Essere genitori
Obiezione vaccinale attiva, la lettera di due genitori
Pubblichiamo questa esemplare lettera di Alessandro Corsini e sua moglie, sostenitori e amici di Renovatio 21 sin dalla prima ora.
Chi lo desiderasse, può utilizzare questa lettera a mo’ di modulo scaricando da questo link, inserendo e sostituendo i propri dati per spedire alle istituzioni interessate.
RACCOMANDATA A.R.
Spett.le Azienda Unità Sanitaria Locale
e p.c.
Al Sig. Sindaco del Comune
In base alle argomentazioni esposte in questa lettera, esercitiamo il nostro diritto a non sottoporre nostra figlia alle vaccinazioni previste da calendario
4 maggio 2020
Oggetto: Obiezione Attiva alle Vaccinazioni obbligatorie ai sensi del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73
Gentilissimo Responsabile,
Noi sottoscritti Corsini Alessandro e D.G.F., genitori della minore C.G., attenti e sensibili al tema delle vaccinazioni, preso atto della copiosa documentazione medico-scientifica da noi consultata responsabilmente negli ultimi anni e delle sentenze intervenute (anche di recente) siamo consapevoli della possibile comparsa di reazioni avverse in seguito alle vaccinazioni.
Siamo consapevoli della possibile comparsa di reazioni avverse in seguito alle vaccinazioni
Tali reazioni possono causare un ventaglio ampio di danni più o meno gravi alla salute, sia a breve che a medio/lungo termine, e in alcuni casi dimostrati, persino condurre alla morte.
Con riferimento alla convocazione del 14/05/2020 per effettuare le vaccinazioni, in qualità di genitori, esercenti la potestà genitoriale e responsabili per la salute del minore oggetto della convocazione, vogliamo affermare con chiarezza che è nostro preciso dovere tutelare, nel prevalente e superiore interesse del medesimo, la sua salute.
Con la presente intendiamo sinteticamente esporre le profonde motivazioni che ci spingono, al momento, a rinunciare alle vaccinazioni pediatriche, proposteci dalla AUSL
Pertanto, con la presente, intendiamo sinteticamente esporre le profonde motivazioni che ci spingono, al momento, a rinunciare alle vaccinazioni pediatriche, proposteci dalla AUSL, per nostra figlia G.; tali informazioni reperite negli anni attraverso una ricerca libera e priva di ogni possibile pregiudizio, si basano su fatti evidenti, riscontrabili da tutti, che non possono e non devono lasciarci indifferenti in quanto coinvolgono financo aspetti etici e morali profondi, nei confronti dei quali, come genitori cristiani, abbiamo il dovere di opporci.
Contenuto dei vaccini
Iniziamo citando il famoso studio degli scienziati Montanari e Gatti e pubblicato il 23/01/2017 dal titolo New Quality Control Investigations on Vaccines: Micro and Nanocontamination, in cui, al fine di fornire nuove informazioni mai approfondite prima, è stato applicato un metodo di indagine finalizzato alla verifica della presenza di contaminanti solidi mediante un microscopio elettronico a scansione ambientale dotato di una micro-sonda a raggi X.
Informazioni reperite negli anni attraverso una ricerca libera e priva di ogni possibile pregiudizio, si basano su fatti evidenti, riscontrabili da tutti, che non possono e non devono lasciarci indifferenti in quanto coinvolgono financo aspetti etici e morali profondi, nei confronti dei quali, come genitori cristiani, abbiamo il dovere di opporci
I risultati di questa nuova indagine mostrano la presenza di micro e nano particelle, composte da elementi inorganici, nei campioni di vaccini analizzati.
Una parte considerevole di questi contaminanti è riportata in letteratura come non biodegradabile e non biocompatibile.
In questa circostanza ci limiteremo ad approfondire i due vaccini più utilizzati per le campagne vaccinali degli ultimi anni in Emilia Romagna (anche se avremmo i dati per approfondire le problematiche di molti dei vaccini somministrati ai bambini nelle aziende USL della nostra regione): l’Esavalente Infanrix Hexa e il quadrivalente Priorix Tetra.
Nel dettaglio, gli studiosi hanno verificato la presenza in molti casi, di sali di alluminio, oltre alla presenza di micro, submicro e nanoparticelle, veri e propri corpi estranei inorganici (che vanno da 100 nm a circa dieci micron), la cui presenza non è dichiarata nei foglietti illustrativi dei vaccini stessi (vedere l’estratto di tabella seguente in cui abbiamo evidenziato i due vaccini in esame; Gatti AM, Montanari S (2016) New Quality Control Investigations on Vaccines: Micro- and Nanocontamination):
Una parte considerevole di questi contaminanti è riportata in letteratura come non biodegradabile e non biocompatibile

Come si può notare, sono state individuate nanoparticelle contenenti nichel (di cui, tra l’altro, risulta essere ufficialmente allergica F., la madre di G.), oro, tungsteno ecc. (addirittura nel vaccino Infanrix Hexa sono state identificate particelle contenenti acciaio inossidabile).
Lo studio pubblicato da Montanari e Gatti evidenzia come queste particelle, attraverso nano-bio-interazioni con il nostro organismo, possano a medio/lungo termine indurre effetti avversi, poiché non riconosciute dal nostro corpo.
Lo studio pubblicato da Montanari e Gatti evidenzia come queste particelle, attraverso nano-bio-interazioni con il nostro organismo, possano a medio/lungo termine indurre effetti avversi, poiché non riconosciute dal nostro corpo
La tabella seguente riassume il numero e la morfologia dei “detriti” identificati, in termini di singole particelle, gruppi di particelle o aggregati (composti organici-inorganici), mentre il grafico mostra il numero totale di particelle (particelle più cluster più aggregati) identificati per 20 microl di ogni vaccino.

“Dopo essere state iniettate, quelle microparticelle, nanoparticelle e aggregati possono rimanere attorno al sito di iniezione formando gonfiori e granulomi. Ma possono anche essere trasportati dalla circolazione sanguigna, sfuggendo a qualsiasi tentativo di previsione su quale sarà la loro destinazione finale. Riteniamo che in molti casi vengano distribuiti in tutto il corpo senza causare alcuna reazione visibile, ma risulta probabile che, in alcune circostanze, raggiungano alcuni organi, nessuno escluso e compreso il microbiota, in discrete quantità”

Traducendo letteralmente dalla pubblicazione degli scienziati modenesi evidenziamo come “La quantità di corpi estranei rilevati e, in alcuni casi, le loro insolite composizioni chimiche, ci hanno sconcertato. Le particelle inorganiche identificate non sono né biocompatibili né biodegradabili, ciò significa che sono biopersistenti e possono indurre effetti evidenti sia nell’immediatezza dell’iniezione che in un tempo più dilatato. È importante ricordare che le particelle (cristalli e non molecole) sono corpi estranei all’organismo e si comportano come tali. Di più, in particolare, la loro tossicità è per alcuni aspetti diversa da quella degli elementi chimici che li compongono, aggiungendo a quella tossicità che, comunque, è sempre presente, quella tipica dei corpi estranei. Per tale motivo, inducono una reazione infiammatoria. Dopo essere state iniettate, quelle microparticelle, nanoparticelle e aggregati possono rimanere attorno al sito di iniezione formando gonfiori e granulomi. Ma possono anche essere trasportati dalla circolazione sanguigna, sfuggendo a qualsiasi tentativo di previsione su quale sarà la loro destinazione finale. Riteniamo che in molti casi vengano distribuiti in tutto il corpo senza causare alcuna reazione visibile, ma risulta probabile che, in alcune circostanze, raggiungano alcuni organi, nessuno escluso e compreso il microbiota, in discrete quantità. Come succede con tutti i corpi estranei, in particolare quelli piccoli, potrebbero indurre una reazione infiammatoria cronica perché la maggior parte di quelle particelle non possono essere smaltite. Inoltre, l’effetto della corona proteica (dovuto a una nano-bio-interazione) può produrre particelle composite organiche/inorganiche in grado di stimolare il sistema immunitario in modo indesiderato. È impossibile non aggiungere che particelle di dimensioni come quelle individuate nei vaccini potrebbero entrare nei nuclei cellulari interagendo con il DNA stesso”.
Priorix Tetra: è stato poi individuato “DNA genomico contaminante (inteso come residuo di lavorazione) in quantità notevolmente elevate rispetto a quelli riscontrabili in altri vaccini (…), di cui il 78% è DNA genomico umano, il 4% è estratto da cellule embrionali di pollo e il 14% da virus della varicella”
Oltre allo studio pubblicato da Montanari e Gatti evidenziamo anche le analisi su vari lotti di vaccini commissionate dall’associazione Corvelva, con il sostegno dell’Ordine Nazionale dei Biologi, in cui sono emerse diverse criticità tra le quali: antigeni mancanti, presenza di molecole appartenenti alla categoria delle tossine e molteplici contaminazioni chimiche.
In riferimento al Priorix Tetra, vaccino antimorbillo, parotite, rosolia e varicella, sono state riscontrate “varianti genetiche degli antigeni rispetto all’antigene dichiarato nella scheda tecnica: il genoma del virus della varicella contenuto nel vaccino ha mostrato quattro mutazioni (…); il genoma del virus della parotite contenuto nel vaccino ha mostrato una mutazione”.
È stato poi individuato “DNA genomico contaminante (inteso come residuo di lavorazione) in quantità notevolmente elevate rispetto a quelli riscontrabili in altri vaccini (…), di cui il 78% è DNA genomico umano, il 4% è estratto da cellule embrionali di pollo e il 14% da virus della varicella”. Le analisi, secondo Corvelva, hanno anche evidenziato l’”assenza dell’antigene (RNA) della rosolia”, che invece dovrebbe essere presente.
“nell’Infanrix hexa ci aspettavamo di trovare i tre tossoidi e gli altri antigeni non modificati dai trattamenti con formaldeide e glutaraldeide, separabili tra loro e digeribili dall’enzima specifico per le proteine (tripsina). È stato invece trovato un vero e proprio polimero, insolubile e indigeribile, costituito dall’insieme degli antigeni legati chimicamente tra loro. Questa macromolecola non è stata riconosciuta dalle banche dati delle proteine, quindi, di fatto, risulta essere un composto solido di struttura chimica sconosciuta”
E veniamo all’Infanrix hexa, esavalente pediatrico per difterite, tetano, pertosse, epatite B, poliomielite e Haemophilus influenzae b. Nell’esposto si legge che è stata riscontrata “assenza (o presenza dubbia) degli antigeni virali della poliomielite”. Oltre alle prime analisi, Corvelva ha commissionato ulteriori indagini chimiche e metagenomiche in cui sono emersi ulteriori dati preoccupanti sulle contaminazioni e sulla natura di questi prodotti.
“Per esempio”, spiegano gli scienziati coinvolti nello studio, “nell’Infanrix hexa ci aspettavamo di trovare i tre tossoidi e gli altri antigeni non modificati dai trattamenti con formaldeide e glutaraldeide, separabili tra loro e digeribili dall’enzima specifico per le proteine (tripsina). È stato invece trovato un vero e proprio polimero, insolubile e indigeribile, costituito dall’insieme degli antigeni legati chimicamente tra loro. Questa macromolecola non è stata riconosciuta dalle banche dati delle proteine, quindi, di fatto, risulta essere un composto solido di struttura chimica sconosciuta. Oppure ancora, nel Priorix Tetra sono state individuate tracce associabili a diversi antibiotici, a diserbanti, erbicidi, acaricidi e metaboliti della morfina. Insomma, riteniamo sia assolutamente necessario che le autorità sanitarie e la magistratura vadano a fondo della questione senza nascondere la testa sotto la sabbia”.
Esaurendo in questa breve sintesi le tematiche fisiche e chimiche legate al contenuto assai discutibile di alcuni vaccini (ci siamo soffermati sui più utilizzati dalle AUSL), passiamo ora a evidenziare brevemente un tema per noi fondamentale e cruciale: la presenza nei vaccini di linee cellulari di feti abortiti.
Implicazioni morali ed obiezione di coscienza
Un tema per noi fondamentale e cruciale: la presenza nei vaccini di linee cellulari di feti abortiti
Gli studi resi noti da CDC, (Centers for Disease Control) e l’NCBI, il National Center for Biotechnology Information (Centro Nazionale per le Informazioni Biotecnologiche degli Stati Uniti), parlano apertamente di WALVAX 2 e delle altre linee cellulari che lo hanno preceduto (WI-38, MRC-5, RA 27-3, WI-26 VA4, HEK 293, PER C-6).
In uno degli articoli troviamo detto quanto segue: “Abbiamo sviluppato un nuovo ceppo di cellule diploidi umane, Walvax-2, che abbiamo derivato dal tessuto polmonare di un feto di 3 mesi”.
E ancora: “Abbiamo ottenuto 9 feti attraverso uno screening rigoroso basato su criteri di inclusione accuratamente specificati. Il ceppo di Walvax-2 ha soddisfatto tutti questi criteri e si è rivelata la migliore linea cellulare dopo un’attenta valutazione. Quindi è stato usato per creare un ceppo di cellule diploidi umane. Walvax-2 è stato derivato da un tessuto polmonare fetale, simile a WI-38 e MRC-5, ed è stato ottenuto da un feto femminile di 3 mesi”.
Anche riguardo alla “qualità” del feto, l’NCBI non si fa problemi a descrivere nel dettaglio le modalità di ricerca e di sperimentazione ottenute anche grazie al Dipartimento Ginecologico di Yunnan: “Il materiale fetale è stato fornito dal Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Yunnan, con accordi legali ed etici del donatore. Prima dello studio, abbiamo utilizzato criteri d’inclusione rigorosa e completa per garantire un ceppo di cellule di alta qualità: 1) età gestazionale da 2 a 4 mesi; 2) l’induzione del parto con il metodo del water bagging”.
Nel foglietto illustrativo del quadrivalente Priorix Tetra, la GlaxoSmithKline stessa indica, nella composizione qualitativa e quantitativa del vaccino, la dicitura “coltivato in cellule diploidi umane MRC-5”
Per tornare ai vaccini proposti e offerti dal PNPV, non c’è nemmeno bisogno di affaticarsi in faticose ricerche in quanto, per esempio, nel foglietto illustrativo del quadrivalente Priorix Tetra, la GlaxoSmithKline stessa indica, nella composizione qualitativa e quantitativa del vaccino, la dicitura “coltivato in cellule diploidi umane MRC-5” (vedere immagine sotto):

Senza pretendere di approfondire in questo documento assai contenuto l’orribile e omicida campionario di immoralità che si nascondono dietro a tutte le linee cellulari umane contenute in molti vaccini, ne elenchiamo le due più utilizzate:
La linea WI-38 è stata sviluppata dal tessuto polmonare di una bambina svedese che è stata abortita nel 1962, a circa tre mesi di gestazione, perché “la famiglia aveva troppi bambini”
LINEA CELLULARE WI-38 (Winstar Institute 38, numero ATCC®, CCL-75)
(contenuta in MMRVaxPro come indicato dal bugiardino stesso)
La linea WI-38 è stata sviluppata dal tessuto polmonare di una bambina svedese che è stata abortita nel 1962, a circa tre mesi di gestazione, perché “la famiglia aveva troppi bambini”. Questo feto è stato scelto appositamente dal Dr. Sven Gard per essere utilizzato come coltura per produrre vaccini. Fu preparato e sviluppato da Leonard Hayflick nel 1964 [L. Hayflick, 1965; G. al di et di Sven., 1969] e fu catalogato come biomateriale al registro ATCC numero CCL -75. WI-38 è usato per la preparazione del vaccino storico RA 27/3 contro la rosolia [S.A. Al di et di Plotkin 1965].
È possibile reperire ulteriori informazioni che comprovano la veridicità di tali fatti alla sezione “collezioni di colture“, disponibile sul sito governativo del Ministero della Salute britannico, dalla quale è possibile consultare altre preziose informazioni in merito a descrizione, specie, tessuto, morfologia, metodo di sviluppo, profilo del DNA, sottocolture, cariotipo, prodotti e sostanze utilizzate nella preparazione di questa linea colturale “finalizzata alla preparazione di vaccini destinati ad esseri umani“.
LINEA CELLULARE MRC-5 (Medical Research Council 5, numero ATCC®, CCL-171)
(contenuta in Priorix Tetra come indicato dal bugiardino stesso)
La linea cellulare umana MRC-5, con fibroblasti di polmone umano, proviene da un feto maschio di 14 settimane abortito per “ragioni psichiatriche”
La linea cellulare umana MRC-5, con fibroblasti di polmone umano, proviene da un feto maschio di 14 settimane abortito per “ragioni psichiatriche” da una donna di 27 anni nel Regno Unito. L’aborto è stato intenzionale, non eseguito per scopi di sviluppo del vaccino, ma MRC-5 è stato comunque preparato e sviluppato da J.P. Jacobs nel 1966 [J.P. Al di et di Jacobs 1970]. Anche in questo caso ulteriori informazioni sono accessibili alla voce “collezioni di colture“, disponibile sul sito governativo del Ministero della Salute britannico, dalla quale si apprende che “questa collezione si compone di oltre 1100 linee cellulari provenienti da più di 45 specie diverse e una grande varietà di tessuti“. Alcune varianti di tale linea cellulare rappresentano un derivato clonale del noto SV40, il virus delle scimmie che fu involontariamente trasmesso negli anni ’50 a milioni di persone attraverso i vaccini antipolio di prima generazione.
Posti innanzi ad un fatto morale così grave, che in teologia viene comunemente chiamato “cooperazione al male materiale”, crediamo fermamente che debba essere garantito a noi genitori cattolici il diritto all’obiezione di coscienza
Orbene, posti innanzi ad un fatto morale così grave, che in teologia viene comunemente chiamato “cooperazione al male materiale”, crediamo fermamente che debba essere garantito a noi genitori cattolici il diritto all’obiezione di coscienza. A tal proposito, citiamo di seguito un estratto dal documento “RIFLESSIONI MORALI CIRCA I VACCINI PREPARATI A PARTIRE DA CELLULE PROVENIENTI DA FETI UMANI ABORTITI” pubblicato nel 2005 dalla Pontificia Accademia per la Vita:
“Ai fedeli e ai cittadini di retta coscienza (padri famiglia, medici, ecc.) spetta di opporsi, anche con l’obiezione di coscienza, ai sempre più diffusi attentati contro la vita e alla ‘Cultura della Morte’ che li sostiene. E da questo punto di vista, l’uso di vaccini la cui produzione è collegata all’aborto provocato costituisce almeno una cooperazione materiale passiva mediata remota all’aborto, e una cooperazione materiale passiva immediata alla loro commercializzazione. Inoltre, sul piano culturale, l’uso di tali vaccini contribuisce a creare un consenso sociale generalizzato all’operato delle industrie farmaceutiche che li producono in modo immorale”.
“Ai fedeli e ai cittadini di retta coscienza (padri famiglia, medici, ecc.) spetta di opporsi, anche con l’obiezione di coscienza, ai sempre più diffusi attentati contro la vita e alla ‘Cultura della Morte’ che li sostiene” Pontificia Accademia per la Vita (2005)
“Pertanto, i medici e i padri di famiglia hanno il dovere di ricorrere a vaccini alternativi (se esistenti), esercitando ogni pressione sulle autorità politiche e sui sistemi sanitari affinché altri vaccini senza problemi morali siano disponibili. Essi dovrebbero invocare, se necessario, l’obiezione di coscienza rispetto all’uso di vaccini prodotti mediante ceppi cellulari di origine fetale umana abortiva”.
“Ugualmente dovrebbero opporsi con ogni mezzo (per iscritto, attraverso le diverse associazioni, i mass media, ecc.) ai vaccini che non hanno ancora alternative senza problemi morali, facendo pressione affinché vengano preparati vaccini alternativi non collegati a un aborto di feto umano e chiedendo un controllo legale rigoroso delle industrie farmaceutiche produttrici”.
L’uso di tali vaccini contribuisce a creare un consenso sociale generalizzato all’operato delle industrie farmaceutiche che li producono in modo immorale
Tenendo ben ferma e prioritaria la questione etica, non ci sfugge chiedervi conto persino delle conseguenze in termini di sicurezza che tali aberrazioni farmaceutiche potrebbero avere sull’organismo di un neonato.
Cosa accade dopo avervi iniettato DNA umano combinato con virus?
Studi recenti dimostrano come si possano formare cellule con un DNA virus/cellula-fetale/vaccinato che potrebbero essere riconosciute come estranee scatenando una «risposta autoimmune» nei soggetti che presentano una predisposizione.
Studi recenti dimostrano come si possano formare cellule con un DNA virus/cellula-fetale/vaccinato che potrebbero essere riconosciute come estranee scatenando una «risposta autoimmune» nei soggetti che presentano una predisposizione
Sarà un caso, ma oggi le malattie autoimmuni (oltre un’ottantina, tra cui: diabete tipo-1, artrite reumatoide, lupus, tiroidite, sclerosi, ecc.) sono in crescita esponenziale tra la popolazione infantile e adulta.
Inoculando nel corpo di un neonato di due/tre mesi privo di un sistema immunitario maturo, batteri, virus, metalli pesanti (come alluminio e mercurio), antibiotici, formaldeide si corrono gravissimi rischi: disbiosi intestinali, infiammazioni, tra cui le pericolosissime encefaliti, malattie autoimmuni, allergie, ecc.
Ma cosa succede quando a finire nel sangue sono frammenti di DNA “alieno”?
Esistono studi che dichiarino false le ricerche della Dr.ssa Theresa Deisher, ricercatrice in Fisiologia Cellulare e Molecolare presso la Stanford University, la quale a più riprese ha incolpato i frammenti di DNA fetale umano presenti nei vaccini come una delle cause d’insorgenza dell’autismo correlata alla pratica vaccinale?
Esistono studi che dichiarino false le ricerche della Dr.ssa Theresa Deisher che ha incolpato i frammenti di DNA fetale umano presenti nei vaccini come una delle cause d’insorgenza dell’autismo correlata alla pratica vaccinale?
Allo stesso modo, la Dr.ssa Theresa Deisher incolpa i frammenti di DNA fetale umano presenti nei vaccini come una delle cause d’insorgenza di cancro infantile. Può essere provato che tutto ciò sia falso?
Capite come ogni dettaglio risulti per noi molto importante al fine di avere una chiara e trasparente visione di una tematica così strettamente legata alla morale, alla nostra Fede e alla salute di nostra figlia.
Sicurezza e reazioni avverse
La Dr.ssa Theresa Deisher incolpa i frammenti di DNA fetale umano presenti nei vaccini come una delle cause d’insorgenza di cancro infantile
A proposito di sicurezza, crediamo sia molto interessante farvi pervenire i dati ufficiali richiesti alla Regione dal “Coordinamento Libera Scelta Emilia Romagna” sul tema reazioni avverse e risarcimenti ai sensi della Legge n.210 del 1992 (INDENNIZZO A FAVORE DEI SOGGETTI DANNEGGIATI DA COMPLICANZE DI TIPO IRREVERSIBILE A CAUSA DI VACCINAZIONI OBBLIGATORIE, TRASFUSIONI).
I dati sono stati acquisiti tramite accesso agli atti (FOIA), relativi ai danneggiati ufficialmente riconosciuti in Emilia Romagna secondo la Legge 210/92 e s.m.i. a seguito di complicanze irreversibili dovute alla vaccinazione, esclusi i danni da trasfusioni ed emoderivati, a partire dal trasferimento delle competenze di cui alla Legge 210/92 dal Ministero della Salute alle Regioni (DPCM 26/05/2000), a loro volta trasferite dalla Regione Emilia Romagna alle singole AUSL (LR 18/02/2002, n.2). I dati sono stati elaborati al fine di sintesi e divulgazione:
Capite come ogni dettaglio risulti per noi molto importante al fine di avere una chiara e trasparente visione di una tematica così strettamente legata alla morale, alla nostra Fede e alla salute di nostra figlia.
- Risarcimenti al 31/12/2018: 6 milioni di euro
- 5 decessi confermati
- 44 danneggiati gravi in maniera irreversibile
Evidenziamo come tali dati siano sottostimati rispetto alla realtà dei casi, in quanto non tutte le AUSL hanno risposto alla richiesta di dati.
Nella pagina seguente riportiamo l’elenco dei danneggiati per AUSL di competenza, tipo di vaccino, danno riconosciuto, soggetto in carico o deceduto:
Considerato che oggi si nega pubblicamente senza pudore quanto è già provato e assodato, se non dai dati stessi, da una Legge dello Stato esistente dal 1992 che regola i risarcimenti da danno da vaccinazione (perché mai prevederla se i vaccini sono così sicuri?), a cosa va incontro chi questi danni li sta subendo ora, sulla propria pelle o su quella dei propri figli, in virtù di scelte politiche che erodono i diritti di tutti e che per sopravvivere devono necessariamente negare queste evidenze?


Questo è quanto già riconosciuto dallo Stato ufficialmente: una sottostima di quello che emergerà dopo cause di riconoscimento troppo spesso interminabili e sfiancanti per le famiglie coinvolte.
Il raddoppio negli ultimi due anni sarebbe difficilmente spiegabile senza tirare in ballo l’imposizione obbligatoria di un alto numero di vaccinazioni, coincidente nel 2017 con il picco evidenziato (Legge “Lorenzin”?)
Considerato che oggi si nega pubblicamente senza pudore quanto è già provato e assodato, se non dai dati stessi, da una Legge dello Stato esistente dal 1992 che regola i risarcimenti da danno da vaccinazione (perché mai prevederla se i vaccini sono così sicuri?), a cosa va incontro chi questi danni li sta subendo ora, sulla propria pelle o su quella dei propri figli, in virtù di scelte politiche che erodono i diritti di tutti e che per sopravvivere devono necessariamente negare queste evidenze?
Nel grafico seguente vengono indicate le segnalazioni di eventi avversi in seguito alla somministrazione di farmaci e vaccini, dal 1999 al 2018 in Emilia Romagna.
Il raddoppio negli ultimi due anni sarebbe difficilmente spiegabile senza tirare in ballo l’imposizione obbligatoria di un alto numero di vaccinazioni, coincidente nel 2017 con il picco evidenziato (Legge “Lorenzin”?).
A nostro parere, poco importa che il 67% dei casi censiti gravi sia di carattere transitorio; ricordiamoci sempre che stiamo parlando di vite umane, nella stragrande maggioranza dei casi appena sbocciate tra le braccia dei propri genitori, che le hanno viste nascere sane e che di colpo, a causa di un trattamento sanitario reso obbligatorio da una legge coercitiva dello Stato, vedono i propri figli peggiorare anche gravemente nelle condizioni di salute, spesso senza spiegazioni da parte di chi li dovrebbe assistere nella trasparenza e nell’obiettività

Vogliamo consultare una fonte ancora più attendibile e difficilmente manipolabile?
Consultiamo allora il Rapporto Vaccini 2018 dell’AIFA: Nella tabella 4 a pagina 23 di questo documento è riportato l’andamento delle segnalazioni inserite nel solo 2018 per anno di insorgenza della reazione e per gravità (ovviamente l’indagine è allargata a tutto il territorio nazionale):

Si può notare come ben il 16,5% delle reazioni avverse segnalate nel 2018 siano catalogate come gravi, ben 1202 casi su 7267 totali.
Approfondendo la lettura del documento dell’AIFA e andando, per esempio, ad individuare le reazioni avverse dell’esavalente Infanrix Hexa scopriamo che nel solo 2018 sono state inserite 779 segnalazioni di cui il 16,3% identificate come gravi (127 casi); come atteso in base al calendario vaccinale, la maggior parte delle segnalazioni si riferisce a bambini sotto i due anni di età (85%) e alla somministrazione contemporanea di esavalente e altri vaccini.
Dove c’è un rischio, dove c’è una possibilità di danno, qualsiasi tipo di danno, ci deve essere libertà di scelta
La somministrazione del vaccino Priorix Tetra nel 2018 ha causato ben 1201 segnalazioni di cui il 22% con caratteristiche gravi (264 casi). La quasi totalità delle segnalazioni a seguito di vaccinazione MPRV si riferisce a bambini sotto i 12 anni.
A nostro parere, poco importa che il 67% dei casi censiti gravi sia di carattere transitorio; ricordiamoci sempre che stiamo parlando di vite umane, nella stragrande maggioranza dei casi appena sbocciate tra le braccia dei propri genitori, che le hanno viste nascere sane e che di colpo, a causa di un trattamento sanitario reso obbligatorio da una legge coercitiva dello Stato, vedono i propri figli peggiorare anche gravemente nelle condizioni di salute, spesso senza spiegazioni da parte di chi li dovrebbe assistere nella trasparenza e nell’obiettività. Dove c’è un rischio, dove c’è una possibilità di danno, qualsiasi tipo di danno, ci deve essere libertà di scelta.
“Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero ed informato. Questa persona riceve innanzitutto un’informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente, ritirare il proprio consenso”. Convenzione internazionale sui diritti umani (1997)
Ricordiamo come il 4 aprile 1997, ad Oviedo, fu stipulata una Convenzione internazionale sui diritti umani, particolarmente mirata a salvaguardare il corpo umano e la sua integrità, mettendo al primo posto la persona, come scopo del trattamento medico e non viceversa; l’articolo 5 infatti recita che “un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero ed informato. Questa persona riceve innanzitutto un’informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente, ritirare il proprio consenso”.
In base alle argomentazioni esposte in questa lettera, che coinvolgono soprattutto aspetti morali e religiosi, in mancanza, al momento, di valide alternative eticamente accettabili e prive di zone d’ombra dal punto di vista della sicurezza, noi genitori di G., esercitiamo il nostro diritto a non sottoporre nostra figlia alle vaccinazioni previste da calendario.
In attesa di un Vostro cortese riscontro,
porgiamo Distinti Saluti.
I Genitori
Alessandro Corsini
F.D.G.
Essere genitori
L’AI progettata per gli adulti sta silenziosamente alimentando i giocattoli dei bambini
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Un nuovo rapporto del gruppo statunitense Public Interest Research Group, intitolato «Not for Kids. Found in Toys» (Non adatto ai bambini. Trovato nei giocattoli), avverte che le politiche inadeguate di grandi aziende come OpenAI e Anthropic consentono a potenti tecnologie di chatbot di infiltrarsi in peluche, robot e altri giocattoli progettati per i bambini.
Secondo un nuovo rapporto del Public Interest Research Group (PIRG) Education Fund statunitense, i sistemi di intelligenza artificiale (IA) che le aziende tecnologiche ritengono inadatti ai bambini vengono sempre più integrati nei giocattoli per l’infanzia.
Il rapporto, intitolato «Not for Kids. Found in Toys» (Non adatto ai bambini. Trovato nei giocattoli), avverte che le politiche inadeguate di grandi aziende come OpenAI e Anthropic consentono a potenti tecnologie di chatbot di infiltrarsi in prodotti progettati per i bambini.
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«Basta guardare online per rendersi conto del crescente numero di giocattoli dotati di Intelligenza Artificiale, come peluche parlanti o robot giocattolo, alimentati da chatbot come ChatGPT», si legge in un articolo pubblicato da PIRG insieme al rapporto. «C’è solo un problema: alcune aziende che si occupano di intelligenza artificiale sostengono che questi stessi chatbot non siano adatti ai bambini».
PIRG ha scoperto che è facile stipulare accordi con le principali aziende di Intelligenza Artificiale per accedere alla loro tecnologia e utilizzarla per creare giocattoli, nonostante le aziende stesse affermino di vietare l’uso di tali tecnologie per prodotti destinati ai bambini.
Jason Christoff, ricercatore nel campo della modificazione del comportamento e della psicologia, nonché conduttore del podcast Psychology of Freedom, ha dichiarato a The Defender che i giocattoli dotati di intelligenza artificiale aprono la porta alla programmazione psicologica dei bambini.
«Credo sia importante capire che il cervello di un bambino è molto più facile da influenzare rispetto a quello di un adulto», ha affermato. «I bambini operano a frequenze cerebrali molto diverse, il che li rende più facili da programmare e influenzare».
Secondo Christoff «l‘attività cerebrale unica di un bambino lo rende altamente suggestionabile. Nel corso della storia, tutti i programmi di controllo mentale hanno cercato di sfruttare la suggestionabilità infantile per produrre un prodotto finale più efficace per l’adulto. L’intelligenza artificiale non è organica, è programmata da qualcun altro».
«Chiunque programmi l’IA avrà accesso diretto al cervello di vostro figlio, per quanto riguarda queste applicazioni di chatbot interattive. Dire che è necessaria cautela in questo caso sarebbe un eufemismo».
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Modelli di Intelligenza Artificiale limitati ai bambini, ma che continuano ad alimentare i giocattoli
Molte aziende leader nel settore dell’intelligenza artificiale affermano di vietare ai minori l’utilizzo diretto delle proprie piattaforme chatbot. Alcune limitano l’accesso agli utenti di età superiore ai 13 anni, mentre altre impongono limiti di età ancora più elevati.
«OpenAI, Anthropic e xAI hanno tutti dichiarato pubblicamente che i loro chatbot non sono destinati ai bambini e non consentono agli utenti di età inferiore ai 13 anni di accedere direttamente ai loro modelli. Nemmeno Meta, stando alle sue condizioni d’uso», hanno scritto gli autori del rapporto PIRG.
Google ha regole esplicite contro l’utilizzo dell’API Gemini nei prodotti destinati a utenti di età inferiore ai 18 anni.
Tuttavia, PIRG ha scoperto che queste stesse aziende consentono a sviluppatori esterni di accedere ai loro sistemi di intelligenza artificiale e di integrarli in prodotti di consumo, compresi i giocattoli.
Ad esempio, ChatGPT permette agli sviluppatori di utilizzare i suoi prodotti, tramite la sua API, per creare applicazioni per bambini. Un’API è un insieme di regole e protocolli che consente a due diversi programmi software di comunicare tra loro e scambiarsi dati.
ChatGPT, di proprietà di OpenAI, vieta l’uso della sua API solo nei casi in cui venga utilizzata per creare prodotti che potrebbero «sfruttare, mettere in pericolo o sessualizzare chiunque abbia meno di 18 anni». Tuttavia, sembra anche incoraggiare tali usi offrendo esempi di suggerimenti chiaramente rivolti ai bambini.
PIRG ha scoperto 20 giocattoli dotati di intelligenza artificiale venduti online utilizzando la tecnologia di OpenAI. Tra questi, Bondu, un dinosauro di peluche commercializzato per bambini dai 4 agli 8 anni, e l’orsacchiotto «compagno di conversazione intelligente con intelligenza artificiale» in vendita online su Walmart.
Anche FoloToy, che OpenAI ha dichiarato di aver bandito dopo che una ricerca di PIRG ha scoperto che trattava argomenti sessuali con i bambini e forniva loro istruzioni dettagliate su come accendere un fiammifero, è ancora in commercio.
Ad esempio, sebbene l’API di Google vieti esplicitamente agli sviluppatori di utilizzare l’Intelligenza Artificiale generativa Gemini in prodotti destinati a utenti di età inferiore ai 18 anni, PIRG ha scoperto giocattoli, tra cui un peluche chiamato BubblePal e un piccolo robot chiamato Miko, che utilizzano l’intelligenza artificiale di Google.
Il rapporto di PIRG evidenzia una contraddizione nel modo in cui vengono regolamentati gli strumenti di intelligenza artificiale: la tecnologia può essere considerata inadatta ai bambini sulle piattaforme delle stesse aziende, eppure continua ad alimentare giocattoli progettati per loro.
«Il risultato è un mercato per prodotti di Intelligenza Artificiale per bambini in cui il compito di garantire la sicurezza dei minori è in gran parte affidato a terze parti non verificate», ha scritto PIRG.
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Secondo i ricercatori, le aziende non pongono quasi nessuna domanda.
Per testare la difficoltà di costruire un giocattolo basato sull’intelligenza artificiale, i ricercatori del PIRG hanno tentato di registrarsi come sviluppatori presso diverse importanti aziende del settore.
Secondo quanto affermato, il processo richiedeva un controllo molto limitato.
Si sono registrati usando il nome «PIRG AI Toy Inc» per rendere evidente che potrebbero star progettando prodotti basati sull’intelligenza artificiale per bambini. Quattro delle cinque aziende di intelligenza artificiale — Google, Meta, OpenAI e xAI — «non hanno posto domande di verifica sostanziali, richiedendo solo informazioni di base come un indirizzo email e una carta di credito, e una casella da spuntare per confermare di aver letto le clausole in piccolo», afferma il rapporto.
Solo un’azienda, Anthropic, ha chiesto se gli sviluppatori intendessero creare prodotti per minori.
Secondo i ricercatori, la scarsa supervisione facilita l’integrazione di potenti sistemi di Intelligenza Artificiale in prodotti destinati ai bambini.
Dopo aver ottenuto l’accesso ai modelli, il team di PIRG ha tentato di creare un proprio giocattolo basato sull’Intelligenza Artificiale.
«Una volta ottenuto l’accesso da sviluppatore, abbiamo creato un chatbot che simulava un orsacchiotto di peluche dotato di intelligenza artificiale per bambini su tre delle piattaforme», si legge nel rapporto. «Ognuno ha richiesto meno di 15 minuti».
Hanno aggiunto: «ora è più facile che mai per chiunque creare applicazioni di intelligenza artificiale senza molta esperienza o competenze specializzate, inclusi prodotti per bambini».
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I giocattoli dotati di intelligenza artificiale ascoltano, imparano e plasmano le giovani menti
Nel suo ultimo rapporto sui giocattoli basati sull’Intelligenza Artificiale, PIRG ha osservato che tali giocattoli sollevano anche preoccupazioni in merito alla privacy e all’influenza emotiva.
Molti giocattoli includono microfoni o telecamere che permettono loro di ascoltare le conversazioni dei bambini.
«I giocattoli dotati di intelligenza artificiale registrano le conversazioni dei bambini», hanno scritto i ricercatori del PIRG, sottolineando che alcuni prodotti raccolgono anche dati aggiuntivi, tra cui immagini o informazioni biometriche.
«Come verranno utilizzati in futuro i dati sul comportamento dei bambini come questi? Che tipo di applicazioni potrebbero essere create? Il potenziale di sorveglianza di massa, manipolazione, lavaggio del cervello e distorsione della realtà è inimmaginabile!» ha dichiarato Tim Hinchliffe, direttore di The Sociable, a The Defender.
Anche gli esperti di sviluppo infantile hanno espresso preoccupazioni riguardo agli assistenti virtuali basati sull’Intelligenza Artificiale per i bambini.
«Non sappiamo quali effetti possa avere un amico virtuale basato sull’intelligenza artificiale in tenera età sul benessere sociale a lungo termine di un bambino», ha affermato Kathy Hirsh-Pasek, Ph.D., professoressa di psicologia alla Temple University e ricercatrice senior presso la Brookings Institution.
«Se i giocattoli basati sull’Intelligenza Artificiale vengono ottimizzati per essere coinvolgenti, si rischia di soffocare le relazioni reali nella vita di un bambino, proprio quando ne ha più bisogno», ha aggiunto.
«Oltre a raccogliere enormi quantità di dati sui bambini, inserire chatbot basati sull’intelligenza artificiale nei giocattoli è come avere dei mini robot influencer che sussurrano nelle orecchie dei bambini», ha affermato Hinchliffe. «Non solo li ascoltano, ma conversano con loro, plasmando le loro percezioni e distorcendo la loro realtà».
Secondo alcuni, i bambini sono molto suggestionabili e non sempre possiedono le capacità per distinguere tra giocattoli dotati di intelligenza artificiale e persone reali.
«La mente dei bambini piccoli è come una spugna magica. È predisposta ad attaccarsi», ha spiegato la dottoressa Jenny Radesky, pediatra specializzata in disturbi dello sviluppo e del comportamento, in un parere consultivo di Fairplay del 2025 sui giocattoli con intelligenza artificiale, firmato da circa 80 esperti e 80 organizzazioni.
«Questo rende incredibilmente rischioso dare loro un giocattolo dotato di intelligenza artificiale che percepiranno come senziente, affidabile e parte normale delle relazioni», ha aggiunto.
Rischi nascosti: l’esposizione dei bambini alle radiazioni wireless
I giocattoli dotati di intelligenza artificiale devono connettersi in modalità wireless a Internet per funzionare.
Qualsiasi dispositivo che necessiti di una rete wireless per funzionare emetterà probabilmente livelli dannosi di radiazioni a radiofrequenza (RF), ha affermato Miriam Eckenfels, direttrice del programma sulle radiazioni elettromagnetiche (EMR) e wireless di Children’s Health Defense.
Ha affermato che i bambini sono particolarmente vulnerabili agli effetti nocivi delle radiazioni wireless perché hanno il cranio più sottile, la testa più piccola e un sistema nervoso in via di sviluppo.
Ha aggiunto: «una delle principali raccomandazioni per ridurre l’impatto delle radiazioni a radiofrequenza è quella di tenere le sorgenti a distanza dal corpo. Pertanto, se questa tecnologia è integrata nei giocattoli, è probabile che i bambini li tengano vicini, ci dormano insieme, ci stiano seduti per lunghi periodi di tempo o li tengano vicino alla testa, cosa che sconsigliamo vivamente».
«Sappiamo fin troppo sui pericoli delle radiazioni wireless per poterle sottovalutare».
Eckenfels ha citato una recente ricerca del dottor Paul Héroux, che ha stabilito un collegamento tra le radiazioni elettromagnetiche e il diabete di tipo 2, come uno dei molti gravi effetti sulla salute che i bambini possono subire a causa di tale esposizione.
«Non è certo qualcosa a cui vogliamo che i nostri figli siano esposti 24 ore su 24, 7 giorni su 7. L’integrazione della tecnologia wireless nei giocattoli può avere conseguenze devastanti a lungo termine e dovremmo essere molto cauti al riguardo», ha affermato.
Meta, Google, Anthropic e OpenAI non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento.
Brenda Baletti
Ph.D.
© 6 marzo 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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L’allattamento al seno è meglio del latte artificiale, ma le mamme devono limitare l’esposizione alle sostanze chimiche: studio
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Secondo un nuovo studio, il latte materno delle madri di tutto il mondo contiene un’ampia gamma di sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino, tra cui bisfenoli, sostanze perfluorurate, pesticidi, ritardanti di fiamma e plastificanti, che possono alterare gli ormoni e potenzialmente danneggiare lo sviluppo.
Secondo un nuovo studio, il latte materno delle madri di tutto il mondo contiene un’ampia gamma di sostanze chimiche che interferiscono con il sistema endocrino (IE), come bisfenoli, sostanze perfluorurate, pesticidi, ritardanti di fiamma e plastificanti, che possono alterare gli ormoni e potenzialmente danneggiare lo sviluppo.
I ricercatori sottolineano che il latte umano è ancora l’alimento più raccomandato per i neonati. L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia l’allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita, perché il latte umano protegge i neonati dalle infezioni e apporta benefici per tutta la vita, tra cui un minor rischio di disturbi dell’apprendimento, diabete, obesità e ipertensione.
«I neonati allattati al seno possono essere esposti a miscele di interferenti endocrini attraverso il latte materno, il che può comportare rischi per lo sviluppo precoce della vita, in particolare per lo sviluppo neurologico e la funzionalità tiroidea», ha affermato la ricercatrice principale, la dottoressa Katherine E. Manz, professoressa associata presso il Dipartimento di Scienze della Salute Ambientale presso la Facoltà di Sanità Pubblica dell’Università del Michigan.
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Tuttavia, i benefici generali dell’allattamento al seno per la salute sono ancora evidenti e sostanziali. È importante non scoraggiare l’allattamento al seno, ma piuttosto concentrarsi sulla creazione di ambienti che limitino l’esposizione materna a queste sostanze chimiche, ove possibile.
I risultati evidenziano la necessità di una migliore comprensione e regolamentazione dell’esposizione alle sostanze chimiche che si accumulano nel corpo delle donne e che possono essere trasmesse ai bambini attraverso l’allattamento al seno, un percorso che, secondo gli autori, è stato a lungo trascurato.
La revisione globale di 71 studi sulla lingua inglese, pubblicata il 25 novembre su Current Environmental Health Reports, ha documentato livelli misurabili di sostanze chimiche prodotte dall’industria, note per influenzare gli ormoni coinvolti nella crescita, nello sviluppo del cervello, nel metabolismo e nella funzione immunitaria.
I problemi di salute più comuni legati all’esposizione precoce agli interferenti endocrini presenti nel latte materno sono stati gli effetti sullo sviluppo cerebrale e le alterazioni dei normali livelli di ormone tiroideo, come emerge dalla revisione. Gli impatti negativi più significativi sullo sviluppo cerebrale sono stati legati a livelli più elevati di ritardanti di fiamma e pesticidi.
Ad esempio:
- Una maggiore esposizione ai ritardanti di fiamma polibromurati è stata associata a punteggi più bassi nei test di sviluppo di Bayley , che misurano il pensiero, il movimento e lo sviluppo socio-emotivo nei neonati e nei bambini piccoli.
- Numerosi pesticidi organoclorurati presenti nel latte materno sono stati associati a peggiori risultati cognitivi e linguistici durante l’infanzia, e alcuni di essi sono stati associati a un rischio maggiore di ADHD.
- Secondo l’Infant-Toddler Social and Emotional Assessment, i bambini le cui madri presentavano livelli più elevati di ritardanti di fiamma nel latte materno avevano 3,3 volte più probabilità di avere comportamenti più orientati verso l’esterno (esternalizzanti), come l’impulsività.
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Oltre alla tossicità neuroevolutiva, numerosi studi hanno riscontrato associazioni tra la quantità di sostanze chimiche presenti nel latte materno e i livelli alterati dell’ormone tiroideo, hanno scritto gli autori.
Ad esempio, uno studio ha rilevato un’associazione tra lo squilibrio dell’ormone tiroideo nelle madri e l’accumulo di PBDE (etere di difenile polibromurato), in particolare nel latte materno subito dopo il parto.
Un altro studio ha scoperto che alcuni pesticidi presenti nel latte materno erano associati, nel sangue del cordone ombelicale dei neonati alla nascita, a livelli più bassi di ormone stimolante la tiroide e dell’ormone IGF-1, che svolge un ruolo importante nella crescita infantile.
Gli interferenti endocrini entrano nell’organismo attraverso l’inalazione, l’ingestione o il contatto cutaneo e sono stati precedentemente rilevati nel sangue del cordone ombelicale e nella placenta. Poiché molti interferenti endocrini si accumulano nell’organismo nel tempo, potrebbero passare nel latte materno durante l’allattamento, suggerisce lo studio.
Sebbene le concentrazioni delle sostanze chimiche variassero notevolmente a seconda della regione e del tipo di sostanza chimica, gli scienziati affermano che 13 degli studi hanno riportato che i neonati ingerivano livelli di esposizione agli interferenti endocrini più elevati di quelli raccomandati nel latte materno.
Tuttavia, gli studi non hanno valutato l’assunzione giornaliera in modo coerente, affermano i revisori. Solo due hanno applicato i criteri di sicurezza raccomandati per i neonati. Gli altri hanno stimato l’esposizione nei neonati utilizzando gli stessi limiti di sicurezza degli adulti, aggiustando solo per il peso corporeo del bambino.
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Gli studi hanno dimostrato la presenza di:
- I bisfenoli (come il BPA), utilizzati nei rivestimenti delle lattine per alimenti, nei contenitori di plastica e nelle ricevute termiche, sono stati rilevati in tutto il mondo. Queste sostanze chimiche possono imitare gli ormoni e altri studi hanno collegato l’esposizione precoce al BPA a un aumento del rischio di malattie cardiache, ictus, diabete di tipo 2 e obesità in età adulta.
- I pesticidi organoclorurati, molti dei quali utilizzati in agricoltura e nel controllo dei parassiti e persistenti nel suolo e negli alimenti, sono stati rilevati frequentemente, tra cui 36 diverse sostanze chimiche in 11 studi. Ricerche precedenti hanno collegato l’esposizione a tumori infantili, disturbi neurologici, infertilità, parto prematuro e problemi metabolici e riproduttivi.
- I ritardanti di fiamma polibromurati, utilizzati in schiume per mobili, componenti elettronici e tessuti, e i policlorobifenili (PCB), un tempo utilizzati in apparecchiature elettriche e materiali industriali e ancora presenti nel suolo, nell’acqua e negli alimenti, sono stati rilevati in tutti i 10 studi che li hanno valutati. L’esposizione è stata associata a punteggi più bassi nello sviluppo infantile, a un maggiore rischio di problemi comportamentali e a squilibri ormonali tiroidei.
- Sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (PFAS, o «sostanze chimiche perenni»), utilizzate in pentole antiaderenti, tessuti antimacchia, imballaggi alimentari e processi industriali, sono state comunemente rilevate, tra cui PFOA e PFOS. Lo studio suggerisce che queste sostanze chimiche potrebbero essere più concentrate nel latte materno. L’esposizione è stata associata a cancro, malattie della tiroide, danni al fegato, indebolimento del sistema immunitario e problemi di sviluppo.
- Gli ftalati, comunemente presenti nella plastica, nei prodotti per la cura della persona e negli imballaggi alimentari, sono stati rilevati frequentemente, con metaboliti come MEHP, MiBP e MnBP che sono comparsi in tutti gli studi. Sebbene gli ftalati vengano eliminati rapidamente dall’organismo, sono ampiamente presenti nei beni di consumo. L’esposizione precoce è stata collegata a problemi riproduttivi, malattie metaboliche e problemi dello sviluppo neurologico.
- I parabeni, conservanti comuni utilizzati in lozioni, cosmetici, shampoo e alcuni alimenti confezionati, sono stati identificati in 10 studi, e il metilparabene è presente in tutti. In quanto interferenti endocrini, i parabeni possono essere collegati a problemi riproduttivi, cancro al seno, obesità e disturbi della tiroide.
- Gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), un tipo di inquinante atmosferico prodotto dalla combustione di combustibili fossili, dai gas di scarico del traffico, dal fumo di tabacco e dalle emissioni industriali, sono stati rilevati frequentemente. L’esposizione agli IPA è stata associata a problemi metabolici, respiratori, riproduttivi e dello sviluppo.
Nonostante queste associazioni, i ricercatori affermano che la concentrazione delle sostanze chimiche rilevate negli studi in un dato momento non determina da sola il rischio. Molte si accumulano nell’organismo nel tempo.
Inoltre, le soglie di sicurezza variano a livello internazionale e spesso non sono progettate specificamente per i neonati, osservano i ricercatori. Alcuni studi hanno stimato l’esposizione infantile al di sopra dei limiti raccomandati, mentre altri hanno riscontrato livelli inferiori.
Le differenze da regione a regione potrebbero essere dovute a normative in continua evoluzione, differenze nell’attività industriale, contaminazione ambientale, occupazione e variazioni naturali nella composizione del latte durante l’allattamento, osservano gli autori. Pochi studi monitorano i neonati nel tempo e i metodi di raccolta dati mancano di coerenza, complicando i confronti.
Secondo gli autori, un campionamento standardizzato e una maggiore quantità di dati provenienti da popolazioni diverse potrebbero aiutare gli scienziati a comprendere meglio in che modo l’esposizione a sostanze chimiche durante l’infanzia possa influenzare la salute a lungo termine.
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Per comprendere veramente i rischi a cui sono esposti i neonati allattati al seno, sostengono che sia essenziale sapere come le sostanze chimiche passano nel latte materno e come il livello di esposizione della madre influisce sulla quantità di interferenti endocrini nel suo latte.
«Negli studi futuri, bisognerebbe concentrarsi sul miglioramento delle tecniche di rilevamento, sull’integrazione di misure di controllo della qualità e sulla valutazione dell’esposizione agli interferenti endocrini in più matrici biologiche nel tempo, per ottenere stime di esposizione più precise nei neonati allattati al seno», hanno affermato.
«Inoltre, sono necessari dati più solidi per caratterizzare i livelli di EDC sia in base alla popolazione che alla regione e per chiarire le loro associazioni con esiti negativi sulla salute, al fine di formulare raccomandazioni più complete sull’allattamento».
Per ridurre l’esposizione agli interferenti endocrini, preferire alimenti freschi a quelli confezionati. Scegliere prodotti per la cura della persona che riportino sull’etichetta la dicitura «senza ftalati». Inoltre, filtrare l’acqua potabile, pulire regolarmente con un aspirapolvere con filtro HEPA o utilizzare un purificatore d’aria ed evitare l’uso di pesticidi non necessari in casa.
Pamela Ferdinand
Pubblicato originariamente da US Right to Know.
Pamela Ferdinand è una giornalista pluripremiata ed ex borsista del Massachusetts Institute of Technology Knight Science Journalism, che si occupa dei determinanti commerciali della salute pubblica.
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Immagine di Anton Nosik via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported
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