Intelligenza Artificiale
OpenAI ha bisogno di 200 miliardi di dollari per continuare a perdere denaro
OpenAI, la società proprietaria di ChatGPT, potrebbe necessitare di reperire oltre 200 miliardi di dollari entro il 2030 per mantenere la propria operatività. Lo riporta un’analisi di HSBC pubblicata dalla stampa internazionale.
L’impresa richiede capitali freschi per proseguire l’espansione, in quanto le spese per l’elaborazione dati stanno lievitando nel quadro di una competizione mondiale sull’intelligenza artificiale sempre più intensa e concitata.
Il modello previsionale rivisto da HSBC, diffuso tra i clienti questa settimana, tiene conto degli accordi pluriennali siglati di recente da OpenAI con Microsoft, Amazon e Oracle per servizi cloud e capacità computazionali. Perfino adottando stime di crescita particolarmente rosee, il calcolo prevede comunque un gap di finanziamento di circa 207 miliardi di dollari entro la fine del decennio, con incassi stimati a 129 miliardi di dollari.
A quanto trapela, la banca ha calcolato che il costo cumulativo per l’affitto di risorse cloud da parte di OpenAI potrebbe sfiorare gli 800 miliardi di dollari entro il 2030. L’azienda continua a ipotizzare un boom esponenziale di utenza, con ChatGPT destinato a conquistare 3 miliardi di utenti regolari entro il 2030, rispetto agli 800 milioni del mese scorso – equivalenti a circa il 44% degli adulti globali esclusa la Cina.
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OpenAI si trova al cuore dell’esplosione dell’IA sin dal debutto di ChatGPT tre anni or sono, catalizzando un’attenzione straordinaria dagli investitori, mentre i colossi tech riversano decine di miliardi in data center e semiconduttori all’avanguardia. Alcuni esperti mettono in guardia sul rischio di una bolla speculativa, con le uscite che superano gli introiti e innalzando la tensione non solo per OpenAI, ma pure per i giganti tecnologici che ne avallano l’avanzata.
Le società del settore stanno faticando a reggere il ritmo dei servizi alla ChatGPT, che hanno scosso il loro dominio sulla ricerca web e spinto gli investimenti a picchi storici.
Ad ottobre, OpenAI aveva agguantato il primato come startup privata più valutata al mondo, sorpassando SpaceX di Elon Musk, grazie a una cessione di azioni da parte dei dipendenti per 6,6 miliardi di dollari che l’ha quotata intorno ai 500 miliardi.
Come riportato da Renovatio 21, il Musk –che è peraltro tra i fondatori di OpenAI, da lui impostata come una società senza fine di lucro – a inizio anno si era offerto di comprare OpenAI.
Due anni fa era emersa la notizia secondo cui Microsoft, già finanziatore di OpenAI, stava lavorando in segretezza proprio con la società di ChatGPT ad un progetto da 100 miliardi di dollari su un supercomputer progettato per addestrare una nuova potente IA. Poco prima Elone aveva fatto archiviare la sua causa contro OpenAI, nella quale paventava «profondi rischi per la società e per l’umanità».
Secondo quanto riportato, Microsoft avrebbe ora il problema di trovarsi in competizione con il suo stesso partner.
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Immagine di Jernej Furman via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Intelligenza Artificiale
Muore in una prigione americana un agente della CIA diventato spia sovietica
L’ex agente della CIA Aldrich Ames, il cui spionaggio per l’Unione Sovietica e in seguito per la Russia ebbe conseguenze di vasta portata per l’intelligence statunitense, è morto all’età di 84 anni mentre scontava l’ergastolo in una prigione americana.
Secondo i registri del Federal Bureau of Prisons (BOP), Ames è deceduto il 5 gennaio.
Ames è stato «l’agente più prezioso» della Russia alla fine del XX secolo, le cui azioni hanno portato a significativi successi operativi per la sicurezza dello Stato sovietico e russo, ha scritto il giornalista e storico dei servizi segreti Nikolaj Dolgopolov in un articolo pubblicato mercoledì sulla Rossijskaja Gazeta.
Ames fu reclutato dall’Unione Sovietica nel 1985, dopo essersi rivolto volontariamente all’ambasciata sovietica a Washington. All’epoca, ricopriva la posizione critica di capo della sezione sovietica della Divisione Controspionaggio della CIA. Gli viene attribuito il merito di aver smascherato tra i 12 e i 25 agenti della CIA operanti in URSS e Russia, portando all’arresto e all’esecuzione di alcuni di loro.
Uno di essi era il colonnello KGB Valery Martynov, agente doppio che ricevette la pena di morte nel 1987 – la moglie e la figlia si trasferirono negli USA. Il nipote di Martynov, nato in America, è il giovane genio informatico Edward Coristine, noto per essere entrato nel DOGE di Elon Musk ad inizio dell’amministrazione Trump, e conosciutissimo più che altro per il suo soprannome «Big Balls».
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I motivi del suo tradimento sono controversi. Mentre le narrazioni occidentali hanno a lungo dipinto Ames come un uomo motivato da interessi economici – lo stile di vita lussuoso che lui e la sua nuova moglie conducevano finì per attirare l’attenzione dell’FBI – fonti russe presentano una visione diversa.
Secondo l’ex diplomatico sovietico Sergej Divilkovskij, che conosceva personalmente Ames, la decisione della spia era radicata in una profonda disillusione nei confronti delle politiche antisovietiche dell’amministrazione del presidente Ronald Reagan. In un’intervista del 2001, Divilkovskij descrisse Ames come un «agente di grande moralità» e un intellettuale che aveva imparato a odiare la CIA.
I servizi segreti sovietici e, in seguito, russi adottarono ampie misure per proteggere e proteggere Ames, distogliendo i sospetti da lui. Dopo il suo arresto e la sua dichiarazione di colpevolezza per spionaggio nel 1994, l’allora direttore del Servizio di Intelligence Estero russo, Evgeny Primakov, espresse la speranza di un potenziale futuro scambio di prigionieri.
Il caso di Ames ha messo in luce le profonde carenze della sicurezza interna della CIA, innescando ampie riforme nel controspionaggio statunitense.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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