Nucleare
Peskov ribadisce la dottrina nucleare russa
Dopo che Ramzan Kadyrov, il leader della Repubblica cecena russa, aveva suggerito a Mosca di usare «armi nucleari a basso rendimento» contro l’Ucraina, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha dichiarato ai giornalisti che Kadyrov aveva «contribuito molto» alla campagna militare in Ucraina, tuttavia, mentre i capi di varie regioni in Russia sono liberi di esprimere la propria opinione personale e persino di «dare valutazioni» su questioni, ciò non significa che possano «dare libero sfogo alle proprie emozioni». Lo riporta la testata governativa russa RT,
Peskov ha puntualizzato che ciò vale «anche nei momenti difficili».
Alla domanda se l’osservazione di Kadyrov fosse un caso di un’inappropriata esibizione di emozioni, Peskov ha risposto concisamente: in Russia, l’uso di armi nucleari «si basa su quanto stabilito nella rispettiva dottrina. Non ci possono essere altre considerazioni qui».
«L’ultima versione della dottrina nucleare russa, pubblicata nel 2020 – scrive RT – afferma che Mosca si riserva il diritto di utilizzare armi atomiche solo se tali armi o altre armi di distruzione di massa sono mirate al Paese o se trovarsi di fronte a una minaccia esistenziale delle armi convenzionali».
Cinque mesi fa, in un’intervista dell’agenzia di stampa russa RIA Novosti, al vice ministro degli Esteri di Mosca Alexander Grushko aveva ribadito la medesima dottrina nucleare del Cremlino: «Abbiamo una dottrina militare, tutto è scritto lì. Non dà nessun’altra interpretazione, tranne ciò che c’è nero su bianco», aveva detto.
Ad agosto il vice rappresentante permanente russo presso l’Ufficio delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali a Ginevra, Andrej Belousov, in un commento alla decima conferenza di revisione delle parti del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) a New York, aveva accusato la politica sconsiderata della NATO di spostare il suo potenziale nucleare più vicino ai confini russi.
Una settimana fa in un’intervista al quotidiano britannico Guardian, il consigliere del capo dell’ufficio del presidente Mykhailo Podolyak ha parlato apertamente di guerra nucleare e di lancio di bombe atomiche sul territorio russo: «gli altri Stati nucleari devono affermare con fermezza che non appena la Russia penserà anche solo di effettuare attacchi nucleari in territorio straniero – in questo caso il territorio dell’Ucraina – ci saranno rapidi attacchi nucleari di rappresaglia per distruggere i siti di lancio nucleare in Russia».
Il Cremlino ha dichiarato lo scorso aprile che l’Ucraina stava sviluppando armi atomiche. La Polonia, invece, ha ipotizzato una fornitura a Kiev di bombe termonucleari.
Lo stesso Peskov a inizio conflitto aveva detto pubblicamente che l’operazione militare speciale di Mosca serviva ad impedire la guerra nucleare.
Nel frattempo in USA l’ammiraglio Charles Richard, il comandante uscente del Comando Strategico degli Stati Uniti, in una conferenza di due settimane fa lasciato trasparire la sua preoccupazione riguardo il fatto che l’attuale costrutto di deterrenza nucleare degli Stati Uniti possa non funzionare sia contro la Russia che contro la Cina, che descrive come potenze nucleari «quasi pari» con cui gli Stati Uniti sono in concorrenza.
Il 31 luglio il presidente Vladimir Putin ha partecipato alle celebrazioni annuali della Giornata della Marina a San Pietroburgo con l’ispezione della flotta e la parata delle navi ha presentato la nuova Dottrina Navale della Federazione Russa, garantendo che la Marina di Mosca sarà presto dotata di armi ipersoniche, una tecnologia offensiva di cui gli USA non dispongono ancora pienamente.
Un nuovo studio degli scienziati della Rutgers University pubblicato due mesi fa rivela che più di cinque miliardi di persone morirebbero di fame a seguito di uno scambio di armi atomiche tra USA e Russia.
Nucleare
Zelens’kyj chiede di nuovo le armi nucleari
Il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj, ha colto l’occasione di un’intervista al quotidiano francese Le Monde il 27 marzo per chiedere che l’Ucraina venga ammessa nella NATO o, in alternativa, che le vengano fornite armi nucleari.
«Quando tutti dicono che l’Ucraina non vincerà questa guerra perché la Russia è una potenza nucleare, allora ditemi, cosa ne pensate, quali garanzie di sicurezza dovrebbe avere l’Ucraina per opporsi? Quali? La NATO? Le armi nucleari? Bene, allora la gente dovrebbe parlare con noi allo stesso modo», ha affermato, ammettendo tuttavia, che «finora nessuno ci ha posto questa domanda».
Nel frattempo, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha esortato l’amministrazione statunitense a non ridurre gli aiuti militari all’Ucraina, nonostante la potenziale minaccia di una guerra contro l’Iran, secondo quanto riportato da UAWire.
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«Il mio appello agli Stati Uniti rimane invariato: non perdete di vista il fatto che l’Ucraina – e la questione di chi vincerà questa guerra e come finirà – riveste un ruolo centrale anche per gli interessi di sicurezza degli Stati Uniti in Europa», ha dichiarato il Pistorius il 27 marzo, durante una visita in Australia.
Il Pistorius ha sottolineato che i partner internazionali stanno fornendo armi all’Ucraina per sostenere la sua «lotta difensiva contro un aggressore che cerca di impadronirsi del territorio ucraino».
Mentre si intensifica il dibattito sull’opportunità che gli europei si uniscano agli Stati Uniti e a Israele in una guerra contro l’Iran, il Pistorius ha affermato che si tratta di una questione a parte.
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Nucleare
Trump sta valutando un raid in Iran per esfiltrare l’uranio arricchito
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Nucleare
Kim: le armi nucleari nordcoreane possono minacciare gli Stati Uniti
Il leader nordcoreano Kim Jong-un ha affermato che il Paese può rappresentare una credibile minaccia nucleare per gli Stati Uniti, anziché essere un bersaglio per i tentativi americani di proiezione di potenza.
Lunedì, intervenendo a un discorso programmatico rivolto ai parlamentari neoeletti, Kim ha sottolineato il ruolo delle armi nucleari nel garantire la sicurezza nazionale.
L’erede della dinastia comunista ha accusato Washington di perpetrare «terrorismo e aggressione di Stato» a livello globale, sostenendo che tali azioni giustificano le preoccupazioni di Pyongyang riguardo alla presenza militare statunitense nella regione, compresi i dispiegamenti di armi nucleari. Secondo Kim, l’arsenale nucleare nordcoreano rappresenta una solida garanzia contro potenziali attacchi.
«La nostra nazione non è più un Paese minacciato», ha affermato. «Possediamo il potere di rappresentare una minaccia, se necessario.»
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La Corea del Nord si è ritirata dal Trattato di non proliferazione nucleare nel 2003 per perseguire il suo programma di armamenti. Da allora ha sviluppato testate nucleari e missili balistici ritenuti in grado di raggiungere il territorio continentale degli Stati Uniti, tra gli altri potenziali obiettivi. Nonostante le sanzioni internazionali e le proposte che offrono incentivi economici per la denuclearizzazione – spesso definita «modello libico» – Pyongyang ha continuato i suoi sforzi.
Kim ha sostenuto che il programma nucleare ha apportato benefici che vanno oltre la difesa, affermando che ha sostenuto il progresso scientifico e lo sviluppo economico. Ha dichiarato che «le forze ostili che sostengono che non ci sarebbe prosperità senza il disarmo nucleare» si sono rivelate in errore.
Il vertice di Pyongyango ha ribadito che la Corea del Nord non rinuncerà alle sue armi nucleari e ha promesso di opporsi a qualsiasi tentativo di metterne in discussione lo status. In particolare, ha respinto le proposte di denuclearizzazione provenienti dalla Corea del Sud, che ha definito «lo stato più ostile».
In risposta, l’ufficio del presidente sudcoreano Lee Jae-myung ha affermato che i commenti di Kim hanno minato gli sforzi per la coesistenza pacifica.
Come riportato da Renovatio 21, mesi fa il leader nordcoreano aveva suggerito che il Paese abbia sviluppato «armi segrete» per potenziare la propria capacità di deterrenza nei confronti degli Stati Uniti e dei loro alleati.
Come riportato da Renovatio 21, a maggio 2025 il leader nordcoreano Kim Jong-un ha supervisionato un’esercitazione militare che simulava un contrattacco nucleare, con l’impiego di sistemi missilistici multilancio da 600 mm e del missile balistico tattico Hwasong-11 (KN-23), entrambi aventi capacità nucleare.
Successivamente Kim aveva supervisionato i test di droni d’attacco tattici noti come Kumsong e di un aereo da ricognizione strategica senza pilota. A marzo, aveva assistito ai test di «droni suicidi» basati sull’Intelligenza Artificiale. Nel suo discorso, Kim aveva ribadito la sua critica al concetto di «denuclearizzazione graduale», sottolineando che «non rinunceremo mai alle nostre armi nucleari» e definendo lo status nucleare della Corea del Nord una «legge nazionale».
Allo stesso tempo,assumeva un tono conciliante, affermando che se gli Stati Uniti abbandonassero quella che ha chiamato una «vana ossessione per la denuclearizzazione e riconoscessero la realtà», i due Paesi potrebbero avere l’opportunità di instaurare rapporti.
Come riportato da Renovatio 21, la Corea del Nord ha dichiarato di possedere un’arma in grado di scatenare immani tsunami «radioattivi», che sarebbe già stata testata più volte.
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