Storia
Pubblicati documenti sull’assassinio di Martin Luther Kingo
L’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha reso pubblici migliaia di documenti governativi relativi all’assassinio dell’icona dei diritti civili Martin Luther King jr. Lunedì sono state pubblicate circa 240.000 pagine sul sito web degli Archivi nazionali, che promettevano ulteriori pubblicazioni.
Il reverendo King, che si chiamava proprio come il porcus saxoniae Martin Lutero, fu assassinato il 4 aprile 1968 a Memphis, nel Tennessee. Il segregazionista James Earl Ray confessò l’omicidio, ma in seguito ritrattò. Morì in prigione nel 1998.
La direttrice dell’intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, ha affermato che i file includono promemoria dell’FBI, indizi, appunti sull’ex compagno di cella di Ray e informazioni di intelligence provenienti dall’estero relative alla caccia all’uomo dopo la fuga di Ray in Gran Bretagna. Le prime analisi non hanno rivelato nuovi dettagli sulla sorveglianza di King da parte dell’FBI o possibili collegamenti con Ray. Alcuni ricercatori – e la famiglia di King – ritengono che l’omicidio faccia parte di una cospirazione più ampia e che Ray possa essere stato incastrato.
Today, after nearly 60 years of questions surrounding the assassination of Dr. Martin Luther King, Jr., we are releasing 230,000 MLK assassination files, available now at https://t.co/71P3p5jBgK. The documents include details about the FBI’s investigation into the assassination… pic.twitter.com/l96t9tgYmn
— DNI Tulsi Gabbard (@DNIGabbard) July 21, 2025
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I figli del King, Bernice King e Martin Luther King III, ottennero presto accesso ai documenti e si opposero alla loro pubblicazione, temendo che potessero contenere materiale che avrebbe potuto danneggiare l’eredità del padre.
Non è ancora chiaro se i documenti rivelino nuove informazioni sulla vita personale del Kingo. In una dichiarazione su X, hanno esortato il pubblico a visionare i documenti «nel loro contesto storico completo», sottolineando che la morte di King rimane una perdita profondamente personale.
«Sosteniamo la trasparenza e la responsabilità storica, ma ci opponiamo a qualsiasi attacco all’eredità di nostro padre o a tentativi di usarla come arma con falsità», hanno affermato, aggiungendo che esamineranno i documenti per valutare se Ray fosse realmente responsabile.
In un post separato, Bernice King ha affrontato un’altra controversia, scrivendo su X: «Ora apriamo i fascicoli su Epstein», riferendosi alle affermazioni di un insabbiamento del caso del condannato per reati sessuali Jeffrey Epstein.
Now, do the Epstein files. pic.twitter.com/rzlub3WucQ
— Be A King (@BerniceKing) July 21, 2025
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La nipote di Martin Luter Kingo, Alveda Celeste, è una ferma sostenitore del presidente Trump. La King ha votato per Donald Trump alle elezioni presidenziali del 2016, affermando: «prego che tutti gli opposti imparino ad amare, a vivere e a lavorare insieme come fratelli e sorelle, o che periscano come stolti. Pur avendo votato per il signor Trump, la mia fiducia rimane in Dio, per la vita, la libertà e la ricerca della felicità. Preghiere per il presidente eletto Trump, per il deputato John Lewis e per tutti, compresi i leader».
Per le elezioni presidenziali del 2020, King è stato membro del consiglio consultivo di Black Voices for Trump.
Alveda Celeste si è espressa contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nel 2010, durante una manifestazione ad Atlanta, ha equiparato il matrimonio tra persone dello stesso sesso al genocidio, affermando: «Non vogliamo il genocidio. Non vogliamo distruggere la sacra istituzione del matrimonio». In un saggio del 2015, ha scritto che «la vita è un diritto umano e civile, così come lo è il matrimonio procreativo (…) Dobbiamo ora tornare all’inizio, a partire dalla Genesi, e parlare del piano di Dio per il matrimonio».
La Kinga sostiene che il suo romanzo, The Arab Heart, è stato plagiato nel celebre film con Eddie Murphy Il principe cerca moglie (1988).
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Intelligence
Le origini della CIA e la nascita delle operazioni coperte
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Storia
Milei pubblica i documenti segreti di Adolfo Eichmann
All’inizio del 2025 il presidente argentino Javier Milei ha declassificato e reso pubblici oltre 1.850 fascicoli (migliaia di pagine) che documentano gli sforzi dell’Argentina per individuare e monitorare migliaia di criminali nazisti rifugiatisi in Sud America dopo la Seconda guerra mondiale. L’iniziativa è partita su pressione del senatore repubblicano statunitense Chuck Grassley e del Simon Wiesenthal Center.
Come riportato da Renovatio 21, la pubblicazione dei file nazisti era stata annunziata dalle autorità argentine ad inizio anno.
I documenti, digitalizzati e caricati sul sito dell’Archivio generale della nazione, coprono soprattutto gli anni tra la fine dei Cinquanta e gli Ottanta e includono decreti presidenziali segreti dal 1957 al 2005. Sono organizzati in sette grandi sezioni dedicate ai principali ricercati: Adolf Eichmann (catturato a Buenos Aires nel 1960 dal Mossad sotto il falso nome di Ricardo Klement), con prove che il governo peronista sapeva della sua presenza e in alcuni casi lo protesse; Josef Mengele, il medico di Auschwitz che visse per anni in Argentina prima di riparare in Paraguay e Brasile; Martin Bormann, Ante Pavelić, Rudolf Höss e Klaus Barbie.
Harley Lippman, membro della Commissione statunitense per il patrimonio americano all’estero e del board dell’Associazione Ebraica Europea, ha sottolineato l’importanza storica della pubblicazione: «Da un lato è vergognoso che l’Argentina abbia tenuto nascosti questi documenti per decenni; dall’altro va riconosciuto il coraggio dell’attuale governo nel renderli accessibili. Più che per gli ebrei, è fondamentale che gli argentini stessi facciano i conti con il proprio passato».
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A maggio 2025, durante il trasferimento degli archivi della Corte Suprema, sono state scoperte nel seminterrato 83 casse sigillate dal 1941: contenevano materiale di propaganda nazista intercettato alla dogana argentina su una nave giapponese diretta all’ambasciata tedesca di Buenos Aires. Il governo Milei ha annunciato che anche questi documenti saranno digitalizzati e declassificati.
Il capo di gabinetto Guillermo Francos ha spiegato la decisione di Milei: «Non esiste più alcun motivo per continuare a nascondere queste informazioni; non è nell’interesse della Repubblica Argentina mantenere tali segreti».
Lippman ha collegato la declassificazione al ritorno dell’antisemitismo globale: «Dopo l’“età dell’oro” di circa 80 anni in cui l’odio antiebraico sembrava sopito, il 7 ottobre 2023 e la successiva narrazione che dipinge israeliani ed ebrei come “genocidi” hanno riaperto vecchie ferite. Molti giovani sotto i 30 anni ignorano l’Olocausto o ne sottovalutano la portata: questi documenti possono ricordare che lo sterminio sistematico di sei milioni di ebrei è avvenuto appena 80 anni fa».
I fascicoli, ha aggiunto Lippman, potrebbero anche fare luce sul ruolo delle banche svizzere e argentine nel riciclaggio dell’oro e dei beni sottratti agli ebrei, nonché sul destino degli U-Boot carichi di valori nazisti arrivati in Argentina e sulle cosiddette «ratlines» che, con la complicità di alcuni governi locali, permisero a migliaia di criminali di guerra di rifarsi una vita in Sud America.
Come riportato da Renovatio 21, della conversione al giudaismo di Javier Milei si parla da tanto tempo, e abbondano immagini e video in cui il personaggio sventola in pubblico grandi bandiere israeliane, invita l’ambasciatore dello Stato Ebraico alle riunioni emergenziali di gabinetto, piange copiosamente sul muro del Pianto, rituale inflitto a tutti i politici nordamericani ed ora pure sudamericani. Vari giornali argentini hanno ricostruito i rapporti di Milei con rabbini influenti e con oligarchi ebrei legati a Giorgio Soros.
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa primavera documenti CIA hanno rivelato la ricerca segreta di Hitler negli anni Cinquanta.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Intelligence
Breve storia dei fratelli Dulles, tra nazismo e CIA
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