: falso il sinodo della sinodalità, che sotto le apparenze di un vero Sinodo adultera la Fede; false le presunte consultazioni del popolo di Dio, pilotate con l’inganno; false le loro istanze sulla dignità della donna, usata per scardinare il Sacerdozio Cattolico; falsa la loro carità verso i peccatori, che non ammoniscono ma anzi confermano nel peccato perdendo le loro anime.

 

Falso anche lo «spirito» che ispira i loro deliri; falso il «dio delle sorprese» che legittima i loro errori; falsa la loro «pentecoste» che contraddice l’azione del Paraclito e falsa la loro «chiesa» che eclissa la vera Chiesa di Cristo.

 

Falsa, scandalosa e criminale, la parodia di sacramento a cui è stato eretto un siero sperimentale che tramite la tecnologia mRNA modifica il genoma umano, ma che Bergoglio non ha esitato a definire sacrilegamente come «atto d’amore» e «luce di speranza per tutti».

 

Falso il rispetto del Creato della «chiesa amazzonica», che rende culto idolatrico alla Madre Terra e ratifica le manipolazioni della geoingegneria contro la natura che Dio ha creato. 

 

Veni, Sancte Spiritus, reple tuorum corda fidelium: et tui amoris in eis ignem accende. La divina Liturgia del giorno di Pentecoste è un inno allo Spirito Santo, anzi: un canto d’amore della Chiesa all’Amore divino, che procede dal Padre e dal Figlio. Nel Graduale della Messa, a sottolineare la potenza di questa invocazione, abbiamo pronunciato queste parole in ginocchio: Vieni, Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli, e accendi in essi il fuoco del tuo amore. Un fuoco che illumina con la Fede le nostre menti e riscalda di Carità i nostri cuori. 

 

Lo Spirito Santo – che è Spirito di Verità – agisce nel silenzio: il silenzio del nostro cuore che si lascia consigliare e ispirare; il silenzio del raccoglimento di questa chiesa, in cui la dignitosa compostezza della divina Liturgia si inchina all’azione del Paraclito invocato dai Ministri a benedire e santificare cose e persone; il silenzio di tante anime che nel mondo sembrano senza voce, sovrastate dallo strepito infernale delle schiere del Nemico, ma che fanno la volontà di Dio.

 

E nel silenzio si compiono i più incredibili miracoli dello Spirito Santo, che ci elargisce con divina magnificenza i Suoi doni, che sono gratuiti, come gratuita è appunto la Grazia soprannaturale. 

 

Imploriamo il Consolatore – dulcis hospes animæ, dolce ospite dell’anima – con le parole della splendida Sequenza di Pentecoste, perché sia per noi riposo nella fatica di affrontare i nostri quotidiani doveri, refrigerio nel torrido deserto di questo mondo ribelle, consolazione nelle lacrime che versiamo al vedere martoriata la Sua Sposa in terra.

 

Possa il Paraclito purificare ogni sozzura di peccato, bagnare con la Grazia l’aridità di tante anime, curare le ferite del nostro cuore che sanguina per questa passio Ecclesiæ che pare senza fine.

 

Pieghi alla volontà di Dio la durezza dei peccatori, alimenti con la fiamma della Carità l’apostolato dei Pastori, sostenga la Fede di tanti che vacillano dinanzi all’apparente trionfo del male. 

 

Vieni, Santo Spirito e rinnova la faccia della terra, che il Padre ha creato, che il Figlio ha redento, che Tu santifichi per mezzo della Santa Chiesa.

 

E così sia. 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

 

28 Maggio 2023

Dominica Pentecostes

 

 

 

 

 

Immagine di Sailko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0)

 

 

 

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Gender

Mons. Viganò: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale vuole legittimare la sodomia anche nel Clero

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Renovatio 21 pubblica il commento dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò in risposta alle parole del gesuista filo-omotransessulista James Martin. La scorsa settimana, alla domanda riguardante «gli uomini gay che sentono la vocazione al sacerdozio», Martin ha affermato che «la mia risposta… è sì».

 

Si tratta di una possibilità negata – in teoria, la pratica, dopo il Concilio, abbiamo capito che va in direzione opposta – dalla Chiesa e dalla sua dottrina. «Nei miei quasi 40 anni da gesuita, ho conosciuto decine di sacerdoti omosessuali celibi che hanno condotto quella che Papa Francesco ha definito una vita “buona, santa e celibe”, incarnando il messaggio di amore e misericordia di Gesù», ha scritto Martin nel suo articolo per il sito web catto-omotransessualista da lui fondato, Outreach. «Per me e per molti dei miei amici, sono stati direttori spirituali, pastori, professori e mentori».

 

Vi è stato un tempo in cui tutti coloro che avevano tendenze omosessuali venivano immediatamente scartati dai seminari: si apprende ora che in alcuni casi sarebbe vero il contrario, un processo di dissoluzione sacrilega sodomita che sarebbe stato filierizzato, secondo ricostruzioni, dall’ex cardinale statunitense Theodore McCarrick (1930-2025), di cui Viganò fu grande accusatore, creando una «”pipeline” omosessuale che incanalava i candidati latinoamericani vulnerabili in alcuni seminari statunitensi dove venivano sfruttati sessualmente, e successivamente ordinati come preti attivamente omosessuali in alcune diocesi americane».

 

Le parole di padre Martin, ad ogni modo, ricordano quelle vergate 36 anni fa da don Gianni Baget Bozzo (1925-2009), già europarlamentare per il Partito Socialista Italiano. Nell’agosto del 1990 don Baget Bozzo scrisse per il settimanale L’Espresso un articolo intitolato «Omosessuale sacerdote ideale», dove affermava che la condizione omosessuale può integrarsi nella vita sacerdotale in modo del tutto analogo a quella eterosessuale. In un’intervista del luglio del 2000 al Corriere della Sera, don Baget Bozzo si pronunciò a favore del riconoscimento delle coppie omosessuali, anche ai fini sociali ed economici.

 

Padre Martin fu tra i primi ad utilizzare la Fiducia supplicans per benedire una coppia omosessuale nella residenza dei gesuiti a Nuova York.

 

Monsignor Viganò si è scagliato più volte contro lo scandalo delle ripetute udienze concesse dagli ultimi papi a Martin e alla sua «omoeresia». Ancora due anni fa il prelato lombardo aveva accusato che «lo scopo di Bergoglio è normalizzare sodomia e perversione e distruggere il Sacerdozio».

 

 

La farneticante proposta di James Martin sj non è una boutade provocatoria, ma l’ultimo passo di una lunga serie, volta a legittimare la sodomia non solo tra i laici, ma addirittura tra il Clero.

 

Essa costituisce una palese e intollerabile contraddizione con la dottrina perenne di Santa Madre Chiesa, con la Sacra Scrittura che condanna senza ambiguità gli atti omosessuali come abominio contro natura (cfr. Levitico 18, 22; Romani 1, 26-27; 1 Corinzi 6, 9-10), e con il Magistero.

 

L’argomento addotto da James Martin — «la presenza di molti santi e sani preti gay e celibi» — è un sofisma ingannevole e una menzogna: la santità, quando è autentica, combatte le tendenze disordinate con la grazia sacramentale e l’ascesi, nell’orrore di offendere Dio con peccati detestabili.

 

La Santa Chiesa insegna che la sodomia è un gravissimo disordine oggettivo, non una realtà neutra o positiva. Pretendere di fondare su di essa una «apertura» all’Ordinazione implica la negazione della Legge naturale, oltre che la violazione dei Comandamenti di Dio.

 

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Ordinare uomini con tendenze omosessuali radicate non solo violerebbe la norma ecclesiale, ma esporrebbe il gregge a scandali gravissimi, alimenterebbe la già diffusissima lobby gay all’interno del Clero, e offenderebbe la santità del Sacramento. Il Sacerdozio non è un diritto soggettivo né uno strumento di «inclusione» ideologica: è un dono divino che richiede piena corrispondenza alla volontà di Dio e santità di vita.

 

È altresì evidente che questa operazione – ampiamente sostenuta da alti esponenti della Gerarchia conciliare-sinodale e dallo stesso Prevost – serve anzitutto a sovvertire il giudizio morale sulla sodomia, facendo di un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio uno stato di elezione degno addirittura del Sacerdozio.

 

Insomma, qui siamo al «Cicero pro domo sua»: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale sta inesorabilmente conducendo la Gerarchia neomodernista a schierarsi apertamente in favore della sodomia, per vantaggio personale. Il modus operandi è sempre il medesimo: coloro che legittimano certi peccati (nella sfera religiosa) e certi reati (in quella civile) lo fanno solo perché quelli sono i peccati e i reati che costoro praticano impunemente.

 

I conservatori osservano – con il cinismo che li contraddistingue – che questi spropositi giungono da un gesuita notoriamente «border line», e che il Magistero non è cambiato. Fingono di non capire che James Martin è solo un giullare cui il potere lascia dire esplicitamente ciò che ha già deciso ufficiosamente di fare.

 

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Spirito

«Sono interamente tuo, o Vergine Maria!»

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Far sì che le persone amino Gesù nell’Eucaristia, imparando prima ad amare la Beata Vergine Maria: questo era l’intero metodo apostolico di padre Georges Bellanger. Questa semplice intuizione ha trasformato il ministero di questo sacerdote francese.   Padre Georges Bellanger nacque nel Nord della Francia il 24 maggio 1861, festa di Nostra Signora Aiuto dei Cristiani. Dopo un’infanzia dedicata allo studio, fu ordinato sacerdote nel giugno del 1885. Servì come sacerdote diocesano per oltre quattordici anni prima di entrare nella Congregazione dei Fratelli di San Vincenzo de’ Paoli. Ricoprì diversi incarichi, tra cui direttore spirituale in un seminario, cappellano militare e maestro dei novizi. Ecco alcuni scorci della vita di questo sacerdote dal cuore ardente.   Era innanzitutto un grande devoto del Santissimo Sacramento. Da adolescente, i suoi amici lo vedevano spesso trascorrere lunghe ore in chiesa a pregare davanti al tabernacolo. In seminario, con il permesso dei suoi superiori, passava gran parte della notte tra giovedì e venerdì e la mattina successiva in preghiera davanti al Santissimo Sacramento.

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Quando divenne cappellano militare, desiderava che Nostro Signore occupasse il primo posto nella caserma e, a tal fine, ottenne per la sua piccola cappella il privilegio di custodire il Santissimo Sacramento.   «Sarebbe profondamente edificante», disse ai soldati, «vedervi tutti dirigervi verso la cappella al vostro ritorno in caserma. Vedervi inginocchiare lì, anche solo per un breve istante, e rivolgere a Dio una parola di adorazione e amore. Mi rattristerebbe essere la vostra prima stretta di mano davanti al Signore di questo luogo».   Ai colleghi che gli chiedevano come riuscisse a convertire così tante anime, rispondeva: «Quanto più un operaio o un soldato conduce una vita semplice e terrena, tanto più è necessario immergerlo nel soprannaturale. Innanzitutto, lo si invita a trascorrere qualche istante davanti al tabernacolo. All’inizio, può presentarsi come una guardia che non dice nulla, che non fa nulla, ma il cui atteggiamento è decoroso. Poco a poco, il suo cuore sarà riscaldato dai raggi benevoli del Sole Eucaristico, e finirà per credere con una fede concreta nella presenza reale di Nostro Signore».   Ma per conquistare anime a Cristo, in particolare a Gesù nell’Eucaristia, e per indurle a frequentare i sacramenti, l’abate Bellanger aveva compreso, seguendo san Luigi Maria Grignion de Montfort, che il modo migliore era quello di iniziare avvicinandole a Maria, Tesoriera di tutte le grazie.   Egli stesso recitava ogni giorno l’intero rosario. Diceva: «Il mio rosario è il mio termometro spirituale, e sento che il diavolo fa di tutto per impedirmi di recitare questa preghiera alla quale, sento, è legata la mia salvezza eterna. Che la devozione del santo rosario ci pervada. Il mio ultimo rosario prima di addormentarmi è la Messa della sera».   Quando si fece religioso, scelse come motto:«Tuus sum ego, Virgo Maria», «Tutto tuo, o Vergine Maria».   L’influenza di padre Bellanger si fece sentire fin dai primi anni del suo sacerdozio. Un giorno, il superiore del seminario minore in cui padre Bellanger alloggiava stava attraversando un cortile dell’istituto con un suo amico sacerdote.   «Guarda quel piccolo storpio», disse, «non lo darei nemmeno per il suo peso in oro. Ascolta le confessioni di metà dei miei seminaristi, e non immagineresti mai il bene che fa ai suoi penitenti. Perciò gli mando più studenti possibile. Quando uno studente va da lui, sono perfettamente tranquillo e non devo preoccuparmi del suo comportamento o della sua guida. Se la casa sta andando così bene, lo attribuisco in gran parte a lui».   Uno dei ministeri più importanti di Padre Bellanger fu quello svolto tra i soldati. Il loro ambiente era ben lontano da quello cristiano. Molti giovani non erano battezzati e quasi tutti quelli che lo erano avevano abbandonato ogni pratica religiosa. A questi soldati, il pio sacerdote cercò innanzitutto di trasmettere il suo amore sconfinato e la sua fiducia nella Beata Vergine Maria.   «Il soldato fedele al Rosario sarà fedele ai sacramenti del Signore». Ben presto, quasi ogni soldato in caserma aveva un rosario e molti iniziarono a recitarlo quotidianamente. Alcuni crearono persino una piccola lega il cui scopo era recitare Ave Maria nei mille momenti liberi della giornata per la conversione dei soldati.

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Un giorno, padre Bellanger raccomandò ad alcuni di loro la conversione e il battesimo di un loro compagno. Risposero all’unisono: «Cappellano, vale davvero la pena passare la notte a recitare il rosario…».   Un soldato scrisse alla sua famiglia: «Da quando ho imparato ad amare il Rosario, le mie ore migliori sono quelle di guardia. Con il fucile in una mano e il rosario nell’altra, trovo che le ore siano troppo brevi».   Maria conduce sempre a Gesù!   «Circa un anno dopo la fondazione dell’opera militare», osservò il cappellano, «cominciammo a recitare solennemente il Santo Rosario ogni giovedì sera davanti al Santissimo Sacramento esposto, ma ben presto l’adorazione e il Rosario furono aggiunti durante tutta la notte, ogni settimana. Da cinquanta a sessanta soldati venivano, in gruppi di quindici o venti, per recitare a turno il Santo Rosario».   A poco a poco, la Santa Comunione divenne sempre più frequente tra molti soldati.   Padre Bellanger era convinto che uno dei modi principali per onorare Dio fosse onorare Sua Madre. Per questo motivo compiva quasi tutti i suoi atti di devozione alla Beata Vergine in presenza del Santissimo Sacramento. Spesso, recitando il Rosario davanti al tabernacolo, diceva: «Rallegriamo il Cuore di Nostro Signore salutando Sua Madre centocinquanta volte, ripetendo il suo nome che Gli è così caro».   La predicazione del cappellano militare era molto apprezzata. Non improvvisava mai. Preparava i suoi sermoni con cura. Spesso sedeva davanti al tabernacolo, pensando a coloro che desiderava convertire, e li raccomandava a Nostro Signore e alla Beata Vergine. «Vorrei arrivare al punto in cui non sono più io a predicare e ad agire, ma la Beata Vergine», diceva umilmente.   Ordinato sacerdote vincenziano nel 1900, padre Bellanger ricevette ben presto l’incarico di maestro dei novizi. Come già fatto con i suoi soldati, condusse coloro che gli erano affidati a un grande amore per Maria e Gesù nell’Eucaristia.   I superiori del monastero notarono ben presto che la cappella non era mai vuota, se non durante le lezioni. I giovani monaci presero l’abitudine di chiedere regolarmente il permesso di trascorrere del tempo nella cappella durante il giorno e persino la sera o la notte. Dal canto suo, il maestro dei novizi lavorava instancabilmente, desideroso di essere “sfinito”, come diceva lui stesso, pur di conquistare anime a Dio.   La sua comunità, perseguitata dalle leggi anticlericali del 1901, fu costretta all’esilio a Tournai, in Belgio. Padre Bellanger non vi rimase a lungo. Affetto da tubercolosi, i suoi superiori lo mandarono a Moulle, dalla sua famiglia, per fargli respirare l’aria fresca della sua terra natale. Ma la sua malattia peggiorò.   Il 16 agosto 1902 ricevette l’estrema unzione e rinnovò i voti. Le sue ultime parole furono rivolte alla famiglia riunita al suo capezzale: «Sto sacrificando la mia vita affinché possiate tutti andare in Paradiso. Sapete che ho sempre amato moltissimo la Beata Vergine; ebbene, vi raccomando di fare lo stesso e di recitare il rosario ogni giorno della vostra vita…».   Poco dopo, il servo di Maria si spense serenamente, quel sabato, il giorno dopo l’Assunzione, al suono dell’Angelus serale. Aveva quarantun anni.   Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Courrier des Croisés n. 274, ottobre 2021.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Il futuro papa Leone XIV abbracciò la sinodalità e la leadership femminile quando era vescovo in Perù

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Un nuovo rapporto pubblicato questa settimana dall’eterodosso National Catholic Reporter (NCR), che include interviste a membri della diocesi di Chiclayo, in Perù, offre nuovi dettagli su come l’allora vescovo Robert Prevost, futuro papa Leone XIV, abbia messo in pratica la sinodalità e accolto le donne in ruoli di leadership durante il suo mandato di ordinario. Lo riporta LifeSite.

 

Il reportage del 21 luglio riferiva che, al suo arrivo a Chiclayo nel 2014, inizialmente come amministratore apostolico della diocesi, sette anni prima che il Vaticano avviasse il Sinodo sulla Sinodalità, Prevost cercò di ricomporre una diocesi profondamente divisa costituendo un «gruppo di animazione pastorale diocesana» che sarebbe poi divenuto noto con l’acronimo spagnolo EDAP. Questo gruppo, in seguito definito un «laboratorio sinodale», era formato da sacerdoti, religiosi e laici che si spostavano attraverso la diocesi per ascoltare le necessità di ogni parrocchia, prestando particolare attenzione alla prospettiva dei laici.

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A Chiclayo, ecclesiastici e laici hanno spiegato a NCR come il vescovo Prevost si concentrasse sull’«ascolto» del punto di vista dei laici e difendesse addirittura la possibilità per le donne di guidare le commissioni sinodali.

 

«A quel tempo, monsignor Robert (Prevost) parlò di “corresponsabilità del laico”», ha dichiarato a NCR Luis Antonio Zapata, un catechista laico che è entrato a far parte dell’EDAP nel 2018. Ha aggiunto che Prevost affermava: «I sacerdoti sono occupati con i loro compiti, coinvolgete più laici, perché i laici sono i più indicati per raggiungere altri laici».

 

Padre Elmer Uchofen, un sacerdote che ha contribuito a guidare il processo sinodale della diocesi, ha evidenziato che il vescovo Prevost parlava spesso e poneva l’accento sull’«incontro» e sull’«ascolto» dei fedeli. Prevost «ci ha parlato dell’incontro, della necessità di ascoltare per poi capire quale strada intraprendere», ha detto il sacerdote.

 

«Il suo modo di essere è stato di grande aiuto, perché era un vescovo che sapeva ascoltare ed essere paziente», ha aggiunto. «Si sedeva nei gruppi e ascoltava le persone, tutti: i sacerdoti, i laici, coloro che si stavano un po’ allontanando o che si erano allontanati dalla Chiesa. In questo senso, era un vero pastore».

 

Di fatto, sin dalla sua elezione a 267° pontefice lo scorso anno, Leone ha più volte ribadito, in continuità con il suo predecessore Papa Francesco, la convinzione che la Chiesa debba essere una «Chiesa sinodale», a partire dalle sue prime dichiarazioni da pontefice.

 

«A tutti voi, fratelli e sorelle di Roma, d’Italia, di tutto il mondo, vogliamo essere una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicina specialmente a chi soffre», ha detto il papa neoeletto dalla loggia.

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In una lunga intervista rilasciata lo scorso autunno alla corrispondente di Crux, Elise Ann Allen, per una biografia successivamente pubblicata, Leone ha ulteriormente sottolineato la continuità con Bergogliosulla sinodalità e su altre questioni fondamentali, osservando come il periodo trascorso in Perù abbia consolidato il suo legame con la visione del defunto pontefice argentino.

 

«Credo che il periodo trascorso in Perù sia stato significativo sia per il mio legame con papa Francesco, sia per la mia comprensione di parte della visione che Papa Francesco aveva per la Chiesa, e di come possiamo continuare a portarla avanti in termini di una vera visione profetica per la Chiesa oggi e domani», ha detto Leone.

 

In merito alla sinodalità, Leone è stato chiaro nell’affermare che il «processo iniziato ben prima dell’ultimo sinodo» deve proseguire.

 

«Credo ci siano grandi speranze se riusciamo a continuare a costruire sull’esperienza degli ultimi due anni e a trovare modi per essere Chiesa insieme», ha affermato.

 

Gladys Calderón, una laica membro dell’EDAP e coinvolta anche nel Rinnovamento Carismatico della diocesi, ha raccontato come Prevost si fosse mostrato più aperto nei confronti dei membri del loro movimento rispetto al suo predecessore.

 

«Come movimento, ci consideravamo a una certa distanza dalla diocesi, perché in quanto movimento carismatico abbiamo un modo particolare di vivere (la fede), ma monsignor Roberto ha scosso questa struttura e ci ha coinvolti nel cammino comune», ha dichiarato a NCR. «Siamo diventati più uniti, più integrati nella diocesi, condividendo i nostri diversi carismi: è stata una bellissima esperienza di costruzione dell’unità».

 

Un’altra laica, Birgit Weiler, teologa presso la Pontificia Università Cattolica del Perù, ha evidenziato come Prevost avesse consentito a diverse donne di guidare gruppi che offrivano «formazione sinodale» nelle parrocchie e avesse persino difeso questa scelta nonostante le resistenze di alcuni sacerdoti.

 

«Non tutti i parroci erano così contenti quando è arrivata una commissione guidata da una donna», ha detto Weiler, aggiungendo che Prevost «ha appoggiato pienamente le donne».

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Prevost «Prevost ha detto: “Sono preparate tanto quanto gli uomini e questa commissione è guidata da una donna, punto e basta”», ha affermato.

 

Come già avvenuto con l’enfasi sulla sinodalità, il desiderio del futuro Papa Leone di vedere le donne assumere ruoli di leadership sembra essersi protratto anche durante il suo pontificato.

 

Nel mese di giugno, il pontefice ha nominato Maria Montserrat «Montse» Alvarado, attualmente presidente e direttrice operativa di EWTN News, come prossima prefetta del dicastero per la comunicazione e prima donna a guidare un ufficio della Curia romana.

 

Leone ha inoltre confermato suor Simona Brambilla nel suo ruolo di Prefetta del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica e l’ha nominata al Dicastero Episcopale. Il Pontefice ha anche confermato suor Raffaella Petrini e María Lía Zervino, già presidente dell’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche, nei loro incarichi in questo importante dicastero.

 

 

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Immagine di Diario La Industria – Chiclayo via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported

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