Economia
Porsche in crisi: altro forte calo delle vendite
La casa automobilistica tedesca di auto sportive di lusso Porsche ha segnalato un calo delle vendite a livello globale nella prima metà dell’anno, citando l’impatto della forte concorrenza in Cina. Lo dice una dichiarazione aziendale rilasciata martedì.
Le consegne globali sono diminuite del 6% rispetto allo stesso periodo del 2024, a causa di un forte calo del 28% nella Repubblica Popolare Cinese.
La Cina è storicamente un mercato cruciale per Porsche. Nel 2022, rappresentava circa il 30% delle vendite globali dell’azienda. Tuttavia, nel 2023 le consegne hanno iniziato a diminuire, costringendo la casa automobilistica a iniziare a chiudere le concessionarie nel Paese. Porsche ha attribuito l’ultimo calo alle «difficili condizioni di mercato» e alla «forte concorrenza» manifestatasi nel mercato sinico.
Marchi nazionali come Xiaomi hanno iniziato a guadagnare quote di mercato offrendo veicoli elettrici ad alte prestazioni a prezzi competitivi. Le case automobilistiche cinesi hanno anche drasticamente ridotto i cicli di sviluppo dei veicoli, consentendo loro di lanciare nuovi modelli più rapidamente rispetto ai concorrenti globali. Aziende come BYD e Chery hanno ridotto i tempi di sviluppo a soli 18 mesi, rispetto ai 5,4 anni dei marchi stranieri, ha riportato Reuters all’inizio di questo mese.
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Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno risposto con dazi volti a proteggere le rispettive industrie automobilistiche, sostenendo che la Cina sovvenziona ingiustamente le proprie case automobilistiche. Secondo Reuters, sarebbe invece la velocità di sviluppo delle case automobilistiche cinesi, più che il solo sussidio statale, a garantire loro un vantaggio tecnologico e di costo.
Anche la Germania, mercato nazionale della Porsche, ha registrato un calo del 23%, mentre il mercato europeo più ampio ha visto un calo dell’8%. L’economia tedesca si è contratta dello 0,2% nel 2024, dopo una contrazione dello 0,3% nel 2023. La recessione è stata causata dagli elevati prezzi dell’energia, dagli elevati tassi di interesse, dalla lenta trasformazione digitale e dalla carenza di manodopera qualificata, tutti fattori che hanno gravato sui settori industriali, tra cui quello automobilistico.
Al contrario, le vendite di Porsche negli Stati Uniti sono aumentate del 10% su base annua. Anticipando un dazio all’importazione del 25% sui veicoli annunciato a marzo, l’azienda ha accelerato le spedizioni per rispettare la scadenza, con conseguente aumento delle scorte. Il Nord America, che comprende Stati Uniti e Canada, è diventato la principale area di vendita di Porsche nel 2024.
Secondo l’azienda, anche la categoria dei mercati emergenti ha registrato un incremento del 10%, raggiungendo un nuovo massimo storico – a fronte tuttavia del calo globale del marchio.
La casa automobilistica di Stoccarda celebra il suo enorme successo premiando tutti suoi lavoratori in modo generosissimo. Ad esempio, già nel 2009, i dipendenti Porsche hanno ricevuto un bonus di 7.000 euro, come parte della ripartizione degli utili aziendali. Il bonus era stato assegnato a seguito di un accordo tra l’azienda e il comitato aziendale, e ha visto un aumento significativo rispetto all’anno precedente, quando il bonus era stato di 5.700 euro. L’accordo includeva anche un aumento salariale del 2,6% per tutti i dipendenti, secondo il sindacato IG Metall. Nel 2024 la cifrà è stata di 5.250 euro, mentre nel 2023 si era arrivati a ben 9.700 euro.
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Immagine di David Villarreal Fernández via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Economia
Stabilimento automobilistico della Volkswagen verrà convertito per la produzione di armi israeliane
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Economia
Jaguar Land Rover taglierà 4.000 posti di lavoro
Jaguar Land Rover (JLR) ha confermato l’intenzione di ridurre il personale, mentre la principale casa automobilistica britannica affronta l’aumento dei costi, il calo delle vendite e gli effetti dei dazi statunitensi. Lo riporta il Times, secondo cui potrebbero essere soppressi fino a 4.000 posti di lavoro.
JLR è sotto crescente pressione a causa dei dazi USA, che hanno reso più onerosa la vendita dei veicoli prodotti in Gran Bretagna negli Stati Uniti, nonostante Londra avesse ottenuto un’aliquota ridotta del 10%. L’effetto è stato particolarmente rilevante, poiché il Nord America è il mercato più importante per l’azienda. Le difficoltà sono state accentuate da un grave attacco informatico subito lo scorso anno, che ha costretto a interrompere la produzione per diverse settimane.
Nel trimestre chiuso a giugno il fatturato di JLR è sceso di quasi il 10%, mentre l’utile ante imposte è crollato di oltre due terzi, attestandosi a 109 milioni di sterline (126,5 milioni di euro). Secondo il Times, l’amministratore delegato PB Balaji è sotto pressione da parte di Tata Motors, la società madre indiana di JLR, perché tagli i costi.
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In una dichiarazione ai media, JLR ha detto di dover «adattarsi alle mutevoli condizioni del mercato globale», con l’obiettivo di risparmiare circa 1,7 miliardi di sterline (2,3 miliardi di dollari) nei prossimi due anni e di abbassare il punto di pareggio annuale a 300.000 veicoli.
JLR ha annunciato l’avvio di un «programma di prepensionamento volontario» per il personale con stipendio fisso e per i dirigenti. Secondo quanto riportato, i dipendenti sarebbero stati informati venerdì. Il Times ha scritto che potrebbero essere eliminati fino a 4.000 posti di lavoro nei prossimi due anni, anche se JLR non ha confermato la cifra.
Il gruppo automotive occupa direttamente circa 34.000 persone nei suoi stabilimenti nelle West Midlands e nel Merseyside e sostiene circa 120.000 posti di lavoro nell’intera filiera automobilistica britannica.
Le case automobilistiche europee stanno riducendo il personale a causa della domanda debole, dell’aumento dei costi e della crescente concorrenza dei produttori cinesi a basso costo.
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Come riportato da Renovatio 21, questa settimana Volkswagen ha approvato ulteriori 50.000 tagli di posti di lavoro entro il 2030, portando la riduzione complessiva della forza lavoro prevista a circa 100.000 unità. La sua controllata Porsche eliminerà altri 5.000 posti di lavoro entro il 2035.
La crisi del settore automobilistico tedesco è stata aggravata anche dagli elevati costi energetici, da quando il Paese ha perso l’accesso a gran parte del gas russo a basso costo, da cui la sua economia industriale dipendeva da tempo, dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022. L’amministratore delegato di Volkswagen, Oliver Blume, ha indicato separatamente i dazi statunitensi e l’intensificarsi della concorrenza cinese tra le pressioni che pesano sulla competitività dell’azienda.
Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso anche il colosso automobilistico tedesco BMW prevede di tagliare circa 8.000 posti di lavoro a livello globale entro la fine del 2027.
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Immagine di Anthony Parkes via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Economia
Volkswagen licenzia 100.000 lavoratori: «ristrutturazione»
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