Immigrazione
«Picchiate queste cagne in calore con un bastone»: rapper francesi minacciano in un video musicale di aggredire le Le Pen e uccidere Bardella
Il partito della Le Pen, vincitore delle elezioni francesi, si trova ora ad affrontare le minacce di una coriacea categoria che esprime gli interessi degli immigrati in Francia: i rapper.
Un nuovo pezzo rap anti-Rassemblement National, che vede la partecipazione di un collettivo di 20 famosi cantanti rap francesi, presenta testi violenti indirizzati a Marine Le Pen, a sua nipote Marion Maréchal e al nuovo leader RN Jordan Bardella – oltre che parole che sono state definite come «misogine e complottiste», forse pure con un qualche accento islamista.
Alcuni dei versi dell’opera d’arte includono «Marine et Marion les putes, un coup de bâton sur ces chiennes en rut», cioè «Marine e Marion, puttane, un colpo di bastone contro queste cagne in calore».
Non manca anche un’espressione più diretta verso l’uomo della situazione: «Jordan, t’es mort, Jordan, t’es mort», cioè «Jordan, sei morto».
Altri versi violenti includono «Si les fachos passent, j’vais sortir avec un big calibre»: «Se passano i fascisti, uscirò con un grosso calibro», riferendosi piuttosto presumibilmente a un’arma da fuoco.
« Si les fachos passent je vais sortir avec un big calibre » ; « Ils méritent de caner » ; « Marine et Marion les putes, un coup de bâton sur ces chiennes en rut » ; « y’a mon pote sous OQTF »
???? Des rappeurs, dont Zola, Soso Maness, Fianso, Alkpote, sortent un morceau anti-RN. pic.twitter.com/615ap4neGx
— Frontières (@Frontieresmedia) July 2, 2024
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Il brano è stato prodotto da 20 rappeurs assai popolari nel Paese e spesso proveniente dall’immigrazione, tra cui Fianso (di origine algerina), ISK (canadese di origine tunisina), Alkpote (di origine tunisina) e Akhenaton (di origini italiane, ma convertito all’Islam). La canzone si intitola «No pasarán», un riferimento allo slogan cantato dai combattenti di sinistra durante la guerra di Spagna negli anni Trenta.
Tra gli altri versi c’è «meritano il bastone», cioè un appello aperto ad aggredire i politici francesi insieme a una difesa di coloro che hanno ordini di deportazione, molti dei quali hanno commesso crimini gravi. «Questo è per i miei amici sottoposti al QQTF», cioè l’ordine di espulsione francese» cantano i rapperri.
Nel video sono presenti anche immagini di Marine Le Pen, Jordan Bardella e altre figure politiche di destra.
I cantanti non si fanno problemi a coinvolgere le famiglie: «Mais tout c’que j’sais, c’est qu’on vote pas Marine et baise la mère à Bardella» («Quello che so è che non votiamo Marine e non scopiamo la madre di Bardella»). «Allez niquer vos mères, Marine et Bardella»: «affanculo le vostre mamme, Marine e Bardella».
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Benché irta di violenza e forse pure un pochino misogina, la canzone ha ricevuto elogi entusiastici dalla stampa francese, che tuttavia non fa alcun accenno alle parti brutali del testo della canzone.
Le Parisien, ad esempio, ha contattato il Fianso, una delle ugole coinvolte, e lo ha citato in modo entusiastico.
«Ho partecipato a questo pezzo perché sono cresciuto nell’eredità del rap francese, molto acuto, impegnato e che mi ha ispirato molto», ha detto. «La cultura ha la sua voce e intende esprimersi su questa tipologia di argomenti. Era molto importante per me partecipare. Appartengo alla generazione in cui il rap non si dissocia dal messaggio».
L’articolo del Parisien si limita a fare riferimento a «battute» dirette a Le Pen e Bardella, senza alcun riferimento alle chiamate all’azione incredibilmente violente e ai commenti misogini. La canzone ha quasi 400.000 visualizzazioni su Youtube.
I rapperri affermano che i soldi guadagnati dalla canzone andranno alla Fondazione Abbé Pierre, che fornisce risorse finanziarie e legali ai migranti. Questa cosa dei rappatori che provocano ma poi danno in beneficenza forse l’abbiamo già vista anche in Italia?
Il Fianso, al secolo Sofiane Zermani, è un parigino della periferia settentrionale di famiglia algerina. È noto per la controversia seguita alle riprese per il suo video «Toka», quando assieme a 10 membri della troupe cinetelevisiva si mise al centro dell’autostrada A3 di fatto bloccandola per registrare il videoclip, il tutto senza alcun permesso.
Nel gennaio 2017, le riprese del video musicale «Ma cité a craqué» nella città dei musicisti a Les Mureaux si erano trasformate in una rivolta quando i giovani hanno preso d’assalto un veicolo di pattuglia che cercava di attraversare il quartiere.
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Secondo il bisettimanale Le Point il testo della canzone coniuga «atmosfera islamista e misoginia brutale».
La canzone contiene altresì proclami filo-Palestina («dalla Senna al Giordano») e insulti a Eric Zemmour, l’altra figura politica anti-immigrati.
Curioso il continuo riferimenti del gruppo alla framassoneria in Francia, che dimostra della crescita di un sentimento anti-loggia nelle banlieue degli immigrati islamici, che oramai identificano nell’élite dominante un’emanazione della setta dei grembiuli.
Fra le parole del pezzo anche riferimenti a Ramzan Kadyrov, capo della Repubblica cecena che ha rinunciato all’islamismo per l’integrazione con la Russia putiniana. «J’recharge le Kalashnikov, in Louis Vuitton comne Ramzan Kadyrov» dice il testo, cioè «ricarico il Kalashnikov in Louis Vouitton come Ramzam Kadyrov».
La canzone quindi attacca l’imam Hassen Chalghoumi, figura del dialogo interreligioso franco-tunisino che funge da interlocutore per la classe politica francese nei milieu musulmani, chiamato dai suoi detrattori «l’imam ebreo».
«Nique l’imam Chalgoumi et ceux qui suivent le Sheitan à tout prix», dice. «Al diavolo l’Imam Chalgoumi e coloro che seguono lo Sheitan a tutti i costi». «Sheitan» è il termine arabo islamico per «Satana».
Il 2 luglio l’imam ha fatto sapere tramite il suo avvocato che avrebbe sporto denuncia per minacce di morte e messa in pericolo della vita altrui contro il collettivo di rapper.
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Immagine screenshot da YouTube
Immigrazione
Legge anti-burqa in Portogallo
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Immigrazione
Svizzera, l’80% dei richiedenti asilo nordafricani è stato accusato di uno o più reati
Circa l’80,5% dei richiedenti asilo provenienti dai paesi del Nord Africa è stato accusato di uno o più reati in Svizzera, a testimonianza dell’elevato tasso di criminalità presente in questa popolazione straniera. I dati provengono dalla Segreteria di Stato per la Migrazione (SEM). Lo riporta Remix News.
Per i richiedenti asilo nel loro complesso, il tasso di criminalità risulta molto più basso, con solo il 12,5% accusato di uno o più reati. I cittadini di Algeria, Marocco e Tunisia sono quindi fortemente sovrarappresentati rispetto ad altri gruppi di richiedenti asilo.
Anche i cittadini nordafricani hanno poche possibilità di vedersi accogliere la domanda di asilo dalle autorità svizzere, con il 99% di tutte le richieste respinte, secondo il quotidiano svizzero Blick.
Nel 2024 è stata introdotta la regola delle «24 ore» per le procedure accelerate di richiesta di asilo per i Paesi del Nord Africa, che consente alle autorità svizzere di elaborare più rapidamente le domande di asilo con scarse probabilità di successo. I richiedenti possono comunque impugnare le decisioni, il che può aumentare significativamente i tempi di attesa per una decisione definitiva.
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«I criminali devono lasciare la Svizzera al più presto. Questa è una priorità della strategia in materia di asilo», ha dichiarato Daniel Bach, portavoce del SEM. Tuttavia, il processo viene spesso ritardato dalle azioni dei richiedenti asilo, tra cui il rifiuto di fornire le impronte digitali e la mancata presentazione agli appuntamenti per l’espulsione.
Molti richiedenti ostacolano la procedura accelerata: si rifiutano di fornire le impronte digitali, non si presentano agli appuntamenti o lasciano rapidamente la Svizzera. In questi casi, la loro richiesta può essere presentata senza formalità.
Le autorità stanno ora lavorando per attuare nuove misure per espellere rapidamente i richiedenti asilo, tra cui «l’uso sistematico di misure coercitive contro gli autori di reati ripetuti». Le autorità stanno anche pianificando di introdurre norme più severe per la detenzione amministrativa.
Nell’agosto 2025 nella città svizzera di Losanna, sono scoppiate rivolte per la seconda notte dopo la morte di un giovane congolese di 17 anni durante un inseguimento della polizia, uno schema già visto nei disordini etnici delle banlieues francofone del 2023 e di Milano a Corbetta e San Siro.
Come riportato da Renovatio 21, la Svizzera aveva comunicato che ai richiedenti asilo sarebbe stato generalmente vietato viaggiare verso i loro Paesi d’origine o altri Stati, mettendo fine al fenomeno, grottesco e presente anche in Italia, degli immigrati che vanno in vacanza nei Paesi da cui dicono di voler fuggire.
Due anni fa il villaggio di Soyhières, che si trova nella Svizzera romanda e ospita 433 persone, fu teatro di disordini creati da una piccola banda di minori (che ora in Italia chiamano «maranza») con furti di borse, spari ai polli dei contadini con pistole ad aria compressa, incendi di un ovile con candele rubate dalla chiesa e profanazione di cimiteri, dove sarebbero state rovesciate le tombe. La chiesa cittadina ha anche riferito che la banda di bambini migranti ha danneggiato l’interno della chiesa, profanando anche una statua della Vergine Maria.
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Immigrazione
Manifesti del governo britannico avvertono i rifugiati di non commettere stupri o abusi sui minori
The Home Office has spent your money to produce these posters for illegal migrants.
Why are we letting these people into our country? https://t.co/dB7fOp9A6Y — Nigel Farage (@Nigel_Farage) August 19, 2026
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