Geopolitica
Netanyahu: il tribunale dell’Aia non ci fermerà. Israele chiede che sia anzi l’ONU ad essere portata davanti alla Corte
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha promesso in una conferenza stampa che non permetterà che il caso di genocidio portato contro il suo Paese dalla Corte internazionale di giustizia (CPI) ostacoli la continuazione della guerra del suo paese contro Hamas a Gaza.
«Nessuno ci fermerà, né l’Aia, né l’Asse del Male, e nessun altro. È possibile e necessario continuare fino alla vittoria e lo faremo», ha detto.
Il termine «Asse del Male» fu usato per la prima volta in un discorso dell’allora presidente degli Stati Uniti George W. Bush per riferirsi a Iraq, Iran e Corea del Nord – all’epoca ritenuti i principali nemici di Washington dotati di «armi di distruzione di massa». L’isteria americana portò alla sanguinosa invasione dell’Iraq, dove incredibilmente non si trovò traccia di tali armamenti.
Non è chiaro quindi se Netanyahu ce l’abbia con il nuovo Iraq post-Saddam creato dagli USA o con Pyonngyan, che in effetti poco dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre, ha sostenuto tramite un editoriale comparso sui media statali nordcoreani che Israele aveva attirato su di sé il raid di Hamas con i suoi «costanti atti criminali contro il popolo palestinese».
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In altre parti del discorso, il leader israeliano ha usato il termine per riferirsi all’Iran, agli Houthi dello Yemen, a Hezbollah e allo stesso Hamas – una coalizione a base sciita che altrove è stata descritta come «Asse della Resistenza» per la sua opposizione al potere statunitense e israeliano nella regione.
Le udienze sul presunto genocidio contro Israele sono iniziate all’inizio di questa settimana presso la Corte internazionale di giustizia dell’Aia, nei Paesi Bassi, con il Sudafrica che ha sostenuto che Israele si è impegnato in azioni «intese a provocare la distruzione di una parte sostanziale del patrimonio nazionale, razziale e culturale del gruppo etnico palestinese».
Lo Stato Israele ha ribattuto che in realtà è Hamas a nutrire intenti genocidari contro gli israeliani e ha sostenuto che è giustificato tentare di «eliminare» il gruppo militante che incolpa della morte di 1.200 israeliani il 7 ottobre, indipendentemente dal danno che ne deriva per la popolazione civile.
Da allora le truppe delle forze di difesa israeliane hanno ammesso che gli era stato ordinato di sparare sugli israeliani per esempio nel famigerato rave nel deserto durante il raid di Hamas, sollevando dubbi su quante delle vittime siano state effettivamente uccise dai palestinesi rispetto al fuoco dei carri armati delle forze israeliane e agli attacchi aerei.
Nel frattempo, l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Gilad Erdan, ha affermato che le stesse Nazioni Unite dovrebbero essere processate all’Aia per aver agito «al servizio di organizzazioni terroristiche».
Venerdì, Israele ha chiesto alla Corte Penale Internazionale delle Nazioni Unite di respingere un caso intentato dal Sud Africa a fine dicembre che accusava lo Stato di aver commesso un genocidio nel bombardamento in corso di Gaza.
Israele ha severamente negato le accuse di genocidio, insistendo sul fatto che la sua offensiva terrestre e aerea contro l’enclave palestinese assediata rientra nei confini del diritto internazionale e che ha il diritto fondamentale all’autodifesa.
Venerdì Israele ha formalmente risposto all’accusa di genocidio davanti al tribunale dell’Aia, accusando il Sud Africa di «sfacciata sfrontatezza» e affermando che l’accusa di genocidio costituisce una difesa «falsa e infondata» di Hamas.
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Separatamente, Erdan, che ha spesso litigato con funzionari delle Nazioni Unite nei mesi successivi all’attacco transfrontaliero di Hamas in Israele il 7 ottobre, venerdì ha accusato le Nazioni Unite di complicità con Hamas per aver preso in considerazione le accuse del Sud Africa.
«I procedimenti dell’Aia dimostrano come le Nazioni Unite e le sue istituzioni siano diventate armi al servizio delle organizzazioni terroristiche», ha scritto Erdan su Twitter.
«L’uso della Convenzione per la prevenzione del genocidio contro lo Stato Ebraico e al servizio dei nazisti del nostro tempo, [i leader di Hamas] Yahya Sinwar e Ismail Haniyeh, dimostra che non esiste alcun livello morale al quale le Nazioni Unite non siano scese», ha aggiunto l’Erdan.
La Convenzione sul genocidio, e di fatto l’ONU, fu istituita nel 1945 come risposta internazionale alla Seconda Guerra Mondiale e ai crimini commessi contro gli ebrei europei dalla Germania nazista. Definisce il genocidio come «un crimine commesso con l’intento di distruggere un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in tutto o in parte».
Almeno 23.708 persone sono state uccise finora a Gaza, dicono i funzionari sanitari.
«L’ONU è quella che dovrebbe essere processata all’Aia per aver chiuso un occhio, e quindi essere stata complice, nello scavo di tunnel terroristici a Gaza, nell’uso degli aiuti internazionali per la produzione di missili e razzi, e nell’educazione all’odio e all’omicidio» ha dichiarato venerdì l’ambasciatore dello Stato Ebraico.
Alla fine di ottobre, Erdan ha chiesto le dimissioni del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres per i commenti fatti davanti all’organismo internazionale in cui affermava che l’attacco di Hamas all’inizio di quel mese «non è avvenuto nel vuoto».
Storicamente, l’ONU ha adottato numerose risoluzioni che condannano l’occupazione israeliana dei territori palestinesi – aree inizialmente definite dalle Nazioni Unite – nonché l’espansione degli insediamenti israeliani.
L’ex segretario generale Ban Ki-Moon in precedenza si era attirato il disprezzo dei rappresentanti israeliani per aver affermato delle sue relazioni con i territori palestinesi che «le persone resisteranno sempre all’occupazione».
L’ambasciatore ONU Erdan aveva accusato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres di «giustificazione del terrorismo e degli omicidi», chiedendone le dimissioni. La reazione rabbiosa era stata provocata da Guterres che ha affermato che gli attacchi di Hamas «non sono avvenuti nel vuoto» ma dopo che i palestinesi erano stati «sottoposti a 56 anni di soffocante occupazione» da parte di Israele.
Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso l’Erdano aveva affermato che Israele presumibilmente sta facendo di più per Gaza rispetto alla stessa OMS o a qualsiasi altro organismo delle Nazioni Unite, del resto. Il diplomatico dello Stato Ebraico in passato aveva anche attaccato le ONG di George Soros per il loro supporto a «gruppi pro-Hamas».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Soldati statunitensi feriti negli attacchi iraniani
Footage from another angle shows two ballistic missiles impacting Muwaffaq Salti Air Base in Jordan. The second impact caused a much larger explosion, suggesting it may have hit an important target. https://t.co/Twk7SQthzq pic.twitter.com/jtJwampn6g
— OSINTWarfare (@OSINTWarfare) July 18, 2026
As seen from two different angles; 2 Iranian ballistic missiles bypass 6 Patriot air defense missiles and reach their target at the Muwaffaq airbase in Jordan. pic.twitter.com/rIkvvWgJv3
— ZAMAN (@zamannx) July 18, 2026
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Geopolitica
L’Argentina mostra lo striscione sulle Falkland-Malvinas
La Gran Bretagna ha invitato la FIFA a prendere provvedimenti contro l’Argentina, dopo che alcuni suoi calciatori hanno celebrato la sconfitta dell’Inghilterra ai Mondiali esibendo uno striscione che rivendicava le Isole Falkland per Buenos Aires.
I campioni del mondo in carica hanno superato l’Inghilterra per 2-1 nella semifinale di mercoledì, guadagnando così l’accesso alla finale di domenica contro la Spagna. Al termine dell’incontro, Lisandro Martinez e Giovani Lo Celso hanno mostrato brevemente uno striscione con la scritta «Las Malvinas son Argentinas» («Le Isole Falkland sono argentine»).
L’arcipelago situato nell’Atlantico meridionale, a circa 300 miglia a est dell’Argentina, rappresenta da tempo un motivo di tensione tra Londra e Buenos Aires, a partire dalla guerra delle Falkland del 1982, durata 74 giorni e conclusasi con la vittoria britannica. L’Argentina sostiene di aver ereditato le isole dopo l’indipendenza dalla Spagna nel 1816, mentre la Gran Bretagna le considera un proprio territorio d’oltremare.
🇦🇷🏴 El jugador argentino Lo Celso saca una pancarta que pone “Las Malvinas son argentinas” en la celebración de la victoria de la selección argentina contra Inglaterra pese a la prohibición de la FIFA de meter pancartas políticas. pic.twitter.com/PtIeA71VGu
— 🇪🇦PATRIAM TV🇪🇦 (@patriam_tv) July 15, 2026
Jogadores argentinos mostram bandeira com a frase “As Malvinas são nossas”.
A Fifa havia proibido manifestações sobre o assunto no jogo de hoje. pic.twitter.com/grtQvYPkpS
— Pedro Ramiro (@_pedroramiro) July 15, 2026
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L’episodio ha provocato una reazione indignata da parte dei politici britannici. Il Ministro del Commercio Peter Kyle ha sollecitato la FIFA a condurre «un’indagine approfondita», qualificando lo striscione come «del tutto inappropriato» e una «grave violazione» delle norme dell’organismo calcistico mondiale. Il leader dei Liberal Democratici Ed Davey ha sostenuto che i giocatori responsabili dovrebbero essere esclusi dalla finale di domenica.
Downing Street ha in seguito sostenuto le richieste di un’inchiesta. Il portavoce del Primo Ministro Keir Starmer ha affermato: «la Coppa del Mondo potrebbe non essere nostra, ma le Isole Falkland lo sono sicuramente». Pur precisando che eventuali sanzioni disciplinari competono alla FIFA, ha aggiunto che Starmer condivide la necessità di indagare sull’incidente.
La FIFA e l’International Football Association Board (IFAB) proibiscono messaggi di natura politica, religiosa o personale durante le partite. Le possibili sanzioni includono multe, sospensioni, penalizzazioni in classifica e squalifiche.
La federazione calcistica non ha ancora rilasciato commenti sull’accaduto. L’Argentina era già stata sanzionata con una multa nel 2014 per aver esposto lo stesso striscione con la scritta «Las Malvinas son Argentinas» al termine di un’amichevole contro la Slovenia.
Questo episodio costituisce l’ultimo caso di tensione politica nel corso del torneo. Il mese scorso, durante una partita dell’Iran a Los Angeles, alcuni spettatori hanno mostrato la bandiera nazionale iraniana pre-1979, simbolo adottato dagli oppositori del regime di Teheran, nonostante il divieto della FIFA sui messaggi politici.
Il Mondiale è stato inoltre segnato da varie polemiche legate ai visti, ai prezzi dei biglietti e alle decisioni arbitrali, tra cui la revoca della squalifica dell’attaccante statunitense Folarin Balogun da parte della FIFA in seguito alle presunte pressioni del presidente Donald Trump, il rifiuto da parte di Washington di far entrare l’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan nonostante un visto valido, e l’obbligo per l’Iran di disputare le proprie partite dal Messico dopo che inizialmente gli era stato impedito di allenarsi negli Stati Uniti.
Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi anni l’Argentina di Milei aveva promesso di prendere il controllo delle isole contese, dicendo di volere discutere con Londra della loro restituzione.
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
L’Iran minaccia vendetta dopo che gli USA hanno bombardato i ponti: «l’intera regione pagherà il prezzo»
🇺🇸🇮🇷 Iran’s infrastructure was hit HARD overnight, as a result of U.S. “shaping operations” intended to cut off IRGC logistics.
A list of targets hit: • 5-6 bridges in Hormozgan province • Chabahar maritime tower was targeted (again) and destroyed • A… — Mario Nawfal (@MarioNawfal) July 17, 2026
Iranian media reports that a key bridge connecting Bandar Abbas to Shiraz, known as the Bandar Abbas–Kahurestan–Lar bridge, was struck in the latest U.S. attacks on the area.
Video description: A missile hit the middle of the bridge. A fuel tanker exploded, the driver was… https://t.co/mNsvY5hS4F pic.twitter.com/1YbBxazVCu — Open Source Intel (@Osint613) July 16, 2026
A bridge struck by U.S. forces in Iran has left a convoy of fuel tankers stranded. pic.twitter.com/coLph52y2d
— Polymarket Intel (@PolymarketIntel) July 17, 2026
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