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Mons. Viganò: «la Fede Cattolica è l’unica vera, l’unica contro cui Satana scatena tutte le altre, che egli ispira e favorisce»

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Renovatio 21 pubblica l’intervista pubblicata nelle scorse settimane dal giornalista statunitense Stephne Kokx. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Eccellenza, abbiamo letto la Sua analisi «a caldo» sui risultati del Concistoro straordinario (qui), e credo si possa dire che – ancora una volta – Ella abbia colto nel segno: «Questo Concistoro sancisce la continuità tra Bergoglio e Prevost su tutti i punti controversi dell’agenda sinodale e sull’irrevocabilità del Concilio». Quale crede possa essere lo scenario che si apre dinanzi a noi, come Cattolici, dopo le recenti dichiarazioni di Leone sullo «sviluppo dinamico» della Dottrina e della Morale?

Quando sentiamo parlare di «sviluppo dinamico» non possiamo non pensare alla condanna della dottrina eterodossa della cosiddetta «evoluzione del dogma», secondo la quale la Chiesa avrebbe col passare del tempo e grazie al progresso scientifico delle discipline teologiche una migliore e diversa comprensione della Rivelazione.

 

Si tratta di una vera e propria frode pseudoscientifica, basata sull’evoluzionismo e sullo storicismo filosofico, propagandata dai modernisti sin dai tempi di Alfred Loisy, mediante la quale far credere al popolo cristiano che le loro adulterazioni della Fede e della Morale devano essere considerate come un altro modo di esprimere un medesimo concetto, che per duemila anni il Magistero non aveva saputo esplicitare correttamente.

 

La Chiesa Cattolica avrebbe quindi insegnato dottrine che nel corso dei secoli sono state accettate passivamente da un popolo sottomesso e ignorante, e che solo con il Vaticano II e la sua riforma liturgica sarebbero state accantonate. Ovviamente le dottrine che il Concilio ha oscurato o riformulato sono quelle che condannano le sue stesse deviazioni, non ultima la «sinodalità».

 

I Modernisti considerano i dogmi come espressioni provvisorie dell’esperienza religiosa che evolvono e si adattano alle circostanze. La “morale situazionale” di Amoris Lætitia e di Fiducia Supplicans è un’applicazione pratica di questa impostazione eretica evoluzionistica dagli effetti devastanti, così come è in continuo divenire la liturgia conciliare. È evidente che tutto questo risponde ad un’impostazione teologica antropocentrica e ad una filosofia immanentista.

 

Chi oggi siede sul Soglio di Pietro afferma che le sette acattoliche costituirebbero quella fantomatica «chiesa» che Lumen Gentium vede sussistere anche ma non solo nella Chiesa Cattolica, facendo eco a Bergoglio che dichiarava tutte le religioni come percorsi di salvezza voluti da Dio. 

 

Ma se tutte le religioni sono volute da Dio, se la verità è «sfaccettata» e si declina in modi diversi e molteplici in tutte le confessioni cristiane e addirittura nelle religioni pagane e nelle superstizioni idolatriche, per quale motivo – mi chiedo – l’unica religione ad essere considerata inaccettabile e censurabile in questo Pantheon ecumenico e inclusivo è quella Cattolica tradizionale?

 

La risposta è semplice e terribile allo stesso tempo: perché la Fede Cattolica è l’unica vera, l’unica contro cui Satana scatena tutte le altre, che egli ispira e favorisce. L’unica che Satana teme, perché svela e combatte le sue macchinazioni infernali. Astiterunt reges terræ, et principes convenerunt in unum, adversus Dominum, et adversus Christum ejus (Sal 2, 2). I re della terra si sono levati e i principi si sono uniti contro il Signore e contro il suo Cristo. L’unità ecumenica e massonica del Vaticano II si fonda su questo pactum sceleris tra false religioni, unite contro la sola vera Religione. Capovolgendo le parole di San Paolo, Veritatem facientes in caritate (Ef 4, 15), nella mente dei fautori della sinodalità l’unità non può e non deve fondarsi sulla Verità: perché è proprio la Verità che rende impossibile quell’unità e a maggior ragione la Carità verso Dio e verso il prossimo. 

 

Lo scenario che si profila – anzi, che già è sotto i nostri occhi – è profondamente inquietante, ma in un’ottica escatologica trova una propria ragione nell’apostasia preannunciata dal Profeta Daniele e dall’Apocalisse, ribadita presumibilmente nella terza parte del messaggio della Vergine Maria a Fatima e dalle Sue parole a La Salette: «Roma perderà la Fede e diventerà sede dell’Anticristo».

 

L’apostasia della Gerarchia della Chiesa Cattolica fa parte di quella crisi dell’autorità terrena come necessaria conseguenza del rifiuto della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo. Questa autorità pretende obbedienza nel nome del Capo del Corpo Mistico, mentre se ne separa con l’eresia e la corruzione. La Gerarchia non potrà sanare il vulnus di cui è responsabile, finché non si convertirà. Fino a quel momento essa non potrà che essere un’autorità tirannica e autoreferenziale, priva di qualsiasi legittimità, perché abusa del proprio potere per lo scopo opposto a quello per il quale Nostro Signore l’ha istituita.

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In moltissimi Suoi interventi, sin dal 2020, Ella ha evidenziato il parallelismo tra il modus operandi della «deep church» e quello del «deep state». Le ultime rivelazioni relative ai documenti del dossier di Epstein – ormai desecretati e in gran parte resi pubblici – mostrano che la corruzione e il ricatto sono stati lo strumento principale per ottenere obbedienza e collaborazione da personaggi che ricoprono ruoli ai vertici delle istituzioni. Ma ciò che sconcerta maggiormente è il livello di orrori perpetrati ai danni dei bambini e di vittime innocenti. Cosa muove queste persone?

Non possiamo non vedere nelle sevizie sui bambini lo stesso odio anticristico che portò al martirio di Guglielmo di Norwich (1144), Ugo di Lincoln (1255), Guglielmo di Oberwesel (1287), Rodolfo di Berna (1294), Andrea Oxner (1462), Simone di Trento (1475), Sebastiano Novello (1480), Lorenzino Sossio (1485), Domenico del Val, Cristoforo della Guardia: tutti bambini goyim di un’età compresa tra i 3 ed i 15 anni, torturati e uccisi dalla medesima Sinagoga di Satana che oggi governa il mondo. Tutti seviziati per lo stesso motivo: uccidere ancora una volta, nelle carni dell’innocente, l’Agnello immacolato che ha dato la vita per la nostra Redenzione.

 

La differenza tra questi omicidi rituali e quelli che emergono dai documenti desecretati è che allora essi potevano apparire sporadici, perché commessi da una setta ristretta e giustamente emarginata da una società fieramente cattolica; mentre oggi – nel silenzio omertoso della stampa mainstream e nella scandalosa inerzia dei Magistrati – sono commessi su vasta scala dalla stessa setta che è riuscita ad appropriarsi del potere dopo aver scristianizzato la società e instaurato la Rivoluzione.

 

Una rivoluzione che il Concilio ha fatto propria, convertendo progressivamente i membri della Gerarchia ai principi massonici e spesso scegliendone i candidati tra emissari della Logge.

 

Questa è la matrice della setta infernale che i documenti di Epstein confermano nei suoi più raccapriccianti dettagli. D’altra parte, se i fautori del Vaticano II sono giunti a negare la responsabilità dei Giudei nella Crocifissione di Nostro Signore, non stupisce il loro zelo nel cancellare la memoria di quei Santi Martiri bambini, mettendo addirittura in dubbio la realtà storica della loro uccisione nel corso di sacrifici rituali. 

 

La Gerarchia postconciliare si è resa complice di un piano satanico, senza comprenderne le terrificanti implicazioni. Ma nonostante l’evidenza di questo colpo di stato globale essa continua tetragona a sostenere e ratificare l’agenda globalista, la farsa vaccinale, la frode del green deal, la folle teoria gender, l’ideologia LGBTQ+ e la sostituzione etnica delle Nazioni cattoliche, anche se sono tutte parte di un medesimo progetto criminale ed eversivo che oggi sappiamo essere stato accuratamente pianificato. 

 

Ma perché questo golpe potesse aver luogo, è stato necessario replicare in ambito ecclesiastico ciò che i «figli» delle famiglie dell’alta finanza usuraia hanno fatto infiltrando i governi con gli Young Global Leaders del World Economic Forum, con la cooperazione documentata dello stesso Epstein e dei ben noti «filantropi» ashkenaziti. Per questo motivo le quinte colonne ai vertici della Gerarchia conciliare hanno creato una «linea dinastica» – per così dire – che assicurasse una «discendenza» e dunque una continuità ideologica e organizzativa negli organismi centrali e periferici della Chiesa. Theodore McCarrick ha piazzato i suoi protetti (…) – per citarne solo alcuni – in ruoli apicali nelle Conferenze Episcopali e nella Curia Romana. Oggi costoro agiscono allo stesso modo con i propri favoriti per perpetuare il potere di questa lobby. 

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Cosa possiamo fare noi, come Cattolici e come membri della nostra comunità, per fronteggiare questa situazione di totale rovesciamento di ogni più elementare principio morale e etico? 

Umanamente parlando, lo scontro che si va profilando appare decisamente impari. Da una parte vi è il pusillus grex, costituito di quanti custodiscono la Sacra Tradizione. Questa parte è rimasta praticamente senza Pastori, anzi abbandonata e ostracizzata dai mercenari e dai falsi pastori della chiesa sinodale, oltre ad essere disorganizzata e frammentata.

 

Dall’altra vi è il mondo intero, con i suoi potentissimi mezzi organizzativi, finanziari e istituzionali, di cui è zelantissima alleata quella «chiesa» che si proclama inclusiva con tutti fuorché con i Cattolici. Un mondo che si avvia a proscrivere i Cristiani dal consorzio civile, a criminalizzare l’appartenenza alla Chiesa Cattolica, a considerare i tradizionalisti come non-persone. Il contributo della chiesa sinodale a questa operazione di persecuzione risiede sia nella cooperazione all’Agenda globalista, sia nella scomunica di chi come me denunciava – e denuncia tuttora – la corruzione dei Prelati e di coloro che hanno loro dato protezione e impunità. 

 

Vorrei qui richiamare l’attenzione su un elemento significativo del processo di manipolazione mentale che viene operato sulle masse. Qualche giorno fa, intervenendo all’annuale incontro del World Economic Forum a Davos, abbiamo sentito il Presidente della Conferenza dei Rabbini Europei, Pinchas Goldschmidt, riferirsi ai cittadini delle nazioni del nostro Continente come di «vecchi europei», definiti antisemiti e islamofobi solo perché non sono disposti a rassegnarsi ad un’ormai irreversibile sostituzione etnica.

 

Così facendo, l’élite globalista crea le basi ideologiche – come già avvenuto durante la psicopandemia con l’emarginazione dei «no-vax» – per delegittimare ogni voce che si opponga alla dittatura del pensiero unico. Questa delegittimazione comporta anche un’implicita privazione dei diritti, il via libera all’ostracismo, alla persecuzione, alla criminalizzazione. L’élite nega cittadinanza a chi vi ha diritto e la accorda allo straniero, al quale riconosce fraudolentemente addirittura il diritto di voto. I «vecchi europei» appartengono alla «vecchia Europa», un’entità distinta dalla “nuova Europa” inclusiva, multiculturale, multietnica, multireligiosa e globalista del Nuovo Ordine Mondiale. Da un lato abbiamo l’Europa cristiana di Nazioni sovrane, dall’altro l’Europa massonica, talmudica e sinarchica. 

 

Qualcosa di simile – simile in modo inquietante – è avvenuto anche nel corpo ecclesiale, non meno infiltrato di quinte colonne di quanto non sia avvenuto nella sfera civile. In questo caso non abbiamo più «vecchi europei», ma «vecchi Cattolici»: ossia quei fedeli che ancora si ostinano a considerarsi membri della Chiesa di Cristo, e che non si rassegnano a vedervi ammessi quanti consapevolmente ne respingono la Fede, la Morale, la Liturgia.

 

L’ossessiva propaganda immigrazionista di Bergoglio e Prevost, di Cardinali e Vescovi a supporto della sostituzione etnica operata dai governi globalisti non si limita all’ambito civile: essa trova il suo corrispondente ecclesiale nella propaganda ecumenica. La loro politica open borders è iniziata con il Vaticano II, che ha spalancato le porte della Cittadella e abbassato i suoi ponti levatoi proprio nel momento in cui si stava preparando il più violento assalto da parte del nemico.

 

La sostituzione religiosa che sta operando la Gerarchia conciliare-sinodale non è meno consapevole di quella etnica. Essa si manifesta nel medesimo modus operandi: costringere all’esilio i veri Cattolici e dare cittadinanza a eretici e pervertiti. Chi non ratifica il Novus Ordo – in tutte le sue accezioni – si palesa come «vecchio Cattolico», appartenente alla «vecchia Chiesa», con la sua «vecchia Messa»; e con ciò si autoesclude, si autoscomunica dalla «nuova chiesa». Da un lato abbiamo la Chiesa Cattolica, dall’altro la «chiesa» conciliare, sinodale, ecumenica che è riuscita ad impadronirsi del potere e non ha alcuna intenzione di lasciarlo.

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Per quale motivo, secondo Lei, la Chiesa di oggi è così attenta al dialogo ecumenico con gli acattolici e allo stesso tempo così intollerante e severa nei riguardi delle realtà tradizionali? Perché si mostra così rigida nei Suoi riguardi, ma così inclusiva con eretici, scismatici e addirittura con l’Islam e l’Ebraismo?

La Gerarchia della Chiesa Cattolica – ed in primis coloro che hanno preso il controllo del Vaticano usurpando la Sede di Pietro – non ha più la voce autorevole della Verità, ma quella pavida del dialogo e del compromesso con il mondo. E questo avviene dal Concilio Vaticano II in poi, che segna un punto di rottura e di discontinuità rispetto alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana di sempre. 

 

Il motivo per cui la chiesa conciliare riconosce le altre chiese diversamente cristiane e le sette è che essa non si considera più l’unica depositaria della Verità rivelata. Per questo si pone al loro livello con innumerevoli incontri ecumenici (ad intra) ed interreligiosi (ad extra). Il Papato ne esce sfigurato e il Vescovo di Roma ridotto ad un primus inter pares, secondo la rilettura «in chiave sinodale ed ecumenica» indicata dal documento di studio Il Vescovo di Roma. Primato e sinodalità nei dialoghi ecumenici e nelle risposte all’enciclica Ut unum sint. Questi sono gli effetti pratici del subsistit in di Lumen Gentium. 

 

Scismatici ortodossi, eretici protestanti, idolatri pagani e chiesa conciliare-sinodale sono tutti accomunati dalla propria eterogeneità rispetto alla Chiesa Cattolica; ed è appunto dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana che tutti costoro prendono sdegnosamente le distanze. 

 

Non dimentichiamo che anche presso gli Ortodossi vi sono comunità che hanno introdotto il diaconato per le donne, facendo proprie le istanze della parità di genere a cui la chiesa conciliare da tempo si sta adeguando con sempre più ardite innovazioni. Protestanti ed Anglicani condividono con la chiesa conciliare-sinodale – che rigetta, reinterpreta o cancella le Verità cattoliche – errori ed eresie ecclesiologiche e dottrinali, ed insieme perseguono ecumenicamente una falsa unità al prezzo dell’apostasia della Fede. 

 

La farsa della sentenza amministrativa del Dicastero per la Dottrina della Fede mi ha inflitto la scomunica dichiarandomi in stato di scisma con la chiesa bergogliana per aver osato mettere in discussione i suoi due idoli intoccabili: il Vaticano II e la legittimità di Jorge Mario Bergoglio come Papa. Ciò ovviamente non mi rende scismatico rispetto alla Chiesa Cattolica, ma alla chiesa conciliare-sinodale, dimostrando così che essa stessa è in scisma de facto dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, né più né meno di quanto non lo siano gli Ortodossi o i Protestanti.

Proprio in questi giorni la Fraternità San Pio X ha annunciato che il prossimo 1o Luglio consacrerà nuovi Vescovi senza il placet vaticano. Come valuta Vostra Eccellenza questa decisione?

Apprezzo molto la decisione di assicurare la Successione Apostolica per garantire continuità alla Fraternità e conservare il tesoro della Tradizione, del Sacerdozio cattolico e del Santo Sacrificio della Messa. Credo tuttavia che la Fraternità San Pio X debba ancora affrontare la fase finale del percorso di consapevolezza che trentotto anni fa ha condotto il suo Fondatore, l’Arcivescovo Marcel Lefebvre, a considerare «apostata la Roma modernista».

 

È pur vero che lo stato di necessità invocato per legittimare le Consacrazioni episcopali è giustificato dalla salvezza delle anime – salus animarum suprema lex. Ciò autorizza la Fraternità a procedere alla Consacrazione di nuovi Vescovi anche in assenza del Mandato Pontificio, che un Papa fedele al Mandato Petrino sicuramente concederebbe. Va nondimeno notato che nell’eventualità remotissima che Leone dovesse consentire a queste Consacrazioni, la Fraternità si troverebbe in una situazione paradossale, con due Vescovi «in una situazione canonica irregolare» e quelli novelli «in comunione con Roma». Il che genererebbe una frattura all’interno della Fraternità stessa.

 

Canonicamente non sembra esservi via d’uscita, e questo perché il problema è di natura teologica ed ecclesiologica. Ed è lo stesso Superiore Generale don Davide Pagliarani a riconoscere questa gravissima anomalia, oggettivamente impossibile da sanare in un momento in cui le condizioni per un ritorno di Roma alla Tradizione sono molto più irrealizzabili che ai tempi di Mons. Lefebvre. È certamente comprensibile il desiderio della Fraternità San Pio X di manifestare concretamente la propria unione con la Sede Apostolica, cum Petro et sub Petro; ma l’oggettivo divario presente non può essere colmato per via amministrativa, avendo come interlocutori funzionari che non professano più la Fede Cattolica e che si prefiggono di demolire la Santa Chiesa.

 

Auspico che il motivo per cui il Superiore Generale insiste nell’avere un confronto con Roma non abbia come obiettivo principale la regolarizzazione canonica, quanto piuttosto il «metterla nell’angolo» – per così dire – in modo che da un lato sia evidente la volontà dei membri della FSSPX di riconoscersi figli della Chiesa Cattolica e sudditi del Romano Pontefice; e dall’altro «mettere a verbale» l’indisponibilità dell’attuale Gerarchia a rimettere in questione il Vaticano II e le sue gravissime derive, mostrandola per quello che è, ossia eversiva ed eretica.

 

Il paradosso del veto romano appare in tutta la sua sconvolgente contraddizione se consideriamo che la Santa Sede continua a ratificare ex post le Ordinazioni episcopali della chiesa patriottica cinese – notoriamente scismatica e con una propria gerarchia parallela e ostile a Roma. Non dimentichiamo che la scomunica per le Consacrazioni episcopali conferite senza Mandato Apostolico fu introdotta da Pio XII nel 1958 proprio per sancire lo stato di scisma dell’Associazione Patriottica.

 

L’Accordo segreto sino-vaticano stipulato da Bergoglio e Parolin sconfessa la posizione che la Santa Sede aveva mantenuto fino a Benedetto XVI e allinea la chiesa scismatica cinese alle altre sette acattoliche con cui la chiesa sinodale dialoga amichevolmente, senza che questo ponga alcun problema. 

 

Dobbiamo riconoscere che la crisi presente, proprio per la sua assoluta eccezionalità e gravità, impone di essere affrontata – per così dire – «al di fuori degli schemi». Le risposte canoniche sono valide per tempi di relativa normalità, non per situazioni straordinarie, direi quasi escatologiche. La deriva cui è giunta la chiesa conciliare-sinodale è tale da far sì che le medesime persone detengano l’autorità sacra della Chiesa e il potere eversivo della sua contraffazione.

 

Non è possibile presiedere la Chiesa Cattolica nell’ortodossia e allo stesso tempo la chiesa sinodale nell’eresia, così come non è possibile servire due padroni (Mt 6, 24).

Ritiene fondata e condivisibile la prospettiva di una «pax liturgica» che è stata avanzata da certi ambienti ecclesiali?

La pax liturgica auspicata da alcuni Prelati e intellettuali cattolici costituisce a mio avviso un pericolosissimo inganno, nel quale sono caduti per primi i suoi fautori e nel quale cadranno anche quanti ad essi fanno riferimento. Il concetto di una pacifica convivenza di due forme del medesimo Rito è impossibile, e frutto di una de-dogmatizzazione della Liturgia a cui corrisponde una de-liturgizzazione della Dottrina.

 

La Messa tridentina è voce orante della Fede cattolica, secondo l’adagio Lex orandi lex credendi. Il Novus Ordo è espressione ideologica degli errori del Concilio con chiarissime, sfrontate omissioni e manipolazioni per adulterare la Fede cattolica e traghettare progressivamente i fedeli verso la Religione Universale. I fedeli che assistono ad entrambi i riti potranno forse ritenere più belle e solenni le celebrazioni in rito antico, ma rimarranno convinti che sia possibile far convivere due mondi opposti semplicemente accordando libertà ad entrambi. Ciò ripugna al principio di non contraddizione ancor prima che al Magistero cattolico.

 

Come ha giustamente rilevato Mons. Marian Eleganti, «si tollera uno scisma non dichiarato che coinvolge l’intera Chiesa Cattolica tra i cosiddetti “modernisti”, “adattati allo spirito del tempo”, “relativisti” e “pluralisti”, “di sinistra”, “cattolici riformisti” e i Cattolici “conservatori”, “di destra”, “tradizionalisti” e “ortodossi”. Entrambe le ali si considerano fedeli e cattoliche. Questo è il paradosso per eccellenza». 

 

Chris Jackson commenta: «Questo scandaloso doppio standard dimostra che la chiesa conciliare dà più valore alla conformità al suo nuovo credo umanistico che alla fedeltà alla verità di Cristo». Purtroppo tra i conservatori vige la persuasione del tutto erronea e infondata che non sia stato il Vaticano II, ma una sua erronea interpretazione ad aver causato la crisi; che non sia stato il Novus Ordo Missæ, ma gli abusi nella sua celebrazione ad aver provocato il crollo della pratica religiosa.

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Cosa possono fare i sacerdoti e i fedeli per resistere a questa crisi dell’autorità civile e religiosa? 

Pensare che sia possibile risanare dalle fondamenta le istituzioni di tutto il mondo occidentale oggi nelle mani della Sinagoga di Satana è una folle illusione. La nostra è una civiltà giunta alla fase terminale di un cancro che la rode da dentro: la ribellione a Dio ispirata e perpetrata dal principe di questo mondo e dai suoi servi. 

 

Credo sia giunto il momento di considerare seriamente la costituzione di «comunità intenzionali» basate sul modello della opzione Benedetto di Rod Dreher. «Nella devastazione e desolazione successive alla caduta dell’impero romano, in un mondo ostile, i monaci benedettini costituirono delle piccole comunità in cui conservare ciò che conta della fede cristiana e in cui seminare la civiltà di domani. Secondo Dreher la nostra situazione è la stessa o lo diventerà entro breve».

 

Cosa impedisce ai Cattolici di rivitalizzare i tanti borghi abbandonati o spopolati, unendo le proprie capacità e risorse per vivere insieme secondo un’impostazione di vita cristiana e dandosi i mezzi di indipendenza e autosufficienza, anche economica e alimentare, che impediscano o quantomeno limitino al massimo la contaminazione con un mondo ostile?

 

Scrive un sacerdote francese: «Durante il periodo COVID ho celebrato Messe clandestine nei fienili. Sembrava di essere tornati ai tempi della Rivoluzione. Oggi il potere non è più al servizio del popolo né di Dio, ma al servizio del globalismo. È la lotta tra Cristo Re e il principe di questo mondo, il diavolo. È compito di ogni uomo schierarsi dalla parte del bene e resistere al male».

 

Cosa impedisce ai sacerdoti di aiutare i fedeli in questa lotta al globalismo, come già hanno iniziato a fare alcuni?

 

Occorre che i Cattolici si riapproprino del proprio destino, sottraendosi alla dittatura invasiva e mortifera dell’élite e allo strapotere di un’autorità usurpata. D’altra parte, se ci troviamo in uno stato di necessità ecclesiale, lo siamo anche in ambito civile. Una simile riappropriazione è tuttavia possibile solo quando ogni anima vive della Grazia e nella Grazia. E per fare ciò è indispensabile l’azione santificante dei Sacramenti e della Santa Messa, amministrati da sacerdoti fedeli alla Tradizione.

 

Sarà questo l’alimento soprannaturale che ci darà la forza per impugnare le armi spirituali nella battaglia che infuria già ora e che prelude alla persecuzione dell’Anticristo. Perché solo chi vive di Cristo può combattere il male presente e meritare così il premio eterno.

 

Mihi enim vivere Christus est, et mori lucrum (Fil 1, 21).

 

9 Febbraio 2026

 

NOTE

1) È significativo che i primi ad essere consapevoli della «minaccia» rappresentata dalla Chiesa Cattolica siano proprio i globalisti. Lo ammette anche Epstein: cfr. https://x.com/stanislasberton/status/2018969611526443512 

2) Questo è solo un elenco parziale dei casi noti di sacrifici rituali riportati dalle cronache e da atti notarili o processuali tra il XII e il XX secolo. https://x.com/timayenis/status/1846279581684453666 

3) Cfr. https://x.com/disclosetv/status/2013910057965047894

4) Cfr. https://www.christianunity.va/content/dam/unitacristiani/Collana_Ut_unum_sint/The_Bishop_of_Rome/Il%20Vescovo%20di%20Roma.pdf

5) «A dirty schism is tolerated that runs through the entire Catholic Church between the so-called “modernist,” “zeitgeist-adapted,” “relativist,” and “pluralist,” “left-wing” “reform Catholics” and the “conservative,” “right-wing,” “traditional,” and “orthodox” Catholics. Both wings see themselves as faithful and Catholic. This is the paradox par excellence» – Cfr. https://www.lifesitenews.com/opinion/bishop-eleganti-the-church-is-suffering-internal-schism-because-pope-bishops-tolerate-heresies/ 

6) «This outrageous double standard proves that the Conciliar Church values conformity to its new humanistic creed over fidelity to Christ’s truth», cfr. https://x.com/bigmodernism/status/2018558959599116464

7) Le comunità intenzionali (in inglese intentional communities) sono gruppi di persone che scelgono volontariamente di vivere insieme (o molto vicine) per realizzare una visione comune, un ideale condiviso o un determinato stile di vita. Non si tratta di semplici vicini di casa o coinquilini casuali: l’elemento centrale è l’intenzionalità, cioè una scelta consapevole e condivisa di cooperare, condividere risorse, responsabilità e principi morali.

8) Cfr. https://lanuovabq.it/it/opzione-benedetto-non-un-consiglio-ma-un-fatto

9) «J’ai célébré des messes clandestines dans des granges pendant la période Covid. On se serait crus revenus aux périodes révolutionnaires. Aujourd’hui, le pouvoir n’est plus au service du peuple ni de Dieu, mais au service du mondialisme. C’est le combat entre le Christ Roi et le prince de ce monde — le diable. C’est le rôle de tout homme de prendre position pour le bien et de résister au mal». Cfr. https://x.com/tocsin_media/status/2018717365500809725

 

 

Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Intelligenza Artificiale

L’enciclica Magnifica Humanitas: commento di un sacerdote FSSPX

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I cattolici si aspettano che il Papa spieghi in che modo l’uso dell’intelligenza artificiale sia moralmente buono e in che modo non lo sia, in relazione a una morale definita in riferimento alla Legge di Dio.   La prima Enciclica di Papa Leone XIV è datata 15 maggio 2026, un anno dopo l’elezione di Robert Francis Prevost al Sommo Pontefice. Con un totale di 245 paragrafi, il testo del nuovo Papa non è né più né meno lunga delle Encicliche del suo predecessore.   Come spiega nel paragrafo 3 del Capitolo 1, Leone XIV ha voluto approfittare del 135° anniversario dell’enciclica Rerum novarum di Leone XIII, pubblicata nel 1891, per estendere a suo modo «questa riflessione sulla società, sull’economia e sulla politica che oggi chiamiamo Dottrina Sociale della Chiesa». E questo dovrebbe già bastare a destare costernazione tra i cattolici, o quantomeno ad aggravare ulteriormente la perplessità in cui i poveri fedeli si trovano da oltre sessant’anni, dal Concilio Vaticano II.

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Una nuova concezione della dottrina sociale

In effetti, lo scopo di un documento del Magistero della Chiesa, come un’enciclica papale, non è quello di condurre una «riflessione», ma di dispensare, con la stessa autorità di Dio, un insegnamento, di dichiarare e spiegare il significato della verità rivelata da Dio. E la dottrina sociale della Chiesa non è, almeno non principalmente, una riflessione «sulla società, l’economia e la politica». Essa fa parte della dottrina morale che la Chiesa insegna ai suoi fedeli nel nome di Dio, ovvero la dottrina che dovrebbe mostrarci come regolare le nostre azioni per la salvezza eterna delle nostre anime.   Ora, la regola che governa le azioni umane è l’eterna legge divina, che si esprime sia nella legge divina naturale (cioè nei Dieci Comandamenti rivelati da Dio a Mosè) sia nella legge divina positiva (cioè nei precetti e nei consigli del Vangelo, rivelati da Gesù Cristo, il Verbo Incarnato, e fedelmente trasmessi nella Santa Chiesa dai suoi apostoli e dai loro successori, i vescovi). D’altra parte, queste azioni umane non sono mai puramente individuali, poiché l’umanità, per sua natura, non può raggiungere la perfezione umana, tanto meno la perfezione soprannaturale della santità e salvare la propria anima, senza vivere in società, cioè senza coordinare le proprie azioni con quelle degli altri sotto la guida di un’autorità, al fine di ottenere, con l’aiuto degli altri, ciò che non potrebbe conseguire con la sola attività individuale.   Ecco perché la «dottrina sociale» della Chiesa è parte integrante della dottrina morale, o, più precisamente, ne è la piena espressione, in conformità alle esigenze della natura umana, di questa dottrina morale: una dottrina morale, se vogliamo, considerata in tutto ciò che la natura umana implica, compresa la vita in società. E questa dottrina sociale non è altro che l’insegnamento con cui il Papa e i vescovi indicano ai fedeli come le loro azioni, compiute nel contesto di questa vita sociale, debbano conformarsi alla legge di Dio.   La «riflessione» che rappresenta la Dottrina Sociale della Chiesa nello spirito di Papa Leone XIV è descritta come ðun patrimonio di sapienza in cui troviamo principi per pensare, criteri per discernere e giudicare, e linee guida concrete per agire». La vaghezza di queste espressioni, che non fa alcun riferimento all’elevazione gratuita dell’umanità all’ordine soprannaturale, non soddisferà nessuno tra i cattolici che desiderano rimanere fedeli alle promesse del loro battesimo. Ciò è tanto più vero in quanto lo scopo di questa riflessione non appare più chiaramente dettato dalla salvezza eterna delle anime: questa dottrina sociale “ci aiuta ad analizzare con lucidità le sfide del presente, individuando le vie appropriate per vivere un’autentica testimonianza cristiana nella gioia e nel servizio al mondo” […] «che preservi la vocazione dell’umanità a una vita piena e giusta» (§ 3).   Questa vuota fraseologia, che si diletta con il vocabolario standardizzato della nuova teologia conciliare, fatica a indicarci l’oggetto formale e appropriato della dottrina sociale della Chiesa. Ma questa inadeguatezza non è nuova: le sue radici profonde affondano nella costituzione pastorale Gaudium et spes, un vero capolavoro di chiacchiere incoerenti – e di fumo negli occhi modernista.

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Dalla Legge di Dio alla Dignità Umana

Ma, al di là di questa assurdità, la vera tragedia è che, per usare l’espressione di Pierre Gaxotte, questo inganno di parole non è innocente, perché spiana la strada agli errori della mente. Al di là di questo discorso inizialmente esitante, la nuova «dottrina sociale» trova il suoIl profondo significato risiede nel suo riferimento ai fondamenti e ai principi richiamati nel Capitolo 2 dell’Enciclica: il fondamento di questa dottrina è l’erronea idea di dignità umana, introdotta dal Concilio Vaticano II, in particolare nella Dichiarazione Dignitatis humanae sulla libertà religiosa, ma anche nella Costituzione pastorale Gaudium et spes; i suoi principi sono la nuova, erronea idea di bene comune e di ordine sociale derivante da questo errato fondamento della dignità umana.   L’essenza dell’Enciclica è dunque condensata nei paragrafi da 48 a 58. È qui che risiede il nucleo, perché è qui che il papa ci indica, questa volta con un linguaggio sufficientemente chiaro e preciso, quale sia il vero oggetto formale – o idea guida – di tutta la sua argomentazione. Infatti, quest’Enciclica affronta, come oggetto, le nuove tecnologie che si sono diffuse nell’uso umano – in particolare e soprattutto l’intelligenza artificiale. Ma se l’Enciclica ne parla, è per spiegare come essa debba essere utilizzata in conformità a una nuova dottrina sociale il cui fondamento è la dignità ontologica della persona umana, «immagine del Dio Trino». Il cuore stesso dell’Enciclica, il nucleo di questa questione, si trova nel paragrafo 52, che nessun cattolico degno di questo nome potrebbe leggere senza provare un profondo senso di riverenza:   «Quando parliamo di dignità, non usiamo sempre la parola nello stesso senso: a volte ci riferiamo alla dignità morale, cioè al modo in cui una persona orienta le proprie scelte e azioni; altre volte pensiamo alla dignità sociale, cioè alle condizioni di vita di una persona e al rispetto concreto che la società le riserva; in altri casi ancora ci riferiamo alla dignità esistenziale, cioè al modo in cui una persona percepisce il valore di sé e della propria vita. Queste dimensioni della dignità possono aumentare o diminuire. Al di là di questi significati, tuttavia, esiste un livello più profondo e importante: la dignità ontologica. Questa è la dignità che appartiene a ogni essere umano semplicemente in virtù della sua esistenza, dell’essere stato voluto, creato e amato da Dio. Nessun peccato, nessuna mancanza, nessuna umiliazione, nessuna esclusione possono diminuire il profondo valore di una vita umana che Egli stesso ha voluto e chiamato all’esistenza».   L’uomo al centro della riflessione. Questa è la prospettiva da cui Papa Leone XIV intende valutare ogni altra cosa. L’uso delle nuove tecnologie e dell’Intelligenza Artificiale viene considerato in relazione alla «dignità inerente a ogni essere umano semplicemente in virtù della sua esistenza, dell’essere stato voluto, creato e amato da Dio», un uso che deve contribuire allo «sviluppo integrale della persona”, in riferimento all’enciclica Populorum Progressio (1967) di Papa Paolo VI, ovvero uno sviluppo «orientato alla promozione di ogni singolo individuo e della persona nella sua interezza». Pertanto, «lo sviluppo integrale della persona è l’orizzonte da cui possiamo comprendere le trasformazioni del nostro tempo, comprese quelle della rivoluzione digitale» (§ 85).   E la domanda fondamentale a cui la «riflessione» dell’Enciclica cerca di rispondere è questa: «Queste innovazioni tecnologiche, in particolare l’intelligenza artificiale, (…) contribuiscono davvero alla crescita degli individui e dei popoli nell’umanità e nella fraternità, nel rispetto della casa comune e delle generazioni future?» (§ 85). Non per condurre le persone sulla via del Paradiso, ma per aiutarle a crescere nel rispetto del mondo e dell’umanità quaggiù. Il santo Curato d’Ars promise al bambino che incontrò durante il suo cammino che gli avrebbe mostrato la via del Paradiso: «Tu mi hai mostrato la via per Ars, io ti mostrerò la via per il Paradiso». Se fosse ancora vivo oggi, attento alle parole di Papa Leone XIV, per non abbandonare la Barca di Pietro rompendo la comunione gerarchica, non dovrebbe dire al bambino questa volta: «Tu mi hai mostrato ChatGPT, io ti spiegherò come adottare un atteggiamento ecologico»?…   Il messaggio di Leone XIII, nell’enciclica Rerum novarum, era di tutt’altro livello. Il papa ha parlato delle innovazioni – più economiche che tecniche – del suo tempo, ma ne ha parlato per spiegarne il corretto utilizzo secondo la legge di Dio, per praticare la vera giustizia, che è di ordine soprannaturale, e non per ostacolare la salvezza delle anime. Il fondamento che ha ispirato tutto il discorso di questo Papa è stata la grande realtà dei Novissimi, una realtà che è stata l’idea guida di tutto l’insegnamento della Chiesa fin da quando il Verbo Incarnato è venuto a predicare il Regno dei Cieli. Ora, la nuova enciclica del nuovo Papa viene a predicarci il nuovo Regno della nostra casa comune e della fraternità universale.

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L’oblio del peccato e la fine del mondo

In definitiva, la grande idea assente da Magnifica humanitas è proprio l’idea che sta alla base della morale e, con essa, dell’intera dottrina sociale della Chiesa: l’idea di peccato. L’angolo da cui affrontare i problemi che l’uso dell’Intelligenza Artificiale può porre è proprio questo: i cattolici si aspettano che il papa dica loro in quali modi tale uso sia moralmente buono e in quali no, in relazione a una morale definita in riferimento alla Legge di Dio.   I cattolici si aspettano che il papa dica loro in quali modi tale uso sarebbe peccaminoso e comprometterebbe la salvezza delle loro anime. Ma questo significherebbe adottare un atteggiamento «teocentrico», se non addirittura «cristocentrico», in cui l’umanità deve trovare la sua vera dignità non in sé stessa, ma nella dipendenza che deve legare le sue azioni all’assoluto di Dio. Il fondamento indicato da Leone XIV nel capitolo 2 della sua Enciclica verrebbe così sovvertito.   Eppure le parole del Vangelo (Matteo 16,26-27) non saranno dimenticate: «Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l’anima sua? O che cosa può dare l’uomo in cambio dell’anima sua?». L’IA?   Don Jean-Michel Gleize   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine di Sapienza Università di Roma via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 4.0
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Gender

Sacerdote è stato preso di mira per aver negato la Comunione ad un omosessuale «sposato»

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Un parroco in Spagna è al centro di proteste per aver impedito a un omosessuale di ricevere la Santa Comunione. Lo riporta LifeSite.

 

Un uomo afferma che il 30 maggio un parroco nella sua città natale, Villanueva del Rio y Mina, gli ha chiesto di rimanere dopo la Messa e lo ha informato che, sebbene avesse ricevuto la Comunione quel giorno, non gli sarebbe più stato permesso di ricevere l’Eucaristia perché è «sposato» con un uomo. «Mi ha detto che doveva parlarmi di un argomento un po’ spiacevole», ha scritto l’omosessuale «sposato»in un post su Facebook. «Mi ha fatto capire che non mi avrebbe mai più dato la comunione».

 

«Mi disse che quando mi dava la comunione mi stava dando del “veleno” e che sia io che mio marito eravamo persone “indegne” e condannate a vivere in eterno in purgatorio», ha affermato l’uomo.

 

L’uomo ha affermato di aver reagito immediatamente alle parole del prete alzando la voce. «Ho gridato a tutti i presenti sulla porta della parrocchia ciò che quell’uomo aveva detto. Mi sono sentito molto nervoso e umiliato dal mio parroco», ha detto. «Nei miei 40 anni di fede cristiana, non mi era mai capitata una cosa così terribile e sconvolgente».

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«Vorrei aggiungere che queste parole non sono state usate solo con me. Molte persone mi hanno avvicinato per dirmi che era successa loro qualcosa di simile. Persone di diversi gruppi, divorziati, coppie, ecc.», ha aggiunto l’omosessuale, che ha poi inevitabilmente citato papa Francesco: «La Chiesa è casa per tutti, tutti, tutti.»

 

Secondo quanto riportato dal quotidiano locale Viva Seville, in un successivo incontro tra il parroco e l’uomo, il sacerdote non ha fatto marcia indietro: martedì 2 giugno, diversi giorni dopo l’incidente, il sacerdote ha contatto l’omosessuale telefonicamente per scusarsi del modo in cui gli si era rivolto e per invitarlo nel suo ufficio. Tuttavia, secondo la testimonianza del denunciante, il sacerdote ha mantenutola sua posizione anche durante l’incontro.

 

«Si è scusato, ma è rimasto fermo sulla sua posizione. Ha ribadito che non poteva darmi la Comunione perché sono sposato pubblicamente con un uomo – tutta la città sa del mio matrimonio – e farlo equivarrebbe a convalidare la mia posizione», spiega.

 

L’omosessuale afferma di aver anche informato il sacerdote della sua intenzione di portare la questione ai media. La risposta che ha ricevuto, secondo il suo racconto, è stata che «è molto comune che persone come te facciano questo genere di cose», un’osservazione che ha interpretato come un ulteriore riferimento al suo orientamento sessuale.

 

Secondo quanto riferito, l’Arcidiocesi di Siviglia sta raccogliendo informazioni sull’accaduto al fine di rilasciare una dichiarazione.

 

Questo episodio è simile a un altro avvenuto nel 2012, quando un parroco dell’Arcidiocesi di Washington, DC, aveva coperto l’Ostia mentre una donna lesbica, presente al funerale della madre, si avvicinava per ricevere l’Eucaristia. Il parroco le aveva detto: «Non posso darti la Comunione perché vivi con una donna, e agli occhi della Chiesa questo è un peccato».

 

Il sacerdote, padre Marcel Guarnizo, era stato conseguentemente privato delle sue facoltà sacerdotali dall’allora cardinale arcivescovo di Washington, Donald Wuerl.

 

Come riportato da Renovatio 21, in un altro caso di due anni fa un prete della Florida aveva difeso la Santa Eucarestia da una donna lesbica irata che aveva schiacciato diverse ostie e cercato di amministrarsi illecitamente la Santa Comunione. In quel caso il sacerdote, nella difesa del Santissimo, era arrivato a mordere il braccio della agguerrita lesbica, che poi definì alla polizia la Santa Eucarestia come «un biscotto».

 

 

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Immagine di Ingo Mehling via Wikimedia pubblicata su licenza  Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

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Spirito

Diocesi americana chiede alle parrocchie di dichiarare bancarotta per finanziare i risarcimenti per gli abusi sessuali

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La diocesi di Buffalo, Nuova York, ha rilasciato un mese fa una dichiarazione annunciando di aver invitato tutte le sue parrocchie a presentare istanza di fallimento per raggiungere un accordo con le vittime di abusi sessuali. Lo riporta LifeSite.   In una dichiarazione del 30 maggio, la diocesi ha affermato di aver chiesto a tutte le sue parrocchie di presentare istanza di fallimento «accelerato pre-concordato» ai sensi della procedura fallimentare chiamata Chapter 11, che consentirebbe a ciascuna parrocchia di ristrutturare le proprie finanze ed evitare la liquidazione dei propri beni, al fine di pagare un risarcimento di 150 milioni di dollari a oltre 800 vittime di abusi da parte del clero e chiudere il caso. La diocesi ha sottolineato che ogni parrocchia sarà in stato di fallimento solo per circa 48 ore e che la procedura potrà procedere solo se e quando tutte le parrocchie avranno approvato la proposta.   Questo sviluppo giunge quasi un anno dopo che la diocesi aveva annunciato l’intenzione di licenziare circa il 22% del proprio personale per contribuire a finanziare l’accordo.

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«Questo approccio è stato discusso tra tutti i parroci ed è quello seguito dalle parrocchie della diocesi di Rockville Centre e dell’arcidiocesi di Nuova Orleans, che ha portato alla risoluzione positiva e all’uscita dai rispettivi casi di fallimento ai sensi del Chapter 11», ha scritto la diocesi nel suo annuncio.   «Forniremo ulteriori aggiornamenti man mano che questo processo progredirà e siamo incoraggiati dalla possibilità di offrire finalmente alle vittime-sopravvissute la possibilità di trovare pace e guarigione», prosegue la dichiarazione. «Con la prospettiva di raggiungere finalmente questo obiettivo, guardiamo al futuro con rinnovato impegno e concentrazione sulla nostra missione e sul nostro lavoro al servizio dei fedeli cattolici in tutto lo stato di New York occidentale e nella nostra comunità più ampia».   Durante un’intervista con ABC7 Buffalo, monsignor Robert Zapfel, membro del Consiglio finanziario diocesano, ha affermato che, poiché la procedura fallimentare è «di portata limitata», il merito creditizio delle parrocchie non subirà ripercussioni negative.   Monsignor Zapfel ha inoltre chiarito alla rete televisiva che se anche una sola parrocchia votasse «no», l’intera proposta fallirebbe «perché le compagnie assicurative non accetterebbero mai di assicurare quella parrocchia, che potrebbe essere esposta a uno o due sinistri, o addirittura a nessuno, ma (potrebbe averne) in futuro». Il monsignore ha aggiunto che se questo piano fallisse, la diocesi sarebbe costretta a ricominciare da capo perché al momento non esiste un «piano B».   I parrocchiani della diocesi di Buffalo hanno dichiarato ad ABC7 di non essere convinti dall’affermazione di monsignor Zapfel secondo cui il fallimento non avrebbe gravi ripercussioni finanziarie per le parrocchie di Buffalo.   I sacerdoti accusati in modo credibile avevano precedentemente concelebrato la messa nella parrocchia di monsignor Zapfel.   Un sopravvissuto ad abusi sessuali da parte del clero e difensore delle vittime nella diocesi di Buffalo, aveva precedentemente dichiarato a LifeSiteNews che la diocesi avrebbe potuto facilmente pagare il risarcimento senza prelevare un centesimo dai parrocchiani, licenziare dipendenti o danneggiare i fedeli che non avevano nulla a che fare con questi casi di abuso, attingendo alla Mother Cabrini Health Foundation, un’organizzazione no-profit che sostiene l’assistenza sanitaria e il benessere dei «newyorkesi vulnerabili» con un patrimonio di circa 4 miliardi di dollari. La Cabrini Foundation è nata dalla vendita, nel 2018, per 3,75 miliardi di dollari, di un ente no-profit, Fidelis Care, un’assicurazione sanitaria cattolica gestita dai vescovi delle otto diocesi di New York, il cui presidente era il cardinale Timothy Dolan.   Nell’agosto del 2025 la diocesi annunciò il licenziamento di circa il 22% del personale per contribuire a finanziare l’ingente risarcimento di 150 milioni di dollari concordato con centinaia di vittime di abusi solo pochi mesi prima.   Due mesi prima, a giugno, la diocesi aveva anche chiesto alle parrocchie di contribuire all’accordo con una percentuale compresa tra il 10% e l’80% delle loro entrate.

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Nel 2018, iniziarono a emergere notizie secondo cui la diocesi di Buffalo, sotto la guida di diversi vescovi, aveva insabbiato per decenni gli abusi commessi da sacerdoti, tra cui quello dell’allora vescovo Richard J. Malone. L’anno successivo, monsignor Malone si dimise in seguito allo scandalo scoppiato dopo che un’inchiesta vaticana rivelò che aveva coperto gli abusi sessuali su diversi seminaristi e aveva reintegrato nel ministero un sacerdote sorpreso due volte a consumare materiale pornografico omosessuale, tra le altre accuse.   Siobhan O’Connor, ex segretaria di monsignor Malone, contribuì alla sua caduta dopo aver denunciato la sua condotta corrotta durante un’intervista al programma televisivo di giornalismo d’inchiesta 60 Minutes sul canale CBS nel 2019.   Nel 2020, mentre si trovava ad affrontare oltre 900 cause legali relative a casi di abusi, la diocesi ha dichiarato bancarotta ai sensi del Chapter 11, che ha portato infine all’accordo da 150 milioni di dollari di aprile. Nel settembre 2024, il successore di monsignor Malone, il vescovo Michael Fisher, ha anche annunciato la chiusura di quasi 80 chiese e «luoghi di culto» nell’ambito di un più ampio piano di ristrutturazione chiamato «Road to Renewal» (La strada verso il rinnovamento).  

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