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Spirito

«Satana è il grande scenografo del Nuovo Ordine». Omelia di Pentecoste di mons. Viganò

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Renovatio 21 pubblica l’omelia di monsignor Carlo Maria Viganò per la solennità di Pentecoste. L’audio della stessa è caricato qui sotto; ricordiamo, come riportato, che l’omelia dell’arcivescovo per la Santa Pasqua è stata censurata da YouTube che l’ha rimossa dal canale di Renovatio 21 sulla piattaforma.

 

 

 

 

OMELIA

nella Solennità di Pentecoste

 

Emitte Spiritum tuum, et creabuntur,

et renovabis faciem terræ.

Ps 103 ,30

 

Qual è la caratteristica dell’Amore? La sua gratuità. Chi ama, ama senza aspettarsi nulla in cambio. Chi ama è felice che il Bene di cui gode possa essere condiviso dall’amato. Chi ama non ha mezze misure: ama totalmente, senza riserve. Chi ama vuole il bene dell’amato, sa dire di no.

 

Questo è vero al massimo grado quando l’Amore è divino, quando l’Amore del Padre verso il Figlio e del Figlio verso il Padre è così perfetto e infinito da essere la Terza Persona della Santissima Trinità, lo Spirito Santo Paraclito. 

 

La magnificenza è segno distintivo dei sovrani e dei principi, che alla magnificenza di Dio ispirano la propria liberalità, così come alla divina giustizia conformano il loro governo. Ma nulla può competere con la grandiosità dell’opera di Dio: una grandiosità infinita tanto nell’ordine della Creazione, quanto – e in modo infinitamente superiore – nell’ordine della Redenzione.

 

Una magnificenza divina nelle sue perfezioni, sconfinata nella sua capacità di irradiarsi, simile alla benefica luce del Sole, colmando tutti e ciascuno di grazie e favori immeritati e gratuiti. Ed è la gratuità assoluta che contraddistingue l’opera di Nostro Signore, stabilita sin dall’eternità dei tempi per riparare al peccato di Adamo mediante l’Incarnazione, la Passione e la Morte dell’Uomo-Dio.

 

Gratuiti sono anche i Doni dello Spirito Santo; gratuita è la Grazia, gratis data, concessa gratuitamente. Gratuita l’eternità beata che ci è preparata in Cielo; gratuita la santificazione che la Chiesa opera mediante i Sacramenti e il Santo Sacrificio della Messa. 

 

Ma se la gratia, la gratuità assoluta del Bene che ci viene da Dio, è una nota divina che unisce onnipotenza e misericordia nel mirabile vincolo della Carità; dall’altra parte, tutto ciò che viene da Satana ha un prezzo, nulla è gratuito, perché non ha nulla da dare e tutto da rubare con l’inganno e la menzogna; perché viene da chi vuole il nostro male presente ed eterno, invidiando sommamente la Redenzione di Cristo e ancor più l’umiltà della Vergine Immacolata, che gratuitamente la Santissima Trinità ha ornato del privilegio di essere concepita senza macchia di peccato, per essere degno tabernacolo dell’Altissimo. 

 

Satana, il mercante di morte. Satana, l’eterno ingannatore, colui che vende con la frode ciò che non gli appartiene e con la frode compra la nostra anima immortale, barattandola con il nulla di falsi beni, effimeri e mendaci. Ed è l’inganno, la simulazione, la menzogna che vediamo regnare nel campo avversario. Una menzogna che Satana vuole sia riconosciuta per tale, ma nonostante ciò approvata e accolta.

 

Perché mentre l’opera di Dio è opera di verità – provenendo da Lui che è Verità assoluta – l’opera del diavolo è finzione. Satana è il grande scenografo della realtà virtuale del mondo odierno, della società globalista schiava del Nuovo Ordine, in cui la simulazione e la contraffazione sono il marchio dell’azione dell’Avversario. 

 

 

«Che bella bambina: sembra una bambola!», sentiamo dire. «Che bel panorama: sembra una cartolina!» In queste espressioni comuni, usate spesso ingenuamente, si mostra la matrice fraudolenta dell’opera del Nemico, che come creatura è incapace di creare dal nulla, e deve quindi ricorrere all’imitazione del Creatore per ingannare noi uomini.

 

Il Principe di questo mondo ci propone modelli artefatti e falsi, che sembrano ciò che non sono e che non sono mossi – come le opere di Dio – da Carità infinita, ma da livido odio verso la divina Maestà e verso le Sue creature.

 

La maternità surrogata, la manipolazione genetica, la bioingegneria, il transumanesimo e le oscene mutilazioni della transizione di genere, la parodia del matrimonio omosessuale, il delirio di poter decidere vita e morte con l’aborto e l’eutanasia sono tutte menzogne e frodi del mentitore, del simulatore, della simia Dei. 

 

Non diversamente avviene anche nel sacro recinto, dove da sempre gli eretici e gli apostati pretendono di sostituire le perfezioni della divina Rivelazione con le loro contraffazioni; anzi, presentandosi essi stessi per ciò che non sono, come falsi pastori, come falsi profeti, come anticristi.

 

Lo stesso Anticristo, che regnerà negli ultimi tempi prima di essere sterminato dal soffio di Cristo, è un simulatore, un imitatore fraudolento del vero Cristo. È un impostore anche il profeta dell’Anticristo, colui che nell’Apocalisse viene presentato come il suo manutengolo, il capo della Religione dell’Umanità, il predicatore dell’ecologismo e dell’umanesimo massonico. 

 

Se guardiamo alla situazione disastrosa in cui versa la Sposa di Cristo, vi ritroviamo incistati come tumori maligni tutti quei falsi pastori e mercenari che della menzogna e dell’inganno fanno la propria ragione di vita, e che, come i loro simili nella sfera civile, si presentano come promotori di pace e fratellanza, come difensori dei deboli, dei poveri e dei diseredati, mentre in realtà sono servi dei potenti, complici dei tiranni, fautori di divisione e spietati verso i loro nemici, ossia i buoni Cristiani. Ma soprattutto: contro Dio, contro Gesù Cristo, contro la Santissima Vergine Maria, contro la Santa Chiesa.

 

Tutto, nelle loro azioni, è falso: falso il sinodo della sinodalità, che sotto le apparenze di un vero Sinodo adultera la Fede; false le presunte consultazioni del popolo di Dio, pilotate con l’inganno; false le loro istanze sulla dignità della donna, usata per scardinare il Sacerdozio Cattolico; falsa la loro carità verso i peccatori, che non ammoniscono ma anzi confermano nel peccato perdendo le loro anime.

 

Falso anche lo «spirito» che ispira i loro deliri; falso il «dio delle sorprese» che legittima i loro errori; falsa la loro «pentecoste» che contraddice l’azione del Paraclito e falsa la loro «chiesa» che eclissa la vera Chiesa di Cristo.

 

Falsa, scandalosa e criminale, la parodia di sacramento a cui è stato eretto un siero sperimentale che tramite la tecnologia mRNA modifica il genoma umano, ma che Bergoglio non ha esitato a definire sacrilegamente come «atto d’amore» e «luce di speranza per tutti».

 

Falso il rispetto del Creato della «chiesa amazzonica», che rende culto idolatrico alla Madre Terra e ratifica le manipolazioni della geoingegneria contro la natura che Dio ha creato. 

 

Veni, Sancte Spiritus, reple tuorum corda fidelium: et tui amoris in eis ignem accende. La divina Liturgia del giorno di Pentecoste è un inno allo Spirito Santo, anzi: un canto d’amore della Chiesa all’Amore divino, che procede dal Padre e dal Figlio. Nel Graduale della Messa, a sottolineare la potenza di questa invocazione, abbiamo pronunciato queste parole in ginocchio: Vieni, Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli, e accendi in essi il fuoco del tuo amore. Un fuoco che illumina con la Fede le nostre menti e riscalda di Carità i nostri cuori. 

 

Lo Spirito Santo – che è Spirito di Verità – agisce nel silenzio: il silenzio del nostro cuore che si lascia consigliare e ispirare; il silenzio del raccoglimento di questa chiesa, in cui la dignitosa compostezza della divina Liturgia si inchina all’azione del Paraclito invocato dai Ministri a benedire e santificare cose e persone; il silenzio di tante anime che nel mondo sembrano senza voce, sovrastate dallo strepito infernale delle schiere del Nemico, ma che fanno la volontà di Dio.

 

E nel silenzio si compiono i più incredibili miracoli dello Spirito Santo, che ci elargisce con divina magnificenza i Suoi doni, che sono gratuiti, come gratuita è appunto la Grazia soprannaturale. 

 

Imploriamo il Consolatore – dulcis hospes animæ, dolce ospite dell’anima – con le parole della splendida Sequenza di Pentecoste, perché sia per noi riposo nella fatica di affrontare i nostri quotidiani doveri, refrigerio nel torrido deserto di questo mondo ribelle, consolazione nelle lacrime che versiamo al vedere martoriata la Sua Sposa in terra.

 

Possa il Paraclito purificare ogni sozzura di peccato, bagnare con la Grazia l’aridità di tante anime, curare le ferite del nostro cuore che sanguina per questa passio Ecclesiæ che pare senza fine.

 

Pieghi alla volontà di Dio la durezza dei peccatori, alimenti con la fiamma della Carità l’apostolato dei Pastori, sostenga la Fede di tanti che vacillano dinanzi all’apparente trionfo del male. 

 

Vieni, Santo Spirito e rinnova la faccia della terra, che il Padre ha creato, che il Figlio ha redento, che Tu santifichi per mezzo della Santa Chiesa.

 

E così sia. 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

 

28 Maggio 2023

Dominica Pentecostes

 

 

 

 

 

Immagine di Sailko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0)

 

 

 

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Immigrazione

Vescovo spagnolo denuncia: «strumentalizzazione geopolitica» a Ceuta

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Monsignor José Ignacio Munilla, vescovo di Orihuela-Alicante, intervenendo a fine agosto 2026 su Radio Maria, nell’ambito della sua trasmissione Sexto Continente, ha presentato la propria analisi degli eventi verificatisi a Ceuta un mese prima: «La tragedia che si sta consumando a Ceuta in questi giorni non è una crisi migratoria», bensì «l’uso della demografia come arma nel gioco geopolitico».

 

Alla fine di luglio 2026, più di 60.000 migranti hanno attraversato la frontiera dal Marocco per raggiungere l’enclave spagnola di Ceuta, in Nordafrica. Quasi 141 persone avrebbero perso la vita durante questa corsa. Anche se la grande maggioranza dei migranti è stata rimandata indietro, ne restano ancora circa 5.000 a Ceuta.

 

Mons. José Ignacio Munilla si è appoggiato a una riflessione del presidente della Conferenza episcopale spagnola, mons. Luis Argüello, ha precisato il sito Religión en libertad. Mons. Argüello aveva infatti messo in guardia sui social network contro l’uso delle migrazioni nel quadro di strategie di potere: «La biopolitica è un elemento chiave del potere mondiale attuale. Si gioca con la vita e si usano le persone, i loro sogni, la loro fame, la loro sessualità e i loro dati al solo scopo del profitto e del potere».

 

Numerosi osservatori ritengono che questo afflusso massiccio fosse «organizzato» per servire cause di destabilizzazione. La Spagna, ha sottolineato, «ha il dovere di proteggere le proprie frontiere con proporzionalità, umanità e nel rispetto della legalità», mentre anche l’Unione europea deve assumersi le responsabilità che le spettano.

 

Ma ha chiesto di distinguere i diversi livelli di responsabilità. «Non confondiamo i livelli», ha insistito. Secondo lui, la responsabilità di chi usa deliberatamente i movimenti di popolazione come mezzo di pressione è una cosa, e l’obbligo della Spagna di sorvegliare efficacemente le proprie frontiere è un’altra. Mons. Munilla ritiene che ciò che è accaduto somigli più a «un attacco geopolitico contro la sovranità della Spagna sotto forma di un’invasione temporanea» che ai consueti movimenti migratori che raggiungono le coste spagnole.

 

«La moralità di una persona che usa il proprio popolo come arma è ripugnante. È una delle forme più gravi di abuso di potere che si possano immaginare», ha dichiarato il prelato spagnolo. «Il fatto che i cittadini cessino di essere considerati persone dotate di dignità e diventino strumenti di pressione politica è un segno che la politica è degenerata in cinismo al suo parossismo. Ognuna di queste persone morte aveva un nome, una famiglia. Non erano pedine su una scacchiera geopolitica, non erano munizioni diplomatiche. Erano esseri umani creati a immagine di Dio», ha ribadito mons. Munilla.

«La carità non può mai essere disgiunta dalla prudenza»

Il prelato ha anche espresso la propria posizione sul controverso tema delle espulsioni di migranti. «Penso che le associazioni o le ONG che definiscono immorali i respingimenti immediati abbiano torto», ha dichiarato. «Perché la difesa di una frontiera nazionale non è di per sé un atto di ostilità verso gli immigrati».

 

Il vescovo di Orihuela-Alicante spiega che «il diritto di emigrare non equivale a un diritto incondizionato di stabilirsi in qualsiasi Paese, in spregio alle leggi che ne regolano l’accesso».

 

Mons. Munilla prosegue esponendo la dottrina sociale della Chiesa a questo proposito: «La vera risposta morale esige dunque di conciliare due esigenze. Sì a un’accoglienza solidale verso chi ha veramente bisogno di un sistema di protezione, ma anche a una gestione responsabile della protezione delle frontiere. Quando uno di questi princìpi viene eretto ad assoluto al punto da annullare l’altro, cessiamo di servire il bene comune. La carità non può mai essere disgiunta dalla prudenza, così come la giustizia non può essere disgiunta dalla misericordia. La dottrina sociale della Chiesa non ci invita a scegliere tra l’una o l’altra, ma a trovare un equilibrio. E solo a partire da questo equilibrio possiamo affrontare una delle sfide più complesse che oggi ci troviamo di fronte».

 

Non ha esitato a evocare le conseguenze inevitabili di una simile migrazione: se si dà l’impressione che basti varcare fisicamente una frontiera per ottenere automaticamente un diritto di soggiorno, ciò può incitare a correre rischi sempre maggiori. Per questo ritiene che certi respingimenti possano contribuire a evitare situazioni di violenza, a condizione che siano effettuati nel rispetto della dignità delle persone e tenendo conto delle circostanze particolari.

 

La posizione cattolica, ha concluso mons. Munilla, obbliga proprio a evitare due estremi: ignorare la sofferenza di chi ha veramente bisogno di protezione e negare agli Stati la responsabilità di organizzare l’immigrazione e di proteggere le proprie frontiere.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Spirito

Impedito al pellegrinaggio annuale del Summorum Pontificum l’ingresso a San Pietro

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Secondo un comunicato diffuso venerdì, ai fedeli che parteciperanno al pellegrinaggio Summorum Pontificum di questo fine settimana non sarà più consentito l’ingresso nella Basilica di San Pietro. Lo riporta LifeSite.   La vaticanista Diane Montagna, citando Christian Marquant, principale organizzatore del pellegrinaggio, ha riferito venerdì che il Vaticano avrebbe impedito a sacerdoti, religiosi e fedeli laici partecipanti al 15° pellegrinaggio annuale Summorum Pontificum di entrare nella Basilica di San Pietro sabato 24 ottobre, come originariamente previsto.   Ciò amplia notevolmente le restrizioni sul pellegrinaggio tradizionalista, poiché al vescovo Athanasius Schneider era già stato negato il permesso di celebrare la messa del 24 ottobre a San Pietro, ma i pellegrini avrebbero comunque dovuto entrare in processione e pregare nell’antica basilica sabato pomeriggio. «Non è consentito l’ingresso della vostra processione nella Basilica di San Pietro», si legge in una lettera della Segreteria di Stato vaticana, secondo quanto riportato da Marquant. «Non entreremo in San Pietro domani», aveva letto Marquant ai pellegrini venerdì , aggiungendo che erano state mosse accuse secondo cui la messa del 2025 a San Pietro sarebbe stata «strumentalizzata». La Segreteria di Stato vaticana aveva negato al vescovo Schneider il permesso di celebrare la Messa pontificale del pellegrinaggio all’interno della Basilica di San Pietro sabato.   «La Segreteria di Stato ha inviato agli organizzatori una lettera in cui si spiegava che, almeno per quest’anno, non sarebbe stata concessa l’autorizzazione per la Messa Pontificia nella Basilica di San Pietro», ha dichiarato all’epoca a LifeSiteNews una fonte molto vicina agli organizzatori del tradizionale pellegrinaggio. «Le vere ragioni sono sconosciute. Sembra molto strano che oggi i cosiddetti cattolici LGBT possano ottenere una Messa speciale a San Pietro più facilmente dei cattolici legati alla Tradizione della Chiesa».   Il vescovo Schneider celebrerà invece la Messa pontificale alle 15:00 sull’altare maggiore della Basilica papale di Santa Maria Maggiore, ironicamente proprio la chiesa dove è sepolto Papa Francesco, il cui motu proprio Traditionis Custodes del 2021 ha ribaltato il Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI e ha imposto pesanti restrizioni alla celebrazione della Messa tridentina.   Nonostante questa restrizione, il programma ufficiale annunciava che il pellegrinaggio avrebbe comunque fatto tappa alla Basilica di San Pietro, avrebbe venerato la tomba dell’apostolo Pietro all’Altare della Confessione e avrebbe incluso un momento di preghiera il sabato prima della messa delle 15:00 a Santa Maria Maggiore.   Secondo un’altra fonte consultata da Ad Vaticanum, la difficoltà nell’ottenere il permesso per la Messa Pontificia di quest’anno è stata la conseguenza della reazione alla celebrazione dello scorso anno. La risposta alla «concessione» di papa Leone XIV per il 2025 è stata vista dalla «cerchia» del papa e dallo staff della Basilica di San Pietro, guidato dal discusso cardinale Mauro Gambetti, come un «atto di esultanza». «Questa percezione non è stata ben accolta», ha dichiarato la fonte al giornale.   Questi cambiamenti segnano un’inversione di tendenza rispetto al pellegrinaggio del 2025, quando la Messa tridentina fu celebrata all’Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro dal Cardinale Raymond Leo Burke. Per diversi anni prima di allora, il pellegrinaggio non aveva potuto celebrare la Messa pontificale all’interno della basilica vaticana a seguito della promulgazione della Traditionis Custodes.   Nelle ultime ore sono uscite le tristi immagini dei pellegrini da tutto il mondo lasciati fuori dalla Basilica.     Il vaticanista Michale Haynes ha ulteriormente commentando danno una versione dettagliata dei fatti, che dà un quadro ancora più raggelante della situazione.  

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«Circolano online alcune teorie sul pellegrinaggio della Messa in latino, diffuse da persone estranee all’evento. (…) Gli organizzatori hanno richiesto il permesso per la Messa in Vaticano, tramite una lettera consegnata direttamente a papa Leone dal Vescovo Schneider a dicembre. Il pellegrinaggio, giunto alla sua quindicesima edizione, si svolge sempre nella stessa data».   «Gli organizzatori non hanno ricevuto risposta in merito alla Messa fino ad agosto, quando la Segreteria di Stato ha comunicato che non era possibile celebrare la Messa in Vaticano. Gli organizzatori del pellegrinaggio hanno quindi annunciato pubblicamente che non si sarebbe tenuta alcuna Messa in Vaticano. I pellegrini avrebbero invece partecipato alla processione in Vaticano alle 13:00 del sabato, per poi recarsi alla chiesa di Santa Maria Maggiore per la Messa delle 15:00. Il permesso per la processione in Vaticano è stato concesso nell’aprile del 2026».   «Alcune settimane dopo, a settembre, la chiesa di San Pietro ha annunciato un evento che si sarebbe tenuto alle 15:30 presso l’Altare della Cattedra (utilizzato per la Messa del pellegrinaggio l’anno precedente). Poi questa settimana – proprio ieri, a quanto pare – gli organizzatori hanno ricevuto un’altra lettera dalla Segreteria di Stato che li informava che non avrebbero potuto nemmeno entrare in Vaticano come previsto e come consentito da aprile».   «Gli eventi nella Basilica non sono prerogativa della Segreteria, ma dell’Arciprete e della Società di San Pietro: ecco perché il coinvolgimento della Segreteria di Stato è così strano. Sabato, i pellegrini hanno percorso le strade fino all’obelisco in Piazza San Pietro – accompagnati dalla polizia di Stato italiana – dove sono stati fermati dal Vaticano, poiché questo era il limite della giurisdizione della polizia italiana».   «Sono stati poi informati che l’utilizzo della Basilica di Santa Maria Maggiore era cambiato: potevano rimanervi solo per un’ora. Questo significava che la Messa solenne pontificale prevista e autorizzata avrebbe dovuto essere una Messa bassa. Inoltre, la Basilica di Santa Maria Maggiore ha informato i pellegrini che non era consentito scattare foto ufficiali».   È chiaro che la guerra del papato di Leone contro la Tradizione è ora slatentizzata: ora i nemici della tradizione non si nascondono più, arrivando persino ad umiliare platealmente coloro che vogliono sottomettersi ai loro diktat.   Ogni rito, ogni falsa religione, ogni follia moderna va bene al papato conciliare. Una cosa solo non vogliono: la messa in latino. Cioè, l’unica cosa che il Vaticano respinge con ogni forza, ora, è il cattolicesimo stesso.

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Spirito

Mons. Viganò: ecco la perversione della chiesa sinodale

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Renovatio 21 pubblica questo testo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò scritto su X. Sua Eccellenza torna sulla questione della gerarchia corrotta e sul caso di Don Milani, che monsignore aveva già trattato in precedenza. Sulla figura di Don Milani, che scriveva di avere pulsioni indicibili, Renovatio 21 ha scritto molto in tutti questi anni in cui, invece che essere svelata ed accusata dalla chiesa e dalla società, è stata, forse neanche tanto misteriosamente, sempre più celebrata ed osannata. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

La chiesa sinodale si riconosce dai «santi» che si sceglie.

 

Nel fine settimana appena trascorso, tra Tonadico, Primiero, Rovereto e Trento, la gerarchia post-bergogliana ha celebrato con solennità il trentesimo anniversario della morte del cardinale Joseph Bernardin, esaltandolo – per voce del suo successore a Chicago, Blase Cupich, e attraverso gli organi ufficiali della Santa Sede – come «esempio attuale per la Chiesa e il mondo».

 

Non è un episodio isolato: è la prosecuzione, in mille maniere, dell’esaltazione sistematica di quei figuri del postconcilio i quali, pervertiti nell’intelletto e corrotti nella volontà e nei costumi, hanno contribuito a demolire la Fede e la morale cattolica. Bernardin fu l’architetto della cosiddetta «etica coerente della vita», quella tunica inconsutile che equipara l’aborto ad altre questioni sociali, fornendo per decenni copertura ai politici sedicenti cattolici che votavano la morte dei nascituri.

 

Bernardin fu intimo di Theodore McCarrick, che alla sua morte lo definì «sacerdote buono e santo» e «caro amico», fu tra i primi a essere avvertito delle lettere che preannunciavano lo scandalo di McCarrick e ne condivise l’ambiente. A queste amicizie si aggiungono le accuse di aggressione sessuale mosse da James Grein, vittima dello stesso McCarrick, relative a un episodio del 1977 sul lago di Ginevra, nonché le testimonianze e i documenti interni che lo indicano coinvolto in pratiche sataniste, con rito di profanazione dell’Eucarestia e abusi rituali.

 

Tutto questo viene omesso o taciuto mentre si propone Bernardin come modello.

 

La stessa logica presiede alla canonizzazione informale di altri personaggi non meno turpi. Si pensi a don Lorenzo Milani, elevato a icona della pedagogia progressista e della disobbedienza selettiva. Le sue lettere – quelle che un certo linguaggio «franco e crudo» non riesce a riscattare – contengono espressioni di una indecente volgarità e di una ambiguità che rivelano la corruzione della volontà e dei costumi: frasi in cui l’«amore» per i ragazzi viene declinato con riferimenti espliciti, mascherate da paradosso o da iperbole.

 

Questo è il sintomo di un intelletto pervertito che la chiesa conciliare e sinodale ha preferito elevare a maestro piuttosto che condannare.

 

La chiesa conciliare e sinodale si riconosce precisamente da questi «santi» che si sceglie: non i martiri e i confessori della Fede, ma i promotori dell’errore, i complici delle reti di abuso, i maestri di una pedagogia che dissolve l’autorità e la purezza. Invece di condannare l’iniquità, la celebra e la istituzionalizza.

 

Quando l’autorità visibile eleva a modello chi ha operato contro il Depositum fidei e contro la legge naturale, essa cessa di trattenere il mistero dell’iniquità e ne diventa il principale veicolo.

 

Non ratifichiamo questa operazione dell’errore. Rimaniamo saldi nella Tradizione che i veri Santi hanno custodito, e che i falsi santi hanno tradito.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

Renovatio 21 offre questa lettera di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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Immagine: don Lorenzo Milani ritratto da Olivero Toscani, L’Espresso, 1963.

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

 

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