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Cina

Paura COVID-19, Pechino dà un colpo alla Corea del Nord: no alla piena riapertura dei confini

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

I cinesi non si fidano delle rassicurazioni nordcoreane sul contenimento della pandemia. Rimane chiusa la ferrovia Dandong-Sinuiju, da dove passa di solito il 70% del commercio tra le due parti. I cittadini cinesi trovati a commerciare con i nordcoreani devono pagare una multa fino a 43mila euro.

 

 

 

Il governo cinese non asseconda le richieste del regime di Kim Jong-un e non riapre il confine al commercio terrestre tra le province di Jilin e Liaoning e la Corea del Nord. La Cina è ancora minacciata da focolai di Covid-19 e teme che contatti diffusi con i nordcoreani possano aggravare la situazione.

 

Pyongyang sostiene di aver messo sotto controllo l’emergenza pandemica scoppiata a maggio. Le autorità di Pechino non si fiderebbero delle rassicurazioni che arrivano dai nordcoreani, e ciò nonostante Kim abbia ordinato misure draconiane sul modello di quelle cinesi per contenere la propagazione del coronavirus.

 

La Corea del Nord è isolata a livello internazionale, tranne che dalla Cina e in parte dalla Russia, sottoposta da anni a misure punitive decise dal Consiglio di sicurezza dell’ONU per il suo programma nucleare e missilistico. Il Paese è alle prese con una cronica crisi economica, che la recente ondata di infezioni da COVID-19 e una serie di alluvioni hanno reso ancor più profonda.

 

Il 90% del commercio nordcoreano dipende dagli scambi con la Cina. Secondo dati delle dogane cinesi, nei primi sei mesi dell’anno l’import-export bilaterale si è fermato a 333 milioni di euro: un calo del 73% rispetto allo stesso periodo del 2019 – prima della pandemia.

 

In condizioni normali il 70% degli scambi commerciali tra i due Paesi corrono lungo la ferrovia che collega Dandong in Cina e Sinuiju. Nikkei Asia rivela che Pyongyang ha chiesto la riapertura della tratta, ricevendo però il rifiuto cinese. Per prevenire la diffusione del COVID dalla Cina, il servizio era stato bloccato una prima volta nel gennaio 2020 su iniziativa nordcoreana; riattivato a gennaio di quest’anno, è stato bloccato di nuovo ad aprile.

 

Al momento l’unico passaggio aperto per il commercio sino-nordcoreano è quello di Nampo, porto della Corea del Nord sul Mar Giallo. Le navi cinesi vi attraccano di solito da Shanghai o Dalian.

 

A quanto riporta Daily NK, che cita una propria fonte sul versante cinese del confine, le autorità cinesi impongono multe fino a 300mila yuan (circa 43 mila euro) ai propri cittadini trovati a commerciare con i nordcoreani.

 

 

 

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Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

Immagine da AsiaNews

 

 

 

 

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Cina

Colpo di Stato in Cina? La voce circola, ma senza conferme

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La voce è in giro da più di un giorno, tuttavia ne abbiamo avuto contezza solo ora che fioccano le smentite e le ironie in rete.

 

In breve: una serie di fonti su internet hanno cominciato a sostenere la notizia, clamorosa come nient’altro se vera, che nella Repubblica Popolare Cinese sarebbe in corso un colpo di Stato.

 

Secondo tale selvaggio rumor, Xi sarebbe stato rimosso con un colpo di stato prima del Congresso del Partito di ottobre.

 

«Nuova voce da verificare: Xi jingping [sic] è agli arresti domiciliari a Pechino?» ha scritto Subramanian Swamy, un ex ministro del governo indiano e membro del Parlamento fino ad aprile.

 

A dare credito alla voce Jennifer Zeng, un’attivista anti-Partito Comunista Cinese (PCC) di solito affidabile.

 


 

La Zeng sostiene che alcuni anziani del PCC avrebbero rimosso Xi dalla leadership dell’Esercito di Liberazione del Popolo (ELP).

 

Ieri Xi Jinping era diventato uno degli argomenti top trend su Twitter. Il suo nome è apparso sugli hashtag più di 42.000 volte e il termine «colpo di stato cinese» è stato fatto circolare 9.300 volte sulla piattaforma, riporta il quotidiano anti-PCC Epoch Times.

 

A questa incredibile voce di corridoio si è aggiunta quella secondo cui vi sarebbero stata cancellazioni di voli in massa in tutto il paese. Secondo questa teoria, quasi 10.000 voli sarebbero stati sospesi sabato, lo stesso giorno in cui è stata convocata a Pechino una conferenza chiave sulla difesa nazionale e la riforma militare.

 

Vari esperti hanno negato che possa esservi stato un golpe.

 

Il corrispondente della rivista tedesca Der Spiegel ha fatto un giro per Pechino per fotografare la città e canzonare chi crede al colpo di Palazzo contro Xi.

 

Secondo India Today, la notizia sulla cancellazione di migliaia di voli non sarebbe corretta.

 

Insomma, non è possibile dare credito alla voce, ma forse non è possibile nemmeno negarla.

 

Come riportato da Renovatio 21, tra purghe di alti papaveri, sta per celebrarsi il 20° Congresso del PCC, quello che dovrebbe assegnare a Xi ancora più poteri, segnando una ri-trasformazione della Cina, che da Mao (dove il sistema esaltava il leader e il culto della personalità) era passata a Deng (che invece credo il sistema di multipli «oligarchi» che tirano le fila del PCC) e che ora potrebbe tornare a Mao-Xi, che del grande timoniere ha iniziato a copiare pure le camicette.

 

Xi ha una fronda interna, formata da pezzi grossi ed ex presidenti, chiamata anche la «fazione di Shanghai». Molto casualmente, Shanghai è la città che ha subito da Xi il lockdown più folle mai visto, con 26 milioni di persone chiuse in casa ad urlare mentre vengono deportati i loro cari e i loro animali domestici sono giustiziati in strada, mentre robocani e droni pattugliano cieli e strade.

 

Come sa il lettore di Renovatio 21, contro Xi si è ora schierato apertamente anche George Soros, forse arrivato alla sua ultima battaglia: detronizzare lo Jinpingo e vincere nel complesso intrigo di poteri finanziari occidentali che ora si stanno combattendo su terra cinese.

 

 

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Cina

Le «purghe» di Xi Jinping fanno un’altra vittima eccellente

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Condanna per l’ex vice ministro della Sicurezza Sun Lijun. Accusato di corruzione, ma soprattutto di capeggiare una fazione «sleale» verso il presidente cinese. Xi puntella il proprio potere alla vigilia del 20° Congresso del Partito comunista. In Cina non esiste più la leadership «collettiva» voluta da Deng Xiaoping.

 

 

Un tribunale ha condannato al carcere l’ex vice ministro della Sicurezza pubblica Sun Lijun «per aver danneggiato in modo serio l’unità del Partito». Lo ha reso noti oggi l’agenzia di stampa governativa Xinhua, sottolineando che la condanna a morte nei suoi confronti è sospesa per due anni, passati i quali la pena si tramuterà in ergastolo.

 

Il verdetto per il 53enne Sun arriva alla vigilia del 20° Congresso del Partito comunista cinese, che con ogni probabilità darà a Xi Jinping un nuovo mandato al potere, considerato senza precedenti.

 

Non è insolito per il regime cinese comminare condanne nel periodo che precede grandi eventi: un modo per ammonire i critici della leadership.

 

In via ufficiale le imputazioni per Sun sono di aver dato e ricevuto mazzette per 646 milioni di yuan (93 milioni di euro), manipolato il mercato azionario e di possedere senza permesso due armi da fuoco. L’accusa vera, alimentata dai media di Stato, è però di essere a capo di una cerchia di dirigenti politici «sleali» verso Xi.

 

Di questo presunto gruppo di oppositori farebbero parte anche l’ex ministro della Giustizia Fu Zhenghua e tre ex capi della polizia di Shanghai, Chongqing e della provincia dello Shanxi. Nei giorni scorsi tutti hanno ricevuto condanne a lunghi periodi di detenzione.

 

Si tratta di persone in origine alleate di Xi, usate per la sua campagna anticorruzione contro «tigri e mosche». Soprattutto Fu, responsabile delle indagini che hanno portato all’incarcerazione di Zhou Yongkang, l’ex zar della sicurezza visto da Xi come un nemico interno.

 

Analisti osservano che la più grande abilità di Xi è quella di saper puntellare il proprio potere, indebolendo le fazioni avversarie dentro il Partito ed eliminando potenziali concorrenti interni.

 

Dalla sua nomina a segretario generale del PCC e presidente della nazione nel 2012, Xi è riuscito a concentrare il potere nelle proprie mani. Una mossa contraria ai dettami di Deng Xiaoping, il padre delle aperture economiche della Cina negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso.

 

Come notato dal sinologo Willy Lam su China Brief, Deng ha voluto sostituire la leadership «unica» di stampo maoista con quella «collettiva» dei membri del Comitato permanente del Politburo: un modo per prevenire fenomeni come il culto della personalità e l’eccessivo accumulo di potere nelle mani di un «uomo forte».

 

 

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Immagini del terremoto di Taiwan

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Un potente terremoto ha colpito la parte meridionale orientale di Taiwan sabato sera, facendo cadere oggetti dagli scaffali dei negozi, facendo crollare una casa e interrompendo il servizio ferroviario sull’isola

 

La Central News Agency di Taiwan ha affermato che il terremoto di magnitudo 6,4 è stato centrato a nord della contea di Taitung, sulla costa orientale dell’isola.

 

Non ci sono state segnalazioni immediate di morti, secondo quanto riportato dai media.

 

Ha parzialmente fatto crollare una casa disabitata nella contea di Hualien, a circa 165 chilometri (100 miglia) a nord lungo la costa, senza causare vittime. I treni che collegano Hualien e Taitung sono stati temporaneamente sospesi e altri cinque servizi ferroviari ad alta velocità cancellati fino all’esecuzione dei controlli di sicurezza, ha affermato l’amministrazione delle ferrovie di Taiwan.

 

I sistemi della metropolitana nella capitale, Taipei e nella città meridionale di Kaohsiung sono stati temporaneamente sospesi.

 

Come noto, il Paese è un punto di tensione internazionale, tra le aperte minacce di invasione da parte della Repubblica Popolare Cinese e le manovre della flotta militare americana nell’area.

 

Taipei aveva vissuto una enigmatica falsa emergenza invasione, propalato dai media, pochi mesi fa.

 

Diverse clip sono apparse in rete riprendendo gli effetti del terremoto.

 

 


 

 

 


 

 

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