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«Satana contro la regalità del papato». Mons. Viganò sui problemi dell’attuale pontificato

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Renovatio 21 pubblica la prima parte dell’intervista che l’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha concesso il giornalista americano Stephen Kokx, recentemente «epurato» da LifeSiteNews. 

 

 

Eccellenza, molte delle decisioni di Prevost indicano che egli desidera continuare sulla strada eretica dei suoi predecessori, in particolare il percorso sinodale tracciato da Jorge Bergoglio. Molti sembrano credere che sia necessario «concedergli tempo» e «nutrire speranza» che le cose migliorino. Allo stesso tempo, sembra che l’agenda di Prevost sia piuttosto chiara e che il silenzio o il «concedergli il beneficio del dubbio» – pur dando un’immagine più positiva del suo regno – possa essere un’occasione di scandalo di omissione e/o di false speranze. Cosa ne pensate di queste argomentazioni e come dovrebbero considerare i cattolici questo «pontificato» a poco più di due mesi dall’inizio?

 

Nessuno di noi può giudicare il foro interno, ossia le disposizioni interiori con le quali una persona agisce o parla: questo può farlo solo Nostro Signore, che vede nel profondo del nostro cuore. Ciò non significa però che non possiamo esprimere una valutazione sul foro esterno, ossia sugli effetti e le conseguenze che le azioni o le dichiarazioni di una persona possono avere in generale o in un determinato contesto. Questo vale anche per Leone, la cui elezione viene letta da molti come un segno di cambiamento rispetto alla disastrosa parentesi dell’usurpazione bergogliana, anche se non vi è alcun elemento che induca a pensarlo, ed anzi si moltiplichino le azioni di governo, le nomine e le dichiarazioni pubbliche in cui Leone si mostra come totalmente in linea con il predecessore di infausta memoria.

 

Io stesso, come penso molti abbiano notato nei giorni immediatamente successivi all’elezione, ho preferito astenermi dal pronunciarmi pubblicamente su Leone con commenti che sarebbero potuti risultare affrettati.

 

Dopo poco più di due mesi, tuttavia, credo che sia possibile trovare una coerenza nell’azione e nelle dichiarazioni di Leone rispetto alla linea tracciata da Bergoglio. E forse quell’estemporanea apparizione di suor Nathalie Becquart e altri membri del gotha sinodale in un selfie con il neoeletto papa acquisisce oggi un significato che inizialmente poteva essere sfuggito ai più. Il messaggio che vi possiamo cogliere – e che si accompagna al sorriso beato e compiaciuto di molti Elettori ultraprogressisti (fra tutti il cardinale Cupich di Chicago) apparsi sulla Loggia dopo la fumata bianca – è che il percorso sinodale cui la chiesa bergogliana e postbergogliana non potrà in alcun modo sottrarsi è già stato tracciato, e che Leone è stato eletto al quarto scrutinio in quanto continuatore del mandatum sinodale, e non del munus petrinum.

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Lo dico senza giri di parole: la lobby sinodale si aspetta che Leone dia legittimità canonica ad un processo eversivo di esautorazione del papato; una sorta di volontaria abdicazione del monarca a favore di un Parlamento che in risposta alla cessione del potere di giurisdizione e di governo gli riconosca un primato d’onore spendibile anche a livello ecumenico.

 

In un paradosso giuridico, questa lobby pretende dal titolare di un diritto divino di esercitare l’autorità suprema per trasmetterle quel diritto, cosa che il papa non può fare. Questo golpe ecclesiale deve portare alle sue estreme conseguenze il processo rivoluzionario inaugurato al Vaticano II con la collegialità episcopale di Lumen Gentium, estendendo il governo della Chiesa Cattolica ai laici e alle donne, a tutto detrimento del legame indissolubile tra potere d’Ordine e potere di Giurisdizione che vige nella Chiesa ab immemorabili.

 

Sul fronte opposto, l’estensione alle donne di funzioni sino ad allora riservate ai chierici apre nella prassi uno spiraglio per l’introduzione di forme paraministeriali quali le diaconesse e le ministre non ordinate. Anche in questo non si può non vedere il compimento dei desiderata dell’Agenda 2030 per la parità di genere.

 

Non so se i miei Confratelli e i fedeli si rendano conto della minaccia mortale che questa azione eversiva e fraudolenta rappresenti per la Chiesa Cattolica. Qui si sta compiendo a livello ecclesiale ciò che la Rivoluzione ha fatto nelle Nazioni cattoliche: cancellare la monarchia di diritto divino e sostituirle la frode della sovranità popolare, mentre in realtà si vuole far passare il potere nelle mani di una élite e mutarlo in una tirannide. La sinodalizzazione, ossia la pseudo-democratizzazione della Chiesa, in questo senso, costituirà lo strumento e la causa della sua distruzione, esattamente come già avvenuto nella sfera civile.

 

In questa avversione per la regalità sacra del papato si manifesta tutto l’odio di Satana: perché nei re cattolici e nel romano pontefice risplende la Sacra Maestà di Cristo Re e Pontefice, che regna dal trono della Croce.

 

 

Questa democratizzazione – solo nominale, perché in realtà il potere è nelle mani della lobby – comporta necessariamente una burocratizzazione della Chiesa, e sappiamo che la burocrazia è uno dei principali strumenti di controllo della Massoneria. I burocrati, dietro l’alibi di procedure «democratiche» e «sinodali», possono manovrare le assemblee, pilotare i voti, orientare i consensi, far credere che una proposta nasca spontaneamente dalla base, mentre è stata pensata fino all’ultima virgola da chi gestisce l’intero apparato organizzativo del Sinodo.

 

È una colossale finzione, un’impostura che replica grottescamente il processo dissolutorio delle società civili dopo il 1789. Una frode che porterà anche al Terrore, alla dittatura di un organo senza volto e senza nomi, che promulgherà dogmi climatici e nuovi peccati contro l’ambiente, scomuniche per leso migrante o per aver negato il dogma dell’inclusione LGBTQ+ e lo farà in nome della chiesa sinodale. In questo caso, però, non c’è nessun re Luigi da ghigliottinare: il monarca si è già inchinato agli idoli globalisti e la sua resa appare convinta e voluta, quasi pianificata anzitempo.

 

A chi si ostina a idealizzare l’immagine di Leone secondo un modello certamente consolante ma non corrispondente alla realtà, consiglio di valutare i fatti per quel che sono, e non cercando di adeguarli ai propri desideri: ad iniziare da un dato incontestabile, e cioè che Robert Francis Prevost è stato nominato Prefetto del Dicastero per i Vescovi e creato Cardinale nel 2023 proprio da Bergoglio; e che se quest’ultimo avesse avuto anche il vago sospetto che Prevost non sarebbe stato coerente con la sua linea di governo, non l’avrebbe mai elevato alla Porpora, né lo avrebbe posto a capo di un Dicastero strategico come quello che decide le nomine dei Vescovi.

 

Temo che Leone rappresenti il «modernismo dal volto umano» – per riprendere l’espressione «socialismo dal volto umano» legata alla Primavera di Praga del 1968 – e che i suoi modi indiscutibilmente suadenti e affabili possano trarre in inganno molti, specialmente tra i «cattolici conservatori», inducendoli a creare un’immagine virtuale del Papa che però non sembra trovare conferma nella realtà. Il tempo intercorso tra il Nuntio vobis e la promulgazione della Missa votiva green ha fatto emergere una serie di pronunciamenti su vari temi, che ci mostrano un Leone totalmente organico all’ecclesiologia conciliare e sinodale, con la sola differenza rispetto al predecessore di avere un contegno più garbato.

 

Non dimentichiamo che all’epoca della psicopandemia monsignor Prevost non esitò a sostenere la narrazione vaccinista, a raccomandare l’uso delle mascherine, il distanziamento sociale e il rispetto delle inutili e dannose regole sanitarie dell’OMS. I suoi recenti appelli ad una «conversione green» ricorrono ad una terminologia teologica che trasforma un’antiscientifica teoria psico-ambientalista, intrisa di neo-malthusianesimo e di gnosticismo, in una ben più presentabile Religione della Natura, alla quale si inchina il capo della Chiesa di Roma, fondamentale testimonial del globalismo.

 

Ma se gli artefici dell’Agenda 2030 sono dichiaratamente nemici di Nostro Signore e della Sua Chiesa; se le loro false emergenze servono a legittimare false soluzioni che implicano lo sterminio di parte dell’umanità e la riduzione in schiavitù dei superstiti, come può un Papa – mi chiedo – non rendersi conto della enorme responsabilità morale che si assume nel ratificare il colpo di Stato del Nuovo Ordine Mondiale?

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Come giudicherà il tribunale della Storia – e quello infallibile di Cristo Re e Pontefice – questo tradimento del munus petrinum?

 

Leone si trova dinanzi a un bivio: scegliere la via larga e comoda del consenso del mondo e dei nemici di Cristo e perdere la propria anima assieme al Gregge affidatogli dal Signore; o scegliere la via stretta e irta della sequela Christi e del ritorno alla Tradizione, nella testimonianza eroica di Cristo, e Cristo Crocifisso (1Cor 2, 2).

 

È giunto il momento di chiudere una volta per tutte «l’esperienza conciliare», con i suoi terribili fallimenti e la devastazione su tutti i fronti. Ostinarsi su questa via di autodistruzione e di perdizione suicida significherebbe rendersi responsabili di una rovina annunciata, favorendola anziché denunciarla e combatterla con ogni mezzo.

 

Ricordiamo con fiducia le parole di Nostro Signore a Pietro: Io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando ti sarai ravveduto, conferma i tuoi fratelli (Lc 22, 32).

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Pensiero

Papa Leone «medical dimension»

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«I medici mi hanno trovato un nodulo al polmone allo stato iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora seguendo i loro consigli ho deciso di operarmi per toglierlo. L’intervento è già programmato per i prossimi giorni»: è lo scioccante annuncio del papa ieri in piazza San Pietro.   Il portavoce vaticano Matteo Bruni aveva pronta la puntualizzazione: «L’intervento è previsto per i primi giorni della prossima settimana e il tempo previsto per il ricovero post-operatorio è di circa una settimana». Tutto al Gemelli, comme d’habitude. L’agenda resterebbe quasi del tutto invariata, compreso il viaggio apostolico nell’amato Perù (Paese di cui ha la cittadinanza) il prossimo novembre.   Non pare ci sia un’emergenza sanitaria preoccupante: Un nodulo polmonare (un’opacità circolare di diametro inferiore a 3 cm) è considerato pericoloso o sospetto di malignità principalmente quando presenta dimensioni superiori agli 8 mm, margini irregolari o «spinati», una crescita rapida nel tempo e si sviluppa in persone ad alto rischio. Il papa non ha dettagliato millimetricamente, tuttavia possiamo capire che l’emergenza non è assoluta.

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Tuttavia, non ci interessa qui il rilievo medico-chirurgico, ma la novità dell’annuncio fatto dal pontefice stesso.   Non riusciamo a trovare, andando indietro con la memoria, un caso in cui una diagnosi medica venga annunciata all’Angelus dal papa in persona.   Papa Francesco, grande novatore della materia, più volte ha parlato all’Angelus dei propri problemi di salute. Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 ha detto che la bronchite gli rendeva faticoso leggere e ha fatto leggere il testo a un collaboratore. Nel 2021, dopo l’intervento al colon, ha recitato l’Angelus dalla finestra del Policlinico Gemelli e ha ringraziato per le preghiere. Durante il ricovero del 2025 l’Angelus è stato diffuso in forma scritta, con riferimenti alla sua condizione.   Giovanni Paolo II ha recitato più volte l’Angelus dall’ospedale Gemelli, ad esempio dopo l’intervento del 1992. Nel maggio 1981, dopo l’attentato, il Regina Caeli fu trasmesso in audio dal ricovero, e lì ebbe parole di perdono per l’attentatore Ali Agca. Negli ultimi anni mostrava apertamente la sua sofferenza, ma non risulta che abbia mai nominato il Parkinson dalla finestra.   Paolo VI e altri predecessori comunicavano di solito le malattie tramite la Sala Stampa vaticana o con messaggi, non con una dichiarazione all’Angelus (a parte quella volta che diede una smentita – cioè una notizia data due volte – riguardo l’accusa di omosessualità mossagli sui giornali a partire dalla rivelazione dello scrittore e diplomatico francese Roger Peyrefitte).   Insomma, l’annuncio diagnostico dettagliato in un momento sacro, per quanto sfiorato in precedenza, non ci pare fosse mai capitato: non è un’allusione alla malattia, qui Leone ha detto esattamente di cosa si tratta.   Il galateo non vieta in modo assoluto di parlare di salute, ma sconsiglia fortemente di farlo in determinati contesti—soprattutto a tavola o in occasioni formali—perché argomenti legati a malattie, dolori e disturbi fisici possono turbare l’appetito e la serenità altrui.   Secondo esperti ed accademici del Galateo, malattie, interventi chirurgici e problemi fisici sono considerati argomenti tabù. Se qualcuno vi chiede come state per pura cortesia, si risponde in modo breve e generico (ad esempio «Bene, grazie») senza dilungarsi sui propri acciacchi. È per questo che ricordo con un certo disagio quando un conoscente, noto per la sua lagneria, un giorno al mio «ciao» mentre gli offrivo la mano mi rispose «Vobevto ho il cancvo». Il cancro non provocava la erre moscia, che era diacronica, ma era probabilmente riferito a qualcosina di non terrificante alla prostata (credo).   Ad ogni modo, c’è da sapere che la questione della pubblicità della propria condizione medica è talmente codificata che il galateo moderno ritiene poco educato dire «Salute!» quando qualcuno starnutisce. Tale gesto, anziché essere gentile, richiama l’attenzione su un fatto intimo o involontario, mettendo in imbarazzo chi lo ha emesso; la regola vuole che si faccia finta di nulla. (Parentesi: non si dice nemmeno «buon appetito», espressione amatissima da papa Francesco, perché in origine era rivolta da Lorenzo il Magnifico ai servi che potevano da quel momento consumare gli avanzi dei luculliani pranzi strategici del signore di Firenze)

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Per i protocolli di bon-ton parlare di cure mediche, diete restrittive o terapie prolungate con persone poco conosciute risulta noioso, invadente e privo di eleganza. È preferibile riservare questi argomenti a rapporti di profonda confidenza.   Non possiamo dire che il papa, re di uno Stato millenario, possa sottrarsi ai protocolli. Non solo per questioni d’uso diplomatico, ma per la mistica stessa del corpo del papa. Ricordiamo come, fino a Giovanni XXIII che chiese la fine dell’espressione, L’Osservatore Romano scriveva sistematicamente, quando si doveva virgolettare il papa, «come abbiamo appreso dalle auguste labbra» del Santo Padre. Lo stesso Paolo VI, nell’epica smentita in piazza San Pietro riguardo le accuse di avere un amante attore milanese, parlò di «ingiuria alla Nostra augusta persona».   La persona del Santo Padre era «augusta», come le sue labbra, le parti del suo corpo – che è appunto, il corpo di un Santo Padre. Questo è il motivo, mi spiegavano quando ancora piccino mi ponevo domande sulla morte improvvisa di papa Luciani, per cui un’autopsia nemmeno lontanamente era pensabile, un vero spasso per qualsiasi cospiratore, americano, vaticano, massone che fosse.   Eccoci quindi precipitati nel Kali Yuga in cui il papa dettaglia con minuzia i suoi problemi medici. Qualcuno può dire che è un effetto della sinodalità, cioè, in soldoni, della democratizzazione della chiesa: il re si rivolge ai sudditi come ai suoi confidenti, il padre parla ai figli come fossero suoi amici, il discorso sacro diviene una chiacchiera al bar, con tutte le sue sfumature di realtà ed amarezza.   In realtà, un altro pensiero si fa avanti. È quello del vaticano invaso da spin doctor oramai indistinguibili da sceneggiatori televisivi, quello del papato come fiction.   È quanto profeticamente suggeriva, oramai una decade fa o più, il leggendario padre Florestano Pizzarro, personaggio creato dal genio di Corrado Guzzanti, probabilmente inconsapevole di quanto stesse, in realtà, non tratteggiando una caricatura, ma descrivendo la situazione iperrealisticamente.     Padre Pizzarro è molto ricco nel suo discorso sullo showbusiness papale: non solo c’è il rischio che l’attenzione degli spettatori sia dirottata altrove – con l’idea che padre Georg Gänswein, ora vescovo, potesse essere «rubato» dal Trono di spade –, ma evvi anche la necessità di creare colpi di scena, di utilizzare inventi narratologici per mantenere alto l’intrattenimento, l’engagement, del popolo consumatore dello spettacolo vaticano.   È così. A questo punto bisogna considerare quanto all’audience (sì, dall’udienza all’audience) piacciano le serie TV di carattere medico. C’è da ricordare il successo, anni fa, del Dottor House, che era in pratica uno Sherlock Holmes claudicante ed infinitamente antipatico – cioè esponente di quel teatro della crudeltà che, come con i talent show culinari, oramai ha conquistato il gusto pubblico rendendolo sadico – che operava forsennatamente in ambito nosocomiale.   La passione della gente per le fiction mediche era resa con parodia irresistibile nella stupenda, insuperata serie comica Boris, basata sulle avventure di una sgangherata troupe alle prese con la produzione della serie Gli occhi del cuore, ambientata tra dottori e pazienti di una clinica. Gli stessi personaggi venivano poi spinti a raddoppiare lo sforzo realizzando un’ulteriore inguardabile serie ospedaliera, chiamata, proprio per non lasciare dubbi, Medical Dimension.  

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Nella storia di Boris, Medical Dimension era progettata come una serie avveniristica, dove finalmente regista e sceneggiatori potevano osare con colpi di scena drammatici, morti e feriti, salvataggi – tutto basato sui fatti sanitari dei personaggi. Il problema è che, alla fine, si scopre che la rete nemmeno vuole mettere in onda la serie, gli invisibili despoti (politici, burocratici) a capo della televisione italiana l’hanno commissionata solo per dimostrare che una televisione di qualità non era possibile, che il popolo doveva continuare a sorbirsi prodotti scadenti, senza possibilità di avanzamento.   Ora, sembra proprio che, galateo a parte, il papato si dirige verso Medical Dimension. Se il papato ora, per eterogenesi dei fini, finisca fuori dagli schermi, sepolto dal grottesco, dal materiale, dal laido non lo sappiamo.   Ma gli spin dottori papali ce la stanno mettendo tutta. Il lettore di Renovatio 21 sa che il dubbio se stiano facendo apposta ce lo abbiamo davvero, e da anni.   La nostra fortuna è che, come annunziato da Nostro Signore, non prevalebunt. No, non prevarranno: nemmeno gli orrendi sceneggiatori invertiti della chiesa conciliare.   Roberto Dal Bosco

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 Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)  
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Leone promuove il cardinale sino-filippino progressista Tagle

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Papa Leone XIV ha approvato la nomina del cardinale Luis Antonio Tagle, noto per le sue posizioni radicalmente a favore della comunità LGBT, a decano del Collegio cardinalizio. Lo riporta LifeSite.

 

L’elezione di Tagle, soprannominato il «papa Francesco delle Filippine», è stata annunciata venerdì dalla stampa vaticana. Succede al cardinale Giovanni Battista Re alla presidenza del Collegio cardinalizio.

 

In qualità di decano del Collegio, supervisionerà le riunioni dei cardinali e contribuirà a coordinare qualsiasi transizione papale durante la sua vita.

 

Tagle viene paragonato a papa Francesco in parte a causa del suo percorso eterodosso. Ha partecipato al rito della Pachamama nei Giardini Vaticani nel 2019, ha promosso una «Chiesa sinodale» e ha suggerito che le coppie adultere possano ricevere la Santa Comunione, negando al contempo che esista una «formula per tutti» nel sostenere il divieto della Chiesa di emettere la Santa Comunione per i divorziati risposati.

 

Il cardinale si è inoltre discostato dall’insegnamento della Chiesa in materia di sessualità. Nel 2017, sotto la sua guida, è stato prodotto un video che promuoveva l’omosessualità e il transessualismo.

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Nel 2015, nel contesto del Sinodo straordinario sulla famiglia, il cardinale ha suggerito che la posizione «dura» e «severa» adottata dal clero cattolico nei confronti degli omosessuali e dei cattolici divorziati che si sono «risposati» ha causato danni e che la Chiesa deve adattarsi a una «mentalità contemporanea».

 

«Dobbiamo ammettere che tutta questa spiritualità, questa crescita nella misericordia e la messa in pratica della virtù della misericordia è qualcosa che dobbiamo imparare e riapprendere continuamente», ha affermato in un’intervista al giornale britannico Daily Telegraph nel marzo 2015.

 

Il cardinale filippino suggerito che la contraccezione possa essere consentita in certi casi, affermando: «I casi particolari devono essere affrontati individualmente e portati ai confessori, i quali devono avere un cuore compassionevole e comprensivo nel valutare le singole situazioni e i singoli casi. In questo modo è riuscito a coniugare la fedeltà all’insegnamento con la consapevolezza dell’unicità di ogni singolo caso».

 

Nel 2022 Tagle, che è di madre cinese, ha difeso l’accordo tra il Vaticano e la Repubblica Popolare Cinese, minimizzando la persecuzione dei cristiani in Cina e il continuo rifiuto del Vaticano di riconoscere la difficile situazione dei cattolici nella regione, affermando che l’accordo sulle nomine episcopali era necessario per garantire la successione apostolica e che i cattolici cinesi erano grati a Roma per aver concesso ai comunisti il potere di nominare i propri parroci.

 

«Con l’accordo [sino-vaticano] si cerca di garantire che i vescovi cattolici cinesi possano esercitare il loro compito episcopale in piena comunione con il Papa», ha affermato il cardinale Tagle, aggiungendo che «la ragione di tutto ciò è salvaguardare la valida successione apostolica e la natura sacramentale della Chiesa cattolica in Cina. E questo può rassicurare, confortare e rinvigorire i cattolici battezzati in Cina».

 

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Immagine di Ramon FVelasquez via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

 

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Effetti della scomunica di Leone: la FSSPX elenca numerosi sacerdoti che vi hanno ora aderito

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La Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ha pubblicato venerdì un elenco di sacerdoti diocesani e religiosi di tutto il mondo che hanno aderito alla Fraternità, senza lasciarsi scoraggiare dalle sanzioni o dalle scomuniche dichiarate dal Vaticano. Lo riporta LifeSite.   «Dopo le ordinazioni, i sacerdoti diocesani continuano a volgersi alla Tradizione», ha scritto l’account Twitter ufficiale internazionale della Fraternità Sacerdotale San Pio X in un post in lingua francese.   L’account sui social media ha poi elencato i nomi di sacerdoti provenienti da tutto il mondo che si erano uniti alla Fraternità anche dopo che i vescovi della Fraternità erano stati dichiarati «scomunicati» nel luglio 2026, o che si erano uniti in precedenza ma erano rimasti nella Fraternità, incuranti delle sanzioni inflitte dai loro vescovi diocesani.   Il post citava innanzitutto il caso di padre David Mary Engo, a cui la diocesi di Knoxville, nel Tennessee, aveva revocato «tutte le facoltà, i permessi e le autorizzazioni» il 2 ottobre, a causa della sua attività pastorale «associata e a sostegno della Fraternità Sacerdotale San Pio X».  

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«Pochi giorni prima, anche padre Philip Conklin, ordinato nel 2024 in Minnesota, era stato oggetto di un procedimento canonico dopo aver confermato la sua affiliazione alla Fraternità Sacerdotale San Pio X», si legge nel post. Il comunicato citava Conklin, il quale affermava: «Sono un sacerdote che semplicemente non poteva ignorare la propria coscienza», aggiungendo di voler amministrare esclusivamente i sacramenti tradizionali e di voler «predicare il 100% del cattolicesimo».   «Padre David Fulton, che si è unito alla Fraternità Sacerdotale San Pio X “l’anno scorso dopo 21 anni di ministero diocesano e due anni di formazione con essa”, rimane nella Fraternità», suggeriva il post.   «In Polonia, padre Wojciech Kmak, della diocesi di Łowicz, ha iniziato il suo periodo di prova a Varsavia il 29 giugno. Si unisce a diversi sacerdoti del clero diocesano o di comunità religiose, tra cui i padri Tomasz Kolendo, Marcin Leszczynowicz, Piotr Dzierżak, Piotr Świerczek e Michał Wierzejewski».   In Brasile, padre Rodrigo de Oliveira Silva è stato «sospeso dalla sua diocesi a febbraio» e, nonostante ciò, «si è avvicinato alla Fraternità Sacerdotale San Pio X» e sta lavorando per fondare un nuovo luogo di celebrazione della Messa. Imperterrito dalle scomuniche dichiarate, ad agosto «il suo vescovo gli ha imposto nuove sanzioni canoniche».   In Irlanda, padre Ailbe Michael O’Reilly continua il suo ministero con la Fraternità e ha pubblicamente definito le sanzioni romane «ingiuste» e «invalide».   Il post menzionava poi sacerdoti di altri paesi che, pur non facendo ufficialmente parte della Fraternità, sono associati a essa o intrattengono con essa rapporti di amicizia. In Italia esistono ancora «diversi gruppi di “sacerdoti amici della Fraternità”, la maggior parte dei quali diocesani».   «In Austria, l’incontro sacerdotale di settembre ha riunito 19 sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X, quattro sacerdoti associati e due sacerdoti diocesani collaboratori», si legge nel post. «Il distretto conta cinque sacerdoti associati», aggiunge.   L’elenco non è esaustivo, ma dimostra la forte convinzione di un numero significativo di sacerdoti diocesani e religiosi riguardo alla missione della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

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La Fraternità ha inoltre precisato, nel suo post su Twitter, che i seminari della FSSPX «accolgono anche i sacerdoti già ordinati» che desiderano «approfondire la propria formazione dottrinale, spirituale e liturgica con la Fraternità».   «Mentre Roma sta pianificando una procedura per i sacerdoti che desiderano lasciare la Fraternità Sacerdotale San Pio X, molti sacerdoti del clero diocesano e delle comunità religiose continuano, in tutto il mondo, ad avvicinarsi alla Fraternità o ad aderirvi».   La Fraternità Sacerdotale San Pio X si vede rifiutare la regolarizzazione canonica dal Vaticano perché insiste sul suo dovere di denunciare chiaramente le apparenti contraddizioni del Concilio Vaticano II con l’insegnamento perenne della Chiesa, come ad esempio l’affermazione che «nell’induismo gli uomini contemplano il mistero divino» e che «la persona umana ha diritto alla libertà religiosa».   La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha presentato un ricorso canonico preliminare contro il decreto di scomunica emesso dal Vaticano il 2 luglio, che ne sospende l’efficacia ai sensi del diritto canonico.

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Immagini da FSSPX.News
 
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