Cina
Mons. Viganò, dichiarazione sull’Accordo Segreto Sino-Vaticano
Renovatio 21 pubblica questa dichiarazione dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò sull’accordo sino-vaticano.
La violazione dell’Accordo Sino-vaticano
L’Agenzia AsiaNews ha diramato (qui) la notizia secondo la quale lo scorso 28 Aprile il clero diocesano di Shanghai avrebbe eletto come proprio Vescovo padre Wu Jianlin.
Lo stesso sarebbe avvenuto il 29 Aprile, con l’elezione di padre Li Jianlin alla Diocesi di Xinxiang. Entrambe le nomine, provenienti dalla «chiesa patriottica» scismatica, sono state fatte in palese violazione dei termini dell’Accordo segreto che il Vaticano ha firmato con il governo di Pechino nel 2018, rinnovato nel 2020, nel 2022 e nel 2024 per quattro anni.
Le clausole di questo Accordo – che è ufficialmente segreto, ma di cui sono trapelati alcuni dettagli – dovrebbero prevedere da un lato che la Santa Sede riconosca l’Associazione Patriottica Cattolica Cinesecome facente parte della Chiesa Cattolica e che il Partito Comunista Cinese abbia l’autorità di nominarne i Vescovi; dall’altro dovrebbe essere riconosciuto al Papa – almeno in teoria – il diritto di veto su tali nomine e di ratifica della rimozione dei Vescovi legittimi che il Partito Comunista intende sostituire con altri Vescovi di propria nomina.
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La prassi della Santa Sede contraddetta da Jorge Bergoglio
Se la Santa Sede, fino al Pontificato di Benedetto XVI incluso, non ha accettato di firmare accordi con la Cina, è perché le divergenze riguardano aspetti dottrinali e canonici che nessun Papa può eludere né modificare nella loro sostanza (qui).
La «chiesa patriottica» cinese è un’entità statale scismatica, i cui «vescovi» non hanno l’approvazione del papa. Finché il Governo comunista cinese continuerà ad interferire nella giurisdizione della Santa Sede nominando propri «vescovi» e deponendo quelli di nomina pontificia, nessun accordo è possibile. Ciò ha comportato una aperta persecuzione dei cattolici – laici, chierici e vescovi – dinanzi alla quale l’unica risposta possibile erano le pubbliche parole di condanna dei papi, le pressioni della Diplomazia internazionale e l’applicazione di sanzioni per le violazioni dei diritti umani da parte di Nazioni occidentali.
L’avvento di Jorge Mario Bergoglio ha totalmente scompaginato settant’anni di ferma opposizione della Chiesa, ingannando i Cattolici, consegnando i fedeli e il clero della Chiesa clandestina ai loro persecutori. Gli arresti, i campi di rieducazione, le torture fisiche e psicologiche e tutte le forme possibili di discriminazione nei confronti di laici, religiosi, sacerdoti e Vescovi cattolici hanno conosciuto un aumento proprio dopo la firma dell’Accordo segreto.
Per non urtare Xi Jinping, VaticanNews (qui) è giunta nel 2022 a parlare di «presunte persecuzioni» dei fedeli cinesi, riferendosi ai fatti che il card. Joseph Zen, allora sottoposto a un processo, aveva denunciato. Scriveva VaticanNews: «In passato, il cardinale Zen ha anche criticato il Partito comunista cinese per presunte persecuzioni delle comunità religiose».
Interpellato dai giornalisti, Bergoglio non spese una parola in difesa del Porporato cinese – che si era già vergognosamente rifiutato di incontrare in Vaticano – limitandosi ad affermare: «Qualificare la Cina come antidemocratica, io non me la sento, perché è un Paese così complesso… sì è vero che ci sono cose che a noi sembrano non essere democratiche, quello è vero. Il cardinale Zen andrà a giudizio in questi giorni, credo. E lui dice quello che sente, e si vede che ci sono delle limitazioni lì» (qui). Bergoglio ha detto testualmente: «Qualificare la Cina come antidemocratica, io non me la sento».
Va anche ricordato che nel 2006 Benedetto XVI aveva nominato Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli il Card. Ivan Dias, proveniente dalla diplomazia vaticana ed ex collaboratore del card. Agostino Casaroli, fautore della Ostpolitik. La sua azione filocinese venne bilanciata da papa Benedetto con la nomina di mons. Savio Hon Tai-Fai a Segretario della medesima Congregazione.
Tai-Fai era molto vicino al card. Zen e come Benedetto XVI aveva un atteggiamento fermo riguardo alla Cina. Rimarrà in carica fino al 2017, alla vigilia della stipula dell’Accordo segreto che l’arcivescovo cinese non avrebbe mai appoggiato. Zen auspicava che Savio Hon Tai-Fai gli succedesse a Hong Kong: invece fu spedito in Grecia come Nunzio e a Hong Kong venne piazzato il gesuita filo-cinese Stephen Chow Sau-Yan (fatto Vescovo nel 2021 e Cardinale nel 2023).
Anche in questo caso, le epurazioni bergogliane sono andate sempre nella stessa direzione.
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L’asservimento della chiesa bergogliana a Pechino
L’indulgenza delle Nazioni occidentali nei riguardi della dittatura comunista cinese è ben nota. Nel 2018 Xi Jinping si è autoproclamato Presidente a vita della Repubblica Popolare Cinese, senza che questo provocasse la condanna dei Paesi in cui vige la democrazia.
La Chiesa di Roma, che era stata sino al 2013 l’unica voce dissonante e il cui peso a livello geopolitico è imprescindibile, con Bergoglio si era allineata alla narrazione mainstream e si preparava ad affrontare sul fronte religioso la propria cinesizzazione, così come l’élite globalista stava cinesizzando l’Europa sul fronte economico, sociale e sanitario (qui).
Alla luce di queste considerazioni, si può affermare che i desiderata di Pechino sulla normalizzazione delle relazioni con la Santa Sede abbiano trovato perfetta realizzazione grazie all’elezione di Jorge Mario Bergoglio: questo è un dato di fatto incontestabile. Che questa cooperazione del Vaticano ai piani cinesi sia il risultato di un piano preparato da tempo, è quantomeno legittimo supporlo.
Quale sia la contropartita che il Governo cinese ha offerto al Vaticano è stato oggetto delle dichiarazioni del dissidente Guo Wengui, secondo il quale la Santa Sede avrebbe ricevuto e continuerebbe a ricevere ogni anno 1,6 miliardi di dollari a fronte del proprio silenzio sulle politiche religiose di Pechino.
Questi finanziamenti stranieri confermano una dipendenza finanziaria della chiesa bergogliana da governi e enti sovranazionali, come anche avvenuto con i fondi di USAID e di altre agenzie non-governative legate al «filantropo» George Soros per organizzazioni cattoliche che hanno lucrato sull’immigrazione clandestina.
La cinesizzazione del Cattolicesimo
I «vescovi» di nomina governativa hanno ovviamente come obiettivo l’assimilazione dell’ideologia materialista da parte dei fedeli Cattolici, e non certo l’assimilazione della Fede Cattolica da parte dei comunisti cinesi. Nella mente del governo di Pechino, la religione è e rimane instrumentum regni, e può essere ammessa solo nella misura in cui essa adegua la propria dottrina e la propria morale al modello comunista. Se dunque la Cina ha guardato con interesse all’Accordo sino-vaticano, è perché lo considera compatibile con la propria impostazione ideologica, e perché – a differenza di quanto avveniva in passato – ha visto in Jorge Mario Bergoglio un alleato nel raggiungimento di questo progetto.
Ce lo conferma Gianni Valente, direttore dell’Agenzia Fides, che il 22 Settembre 2024 ha dichiarato: «Ci sono state stagioni in cui nei media ufficiali degli apparati cinesi vescovi e Vaticano venivano normalmente definiti come “cani da guardia” dell’imperialismo occidentale. Adesso, pur nella fase di crescente tensione internazionale tra Repubblica Popolare Cinese e soggetti geopolitici occidentali, in Cina a nessuno viene in mente di insultare il Papa e la Chiesa cattolica come agenti di forze ostili».
Ma se il Papa e la Chiesa Cattolica non sono più considerati come agenti di forze ostili, è perché entrambi hanno ceduto sui principi e si sono allineati alla Cina.
Durante il Convegno Internazionale Cento anni dal Concilium Sinense: tra storia e presente, tenutosi all’Università Urbaniana di Roma a Maggio 2024, Shen Bin, «vescovo» di Shanghai, ha dichiarato: «Lo sviluppo della Chiesa in Cina sia in linea con la grande rinascita della nazione cinese». Va ricordato che Benedetto XVI aveva autorizzato la nomina a Coadiutore alla sede di Shanghai di Mons. Taddeo Ma Daqin, il quale dopo aver sconfessato la sua appartenenza all’Associazione Patriottica il giorno della sua consacrazione episcopale, fu immediatamente arrestato e posto agli arresti domiciliari.
Commenta AsiaNews (qui): «La “vendetta” delle autorità per un simile schiaffo alla politica religiosa della Cina è stata totale: seminario chiuso, ordini religiosi femminili controllati, casa editrice diocesana bloccata; nessuna apertura di porta santa nel Giubileo della Misericordia; ingenti somme sparite dai conti della diocesi. A Mons. Ma è stato strappato il titolo di “vescovo” di Shanghai e sottoposto a “un’inchiesta per aver violato le regole”».
Tutt’altro trattamento per il «vescovo» Shen Bin, figura organica al Partito: pur essendo stato nominato a Shanghai da Bergoglio lo scorso Luglio, in realtà già tre mesi prima era stato trasferito a quella prestigiosa sede per decisione unilaterale del Consiglio dei Vescovi Cinesi, organismo che la Santa Sede ufficialmente non riconosce (qui). Non è un caso se Shen Bin sia sostenuto dalla potente Comunità di Sant’Egidio (anch’essa finanziata da USAID) alla quale «il cardinale Zen imputa di aver invitato con tutti gli onori al meeting interreligioso di Monaco di Baviera – organizzato in pompa magna da questa comunità dall’11 al 13 settembre 2011 – un vescovo cinese in grave disobbedienza col papa per aver partecipato il 14 luglio precedente all’ordinazione illecita di un nuovo vescovo non approvato da Roma ma imposto dalle autorità di Pechino» (qui).
Quello che sotto Benedetto XVI era considerata grave disobbedienza, con Bergoglio è diventata prassi abituale.
Ha precisato il «vescovo» di Shanghai Shen Bin: «la Chiesa in Cina è sempre rimasta fedele alla sua fede cattolica, pur nel grande impegno di adattarsi costantemente al nuovo sistema politico»; «la politica della libertà religiosa attuata dal governo cinese non ha alcun interesse a cambiare la fede cattolica, ma spera solo che il clero e i fedeli cattolici difendano gli interessi del popolo cinese e si liberino dal controllo di potenze straniere».
Non basta: l’idea conciliare dell’inculturazione – che Bergoglio ha riproposto con la chiesa amazzonica – è condivisa dal «vescovo» comunista Shen Bin: «incoraggiare la Chiesa in Cina a esplorare l’uso della cultura tradizionale cinese nell’espressione della fede cattolica; sostenere l’adozione di stili tradizionali cinesi nell’architettura delle chiese, nell’arte delle chiese e nella musica, e promuovere la cinesizzazione dell’arte della Chiesa, integrare elementi della cultura tradizionale cinese nella liturgia della Chiesa. Tutti questi sono i metodi e gli strumenti più importanti per promuovere la cinesizzazione del cattolicesimo oggi, e sono anche l’orientamento dei nostri impegni futuri».
Se la Chiesa in Cina volesse essere «cattolica» – nell’accezione di ««universale» – essa diventerebbe ipso facto incompatibile con l’idea di una chiesa nazionale cinesizzata.
La qual cosa rientra perfettamente nel grande piano dei Gesuiti. Infatti, nel 2018, su La Civiltà Cattolica, il sinologo padre Benoît Vermander scriveva: «rendere più cinesi le religioni non vuol dire semplicemente sviluppare un rituale locale e una prospettiva dottrinale, ma in primo luogo aderire alla definizione di cultura cinese proposta dalla stessa relazione del presidente Xi al XIX Congresso» (qui).
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La Cina e la globalizzazione
La Cina ambisce a ritagliarsi un ruolo centrale nel Nuovo Ordine Mondiale, ed è l’oligarchia tecno-capitalista che intende dettarne l’impostazione e le regole, peraltro come già avvenuto con la frode psicopandemica sin dal 2019. Il Forum di Davos – espressione di una lobby potentissima sovranazionale – è così entusiasta del binomio dittatura-Agenda2030 da aver tenuto nel Giugno 2023 il Meeting of the New Champions, l’annuale incontro estivo dei 1500 leader globali, proprio a Tianjin.
La Cina è indispensabile per la sua collaborazione nel processo di cinesizzazione del mercato globale, il che implica l’uso della geoingegneria, gli interventi sul settore agroalimentare (carne sintetica, cibi OGM), la privatizzazione delle risorse (inclusa l’acqua), l’imposizione dei crediti sociali, della valuta digitale e del monitoraggio capillare di ogni attività umana. L’élite globalista considera insomma la Cina come un laboratorio nel quale il regime totalitario comunista rende possibile, con la forza, ciò che le democrazie occidentali non riescono a realizzare senza violare sistematicamente le Costituzioni e le leggi.
È dunque il mondo occidentale che dovrà – nei piani dei globalisti – rinunciare alla democrazia e alla libertà per trasformarsi in una tecnocrazia dittatoriale gestita dagli «azionisti» del potere, ossia da quelli che lo gestiscono per via finanziaria. Le limitazioni che il governo cinese impone in ambito religioso sono quindi destinate a diventare la norma anche nei nostri Paesi, grazie a forme di censura e di controllo sociale.
Senza la Cina non c’è globalizzazione, né finanziarizzazione, né digitalizzazione. Senza la Cina non è possibile realizzare quel Great Reset basato sullo smantellamento del potere dell’Occidente (cristiano) mediante la deindustrializzazione programmata e la islamizzazione.
Lo scopo è la trasformazione dell’uomo in un numero. Diceva l’allora Card. Joseph Razinger nel 2000, rivolgendosi ai Seminaristi di Palermo (qui): «Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri».
E ancora: «La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona amata».
È difficile credere che colui che aveva così chiaro il pericolo rappresentato dalla distopia tecnocratica globalista avrebbe appoggiato come Papa l’instaurazione di quel regime propagandando sieri genici, aborto e eutanasia, controllo sociale e agenda LGBTQ.
Il pontificato di Benedetto XVI venne ferocemente osteggiato e avversato su più fronti, al punto che John Podesta teorizzò la sua sostituzione con un papa allineato all’agenda globalista che introducesse la parità di genere, la depenalizzazione della sodomia, la cosiddetta «salute riproduttiva», la legittimazione del divorzio, la condanna della pena di morte, l’ecologismo malthusiano e le politiche sanitarie dell’OMS.
Questo è ciò che effettivamente ha fatto Jorge Bergoglio, appena nominato papa, mentre Benedetto XVI era del tutto contrario ad una normalizzazione dei rapporti con la Cina, che non prevedessero il riconoscimento delle piene prerogative della Sede Apostolica sui Cattolici e sulla Gerarchia cattolica in Cina. Il piano di distruzione sociale ed economica dell’Europa a tutto vantaggio della dittatura cinese non avrebbe mai trovato complice Papa Benedetto XVI, nonostante le pressioni dei Gesuiti e dei «cattolici» ultra-progressisti.
I fautori dell’Accordo segreto
John Podesta, oltre a organizzare una primavera cattolica in Vaticano, compare più volte come entusiasta sostenitore delle relazioni commerciali con la Cina. I suoi interventi – che seguono la linea dettata dalle Amministrazioni Clinton, Obama e Biden – sono la conferma della capacità di Pechino di avere propri agenti all’interno del governo degli Stati Uniti d’America che sostenessero l’entrata della Cina nella Organizzazione Mondiale del Commercio (qui e qui).
A nome di tutte queste Amministrazioni e della Santa Sede il card. Theodore McCarrick svolse un’intensa attività diplomatica con la Cina, dove si recò almeno otto volte, e dove soggiornò presso il Seminario della «chiesa patriottica» (qui). Fu lui a dichiarare, in un’intervista su The Global Times: «Vedo accadere molte cose che aprirebbero davvero molte porte perché il presidente Xi e il suo governo sono preoccupati per le cose di cui papa Francesco è preoccupato» (qui), e che Bergoglio e Xi potrebbero essere «un regalo speciale per il mondo».
La Catholic News Agency riferisce che «nel 2009, l’Arcivescovo ha fatto recapitare un messaggio a un amico in Cina tramite Nancy Pelosi, allora Presidente della Camera dei Rappresentanti. Pelosi ha trasmesso i saluti di McCarrick al vescovo Aloysius Jin di Shanghai, in passato uno dei principali gesuiti cinesi». Jin all’epoca era un «vescovo» della «chiesa patriottica» scismatica.
Scriveva a tal proposito Maria Antonietta Calabrò: «le visite dell’ex cardinale includevano incontri con Wang Zuo’an, capo dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi e il defunto vescovo Fu Tieshan, ex presidente dei vescovi, cioè la Conferenza della Chiesa cattolica in Cina (BCCCC), un’organizzazione non riconosciuta dalla Santa Sede. Nel giugno 2014, David Gibson riferì sul Washington Post che McCarrick aveva viaggiato in Cina “l’anno scorso”; per “incontri riservati sulla libertà religiosa”. Questo dettaglio conferma la testimonianza dell’ex nunzio Viganò che ha raccontato di aver incontrato McCarrick nel giugno 2013 in Vaticano, il quale gli avrebbe detto “Il Papa mi ha ricevuto ieri, domani andrò in Cina”. McCarrick è stato ospitato dal seminario di Pechino durante almeno due viaggi in Cina, secondo un cablo del Dipartimento di Stato del 2006 pubblicato da Wikileaks. Il vice-rettore di un seminario sotto il controllo dello Stato comunista, padre Shu-Jie Chen, viene infatti descritto due volte come l’ospite di McCarrick nel resoconto diplomatico di Christopher Sandrolini, Vice Capo della Missione presso l’Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede. Chen si è descritto come “il re” del seminario, dicendo che potrebbe fare quello che voleva tra le sue mura. Il diplomatico ha anche annotato nel suo resoconto che il vice rettore “ha minimizzato la persecuzione della Chiesa sotterranea”, e che “l’evangelizzazione non era un’opzione per il personale religioso ufficiale”. Sembra però esserci stato – riporta la CNA – un’interruzione dei viaggi di McCarrick in Cina tra il 2006 e il 2013, (cioè durante il Papato di Benedetto XVI) anche se la sua influenza in Cina era ancora attiva. Quindi, come si vede il dossier cinese per il Vaticano si interseca con quello della pedofilia e il caso Viganò. E questo potrebbe scatenare nuovi attacchi contro Francesco, con l’accusa di aver “svenduto” al partito comunista la nomina dei vescovi» (qui).
La ricattabilità dei negoziatori
Darrick Taylor scriveva su Crisis Magazine del 14 Maggio 2024 (qui): «Tuttavia, questo non significa che non ci siano scenari plausibili in cui parti esterne interessate possano aver influenzato il Vaticano. Il più ovvio è l’accordo del Vaticano con la Cina, per il quale il Vaticano, per ragioni inspiegabili, ha mandato a negoziare Theodore McCarrick. Non è una grande forzatura ipotizzare che il Partito Comunista Cinese abbia ricattato una figura così compromessa, e non è assurdo pensare che qualcosa del genere possa essere la ragione del disastroso accordo. Le cospirazioni più fantasiose riguardanti Francesco hanno a che fare con la sua elezione, e potrei essere persuaso che i governi interessati sarebbero disposti a esercitare influenza su un’elezione papale. I candidati più probabili sarebbero il già citato PCC, ma anche il governo degli Stati Uniti. Le e-mail di WikiLeaks hanno rivelato che i politici democratici liberali della campagna presidenziale 2016 di Hillary Clinton (tra cui John Podesta, un cattolico battezzato) hanno discusso della necessità di una “primavera araba” nella Chiesa cattolica. Non è assurdo immaginare un presidente democratico liberale che passa dalla speculazione alla manipolazione di funzionari della Chiesa tramite tangenti o altri incentivi».
Bergoglio ha chiaramente obbedito ai suoi padroni – riconducibili all’élite eversiva globalista – eludendo tutti i problemi concreti al solo scopo di distruggere ogni resistenza interna da parte della Chiesa clandestina e di sostituire i Vescovi fedeli alla Sede Apostolica con emissari governativi. Dietro tutto questo, come sappiamo, vi è il più vasto processo di normalizzazione delle relazioni internazionali con la dittatura cinese, indispensabile partner dei globalisti nell’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale.
Benedetto XVI costituiva un ostacolo alle mire espansionistiche della Cina: serviva affrettare la fine del suo Pontificato e avere un emissario della Sinistra globalista sul Soglio di Pietro.
Trova così conferma quel legame tra deep state e deep church che io ho denunciato sin dal 2020 e che vede unite nel golpe globalista del Nuovo Ordine Mondiale due forze della medesima matrice eversiva, il cui obiettivo è l’usurpazione dell’autorità in ambito civile e religioso per demolire le istituzioni che illegittimamente presiedono.
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Parolin e Zuppi emissari della Cina comunista
Tra i protagonisti dell’Accordo segreto sino-vaticano vi è anche il Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, il quale è intervenuto al 47° Forum Mondiale dell’Economia di Davos nel 2017, all’incontro del Gruppo Bilderberg nel 2018 e nel 2021 all’Adaptation Summit delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. Non stupisce che Parolin goda del massimo sostegno della dittatura comunista di Pechino e di tutti i suoi emissari e sponsor, laici ed ecclesiastici.
Anche il presidente della CEI, Matteo Zuppi, è un sostenitore dell’Accordo segreto, in quanto espressione della Comunità di Sant’Egidio e del suo fondatore Andrea Riccardi.
Chi oggi ritiene Parolin o Zuppi papabili, dovrà considerare quale potrà essere la loro risposta alla provocazione del governo cinese rappresentata dalla nomina dei due «vescovi» senza mandato apostolico. Il loro atteggiamento del tutto compiacente nei riguardi di Pechino è la peggior premessa per un Papato che voglia sanare il gravissimo vulnus all’unità della Chiesa Cattolica costituito dall’Accordo segreto sino-vaticano (qui).
Per questo è indispensabile che il Cardinale Parolin renda pubblico il testo integrale dell’Accordo segreto prima di eleggere il nuovo Papa.
Conclusione
Questa vicenda coinvolge milioni di Cattolici cinesi perseguitati. La Chiesa del silenzio si confronta con il silenzio della Chiesa, con la complicità e nel tradimento di ecclesiastici cinici e corrotti ai quali interessa assecondare i progetti dell’élite globalista e della dittatura comunista di Pechino.
Gli eredi di Bergoglio – Pietro Parolin e Matteo Zuppi primi fra tutti – vogliono assicurarsi l’appoggio dei potenti della terra perché il modello comunista di una chiesa nazionale sotto il controllo governativo consente la realizzazione della loro idea di chiesa. Essi considerano questa chiesa di Stato come lo strumento più efficace per imporre la visione ereticale della sinodalità bergogliana, dietro cui si nasconde la stessa indole tirannica del regime cinese e dell’élite globalista.
Il Concilio Ecumenico Vaticano II, nei suoi schemi preparatori che le manovre dei Novatori hanno sdegnosamente cancellato, prevedeva la condanna solenne del materialismo ateo: oggi comprendiamo le conseguenze disastrose della pavidità e della complicità di tanti prelati – e di Giovanni XXIII e Paolo VI – dinanzi alla minaccia del comunismo e soprattutto alla realizzazione del criminale progetto distopico che solo una dittatura può realizzare.
Mi chiedo quanti dei cardinali presenti al Conclave del 1958 si rendessero conto del pericolo incombente e delle conseguenze – non diverse da quelle attuali – del loro voto, grazie al quale Roncalli poté dettare alla Chiesa la linea della distensione nei riguardi dei regimi comunisti. L’esperienza passata dovrebbe essere di monito per orientare l’azione presente.
Non possiamo che esprimere la nostra più ferma condanna dinanzi al pactum sceleris che vede uniti la dittatura comunista cinese, gli oligarchi tecno-finanziari di Davos e gli usurpatori dell’autorità nella Chiesa Cattolica.
Ciò che motiva l’azione persecutoria di costoro contro i cattolici cinesi è la loro fedeltà di questi ultimi alla Chiesa e al Papato: non ad una chiesa patriottica e nazionale, non ad una ong umanitaria, non ad una entità senza dogmi e senza morale serva di ideologie antiumane, ma a quella Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica e Romana che è e rimane – perché fondata su Nostro Signore Gesù Cristo, pietra angolare – l’unico vero e ineludibile καθῆκον (2Tes 2, 6-7) all’instaurazione del regno dell’Anticristo.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America
2 Maggio 2025
S.cti Athanasii Episcopi et Ecclesiæ Doctoris
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Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
Catastrofi
Tifone devasta la Cina meridionale
🌪️ Typhoon Hongxia slams southern China, forcing more than 800,000 people to evacuate
The storm made landfall in Guangdong Province on the morning of July 26, packing winds of up to 45 m/s (101 mph). Authorities closed schools, suspended parts of the public transport network,… pic.twitter.com/WRzwGkynGi — NEXTA (@nexta_tv) July 26, 2026
Typhoon “Hongxia” caused enormous damage to Guangdong Province, Huizhou, and Shenzhen. #typhoon pic.twitter.com/Hjk7iUdW1i
— Johnson He (@Szmyled) July 26, 2026
Les autorités de la province chinoise du Guangdong ont évacué plus de 710 000 personnes avant le passage du typhon Noul, appelé « Hongxia » en Chine. pic.twitter.com/ucmqMpRg4s
— Renard Jean-Michel (@Renardpaty) July 26, 2026
Terrifying Typhoon Noul moment caught on camera in Guangdong on July 25: the door was blown open, a baby crib was swept away—until it flipped mid-roll, and the child managed to crawl back inside. pic.twitter.com/xNJ1lkIRZ1
— Shanghai Daily (@shanghaidaily) July 26, 2026
An iron sheet shed was blown over by Typhoon Hongxia. pic.twitter.com/W1dhXNluJs
— boniy fu (@boniy520) July 26, 2026
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Shenzhen is taking a direct hit today as Severe Typhoon Hongxia lashes the city with powerful winds and heavy rain pic.twitter.com/1QRqTeycf7
— Surajit (@surajit_ghosh2) July 25, 2026
Powerful typhoon 🌀 wreaks havoc across China Powerful Typhoon Noul has brought heavy rains and strong winds as it swept through China 🇨🇳
An orange typhoon alert was issued on Sunday morning after Noul made landfall in Guangdong province. At least 21 people were injured.… pic.twitter.com/mEslHlNcGF — sustainme.in®️ (@sustainme_in) July 26, 2026
As I had feared, Typhoon No. 12 (NOUL) appears to be raging fiercely in Guangdong Province……..
The World Bank is moving toward ending its treatment of China as a developing country and gradually phasing out financing to China, yet even just the disaster scenes continuously… https://t.co/dFW2ycVo2i pic.twitter.com/45AGolZsra — 燃えたいゴミ!! (@gamu0514) July 26, 2026
Typhoon Noul, the first typhoon to make landfall in Guangdong this year, landed with 45m/s winds. Its circulation battered Shenzhen, triggering red/orange typhoon alerts, torrential rain and gusts up to 45.7m/s. All railways are suspended until noon; partial metro, cross-border… pic.twitter.com/CQ3UJsmNAp
— Shenzhen Pages (@ShenzhenPages) July 26, 2026
Heart-stopping footage from southern China! A security guard rescued a mother and daughter trapped by fierce winds on Saturday in Dongguan city, Guangdong Province, just before Typhoon Noul made landfall in nearby Huizhou. The guard sprinted to them, carried the child to safety,… pic.twitter.com/hUZft7SuIK
— China Takeaway (@China24Official) July 26, 2026
Emergency crews are working around the clock in Huidong County, south China’s Guangdong Province, after Typhoon Noul hit the coastal area with powerful winds and heavy rain on Sunday.
The storm caused widespread power outages, blocked more than 30 roads, and uprooted over 5,000… pic.twitter.com/EYya6NL5dW — CGTN Europe (@CGTNEurope) July 26, 2026
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Cina
Leone approva il nuovo vescovo della chiesa «cattolica» cinese contraffatta, mentre scomunica i vescovi FSSPX
La Cina ha consacrato oggi un vescovo della Mongolia Interna con l’approvazione di Papa Leone XIV, nel quadro del controverso accordo tra Vaticano e Cina.
Joseph Chang Yanfeng è stato consacrato durante una cerimonia guidata dal vescovo Meng Qinglu, vicepresidente dell’Associazione Patriottica Cattolica Cinese, organismo vicino al Partito Comunista Cinese (PCC) che controlla la Chiesa «cattolica» di Stato in Cina.
«Oggi, mercoledì 22 luglio 2026, ha avuto luogo l’ordinazione episcopale del Rev. Giuseppe Chang Yanfeng, che il Santo Padre, in data 15 giugno 2026, ha nominato Vescovo di Chifeng (Provincia della Mongolia Interna, Cina), avendone approvata la candidatura nel quadro dell’Accordo Provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese.», ha comunicato mercoledì la Santa Sede.
«Il Rev. Giuseppe Chang Yanfeng è nato il 4 aprile 1984 a Beizhen (Provincia del Liaoning). Dal 2000 al 2006 ha frequentato il Seminario Teologico di Shenyang, svolgendo poi un periodo di tirocinio pastorale, dal luglio 2006 al febbraio 2007, presso la Parrocchia di Lindong. Dal 2007 al 2010 ha condotto studi presso l’Università Cattolica di Daejeon, in Corea del Sud, conseguendovi una Laurea in Teologia biblica» continua la nota vaticana.
«È stato ordinato presbitero il 18 novembre 2010 per la Diocesi di Chifeng. Dal 2010 al 2013 ha lavorato nella curia diocesana e, contemporaneamente, in diverse parrocchie della circoscrizione. Dal mese di ottobre 2013 al settembre 2019 è stato parroco della Cattedrale di Chifeng e successivamente, dal 2019 al 2021 è stato parroco di Lindong. Dal 15 ottobre 2021 ha ricoperto l’incarico di Amministratore diocesano di Chifeng».
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L’accordo sino-vaticano, ufficialmente segreta e sottoscritta nel 2018, si ritiene riconosca la Chiesa di Stato in Cina e permetta al Partito Comunista Cinese di designare i vescovi. Il papa manterrebbe formalmente il potere di veto, ma nella pratica il controllo resterebbe al PCC. Si presume inoltre che l’accordo contempli la rimozione dei vescovi legittimi e la loro sostituzione con prelati graditi al PCC.
L’accordo è stato rinnovato da ultimo nel 2024 per un periodo di quattro anni. Prima dell’elezione di Leone XIV, durante la sede vacante successiva alla morte di papa Francesco, due vescovi scelti dal PCC avevano già suscitato timori che la Cina stesse sfruttando il periodo di vacanza.
Come parte dell’accordo, il Vaticano ha riconosciuto sette «vescovi» illegittimi insediati dalla chiesa «patriottica» e ha cacciato due vescovi della fedele Chiesa cinese sotterranea dalle loro diocesi, sostituendoli con «vescovi» scelti dal PCC. Alcuni vescovi erano stati dapprima nominati senza l’assenso di Roma, una violazione che, a differenza dei casi Lefebvre e ora Viganò, non ha bizzarramente prodotto scomuniche.
Una serie di nomine episcopali – fatte mentre sacerdoti vengono torturati – dall’ultimo rinnovo dell’accordo nell’ottobre 2022 hanno evidenziato il primato del potere esercitato da Pechino nell’accordo. In tre occasioni note, tra cui la nomina del nuovo vescovo di Shanghai, il PCC ha nominato nuovi vescovi o li ha assegnati a nuove diocesi, lasciando che il Vaticano si mettesse al passo con gli eventi ed esprimesse la sua frustrazione espressa in termini diplomatici.
Negli anni trascorsi dall’attuazione dell’accordo, la persecuzione dei cattolici – in particolare dei cattolici «clandestini» che non accettano la Chiesa controllata dallo Stato – è aumentata in modo evidente.
L’accordo ha portato ad un aumento della persecuzione religiosa, che la Commissione esecutiva del Congresso degli Stati Uniti sulla Cina ha descritto come una conseguenza diretta dell’accordo. Nel suo rapporto del 2020, la Commissione ha scritto che la persecuzione testimoniata è «di un’intensità che non si vedeva dai tempi della Rivoluzione Culturale».
I segni dell’infeudamento della gerarchia cattolica al potere cinese sono visibili da tempo, e appaiono in forme sempre più rivoltanti: un articolo in lingua inglese nel portale internet della Santa Sede sembrava lasciar intendere che le persecuzioni dei cristiani in Cina ad opera del Partito Comunista Cinese sono «presunte».
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Come ipotizzato da Renovatio 21, dietro all’accordo sino-vaticano potrebbero esserci ricatti a vari membri del clero: la Cina per un periodo ha disposto dei dati di Grindr, l’app degli incontri omosessuali, dove si dice vi siano immense quantità di consacrati. Da considerare, inoltre, che per lungo tempo il messo per l’accordo con Pechino fu il cardinale Theodore McCarrick, forse la più potente figura cattolica degli USA, noto per lo scandalo relativo non solo ai suoi appetiti omofili (anche con ragazzini) ma alla struttura che vi aveva costruito intorno. McCarrick quando andava in Cina a trattare per la normalizzazione dei rapporti tra Repubblica Popolare e Santa Sede, dormiva in un seminario della Chiesa Patriottica Cinese…
Mentre continuano i cattolici desaparecidos, le delazioni sono incoraggiate e pagate apertamente, il lavaggio del cervello investe quantità di sacerdoti, le suore sono perseguitate e le demolizioni di chiese ed istituti religiosi continua senza requie, il Vaticano invita due vescovi patriottici al Sinodo, e Pechino, come ringraziamento, «ordina» nuovi vescovi senza l’approvazione di Roma – mentre i veri sacerdoti vengono torturati dal governo del Dragone.
Il controverso miliardario cinese Guo Wengui, ora rifugiato negli USA, sostiene che il Vaticano sarebbe corrotto con «1,6 miliardi di dollari l’anno per fermare le critiche alla politica religiosa di Pechino».
La scelta del PCC di nominare due vescovi in quel frangente dimostra che Pechino non attribuisce particolare peso al ruolo della Santa Sede o del papa. Evidenzia inoltre come, nell’ambito dell’accordo sino-vaticano estremamente riservato, appaia essere la Cina – e non la Santa Sede – a detenere il controllo.
Joseph Chang Yanfeng è il sesto vescovo approvato finora da Papa Leone XIV nell’ambito dell’intesa tra Vaticano e Cina. L’accordo è stato violato più volte. Tre anni la Cina aveva «ordinato» il nuovo vescovo di Shanghai, senza che Roma avesse nulla da eccepire.
Il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ha più volte criticato aspramente l’accordo, definendolo un «incredibile tradimento» dei cattolici cinesi e accusando il Vaticano di «svendere» i fedeli cinesi. Come noto, Lo Zen – che è stato portato a processo nella Hong Kong pechinizzata, tra il silenzio imbarazzante del Sacro Palazzo (l’assenza di mosse del Vaticano per difenderlo ha spinto persino il Parlamento Europeo (!) a chiedere alla Santa Sede di fare qualcosa) – avversa il processo di sinodalizzazione (accusando Francesco di usare i sinodi per «cambiare la dottrina della Chiesa») ed è stato tra i più agguerriti nemici del documento sulle omo-benedizioni lanciato dal tandem Bergoglio-Fernandez.
Come riportato da Renovatio 21, una conferenza stampa aerea, di ritorno da Budapest, Bergoglio aveva di fatto mollato il cardinale cinese, ex arcivescovo di Hong Kong che ha passato la vita a combattere le persecuzioni della Cina comunista e a difendere quei cattolici cinesi «sotterranei» che da quando è in corso l’accordo sino-vaticano, hanno il tremendo timore di essere stati abbandonati dal Vaticano.
Si tratta, oggi, di uno schiaffo che indirettamente (o direttamente), coinvolge anche la Fraternità San Pio X, che è stata scomunicata in toto – vescovi e pure, incredibilmente, illecitamente, anche sacerdoti e fedeli – per aver scelto e consacrato i suoi vescovi senza mandato di Roma.
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L’introduzione della scomunica immediata (latae sententiae) per le consacrazioni episcopali senza mandato del Vaticano risale al pontificato di Papa Pio XII, introdotta per rispondere alla crisi con la Cina comunista. Negli anni Cinquanta, il regime di Mao Zedong istituì l’Associazione Patriottica Cattolica Cinese e iniziò a ordinare vescovi sottomessi al partito, aggirando l’autorità di Roma.
Di fronte a questa minaccia scismatica, il Sant’Uffizio emanò nel 1951 un decreto che comminava la massima pena canonica ai consacranti e ai consacrati. Pio XII formalizzò la dura linea dottrinale nel 1958 con la celebre enciclica Ad Apostolorum Principis, ribadendo l’esclusivo diritto papale nelle nomine dei pastori. La norma è stata poi recepita nel codice di diritto canonico moderno.
Nel nostro tempo di ribaltamento totale, i cinesi ordinano vescovi senza incorrere nella scomunica, e al contrario sono scomunicati di discepoli di uno dei massimi collaboratori di Pio XII, monsignor Marcel Lefebvre.
Bisogna proprio dirlo: il Vaticano è, oggi, invertito.
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Immagine di rheins via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported
Cina
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