Persecuzioni
Pasqua insanguinata in Nigeria
Dal 29 aprile 2025, si è appreso di più sui terribili massacri di circa 200 cristiani da parte dei pastori musulmani Fulani, avvenuti durante l’ultimo triduo pasquale in due stati della Nigeria centrale.
«Giovedì nero». Così Padre Moses Aondoanenge Igba ricorderà il Giovedì Santo del 2025, un giorno caro agli africani che normalmente avrebbe dovuto essere segnato dalla gioia dell’istituzione del sacerdozio e dell’Eucaristia. Quel giorno e il Venerdì Santo successivo sono stati perpetrati metodicamente degli «omicidi pianificati».
«È stato un massacro di massa, solo quel giorno furono uccise settanta persone. Dopo l’attacco, le famiglie iniziarono a cercare i loro cari: cercarono tra i cespugli e scoprirono i corpi con l’odore di cadaveri in putrefazione», spiega il sacerdote sconvolto.
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Padre Igba, 61 anni, testimone degli eventi da lui descritti ad ACI Africa circa dieci giorni dopo gli eventi, ha raccontato di essersi fermato sotto un albero, in mezzo al caos, per guidare i parrocchiani terrorizzati verso un rifugio dietro la canonica. «Quando i proiettili volavano sopra la chiesa, io ero lì, a dare indicazioni a coloro che correvano verso la parrocchia», confida.
Nonostante gli avvertimenti di quanti temevano per la sua incolumità, ha scelto di restare un «faro di speranza» per la sua comunità: una scelta che illustra il ruolo cruciale svolto dal clero cattolico nel contesto della crisi che sta vivendo la Nigeria, lontano dai riflettori mediatici puntati sulla guerra in Ucraina o sull’elezione del prossimo papa.
Per il sacerdote, gli orrori a cui aveva assistito erano opera di pastori Fulani, da tempo convertiti alla causa dell’islamismo radicale, in una posizione in cui etnia e religione rimangono strettamente legate: «Non dimenticate il loro programma di islamizzazione. Mi chiedo perché questi omicidi avvengano sempre durante le festività cristiane?»
«Che sia Natale o Pasqua, vengono e interrompono le nostre celebrazioni». E il sacerdote indica un’ideologia di conquista: «È più che terrorismo; è un’occupazione graduale del territorio e un’ondata di islamizzazione», ritiene.
Gli attacchi, attribuiti ai pastori Fulani, fanno parte di un conflitto complesso che lacera la Nigeria da anni. Le tensioni tra i pastori nomadi, per lo più musulmani, e gli agricoltori cristiani sedentari sono esacerbate dalla competizione per l’accesso all’acqua e ai terreni agricoli. Queste rivalità, spesso alimentate da dinamiche etniche e religiose, sono costate migliaia di vite nel corso dei decenni.
Il sacerdote sottolinea un’altra dimensione del problema: l’incapacità del governo nigeriano di fermare questa spirale di violenza. Denuncia i «doppi standard» nella gestione degli sforzi di autodifesa delle comunità locali.
«Le comunità che cercano di armarsi per proteggersi vengono spesso etichettate come criminali», spiega, evidenziando uno squilibrio evidente nell’accesso ai mezzi di protezione. Gli aggressori, dotati di armi moderne, hanno una potenza di fuoco molto maggiore rispetto agli abitanti del villaggio, spesso ridotti a mezzi rudimentali.
Fr. Igba non è il solo a criticare l’inazione del governo. Anche il vescovo Matthew Hassan Kukah di Sokoto ha parlato alla stampa della mancanza di una strategia globale per combattere il terrorismo dopo una serie di attacchi che hanno causato la morte di circa 200 cristiani in una settimana, tra cui un massacro la domenica delle Palme.
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Per prevenire ulteriori abusi che stanno diventando all’ordine del giorno nel Paese, padre Igba suggerisce che i principali seminari nigeriani integrino corsi di formazione sulle tattiche di sopravvivenza e sulla gestione delle crisi per preparare al meglio i futuri sacerdoti ad affrontare tali situazioni.
Per il nuovo papa Leone XIV, i massacri della Settimana Santa del 2025 in Nigeria sono un duro monito delle sfide che la Chiesa deve affrontare in molti Paesi in cui l’Islam politico cerca di imporsi con ogni mezzo necessario.
Contro questo tipo di flagello e per restituire fiducia ai cattolici nigeriani, il Romano Pontefice dovrà trovare le parole piene di fede del Pastore comune che le comunità cristiane spesso disorientate attendono.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine screenshot da YouTube
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Vescovo mette a tacere famoso esorcista
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Persecuzioni
Messa cattolica a Vienna interrotta da adolescenti arabi che gridavano «Allah Akbar»
Alcuni adolescenti hanno interrotto una messa cattolica a Vienna gridando «Allah Akbar», secondo quanto riportato dai media austriaci. Lo riporta LifeSite.
Il 6 ottobre, alcuni giovani hanno interrotto una messa cattolica in una chiesa parrocchiale nella zona ovest di Vienna, gridando a gran voce «Allahu Akbar» (Dio è grande), uno slogan arabo spesso usato dai musulmani.
Il parroco ha dichiarato al quotidiano austriaco Die Presse di essere preoccupato per l’accaduto e di non voler rivelare l’ubicazione esatta della chiesa per non attirare altri potenziali disturbatori, raccontando di aver sentito prima delle forti risate e del rumore provenire dal fondo della chiesa durante la messa, seguiti da diverse grida di «Allah Akbar» che si sono propagate in tutto l’edificio.
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Il sacerdote stimato che i responsabili avessero circa 14 o 15 anni e fossero di etnia araba. Il gruppo di adolescenti si è dileguato rapidamente dopo aver interrotto la funzione religiosa. «Non ho mai vissuto niente del genere prima d’ora. E sono qui da 20 anni», ha detto il religioso.
Nonostante il trambusto, il sacerdote ha sottolineato che in nessun momento c’è stata una vera minaccia. «Non c’era alcun pericolo; non si trattava di una situazione minacciosa, voglio che sia chiaro. Probabilmente si è trattato solo di esuberanza giovanile», ha affermato, aggiungendo che non avrebbe sporto denuncia alla polizia perché probabilmente non avrebbe portato ad alcun risultato.
Il sacerdote ha detto di aver parlato con un altro parroco di un altro quartiere di Vienna, il quale gli ha riferito che episodi simili si verificano regolarmente nella sua parrocchia.
Il parroco ha espresso sorpresa e perplessità riguardo all’accaduto, dato che la sua parrocchia sostiene gli immigrati musulmani dal 2015. La parrocchia li ha aiutati a trovare un alloggio, a interfacciarsi con gli enti governativi e a frequentare corsi di lingua tedesca. Ha affermato di mantenere un buon rapporto con le famiglie musulmane della zona.
Come molte altre città dell’Europa occidentale, Vienna ha assistito a un massiccio afflusso di immigrati musulmani, soprattutto a partire dalla crisi migratoria del 2015. Secondo gli ultimi dati, il 41,2% degli studenti delle scuole elementari e medie (dai 6 ai 14 anni) a Vienna è di fede musulmana, rappresentando la religione più diffusa in questa fascia d’età. I cristiani costituiscono il 34,5% (17,5% cattolici e 14,5% ortodossi), mentre il 23% non professa alcuna religione.
L’episodio mostra che potrebbe essere in corso, in tutta Europa, un processo di radicalizzazione degli adolescenti, come visto nei disordini di Parigi e di Milano, spacciate per rivolte studentesche quando invece sono germi di guerra etnica vera e propria, con devastazioni e razzie. È logico che le chiese, sparuto simbolo di quello che rimane della religione locale, siano ora prese di mira – così come le catene di messaggi riguardo ad un presunto programma di stupro massivo da parte dei branchi di giovani stranieri sono presi sul serio da tante famiglie.
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È molto probabile che cià accada perché viene discusso in chat dove il comando dell’attacco alla religione cattolica è lanciato, e dove magari gli esiti (gli immancabili video della teppa) vengono vantati.
In Italia, l’interruzione o il turbamento di una funzione religiosa è punito dall’articolo 405 del Codice Penale, che sanziona con la reclusione fino a 2 anni chiunque impedisca o turba cerimonie o pratiche di qualsiasi confessione religiosa. La pena aumenta da 1 a 3 anni di reclusione se il fatto avviene con violenza o minaccia alle persone.
Qualora capitasse al lettore, difenda il sacro con la legge, senza i dubbi dei sacerdoti austriaci: non c’è da essere perplessi, né da pensare alle ragazzate.
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Immagine: Lato nord e tetto della Cattedrale di Santo Stefano a Vienna, visti dalla terrazza panoramica dell’Hotel Lamée.
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Vandalizzata statua della Madonna delle vette
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