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Essere genitori

Nilde Iotti, Cicciolina, la famiglia. Da Togliatti al “caso Bibbiano”

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Ho letto che sulla TV nazionale è andato in onda in settimana un tele-santino su Nilde Iotti. Che il PD avesse voglia di fare una bella fiction agiografica sulla giunonica, eterna dama del PCI, lo capiamo; che l’alleato a 5 stelle sentisse l’esigenza di spendere qualche milione per ricordare eroicamente una che in parlamento ci è stata 53 anni filati – altro che casta! – lo capiamo meno.

 

La Iotti fu lungamente Presidente della Camera: l’hanno seguita Scalfaro, la Pivetti, Pierferdi Casini, Fico. Insomma, sulla terza carica dello Stato forse c’è da fare qualche riflessione.

Palmiro Togliatti e la sua compagna Nilde Iotti

 

I commentatori di destra si sono scaldati. Hanno ricordato che per far posto alla Iotti il Migliore mandò a Mosca la vera moglie Rita «Marisa» Montagnana e il figlio schizofrenico e a tratti autistico – e capite che Mosca, specie all’epoca, non aveva i manicomi migliori del mondo, anzi vi ci mettevano, oltre che gli psicotici, i dissidenti – per piegarne la psiche con l’orrore dell’internamento. La Montagnana era una combattente vera, che aveva partecipato anche alla Guerra Civile spagnuola. Mentre fino agli ultimi anni della guerra Nilde aveva la tessera del Partito Nazionale Fascista.

 

Qualcuno ha ricordato che Nilde aveva quasi trent’anni (27 per l’esattezza) meno di Palmiro. Mutatis mutandis, una situazione che oggi, quando vediamo il vecchio imprenditore abbiente con la ragazza molto più giovane, porterebbe a sussurri malevoli sulla cosiddetta «moglie-trofeo».

 

Francobollo sovietico che celebra il compagno Tol’jatti

Si è rammentato che i due amanti brindarono quando i carri armati sovietici entrarono a Budapest nel 1956 per schiacciare quella che Togliatti chiamava «reazione clerico-fascista». E poi: gli elogi sperticati a Stalin (del resto, ben premiati: sul Volga ancora oggi vi è una città che si chiama come l’amante della Iotti, Tolyatti che qualcuno da noi chiama erroneamente «Togliattigrad»), il rifiuto di aiutare i soldati italiani prigionieri nei campi di concentramento sovietici («il sacrificio dei soldati dell’ ARMIR nei lager di Stalin è un antidoto al fascismo», scriveva in una lettera, aggiungendo beffardo che «sono umanitario quanto può esserlo una dama della Croce rossa»). E via dicendo: il catalogo delle mostruosità politiche del Migliore è denso assai.

 

Tuttavia non è la cifra di politica, gossip e geopolitica (il gossip spesso è sia politica che geopolitica) che mi interessa qui discutere. Vorrei qui abbozzare una riflessione diversa, che riguarda la famiglia.

 

 

Togliatti ed Engels contro la famiglia

Perché se Togliatti è stato il padre del moderno PCI, cioè la radice del PD, è importante cercare di capire come egli intendesse la famiglia.

 

Qui il discorso si fa ambiguo: perché tutti sapevano della situazione scabrosa che viveva il fiduciario di Stalin in Italia – che consumava con l’onorevole concubina addirittura in una garçonniere all’ultimo piano della sede del partito in via Botteghe Oscure; per lo più, da quel che mi par di capire, la linea del partito era però opposta. Il cittadino comunista doveva esprimere morigeratezza, avere una vita famigliare lineare, persino sposandosi, quando possibile, in Chiesa.

Un tempo il cittadino comunista doveva esprimere morigeratezza, avere una vita famigliare lineare, persino sposandosi, quando possibile, in Chiesa

 

La devianza, all’epoca non era ammessa. Di qui l’ostracismo riservato a Pier Paolo Pasolini, che oltre che omosessuale era sospettato di pedofilia, visto che già nel 1949 subì in Friuli un processo con l’imputazione di atti osceni in luogo pubblico e di corruzione di minore.

 

L’ideale famigliare comunista, quantomeno agli inizi, era, insomma, borghese: sicuramente, era una tattica del tipo Invasione degli Ultracorpi: conquisteremo il mondo avanzando impercettibilmente nella normalità.

 

Tuttavia, oltre che negli amori nel sottotetto di Botteghe Oscure, qualcos’altro di poco famigliare era innestato nei gangli più interiori del partito.

 

Perché il Comunismo, e quindi anche il Comunismo italiano, deriva dal Manifesto del Partito Comunista. Il quale non è stato solo scritto da Carlo Marx, ma anche da Federico Engels. È naturale quindi che in ambito PCI militanti ed elettori forse qualche pagina del dimenticato Engels se la siano letta.

 Federico Engels

 

Per esempio potrebbero essersi imbattuti ne L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato (1984). Dove l’amore per l’istituto della famiglia, quello previsto dalla «Costituzione più bella del mondo» non era esattamente percettibile.

 

«La moderna famiglia singola è fondata sulla schiavitù domestica della donna, aperta o mascherata, e la società moderna è una massa composta nella sua struttura molecolare da un complesso di famiglie singole» scrive Engels.

«La moderna famiglia singola è fondata sulla schiavitù domestica della donna, aperta o mascherata, e la società moderna è una massa composta nella sua struttura molecolare da un complesso di famiglie singole» scrive Engels.

 

«L’emancipazione della donna ha come prima condizione preliminare la reintroduzione dell’intero sesso femminile nella pubblica industria, e che ciò richiede a sua volta l’eliminazione della famiglia monogamica in quanto unità economica della società».

 

In nuce, c’è moltissimo di quello che poi sarebbe accaduto nel XX e nel XXI secolo: il gender come lotta contro la struttura dei sessi, la propulsione verso la promiscuità, la rivolta contro il patriarcato (quella di cui parlano certi indagati nel «caso di Bibbiano»), il femminismo vero e proprio.

 

Sopra ogni cosa: è ben visibile il programma di distruzione della famiglia.

Aldo Togliatti, figlio di Palmiro, schizofrenia con spunti autistici, mandato a Mosca e poi morto in una casa di cura

 

Togliatti, più che marxista, era engelsiano: le sue donne lavoravano (come agenti comuniste o come deputate); la monogamia l’aveva sepolta da mo’; aveva scomposto la molecola della sua famiglia al punto da abbandonare suo figlio pazzo in un altro continente. (Per la cronaca, Aldo Togliatti è morto a Modena 8 anni fa a Villa Igea, un manicomio di Modena, nella regione dove le «via Togliatti» abbondano, nel Paese la cui TV di Stato dedica uno sceneggiato all’amante del padre).

 

«L’emancipazione della donna ha come prima condizione preliminare la reintroduzione dell’intero sesso femminile nella pubblica industria, e che ciò richiede a sua volta l’eliminazione della famiglia monogamica in quanto unità economica della società» Friedrich Engels

Palmiro Togliatti emancipò così tanto la donna da far abortire Nilde, che qualcuno dice invece volesse tenere il bambino. Il piccolo fu invece  sacrificato all’altare della ragion politica.

 

Ad eseguire il feticidio fu il medico personale di Togliatti, Mario Spallone, dentro alla sua Villa Gina, dove prima della legge 194 già aveva praticato centinaia di aborti «come missione politica… Era un servizio sociale».

 

Feticidi di massa nello Stato parallelo comunista. Non che gli avversari democristiani prendessero sul serio questi omicidi seriali, all’epoca illegali: Alberto Sordi, si dice, ispirerà il suo Dottor Guido Tersilli proprio a Spallone.

 

Famiglia, psichiatria e PCI

Dinanzi allo scandalo di Bibbiano, in attesa di processo e sentenze che acclarino i fatti, mi sono chiesto ripetutamente se vi fosse, all’interno della linea ideologica che va dal PCI al PD, non solo un pensiero definito riguardo l’istituto familiare, ma, più materialmente, una vera e propria linea psichiatrica che la definisse concettualmente.

Esiste, all’interno della linea ideologica che va dal PCI al PD,  un pensiero definito riguardo l’istituto familiare e una sua tradizione psichiatrica?

 

È stato immerso nella politica, tramite la moglie Franca Ongaro eletta senatrice tra le fila del PCI con Sinistra Indipendente, il celebratissimo Franco Basaglia, lo psichiatra che dovremmo ringraziare per la legge sua omonima che prevedeva la chiusura dei manicomi. Lo psichiatra, ça va sans dire, ha avuto anche lui qualche anno addietro la sua mini-serie agiografica a spese del contribuente, C’era una volta la città dei matti, con protagonista  Fabrizio Gifuni, cioè il figlio dell’ex ministro ed ex Segretario Generale della Presidenza della Repubblica Gaetano Gifuni. È proprio il caso di dire: sono fiction di Stato.

 

Basaglia era il fronte italiano di una «scuola» internazionale di medici dell’epoca che prese il nome di «antipsichiatria» per la quale la famiglia era una istituzione di violenza, vera responsabile delle malattie mentali

Il dottor Basaglia era il fronte italiano di una «scuola» internazionale di medici dell’epoca che prese il nome di «antipsichiatria». Per gli antipsichiatri (Ronald Laing, David Cooper, Thomas Szasz) la famiglia era una istituzione di violenza, vera responsabile delle malattie mentali: i testi dell’Antipsichiatria sono talvolta chiari già dal titolo, come nel caso di Normalità e follia nella famiglia di Laing e La famiglia che uccide di Morton Schatzman. La famiglia era, per usare i loro termini, «schizogena»: la schizofrenia veniva dalla vita con mamma e papà e fratelli.

 

Scriveva Basaglia mostrando tutto il fondo marxista (lotta di classe, vittime della sopraffazione, etc.) del suo sentire: «l’unica possibilità che ci resti è di conservare il legame del malato con la sua storia – che è sempre storia di sopraffazioni e di violenze – mantenendo chiaro da dove provenga la sopraffazione e la violenza».

Franco Basaglia. Sua moglie fu eletta in Parlamento nelle liste di Sinistra Indipendente

 

Completa il suo pensiero un ulteriore papavero dell’antipsichiatria italiana, Giovanni Jervis nel suo Manuale critico di psichiatria, dove alle pagine 84-85 è proclamato:  

«La famiglia nucleare è la macchina che costantemente fabbrica e riproduce forza-lavoro, sudditi consumatori, carne da cannone, strutture di ubbidienza al potere; e anche nuovi individui condizionati in modo tale da ricostituire nuove coppie stabili, procreare altri figli, ricreare altre famiglie, e così perpetuare il ciclo».

 

«La famiglia nucleare è la macchina che costantemente fabbrica e riproduce forza-lavoro, sudditi consumatori, carne da cannone, strutture di ubbidienza al potere; e anche nuovi individui condizionati in modo tale da ricostituire nuove coppie stabili, procreare altri figli, ricreare altre famiglie, e così perpetuare il ciclo» Giovanni Jervis

Jervis, che aveva letto assiduamente la triade Marx-Lenin-Mao Zedong, era figlio di un direttore all’Olivetti, un partigiano decorato: vera aristocrazia goscista. Ma la famiglia non gli piaceva lo stesso:

 

«Gran parte dei disturbi mentali nascono proprio da queste contraddizioni; la famiglia contemporanea, nel momento stesso in cui comincia a non funzionare più, continua a fabbricare e condizionare dei bambini che le si rivolteranno contro, o che non riuscendo a rivoltarsi diventeranno nevrotici o psicotici; oppure cittadini conformisti, soddisfatti della loro mortale ubbidienza, mediocrità e normalità».

 

Se non si distrugge la famiglia, dicono gli psichiatri di sinistra, avremo una società di psicotici, oppure, ancora, peggio di lettori di Repubblica – anzi no, scusate, di «cittadini conformisti» e mediocri, si diceva.

 

Questa cosa della famiglia violenta è rimasta negli anni. Chi scrive ricorda gli annunci ripetuti all’altoparlante ad una Festa di Rifondazione Comunista nei primi anni 2000, dove l’imbonitrice megafonata raccomandava al pubblico di sciamare verso la conferenza che stava per iniziare la conferenza «Da Cogne a Novi Ligure: la famiglia è posto pericoloso». Chiaro, due casi ravvicinati, tremendi, offrivano il destro alla teoria della famiglia come «istituto di violenza».

Se non si distrugge la famiglia, dicono gli psichiatri di sinistra, avremo una società di psicotici, oppure, ancora, peggio di «cittadini conformisti» e mediocri

 

Dal 2006-2008 viene eletto in parlamento per il Partito dei Comunisti Italiani il professor Luigi Cancrini. In una intervista di qualche mese fa, riporta una lettera di un avvocato a Il Foglio, «il professor Cancrini difende [Claudio] Foti “che ha grandi meriti” e a cui secondo lui può semmai essere addebitato “un entusiasmo da lavoro” e un eccesso di sensibilità agli “accenni del bambino”».

 

Abbiamo appreso dal reportage di La7 sul «caso Bibbiano» che Cancrini starebbe scrivendo ora un libro con Foti.

 

Cicciolina trova Togliatti

Il boccaccesco peccato di adulterio Togliatti-Iotti, segreto di Pulcinella della Repubblica semicomunista italiana, divenne acqua fresca con il 1968 e l’avvento della cosiddetta «liberazione sessuale», cioè quando la promiscuità e la devianza divennero parte integranti delle lotte della sinistra.

 

Con il 1968 e l’avvento della cosiddetta «liberazione sessuale», cioè quando la promiscuità e la devianza divennero parte integranti delle lotte della sinistra

Tuttavia nemmeno quei ragazzi che nel PCI si erano spesi per il «libero amore» e per i poveri «compagni omosessuali oppressi» riuscirono nel capolavoro di Pannella, cui va riconosciuto un primato mondiale: aver lanciato materialmente il seme della pornocrazia.

 

Tra le fila del Partito Radicale, Giacinto detto Marco Pannella riesce nell’impresa di far eleggere Elena Anna detta Ilona Staller, meglio conosciuta con il nome d’arte di Cicciolina.

 

Si tratterebbe altresì di un bingo anche per i servizi dell’Ungheria comunista (quella dei tank applauditi da Togliatti, sì), che sarebbero quindi riusciti ad inserire un loro asset a rivelarlo è stata da subito proprio lei – sin dentro ad una carica elettiva.

Ilona Staller in Parlamento

 

L’elezione di una attrice pornografica in Parlamento irritò non poche le sue stesse compagne di partito: i radicali erano pieni di femministe oltranziste, come Emma Bonino, che andavano in cortocircuito a vedere, e a sentire, quello che la Staller aveva da offrire. Ricordandoci, inoltre, che la pornoattrice deputata ebbe come presidente della camera proprio Nilde Iotti

 

Cicciolina rappresentò il superamento definitivo dell’«immoralismo comunista». I comunisti, che credevano di aver il monopolio del progresso sociale (e quindi: del suo lancio verso la promiscuità, come per esempio con il divorzio) erano stati surclassati, e il progetto di «liberazione» dei costumi cominciavi a rivelarsi per quel che era: dissoluzione, decadenza. Cosa borghesissima.

 

Cicciolina rappresentò il superamento definitivo dell’«immoralismo comunista». I comunisti, che credevano di aver il monopolio del progresso sociale  erano stati surclassati, e il progetto di «liberazione» dei costumi cominciavi a rivelarsi per quel che era: dissoluzione, decadenza

La vita della Staller continuò anche dopo la politica. Ilona conobbe uno degli artisti più pagati della Terra, l’americano Jeff Koons. Questi impazzì per lei, al punto che alla Biennale di Venezia di inizio anni Novanta consegno gigantesche riproduzioni pornografiche dei due che copulavano nel modo più volgare possibile («Made In Heaven», «Illona’s Asshole», «Illona’s House Ejaculation»; a ispirare gli scatti pare fosse Riccardo Schicchi, il noto pigmalione di Cicciolina, ora deceduto). Qualcuno entrò alla Biennale e sfigurò con un taglierino l’«opera»: Koons ne fu contento. Si sposarono, le immagini dei due sposini che si baciavano avidamente con la lingua finirono perfino in un video degli U2, Even better than the real thing.

 

Il rapporto tra Koons e Cicciolina andò in crisi. «Quella donna è una prostituta incapace di educare nostro figlio»; «Quell’uomo è disonesto, è diventato miliardario vendendo i nostri amplessi». Il problema fu che nel frattempo i due avevano avuto un figlio, Ludwig. Il bambino fu oggetto di una asperrima contesa tra USA, patria del padre, e Italia, patria della madre.

 

È qui che, stranamente, salta fuori di nuovo il nome Togliatti.

 

Nel 1996 Il tribunale affida una consulenza tecnico-psichiatrica per stabilire chi tra Ilona Staller ed il suo ex marito Jeff Lynn Koons è il genitore più idoneo per ottenere l’affidamento definitivo del figlio nato tre anni prima. La scelta ricade su una docente di psicologia della Sapienza, Marisa Malagoli Togliatti: si tratta della figlia di Nilde Iotti e Palmiro Togliatti, adottata dalla coppia dopo che il padre operaio era morto nell’eccidio delle Fonderie Riunite di Modena, quando la polizia sparò contro i lavoratori in sciopero (1950).

 

Il primo round Cicciolina lo perde malamente.

Scrisse Repubblica: «La “bocciatura” al suo modo di essere madre era stata decisa da due donne, il giudice istruttore Aida Campolongo e la neuropsichiatra infantile Marisa Malagoli Togliatti, figlia adottiva di Palmiro Togliatti e dell’ex presidente della Camera Nilde Iotti. Nella sua relazione al tribunale, la dottoressa Togliatti aveva scritto che Ilona Staller era una madre incapace di esercitare la dovuta funzione educativa: troppo permissiva, con un rapporto con il bambino “ribaltato” e basato su elementi “simbiotici e regressivi”».

 

«Inoltre Ludwig, secondo il Tribunale, aveva molte difficoltà linguistiche: poco inglese, pochissimo italiano, “visto che in due anni aveva avuto otto baby sitter, tutte ungheresi”».

 

«Come ultimo punto il Tribunale aveva anche accennato alle “continue assenze” della madre, e la sentenza aveva completamente ignorato sia l’ex professione di porno star della Staller sia il contenuto delle opere di Koons, nemmeno quelle che hanno per soggetto Cicciolina».

Pannella e Cicciolina nel 1987

 

Sono giudizi che colpiscono: si può togliere un bambino ad una madre perché troppo permissiva? Forse sì, ce lo chiediamo perché non conosciamo i dettagli, ma la memoria torna a quando l’ex ministro Fontana, sull’onda dell’emozione del «caso Bibbiano», accennò in TV di un caso in Veneto in cui madre e figlio furono separati per il troppo amore di lei.

 

La questione delle difficoltà linguistiche lascia pure perplessi: quanti sono i bambini stranieri in questo Paese, specie appartenenti a stranieri di classe agiata o a militari (i soldati USA…) che non sanno dire una parola di italiano? Una retata ad una qualsiasi scuola statunitense– dove usualmente vengono iscritti i figli della world class di passaggio anche da noi – sul nostro territorio porterebbe quanti casi di allontanamento? E poi ancora, se una madre vuole insegnare la propria madrelingua al figlio, non ne ha il diritto?

 

Le vicende descritte nel «caso Bibbiano» pure talvolta abbonderebbero, secondo le carte degli inquirenti, di motivazioni futili o, come ha scritto Panorama, «strani pretesti».

 

Restiamo ancora più basiti,  ma non sappiamo se abbiamo capito bene, dinanzi al fatto che la sentenza non teneva in conto il particolare «lavoro della madre».

La pornografia è compatibile con il crescere un bambino? A fine giugno qualche giornale battè la notizia per cui i bambini sarebbero stati dati anche a titolari di sexy shop

 

Dobbiamo dire che in molti possono avere una certa curiosità sociologica sul tema: come cresce il figlio di una pornoattrice? Freud insegnava il trauma, la «scena primaria», del vedere i propri genitori accoppiarsi. Come può crescere una psiche bombardata da immagini pornografiche della propria mamma? Molte persone usano questa immagini per far scendere l’eccitazione. Perché si tratta di uno sfiorare l’ultimo tabù, e in rapporto ad una cosa simile, sono molti, anche tra i più accaniti difensori della sovranità famigliare massima che vacillerebbero: forse agli attori porno la patria potestà va tolta… specie ora che la pornografia pare, appunto, evolvere sempre più verso il tabù dell’incesto.

 

Niente di tutto questo: i problemi sono quelli sopraelencati. Bambino troppo attaccato alla madre. Troppe baby sitter. Non parla italiano. Madre che si assenta.

 

Ce lo chiediamo ancora: possibile che la sentenza non considerasse l’attività pornografica del genitore come un motivo per allontanare il minore? Possibile che non si fosse calcato anche o solo su questo?

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Stiamo solo ponendo delle domande a causa del cosiddetto Elephant in the room. La pornografia è compatibile con il crescere un bambino? È così che torna alla mente che a fine giugno qualche giornale battè la notizia per cui i bambini sarebbero stati dati, oltre che a persone con problematiche psichiche o con figli suicidi, anche a titolari di sexy shop.

 

È un mondo un po’ alla rovescia, dove però qualcosa torna.

 

Le Erinni e il matriarcato

Ecco la narrazione di 5000 anni di oppressione patriarcale, un’oppressione molto più longeva di quella del proletariato di Marx schiacciato dal crudele padrone; un’oppressione che chiama una rivoluzione per scardinare nientemeno che l’intero assetto dell’umanità così come la conosciamo

«L’odio della cultura patriarcale verso le donne accompagna ed esalta la necessità maschile di oggettivare e disumanizzare la donna per poterla dominare e possedere. La logica di potere è coerente: è necessario attaccare la dimensione soggettiva della donna, la sua libertà espressiva, la sua capacità d’iniziativa per poterla controllare meglio come si controlla un oggetto privo di vita. La finalità della cultura patriarcale è quella di poter acquisire la donna, di appropriarsene, di potersela “fare” con sicurezza, con continuità, con il massimo di piacere oggettivante» sono parole fortissime. Una condanna senza appello della nostra società, un discorso quasi apocalittico. Le ha scritte Claudio Foti, che ad un mese dallo scoppio del «caso Bibbiano» è stato pure indagato, scrissero i giornali, per maltrattamenti a moglie e figli. Come vale per tutti i casi e tutti gli indagati, le accuse vanno provate: aspettiamo i processi e le sentenze.

 

Tuttavia ci è difficile non ricollegarle a quelle di Friedrich Engels riportate più sopra in questo articolo, quando il pensatore comunista tedesco di due secoli fa parlava con sicurezza di «schiavitù domestica della donna».

 

Nel libro citato, L’origine della Famiglia, Engels va più in profondità, e tratteggia – servendosi di un’analisi dell’Orestea di Eschilo – una sorta di storia esoterica della sconfitta del Matriarcato per mano del Patriarcato, sulla scorta degli studi di Johann Jakob Bachofen, un autore poi abbracciato dalla destra più oscura.

Gratta la superficie di una cultura che rifiuta Dio e la morale, il sacrificio e il Logos, e ci trovi una storia oscura, una volontà di ribaltare completamente l’ordine del creato, e ci trovi, sempre, alla fine, un abisso mostruoso, furioso, dove la morale può capovolgersi

 

«Il diritto patriarcale ha riportato la vittoria sul diritto matriarcale – scrive Engels – Gli “dei di nuova stirpe”, come sono chiamati dalle stesse Erinni, vincono le Erinni e queste alla fine si lasciano indurre ad assumere un nuovo ufficio a servizio del nuovo ordine». Le Erinni, le Furie nella mitologia romana chiamate Dire da Virgilio, altro non sono se non mitiche personalizzazioni femminili della vendetta.

 

E proprio un aggettivo usato dal PM del «caso Bibbiano» Valentina Salvi pare riecheggiare questo motivo. Riguardo ad una indagata nota per le sue battaglie LGBT, scrive nelle carte dell’inchiesta che  «sono state la sua stessa condizione personale e le sue profonde convinzioni ad averla portata a sostenere con erinnica perseveranza la “causa” dell’abuso da dimostrarsi ‘ad ogni costo’».

 

Erinnica. La stessa che, proprio come in una letterale esecuzione del pensiero Engelsiano, in una intervista del 2016 lamentava che «in questo Paese è ancora troppo forte l’idea della famiglia patriarcale pa­drona dei figli». Ci è parso di sentire sul reportage TV di La7 una registrazione in cui la stessa operatrice del Servizio Sociale dava una data d’inizio dell’oppressione del patriarcato sul mondo: 5000 anni fa. Un’oppressione plurimillenaria, molto più longeva di quella del proletariato di Marx schiacciato dal crudele padrone; una rivoluzione che scardina l’intero assetto dell’umanità. Niente di meno.

Oreste inseguito dalle Erinni di William-Adolphe Bouguereau (1862)

 

Si tratta di un’altra narrazione. Molto, molto lontana da quel progressismo emiliano-romagnolo fatto di tavole imbandite alla Festa dell’Unità, gite in Riviera, spesa alla COOP. Gratta la superficie di una cultura che rifiuta Dio e la morale, il sacrificio e il Logos, e ci trovi tutt’altro. Ci trovi una storia oscura, una volontà di ribaltare completamente l’ordine del creato, e ci trovi, sempre, alla fine, un abisso furioso, dove la morale può capovolgersi.

 

Gratti Marx ci trovi Engels.

Gratti Palmiro Togliatti e ci potresti trovare i possibili «casi Bibbiano». Con «erinnica perserveranza».

 

Roberto Dal Bosco

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Bioetica

Nuovo libro per bambini insegna ai bambini di 5 anni che l’aborto è un «superpotere»

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Amelia Bonow, fondatrice del movimento social Shout Your Abortion («grida il tuo aborto») e tra le attiviste pro-aborto più note negli Stati Uniti, ha pubblicato un libro per bambini intitolato Abortion is Everything («L’aborto è tutto»), destinato a lettori dai 5 agli 8 anni. Lo riporta LifeSite.

 

Annunciato sui canali ufficiali di Shout Your Abortion, il volume – scritto insieme a Rachel Kessler e illustrato da Emily Nokes – presenta l’aborto in termini esclusivamente positivi e accessibili, definendolo un «superpotere unicamente umano»: la capacità di «immaginare il futuro e fare scelte che ci portino alla vita che desideriamo».

 

Nei post promozionali su Instagram e altri social si legge: «Genitori, educatori e operatori sanitari cercavano da tempo uno strumento per parlare ai bambini dell’aborto, soprattutto con tutto il rumore politico che lo circonda». Il libro, spiegano, «parla direttamente ai bambini di cos’è l’aborto, di come ci si sente e del perché lo si sceglie», omettendo completamente che l’aborto termina la vita di un essere umano.

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Un post descrive l’aborto come «uno strumento che permette agli esseri umani di plasmare il proprio destino e che ha plasmato il mondo intero che ci circonda». Il messaggio si chiude affermando che il libro serve a «riscrivere fin dalle basi i nostri copioni culturali sull’aborto».

 

I commenti sotto i post sono entusiastici: «Lo adoro. Parlo di aborto ai miei figli da quando erano piccoli ed è bellissimo sentire una bimba dire: “Non devi restare incinta se non vuoi”». Un’altra utente: «Lo compro oggi per la mia futura prole!!».

 

Molti degli stessi che celebrano questo libro per l’infanzia accusano invece Meet Baby Olivia – un video educativo che mostra semplicemente lo sviluppo prenatale umano, senza menzionare l’aborto – di essere «propaganda» e «lavaggio del cervello» ai bambini piccoli, solo perché si basa su fatti scientifici.

 

 

La Bonow non è nuova a iniziative di questo tipo. Nel 2019 era apparsa nella serie YouTube «Kids Meet» con l’episodio «I bambini incontrano una persona che ha abortito», dove aveva già annunciato l’imminente uscita di un libro per bambini sull’argomento. Il video originale è stato rimosso dalla piattaforma ufficiale, ma è ancora disponibile altrove.

 

Il libro rappresenta l’ultimo capitolo di una lunga tradizione di materiale pro-aborto rivolto a bambini e adolescenti, spesso finanziato anche con fondi pubblici.

 

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Nel video della serie «Kids Meet», Amelia Bonow racconta ai bambini (soprattutto preadolescenti e adolescenti) di essere rimasta incinta dopo un rapporto non protetto con il fidanzato, ma ha negato di essere stata irresponsabile e ha precisato che il compagno aveva appoggiato la decisione di abortire.

 

La maggior parte dei piccoli intervistati rimane impassibile alle sue parole; solo un ragazzo manifesta disagio ed è stato subito rimproverato dalla Bonow, che descrive l’intervento figlicida con termini volutamente disumanizzanti e imprecisi: «l’abortista ha semplicemente succhiato via la gravidanza», evitando di parlare di bambino o anche solo di feto. I bambini presto adottano lo stesso linguaggio riduttivo.

 

Un ragazzo più grande paragona il feto a un «cetriolo di mare», ridendo: «Non pensa, sta solo vivendo. È come il tuo braccio: non ha pensieri complessi. E nemmeno un bambino nel grembo». Bonow scoppia a ridere e ha replicato: «Mi piace la tua opinione».

 

Quando una bambina dice che «a volte l’aborto può essere sbagliato», la Bonow la interrompe bruscamente: «non lo so, non sono d’accordo. Vogliamo davvero che la gente faccia tutti quei bambini?». La donna poi scredita l’adozione, insinuando che far crescere il proprio figlio in un’altra famiglia sia peggio che eliminarlo con un aborto.

 

La Bonowa ha anche attaccato i pro-life: «non li chiamo pro-life, li chiamo anti-scelta. Quelli che si dicono pro-life non si curano delle persone che hanno figli che non possono mantenere e finiscono in povertà assoluta. Vogliono negare l’accesso all’assistenza sanitaria. Io dico: voi non siete pro-life. Io sì che sono pro-life».

 

Resta da capire contro quale «scelta» siano gli anti-scelta e a favore della vita di chi si dichiari «pro-life» mentre difende l’uccisione intenzionale di un essere umano – che, tra le altre cose, viene privato per sempre anche dell’«accesso all’assistenza sanitaria».

 

Un’altra attivista pro-aborto, Mary Walling Blackburn, aveva già pubblicato un libro per l’infanzia in cui i bambini abortiti venivano presentati come «fantasmi felici».

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5G

Studio collega l’aumento dei problemi di memoria nei bambini all’esposizione alle radiazioni wireless

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   Bambini e adolescenti in Svezia e Norvegia stanno sperimentando un aumento «allarmante» dei problemi di memoria, secondo gli autori di un nuovo studio peer-reviewed che ha collegato il problema alla maggiore esposizione alle radiazioni wireless. «L’esposizione alle radiazioni deve essere ridotta e le persone devono essere informate sui rischi per la salute associati», ha affermato uno degli autori dello studio.   In Svezia e Norvegia, bambini e adolescenti stanno riscontrando un aumento «allarmante» dei problemi di memoria , che gli autori di un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria attribuiscono alla maggiore esposizione alle radiazioni wireless.   «Il forte aumento dei problemi di memoria non può essere spiegato solo da cambiamenti nei criteri diagnostici o dalla segnalazione ai registri», ha affermato in un comunicato stampa il dottor Lennart Hardell, Ph.D., uno degli autori dello studio.   «Invitiamo le autorità sanitarie pubbliche a prendere seriamente in considerazione i nostri risultati sull’aumento del numero di bambini con problemi di memoria e a considerare la crescente esposizione dei bambini alle radiazioni wireless come possibile causa» ha aggiunto.   «Pertanto, chiediamo misure volte a ridurre l’esposizione alle radiazioni RF [radiazioni a radiofrequenza] per proteggere il cervello e la salute generale dei bambini».

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Lo studio è stato pubblicato questo mese negli Archives of Clinical and Biomedical ResearchHardell, oncologo ed epidemiologo presso l’Environment and Cancer Research Foundation , è autore di oltre 350 articoli, quasi 60 dei quali riguardano le radiazioni RF. È anche uno dei primi ricercatori a pubblicare rapporti sulla tossicità dell’Agente Arancio.   Hardell e l’autrice principale dello studio, Mona Nilsson, co-fondatrice e direttrice della Swedish Radiation Protection Foundation , hanno esaminato i dati sanitari nazionali in Svezia e Norvegia e hanno scoperto che il numero di visite mediche per disturbi della memoria nei bambini norvegesi di età compresa tra 5 e 19 anni è aumentato di circa 8,5 volte dal 2006 al 2024.   In Svezia, il numero di bambini di età compresa tra 5 e 19 anni a cui è stato diagnosticato un lieve deterioramento cognitivo (una diagnosi che include problemi di memoria) è aumentato di quasi 60 volte dal 2010 al 2024.   «I risultati devono essere presi sul serio e valutati», ha dichiarato Hardell a The Defender. «È necessario intervenire per ridurre l’esposizione complessiva dei bambini, soprattutto nelle scuole».   Nilsson concorda. «Queste tendenze allarmanti devono essere invertite: l’esposizione alle radiazioni deve essere ridotta e la gente deve essere informata sui rischi per la salute associati», ha affermato.

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Gli autori collegano i problemi di memoria alle radiazioni wireless

Nel loro rapporto gli autori sostengono che le radiazioni wireless sono una delle principali cause del declino della memoria nei bambini.   Hanno citato numerosi studi epidemiologici e sperimentali che dimostrano che livelli molto bassi di radiazioni RF possono avere effetti negativi sul cervello, in particolare sull’ippocampo , che svolge un ruolo centrale nella memoria e nell’apprendimento.   «Esistono numerose prove [risalenti a] diversi decenni fa, sia sugli animali che sugli esseri umani, che le radiazioni RF compromettono la memoria», ha affermato Nilsson. «Le tendenze che stiamo osservando coincidono strettamente con il forte aumento dell’esposizione di bambini e adolescenti alle radiazioni RF».   L’esposizione alla tecnologia wireless è aumentata negli ultimi dieci anni a causa del crescente utilizzo di cellulari, cuffie wireless, Wi-Fi e 5G, ha affermato Hardell.   «Naturalmente, non si possono escludere altri fattori contribuenti», ha affermato. «Tuttavia, devono essere definiti e non basati su discussioni ipotetiche».

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Una nuova indagine prende di mira il rapporto europeo «di parte» sulle radiazioni RF

Il nuovo studio coincide con l’indagine del Mediatore europeo sul modo in cui la Commissione Europea ha gestito un rapporto chiave che non ha trovato prove «moderate o forti» che collegassero gli effetti negativi sulla salute all’esposizione cronica o acuta alle radiazioni RF delle tecnologie wireless esistenti.   Il Mediatore europeo, che «indaga sui reclami relativi a cattiva amministrazione da parte delle istituzioni e degli organi dell’UE [Unione Europea]», interrogherà la Commissione europea su come ha scelto gli esperti per redigere il rapporto, ha affermato Sophie Pelletier, presidente di PRIARTEM/Electrosensibles de France , in un comunicato stampa del 22 ottobre.   Il rapporto, denominato Parere SCHEER , è stato adottato nell’aprile 2023 dal Comitato scientifico per la salute, l’ambiente e i rischi emergenti (SCHEER) della Commissione Europea.   Secondo una critica pubblicata nell’ottobre 2023 dal Consiglio per la sicurezza delle telecomunicazioni in Danimarca e dalla Fondazione svedese per la protezione dalle radiazioni, il parere dello SCHEER era «chiaramente di parte».   L’indagine nasce da una denuncia presentata da diverse organizzazioni non profit europee, tra cui la Swedish Radiation Protection Foundation, che sostengono che gli autori del parere SCHEER avessero conflitti di interesse dovuti a legami con l’industria o a ricerche finanziate dall’industria.   Le organizzazioni non profit hanno inoltre affermato che la Commissione europea ha escluso dal gruppo di lavoro del rapporto gli esperti critici sui possibili effetti sulla salute delle radiazioni wireless e che gli autori del rapporto hanno ignorato gli studi sottoposti a revisione paritaria che dimostrano gli effetti nocivi dell’esposizione al di sotto dei limiti attuali.   Negli Stati Uniti, la Federal Communications Commission (FCC) non ha aggiornato i limiti di esposizione alle radiazioni RF dal 1996 e li basa in gran parte su alcuni piccoli studi campione condotti negli anni Settanta e Ottanta.   La FCC non ha ancora ottemperato all’obbligo imposto dal tribunale nel 2021 di spiegare in che modo ha stabilito che le sue attuali linee guida proteggono adeguatamente gli esseri umani e l’ambiente dagli effetti nocivi dell’esposizione alle radiazioni RF.   Suzanne Burdick Ph.D.   © 23 ottobre, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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Autismo

Tutti addosso a Kennedy che collega la circoncisione all’autismo. Quando finirà la barbarie della mutilazione genitale infantile?

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Il Segretario alla Salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., ha difeso le sue affermazioni espresse venerdì durante una riunione di gabinetto, dopo che alcuni critici lo avevano accusato di suggerire un legame tra circoncisione e autismo. Successivamente ha precisato che si riferiva al paracetamolo (Tylenol) somministrato ai neonati dopo la circoncisione, non alla procedura stessa.

 

In precedenza, il presidente Donald Trump aveva sostenuto parti di questa teoria, invitando le donne in gravidanza a evitare il Tylenol e sottolineando la necessità di valutarne la sicurezza.

 

«Due studi indicano che i bambini circoncisi precocemente presentano un tasso di autismo doppio», ha dichiarato Kennedy durante la riunione. «Non è una prova definitiva. Stiamo conducendo studi per verificarla», ha aggiunto Kennedy.

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Le sue parole hanno scatenato reazioni immediate. Il deputato Jerrold Nadler ha scritto su X che «l’ossessione di Kennedy per le teorie del complotto ha nuovamente superato il limite, sconfinando in un territorio pericoloso e antisemita». Il dottor Peter Hotez, dottore ultravaccinista che rifiuta i confronti e chiede l’esercito contro gli antivaccinisti definiti come «grande forza omicida», ha definito la teoria «assurda». La ricercatrice sull’autismo Helen Tager-Flusberg ha dichiarato: «Niente di tutto ciò ha senso». A settembre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ribadito che non esistono prove scientifiche conclusive che colleghino il paracetamolo in gravidanza all’autismo.

 

Kennedy ha poi risposto su X, citando uno studio danese del 2015 che mostrava tassi di autismo più alti nei ragazzi circoncisi. Ha sostenuto che lo studio indica il paracetamolo come probabile causa, sottolineando che può provocare danni neurologici se combinato con lo stress ossidativo, definendo le prove «schiaccianti».

 

Kennedy ha accusato i media di distorsione: «USA Today ha riportato in modo parziale le mie parole, usando un’inquadratura fuorviante. Il New York Post ha completamente travisato il mio discorso con il suo titolo, insinuando che avessi detto che la circoncisione causa l’autismo».

 

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Travisato o no, lo studio danese, intitolato «Ritual circumcision and risk of autism spectrum disorder in 0- to 9-year-old boys: national cohort study in Denmark» («Circoncisione rituale e rischio di disturbo dello spettro autistico nei bambini da 0 a 9 anni: studio di coorte nazionale in Danimarca») esiste.

 

«Abbiamo confermato la nostra ipotesi secondo cui i ragazzi sottoposti a circoncisione rituale potrebbero correre un rischio maggiore di sviluppare ASD», cioè il disturbo dello spettro autistico, scrive lo studio dei ricercatori Morten Frisch e Jacob Simonsen. «Questa scoperta, e l’inaspettata osservazione di un aumento del rischio di disturbo da iperattività tra i ragazzi circoncisi in famiglie non musulmane, meritano attenzione, soprattutto perché i limiti dei dati hanno molto probabilmente reso le nostre stime di rischio per attività fisica conservative. Considerata la diffusa pratica della circoncisione non terapeutica nell’infanzia e nella prima infanzia in tutto il mondo, gli studi di conferma dovrebbero essere considerati prioritari».

 

Un altro studio del 2013, «Prenatal and perinatal analgesic exposure and autism: an ecological link» («Esposizione prenatale e perinatale ad analgesici e autismo: un legame ecologico») esplorava «larelazione tra l’esposizione precoce neonatale al paracetamolo e l’autismo/ASD, i tassi di prevalenza media ponderata della popolazione maschile per tutti i paesi disponibili e gli stati degli Stati Uniti sono stati confrontati con i tassi di circoncisione maschile, una procedura per la quale il paracetamolo è stato ampiamente prescritto dalla metà degli anni Novanta», concludendo che «l’analisi ha identificato correlazioni a livello nazionale tra indicatori di esposizione prenatale e perinatale al paracetamolo e autismo/ASD. È stata inoltre identificata una correlazione a livello statale per l’indicatore di esposizione perinatale al paracetamolo e autismo/ASD.

 

La questione va molto al di là del problema dell’autismo, e riguarda la civiltà occidentale stessa, che ha rifiutato la circoncisione sin dai primissimi anni della cristianità. Scrive la lettera di San Paolo ai Romani: «La circoncisione è utile se tu segui la Legge, ma se tu sei trasgressore della Legge, la tua circoncisione diventa incirconcisione. Se dunque l’incirconciso osserva i comandamenti della Legge, la sua incirconcisione non sarà valutata come circoncisione? e chi di nascita è incirconciso, osservando la Legge, giudicherà te che, con la tua lettera della Legge e la tua circoncisione, ne sei trasgressore. Non è adunque quello che apparisce il vero Giudeo, nè è vera circoncisione quella che è palese nella carne; ma il Giudeo è quello che è tale entro di sè, ed è la circoncisione del cuore, nello spirito non nella lettera, quella la cui lode non è dagli uomini ma da Dio» (Rm, 2, 25-29).

 

Strano che il mondo «laico», che ritiene il battesimo dei bambini come una forzatura religiosa su di una persona che non può decidere in autonomia, non abbia niente da dire contro questa oscena mutilazione genitale infantile – e dobbiamo ancora trovare qualcuno che ci convinca del fatto che la circoncisione sia diversa dall’infibulazione, quella sì, per qualche motivo, invisa alla società.

 

«Il taglio genitale non terapeutico priva il bambino, quando diventerà l’adulto, dell’opportunità di rimanere geneticamente immodificato (o intatto)» hanno scritto due bioeticisti oxoniani i due bioeticisti Lauren Notini e Brian D. Earp «Plausibilmente, la persona le cui “parti private” saranno permanentemente influenzate dal taglio dovrebbe avere la possibilità di valutare se è ciò che desidera, alla luce delle loro preferenze e valori a lungo termine»

 

Di fatto, l’individuo circonciso perde per sempre la sua integrità, vedendosi amputata una parte del corpo straordinariamente ricca di terminazione nervose, che sono quelle che danno il piacere durante l’atto sessuale.

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C’è poi la questione della sicurezza dell’operazione mutilativa: i casi di bambini morti per circoncisione abbondano, anche in Italia, Nel 2023 bambino nigeriano è morto pochi giorni fa in zona Castelli Romani dopo una circoncisione fatta in casa. A Tivoli, nel 2018, morì un altro bambino nigeriano di appena due anni: aveva subito la circoncisione da parte di un sedicente medico; in quel caso, almeno, si salvò il gemello, portato d’urgenza in ospedale. Reggio Emilia, marzo 2019: neonato di famiglia ghanese, cinque mesi, morto dopo «diverse ore di agonia». Monterotondo, provincia di Roma, tre mesi prima: bimbo nigeriano di due anni morto per lo stesso motivo. Genova, aprile 2019, neonato morto nel quartiere Quezzi, e condannato a otto anni di carcere il nigeriano 34enne che aveva eseguito il taglio del prepuzio. Torino, giugno 2016: bebè di genitori ghanesi, circonciso in casa, morto in ospedale. Treviso, ottobre 2008: bimbo di due mesi morto per emorragia. Bari, luglio 2008: bambino deceduto per grave emorragia, «causata probabilmente da circoncisione fatta a domicilio».

 

Secondo dati ripetuti in questi giorni da tutti i giornali, le circoncisioni clandestine in Italia costituirebbero il 40% del totale. Su più di 15.000 circoncisioni richieste all’anno solo 8.500 vengono eseguite su territorio nazionale, mentre 6.500 operazioni di taglio del prepuzio sono effettuate nei Paesi d’origine dove gli immigrati tornano per «turismo etnico» (talvolta, come si è appreso, anche quando si dichiarano «rifugiati» e stanno facendo il percorso burocratico per essere riconosciuti tali totalmente a spese del contribuente italiano).

 

Secondo una sigla di medici stranieri operanti in Italia, il 99% delle famiglie musulmane circoncide il bambino quando ha ancora pochi mesi. La realtà è che tuttavia la circoncisione è di fatto istituzionalizzata grazie agli accordi tra lo Stato italiano e la minoranza ebraica.

 

Come riportato in passato da Renovatio 21, grazie alla legge 101 del 1989 che ratifica l’intesa tra l’Italia e le comunità ebraiche italiane, i maschi di religione ebraica e musulmana possono usufruire di alcuni progetti «clinico-culturali» ed essere circoncisi per 400 euro da un medico in regime di attività libero professionale. La prestazione è da considerarsi al di fuori dei LEA (Livelli essenziali assistenziali). Tra i sottoscrittori il Policlinico Umberto I di Roma, l’Associazione internazionale Karol Wojtyla, la Comunità ebraica di Roma e il Centro islamico culturale d’Italia.

 

La pressione ebraica si dice abbia fatto cambiare rotta anche all’Islanda, che aveva tentato di liberarsi della pratica barbara. Si tratta della stessa procedura per cui ora, per aver parlato della circoncisione, Kennedy è definito «antisemita».

 

«Ogni individuo, non importa di che sesso o di quanti anni dovrebbe essere in grado di dare il consenso informato per una procedura che è inutile, irreversibile e può essere dannosa», aveva dichiarato nel 2018 la deputata Silja Dögg Gunnarsdóttir, 44 anni, del Partito progressista dell’Althing, il Parlamento islandese. «Il suo corpo, la sua scelta». «Autonomia» corporale: è lo slogan delle femministe e dell’aborto. È un dogma inscalfibile del mondo moderno.

 

Il disegno di legge non passò, perché le microcomunità ebraiche e musulmane alzarono un polverone: «l’impatto di questa legge sarebbe sentito molto al di là dei confini dell’Islanda», scriveva una lettera dello spaventatissimo Comitato degli affari esteri della Camera dei Rappresentanti, spiegando che la «mossa renderebbe l’Islanda la prima e unica nazione europea a mettere fuori legge la circoncisione. Mentre le popolazioni ebraiche e musulmane in Islanda possono essere poco numerose, il divieto di questo paese sarebbe sfruttato da coloro che alimentano la xenofobia e l’antisemitismo in Paesi con popolazioni più diversificate».

 

La circoncisione nel mondo è tollerata, forse, anche per la sua straordinaria diffusione presso la popolazione americana. Contrariamente a ciò che possono pensare beceramente alcuni, la questione in nessun modo è legata ai rapporti tra l’ebraismo e gli USA. La fonte della pratica è la stessa dei cereali che con probabilità il lettore consuma il mattino: John Harvey Kellogg (1852-1943).

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Il Kellogg era un dottore nutrizionista, oltre che un imprenditore di successo e un gran cultore dell’eugenetica. Tuttavia, un pensiero lo ossessionava: quello della riduzione della masturbazione presso la popolazione maschile.

 

Ecco quindi che raccomandò la circoncisione come rimedio: si taglia subito il prepuzio al bambino e lui non si toccherà crescendo. La cosa ancora più allucinante è che anche i cereali da lui commerciati (da qualche mese di proprietà della Ferrero) avevano in teoria lo stesso scopo: erano sostanze che riteneva «anafrodisiache» e che quindi andavano impiegate in massa per scoraggiare l’onanismo.

 

Kellogg, che come si è visto godeva di una certa influenza, era convinto sostenitore anche del vestirsi di bianco e dei clisteri, da praticare soprattutto se si erano assorbiti veleni come tè, caffè, cioccolato. Il Kelloggo, inoltre, scoraggiava il mescolarsi tra le razze: a fine carriera si dedicò alla creazione di una «Race Betterment Foundation, («Fondazione per il miglioramento della razza»), che propalava pure eugenetica razzista americana (registri genetici, sterilizzazioni delle «persone mentalmente difettose»), di quella che poi piacque assai allo Hitler, che – cosa poco nota – prese alcune leggi degli Stati americani come suo modello per la Germania nazionalsocialista.

 

L’America odierna, e il mondo tutto, si trova quindi ancora alle prese con l’eredità di questo tizio: circoncisione e colazione con cereali tostati. L’eugenetica, nel frattempo, la si fa con le provette.

 

Menzogne, follie, droghe, violenze, aberrazioni: ci spaventiamo se un mondo del genere affoga ogni giorno di più nello tsunami dell’autismo?

 

Roberto Dal Bosco

 

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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

 

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