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Bioetica

Monsignor Schneider: il sangue dei bambini non nati grida a Dio da vaccini e farmaci contaminati dall’aborto

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Renovatio 21 pubblica questo scritto di Monsignor Athanasius Schneider apparso sul sito Duc in Altum di Aldo Maria Valli.

 

 

 

Vaccini contaminati dall’aborto e Cultura della Morte

 

Le potenze mondiali anti-cristiane che promuovono la Cultura della Morte perseguono l’obiettivo di imporre a tutta la popolazione mondiale la partecipazione implicita, anche se distante e per così dire passiva, all’aborto.

Le potenze mondiali anti-cristiane che promuovono la Cultura della Morte perseguono l’obiettivo di imporre a tutta la popolazione mondiale la partecipazione implicita, anche se distante e per così dire passiva, all’aborto

 

Tale coinvolgimento remoto è di per sé un male a causa delle circostanze storiche straordinarie in cui queste potenze mondiali promuovono l’omicidio di bambini non nati e lo sfruttamento dei resti dei loro corpi.

 

Usando tali vaccini e farmaci, che utilizzano linee cellulari provenienti da bambini abortiti, beneficiamo fisicamente dei «frutti» o «benefici» di uno dei più grandi mali dell’umanità, vale a dire il crudele genocidio dei nascituri. Perché se un bambino innocente non fosse stato crudelmente assassinato, non avremmo questi concreti farmaci o vaccini nel nostro corpo.

 

Non dobbiamo essere così ingenui da non vedere che dietro questi vaccini e farmaci non ci sono solo i nostri benefici per la salute: c’è anche la promozione della Cultura della Morte.

 

Certamente, alcuni sostengono che anche se le persone non prendessero questi vaccini, l’industria dell’aborto continuerebbe comunque. Se smettessimo di prendere tali vaccini o farmaci, non ridurremo il numero di aborti, ma non è di questo che si tratta qui. Il problema è l’indebolimento morale della nostra resistenza al crimine dell’aborto e al crimine della tratta, dello sfruttamento e della commercializzazione delle parti del corpo dei bambini assassinati.

Queste potenze mondiali promuovono l’omicidio di bambini non nati e lo sfruttamento dei resti dei loro corpi

 

L’uso di tali farmaci e vaccini aggiungerà in qualche modo un sostegno morale, anche se indiretto, a questa orribile situazione.

 

Guardando la risposta dalla Chiesa cattolica, gli abortisti e i responsabili della ricerca biomedicale concluderanno che la gerarchia ha acconsentito a questa situazione che comprende un’intera catena di crimini contro la vita, e che giustamente può essere descritta come una «catena di morte».

 

Abbiamo davvero bisogno di svegliarci per vedere i reali pericoli, le conseguenze e le circostanze della situazione attuale.

Non dobbiamo essere così ingenui da non vedere che dietro questi vaccini e farmaci non ci sono solo i nostri benefici per la salute: c’è anche la promozione della Cultura della Morte

 

 

Teorie giustificatrici per l’uso dei vaccini contaminati dall’aborto

I documenti rilevanti della Santa Sede (del 2005, 2008 e 2020), che trattano la questione dei vaccini derivati da linee cellulari provenienti dall’assassinio di un bambino non nato, non sono decisioni infallibili del Magistero.

 

Gli argomenti nei documenti citati a favore della liceità morale dell’uso di vaccini contaminati dall’aborto sono in definitiva troppo astratti. Dobbiamo approfondire questo problema e non attenerci in questo caso al positivismo e al formalismo giuridico di teorie astratte della cooperazione con il male o del volontario indiretto o del doppio effetto, o comunque si vogliano chiamare tali teorie giustificatrici.

Se un bambino innocente non fosse stato crudelmente assassinato, non avremmo questi concreti farmaci o vaccini nel nostro corpo

 

Dobbiamo andare più a fondo, alle radici, e considerare la proporzionalità. Questa particolare catena di orribili crimini – omicidio, rimozione di tessuti e parti del corpo dai bambini assassinati, tratta e commercializzazione delle parti del loro corpo per mezzo della produzione e del test di farmaci e vaccini – è sproporzionata rispetto ad altri crimini come il profitto dal lavoro degli schiavi, il pagamento delle tasse, eccetera.

 

Persino esempi storici più impressionanti, che talvolta sono addotti per giustificare la liceità dell’uso dei vaccini contaminati dall’aborto, non sono paragonabili a questo nostro caso.

Il problema è l’indebolimento morale della nostra resistenza al crimine dell’aborto e al crimine della tratta, dello sfruttamento e della commercializzazione delle parti del corpo dei bambini assassinati

 

A causa della gravità della natura dell’aborto e della crescente industria abortista e della ricerca biomedicale che comprende la tratta e lo sfruttamento delle parti del corpo dei bambini abortiti, il principio della cooperazione materiale o altri simili teorie non possono essere applicati in questo caso.

 

È anche estremamente anti-pastorale e controproducente permettere l’uso dei vaccini contaminati dall’aborto in questo momento storico. Le anime dei bambini assassinati, delle cui parti del corpo ora la gente sta beneficiando attraverso farmaci e vaccini, vivono e hanno un nome davanti a Dio.

 

Quando qualcuno usa questo vaccino contaminato dall’aborto, è direttamente e personalmente davanti alla siringa con il vaccino. Se qualcuno paga le tasse, non è confrontato direttamente e personalmente con l’atto di un aborto specifico.

 

Lo Stato non ti sta chiedendo specificamente di dare i tuoi soldi qui e ora per questo specifico atto di aborto. Lo Stato spesso usa i nostri soldi contro la nostra volontà.

 

Le anime dei bambini assassinati, delle cui parti del corpo ora la gente sta beneficiando attraverso farmaci e vaccini, vivono e hanno un nome davanti a Dio

Quindi, l’uso di un tale vaccino contaminato dall’aborto è un confronto e un incontro molto più personale con i crimini mostruosi accumulati nella produzione di questo vaccino, rispetto al pagamento delle tasse o al beneficio delle malefatte di altri. Se il governo mi chiede direttamente e personalmente: «Prenderò i tuoi soldi per questo specifico aborto», devo rifiutare, anche se mi portano via la casa e mi mettono in prigione.

 

Nei primi secoli, i cristiani versavano le tasse al governo pagano sapendo che il governo avrebbe usato alcune delle tasse per finanziare l’idolatria.

 

Tuttavia, quando il governo ha chiesto ai cristiani di partecipare individualmente e personalmente al crimine di idolatria chiedendo loro di bruciare solo un piccolo granello di incenso davanti alla statua di un idolo, hanno rifiutato, anche a prezzo di diventare martiri, di essere assassinati per aver rispettato il primo comandamento di Dio.

L’uso di un tale vaccino contaminato dall’aborto è un confronto e un incontro molto più personale con i crimini mostruosi accumulati nella produzione di questo vaccino, rispetto al pagamento delle tasse o al beneficio delle malefatte di altri

 

 

Il carattere straordinariamente grave e unico dei vaccini e dei farmaci contaminati dall’aborto

Come possiamo essere e proclamare di essere contro l’aborto con la massima determinazione quando accettiamo vaccini contaminati dall’aborto, quando all’inizio di questi vaccini sta l’omicidio di un bambino?

 

La logica e il buon senso impongono di non accettare tali vaccini o farmaci.

 

Se un bambino non fosse stato ucciso, questi vaccini o farmaci contaminati – anche in modo remotissimo – dall’aborto non sarebbero stati prodotti.

 

Le persone di buon senso lo vedono. Spesso, in tempi difficili, di grande confusione, Dio usa i semplici e i piccoli che dicono la verità mentre la maggioranza va con la corrente

Le persone di buon senso lo vedono. Spesso, in tempi difficili, di grande confusione, Dio usa i semplici e i piccoli che dicono la verità mentre la maggioranza va con la corrente.

 

Purtroppo, quando si tratta della questione specifica dei vaccini e dei farmaci contaminati dall’aborto, anche molte persone nella Chiesa e alcune organizzazioni cattoliche per la difesa della vita stanno andando con la corrente.

 

Sembra che molti teologi, e anche la Santa Sede e la stragrande maggioranza dei vescovi, stiano andando con la corrente e che rimanga solo una minoranza nella Chiesa dei nostri giorni a dire: «Stop. Questo non va bene. Questo è un pericolo!». Come cristiani dobbiamo dare un segno al mondo intero non accettando questi vaccini e medicinali.

 

Come cristiani dobbiamo dare un segno al mondo intero non accettando questi vaccini e medicinali

Si potrebbe chiedere ai fautori della liceità morale dell’uso di vaccini o farmaci contaminati dall’aborto:

 

«Immagina di essere in una macchina del tempo e di vedere il crudele assassinio di un bambino non ancora nato, lo smembramento del suo corpo e la rimozione delle cellule dal suo corpo. Immagina di veder mettere queste cellule nella provetta e passare attraverso i processi di riciclaggio. E anche se ci fossero cento o mille processi chimici che si sono conclusi con quel particolare vaccino o farmaco, potresti avere un tale vaccino o farmaco nel tuo corpo con la coscienza pulita, avendo presente tutti questi singoli orribili atti dinanzi ai tuoi occhi? È difficile immaginare che porteresti questo vaccino nel tuo corpo, dal momento che avresti sempre davanti agli occhi questo terribile scenario: un bambino è stato smembrato, dalle cui parti del corpo ora traggo beneficio fisico».

 

 

Vaccini che usano le linee cellulari provenienti da feti abortiti solo per i test

Esiste la distinzione tra la presenza diretta delle linee cellulari provenienti dall’assassinio di un bambino non nato nel vaccino e il loro uso per i test, e quest’ultimo è, ovviamente, oggettivamente meno grave.

Non possiamo accettare nemmeno l’uso di queste cellule o delle linee cellulari solo per i test, poiché questo ci avvicina al crimine di commercializzare parti del corpo di bambini uccisi

 

Ma non possiamo accettare nemmeno l’uso di queste cellule o delle linee cellulari solo per i test, poiché questo ci avvicina al crimine di commercializzare parti del corpo di bambini uccisi.

 

Anche in questo caso c’è un accumulo di orribili crimini. Il primo terribile crimine è l’uccisione di un bambino. Il secondo crimine è l’uso di queste linee cellulari nei processi del laboratorio. Usare queste linee cellulari per i test è un altro crimine.

 

Non possiamo partecipare a questo accumulo di crimini in nessun modo e non possiamo beneficiare dei loro «sottoprodotti».

 

 

L’obbligo di resistere

Immaginiamo la possibilità che tutta l’umanità proibisca rigorosamente l’aborto in ogni caso. Se così fosse, l’industria farmaceutica e medicale dovrebbe cercare alternative, e Dio le darebbe, se osservassimo in modo più coerente la sua legge, specialmente il quinto comandamento.

Dio ci punirà se usiamo vaccini e farmaci che sono stati prodotti o testati dalle linee cellulari provenienti da bambini uccisi!

 

Dio invece ci punirà se usiamo vaccini e farmaci che sono stati prodotti o testati dalle linee cellulari provenienti da bambini uccisi!

 

Dobbiamo essere più soprannaturali e più coerenti nella nostra decisione. Dobbiamo resistere al mito che non ci siano alternative.

 

Se accettiamo tali vaccini, aiuteremo a diffondere il mito che non ci sono alternative. Un’alternativa c’è!

 

Tuttavia, le potenze mondiali anti-cristiane non ammetteranno che esistano alternative e continueranno a favorire vaccini e farmaci contaminati dall’aborto.

Le potenze mondiali anti-cristiane non ammetteranno che esistano alternative e continueranno a favorire vaccini e farmaci contaminati dall’aborto

 

Dobbiamo resistere. Anche se siamo pochi, una minoranza di credenti, sacerdoti e vescovi, la verità continuerà a prevalere.

 

La storia un giorno dirà che anche alcuni bravi cattolici cedettero, anche alti prelati responsabili della Santa Sede furono deboli di fronte a una crescente industria biomedicale e farmaceutica che usava linee cellulari provenienti dall’assassinio di bambini non nati per produrre e testare vaccini e farmaci.

 

La storia dirà che tutti loro si lasciarono accecare da teorie astratte sulla partecipazione materiale, dalla teoria del profitto tratto dalle azioni malvagie degli altri, dalla teoria del volontario indiretto o del doppio effetto, o comunque si voglia chiamare una tale teoria giustificatrice.

La storia un giorno dirà che anche alcuni bravi cattolici cedettero, anche alti prelati responsabili della Santa Sede furono deboli di fronte a una crescente industria biomedicale e farmaceutica che usava linee cellulari provenienti dall’assassinio di bambini non nati per produrre e testare vaccini e farmaci

 

Dobbiamo seguire la verità. Anche se perdessimo tutti i nostri amici, dovremmo seguire la nostra coscienza, come hanno fatto san Tommaso Moro e san Giovanni Fisher.

 

È un segno degli ultimi tempi che anche bravi cattolici siano confusi su questa materia importante. Possiamo pensare alle parole di nostro Signore quando disse che anche gli eletti saranno ingannati (cfr. Mt. 24, 24). Dopo un po’ di tempo Dio mostrerà alcune conseguenze a queste persone che anche nella Chiesa stanno difendendo la liceità dell’uso di vaccini macchiati dall’aborto. I loro occhi saranno aperti perché la verità è così potente. Dobbiamo vivere per la verità e per l’eternità.

 

Rimanere in silenzio, accettare la situazione dell’uso già diffuso di parti del corpo di bambini assassinati per la ricerca biomedicale e approvare questa ingiustizia con gli argomenti della teoria astratta della «cooperazione materiale», o comunque si voglia chiamare una tale teoria giustificatrice, significa una cecità spirituale e una grave omissione in un momento storico drammatico, in cui i cristiani dovrebbero invece alzarsi in piedi e proclamare al mondo intero: «Non accetteremo mai questa ingiustizia, anche se è già così diffusa in medicina! Non è consentito trattare i nascituri, le vite delle persone più deboli e indifese del mondo intero, in un modo così degradante affinché i già nati possono trarne un temporaneo beneficio per la salute».

 

Ivan Karamazov nel famoso romanzo di Dostoevskij I fratelli Karamazov pone la fatale domanda:

È un segno degli ultimi tempi che anche bravi cattolici siano confusi su questa materia importante. Possiamo pensare alle parole di nostro Signore quando disse che anche gli eletti saranno ingannati (cfr. Mt. 24, 24)

 

«Supponi – chiede Ivan ad Alesa – che fossi tu stesso a innalzar l’edificio del destino umano, con la meta suprema di render felici gli uomini, di dar loro, alla fine, la pace e la tranquillità: ma, per conseguire questo, si presentasse come necessario e inevitabile far soffrire per lo meno solo una minuscola creatura […] e sulle sue invendicate povere lacrime fondare codesto edificio: consentiresti tu a esserne l’architetto a queste condizioni?  Parla senza mentire».

 

Memorabili sono le parole con cui papa Giovanni Paolo II ha condannato risolutamente ogni sperimentazione sugli embrioni, dichiarando:

 

«Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa. La valutazione morale dell’aborto è da applicare anche alle recenti forme di intervento sugli embrioni umani che, pur mirando a scopi in sé legittimi, ne comportano inevitabilmente l’uccisione. È il caso della sperimentazione sugli embrioni, in crescente espansione nel campo della ricerca biomedica e legalmente ammessa in alcuni Stati. Se “si devono ritenere leciti gli interventi sull’embrione umano a patto che rispettino la vita e l’integrità dell’embrione, non comportino per lui rischi sproporzionati, ma siano finalizzati alla sua guarigione, al miglioramento delle sue condizioni di salute o alla sua sopravvivenza individuale”, si deve invece affermare che l’uso degli embrioni o dei feti umani come oggetto di sperimentazione costituisce un delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona. La stessa condanna morale riguarda anche il procedimento che sfrutta gli embrioni e i feti umani ancora vivi — talvolta “prodotti” appositamente per questo scopo mediante la fecondazione in vitro — sia come “materiale biologico” da utilizzare sia come fornitori di organi o di tessuti da trapiantare per la cura di alcune malattie. In realtà, l’uccisione di creature umane innocenti, seppure a vantaggio di altre, costituisce un atto assolutamente inaccettabile» (Evangelium Vitae, 62-63).

Il sangue dei bambini non nati assassinati grida a Dio dai farmaci e dai vaccini che – non importa come – abusano i resti dei loro corpi

 

Il sangue dei bambini non nati assassinati grida a Dio dai farmaci e dai vaccini che – non importa come – abusano i resti dei loro corpi.

 

Dobbiamo fare riparazione per questi crimini accumulati nella produzione di farmaci e vaccini

 

Non dobbiamo solo chiedere perdono a Dio, che scruta il cuore e i reni (cfr. Ap 2, 23), ma anche chiedere perdono alle anime di tutti i bambini non nati assassinati che hanno un nome davanti a Dio.

Dobbiamo fare riparazione per questi crimini accumulati nella produzione di farmaci e vaccini

 

In particolare, dovremmo chiedere perdono alle anime di quei bambini le cui parti del corpo sono utilizzate in modi così degradanti per beneficio della salute dei vivi.

 

È incomprensibile come ecclesiastici e bravi cattolici, con l’aiuto di teorie astratte della teologia morale, possano calmare le coscienze dei credenti e consentire loro di usare tali farmaci e vaccini.

 

Il sangue dei bambini non nati assassinati grida a Dio dai farmaci e i vaccini contaminati dall’aborto! Che il Signore sia propizio verso di noi!

 

Il sangue dei bambini non nati assassinati grida a Dio dai farmaci e i vaccini contaminati dall’aborto! Che il Signore sia propizio verso di noi!

Kyrie eleison!

 

 

Monsignor Athanasius Schneider

Vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Maria Santissima ad Astana

 

 

 

 

 

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Bioetica

La bambina risucchiata dal bocchettone della piscina e la morte cerebrale

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Ci risiamo. Un’altra bambina, un’altra piscina e un’altra corsa disperata verso un reparto di terapia intensiva. E infine un altro titolo che, puntualmente, troviamo identico su tutti i giornali: «È morta la bambina risucchiata dal bocchettone della piscina».

 

Il lettore scorre una notizia di questo tipo e crede di aver capito tutto. Immagina una vittima che, dopo l’incidente, «non ce l’ha fatta». È la conclusione naturale della tragedia. Fine della storia.

 

E invece no. La prassi in questi casi è molto più complessa e nessun mezzo di informazione avverte la necessità di raccontarla.

 

Il paziente di questo tipo, infatti, non arriva in ospedale da cadavere: il cuore batte, il sangue circola e il suo organismo viene sostenuto dai medici che riescono a stabilizzarlo. Le condizioni sono molto critiche, ma si tratta tecnicamente di un paziente ricoverato in terapia intensiva, non un corpo senza vita consegnato all’obitorio.

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A un certo punto, però, al percorso terapeutico se ne affianca un altro: quello dell’accertamento della cosiddetta morte con criteri neurologici convenzionali. Dopo il periodo di osservazione previsto dalla legge, una commissione medica dichiara la morte dell paziente. Solo da quel momento diventa giuridicamente possibile procedere al prelievo degli organi, al quale i parenti, travolti dal dolore, acconsentono.

 

Tutto questo, però, nel racconto mediatico scompare; la notizia viene compressa in una formula tanto semplice quanto ingannevole: morti per l’incidente. Ma è davvero questo che è accaduto? Perché esiste una differenza enorme tra dire che una persona è morta in conseguenza di un annegamento o un incidente d’auto e dire che, dopo pochissimi giorni di terapia intensiva, una commissione medica ne ha accertato la morte secondo i criteri neurologici previsti dall’ordinamento italiano.

 

Non è un sofisma, è la differenza tra un evento naturale e un atto medico. Eppure, questa differenza viene sistematicamente cancellata dal linguaggio dell’informazione.

 

Si tratta di uno schema che si ripete con impressionante regolarità. Ogni volta che un bambino o un giovane arriva in ospedale dopo un arresto cardiaco rianimato, soprattutto quando il danno cerebrale appare importante, il percorso clinico segue ormai una sequenza ben nota: si stabilizza il paziente, si valutano le sue condizioni neurologiche e, qualora ne ricorrano i presupposti, si avvia il protocollo per l’accertamento della morte encefalica. Se quest’ultima viene confermata dai risultati di determinati test diagnostici, si apre immediatamente la possibilità della donazione degli organi. 

 

Cos’è la morte cerebrale, quali sono i suoi presupposti scientifici, filosofici e antropologici? Chi decide quali siano le procedure volte a stabilire la morte di un paziente e sulla base di quali criteri? Esiste da parte della comunità scientifica un consenso unanime a riguardo? Ancora: perché affrettare le procedure di accertamento, invece di continuare a prendersi cura del paziente? La bambina, avrebbe potuto riprendersi se adeguatamente trattata?

 

A queste domande non si cerca mai di dare una risposta. Anzi, si lavora per occultarle, come se fossero dei dettagli irrilevanti, mentre invece rappresentano il cuore della questione. Si preferisce una narrazione rassicurante: la bambina è morta, i genitori hanno compiuto un gesto d’amore e la vita continua in altre persone bisognose di un trapianto. Chiuso il sipario.

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Tuttavia proprio questa banalizzazione della notizia dovrebbe insospettire, perché quando una questione bioetica di capitale importanza viene ridotta a poche formule ripetute identiche da tutti i mezzi di informazione, significa che il linguaggio ha già svolto il suo compito: non quello di descrivere la realtà, ma di interpretarla prima ancora che il lettore possa farsene un’idea.

 

Le parole non sono mai neutrali, il linguaggio è diventato il primo e più efficace strumento della necrocultura trapiantista: prima ancora dei protocolli, prima ancora delle leggi. Perché se si riesce a far coincidere, nell’immaginario collettivo, la dichiarazione di morte con la morte nel senso comune del termine, il problema è già risolto e nessuno sentirà più il bisogno di interrogarsi.

 

È forse proprio questa la trasformazione più inquietante: non si ridefinisce soltanto la morte, si ridefinisce l’uomo. E quando perfino le parole vengono accuratamente scelte per impedire che le persone comprendano ciò che realmente accade, allora il problema non riguarda più soltanto la bioetica. 

 

Riguarda la verità.

 

Alfredo De Matteo

 

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Bioetica

Si fa largo l’idea delle sanzioni penali per le donne che abortiscono

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Oltre 60 leader e personalità influenti del movimento pro-vita e conservatore auspicano l’introduzione di sanzioni penali per le donne che ricorrono all’aborto. Lo riporta LifeSite.   Il fenomeno mostra come la cosiddetta Finestra di Overton si stia muovendo in senso opposto a quanto visto nelle ultime decadi.   Guidata da Seth Gruber e dalla White Rose Resistance, la «Dichiarazione a sostegno della tutela dei diritti uguali» sostiene che la crescente diffusione dei farmaci abortivi chimici ha minato le leggi statali a tutela della vita. I firmatari, tra cui l’ex dipendente di Planned Parenthood convertita di attivista pro-life Abby Johnson, la nuotatrice attivista contro i trans nello sport femminile Riley Gaines, il commentatore di Turning Point USA Alex Clark e diversi pastori protestanti, sostengono che siano necessarie sanzioni penali per le donne che abortiscono al fine di fermare l’uccisione di bambini innocenti.   «La parità di trattamento richiede che chiunque tolga consapevolmente e volontariamente la vita a un bambino non ancora nato – compresi gli autori principali, i complici e i co-cospiratori – sia soggetto a responsabilità legale», dichiara la risoluzione. Allo stesso tempo, lascia spazio alla discrezionalità del pubblico ministero, affermando: «Le leggi giuste distinguono tra coloro che agiscono per ignoranza, paura o coercizione e coloro che agiscono con piena consapevolezza, volontà e intenzione».

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La dichiarazione formula fermamente due risoluzioni:   «Affermiamo il principio di pari protezione per i nascituri, riconoscendo che le stesse leggi che proteggono le persone nate dalla violenza e dalla distruzione, o leggi che forniscono un grado di protezione sostanzialmente equivalente, devono proteggere anche i bambini non ancora nati; e che i legislatori dovrebbero eliminare le immunità legali che consentono che l’uccisione intenzionale dei bambini non ancora nati continui, e promulgare leggi che garantiscano una protezione piena e uguale, ai sensi della legge, dalla violenza e dalla distruzione, fin dal momento del concepimento».   Tra gli altri firmatari di spicco figurano altri nomi dell’attivismo pro-vita Mark Lee Dickson, fondatore di Sanctuary Cities for the Unborn; Trevor e Christen Pollo di Protect Life Michigan; e Catherine Short, fondatrice della Life Legal Defense Foundation.   Personalità influenti del mondo conservatore, tra cui Allie Beth Stuckey, Eric Metaxas, Kaitlin Bennet e Maison Dechamps (il cosiddetto «Spiderman pro-life», che si arrampica sui grattacieli per riportare attenzione sulla tragedia dell’aborto), hanno anch’esse appoggiato la dichiarazione.   Le richieste di penalizzare le donne che ricorrono all’aborto si inseriscono nel contesto di un nuovo rapporto della Society for Family Planning, secondo il quale nel 2025 si sono verificati circa 1,13 milioni di aborti. Di questi, circa 180.000 sarebbero stati praticati illegalmente in Stati con leggi anti-aborto, stando all’analisi della stessa organizzazione.   La dichiarazione ha suscitato l’interesse del New York Times, che l’ha contrapposta alla posizione prevalente tra i sostenitori del movimento pro-vita, secondo cui le donne non dovrebbero essere perseguite per aver abortito.   Il giornale neoeboraceno riportava che «un numero crescente di leader conservatori sta iniziando a sostenere che l’unico modo per impedire alle donne di interrompere la gravidanza potrebbe essere quello di arrestarle».

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Il quotidiano di Nuova York ha fatto notare che l’idea ha suscitato critiche da parte di alcuni direttori di centri per la gravidanza, i quali sostengono che le donne sarebbero meno propense a rivolgersi a loro per chiedere aiuto, per timore di essere perseguite penalmente. Anche i gestori delle cliniche che praticano l’aborto, ovviamente, si oppongono alle sanzioni, scrive il NYT.   Nel frattempo, due organizzazioni nazionali pro-vita mantengono la loro posizione contraria alle sanzioni. «Non sosteniamo alcuna legge che preveda sanzioni penali per le donne e le renda passibili della pena di morte», ha dichiarato al Times Kelsey Pritchard, direttrice della comunicazione di Susan B. Anthony Pro-Life America. «Nessuna legge statale pro-vita prevede questo e la situazione non cambierà, dato che nessuna di queste proposte di legge è mai stata approvata da un’assemblea legislativa statale».   «Il mio messaggio è “non ora”, ma non sto dicendo ‘mai’», ha dichiarato al NYT Kristan Hawkins, presidente di Students for Life of America.   Tuttavia, altri sono entusiasti dell’idea. «Sono incredibilmente orgoglioso di essere menzionato in questo articolo del NYT», ha scritto Alex Clark su X in risposta all’articolo. «Avanti tutta sulla criminalizzazione dell’aborto».   L’idea di sanzioni penali nei confronti delle donne che abortiscono costituiva, anche nel mondo pro-life, una pura bestemmia sino a pochi anni fa. Poi arrivò Donald Trump, che da candidato presidente, nel 2016, si lasciò sfuggire l’opzione. Alla domanda riguardante l’eventuale galera per le donne che abortiscono, The Donald rispose che alcuni nel Partito Repubblicano lo pensavano.  

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«Ci deve essere una qualche forma di punizione per le donne che abortiscono» aveva dichiarato in uno scambio di battute televisivo sul canale MSNBC. Gli stessi pro-life americani rimasero in larga parte scioccati, e molti – si era ancora nel periodo in cui si pensava impossibile una vittoria di Trump nella corsa alla Casa Bianca – non persero l’occasioni di attaccare il presidente che aveva mostrato di essere più pro-vita dei pro-vita.   In breve, il candidato presidente aveva dimostrato apertura alla faccenda. Secondo le dinamiche ideo-politiche descritte dal compianto sociologo statunitense Joseph P. Overton (1960-2003), si trattava del fondamentale passaggio dalla categoria dell’«impensabile» a quella del «radicale». La nuova spinta pare portare la criminalizzazione dell’aborto dal «radicale» all’«accettabile».   In pratica Trump aveva dimostrato, e con una certa disinvoltura, la possibilità di aprire la Finestra di Overton in senso contrario: a passare da essere impensabili ad essere leggi dello Stato non sono solo leggi contrarie alla vita (e quindi considerate nella società della Necrocultura come «progressiste»). Ogni sentimento politico, in realtà, può seguire il percorso verso la piena espressione sociale e legale.   È stata la Corte Suprema popolati di giudici scelti da Trump ad abbattere, nel 2022, la sentenza Roe v. Wade, che garantiva il feticidio come «diritto federale» da applicarsi in tutti gli Stati.   Non si capisce quindi come ciò si spieghi con le ultime dichiarazioni di Tucker Carlson, che in un podcast ha sostenuto come in privato Trump sia molto disturbato dai cristiani e dalla loro opposizione all’aborto.   Come riportato da Renovatio 21, la moglie Melania Trump durante la campagna elettorale si era dichiarata convintamente abortista, e qualcuno speculò sul fatto che dietro vi fosse una manovra per attrarre le elettrici deluse dai democratici.  

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Immagine di Franciscans of the Immaculate via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
 
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Bioetica

Primo caso di eutanasia sotto i 12 anni, ecco la profonda trasformaziona antropologica della morte cerebrale

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La notizia proveniente dai Paesi Bassi secondo cui, per la prima volta, è stata praticata l’eutanasia su un bambino di età inferiore ai dodici anni, rappresenta molto più di un fatto di cronaca. Essa costituisce un passaggio simbolico di straordinaria importanza, in quanto mostra fino a che punto sia giunta una determinata concezione dell’essere umano.

 

Come sempre accade in questi casi, l’attenzione dell’opinione pubblica viene focalizzata sul singolo dramma: la malattia, la sofferenza, l’assenza di prospettive terapeutiche. Tuttavia, la questione vera che rimane sullo sfondo è un’altra: quali sono i presupposti antropologici che rendono oggi non solo possibile ma anche solo pensabile la soppressione medicalmente assistita di un minore?

 

Nei Paesi Bassi l’eutanasia viene praticata sui bambini gravemente malati la cui morte appare imminente e le autorità, all’indomani dell’introduzione della legge, hanno tenuto a precisare che i casi di minori coinvolti nella cosiddetta morte compassionevole sarebbero stati pochissimi, forse cinque o dieci all’anno. Ma la storia degli ultimi decenni insegna che i numeri iniziali dei morti ammazzati non sono indicativi né tantomeno definitivi: ciò che conta infatti è il principio che viene introdotto, la cui coerente applicazione conduce inevitabilmente a una spirale di morte non controllabile. 

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Nel caso olandese, la vita del bambino può essere «interrotta» quando sussistano sofferenze ritenute insopportabili e senza prospettive di miglioramento. Il criterio decisivo non è dunque l’appartenenza alla specie umana, né la semplice esistenza biologica, ma una valutazione circa la qualità dell’esistenza. In altri termini, il valore della vita viene associato alla presenza o meno di determinate condizioni funzionali. E questa logica non nasce oggi.

 

Quando si ripercorrono le vicende come quelle di Charlie Gard o Alfie Evans emerge una dinamica analoga: anche in quei casi il conflitto non riguardava semplicemente le cure, ma il valore che si attribuisce all’essere umano. I genitori ritenevano che la vita del figlio avesse un valore intrinseco nonostante le menomazioni fisiche e/o intellettive; le istituzioni sanitarie e giudiziarie ritenevano invece che la prosecuzione delle cure non fosse più nel migliore interesse del minore, sulla base di criteri valutativi calati dall’alto e stabiliti a tavolino.

 

La medesima domanda si ripresenta oggi: chi stabilisce quando una vita abbia ancora un valore sufficiente per essere vissuta?

 

La bioetica contemporanea tende sempre più a identificare la persona con alcune funzioni: coscienza, autonomia, capacità relazionali, qualità della vita, possibilità di provare esperienze significative. Quando tali funzioni risultano gravemente compromesse, la persona rischia di trasformarsi da soggetto di diritti a oggetto di valutazione.

 

In questo senso, il criterio della morte cerebrale ha inaugurato una nuova antropologia, introducendo il concetto, indimostrato e indimostrabile, che la perdita di determinate funzioni cognitive coincida con la morte della persona. L’organismo biologicamente vivente viene reinterpretato alla luce di un criterio funzionale: il cervello diventa il luogo dell’identità.

 

Almeno all’apparenza, l’eutanasia dei bambini non c’entra nulla con la morte cerebrale. Eppure, ad uno sguardo attento non può sfuggire il fatto che tali omicidi di stato sembrano condivire con il criterio encefalico il medesimo orizzonte antropologico, in cui il valore della vita dipende sempre meno dall’essere e sempre più dal funzionare.

 

Particolarmente inquietante appare inoltre il meccanismo giuridico previsto nei Paesi Bassi, dove prima l’eutanasia viene praticata e soltanto successivamente le autorità competenti verificano se il medico abbia rispettato le «linee guida» e abbia agito con la necessaria diligenza professionale. Il controllo giuridico non precede l’atto: lo segue. Il giudizio arriva dopo che la sentenza di morte è già stata emessa.

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Nella tradizione medica e giuridica occidentale, quando è in gioco un bene indisponibile come la vita umana, il dubbio favorisce sempre la conservazione del bene stesso. Nel modello olandese, invece, la logica viene rovesciata e l’atto irreversibile precede la valutazione.

 

Evidentemente, quando il valore della vita viene associato alle funzioni, all’autonomia o alla qualità dell’esistenza, i soggetti più fragili diventano i più esposti: il malato terminale, il disabile grave, il paziente in stato vegetativo, il bambino gravemente malato.

 

Per tale motivo, il primo caso olandese di eutanasia su un bambino sotto i dodici anni non rappresenta una semplice eccezione, ma costituisce l’ennesimo segnale di una trasformazione antropologica profonda, in cui la medicina non si limita più a curare o accompagnare la vita, ma assume sempre più il potere di stabilire quando una vita possa ancora essere considerata degna di essere vissuta. 

 

Alfredo De Matteo

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Immagine di Franciscans of the Immaculate via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

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