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Bioetica

Monsignor Schneider: il sangue dei bambini non nati grida a Dio da vaccini e farmaci contaminati dall’aborto

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Renovatio 21 pubblica questo scritto di Monsignor Athanasius Schneider apparso sul sito Duc in Altum di Aldo Maria Valli.

 

 

 

Vaccini contaminati dall’aborto e Cultura della Morte

 

Le potenze mondiali anti-cristiane che promuovono la Cultura della Morte perseguono l’obiettivo di imporre a tutta la popolazione mondiale la partecipazione implicita, anche se distante e per così dire passiva, all’aborto.

Le potenze mondiali anti-cristiane che promuovono la Cultura della Morte perseguono l’obiettivo di imporre a tutta la popolazione mondiale la partecipazione implicita, anche se distante e per così dire passiva, all’aborto

 

Tale coinvolgimento remoto è di per sé un male a causa delle circostanze storiche straordinarie in cui queste potenze mondiali promuovono l’omicidio di bambini non nati e lo sfruttamento dei resti dei loro corpi.

 

Usando tali vaccini e farmaci, che utilizzano linee cellulari provenienti da bambini abortiti, beneficiamo fisicamente dei «frutti» o «benefici» di uno dei più grandi mali dell’umanità, vale a dire il crudele genocidio dei nascituri. Perché se un bambino innocente non fosse stato crudelmente assassinato, non avremmo questi concreti farmaci o vaccini nel nostro corpo.

 

Non dobbiamo essere così ingenui da non vedere che dietro questi vaccini e farmaci non ci sono solo i nostri benefici per la salute: c’è anche la promozione della Cultura della Morte.

 

Certamente, alcuni sostengono che anche se le persone non prendessero questi vaccini, l’industria dell’aborto continuerebbe comunque. Se smettessimo di prendere tali vaccini o farmaci, non ridurremo il numero di aborti, ma non è di questo che si tratta qui. Il problema è l’indebolimento morale della nostra resistenza al crimine dell’aborto e al crimine della tratta, dello sfruttamento e della commercializzazione delle parti del corpo dei bambini assassinati.

Queste potenze mondiali promuovono l’omicidio di bambini non nati e lo sfruttamento dei resti dei loro corpi

 

L’uso di tali farmaci e vaccini aggiungerà in qualche modo un sostegno morale, anche se indiretto, a questa orribile situazione.

 

Guardando la risposta dalla Chiesa cattolica, gli abortisti e i responsabili della ricerca biomedicale concluderanno che la gerarchia ha acconsentito a questa situazione che comprende un’intera catena di crimini contro la vita, e che giustamente può essere descritta come una «catena di morte».

 

Abbiamo davvero bisogno di svegliarci per vedere i reali pericoli, le conseguenze e le circostanze della situazione attuale.

Non dobbiamo essere così ingenui da non vedere che dietro questi vaccini e farmaci non ci sono solo i nostri benefici per la salute: c’è anche la promozione della Cultura della Morte

 

 

Teorie giustificatrici per l’uso dei vaccini contaminati dall’aborto

I documenti rilevanti della Santa Sede (del 2005, 2008 e 2020), che trattano la questione dei vaccini derivati da linee cellulari provenienti dall’assassinio di un bambino non nato, non sono decisioni infallibili del Magistero.

 

Gli argomenti nei documenti citati a favore della liceità morale dell’uso di vaccini contaminati dall’aborto sono in definitiva troppo astratti. Dobbiamo approfondire questo problema e non attenerci in questo caso al positivismo e al formalismo giuridico di teorie astratte della cooperazione con il male o del volontario indiretto o del doppio effetto, o comunque si vogliano chiamare tali teorie giustificatrici.

Se un bambino innocente non fosse stato crudelmente assassinato, non avremmo questi concreti farmaci o vaccini nel nostro corpo

 

Dobbiamo andare più a fondo, alle radici, e considerare la proporzionalità. Questa particolare catena di orribili crimini – omicidio, rimozione di tessuti e parti del corpo dai bambini assassinati, tratta e commercializzazione delle parti del loro corpo per mezzo della produzione e del test di farmaci e vaccini – è sproporzionata rispetto ad altri crimini come il profitto dal lavoro degli schiavi, il pagamento delle tasse, eccetera.

 

Persino esempi storici più impressionanti, che talvolta sono addotti per giustificare la liceità dell’uso dei vaccini contaminati dall’aborto, non sono paragonabili a questo nostro caso.

Il problema è l’indebolimento morale della nostra resistenza al crimine dell’aborto e al crimine della tratta, dello sfruttamento e della commercializzazione delle parti del corpo dei bambini assassinati

 

A causa della gravità della natura dell’aborto e della crescente industria abortista e della ricerca biomedicale che comprende la tratta e lo sfruttamento delle parti del corpo dei bambini abortiti, il principio della cooperazione materiale o altri simili teorie non possono essere applicati in questo caso.

 

È anche estremamente anti-pastorale e controproducente permettere l’uso dei vaccini contaminati dall’aborto in questo momento storico. Le anime dei bambini assassinati, delle cui parti del corpo ora la gente sta beneficiando attraverso farmaci e vaccini, vivono e hanno un nome davanti a Dio.

 

Quando qualcuno usa questo vaccino contaminato dall’aborto, è direttamente e personalmente davanti alla siringa con il vaccino. Se qualcuno paga le tasse, non è confrontato direttamente e personalmente con l’atto di un aborto specifico.

 

Lo Stato non ti sta chiedendo specificamente di dare i tuoi soldi qui e ora per questo specifico atto di aborto. Lo Stato spesso usa i nostri soldi contro la nostra volontà.

 

Le anime dei bambini assassinati, delle cui parti del corpo ora la gente sta beneficiando attraverso farmaci e vaccini, vivono e hanno un nome davanti a Dio

Quindi, l’uso di un tale vaccino contaminato dall’aborto è un confronto e un incontro molto più personale con i crimini mostruosi accumulati nella produzione di questo vaccino, rispetto al pagamento delle tasse o al beneficio delle malefatte di altri. Se il governo mi chiede direttamente e personalmente: «Prenderò i tuoi soldi per questo specifico aborto», devo rifiutare, anche se mi portano via la casa e mi mettono in prigione.

 

Nei primi secoli, i cristiani versavano le tasse al governo pagano sapendo che il governo avrebbe usato alcune delle tasse per finanziare l’idolatria.

 

Tuttavia, quando il governo ha chiesto ai cristiani di partecipare individualmente e personalmente al crimine di idolatria chiedendo loro di bruciare solo un piccolo granello di incenso davanti alla statua di un idolo, hanno rifiutato, anche a prezzo di diventare martiri, di essere assassinati per aver rispettato il primo comandamento di Dio.

L’uso di un tale vaccino contaminato dall’aborto è un confronto e un incontro molto più personale con i crimini mostruosi accumulati nella produzione di questo vaccino, rispetto al pagamento delle tasse o al beneficio delle malefatte di altri

 

 

Il carattere straordinariamente grave e unico dei vaccini e dei farmaci contaminati dall’aborto

Come possiamo essere e proclamare di essere contro l’aborto con la massima determinazione quando accettiamo vaccini contaminati dall’aborto, quando all’inizio di questi vaccini sta l’omicidio di un bambino?

 

La logica e il buon senso impongono di non accettare tali vaccini o farmaci.

 

Se un bambino non fosse stato ucciso, questi vaccini o farmaci contaminati – anche in modo remotissimo – dall’aborto non sarebbero stati prodotti.

 

Le persone di buon senso lo vedono. Spesso, in tempi difficili, di grande confusione, Dio usa i semplici e i piccoli che dicono la verità mentre la maggioranza va con la corrente

Le persone di buon senso lo vedono. Spesso, in tempi difficili, di grande confusione, Dio usa i semplici e i piccoli che dicono la verità mentre la maggioranza va con la corrente.

 

Purtroppo, quando si tratta della questione specifica dei vaccini e dei farmaci contaminati dall’aborto, anche molte persone nella Chiesa e alcune organizzazioni cattoliche per la difesa della vita stanno andando con la corrente.

 

Sembra che molti teologi, e anche la Santa Sede e la stragrande maggioranza dei vescovi, stiano andando con la corrente e che rimanga solo una minoranza nella Chiesa dei nostri giorni a dire: «Stop. Questo non va bene. Questo è un pericolo!». Come cristiani dobbiamo dare un segno al mondo intero non accettando questi vaccini e medicinali.

 

Come cristiani dobbiamo dare un segno al mondo intero non accettando questi vaccini e medicinali

Si potrebbe chiedere ai fautori della liceità morale dell’uso di vaccini o farmaci contaminati dall’aborto:

 

«Immagina di essere in una macchina del tempo e di vedere il crudele assassinio di un bambino non ancora nato, lo smembramento del suo corpo e la rimozione delle cellule dal suo corpo. Immagina di veder mettere queste cellule nella provetta e passare attraverso i processi di riciclaggio. E anche se ci fossero cento o mille processi chimici che si sono conclusi con quel particolare vaccino o farmaco, potresti avere un tale vaccino o farmaco nel tuo corpo con la coscienza pulita, avendo presente tutti questi singoli orribili atti dinanzi ai tuoi occhi? È difficile immaginare che porteresti questo vaccino nel tuo corpo, dal momento che avresti sempre davanti agli occhi questo terribile scenario: un bambino è stato smembrato, dalle cui parti del corpo ora traggo beneficio fisico».

 

 

Vaccini che usano le linee cellulari provenienti da feti abortiti solo per i test

Esiste la distinzione tra la presenza diretta delle linee cellulari provenienti dall’assassinio di un bambino non nato nel vaccino e il loro uso per i test, e quest’ultimo è, ovviamente, oggettivamente meno grave.

Non possiamo accettare nemmeno l’uso di queste cellule o delle linee cellulari solo per i test, poiché questo ci avvicina al crimine di commercializzare parti del corpo di bambini uccisi

 

Ma non possiamo accettare nemmeno l’uso di queste cellule o delle linee cellulari solo per i test, poiché questo ci avvicina al crimine di commercializzare parti del corpo di bambini uccisi.

 

Anche in questo caso c’è un accumulo di orribili crimini. Il primo terribile crimine è l’uccisione di un bambino. Il secondo crimine è l’uso di queste linee cellulari nei processi del laboratorio. Usare queste linee cellulari per i test è un altro crimine.

 

Non possiamo partecipare a questo accumulo di crimini in nessun modo e non possiamo beneficiare dei loro «sottoprodotti».

 

 

L’obbligo di resistere

Immaginiamo la possibilità che tutta l’umanità proibisca rigorosamente l’aborto in ogni caso. Se così fosse, l’industria farmaceutica e medicale dovrebbe cercare alternative, e Dio le darebbe, se osservassimo in modo più coerente la sua legge, specialmente il quinto comandamento.

Dio ci punirà se usiamo vaccini e farmaci che sono stati prodotti o testati dalle linee cellulari provenienti da bambini uccisi!

 

Dio invece ci punirà se usiamo vaccini e farmaci che sono stati prodotti o testati dalle linee cellulari provenienti da bambini uccisi!

 

Dobbiamo essere più soprannaturali e più coerenti nella nostra decisione. Dobbiamo resistere al mito che non ci siano alternative.

 

Se accettiamo tali vaccini, aiuteremo a diffondere il mito che non ci sono alternative. Un’alternativa c’è!

 

Tuttavia, le potenze mondiali anti-cristiane non ammetteranno che esistano alternative e continueranno a favorire vaccini e farmaci contaminati dall’aborto.

Le potenze mondiali anti-cristiane non ammetteranno che esistano alternative e continueranno a favorire vaccini e farmaci contaminati dall’aborto

 

Dobbiamo resistere. Anche se siamo pochi, una minoranza di credenti, sacerdoti e vescovi, la verità continuerà a prevalere.

 

La storia un giorno dirà che anche alcuni bravi cattolici cedettero, anche alti prelati responsabili della Santa Sede furono deboli di fronte a una crescente industria biomedicale e farmaceutica che usava linee cellulari provenienti dall’assassinio di bambini non nati per produrre e testare vaccini e farmaci.

 

La storia dirà che tutti loro si lasciarono accecare da teorie astratte sulla partecipazione materiale, dalla teoria del profitto tratto dalle azioni malvagie degli altri, dalla teoria del volontario indiretto o del doppio effetto, o comunque si voglia chiamare una tale teoria giustificatrice.

La storia un giorno dirà che anche alcuni bravi cattolici cedettero, anche alti prelati responsabili della Santa Sede furono deboli di fronte a una crescente industria biomedicale e farmaceutica che usava linee cellulari provenienti dall’assassinio di bambini non nati per produrre e testare vaccini e farmaci

 

Dobbiamo seguire la verità. Anche se perdessimo tutti i nostri amici, dovremmo seguire la nostra coscienza, come hanno fatto san Tommaso Moro e san Giovanni Fisher.

 

È un segno degli ultimi tempi che anche bravi cattolici siano confusi su questa materia importante. Possiamo pensare alle parole di nostro Signore quando disse che anche gli eletti saranno ingannati (cfr. Mt. 24, 24). Dopo un po’ di tempo Dio mostrerà alcune conseguenze a queste persone che anche nella Chiesa stanno difendendo la liceità dell’uso di vaccini macchiati dall’aborto. I loro occhi saranno aperti perché la verità è così potente. Dobbiamo vivere per la verità e per l’eternità.

 

Rimanere in silenzio, accettare la situazione dell’uso già diffuso di parti del corpo di bambini assassinati per la ricerca biomedicale e approvare questa ingiustizia con gli argomenti della teoria astratta della «cooperazione materiale», o comunque si voglia chiamare una tale teoria giustificatrice, significa una cecità spirituale e una grave omissione in un momento storico drammatico, in cui i cristiani dovrebbero invece alzarsi in piedi e proclamare al mondo intero: «Non accetteremo mai questa ingiustizia, anche se è già così diffusa in medicina! Non è consentito trattare i nascituri, le vite delle persone più deboli e indifese del mondo intero, in un modo così degradante affinché i già nati possono trarne un temporaneo beneficio per la salute».

 

Ivan Karamazov nel famoso romanzo di Dostoevskij I fratelli Karamazov pone la fatale domanda:

È un segno degli ultimi tempi che anche bravi cattolici siano confusi su questa materia importante. Possiamo pensare alle parole di nostro Signore quando disse che anche gli eletti saranno ingannati (cfr. Mt. 24, 24)

 

«Supponi – chiede Ivan ad Alesa – che fossi tu stesso a innalzar l’edificio del destino umano, con la meta suprema di render felici gli uomini, di dar loro, alla fine, la pace e la tranquillità: ma, per conseguire questo, si presentasse come necessario e inevitabile far soffrire per lo meno solo una minuscola creatura […] e sulle sue invendicate povere lacrime fondare codesto edificio: consentiresti tu a esserne l’architetto a queste condizioni?  Parla senza mentire».

 

Memorabili sono le parole con cui papa Giovanni Paolo II ha condannato risolutamente ogni sperimentazione sugli embrioni, dichiarando:

 

«Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa. La valutazione morale dell’aborto è da applicare anche alle recenti forme di intervento sugli embrioni umani che, pur mirando a scopi in sé legittimi, ne comportano inevitabilmente l’uccisione. È il caso della sperimentazione sugli embrioni, in crescente espansione nel campo della ricerca biomedica e legalmente ammessa in alcuni Stati. Se “si devono ritenere leciti gli interventi sull’embrione umano a patto che rispettino la vita e l’integrità dell’embrione, non comportino per lui rischi sproporzionati, ma siano finalizzati alla sua guarigione, al miglioramento delle sue condizioni di salute o alla sua sopravvivenza individuale”, si deve invece affermare che l’uso degli embrioni o dei feti umani come oggetto di sperimentazione costituisce un delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona. La stessa condanna morale riguarda anche il procedimento che sfrutta gli embrioni e i feti umani ancora vivi — talvolta “prodotti” appositamente per questo scopo mediante la fecondazione in vitro — sia come “materiale biologico” da utilizzare sia come fornitori di organi o di tessuti da trapiantare per la cura di alcune malattie. In realtà, l’uccisione di creature umane innocenti, seppure a vantaggio di altre, costituisce un atto assolutamente inaccettabile» (Evangelium Vitae, 62-63).

Il sangue dei bambini non nati assassinati grida a Dio dai farmaci e dai vaccini che – non importa come – abusano i resti dei loro corpi

 

Il sangue dei bambini non nati assassinati grida a Dio dai farmaci e dai vaccini che – non importa come – abusano i resti dei loro corpi.

 

Dobbiamo fare riparazione per questi crimini accumulati nella produzione di farmaci e vaccini

 

Non dobbiamo solo chiedere perdono a Dio, che scruta il cuore e i reni (cfr. Ap 2, 23), ma anche chiedere perdono alle anime di tutti i bambini non nati assassinati che hanno un nome davanti a Dio.

Dobbiamo fare riparazione per questi crimini accumulati nella produzione di farmaci e vaccini

 

In particolare, dovremmo chiedere perdono alle anime di quei bambini le cui parti del corpo sono utilizzate in modi così degradanti per beneficio della salute dei vivi.

 

È incomprensibile come ecclesiastici e bravi cattolici, con l’aiuto di teorie astratte della teologia morale, possano calmare le coscienze dei credenti e consentire loro di usare tali farmaci e vaccini.

 

Il sangue dei bambini non nati assassinati grida a Dio dai farmaci e i vaccini contaminati dall’aborto! Che il Signore sia propizio verso di noi!

 

Il sangue dei bambini non nati assassinati grida a Dio dai farmaci e i vaccini contaminati dall’aborto! Che il Signore sia propizio verso di noi!

Kyrie eleison!

 

 

Monsignor Athanasius Schneider

Vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Maria Santissima ad Astana

 

 

 

 

 

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Bioetica

Il principato di Andorra blocca la legge a favore dell’aborto in attesa dei colloqui con il Vaticano

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Il governo andorrano ha completato una bozza di legge per depenalizzare l’aborto, ma ha precisato che non procederà fino alla conclusione dei colloqui in corso con la Santa Sede.

 

Il 1° giugno, Ladislau Baró, ministro delle Relazioni istituzionali, dell’Istruzione e delle Università di Andorra, ha confermato che una proposta di legge per depenalizzare l’aborto è già stata redatta integralmente, ma non è stata ancora presa alcuna decisione politica poiché sono in corso i colloqui con la Santa Sede.

 

«Esiste già una proposta legislativa completa», ha affermato il Baró, aggiungendo che «tutti gli aspetti tecnici e filosofici sono stati redatti e preparati».

 

Il Baró ha sottolineato che il testo giuridico è completo, ma il governo non procederà fino alla conclusione dell’attuale processo di dialogo. Il dibattito in corso affonda le sue radici nella peculiare struttura costituzionale di Andorra: una diarchia parlamentare in cui il capo del governo è eletto dal Parlamento, mentre il capo dello Stato è condiviso da due co-principi, il presidente della Francia e il vescovo di La Seu d’Urgell, attualmente Josep-Lluís Serrano Pentinat.

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A causa di questo assetto, le proposte relative alla legislazione sull’aborto sono state spesso discusse non solo in termini legislativi e politici, ma anche in relazione al mantenimento dell’equilibrio istituzionale del principato.

 

Secondo il Baró, il governo deve stabilire se la proposta di legge possa raggiungere simultaneamente due obiettivi: eliminare le sanzioni penali per le donne che ricorrono all’aborto e, al contempo, preservare la stabilità istituzionale del Paese, affermando che restano ancora diverse sessioni di lavoro prima che l’esecutivo completi il processo di valutazione della proposta.

 

Baró ha sottolineato che la Santa Sede non detiene l’autorità decisionale sulla legislazione in sé. Ha affermato che la responsabilità ultima spetta al governo andorrano, che deve presentare qualsiasi disegno di legge, e al Consell General, il Parlamento del Paese, che ne deciderà il destino. Ciononostante, ha confermato che le discussioni in corso con la Santa Sede rimangono una parte necessaria del processo prima che qualsiasi iniziativa legislativa venga formalmente portata avanti.

 

Il ministro ha inoltre respinto le ipotesi secondo cui il Paese si starebbe avvicinando a una crisi istituzionale sulla questione. Ha affermato che Andorra rimane «molto lontana» da qualsiasi scenario che comporti una rottura del suo assetto costituzionale e «molto vicina» a trovare un equilibrio praticabile in merito. Pur rifiutandosi di fornire una tempistica precisa, Baró ha indicato che la questione dell’aborto dovrà essere risolta durante l’attuale legislatura.

 

Le dichiarazioni del governo giungono poco più di un mese dopo che il presidente francese Emmanuel Macron, durante una visita ufficiale nel principato, ha pubblicamente rinnovato la pressione per una modifica delle leggi sull’aborto di Andorra.

 

Il 28 aprile, Macron ha effettuato la sua seconda visita ad Andorra in veste di co-principe francese. Durante la visita, ha rivelato di aver discusso della depenalizzazione dell’aborto sia con il primo ministro Xavier Espot che con il vescovo Serrano Pentinat. Macron ha inoltre affrontato pubblicamente la questione durante un discorso tenuto nella capitale andorrana il 29 aprile.

 

«Parleremo di tutti gli argomenti e ne farò riferimento anche domani nel mio discorso», ha detto Macron al vescovo. Anche il primo ministro Espot ha affrontato l’argomento durante la visita, sostenendo che qualsiasi progresso sulla depenalizzazione dell’aborto dovrebbe essere perseguito con quello che ha definito «realismo, prudenza e ambizione». Ha affermato che questi principi costituiscono parte di un approccio condiviso tra il suo governo e Macron.

 

Nonostante l’appoggio pubblico di Macron, non si è registrata alcuna campagna pubblica analoga da parte del vescovo Serrano Pentinat. Il ruolo del vescovo è rimasto invece legato al processo di dialogo in corso tra le autorità andorrane e la Santa Sede, che, secondo quanto affermano i funzionari governativi, è tuttora in corso e non ha ancora raggiunto la sua conclusione.

 

In Andorra l’aborto rimane illegale in ogni circostanza, compresi i casi di stupro o anomalie fetali. La legislazione del Paese ha subito pressioni da parte dei sostenitori dell’aborto sia a livello nazionale che internazionale, mentre proseguono i negoziati legislativi.

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Andorra è tecnicamente una co-principazia parlamentare unica. I suoi capi di Stato sono due co-principi: il vescovo di Urgell e il presidente della Francia. Il potere legislativo spetta al Consiglio Generale, un Parlamento unicamerale eletto ogni quattro anni. Il governo è guidato da un Capo di Governo che detiene il potere esecutivo. Pur non essendo nell’UE, il paese ne è fortemente integrato.

 

Il Vescovo di Urgell (una diocesi cattolica in Catalogna, Spagna) esercita la funzione di co-principe di Andorra, agendo come Capo di Stato insieme al Presidente della Repubblica Francese. Si tratta di una carica puramente istituzionale e non religiosa per il territorio andorrano.

 

Insieme al suo omologo francese, il v escovo svolge compiti formali e di rappresentanza. Tra le sue funzioni principali rientrano la promulgazione delle leggi approvate dal Parlamento, l’indizione delle elezioni e la nomina formale del Capo del Governo, sebbene la gestione politica ed esecutiva del paese spetti interamente alle autorità locali andorrane.

 

Questo sistema, ereditato dal XIII secolo, conferisce al vescovo un ruolo sia spirituale che politico, rendendolo una figura chiave nel governo andorrano. Il vescovo Josep-Lluis Serrano Pentinat, nominato vescovo coadiutore di Urgell nel luglio 2024, è succeduto al vescovo Joan-Enric Vives il 31 maggio 2025. Il suo arrivo coincide con un acceso dibattito sulla riforma legislativa dell’aborto.

 

Il cardinale Parolin, durante una visita ad Andorra nel settembre 2023, aveva descritto la questione dell’aborto come un «argomento molto delicato e complesso», invocando un approccio improntato a «discrezione e saggezza».

 

Il Principato è diventato profondamente secolarizzato, in particolare negli anni Novanta: nel 1993, la Chiesa ha ratificato un emendamento costituzionale che definisce Andorra come uno stato «laico». Il culto domenicale è in declino – circa il 20-30% dei fedeli, una percentuale ancora molto invidiabile rispetto al 5% dei praticanti nella Francia continentale – e sono state attuate le consuete riforme sociali, il divorzio nel 1995 e le unioni civili tra persone dello stesso sesso nel 2005.

 

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Immagine di r Luis Miguel Bugallo Sánchez (Lmbuga) via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

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Bioetica

Startup testa farmaci su cervelli umani appena estratti e mantenuti in vita con macchinari di supporto vitale

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Una startup biotecnologica chiamata Bexorg sta estraendo cervelli umani poche ore dopo la morte dei loro proprietari e li sta collegando a speciali macchine di supporto vitale. Lo riporta Science.   Sebbene queste masse di tessuto rosato non presentino più attività elettrica, la maggior parte delle loro funzioni vitali rimane intatta, consentendo agli scienziati di testare farmaci sperimentali, come potenziali trattamenti per il morbo di Alzheimer, come mai prima d’ora. Ci si aspetterebbe che i cervelli disincarnati siano senza dubbio morti. Tuttavia, stando alle notizie, un cervello estratto e collegato a una delle macchine di supporto vitale brevettate da Bexorg, BrainEX, resta «sospeso tra la vita e la morte». I cervelli vengono mantenuti in funzione grazie a un polmone artificiale, ossigenazione renale, sangue e altri fluidi.   La cifra frankesteiniana dell’operazione fa rabbrividire perfino i «laici», spinti a domandarsi se essa rifletta «la scomoda labilità del confine tra vita e morte» scrive Futurism, testata legata alla transumanista Singularity University.

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Brendan Parent, uno dei sei esperti di etica di Bexorg, sostiene che non vi devono essere dubbi. I cervelli estratti sono quasi privi dell’attività neuronale coordinata necessaria per una coscienza minima, ha dichiarato a Science. Per prevenire l’inquietante eventualità che alcuni cervelli producano attività elettrica, vengono anche trattati con l’anestetico propofol, assicura. «Naturalmente, il fatto stesso che si debba ricorrere a una simile misura potrebbe risultare meno rassicurante e più inquietante» chiosa Futurism.   Il fine, anche di questo esperimento, ci viene puntualmente ricordato, è il bene biologico dell’umanità garantito dall’industria farmaceutica. Il CEO di Bexorg, Zvonimir Vrselja, ha affermato che i cervelli presentano decenni di esposizione ambientale, una storia di trattamenti farmacologici e altri fattori che li rendono un mezzo di test più realistico per i farmaci. «Si ottengono cellule che sono state lì per 60-80 anni», ha dichiarato il Vrselja a Science.   «È un enorme passo avanti rispetto ai modelli murini», ha dichiarato a Science Bruna Bellaver, che studia la neurodegenerazione all’Università di Pittsburgh.   Bexorg è la stessa startup che sei anni fa dimostrò di poter mantenere in vita cervelli di maiale decapitati per 36 ore utilizzando un prototipo della sua macchina BrainEX. Gli sforzi si inseriscono in quegli esperimenti estremi di rianimazione dell’organismo che hanno come conseguenza, nemmeno tanto recondita, lo squartamento ancora più esseri umani per i trapianti, cioè per quella che è più corretto chiamare predazione degli organi.   Come riportato da Renovatio 21otto anni fa alcuni scienziati avevano comunicato i loro studi compiuti su dei suini riguardo la possibilità di riattivare il corpo dopo la morte.   Le ramificazioni bioetiche e biologiche di tali tecnologia sono abissali. In primis, abbiamo la possibilità di attuare un trapianto di cervello, o di corpo, che potrebbe consentire ad alcuni di cambiare identità corporea e, secondo la volontà transumanista, vivere più a lungo.   In secundis, si aprono voragini sulla questione della coscienza e della cosidetta «morte cerebrale» (una convenzione artefatta che medici di Harvard inventarono negli anni Sessanta per iniziare la filiare della predazione degli organi con il lucroso business dei trapianti).

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Se un cervello non è completamente morto, è giusto tenerlo in vita? Non si tratta di una forma di negromantico sfruttamento dell’essere umano? Curioso come la scienza medica impartisce l’eutanasia (o l’anestesia, necessaria agli espianti: perché un corpo a cui ancora batté il cuore reagisce allo squartamento con convulsioni naturali) qui invece vada verso il suo contrario, l’animazione extracorporea.   Un dibattito su questo tipo di argomento non sembra esserci, come vi sono solo accenni a discussioni sulla questione degli animali umanizzati con cellule cerebrali umane: la visione moderna si può chiedere se la bestia, dotata di neuroni dell’uomo, soffra appunto come un uomo, o meriti uno status giuridico diverso, simile a quello del cittadino.   Dubbi bioetici a parte, la macelleria chimerica della scienza moderna continua a pieno regime: perché la bioetica, dice la celebre critica di Richard Neuhaus poi ripresa in Italia dal defunto cardinale Elio Sgreccia, si riduce ad un «Permission Office» (un ufficio permessi, un passacarte burocratico). I comitati etici, che potrebbero non esistere ancora a lungo, smettono di riflettere sul bene profondo della persona e si limitano a verificare meri requisiti legali, trasformandosi in sportelli dove i ricercatori si recano solo per «ritirare un timbro di autorizzazione». Senza un solido fondamento morale (che Sgreccia individuava nella difesa della persona umana), la bioetica rischia di concedere qualsiasi permesso, rendendo lecito tutto ciò che è tecnicamente possibile.    

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Bioetica

Corpi senza testa per produrre organi: l’uomo ridotto a funzione, la medicina contro l’anima

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Qualche tempo fa su Renovatio 21 avevamo parlato del «trapianto dell’uomo» il progetto visionario di un neurochirurgo italiano: non più sostituire singoli organi, ma arrivare a trasferire l’identità, a trattare il corpo umano come una piattaforma intercambiabile. 

 

Una notizia rilanciata in questi giorni dalla stampa internazionale, e ripresa anche dal Corriere della Sera, che parla apertamente di «cloni senza cervello come banca degli organi», mostra che non si trattava di fantascienza. Startup biotech sostenute da capitali miliardari stanno esplorando la possibilità di creare organismi umani privi di attività cerebrale, sviluppati artificialmente proprio con l’obiettivo di fungere da riserva di organi.

 

Si parla di corpi «senza coscienza», mantenuti biologicamente attivi attraverso tecnologie avanzate, destinati a fornire tessuti perfettamente compatibili e sempre disponibili. In altri termini, si tratterebbe di produrre organismi progettati per funzionare biologicamente, ma privati intenzionalmente di ciò che li renderebbe soggetti. L’obiettivo dichiarato è semplice: evitare problemi etici. Niente attività cerebrale, niente coscienza, niente dolore.

 

La verità è che gli organi non bastano a soddisfare la richiesta del sistema trapiantologico e la risposta delle istituzioni è stata fin qui quella di tentare di ridurre il numero delle opposizioni, insistere sulla cosiddetta cultura del dono, forzare il consenso. La risposta tecnologica è molto più radicale: produrre direttamente ciò che serve, bypassando il consenso del donatore e finanche la dichiarazione di morte cerebrale.

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Tale deriva non nasce oggi, ma è il frutto di un’idea che abbiamo già accettato senza quasi accorgercene: ossia, l’idea che la persona coincida con il suo cervello. Se sussiste l’attività cerebrale sussiste anche la persona. È la stessa logica che ha reso possibile la morte cerebrale: un corpo ancora caldo, perfuso, biologicamente integrato, viene dichiarato morto perché ha perso determinate funzioni e da quel momento diventa disponibile.

 

Oggi si tenta di compiere un passo ulteriore: invece di dichiarare morto un vivente, si costruisce un vivente che non sarà mai considerato tale. 

 

Ma è proprio qui che emerge il vuoto più profondo della concezione moderna dell’uomo: l’assenza totale dell’anima. Per la grande tradizione filosofica, da Aristotele a san Tommaso d’Aquino, l’uomo non è la somma di funzioni, né un cervello che governa un corpo, bensì un’unità sostanziale di anima e corpo.

 

L’anima è forma del corpo, principio vitale che rende quell’organismo un essere umano e non un semplice aggregato biologico.

 

Finché l’organismo vive come unità integrata, l’anima è presente. La modernità ha progressivamente espunto questa dimensione, dapprima facendo coincidere l’anima con la coscienza, poi la coscienza con la funzione cerebrale, infine la funzione con un dato misurabile. 

 

Cosicché l’uomo è diventato un sistema, un insieme di processi, un dispositivo biologico. E un dispositivo, per definizione, può essere spento, smontato, ricostruito. I «corpi senza testa» sono semplicemente la conseguenza estrema, ma perfettamente coerente, di tale riduzione. 

 

Da anni una certa bioetica sostiene che la dignità non appartiene all’essere umano in quanto tale, ma solo a chi possiede determinate capacità: autocoscienza, memoria, intenzione. Se queste mancano, non c’è persona. Il risultato è paradossale: per evitare di usare una persona, si costruisce un essere umano privato di tutto ciò che lo renderebbe tale. Non si risolve il problema, lo si elimina alla radice.

 

A questo punto la domanda diventa inevitabile: che differenza c’è tra questo modello e un allevamento? Corpi umani coltivati, mantenuti, utilizzati come riserva biologica. La differenza con l’allevamento animale, a questo punto, è solo culturale e col tempo tenderà a svanire. 

 

Il punto è che questo distopico futuro non arriva all’improvviso: si ridefinisce la morte, si rende disponibile il corpo, si trasformano gli organi in risorse trasferibili. Infine, si passa alla produzione e all’allevamento.

 

Ogni passaggio, preso da solo, appare logico. Ma è l’insieme che rivela la direzione: quando si perde il concetto di anima, si perde anche il concetto di persona e quando la persona scompare, il corpo diventa inevitabilmente materia. 

 

E ciò che resta è solo la tecnica.

 

Alfredo De Matteo

 

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