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Mons. Viganò: Nostro Signore sostituito da grotteschi surrogati ispirati da Satana
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha scritto su X un sintetico testo in cui torna ad analizzare e condannare la catastrofica situazione della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II.
Monsignore prende spunto dai recenti episodi di cringe ecclesiastico, con da una parte il pontefice che benedice un blocco di ghiaccio groenlandese e dall’altra l’elezione tra gli anglicani ad arcivescovo di Canterbury di una donna, alla quale sono pure pervenuti messaggi di augurio da prelati cattolici. Viganò, tuttavia, ne ha anche per la monarchia britannica.
«La Chiesa Cattolica Apostolica Romana è fondata sulla Roccia: non sulle sabbie mobili del Vaticano II, non sul pantano della Sinodalità, non sul ghiaccio del “green deal” e della “conversione ecologica”» scrive monsignore.
La Chiesa Cattolica Apostolica Romana è fondata sulla Roccia: non sulle sabbie mobili del Vaticano II, non sul pantano della Sinodalità, non sul ghiaccio del “green deal” e della “conversione ecologica”.
La fine inesorabile delle sette – non ultimi gli Anglicani con la loro… pic.twitter.com/b5R3vLq2MC
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) October 5, 2025
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«La fine inesorabile delle sette – non ultimi gli Anglicani con la loro “arcivescovessa” abortista e gay friendly, e il loro re, “capo della chiesa d’Inghilterra” che si prostra ai maomettani e promuove il Nuovo Ordine Mondiale – inizia nel momento in cui Nostro Signore Gesù Cristo, pietra angolare, è scartato dai costruttori per sostituirvi grotteschi surrogati ispirati da Satana».
«Se il Vaticano crede di essere esente dallo stesso tragico destino di perdizione, quando continua sulla medesima strada degli altri eretici, scoprirà presto che di Dio non ci si prende gioco» avverte il prelato lombardo.
Deus non irridetur: di Dio non ci si prende giuoco. Il concetto era ribadito anche in un testo su Obbedienza e Giustizia pubblicato da Viganò negli scorsi giorni:
«La nostra disobbedienza di oggi è l’unica forma moralmente doverosa di resistenza allo scandalo inaudito di una Gerarche pretende di poter adulterare l’insegnamento di Nostro Signore, e allo stesso tempo ne rivendica l’Autorità. Deus non irridetur, non ci si prende gioco di Dio (Gal 6, 7). Obbedire a questi Pastori significa rendersi loro complici, ed essere in comunione con loro esclude l’essere in comunione con la Chiesa Cattolica Apostolica Romana: sono loro stessi ad affermare di essere la “nuova chiesa” rispetto a quella “preconciliare”».
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Immagine: Félix Joseph Barrias (1822 – 1907), La tentazione di Cristo da parte del diavolo (1860), Philbrook Museum of Art, Tulsa, Oklahoma, USA.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Scomunica e consacrazioni FSSPX, un video per capire
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Mons. Schneider rivela che i vescovi segretamente non si sottomettono agli insegnamenti di Bergoglio
In un’intervista trasmessa in diretta giovedì con il giornalista vaticano di lunga data Robert Moynihan, il vescovo Athanasius Schneider ha rivelato di aver conversato in via ufficiosa con diversi vescovi che gli hanno confidato di non sottomettersi «con mente e volontà» all’autentico magistero di papa Francesco. Il vescovo Schneider ha precisato che questi vescovi «non osano dirlo» pubblicamente, ma solo in privato.
«Quando chiedo loro personalmente, in via ufficiosa, se potrebbero accettare di cambiare idea su Amoris Laetitia, sulla Comunione per i divorziati e così via, e loro rispondono ‘no’, ma pubblicamente non osano dirlo», ha detto Schneider a Moynihan.
La rivelazione assume un peso notevole poiché il Codice di Diritto Canonico (833.3) obbliga i vescovi a pronunciare la Professione di fede del 1989, in cui si impegnano a «aderire con religioso ossequio della volontà e dell’intelletto agli insegnamenti che … il Romano Pontefice (il papa) … enuncia quando esercita il suo Magistero autentico, anche se non intendono proclamare tali insegnamenti con un atto definitivo».
Nel corso dell’intervista, il vescovo Schneider ha elencato anche diversi insegnamenti di Papa Francesco ai quali dichiara di non poter aderire personalmente.
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«Come posso, io stesso, sottomettere il mio intelletto e la mia volontà per accettare ciò che papa Francesco ha fatto nel suo magistero ordinario – autentico – per consentire ai divorziati di accostarsi alla Santa Comunione?», si è chiesto retoricamente. Il vescovo Schneider ha proseguito: «Come posso accettarlo? Come posso accettare con la sottomissione del mio intelletto e della mia volontà? … Accettare il documento Fiducia Supplicans per benedire le coppie dello stesso sesso».
Oltre a questi esempi, il vescovo Schneider ha indicato che esistono alcune affermazioni del Concilio Vaticano II alle quali non può sottomettersi. Ha citato in particolare un passaggio della Costituzione dogmatica Lumen Gentium al n. 16, che parla di adorare lo stesso Dio insieme ai musulmani.
«O anche nel Vaticano II ci sono alcune espressioni… che sarebbero difficili – onestamente – da accettare per molti cattolici con sottomissione di intelletto e volontà. Ad esempio, la Lumen Gentium afferma che noi cattolici, insieme ai musulmani, adoriamo l’unico Dio. ‘Adorare’– non posso accettare questa frase. Come posso adorare (Dio) insieme ai musulmani? Perché l’atto di adorazione è sostanzialmente diverso. I cristiani, i cattolici, pregano sempre a livello soprannaturale, come figli di Dio. … Mentre i musulmani adorano a livello naturale, non a livello soprannaturale, non hanno la figliolanza di Dio attraverso il battesimo».
Monsignor Schneider ha sostenuto che questa e altre espressioni problematiche del Concilio necessitano di essere corrette o quanto meno chiarite. Suggerendo lo stesso approccio anche per gli insegnamenti del Papa, compresi quelli appartenenti al suo «magistero autentico».
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Immagine screenshot da YouTube
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Monsignor Schneider lancia un appello a Papa Leone XIV riguardo alle consacrazioni FSSPX
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Testo dell’appello di Mons. Schneider a Papa Leone XIV
Un appello fraterno a Papa Leone XIV affinché costruisca un ponte verso la Fraternità Sacerdotale San Pio X
L’attuale situazione riguardante le consacrazioni episcopali nella Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) ha improvvisamente risvegliato l’intera Chiesa. In un lasso di tempo straordinariamente breve dopo l’annuncio del 2 febbraio che la FSSPX avrebbe proceduto con queste consacrazioni, si è scatenato un dibattito intenso e spesso carico di emotività in ampi circoli del mondo cattolico. Lo spettro di voci in questo dibattito spazia dalla comprensione, alla benevolenza, all’osservazione neutrale e al buon senso, fino al rifiuto irrazionale, alla condanna perentoria e persino all’odio aperto. Sebbene vi sia motivo di sperare – e non è affatto irrealistico – che Papa Leone XIV possa effettivamente approvare le consacrazioni episcopali, già ora online vengono fatte proposte per il testo di una bolla di scomunica della FSSPX. Le reazioni negative, sebbene spesso ben intenzionate, rivelano che il cuore del problema non è stato ancora colto con sufficiente onestà e chiarezza. C’è la tendenza a rimanere in superficie. Le priorità all’interno della vita della Chiesa vengono invertite, elevando la dimensione canonica e legale – cioè un certo positivismo giuridico – a criterio supremo. Inoltre, a volte manca una consapevolezza storica della prassi della Chiesa in materia di ordinazioni episcopali. La disobbedienza viene quindi troppo facilmente equiparata allo scisma. I criteri per la comunione episcopale con il Papa, e di conseguenza la comprensione di ciò che costituisce veramente uno scisma, sono visti in modo eccessivamente unilaterale se confrontati con la prassi e l’autocomprensione della Chiesa nell’era patristica, l’età dei Padri della Chiesa. In questo dibattito, si stanno affermando nuovi quasi-dogmi che non esistono nel Depositum fidei. Questi quasi-dogmi sostengono che il consenso del Papa alla consacrazione di un vescovo è di diritto divino e che una consacrazione compiuta senza tale consenso, o addirittura contro un divieto papale, costituisce di per sé un atto scismatico. Tuttavia, la prassi e la comprensione della Chiesa al tempo dei Padri della Chiesa, e per un lungo periodo successivo, contraddicono questa opinione. Inoltre, non esiste un’opinione unanime su questo argomento tra i teologi riconosciuti della tradizione bimillenaria della Chiesa. Anche secoli di prassi ecclesiale, così come il diritto canonico tradizionale, si oppongono a tali affermazioni assolutizzanti. Secondo il Codice di Diritto Canonico del 1917, una consacrazione episcopale compiuta contro la volontà del Papa non era punita con la scomunica, ma solo con la sospensione. Con ciò, la Chiesa ha chiaramente manifestato di non considerare tale atto scismatico. L’accettazione del primato papale come verità rivelata viene spesso confusa con le forme concrete – forme che si sono evolute nel corso della storia – attraverso le quali un vescovo esprime la sua unità gerarchica con il Papa. Credere nel primato papale, riconoscere il Papa attuale, aderire con lui a tutto ciò che la Chiesa ha insegnato in modo infallibile e definitivo, e osservare la validità della liturgia sacramentale, è di diritto divino. Tuttavia, una visione riduttiva che equipara la disobbedienza a un ordine comando papale allo scisma – anche nel caso della consacrazione di un vescovo eseguita contro la sua volontà – era estranea ai Padri della Chiesa e al diritto canonico tradizionale. Ad esempio, nel 357, Sant’Atanasio disobbedì all’ordine di Papa Liberio, che gli ordinava di entrare in comunione gerarchica con la stragrande maggioranza dell’episcopato, che era di fatto ariano o semi-ariano. Di conseguenza, fu scomunicato. In questo caso, sant’Atanasio disobbedì per amore della Chiesa e per l’onore della Sede Apostolica, cercando proprio di salvaguardare la purezza della dottrina da ogni sospetto di ambiguità. Nel primo millennio di vita della Chiesa, le consacrazioni episcopali venivano generalmente eseguite senza il permesso formale del Papa e i candidati non erano tenuti ad essere approvati dal Papa. La prima norma canonica sulle consacrazioni episcopali, emanata da un Concilio Ecumenico, fu quella di Nicea del 325, che richiedeva che un nuovo vescovo fosse consacrato con il consenso della maggioranza dei vescovi della provincia. Poco prima della sua morte, durante un periodo di confusione dottrinale, Sant’Atanasio scelse e consacrò personalmente il suo successore, San Pietro d’Alessandria, per garantire che nessun candidato inadatto o debole assumesse l’episcopato. Analogamente, nel 1977, il Servo di Dio Cardinale Iosif Slipyj consacrò segretamente tre vescovi a Roma senza l’approvazione di Papa Paolo VI, pienamente consapevole che il Papa non lo avrebbe permesso a causa dell’Ostpolitik Vaticana dell’epoca. Tuttavia, quando Roma venne a conoscenza di queste consacrazioni segrete, la pena della scomunica non fu applicata. A scanso di equivoci, in circostanze normali – e quando non vi è confusione dottrinale né un periodo di persecuzione straordinaria – si deve, naturalmente, fare tutto il possibile per osservare le norme canoniche della Chiesa e obbedire al Papa nelle sue giuste ingiunzioni, al fine di preservare l’unità ecclesiastica in modo più efficace e visibile. Ma la situazione nella vita della Chiesa oggi può essere illustrata con la seguente parabola: scoppia un incendio in una grande casa. Il capo dei vigili del fuoco consente solo l’uso di nuove attrezzature antincendio, sebbene si siano dimostrate meno efficaci dei vecchi e collaudati strumenti. Un gruppo di vigili del fuoco sfida quest’ordine e continua a utilizzare le attrezzature collaudate – e in effetti, l’incendio viene domato in molti punti. Eppure questi vigili del fuoco vengono etichettati come disobbedienti e scismatici, e vengono puniti. Per estendere ulteriormente la metafora: il capo dei vigili del fuoco autorizza l’intervento solo ai vigili del fuoco che conoscono le nuove attrezzature, seguono le nuove regole antincendio e rispettano i nuovi regolamenti della caserma. Ma data l’evidente portata dell’incendio, la disperata lotta contro di esso e l’insufficienza della squadra antincendio ufficiale, altri soccorritori – nonostante il divieto del capo dei vigili del fuoco – intervengono altruisticamente con competenza e buone intenzioni, contribuendo in ultima analisi al successo degli sforzi del capo dei vigili del fuoco.Iscriviti al canale Telegram ![]()
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