Spirito
Il cardinale Brandmüller propone una «riforma della riforma» del sistema liturgico
Il cardinale Walter Brandmüller, 97 anni, ha lanciato un appello ai vescovi e ai fedeli affinché pongano fine alla «guerra liturgica» tra innovatori e tradizionalisti. Questo appello è stato pubblicato da Sandro Magister su Settimo Cielo. Il titolo è : «Per l’amor di Dio : Abbassate le armi!»
Il cardinale Brandmüller non fa alcun riferimento alla relazione del Prefetto del Dicastero per il Culto Divino, Cardinale Arthur Roche, preparata per il concistoro del 7 e 8 gennaio: una relazione particolarmente ostile ai sostenitori della Messa tridentina, rimossa dall’ordine del giorno della riunione a causa del rinvio di questo argomento.
Tuttavia, egli offre una prospettiva storica sulla situazione attuale, che attribuisce in particolare a un’errata applicazione della Costituzione sulla Liturgia del Concilio Vaticano II.
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Una Costituzione mal applicata
L’alto prelato cerca di scagionare il Concilio e difende la Costituzione sulla Liturgia, una tesi sostenuta anche da mons. Athanasius Schneider: «Non è con la “Sacrosanctum concilium” del Vaticano II, bensì con l’attuazione dopo il Concilio della riforma liturgica che si è aperta una frattura in ampie parti del mondo cattolico». Ma attacca anche il periodo postconciliare: è necessario studiare «con imparzialità il capitolo II della costituzione conciliare “Sacrosanctum concilium” e valutare alla sua luce gli sviluppi successivi. Risulterebbe allora evidente quanto la prassi postconciliare si sia allontanata dalla costituzione». Questo punto dovrà essere rivisitato.
Un attacco alla tradizione «umana»
Il cardinale Brandmüller vede questo «conflitto liturgico» principalmente come un attacco alle tradizioni dei popoli: «Ciò che tocca invece la vita quotidiana della pietà sono i riti, le usanze, le forme concrete della religiosità vissuta ogni giorno. (…) Nella maggior parte dei casi, non è la dottrina di fede a essere direttamente intaccata. Lo sono il sentimento religioso, le care formule devozionali, l’abitudine».
Questi attacchi provocano sempre reazioni perché non riconoscono «non solo l’essenza cristiana, ma anche quella umana della tradizione ereditata». Cita come esempio le battaglie combattute dopo il Concilio di Trento, che «non riguardavano la natura della Santa Eucaristia».
Cita anche come esempio la riforma della Veglia Pasquale di Pio XII nel 1951 e poi della Settimana Santa nel 1955, che non diedero luogo a «tale diffidenza, o addirittura tale rifiuto delle novità». E si chiede perché, d’altra parte, le riforme di Paolo VI abbiano provocato tali reazioni, dal momento che «molti videro in atto una rottura liturgica con la tradizione”.
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Un attacco alla natura stessa della Messa
Il porporato vede questa differenza nell’oggetto del conflitto: «gli inizi del XX secolo, nel contesto del modernismo, che riemerse la disputa sul sacrificio della Messa, ora però non tanto sul rito quanto piuttosto sull’essenza del sacrificio stesso».
Ma Pio XII, «nel mezzo dei problemi del dopoguerra e consapevole delle questioni irrisolte relative al santo sacrificio della Messa, riprese l’argomento nella sua enciclica “Mediator Dei” del 1947 : ribadì e chiarì il dogma del Concilio di Trento e infine fornì indicazioni per una degna celebrazione liturgica». Tutto sembrava essere tornato in ordine. Eppure…
Le conseguenze di Pio XII
«Dopo il pontificato di Pio XII», riconosce il cardinale Brandmüller, «in vari ambienti ecclesiali l’elezione di Giovanni XXIII venne percepita come una liberazione da coercizioni magisteriali. La porta si apriva anche al dialogo con il marxismo, la filosofia esistenzialista, la scuola di Francoforte, Kant e Hegel – e con questo a un nuovo modo radicalmente diverso di intendere la teologia».
E aggiunge questa grave e terribile osservazione: «Suonava l’ora dell’individualismo teologico, dell’addio a ciò che veniva liquidato come “passatismo”. Le conseguenze per la liturgia furono gravi».
«Arbitrio, proliferazione, individualismo sfrenato condussero, in non pochi luoghi, alla sostituzione della Messa con elaborati personali, raccolti addirittura in quaderni ad anelli preparati dai celebranti. Il risultato fu un caos liturgico e un esodo dalla Chiesa senza precedenti, che nonostante la riforma paolina perdura ancora oggi».
Il periodo postconciliare e i suoi abusi
L’osservazione prosegue riguardo al periodo postconciliare: «In risposta sorsero gruppi e circoli decisi a contrapporre al disordine la ferma fedeltà al Missale romanum di Pio XII. (…) In tal modo, anche la riforma del messale di Paolo VI – che pure non mancava di difetti – incontrò critiche e resistenze».
Le critiche si sono concentrate «non tanto sul rito, quanto di nuovo sulla natura del sacrificio eucaristico. L’enfasi eccessiva – fino alle vera e propria assolutizzazione – del carattere conviviale della Santa Messa condusse, e conduce ancora, a gravi abusi liturgici, talora perfino blasfemi. Abusi nati da fraintendimenti fondamentali del mistero dell’Eucaristia».
E la valutazione si conclude con un’osservazione molto seria: «I casi in cui le autorità episcopali sono intervenute contro gli abusi sono stati piuttosto rari. Non si è ancora compreso a sufficienza che questa dissoluzione dell’unità liturgica è frutto di incertezza o addirittura di perdita della fede autentica e costituisce una minaccia per l’unità stessa nella fede».
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La «Riforma della Riforma»
Ma questa osservazione forte e chiara del cardinale Brandmüller è ben poca cosa: «Entrambi gli schieramenti dovrebbero studiare con imparzialità il capitolo II della costituzione conciliare “Sacrosanctum concilium” e valutare alla sua luce gli sviluppi successivi. Risulterebbe allora evidente quanto la prassi postconciliare si sia allontanata dalla costituzione».
Conclude affermando che «Solo così, nel silenzio e con grande pazienza, si potrà lavorare a una riforma della riforma, che corrisponda realmente alle disposizioni della Sacrosanctum concilium». Papa Benedetto XVI aveva avanzato la stessa proposta, che si inscriveva nel più ampio quadro dell’ermeneutica della continuità.
Certamente, sarebbe possibile per un papa realizzare una buona ‘riforma’ del Rito Romano e imporla a tutta la Chiesa. Ma questo presenterebbe oggi molti ostacoli e sarebbe estremamente imprudente. Innanzitutto, perché i tempi di crisi non sono favorevoli a questo tipo di esercizio. In secondo luogo, perché offrirebbe una «terza via» che nessuna delle due parti sarebbe disposta a percorrere, soprattutto nelle circostanze attuali.
Infine, perché lascerebbe intatto – a meno che non venisse abolito contemporaneamente – un rito gravemente viziato. È proprio su questo punto che l’analisi del cardinale Brandmüller inciampa, vedendo solo abusi, anche molto gravi. L’abuso implica che qualcosa di buono venga deviato dal suo scopo originario: in altre parole, il Novus Ordo è buono, è l’abuso a essere detestabile. Allo stesso tempo, egli afferma contraddittoriamente che questa nuova Messa non è stata istituita secondo le prescrizioni del Concilio.
Sebbene il contributo del cardinale Brandmüller sia interessante e importante, sembra rimanere troppo superficiale nell’affrontare la questione.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine screenshot da YouTube
Spirito
Dieci anni di Amoris Laetitia: ancora caos
Un approccio pastorale all’ambiguità
In Francia, l’accoglienza del Capitolo VIII di Amoris Laetitia ha creato una frattura silenziosa. In molte diocesi, come Parigi e Lione, l’attuazione di «programmi di discernimento» ha di fatto portato a un accesso sempre più frequente alla Santa Comunione per le persone unite civilmente di recente. Per i difensori della Tradizione, questa evoluzione pone un grave problema di coscienza. Come si possono conciliare le parole di Cristo sull’adulterio con una pratica che sembra ignorare lo stato di grazia necessario per ricevere l’Eucaristia? Un approccio «caso per caso» sembra essere diventato la norma, con il rischio di trasformare il sacramento in un mero rito di integrazione sociale.Sostieni Renovatio 21
Alla luce delle disparità diocesane
La situazione variegata dipende dall’orientamento dei vescovi o dei parroci locali, creando una Chiesa a più velocità: – Alcune diocesi mantengono più fermamente la pratica tradizionale, ribadita da Papa Giovanni Paolo II nell’enciclica Familiaris Consortio (1981). Esiste un sostegno per i cattolici divorziati e risposati, ma richiede la «perfetta continenza» per coloro che desiderano ricevere i sacramenti, nel rispetto delle promesse sacramentali fatte al momento del primo matrimonio. – Al contrario, strutture come i gruppi Reliance o certi «centri missionari» urbani – che sembrano aver abdicato alle proprie responsabilità in materia di fede – privilegiano la «piena integrazione» senza richiedere cambiamenti concreti nella vita, affidandosi a un’interpretazione soggettiva della coscienza.Lo spettro del relativismo morale
Dieci anni dopo, il timore di uno «scisma sottile» o di un relativismo morale non è scomparso. Per molti sacerdoti impegnati sul campo, la pressione è intensa. «Ci viene chiesto di accompagnare senza giudicare, ma accompagnare significa anche illuminare la verità delle azioni», confida un giovane vicario. La pubblicazione di Fiducia Supplicans nel 2023 non ha fatto che accentuare questa sensazione di un cambiamento dottrinale in cui la cura pastorale finisce per cancellare il dogma in nome di una misericordia mal compresa. Per illustrare questo punto, FSSPX Attualità ha raccolto una testimonianza diretta: Isabelle e Pierre (nomi di fantasia) sono una coppia divorziata e risposata in una diocesi della Bretagna. Isabelle frequenta la Messa in una parrocchia affidata a una nuova comunità, dove il sacerdote la incoraggia a ricevere la Santa Comunione, pur essendo consapevole di non averne i requisiti. Il suo compagno, invece, frequenta una parrocchia tradizionale dove si limita scrupolosamente alla comunione spirituale. Questo esempio è tutt’altro che isolato.Aiuta Renovatio 21
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Spirito
Breve storia recente degli scontri tra Stati Uniti e Vaticano
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è di nuovo in disaccordo con il Vaticano, questa volta scagliando attacchi personali e insulti feroci contro Papa Leone XIV.
I conflitti tra la Casa Bianca e il Vaticano, tuttavia, non sono una novità. Dalla palese opposizione di Giovanni Paolo II a George W. Bush sulla guerra in Iraq, agli accesi scambi di battute tra papa Francesco e Trump sull’immigrazione, i pontefici raramente si sono sottratti agli scontri pubblici con l’uomo che occupa lo Studio Ovale.
Con oltre 60 milioni di fedeli solo negli Stati Uniti, la Chiesa cattolica romana rappresenta la più grande confessione religiosa americana, con circa il 20% della popolazione adulta. Papa Leone XIV, il primo pontefice nato negli Stati Uniti, gode del favore dell’84% dei cattolici del Paese.
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2026
Papa Leone XIV ha criticato pubblicamente la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, definendo la minaccia di Trump di distruggere la civiltà iraniana «veramente inaccettabile» e affermando che Dio «non ascolta le preghiere di coloro che fanno la guerra».
Trump, che si definisce un cristiano protestante non confessionale, ha risposto lanciando un attacco insolitamente personale contro il pontefice, definendolo «DEBOLE sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera». Ha anche affermato che la Chiesa cattolica aveva scelto deliberatamente Leo per «occuparsi» del presidente degli Stati Uniti.
«Non credo che stia facendo un buon lavoro», ha detto Trump ai giornalisti, aggiungendo di non volere «un Papa che critichi il Presidente degli Stati Uniti».
La faida si è ulteriormente intensificata quando Trump ha pubblicato un’immagine generata dall’Intelligenza Artificiale (poi cancellata) che lo ritraeva come una figura simile a Gesù, vestito di bianco, mentre guariva un malato, circondato da aerei da combattimento e bandiere americane. Il post ha suscitato accuse di blasfemia, e persino alcuni alleati conservatori lo hanno condannato. L’ex deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene lo ha definito «uno spirito anticristiano».
It’s more than blasphemy.
It’s an Antichrist spirit. https://t.co/Lqd9GkBPmO— Marjorie Taylor Greene 🇺🇸 (@mtgreenee) April 13, 2026
La premier italiana Giorgia Meloni, solitamente una stretta alleata di Trump, ha espresso una rara condanna, definendo «inaccettabile» l’attacco di Trump a papa Leone. Anche la Conferenza Episcopale Statunitense si è detta «scoraggiata» dalle «parole denigratorie del presidente nei confronti del Santo Padre».
Lo scandalo ha anche portato i critici a sottolineare il fatto che Trump non abbia posto la mano sulla Bibbia mentre prestava giuramento per il suo secondo mandato. Questa tradizione è da tempo seguita dai leader statunitensi, incluso Trump durante il suo primo insediamento nel 2017.
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2016
Prima di Leone, Trump aveva avuto anche un acceso scontro pubblico con Papa Francesco, l’argentino appassionato di calcio noto per lavare i piedi ai fedeli. Durante la campagna presidenziale statunitense, Francesco commentò la promessa di Trump di costruire un muro al confine tra Stati Uniti e Messico affermando che «una persona che pensa solo a costruire muri… e non a costruire ponti, non è cristiana».

Immagine Shealeah Craighead CC BY 3.0 via Wikimedia
Trump replicò che era «vergognoso» che un leader religioso mettesse in discussione la fede di una persona. Lo scontro continuò anche durante la prima presidenza di Trump, con Francesco che criticò i piani di deportazione di massa dell’amministrazione.
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2009
Barack Obama, protestante, ebbe fin dall’inizio un rapporto difficile con il Vaticano, in particolare su aborto e libertà religiosa. Secondo alcune fonti, la Santa Sede respinse le sue scelte per la carica di ambasciatore, ritenendole «insufficientemente a favore della vita».
La rescissione, nel 2011, di un contratto multimilionario con i vescovi statunitensi in merito alle segnalazioni di servizi di contraccezione ha ulteriormente deteriorato i rapporti.

Immagine CC0 via Wikimedia
Nel 2012, il Dipartimento di Stato americano ha inserito per la prima volta il Vaticano nella sua lista di sorveglianza per il riciclaggio di denaro, classificando la Santa Sede come una «giurisdizione di interesse». Molti cattolici l’hanno interpretato come un attacco alla Chiesa.
Nel 2013, scoppiò un altro grave scandalo quando emersero notizie secondo cui la National Security Agency (NSA) aveva intercettato le telefonate di cardinali e vescovi che avevano contribuito all’elezione di Papa Francesco, un argentino, il che portò ad accuse di spionaggio ai danni della Santa Sede da parte di Washington.
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2003
Una delle più gravi censure religiose coinvolse il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, di fede metodista, e il papa polacco Giovanni Paolo II, che si oppose apertamente all’invasione dell’Iraq del 2003. Il pontefice descrisse la guerra come «una sconfitta per l’umanità» ed espresse profondo rammarico per non essere stato in grado di fermarla.

Immagine CC0 via Wikimedia
Nel 2003, il papa aveva inviato alla Casa Bianca il cardinale Pio Laghi, amico della famiglia Bush, con una lettera in cui esortava il presidente a non invadere. Secondo una fonte, Bush mise da parte la lettera senza aprirla e disse al cardinale di essere «convinto che fosse volontà di Dio» entrare in guerra.
Quando Bush visitò il Vaticano nel 2004, Giovanni Paolo II colse l’occasione per ribadire la sua opposizione alla guerra, spingendo l’allora cosiddetto «leader del mondo libero» ad abbandonare l’incontro senza il consueto scambio di doni per la foto di rito.
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Anni Novanta
L’amministrazione dell’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, un southern baptist, si scontrò ripetutamente con Giovanni Paolo II su aborto e contraccezione.

Immagine CC0 via Wikimedia
Nel 1993, durante un incontro a Denver, in Colorado, il Papa rimproverò pubblicamente Clinton per il suo sostegno al diritto all’aborto. Il dibattito raggiunse il culmine alla conferenza delle Nazioni Unite sulla popolazione del 1994 al Cairo, dove il Vaticano si adoperò per evitare l’uso di un linguaggio che potesse essere interpretato come un’approvazione dell’aborto.
Anche la visita del èapa a St. Louis nel 1999, dove fu accolto da Bill e Hillary Clinton, fu oscurata dalla sua eloquente difesa dei nascituri e dai suoi ripetuti appelli a favore di una «cultura della vita».
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Immagine di John Soderman via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0
Spirito
Mons. Viganò sullo scontro tra Trump e Leone
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