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Militaria

Ecco i deepfake delle forze speciali USA vogliono per condurre campagne di «propaganda e inganno»

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Il comando delle operazioni speciali degli Stati Uniti (SOCOM) vuole utilizzare video deepfake per condurre campagne di propaganda e inganno online. Lo riporta il sito The Intercept, che cita documenti contrattuali federali.

 

«Mentre il governo degli Stati Uniti mette regolarmente in guardia contro il rischio di deepfake e sta apertamente lavorando per costruire strumenti per contrastarli, il documento dello Special Operations Command, o SOCOM, rappresenta un’istanza quasi senza precedenti del governo americano – o di qualsiasi governo – che segnala apertamente il suo desiderio utilizzare la tecnologia altamente controversa in modo offensivo» scrive la testata.

 

Le aspirazioni propagandistiche di nuova generazione del SOCOM sono delineate in un documento di approvvigionamento che elenca le capacità che sta cercando per il prossimo futuro e sollecita proposte da parti esterne che credono di essere in grado di costruirle.

 

I piani includono anche l’hacking di dispositivi connessi a Internet per spiare le popolazioni straniere e valutare la loro suscettibilità alla propaganda. Il documento lo descrive come una «capacità di nuova generazione per “rilevare” i dispositivi Internet of Things (IoT) per raccogliere dati e informazioni dalle popolazioni locali per consentire la suddivisione di quali messaggi potrebbero essere popolari e accettati attraverso il setacciamento dei dati una volta ricevuti»,  e che la capacità di intercettare obiettivi di propaganda «consentirebbe a MISO [Military Information Support Operations, ndr] di creare e promuovere messaggi che potrebbero essere ricevuti più prontamente dalla popolazione locale».

 

Oltre a deepfake e hacking, il Directorate of Science and Technology del SOCOM ha presentato una lista dei desideri di tecnologie di nuova generazione o e consentire di cacciare e uccidere in modo più efficace utilizzando laser, olografi, robot e altro hardware high-tech.

 

Lo scorso ottobre hanno aggiornato questa lista dei desideri con una nuova sezione; «Tecnologie avanzate da utilizzare nelle operazioni di supporto alle informazioni militari (MISO)», ovvero propaganda e inganno, che comprendono «operazioni di influenza, inganno digitale, interruzione della comunicazione e campagne di disinformazione a livello tattico e operativo.

 

Sebbene il Comando delle operazioni speciali abbia coordinato per anni «operazioni di influenza» straniere, queste campagne di inganno sono state oggetto di un rinnovato controllo. A dicembre, sempre The Intercept aveva riferito che il SOCOM aveva convinto Twitter, in violazione delle sue politiche interne, a consentire una rete di account fittizi che diffondevano notizie fasulle di dubbia accuratezza, inclusa l’affermazione secondo cui il governo iraniano stava rubando gli organi di civili afghani.

 

Sebbene l’offensiva propagandistica basata su Twitter non abbia utilizzato i deepfake, i ricercatori hanno scoperto che gli appaltatori del Pentagono utilizzavano avatar generati dall’apprendimento automatico per conferire agli account falsi un certo grado di realismo.

 

In modo provocatorio, il documento sulle capacità aggiornato rivela che SOCOM vuole potenziare questi sforzi di inganno su Internet con l’uso di video deepfake di «prossima generazione», un metodo sempre più efficace per generare falsi video digitali realistici utilizzando l’apprendimento automatico.

 

Le forze speciali userebbero questo filmato falso per «generare messaggi e influenzare le operazioni tramite canali non tradizionali», aggiunge il documento.

 

Come riportato da Renovatio 21, alcuni usi di deepfake si sono visti durante il conflitto ucraino. La tecnologia delle immagini di sintesi ha raggiunto un livello di realismo tale che spesso i volti generati dall’Intelligenza Artificiale sono più credibili di quelli di persone i carne ed ossa.

 

Negli USA si è sospettato che un discorso di Biden dell’anno passato fosse in verità un deepfake diffuso dalla Casa Bianca.

 

 

 

 

 

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Militaria

Militare USA muore cadendo da grande altezza in una dimostrazione durante una partita di football

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L’Aeronautica Militare ha reso noto il nome del militare morto durante un’esibizione con corda andata male in occasione di una partita di football americano.

 

Un operatore delle forze speciali dell’Aeronautica ha perso la vita precipitando da circa 52 metri sabato scorso, durante una dimostrazione di discesa con corda in una partita di football universitario: dopo aver perso il controllo è caduto in caduta libera dalle travi dello stadio e si è schiantato sul terreno di gioco.

 

Il video del tragico incidente sta circolando in rete.

 

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L’Aeronautica ha identificato la vittima nel sergente tecnico Ian Patterson. Veterano con quindici anni di servizio, Patterson aveva ricevuto la Air and Space Commendation Medal con tre foglie di quercia, oltre alla Army Commendation Medal, alla Air and Space Achievement Medal e alla Army Achievement Medal. Nel 2022 era stato inoltre designato Istruttore dell’anno delle Forze Speciali dell’Aeronautica.

 

«Gli americani, giustamente sconvolti da questa notizia, farebbero bene a ricordare che le guerre globaliste in Medio Oriente hanno provocato la morte di migliaia di altri uomini valorosi come Patterson» ha commentato l’editorialista Tucker Carlson, in polemica totale con l’amministrazione Trump e la guerra iraniana. «Quelle perdite raramente diventano fenomeni virali sui social, ma restano altrettanto concrete. E senza alcuna ragione che vada a vantaggio del nostro Paese».

 

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Cina

I cinesi svelano il progetto di un carro armato in grado di rimanere immerso per due ore

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La Cina sta sviluppando un prototipo di veicolo militare che potrebbe permettere a un carro armato di restare immerso fino a due ore, offrendo potenzialmente alle sue forze armate un nuovo strumento per avvicinarsi alle coste nemiche durante le operazioni anfibie. Lo riporta il giornale di Hong Kong South China Morning Post.   Il sistema in progetto consentirebbe a un mezzo blindato di spostarsi a profondità fino a 50 metri prima di riemergere e proseguire la missione sulla terraferma. L’obiettivo è garantire alle forze militari maggiore flessibilità negli assalti costieri, riducendo al contempo la dipendenza dai tradizionali mezzi da sbarco.   Il South China Morning Post riferisce che il progetto, elaborato dai ricercatori del Primo Gruppo Meccanico della Mongolia Interna e dell’Istituto di Tecnologia di Pechino, rientra in un più ampio sforzo volto a realizzare veicoli militari in grado di adattarsi rapidamente alle diverse condizioni del campo di battaglia.   Invece di progettare mezzi distinti per ogni ambiente, i ricercatori stanno sperimentando moduli intercambiabili che potrebbero consentire a un’unica piattaforma di assolvere più funzioni. I veicoli proposti integrerebbero inoltre droni per aiutare a rimuovere gli ostacoli e potenzialmente accelerare gli sbarchi anfibi.

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Sulla terraferma la piattaforma ibrida dovrebbe avere un’autonomia di circa 600 km e raggiungere velocità superiori a70 km/h. I ricercatori mirano inoltre a un tempo di reazione di nove secondi tra l’individuazione di una minaccia e l’inizio di un attacco.   I test iniziali hanno dato risultati promettenti per i componenti modulari del veicolo, ma le capacità subacquee non sono ancora state dimostrate. I ricercatori non hanno rivelato la velocità che il mezzo potrebbe raggiungere sott’acqua né la distanza che potrebbe percorrere una volta immerso.   Il concetto si inserisce nella pianificazione tecnologica militare a lungo termine della Cina per il periodo 2030-2050, nell’ambito del quale i ricercatori studiano come i veicoli blindati potrebbero operare in diversi scenari di combattimento.   Come riportato, la Cina sta preseguendo nella ricerca di armi laser, armi robotiche, armi spaziali e armi biologiche.  

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Immagine generata artificialmente
 
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Militaria

Trump: missili forniti all’Ucraina venduti sul «libero mercato»

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che i missili americani inviati all’Ucraina sotto la presidenza del suo predecessore Joe Biden sarebbero stati rivenduti sul «mercato libero». Nell’intervista andata in onda giovedì su Newsmax, Trump ha espresso dubbi sul destino di miliardi di dollari di aiuti militari e finanziari statunitensi destinati a Kiev.

 

Le affermazioni sono arrivate dopo che il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj aveva detto di sentirsi tradito dalla decisione improvvisa di Trump di revocare le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo, misura adottata per contenere il rialzo dei prezzi dell’energia.

 

Interrogato dal conduttore Rob Finnerty sul fatto che Zelens’kyj non abbia assecondato la richiesta di Trump di interrompere gli attacchi agli impianti energetici russi, il presidente ha risposto: «Zelens’kyj non è una brava persona con cui trattare. Biden gli ha dato miliardi e miliardi di dollari».

 

Trump ha inoltre sostenuto che Zelens’kyj non fosse realmente interessato a una soluzione diplomatica del conflitto con la Russia. «Dice di voler raggiungere un accordo, ma non è vero», ha affermato.

 

«No, non sono un grande fan di Zelensky. Hanno distrutto quel Paese», ha aggiunto.

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Il presidente ha criticato Biden per aver consegnato all’Ucraina «enormi quantità» di missili, intercettori e aiuti finanziari senza contropartite. Ha poi paragonato Zelens’kyj a P.T. Barnum, l’impresario circense americano dell’Ottocento noto per le sue trovate pubblicitarie e le attrazioni sensazionalistiche, a cui viene attribuita la frase «nasce un ingenuo ogni minuto».

 

«Dove sono i soldi che abbiamo dato all’Ucraina? Dove sono tutte le attrezzature? Biden stava dando loro missili, che venivano poi venduti sul mercato libero», ha detto Trump, senza fornire ulteriori dettagli.

 

L’intervista è stata trasmessa poco dopo che la CNN aveva riferito dell’esaurimento dei pochi missili intercettori Patriot rimasti all’Ucraina, impiegati per contrastare gli attacchi balistici russi. Negli ultimi mesi Zelensky aveva più volte sollecitato ulteriori intercettori ai partner americani ed europei.

 

Parlando a Newsmax, Trump ha chiarito che gli Stati Uniti intendono dare priorità al rifornimento dei propri arsenali. «Una volta che saremo ben riforniti, inizieremo a permettere ai nostri alleati di acquistarle da noi», ha dichiarato.

 

Secondo numerosi media americani e un rapporto dell’ispettore generale del Pentagono pubblicato il mese scorso, gli Stati Uniti avrebbero consumato gran parte delle proprie scorte di missili intercettori durante il conflitto con l’Iran. Trump aveva in precedenza minimizzato tale carenza, sostenendo che le riserve statunitensi fossero praticamente illimitate.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

 

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