Connettiti con Renovato 21

Spirito

Mons. Viganò: la vera Obbedienza è legata alla Giustizia

Pubblicato

il

Renovatio 21 pubblica questo testo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò

 

Obœdientes obœdientibus

Qualche breve appunto su due articoli del Prof. Daniele Trabucco

 

 

L’obbedienza servile è quella che segue la legge per paura,
senza la grazia interiore, e quindi “non giova a nulla
se non è accompagnata dall’amore;
anzi, senza di esso, rende colpevole chi la pratica,
perché manca del fine ultimo che è Dio.

Sant’Agostino

 

 

Il commento del prof. Daniele Trabucco alla vicenda di don Leonardo Maria Pompei, pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana lo scorso 6 Settembre (1), ha suscitato alcune obiezioni, tra le quali una in particolare ha provocato un ulteriore intervento dello stesso Trabucco su Chiesa e Postconcilio (2). Premetto che nutro la massima stima per il prof. Trabucco, del quale ho sempre apprezzato il pensiero autenticamente cattolico e il rigore intellettuale. Credo tuttavia che questi suoi due ultimi articoli travisino gravemente il concetto di obbedienza all’autorità, fuorviando i lettori.

 

La tesi del primo intervento di Trabucco è che la santità – di ieri come di oggi – si esplicita anche nella fedeltà e nell’obbedienza umile all’Autorità legittima, perché nell’obbedire a ordini ingiusti l’anima si esercita nell’abnegazione di sé e così sublima l’obbedienza in virtù eroica.

 

L’obiezione dei lettori evidenzia il differente contesto storico ed ecclesiale in cui l’obbedienza eroica di Santi come Padre Pio o don Bosco a vere e proprie vessazioni dei Superiori legittimi li fece crescere nella santità. E che i casi odierni, come quello di don Leonardo Maria Pompei, non sono paragonabili con i primi.

Sostieni Renovatio 21

Così Trabucco riassume l’obiezione dei suoi lettori:

 

«Oggi la Chiesa è immersa in una crisi senza precedenti, il neomodernismo è penetrato nel cuore stesso della vita ecclesiale etc., per cui non sarebbe legittimo paragonare con la situazione presente di don Pompei, l’atteggiamento di figure come San Pio da Pietrelcina, Don Dolindo Ruotolo, San Giovanni Bosco e tanti altri santi, che obbedirono pur soffrendo. Allora – si dice – il contesto era diverso: non vi era questa dissoluzione dottrinale, non questa confusione universale, non questa apostasia silenziosa».

 

La risposta all’obiezione, che costituisce il secondo intervento di Trabucco, parte dall’assunto che non sia possibile «contestualizzare» la fedeltà e l’obbedienza dei Santi del passato. Scrive Trabucco:

 

La santità, infatti, non è mai un prodotto delle condizioni storiche, non è l’esito di un equilibrio contingente, ma è radicata nell’immutabilità della grazia e nella perenne costituzione divina della Chiesa.

 

Mi permetterei di dissentire sul fatto che la santità non dipenderebbe dalle condizioni storiche. Affermo al contrario che la Provvidenza suscita per ogni tempo i Santi, i cui carismi sono più utili in quel determinato contesto. San Giovanni Bosco non è diventato santo facendo l’eremita ma l’educatore, nell’Italia sabauda, anticlericale e massonica, che voleva estromettere la Chiesa dalla società.

 

Vi è però un equivoco che occorre chiarire: non è la santità che ha bisogno di essere «contestualizzata», ma la modalità in cui si esplicita la virtù della vera Obbedienza (e di tutte le virtù in genere) in due contesti che sono diversi e addirittura antitetici. Perché il ragionamento del prof. Trabucco sia valido, tanto padre Pio quanto don Pompei dovrebbero essersi trovati ad obbedire a dei Superiori legittimi, ossia che esercitano la propria Autorità conformemente alla Legge di Dio, alla Verità rivelata, al Magistero immutabile della Chiesa.

 

Finché l’Autorità rimane nell’alveo che le ha assegnato Nostro Signore, essa è legittima e coerente con la suprema Autorità di Cristo Capo del Corpo Mistico. Ma così non è: e non perché padre Pio e don Leonardo Maria abbiano agito difformemente, ma perché l’obbedienza richiesta a padre Pio da un Superiore autoritario è di ordine disciplinare, mentre quella richiesta a don Leonardo Maria da un Superiore dottrinalmente deviato è di ordine dottrinale.

 

L’Autorità è stata voluta dal Signore per governare la Chiesa secondo le finalità che le sono proprie, e non per demolirla e disperderne le membra. La virtù dell’Obbedienza è legata alla Giustizia: essa deve esercitarsi secondo una ben precisa gerarchia, che inizia in Dio supremo Legislatore e somma Autorità, per poi articolarsi nell’obbedienza ai Suoi vicari temporali e spirituali, i quali a loro volta sono tenuti ad obbedire ai propri Superiori, e certamente anzitutto a Cristo Re e Pontefice.

 

San Tommaso d’Aquino ci spiega che la virtù dell’obbedienza scaturisce dalla Carità e dalla volontà di conformarsi all’ordine divino: essa è la virtù morale che rende la volontà pronta ad eseguire i precetti dei Superiori (II-II, quæstio 104, 2 ad 3); l’obbedienza a Dio è assoluta, mentre l’obbedienza alle autorità umane è subordinata e condizionata alla sottomissione dell’autorità umana (e dell’ordine impartito) all’autorità di Dio (II-II, quæstio 104, 4).

 

Il fondamento dell’obbedienza è infatti l’autorità del Superiore, ricevuta direttamente o indirettamente da Dio: è dunque a Dio che si obbedisce, nella persona del legittimo Superiore, dal momento che ogni potestà viene da Lui (Rom 13, 2).

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Nell’ordine perfetto che ruota intorno al Verbo Incarnato, l’obbedienza al Padre è il motore stesso della Redenzione operata dal Figlio. Questa obbedienza si riverbera spontaneamente all’interno del corpo sociale ed ecclesiale, nel riconoscersi tutti – governanti e governati – sottoposti alla Signoria universale di Cristo, e quindi necessariamente a Lui obbedienti. In quest’ordine, la disobbedienza è uno dei più gravi peccati, perché scardina l’ordine cristocentrico del cosmo; e non è un caso se i veri disobbedienti finiscono col negare anzitutto la Signoria di Cristo, per poter orgogliosamente affermare la propria. Satana è il ribelle, il disobbediente per antonomasia, e colui che ci spinge con mille inganni a disobbedire a Dio.

 

Il prof. Trabucco ritiene, prendendo ad esempio il processo di Norimberga contro i crimini di guerra del Nazismo, che i subalterni non possano essere puniti per aver eseguito ordini ricevuti dai superiori militari. Al di là del fatto che tanto i Superiori quanto i sottoposti hanno la responsabilità morale delle proprie azioni – i primi per gli ordini impartiti, i secondi per l’obbedienza a quegli ordini –, mi pare che anche i giudici di Norimberga abbiano ritenuto colpevoli e condannato gli ufficiali nazisti, non accogliendo la loro difesa di «aver solo obbedito agli ordini».

 

La disobbedienza dei Superiori a Cristo, del Quale usurpano l’autorità, rompe la coerenza della catena gerarchica, perché costringe i sudditi a disobbedire ai Superiori per non offendere Dio.

 

L’obbedienza che si delinea invece nelle parole del prof. Trabucco sembra prescindere da questa necessaria coerenza dell’Autorità all’obbedienza che a sua volta esige, giungendo al paradosso di indicare come moralmente preferibile disobbedire a Dio per obbedienza servile a dei Superiori disobbedienti, all’obbedienza virtuosa a Dio disobbedendo ai Suoi indegni Vicari.

 

E a chi obbietta che non sta al suddito giudicare il Superiore, rispondo che questo vale anche per del Superiore nei riguardi di Dio, dal quale egli si affranca per poter comandare senza alcun limite.

 

Non possiamo dimenticare che la decisione di resistere ai falsi pastori è per un sacerdote molto più sofferta e problematica che per un laico, anche solo per una questione di dipendenza economica dal Superiore. Ma proprio perché per un parroco è quasi una violenza dover disobbedire al proprio vescovo o al papa, il vescovo e il Papa dovrebbero considerare la propria responsabilità morale nell’abusare della propria autorità per far compiere ai sudditi azioni contrarie alla volontà di Dio, che essi non compirebbero se non fossero minacciati da sanzioni canoniche.

 

La gerarchia conciliare e sinodale ha deliberatamente infranto la coerenza nell’Obbedienza di duemila anni di vita della Chiesa Cattolica Romana. Essa si è sottratta all’Autorità di Dio e della Chiesa nel momento in cui, adulterando la Fede, si è sinodalizzata (ossia democratizzata), facendo risiedere nel «popolo di Dio» la sovranità strappata a Cristo. La sinodalità è disobbedienza quintessenziata, così come è sotto l’insegna della ribellione e dello scisma la «rilettura in chiave sinodale ed ecumenica» del Papato, che Cristo ha voluto monarchico.

 

È dunque questa Gerarchia ad essere disobbediente a Cristo, pur continuando a rivendicarne l’autorità per farsi obbedire dal Clero e dai fedeli. La santa disobbedienza dei sudditi non scardina l’ordine voluto da Dio, ma coraggiosamente lo ripristina, mostrando i traditori e gli usurpatori per quello che sono. Inoltre, dinanzi ad un piano eversivo della Gerarchia che da oltre sessant’anni è la causa principale della crisi nella Chiesa Cattolica, la prudenza e il legittimo sospetto di malafede verso Superiori che continuano a promuovere il Vaticano II e le sue riforme è non solo lodevole, ma doveroso.

Iscriviti al canale Telegram

Il fedele e il chierico che fingono di avere a che fare con Vescovi normali, quando è evidente che sono quinte colonne del nemico, costituisce una cooperazione al male che essi compiono o lasciano compiere.

 

Padre Pio o don Bosco avevano dei Superiori che si riconoscevano a propria volta sudditi di Dio, e ne temevano il Giudizio grazie alla formazione morale e spirituale ricevuta. Se avessero avuto come Superiori certi personaggi che oggi infestano le Diocesi e la Curia Romana, avrebbero compreso che prestare loro obbedienza non avrebbe costituito una meritoria immolazione della volontà, ma una vile complicità nel demolire la Chiesa e nel disobbedire a Dio.

 

Come si sarebbero comportati padre Pio e don Bosco, o don Dolindo Ruotolo e le migliaia di santi sacerdoti che nei secoli hanno ingoiato dai loro Superiori tanti amari bocconi, nel Clero secolare e in quello Regolare, meritando il Paradiso e spesso la stessa conversione dei loro mitrati aguzzini? Cosa avrebbero risposto al Vescovo di don Pompei? Come avrebbero giudicato gli errori del Vaticano II e gli orrori del Novus Ordo?

 

E ancora: dinanzi alla evidenza che i Superiori della chiesa conciliare-sinodale vogliono distruggere la Chiesa Cattolica, il Papato, la Messa e il Sacerdozio, come avrebbero giudicato – da Confessori della Fede – il comportamento di chi per non subire ritorsioni illegittime tace dinanzi alla propagazione dell’eresia e dell’immoralità? Dubito che don Bosco avrebbe accettato di celebrare il rito montiniano, o ammesso alla Comunione i concubini, benedetto coppie di sodomiti, incoraggiato la transizione di genere, profanato la Santissima Eucaristia distribuendola sulla mano.

 

Ciò significa forse che oggi don Bosco e padre Pio non potrebbero essere Santi perché’ non hanno obbedito ai Superiori? No: significa che oggi si sarebbero santificati come Confessori della Fede esercitando l’Obbedienza secondo la sua gerarchia interna. Significa che avrebbero obbedito a Dio piuttosto che a uomini che Gli disobbediscono. Tutto qui.

 

Risponde però Trabucco:

 

«Proprio lì sta il punto: l’obbedienza che hanno incarnato non è riducibile a un fatto storico, dal momento che appartiene alla sostanza della santità, perché riconosce nell’istituzione visibile il sacramento dell’azione invisibile di Dio. (…)»

 

È vero: l’Obbedienza appartiene alla sostanza della santità. Ma se la santità è la meta di ogni uomo e in particolare di ogni battezzato, come potrebbe l’obbedienza essere di ostacolo alla santità, dal momento che essa riconosce il primato a Dio e subordinatamente a coloro che Lo rappresentano? O dovremmo forse credere che, per il semplice fatto che affermano di essere nostri Superiori, essi possano rendere legittimi degli ordini che la ragione ci indica come irricevibili? O legittimare la propria autorità, quando papi, cardinali, vescovi e chierici aderiscono tutti, indistintamente, ad un altro Vangelo (Gal 1, 6-7), un’altra religione, un altro credo, un altro papato, un altro sacerdozio, un’altra messa, sostenendo di appartenere a un’altra chiesa, che chiamano conciliare e sinodale.

 

Non è posta in discussione l’autorità del vescovo dai modi burberi o dalle decisioni opinabili: qui è messa in discussione l’obbedienza ad un’autorità usurpata, di cui si sono impadroniti degli eversori eretici e corrotti, per poter con più efficacia demolire la Chiesa dall’interno.

 

La nostra disobbedienza di oggi è l’unica forma moralmente doverosa di resistenza allo scandalo inaudito di una Gerarche pretende di poter adulterare l’insegnamento di Nostro Signore, e allo stesso tempo ne rivendica l’Autorità. Deus non irridetur, non ci si prende gioco di Dio (Gal 6, 7). Obbedire a questi Pastori significa rendersi loro complici, ed essere in comunione con loro esclude l’essere in comunione con la Chiesa Cattolica Apostolica Romana: sono loro stessi ad affermare di essere la «nuova chiesa» rispetto a quella «preconciliare».

 

Se conserviamo la visione trascendente dell’Obbedienza, ricordando che l’Incarnazione è stata possibile per l’obbedienza del Figlio al Padre, l’obbedienza di Maria Santissima al Signore e l’obbedienza di San Giuseppe all’Angelo, sapremo discernere con retta coscienza. Credo anzi che gli Ultimi Tempi ci daranno esempi eroici di santa Obbedienza a Dio e alla Chiesa, mentre i suoi vertici si distingueranno – come ai tempi della Passione – per il tradimento della Legge e dei Profeti e per la complicità con il potere politico.

Aiuta Renovatio 21

Mi permetto di aggiungere un’ultima riflessione. Quando la Sacra Scrittura parla dei falsi pastori, falsi maestri o falsi profeti (3), usa questa espressione di proposito, per evidenziare l’inganno di chi si presenta per ciò che non è. Nel Nuovo Testamento questo monito è ancora più esplicito (4) come ad esempio nella seconda Epistola di San Pietro:

 

«Fra voi vi saranno falsi maestri, i quali introdurranno eresie di perdizione e, rinnegando il Signore che li ha riscattati, attireranno su di sé una rapida rovina. (…) Per cupidigia vi sfrutteranno con parole false (2Pt 2, 1-3)».

 

Se dunque siamo stati avvertiti che sorgeranno falsi cristi e falsi profeti (Mt 24, 24), come possiamo pretendere che ad essi sia dovuta obbedienza, quando è proprio la Sacra Scrittura a metterci in guardia contro di loro, indicandoli come impostori e mentitori? Se obbedire a questi falsi maestri fosse sempre doveroso e non comportasse alcuna conseguenza, perché mai saremmo stati avvertiti dagli Evangelisti, da San Paolo, da San Pietro, da San Giuda Taddeo di non prestare loro ascolto, di fatto compiendo un atto di disobbedienza?

 

È proprio per questo che la vera Obbedienza è lo strumento principale mediante il quale quell’assistenza divina promessa alla Chiesa Cattolica si esplicita anche nel disobbedire virtuosamente ai falsi pastori e ai mercenari; perché essa, come giustamente ricorda il prof. Trabucco, non dipende dalle circostanze politiche o ecclesiali, quanto dalla verità perenne che la Chiesa custodisce, anche nelle ore più oscure. Non perché chi è fedele presuma di essere migliore (cosa che invece sembra essere una convinzione dei Modernisti).

 

Ma perché proprio perché la Chiesa non appartiene a noi ma a Cristo Signore, siamo tutti tenuti a impedire che i suoi nemici possano agire indisturbati e impuniti, pregiudicando la salvezza eterna di tante anime. Ed è questo che il Signore si aspetta da noi: non un comodo quietismo travestito da umiltà o da fatalismo.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

17 Settembre MMXXV
In impressione Stigmatum S.cti Francisci

 

NOTE

1 ) Cfr. https://lanuovabq.it/it/don-pompei-lobbedienza-che-manca-e-lesempio-dei-santi

2) Cfr. https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2025/09/santi-per-tutti-i-tempi-non-per-una.html

3) Cfr. ad esempio Ger 23, 1-4; Ger 50, 6; Ez 34, 1-10; Is 56, 11; Zc 11, 15-17

4) Cfr. Mt 7, 15; Mt 24, 11 e 24; Gv 10, 12-13; At 20, 29-30; 2Pt 2, 1-3; 1Gv 4, 1; Gd 1, 12-13

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Continua a leggere

Spirito

Teologo vaticano sollecita «nuovi modi di essere» famiglia e Chiesa al vertice di Amoris Laetitia

Pubblicato

il

Da

Il professor Vincenzo Rosito, vicedecano del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia, ha invitato i partecipanti al Summit Amoris Laetitia in corso in questi giorni — che ha elogiato lo spirito decennale del documento di Papa Francesco del 2016 — a riflettere su ciò che è necessario per apprendere nuovi modi di «essere famiglia» ed «essere Chiesa». Lo riporta LifeSite.   Nel suo discorso dell’8 ottobre, Rosito ha lodato «lo spirito di Amoris Laetitia», che ha permesso alle coppie divorziate e «risposate» di ricevere l’Eucaristia in determinate circostanze, soprattutto per l’attenzione alle implicazioni dei «cambiamenti» all’interno della Chiesa e della famiglia. Il decano ha concluso chiedendo ai chierici e ai teologi presenti di riflettere su come possano «imparare e immaginare nuovi modi di essere famiglia e nuovi modi di essere Chiesa».   «Se dunque “il benessere della famiglia è decisivo per il futuro del mondo e della Chiesa” (AL, 31), potremmo chiederci: di cosa abbiamo bisogno, tra le luci e le ombre di oggi, per imparare e immaginare nuovi modi di essere famiglia e nuovi modi di essere Chiesa?»   Nel suo intervento Rosito ha sottolineato che, nell’ultimo decennio, Amoris Laetitia ha insegnato alla Chiesa che non basta «elencare i principali cambiamenti che interessano la famiglia contemporanea», ma occorre anche «focalizzarsi sul rapporto tra la Chiesa e la famiglia». Potrebbe trattarsi di un riferimento all’aumento delle coppie divorziate e risposate negli ultimi decenni.

Sostieni Renovatio 21

Il teologo ha confrontato l’inizio di Amoris Laetitia con la prima riga del documento del Concilio Vaticano II Gaudium et Spes, evidenziando la comune attenzione alla gioia della famiglia come gioia della Chiesa. Ha poi discusso della cura pastorale delle famiglie e di come la costruzione della famiglia si rapporti alla pratica dell’«essere Chiesa», senza distinguere tra una vera famiglia e quelle divorziate e «risposate».   «Le ansie e le speranze delle moltitudini sono “familiari” alla Chiesa; sono una risorsa per la Chiesa, la famiglia di Dio», ha affermato. «Ecco perché le pratiche di costruzione di una famiglia oggi sono rilevanti per le pratiche dell’essere Chiesa, la famiglia di Dio, oggi».   «Potremmo esprimere questa prospettiva anche attraverso il principio della cura pastorale: “Non può esserci annuncio del Vangelo di Dio senza assumersi la responsabilità di coloro ai quali è rivolto”», ha aggiunto. «Le famiglie, in quanto destinatarie del messaggio evangelico, hanno già vissuto una storia d’amore con Dio; il Vangelo è già all’opera in loro. La cura pastorale, quindi, è uno spazio in cui la Chiesa comprende ciò che Dio le dice attraverso le famiglie, affinché la Chiesa stessa possa meglio comprendere il Vangelo e il suo annuncio».   Rosito ha proseguito: «Sia la Chiesa che la famiglia, infatti, imparano attraverso le pratiche della vita quotidiana. Ad esempio, sia le chiese che le famiglie accolgono e accompagnano gli altri attraverso pratiche concrete – attraverso azioni abituali e condivise – mediante le quali invitiamo, riuniamo, celebriamo o commemoriamo».   Dalla sua pubblicazione dieci anni fa, Amoris Laetitia è stata criticata da diversi prelati e pensatori cattolici di spicco per la sua ambiguità e la confusione che ha generato.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine dai social media
 
Continua a leggere

Pensiero

Papa Leone «medical dimension»

Pubblicato

il

Da

«I medici mi hanno trovato un nodulo al polmone allo stato iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora seguendo i loro consigli ho deciso di operarmi per toglierlo. L’intervento è già programmato per i prossimi giorni»: è lo scioccante annuncio del papa ieri in piazza San Pietro.

 

Il portavoce vaticano Matteo Bruni aveva pronta la puntualizzazione: «L’intervento è previsto per i primi giorni della prossima settimana e il tempo previsto per il ricovero post-operatorio è di circa una settimana». Tutto al Gemelli, comme d’habitude. L’agenda resterebbe quasi del tutto invariata, compreso il viaggio apostolico nell’amato Perù (Paese di cui ha la cittadinanza) il prossimo novembre.

 

Non pare ci sia un’emergenza sanitaria preoccupante: Un nodulo polmonare (un’opacità circolare di diametro inferiore a 3 cm) è considerato pericoloso o sospetto di malignità principalmente quando presenta dimensioni superiori agli 8 mm, margini irregolari o «spinati», una crescita rapida nel tempo e si sviluppa in persone ad alto rischio. Il papa non ha dettagliato millimetricamente, tuttavia possiamo capire che l’emergenza non è assoluta.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Tuttavia, non ci interessa qui il rilievo medico-chirurgico, ma la novità dell’annuncio fatto dal pontefice stesso.

 

Non riusciamo a trovare, andando indietro con la memoria, un caso in cui una diagnosi medica venga annunciata all’Angelus dal papa in persona.

 

Papa Francesco, grande novatore della materia, più volte ha parlato all’Angelus dei propri problemi di salute. Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 ha detto che la bronchite gli rendeva faticoso leggere e ha fatto leggere il testo a un collaboratore. Nel 2021, dopo l’intervento al colon, ha recitato l’Angelus dalla finestra del Policlinico Gemelli e ha ringraziato per le preghiere. Durante il ricovero del 2025 l’Angelus è stato diffuso in forma scritta, con riferimenti alla sua condizione.

 

Giovanni Paolo II ha recitato più volte l’Angelus dall’ospedale Gemelli, ad esempio dopo l’intervento del 1992. Nel maggio 1981, dopo l’attentato, il Regina Caeli fu trasmesso in audio dal ricovero, e lì ebbe parole di perdono per l’attentatore Ali Agca. Negli ultimi anni mostrava apertamente la sua sofferenza, ma non risulta che abbia mai nominato il Parkinson dalla finestra.

 

Paolo VI e altri predecessori comunicavano di solito le malattie tramite la Sala Stampa vaticana o con messaggi, non con una dichiarazione all’Angelus (a parte quella volta che diede una smentita – cioè una notizia data due volte – riguardo l’accusa di omosessualità mossagli sui giornali a partire dalla rivelazione dello scrittore e diplomatico francese Roger Peyrefitte).

 

Insomma, l’annuncio diagnostico dettagliato in un momento sacro, per quanto sfiorato in precedenza, non ci pare fosse mai capitato: non è un’allusione alla malattia, qui Leone ha detto esattamente di cosa si tratta.

 

Il galateo non vieta in modo assoluto di parlare di salute, ma sconsiglia fortemente di farlo in determinati contesti—soprattutto a tavola o in occasioni formali—perché argomenti legati a malattie, dolori e disturbi fisici possono turbare l’appetito e la serenità altrui.

 

Secondo esperti ed accademici del Galateo, malattie, interventi chirurgici e problemi fisici sono considerati argomenti tabù. Se qualcuno vi chiede come state per pura cortesia, si risponde in modo breve e generico (ad esempio «Bene, grazie») senza dilungarsi sui propri acciacchi. È per questo che ricordo con un certo disagio quando un conoscente, noto per la sua lagneria, un giorno al mio «ciao» mentre gli offrivo la mano mi rispose «Vobevto ho il cancvo». Il cancro non provocava la erre moscia, che era diacronica, ma era probabilmente riferito a qualcosina di non terrificante alla prostata (credo).

 

Ad ogni modo, c’è da sapere che la questione della pubblicità della propria condizione medica è talmente codificata che il galateo moderno ritiene poco educato dire «Salute!» quando qualcuno starnutisce. Tale gesto, anziché essere gentile, richiama l’attenzione su un fatto intimo o involontario, mettendo in imbarazzo chi lo ha emesso; la regola vuole che si faccia finta di nulla. (Parentesi: non si dice nemmeno «buon appetito», espressione amatissima da papa Francesco, perché in origine era rivolta da Lorenzo il Magnifico ai servi che potevano da quel momento consumare gli avanzi dei luculliani pranzi strategici del signore di Firenze)

Sostieni Renovatio 21

Per i protocolli di bon-ton parlare di cure mediche, diete restrittive o terapie prolungate con persone poco conosciute risulta noioso, invadente e privo di eleganza. È preferibile riservare questi argomenti a rapporti di profonda confidenza.

 

Non possiamo dire che il papa, re di uno Stato millenario, possa sottrarsi ai protocolli. Non solo per questioni d’uso diplomatico, ma per la mistica stessa del corpo del papa. Ricordiamo come, fino a Giovanni XXIII che chiese la fine dell’espressione, L’Osservatore Romano scriveva sistematicamente, quando si doveva virgolettare il papa, «come abbiamo appreso dalle auguste labbra» del Santo Padre. Lo stesso Paolo VI, nell’epica smentita in piazza San Pietro riguardo le accuse di avere un amante attore milanese, parlò di «ingiuria alla Nostra augusta persona».

 

La persona del Santo Padre era «augusta», come le sue labbra, le parti del suo corpo – che è appunto, il corpo di un Santo Padre. Questo è il motivo, mi spiegavano quando ancora piccino mi ponevo domande sulla morte improvvisa di papa Luciani, per cui un’autopsia nemmeno lontanamente era pensabile, un vero spasso per qualsiasi cospiratore, americano, vaticano, massone che fosse.

 

Eccoci quindi precipitati nel Kali Yuga in cui il papa dettaglia con minuzia i suoi problemi medici. Qualcuno può dire che è un effetto della sinodalità, cioè, in soldoni, della democratizzazione della chiesa: il re si rivolge ai sudditi come ai suoi confidenti, il padre parla ai figli come fossero suoi amici, il discorso sacro diviene una chiacchiera al bar, con tutte le sue sfumature di realtà ed amarezza.

 

In realtà, un altro pensiero si fa avanti. È quello del vaticano invaso da spin doctor oramai indistinguibili da sceneggiatori televisivi, quello del papato come fiction.

 

È quanto profeticamente suggeriva, oramai una decade fa o più, il leggendario padre Florestano Pizzarro, personaggio creato dal genio di Corrado Guzzanti, probabilmente inconsapevole di quanto stesse, in realtà, non tratteggiando una caricatura, ma descrivendo la situazione iperrealisticamente.

 

 

Padre Pizzarro è molto ricco nel suo discorso sullo showbusiness papale: non solo c’è il rischio che l’attenzione degli spettatori sia dirottata altrove – con l’idea che padre Georg Gänswein, ora vescovo, potesse essere «rubato» dal Trono di spade –, ma evvi anche la necessità di creare colpi di scena, di utilizzare inventi narratologici per mantenere alto l’intrattenimento, l’engagement, del popolo consumatore dello spettacolo vaticano.

 

È così. A questo punto bisogna considerare quanto all’audience (sì, dall’udienza all’audience) piacciano le serie TV di carattere medico. C’è da ricordare il successo, anni fa, del Dottor House, che era in pratica uno Sherlock Holmes claudicante ed infinitamente antipatico – cioè esponente di quel teatro della crudeltà che, come con i talent show culinari, oramai ha conquistato il gusto pubblico rendendolo sadico – che operava forsennatamente in ambito nosocomiale.

 

La passione della gente per le fiction mediche era resa con parodia irresistibile nella stupenda, insuperata serie comica Boris, basata sulle avventure di una sgangherata troupe alle prese con la produzione della serie Gli occhi del cuore, ambientata tra dottori e pazienti di una clinica. Gli stessi personaggi venivano poi spinti a raddoppiare lo sforzo realizzando un’ulteriore inguardabile serie ospedaliera, chiamata, proprio per non lasciare dubbi, Medical Dimension.

 

Aiuta Renovatio 21

Nella storia di Boris, Medical Dimension era progettata come una serie avveniristica, dove finalmente regista e sceneggiatori potevano osare con colpi di scena drammatici, morti e feriti, salvataggi – tutto basato sui fatti sanitari dei personaggi. Il problema è che, alla fine, si scopre che la rete nemmeno vuole mettere in onda la serie, gli invisibili despoti (politici, burocratici) a capo della televisione italiana l’hanno commissionata solo per dimostrare che una televisione di qualità non era possibile, che il popolo doveva continuare a sorbirsi prodotti scadenti, senza possibilità di avanzamento.

 

Ora, sembra proprio che, galateo a parte, il papato si dirige verso Medical Dimension. Se il papato ora, per eterogenesi dei fini, finisca fuori dagli schermi, sepolto dal grottesco, dal materiale, dal laido non lo sappiamo.

 

Ma gli spin dottori papali ce la stanno mettendo tutta. Il lettore di Renovatio 21 sa che il dubbio se stiano facendo apposta ce lo abbiamo davvero, e da anni.

 

La nostra fortuna è che, come annunziato da Nostro Signore, non prevalebunt. No, non prevarranno: nemmeno gli orrendi sceneggiatori invertiti della chiesa conciliare.

 

Roberto Dal Bosco

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

 

Continua a leggere

Spirito

Leone promuove il cardinale sino-filippino progressista Tagle

Pubblicato

il

Da

Papa Leone XIV ha approvato la nomina del cardinale Luis Antonio Tagle, noto per le sue posizioni radicalmente a favore della comunità LGBT, a decano del Collegio cardinalizio. Lo riporta LifeSite.   L’elezione di Tagle, soprannominato il «papa Francesco delle Filippine», è stata annunciata venerdì dalla stampa vaticana. Succede al cardinale Giovanni Battista Re alla presidenza del Collegio cardinalizio.   In qualità di decano del Collegio, supervisionerà le riunioni dei cardinali e contribuirà a coordinare qualsiasi transizione papale durante la sua vita.   Tagle viene paragonato a papa Francesco in parte a causa del suo percorso eterodosso. Ha partecipato al rito della Pachamama nei Giardini Vaticani nel 2019, ha promosso una «Chiesa sinodale» e ha suggerito che le coppie adultere possano ricevere la Santa Comunione, negando al contempo che esista una «formula per tutti» nel sostenere il divieto della Chiesa di emettere la Santa Comunione per i divorziati risposati.   Il cardinale si è inoltre discostato dall’insegnamento della Chiesa in materia di sessualità. Nel 2017, sotto la sua guida, è stato prodotto un video che promuoveva l’omosessualità e il transessualismo.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Nel 2015, nel contesto del Sinodo straordinario sulla famiglia, il cardinale ha suggerito che la posizione «dura» e «severa» adottata dal clero cattolico nei confronti degli omosessuali e dei cattolici divorziati che si sono «risposati» ha causato danni e che la Chiesa deve adattarsi a una «mentalità contemporanea».   «Dobbiamo ammettere che tutta questa spiritualità, questa crescita nella misericordia e la messa in pratica della virtù della misericordia è qualcosa che dobbiamo imparare e riapprendere continuamente», ha affermato in un’intervista al giornale britannico Daily Telegraph nel marzo 2015.   Il cardinale filippino suggerito che la contraccezione possa essere consentita in certi casi, affermando: «I casi particolari devono essere affrontati individualmente e portati ai confessori, i quali devono avere un cuore compassionevole e comprensivo nel valutare le singole situazioni e i singoli casi. In questo modo è riuscito a coniugare la fedeltà all’insegnamento con la consapevolezza dell’unicità di ogni singolo caso».   Nel 2022 Tagle, che è di madre cinese, ha difeso l’accordo tra il Vaticano e la Repubblica Popolare Cinese, minimizzando la persecuzione dei cristiani in Cina e il continuo rifiuto del Vaticano di riconoscere la difficile situazione dei cattolici nella regione, affermando che l’accordo sulle nomine episcopali era necessario per garantire la successione apostolica e che i cattolici cinesi erano grati a Roma per aver concesso ai comunisti il potere di nominare i propri parroci.   «Con l’accordo [sino-vaticano] si cerca di garantire che i vescovi cattolici cinesi possano esercitare il loro compito episcopale in piena comunione con il Papa», ha affermato il cardinale Tagle, aggiungendo che «la ragione di tutto ciò è salvaguardare la valida successione apostolica e la natura sacramentale della Chiesa cattolica in Cina. E questo può rassicurare, confortare e rinvigorire i cattolici battezzati in Cina».  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Ramon FVelasquez via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
 
Continua a leggere

Più popolari