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Mons. Lefebvre e i vescovi: osservazioni tecniche sulle consacrazioni senza mandato e lo stato di necessità

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Renovatio 21 pubblica questo articolo comparso su FSSPX.news, sito di attualità della Fraternità San Pio X, in merito agli attacchi ricevuti recentemente dalla FSSPX da parte di un sito di matrice ciellina. Renovatio 21 aveva già pubblicato una risposta della Fraternità e un saggio scritto da Don Mauro Tranquillo nel 2013 che, con largo anticipo, rispondeva ai punti dell’aggressione bussolina, anche perché si tratta sempre delle solite questioni, e quando d’improvviso riemergono, come in queste settimane, ci sarebbe, per prima cosa, da domandarsi il perché.

 

 

La Nuova Bussola Quotidiana ha dedicato alle consacrazioni episcopali del 1988 e alla situazione della Fraternità San Pio X una serie di articoli, con argomenti in realtà già molte volte confutati, che però a qualche lettore avranno potuto sembrare inediti. Dedichiamo qui una risposta «tecnica» ad alcune di queste osservazioni, rimandando poi a studi più completi.

 

 

La consacrazione episcopale contro la volontà del Papa è sempre uno scisma?

Cominciamo a chiarire quello che la Bussola, seguendo i suoi maestri, confonde. Citando due documenti papali «preconciliari» (che a breve esamineremo) essi sostengono non solo che il Papa ha in esclusiva e per diritto divino il potere di conferire la giurisdizione (1) episcopale (e infatti, come essi stessi ammettono, Mons. Lefebvre non pretese mai usurpare tale prerogativa), ma avrebbe anche per diritto divino il potere di designare in esclusiva i candidati a un’ordinazione episcopale, in qualsiasi caso. (2)

 

Secondo la Bussola, che qui riprende in parte la dottrina conciliare sull’episcopato ed in parte le teorie dei Padri Bisig e de Blignières (3), sarebbe impossibile separare il potere sacro dell’Ordine episcopale dal potere di governo, cosicché ordinare un vescovo senza consenso papale (anche escludendo la pretesa di assegnargli un potere di governo) sarebbe sempre uno scisma. Tale tesi è semplicemente contraria alla dottrina insegnata dalla Chiesa fino al Vaticano II, che separa nettamente l’origine del potere dell’ordine episcopale da quella del potere di governo (4). Per i Papi fino a Pio XII (5), la consacrazione episcopale da sola non può produrre alcun potere di governo.

 

La Chiesa, a differenza della Bussola, non ha mai del resto confuso lo scisma con la consacrazione episcopale senza mandato pontificio. Consideriamo qui il diritto canonico, visto nella sua natura magisteriale: esso è infallibile nel senso che non potrà mai esprimere qualcosa che vada contro il dogma, quindi è locus theologicus, come noi ben sappiamo malgrado le insinuazioni della Bussola.

 

Ebbene, il diritto ha sempre distinto le pene per il peccato di scisma dalle pene per la consacrazione episcopale fatta senza mandato apostolico. Se lo scisma è sempre stato punito di scomunica, la consacrazione episcopale fino a Pio XII era punita di una semplice sospensione a divinis (cfr. la vecchia redazione del canone 2370 [6], che tra l’altro addolciva la stessa sospensione con l’inciso «fino a che la Santa Sede li dispensi»).

 

Tale atto non era visto come quella sorta di «trauma ecclesiologico» descritto dalla Bussola, ma come un delitto nell’amministrazione dei Sacramenti. Infatti il titolo XVI della terza parte del codice, dove stava il canone 2370, era intitolato De delictis in administratione vel susceptione ordinum aliorumque sacramentorum, ben distinto dai delitti contra fidem et unitatem Ecclesiae, tra i quali appunto lo scisma, catalogati al titolo X (7).

 

L’inasprimento della pena voluto da Pio XII nel 1951 (ed entrato nel nuovo codice) non fa comunque coincidere la consacrazione episcopale con lo scisma, visto che rimangono in vigore due scomuniche per delitti ben distinti tra loro.

 

Questo argomento basta da solo a far crollare il castello di carte della Bussola e di Bisig e de Blignières, che fanno coincidere ogni consacrazione senza mandato con un atto di scisma. L’amministrare i sacramenti oltre i canoni per necessità (ordine episcopale compreso) è sempre possibile ed in alcuni casi doveroso per diritto divino, ed il diritto positivo stesso lo prevede anche in modo esplicito. Infatti è il diritto a scusare dalle pene chi agisce per necessità (can. 2205), e perfino da colpa purché l’atto non sia intrinsecamente malvagio (un’ordinazione episcopale non essendo tale, a meno di tenere la tesi per cui conferisca automaticamente quanto riservato al Papa, anche se il consacrante negasse di volerlo fare).

 

In tal caso, si potrà consacrare un vescovo lecitamente anche senza il permesso del Papa: perché, se c’è realmente la necessità, c’è anche la facoltà di amministrare i sacramenti, proprio per il diritto della Chiesa e non contro di essa. Se il Papa proibisse a un sacerdote senza giurisdizione ordinaria di confessare un moribondo, adducendo come ragione che, secondo lui, il soggetto è sano e può aspettare il parroco, il sacerdote assolverebbe comunque in modo valido e lecito: l’errore del Papa (in buona o mala fede) sulla situazione del malato non cambia il fatto che una tale facoltà non può essere negata in quella circostanza, perché la Chiesa non può andare contro il suo proprio fine (8).

 

La negazione dello stato di necessità della Chiesa da parte del Papa, come vedremo, non smette di far esistere un tale stato, e non smette di conferire le facoltà previste in tal caso dal Papa stesso come promulgatore della legge divina, per la natura delle cose della Chiesa, finalizzata alla salus animarum. Di certo, essendo i papi post-conciliari la causa dello stato di necessità, è difficile che essi ne ammettano l’esistenza o l’estensione reale.

 

Lo stato di necessità

Abbiamo visto che, proprio per il diritto voluto da Dio e dai Pontefici (e non contro di esso), è lecito amministrare i sacramenti di fronte a una necessità estrema del singolo, o alla necessità grave generale[9]. Per quale motivo Mons. Lefebvre nel 1988 era di fronte a una simile situazione?

 

Nel 1988, come oggi, è impossibile ricevere l’ordinazione sacerdotale (e quindi amministrare poi i sacramenti) per le vie ordinarie senza accettare (almeno esternamente) delle dottrine contrarie all’insegnamento della Chiesa.

 

Per esempio:

 

  • Dal Concilio Vaticano II in poi, nessun candidato agli ordini può negare che la libertà religiosa sia un diritto naturale, conformemente alle condanne di Gregorio XVI e Pio IX. La dottrina di Dignitatis humanae, oggi imposta a tutti, e pesantemente ribadita da Benedetto XVI (10), impone di credere che esista un diritto naturale, valido per individui e gruppi, di professare qualsiasi religione, anche in pubblico, e che deve essere riconosciuto dall’autorità. Se un cattolico, per restare tale, nega tale dottrina in quanto condannata dal Magistero, non sarà mai ordinato prete per le vie ordinarie.

 

  • Dal Concilio in poi, nessun candidato agli ordini può affermare che la giurisdizione episcopale proviene solo dal Pontefice, conformemente a secoli di Magistero (vedi articoli citati sopra), o che solo il Pontefice è soggetto del potere supremo della Chiesa. Tali affermazioni definite dal Magistero anche in modo infallibile sono contraddette apertamente dalla dottrina di Lumen gentium, documento chiave del Concilio, e costantemente ribadite. Se un cattolico, per restare tale, nega apertamente tali nuove dottrine, non sarà mai ordinato prete per le vie ordinarie.

 

  • Dal Concilio in poi, la prassi ecumenica domina le relazioni con le altre religioni, nonostante condanne papali (cfr. Pio XI, enciclica Mortalium animos). Ogni cattolico deve apertamente distanziarsi da tali atti, compiuti da tutti i Papi post-conciliari, da Assisi 1986 fino alla Pachamama. Però se lo fa, non riceverà mai il sacramento dell’Ordine.

 

  • Dal 1970, il candidato agli ordini deve accettare per principio e generalmente anche celebrare un rito che «si allontana in modo impressionante» dalla dottrina cattolica sul Sacrificio della Messa, così come definito a Trento (cfr. Breve esame critico del Novus Ordo Missae, dei cardinali Ottaviani e Bacci), e che è in contraddizione palese con il significato del rito tradizionale. Come si può pensare (per fare solo un esempio elementare) che un rito in cui il sacerdote non disgiunge pollice e indice per non perdere alcun frammento dell’ostia consacrata abbia lo stesso significato di un rito che prevede la comunione in mano e i ministri straordinari? Non sono certo «due forme dello stesso rito».

La lista potrebbe ovviamente continuare, come sa anche la Bussola, con argomenti sui quali essi stessi hanno preso le distanze da questo ultimo Pontificato.

 

Forse la Bussola ritiene impossibile ammettere che la gerarchia (cioè il Papa e i Vescovi diocesani) si ritrovi in un simile stato nella sua interezza o nel suo capo?

 

Purtroppo contra factum non fit argumentum. Per capire come sia possibile e come spiegare questa situazione senza cadere in nessun errore sulla costituzione della Chiesa, suggeriamo la lettura del libro Parole chiare sulla Chiesa, a cura dei sacerdoti del nostro Distretto italiano (11). Una tale trattazione esula infatti da un articolo già troppo lungo.

 

Davanti a questo stato di fatto, la Chiesa ha in sé la possibilità di amministrare i sacramenti in modo straordinario, episcopato compreso, venendo in soccorso così alle anime che non vogliono mettere in pericolo la propria fede per ricevere i sacramenti.

 

Non basta l’ordinazione a fare il prete o il vescovo cattolico, dice la Bussola, e noi condividiamo; ci vuole anche di essere inseriti nell’ordinamento canonico visibile, ma in modo appropriato alla situazione, che può anche essere straordinario, come l’attuale (straordinario vuol dire legale secondo le leggi eccezionali, non selvaggio); ma per essere prete e vescovo cattolico ci vuole anche e soprattutto l’integrale professione della fede cattolica, compresa la condanna senza equivoci degli errori correnti: per salvare questo ultimo elemento Mons. Lefebvre poté ricorrere ad ordinazioni episcopali fuori dall’ordinario, ma del tutto lecite, legittime nella reale situazione della Chiesa.

 

Osserviamo infine che tale stato di necessità non è percepito solo soggettivamente dalla Fraternità San Pio X, ma si basa soprattutto sulla certezza che abbiamo dal Magistero papale della condanna del diritto alla libertà religiosa, della collegialità, dell’ecumenismo, e di tutto quanto di contrario alla dottrina definita ha fatto seguito al Concilio, oltre che della liturgia e delle prassi che di fatto negano una serie di articoli di fede in modo più o meno diretto. (12)

 

La Fraternità non nega l’esistenza della gerarchia, ma non dimentica che si tratta di una gerarchia modernista. In quanto tale, non si può far finta di considerarne gli atti come «normali», e di valutarli come se si fosse in uno stato di ordine (del resto, nemmeno la Bussola sembra farlo per molti atti del presente pontificato). Ecco perché, pur di trasmettere e conservare la Fede cattolica come definita dai Papi, si ricorre a mezzi eccezionali.

 

Due documenti citati a sproposito

Ad Apostolorum Principis

Veniamo ora ad esaminare il primo documento citato contro Monsignor Lefebvre, cioè la lettera con cui Pio XII condanna le ordinazioni dei vescovi della «chiesa patriottica» in Cina (1958), destinati a formare una gerarchia parallela fedele al governo comunista. Può sembrare curioso che i conservatori, che accettano la dottrina erronea di Lumen gentium sull’origine sacramentale del potere di governo dei vescovi, citino un documento che condanna (sulla base di Mystici Corporis e mille altri documenti dottrinali) proprio quella teoria conciliare.

 

In effetti è proprio il Concilio (in questo totalmente confermato dai documenti di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) a sostenere che la giurisdizione episcopale non venga dal Papa ma dalla stessa ordinazione sacramentale, proponendo così una dottrina già ampiamente condannata. Non sappiamo a che dottrina credano i conservatori, ma evidentemente vogliono mettersi sul terreno dei cattolici fedeli al Magistero tradizionale per cercare di porli in difficoltà.

 

In realtà ci sarebbe anzitutto da chiedersi, qualora costoro credano alla dottrina esposta da Pio XII, come facciano a non vedere che già dal Concilio si tenta di costruire una nuova religione che sovverte il cattolicesimo, e di imporla a tutti i fedeli; se invece non ci credono, ci si chiede perché usare strumentalmente una lettera che non potrebbero intendere in quel senso letterale, secondo quanto impone la Nota praevia di Lumen gentium.

 

Veniamo però al merito dell’obiezione: si sostiene che non solo la lettera insegni che per diritto divino è il Papa solo a conferire la giurisdizione ai vescovi residenziali, ma anche che solo la Santa Sede possa determinare chi deve ricevere l’episcopato. Facciamo anzitutto notare che si parla di candidati all’episcopato residenziale in una situazione ordinaria, cioè di candidati che insieme all’ordinazione dovranno appunto ricevere la giurisdizione dal Pontefice. Nessuno dubita che in tale caso solo alla Santa Sede spetti di giudicare i candidati idonei a tali nomine, senza altre ingerenze (il riferimento immediato della lettera è al governo comunista cinese).

 

Non si capisce però come questo possa inficiare la liceità morale dell’ordinazione episcopale in caso di grave necessità generale, senza pretesa di conferimento di alcuna giurisdizione: Pio XII parla della scelta di vescovi che dovranno ricevere missione canonica ordinaria dal Papa, il che niente ha a che vedere con il caso dei vescovi della FSSPX. La cosa sarà ancora più chiara con il commento al documento seguente.

 

Quartus supra

Viene portata un’obiezione che dovrebbe basarsi sulla lettera con cui Pio IX interviene in una querela suscitata dal patriarcato armeno cattolico (nel 1873). Era infatti successo che, nonostante il privilegio della chiesa armena di presentare a Roma una terna di candidati all’episcopato, tra i quali il Papa scegliesse chi nominare, il Papa avesse in alcuni casi rigettato i tre nomi per un quarto, direttamente scelto da lui.

 

Pio IX ovviamente risponde che i privilegi dei patriarcati o delle chiese locali sono norme di diritto ecclesiastico, che in nulla possono inficiare la pienezza del potere pontificio, che per diritto divino può andare oltre e nominare in altri modi i vescovi. Nessun cattolico mai metterebbe in dubbio una tale verità.

 

Tuttavia nemmeno questo ha nulla a che vedere con il caso di Monsignor Lefebvre: non si stabilisce qui un principio, come vorrebbero i nostri obiettanti, per cui conferire un’ordinazione episcopale (senza pretesa di conferire una sede, ma per una mera necessità sacramentale) sia per diritto divino impossibile senza una designazione papale; si dice invece che il Papa può per diritto divino nominare senza vincoli canonici chi vuole alle sedi vescovili.

 

Quanto alla citazione delle lettere di Papa sant’Innocenzo I (13), esse parlano dell’episcopato residenziale, cioè con la concessione della giurisdizione. I discorsi di queste lettere e dei Papi antichi vanno sempre letti nell’ottica dell’istituzione di vescovi residenziali, non della semplice collazione del sacramento dell’Ordine che, come abbiamo visto, resta possibile quando inevitabilmente necessario. Trattano infatti della situazione ordinaria e del caso comune di nomina episcopale a una sede.

 

Qualche ultima considerazione

Come si vede, la Fraternità San Pio X basa le sue scelte sulla considerazione della natura giuridica della Chiesa, che non è senza mezzi per le situazioni eccezionali. Che la gerarchia intera si sia separata dalla professione della vera Fede, o sia silente sull’apostasia, è un fatto enorme che non fa riflettere la Bussola. Per la Bussola in questa situazione occorrerebbe rapportarsi alle autorità come in periodo normale, ignorando tale generale apostasia (salvo poi qualificare i vescovi italiani del titolo di «usurpatori» quando toccano qualche novità dottrinale che la Bussola non ha digerito per il momento: infatti, perché supporre che i conservatori non accetteranno mai l’omosessualismo, se hanno accettato già collegialità e libertà religiosa?).

 

Un capitolo a parte meriterebbe l’uso strumentale e selettivo che la Bussola fa degli interventi romani in merito alla FSSPX, ignorando o minimizzando sistematicamente ogni concessione fatta nel tempo dai recenti Pontefici. Non insistiamo perché abbiamo voluto basarci su princìpi ben più elevati.

 

Facciamo però un esempio: la Bussola nega autorità alla risposta del presidente della Commissione Ecclesia Dei del 27 settembre 2002, che permetterebbe ai fedeli di assistere alla Messa e adempiere al precetto domenicale presso i sacerdoti della FSSPX.

 

Precisiamo anzitutto che la FSSPX chiede ai fedeli di venire a Messa presso le proprie cappelle proprio per manifestare il proprio rifiuto degli errori moderni e della nuova messa, partecipando a un culto corrispondente alla Fede romana, e non si basa su questi documenti (che al massimo sono stati usati come argomenti ad hominem).

 

Quello però che fa specie è che la Bussola spieghi pontificalmente che il diritto canonico dice che si assolve il precetto solo assistendo alla Messa domenicale in un «rito cattolico», dimenticandosi però che il nuovo canone 844§2, violando il diritto divino, permette ai cattolici impossibilitati di accedere a un ministro cattolico di ricevere i sacramenti da ministri non-cattolici validamente ordinati, «ogni volta che lo richieda la necessità o una vera utilità spirituale»; e che la Santa Sede, con diversi accordi con le «chiese» scismatiche orientali, ha permesso ai cattolici di assistere alla Messa presso tali comunità (compresa quella assira, dove la Messa non ha neppure le parole della consacrazione ed è perciò non solo illecita ma del tutto invalida). (14)

 

In conclusione, consigliamo al lettore la lettura degli articoli citati in nota, ricchi di apparati e di riferimenti, per tutte le questioni che potrebbero essere poco chiare o sospese. Non è infatti possibile in questo breve testo ritornare alla confutazione di ogni singolo sofisma o al chiarimento di ogni singolo concetto esposto.

 

Viviamo in un tempo eccezionale, molto più di quello che crede la Bussola, in cui l’intera gerarchia ha rinnegato l’integralità della fede romana. Forse è questo che la Bussola non capisce, e tira fuori dal cappello vecchi sofismi già più volte affrontati, senza chiedersi che cosa richieda oggi un’integrale professione di fede. Se però lo capisce e nega comunque la legittimità delle consacrazioni episcopali senza mandato in queste circostanze, è probabilmente la loro visione della Chiesa a far difetto di elementi giuridici indispensabili nelle situazioni eccezionali.

 

Ne va della natura della Chiesa, destinata a trasmettere la Fede integralmente e a salvare le anime, senza perdere nessuno dei suoi pezzi. C’è chi sacrifica la professione della Fede per salvare la gerarchia.

 

C’è chi sacrifica la gerarchia per salvare la professione della Fede, come i sedevacantismi vecchi e nuovi. La Fraternità San Pio X, al seguito delle scelte di Mons. Lefebvre, ha cercato una spiegazione e una strada che conservino tutti gli elementi costitutivi della Chiesa.

 

NOTE

1) Vi sono nella Chiesa due poteri, lasciati da Nostro Signore Gesù Cristo, e due gerarchie che ne derivano, le quali si incrociano e si sovrappongono in parte, ma che restano ben distinte nelle loro attribuzioni e nelle loro fonti. Questi due poteri sono: 1) la potestas sanctificandi, che si riceve e si esercita tramite il Sacramento dell’Ordine nei suoi vari gradi e che consiste principalmente nel potere di consacrare l’Eucaristia e mediante questa e gli altri Sacramenti dare la grazia alle anime. Poiché la fonte di questo potere è un Sacramento, l’autore diretto ne è Nostro Signore stesso, ex opere operato: i ministri ne sono solo gli strumenti. 2). La potestas regendi, o potere di giurisdizione, che comprende in sé il potere spirituale di governare e di insegnare. La Chiesa essendo una società deve avere un’autorità capace di legiferare e di guidare, oltre che di punire e correggere. Questo potere, che Nostro Signore ugualmente possiede al supremo grado, è da Lui trasmesso direttamente solo al Papa al momento dell’accettazione dell’elezione, e dal Papa in vari modi è trasmesso al resto della Chiesa. Non ha di per sé alcun legame con il potere d’ordine. In questo senso Vescovo è colui che ha ricevuto dal Papa il potere di governare una diocesi, indipendentemente dal fatto della sua consacrazione episcopale.

Per approfondire, si vedano gli articoli citati alla nota 4.

2) Notiamo preliminarmente che la maggior parte degli argomenti addotti dalla Bussola non sono affatto nuovi, come vedremo, e si trovano confutati globalmente nell’opuscolo La Tradizione scomunicate, ed Ichthys 2007.

3) Una radicale e completa confutazione di tali tesi si trova negli articoli apparsi sul Courrier de Rome, a firma di don Jean-Michel Gleize, apparsi nei numeri di ottobre e novembre 2022 (nn. 657-658). Ad essi rimandiamo il lettore che voglia approfondire ulteriormente.

4) Sull’argomento, due articoli consultabili on line: cfr. https://fsspx.it/it/news-events/news/episcopato-e-collegialita-84983 e https://www.slideshare.net/GedersonFalcometa/nuova-e-antica-dottrina-a-c…

5)  Gli articoli citati alla nota 2 proveranno ad abundantiam quanto qui affermato. Ci piace aggiungere qui perfino una citazione di Giovanni XXIII (prima del Concilio) sull’argomento: dalla consacrazione episcopale «non può provenire assolutamente alcuna giurisdizione, se viene compiuta senza mandato apostolico» (Allocuzione concistoriale del 15 dicembre 1958, AAS 50, p.983). Anche Papa Giovanni ammetterebbe quindi che Mons. Lefebvre, secondo la dottrina tradizionale, non poteva compiere uno scisma senza pretesa di trasmettere ciò che solo il mandato apostolico può dare, la giurisdizione: questo perché di per sé la consacrazione sola non dà altro che il potere di ordine.

6) Tale impostazione proviene dal diritto tradizionale delle Decretali (C. 44, de electione et electi potestate, I, 6, in VI°).

7) Perfino nel nuovo Codice di diritto canonico (del 1983), nonostante l’ecclesiologia conciliare che lo pervade, la pena per la consacrazione episcopale senza mandato (nuovo canone 1382) non è inserita tra quelle per i delitti “contro l’unità della Chiesa” (Parte II tit. I), ma tra quelle per l’usurpazione di uffici ecclesiastici (tit. III).

8) Quanto alla citazione del Caietano sullo scisma fatta nell’ultimo articolo della Bussola, essa appare incompleta e tendenziosa. Il testo infatti letto per intero distingue molto bene lo scisma dalla disobbedienza (che può sempre giustificarsi di fronte a un ordine iniquo, come il richiedere la negazione della fede per accedere ai sacramenti o il proibirne ingiustamente l’amministrazione davanti a una vera necessità). Vedi il commento e la citazione integrale del Caietano negli articoli di don J.-M. Gleize sul Courrier de Rome dell’aprile 2018 e del novembre 2022.

9) A tal proposito, si veda lo studio completo a questo link: https://fsspx.it/it/news-events/news/l%E2%80%99apostolato-della-fsspx-e-…

10) https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/messages/peace/documents/…

11) Parole chiare sulla Chiesa, a cura di don Daniele Di Sorco, ed. Radio Spada 2023.

12) Per misurare l’ampiezza dei cambiamenti dottrinali imposti alla coscienza dei cattolici dal Concilio in poi, consigliamo la lettura dei seguenti libri: Mons. M. Lefebvre, Lo hanno detronizzato, ed. Piane; R. Amerio, Iota unum, ed. Lindau; Padre M. Gaudron, Catechismo della crisi nella Chiesa, ed. Piane.

13) Sarebbe da discutere anche l’inesattezza della traduzione delle lettere abbozzata dalla Bussola. Il testo, reperibile nella Patrologia latina del Migne 20:583, visto il pronome quo, che la Bussola omette di tradurre correttamente, fa capire chiaramente che è l’Apostolo Pietro la fonte dell’ipse episcopatus (non di tutto l’episcopato qui, ma di quello romano) e della tota auctoritas nominis (il prestigio della sede romana).

14) Tale concessione, risalente al 2001, con Giovanni Paolo II e al Card. Ratzinger come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, fece molto discutere e rimane un monumento di ecclesiologia e teologia sacramentale anti-cattoliche https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2001/… . Si veda il commento a tale mostruosità in Sì Sì No No Anno XXVIII n. 1, del 15 gennaio 2002 (https://www.sisinono.org/agosto-2002.html?download=264:n-1).

 

 

 

 

 

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L’allenatore della Spagna è cattolico e prega ogni giorno

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Luis de la Fuente, allenatore della nazionale di calcio spagnola, è un cattolico devoto.

 

Il mister spagnuolo ha dichiarato lunedì, al termine di una conferenza stampa il giorno prima della vittoria contro la Francia che ha garantito l’accesso alla finale dei Mondiali FIFA 2026, di pregare ogni giorno in segno di ringraziamento e per chiedere l’aiuto di Dio, ma non per la vittoria sugli avversari.

 

Durante una conferenza stampa del 13 luglio, un giornalista ha accennato alla fede dell’allenatore e gli ha chiesto per cosa stesse pregando in vista della semifinale contro la Francia. De la Fuente ha sottolineato di pregare ogni giorno, non per ottenere aiuto nella vittoria contro gli avversari ai Mondiali, ma per ringraziare di avere un altro giorno da vivere, per la salute e per altre ragioni non legate al calcio.

 

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«Prego ogni giorno, ma non perché sono a un Mondiale o perché sto cercando di ottenere un determinato risultato», ha detto l’allenatore. «Lo ringrazio ogni giorno, ogni giorno quando mi sveglio, per il fatto che sto bene. Per il fatto che posso guardarmi allo specchio e dire: «Un altro giorno in cui posso godermi la vita». Sono grato per queste piccole cose».

 

«E prego ogni giorno, non per chiedere ulteriore aiuto… sarebbe ingiusto chiedergli di aiutare me e non il mio avversario», ha aggiunto. «Chiedo altre cose, soprattutto buona salute, e qualsiasi altra cosa mi dia la possibilità di continuare a combattere».

 

Martedì la Spagna ha battuto la Francia per 2-0, qualificandosi per la finale dei Mondiali contro l’Argentina, in programma domenica 19 luglio. La nazionale spagnola, allenata da De la Fuente, aveva già vinto il campionato europeo UEFA del 2024.

 

De la Fuente ha professato apertamente la sua fede cattolica in numerose occasioni. Nel 2024, durante gli Europei, l’allenatore ha dichiarato che la sua decisione di farsi il segno della croce prima di ogni partita «non è superstizione, è fede».

 

Nel corso di un’intervista rilasciata nel 2023 al quotidiano spagnolo El Mundo, De la Fuente ha approfondito ulteriormente la sua fede, affermando che ci sono «mille ragioni per credere in Dio» e che senza di Lui «nulla nella vita ha senso».

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«Il concilio è rivoluzione»: omelia della prima messa pontificale del vescovo Michel de Sivry

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Data l’11 luglio 2026 nella chiesa di San Giuseppe a Bruxelles.   Carissimi fratelli nel sacerdozio, venerabili fratelli, care sorelle, cari fedeli,   È una grande gioia celebrare oggi questa prima messa pontificale in questa chiesa di San Giuseppe, patrono della Chiesa universale.   Siamo colmi di gratitudine dopo queste consacrazioni episcopali, che non sono altro che un atto di fedeltà alla Santa Chiesa Cattolica e alla Tradizione Cattolica. Un pensiero speciale va al nostro caro fondatore, Sua Eccellenza l’Arcivescovo Lefebvre, il cui coraggio, la cui prudenza e la cui fede sono ora per noi un esempio.   Ringrazio i miei cari colleghi per la loro presenza e la loro amicizia sacerdotale. Alcuni sono venuti da lontano per partecipare a questa prima Messa. Vorrei ringraziare i nostri fratelli, le nostre sorelle e voi, miei cari fratelli, per questa ondata di fede e carità che ci ha accompagnato alle consacrazioni.   Sappiate che tutte queste preghiere e questi sacrifici ci hanno sostenuto grandemente e ci danno tanto entusiasmo per intraprendere questo ministero episcopale. Siamo lieti di accogliere la vostra richiesta di ricevere i sacramenti secondo la tradizione della Chiesa.   Continuiamo dunque quanto delineato per la Santa Chiesa da papa San Pio X all’inizio del XX secolo: Omnia instaurare in Christo, «Restaurare ogni cosa in Cristo». Questa è la nostra missione particolare e provvidenziale, che dobbiamo proseguire.

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Sacramenti per custodire intatto il deposito della fede

Miei cari fratelli, queste consacrazioni episcopali non sono in alcun modo un atto «della natura» o un atto veramente «scismatico». Queste consacrazioni sono tutt’altro che «scismatiche». I nuovi vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X non hanno giurisdizione territoriale.   Non siamo scismatici perché riconosciamo che papa Leone XIV è effettivamente il capo visibile della Chiesa. E preghiamo per lui ogni giorno, e continueremo a pregare per lui ogni giorno al momento del Santo Sacrificio della Messa.   Non siamo scismatici perché crediamo con tutto il cuore in tutte le verità che la Chiesa ha insegnato, in tutte le verità che il nostro Signore Gesù Cristo ci ha trasmesso. E siamo pronti a suggellarle con il nostro sangue.   Non siamo scismatici perché accettiamo, professiamo e riceviamo i sette sacramenti che Nostro Signore Gesù Cristo ci ha donato per santificarci e andare in Paradiso.   Miei cari fratelli, come sapete, dobbiamo tutti andare in Cielo. Questo è il nostro scopo qui sulla terra. Tutto il nostro essere, la nostra anima, il nostro corpo, ogni cosa ci chiama al Cielo. Siamo fatti per il Cielo. È nostro dovere. È nostro dovere lavorare ogni giorno alla nostra santificazione, alla nostra santità. È nostro dovere!   Ma se abbiamo questo dovere, abbiamo anche dei diritti: il diritto di ricevere i mezzi appropriati per raggiungere il nostro scopo. Questi mezzi sono la fede, i sacramenti, la disciplina e la legge della Chiesa. Questi sono mezzi ordinari e sufficienti per santificarci e diventare santi.   E questi metodi sono stati usati per duemila anni di Tradizione, dagli apostoli, dai martiri, dai confessori, dalle vergini. Ebbene, noi vogliamo conservarli. Vogliamo conservare questa fede degli apostoli. Vogliamo conservare questi stessi sacramenti. Vogliamo conservare questa stessa disciplina.

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Concilio Vaticano II: La rottura nel cuore della crisi

Purtroppo, come abbiamo visto dal Concilio Vaticano II in poi, questa fede, questi sacramenti, questa disciplina sono stati annacquati e profondamente alterati. A tal punto che, tristemente, ci distolgono dal nostro scopo e ci impediscono di essere santificati come i membri della Chiesa sono sempre stati santificati attraverso duemila anni di Tradizione.   Come sapete, il cardinale Suenens, che conosciamo bene, disse del Concilio: «Il Concilio è il 1789 nella Chiesa». In altre parole, questo Concilio è una rivoluzione. È una rivoluzione. Yves Congar, il teologo, in particolare esperto di libertà religiosa, disse che il Concilio è la Rivoluzione d’Ottobre nella Chiesa. La Chiesa ha avuto la sua Rivoluzione d’Ottobre con il Concilio Vaticano II.   E in effetti, quando esaminiamo questi testi in modo sintetico, non possiamo fare a meno di notare che essi sono in contrasto con il costante insegnamento della Chiesa.   La Gaudium et Spes, ad esempio, la costituzione che regola i rapporti tra la Chiesa e il mondo: il cardinale Ratzinger definì questo testo un «contro-sillabo». Il Sillabo , scritto nel 1864 da papa Pio IX, era un catalogo che condannava gli errori moderni: liberalismo, naturalismo, separazione tra Chiesa e Stato e secolarismo. Definendo la Gaudium et Spes un contro-sillabo, il cardinale Ratzinger affermò una rottura con gli insegnamenti di Pio IX e, con essi, con l’intera Tradizione.   Dignitatis Humanae, libertà religiosa. Questo testo conciliare ci dice che per legge naturale, per volontà di Dio, nessuno può essere impedito dallo Stato di confessare, di manifestare la propria fede o religione, qualunque essa sia, non solo in privato ma anche in pubblico. In altre parole, la Chiesa dice allo Stato che deve accettare l’errore anche al suo interno.   E così, paesi come l’Italia, la Spagna e la Colombia sono stati costretti da Roma a rimuovere il termine «cattolico» dalle loro costituzioni. Ai capi di Stato cattolici è stato chiesto di rimuovere il termine «cattolico» dalle loro costituzioni per essere coerenti con questa libertà religiosa. Questo testo, Dignitatis Humanae, rappresenta una netta rottura con Mirari Vos di Gregorio XVI , Libertas di Leone XIII e Quas Primas di papa Pio XI . C’è una rottura. La Chiesa ha sostenuto la secolarizzazione degli Stati.   Abbiamo anche Unitatis Redintegratio e Nostra Aetate, riguardanti l’ecumenismo, che insegnano che in ogni religione, qualunque essa sia, vi sono elementi di santificazione che, nella misura in cui vi aderiamo sinceramente, conducono alla salvezza. Tutte le religioni, quindi, attraverso questi elementi di santificazione, possono condurre alla salvezza. Perciò non possiamo più condannare queste false religioni perché contengono elementi di salvezza. Ci impegneremo nel dialogo per arricchirci a vicenda. Non parliamo più di conversione, ma di dialogo.   Ebbene, questo testo contraddice l’insegnamento di papa Pio XI nella sua enciclica Mortalium Animos. Pio XI afferma esattamente il contrario, e con lui, l’intera Tradizione Cattolica. Un esempio recente di ecumenismo è la dichiarazione di papa Francesco sulla fraternità umana ad Abu Dhabi, in cui afferma che le false religioni sono state volute da Dio.   Infine, abbiamo la Lumen Gentium, al capitolo 3, che afferma che nella Chiesa ci sono due soggetti di potere universale: il papa e il collegio episcopale, unito al papa. Ma il papa, in quest’ultimo caso, è solo primum inter pares, un’autorità morale. Questo testo è chiaramente in contrasto con la Pastor Aeternus del Concilio Vaticano I.   E poiché il potere può essere condiviso, oggi stiamo vivendo questa sinodalità, questo cammino sinodale, in cui ci viene insegnato che il popolo di Dio è un’entità teologica, il che significa che di solito può essere illuminato dallo Spirito Santo, e che l’autorità deve ascoltare questo popolo di Dio ed esserne portavoce. E poiché il popolo di Dio evolve nel suo pensiero, nel suo comportamento e nella sua moralità, l’autorità deve adattarsi. Così, la verità si evolve. Abbiamo questo cammino sinodale tedesco, ad esempio, che sostiene l’ordinazione delle donne al diaconato, il matrimonio dei sacerdoti ed è estremamente aperto al matrimonio tra persone dello stesso sesso.   Infine, di recente, il cardinale Fernandez, nella Mater Populi Fidelis, minimizza significativamente la mediazione universale di Maria e chiede alla Chiesa di non usare mai più il termine «corredentrice» per riferirsi a Maria, sebbene papa San Pio X abbia autorizzato questo termine e Pio XI lo usi esplicitamente. Benedetto XV ha spiegato questa corredenzione, l’ha insegnata, e ora ci viene chiesto di smettere di usarla.   Cari fratelli, ci troviamo dunque di fronte a una questione di coscienza, come disse l’arcivescovo Lefebvre. Chi dobbiamo seguire? Dobbiamo seguire questi nuovi sviluppi, questa rottura, oppure dobbiamo, con prudenza, seguire ciò che la Santa Chiesa Cattolica ha sempre creduto, insegnato e praticato? Noi scegliamo questa prudenza, la fedeltà alla Tradizione Cattolica.

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Perché la Fraternità non si definisce scismatica

Certo, purtroppo, siamo stati scomunicati, come sapete, con un decreto del 2 luglio. Ma, in realtà, miei cari fratelli, non sono stati scomunicati i singoli individui, bensì la Tradizione cattolica, ciò che insegniamo. Siamo stati scomunicati da uomini di Chiesa le cui idee sono state condannate – e continuano ad essere condannate – da duemila anni di Tradizione.   Inoltre, questa scomunica non è legalmente giustificata. La legge non può essere ignorata. Il Codice di Diritto Canonico del 1983 stabilisce, al canone 1323 § 4, che una persona che agisce per necessità non può incorrere in sanzioni canoniche. Questo canone afferma inoltre che se tale stato di necessità non esiste oggettivamente, ma la persona che ha agito credeva veramente di trovarsi in uno stato di necessità, allora non possono essere imposte sanzioni. Ora, miei cari fratelli, come abbiamo detto, è lo stato di necessità che ci obbliga a ricevere i sacramenti. È per la salvezza delle nostre anime. È per la salvezza delle vostre anime. Perché desiderate ricevere – e questo è legittimo, è un vostro diritto – tutto ciò che hanno ricevuto i vostri padri, tutto ciò che hanno ricevuto gli apostoli, tutto ciò che hanno ricevuto i confessori e le vergini, voi desiderate riceverlo. E avete il diritto di farlo. Avete tutto il diritto di farlo.   Naturalmente, questa sanzione ci ferisce profondamente perché siamo cattolici, perché siamo devoti al Santo Padre, perché siamo devoti ai vescovi, perché siamo devoti ai sacerdoti. Siamo toccati nel nostro cuore di bambini da queste sanzioni. Ma le sopportiamo. Le sopportiamo come una croce per la Santa Chiesa Cattolica.   Miei cari fratelli, soprattutto, non nutrite rancore. Al contrario, custodite questa profonda carità nei vostri cuori e, soprattutto, rimanete in pace. Dobbiamo rimanere in pace. Ne abbiamo il diritto. Siamo obbligati a compiere un atto grave e straordinario perché siamo costretti a farlo. Non abbiamo scelta.

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L’Immacolata Concezione, un modello di fedeltà nelle avversità

Carissimi fratelli, oggi vi ho chiesto di celebrare la Messa dell’Immacolata Concezione, perché mi sembra che la Beata Vergine Maria riassuma in sé questa vittoria di Nostro Signore Gesù Cristo sul mondo, su Satana e sul peccato.   E proprio questo mistero dell’Immacolata Concezione dovrebbe custodire le nostre anime in questa ferma speranza, in una grande gioia interiore. Maria, come sappiamo, ha vinto il peccato perché è immacolata. Papa San Pio X disse: «O Vergine, immacolata nel corpo e nell’anima». La Vergine Maria è immacolata nell’anima perché, come sappiamo, non ha mai contratto il peccato originale, né alcuna imperfezione.   La Vergine Maria possiede questa pienezza di sovrabbondanza attraverso la quale è mediatrice di tutte le grazie. Maria è santa nel suo corpo, vergine nel suo corpo. Il suo corpo è veramente il Tempio dello Spirito Santo, la nuova Arca dell’Alleanza che racchiude in sé nostro Signore Gesù Cristo, il Verbo fatto carne.   Maria, per ciò che è e per le sue opere, ha vinto il peccato. E poi San Pio X aggiunge che Maria è vergine nella fede, immacolata nella fede. La Vergine Maria ha avuto una vita difficile. Tuttavia, nonostante le circostanze avverse in cui ha vissuto, Maria non ha mai dubitato per un solo istante della divinità, dell’umanità e della regalità di suo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo.   Fin dal momento dell’Annunciazione – e sua cugina Elisabetta lo avrebbe poi proclamato – credette alle parole dell’Angelo. Credette di essere stata concepita immacolata. Credette che il Verbo fosse il Figlio di Dio. Credette che anche suo figlio sarebbe stato Re. La Vergine Maria credette. Credette per tutta la vita nella divinità di nostro Signore Gesù Cristo.   Ai piedi della croce, la Beata Vergine Maria non dubitò mai, nemmeno per un istante, che questa fosse la via per compiere l’opera della Redenzione. E questa fede della Vergine Maria la sostenne, permettendole di rimanere in grande pace interiore. Imitiamo la Beata Vergine Maria nella nostra fede, affinché questa fede ci mantenga saldi e in pace interiore, perché ne abbiamo bisogno.   E poi, la Vergine Maria è immacolata nel suo cuore, nel suo amore, dice San Pio X. Maria ha amato Dio tre volte Santo. Ha amato Dio Padre perché è una creatura così santa e bella. Ha amato Dio Padre con tutto il suo cuore come una creatura. Ha amato Dio Figlio, Dio suo Figlio, come una madre. Ha amato suo figlio con una perfezione di gran lunga superiore a quella di qualsiasi altra madre, poiché nulla ha ostacolato l’amore che provava per suo figlio, vero Dio, vero uomo. E poi ha amato Dio Spirito Santo perché era la sua sposa. La Beata Vergine Maria ha mantenuto questa grande serenità attraverso la sua santità.   In conclusione, ascoltiamo ciò che ci dice san Pietro nella sua seconda epistola: «Coloro che vi calunniano, i pagani, vedendo le vostre buone opere, glorifichino Dio che è nei cieli».   La migliore risposta che possiamo dare a questa difficile situazione, allo shock delle sanzioni, sarà quella di rispondere con la santità della nostra vita, imitando la Beata Vergine Maria. La santità della nostra vita sarà la migliore testimonianza della vitalità e della verità della Tradizione Cattolica. E così, quando il Santo Padre deciderà di ristabilire ogni cosa in Cristo, potremo umilmente affidargli questa Tradizione che abbiamo scelto di preservare.   Perché questa Tradizione è il rimedio, la risposta ai mali moderni. Ebbene, la conserviamo per il Santo Padre. La conserviamo per la Santa Chiesa Cattolica. Custodiamola nei nostri cuori affinché un giorno possiamo far parte di quelle schiere di confessori e forse di martiri. Chiediamo questa grazia alla Beata Vergine Maria Immacolata e al nostro caro fondatore, l’Arcivescovo Lefebvre. Amen.   Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.   Amen.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Spirito

Scomunica nucleare

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In un’omelia pronunciata domenica 5 luglio, padre Paul Robinson (SSPX) ha affrontato il decreto del 2 luglio 2026, con il quale la Santa Sede ha dichiarato scomunicati i vescovi, i sacerdoti e i fedeli che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Ha esortato i fedeli a rimanere saldi nella fede, fiduciosi che questa prova servirà in definitiva alla restaurazione della Chiesa.

 

Mercoledì scorso, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha consacrato quattro vescovi senza mandato papale. Roma ha reagito prontamente con un decreto di scomunica.

 

E questo decreto di scomunica è, in un certo senso, una scomunica nucleare. Essa specifica che non solo i vescovi consacranti e i vescovi consacrati vengono scomunicati, come previsto dal diritto canonico, ma che, più in generale, chiunque sia legato alla Fraternità Sacerdotale San Pio X – siano essi sacerdoti, seminaristi, fratelli, religiosi o persino voi, fedeli – ne è colpito.

 

Si afferma che chiunque aderisca formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X incorre automaticamente nella scomunica. Per “adesione formale” si intende chi frequenta regolarmente le cappelle della Fraternità e ne adotta le posizioni dottrinali.

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Severità senza precedenti

Queste misure sono estremamente severe da parte del Vaticano.

 

Ciò è tanto più sorprendente se si considera la situazione attuale della Chiesa. Siamo onesti: oggi nella Chiesa ci sono eresie di ogni genere. Ci sono scandali di ogni genere. Si possono compiere molte azioni contrarie alla fede senza subire alcuna censura.

 

Si può celebrare la Messa in modo profondamente scandaloso. Si può rinnegare pubblicamente la fede cattolica. Si può esprimere approvazione per le unioni omosessuali, il divorzio e altre forme di immoralità. Eppure, nessuno di questi attacchi alla fede in sé comporta la scomunica.

 

Dobbiamo quindi chiederci: perché Roma ha improvvisamente riacquistato tutta la sua autorità per impiegare una misura così estrema contro un gruppo di cattolici tradizionalisti?

 

Sembra davvero eccessivo che ricorra a questa «scomunica nucleare».

 

Le scomuniche di massa sono molto rare nella storia della Chiesa. È eccezionale che un papa dichiari la scomunica di un intero gruppo di persone – nel nostro caso, parliamo di centinaia di migliaia di persone.

 

Quando mettiamo a confronto queste due realtà – da un lato, tante persone all’interno della Chiesa che agiscono contro la fede, distruggendo la fede e la Chiesa, senza ricevere la minima sanzione, e dall’altro, ciò che facciamo noi, che viene contrastato non solo con tutto il rigore della legge, ma anche con una quantità eccessiva di forza e censura – siamo portati a concludere che a Roma esiste una sorta di sindrome di ostilità verso la Tradizione.

 

C’è chiaramente una profonda avversione per ciò che facciamo, e soprattutto per quanto accaduto mercoledì scorso: la garanzia della continuità della Tradizione attraverso questi quattro nuovi vescovi.

 

Il fatto è che continueremo ad esistere. Non scompariremo. Consacrando questi vescovi, abbiamo assicurato il nostro futuro. E Roma sembra profondamente irritata da questa realtà e cerca di colpirci con sanzioni di una severità del tutto sproporzionata.

 

Persino i media laici riconoscono che queste misure sono estremamente dure.

 

Questa situazione è molto triste.

 

È molto triste perché il papa è nostro padre, e noi lo consideriamo tale. In ogni famiglia, quando un figlio viene maltrattato dal padre, anche quando fa qualcosa di buono, qualcosa per il bene della famiglia, e il padre risponde con punizioni e severità, è una situazione dolorosa.

 

Ma lo è ancor di più quando quel padre è il Vicario di Cristo, colui che incarna Cristo su questa terra.

 

Un settore fiorente della Chiesa

Com’è possibile che, nell’attuale panorama ecclesiastico, mentre la Chiesa sta morendo, mentre tante anime la abbandonano, mentre si svuota gradualmente da tanti anni, esista allo stesso tempo un settore della Chiesa che fiorisce, che è vibrante, dove troviamo tante famiglie cattoliche di spicco, tante persone profondamente legate alla fede, che prendono sul serio la propria fede, che si sforzano veramente di rimanere in stato di grazia…

 

E qual è questo gruppo che il Papa sceglie di condannare e di voler eliminare? Proprio quello che prospera, l’unico settore della Chiesa che fiorisce veramente.

 

Roma sta esercitando un’enorme pressione su di voi, fedeli della Fraternità San Pio X, affinché smettiate di venire da noi. Roma vuole veramente la realtà del cattolicesimo tradizionale scompaia. Ecco perché ha preso queste misure, pur offrendovi una via di riconciliazione con Roma: andate dal vescovo, fate una professione di fede e così via.

 

Ma, allo stesso tempo, si ha l’impressione che non capisca affatto perché siete qui. Se siete qui oggi, è perché avete già fatto molti sacrifici.

 

Alcuni di voi hanno perso degli amici. Altri hanno visto deteriorarsi i rapporti familiari o sono costantemente oggetto di rimproveri da parte dei parenti, che li accusano di essere scismatici o di altre cose simili semplicemente perché vengono qui. Quindi avete già pagato un prezzo.

 

Ci si aspetterebbe che, se Roma vi offrisse una via di riconciliazione, lo capisse e vi dicesse: «vi garantiremo i mezzi per vivere la fede cattolica tradizionale all’interno delle normali strutture della Chiesa». Ma sembra che non ci sia alcuna sensibilità a riguardo.

 

In definitiva, ciò che vi viene offerto è semplicemente la reintegrazione in un sistema in cui dovrete conformarvi proprio a ciò che temete, e a ragione: vedere la vostra fede compromessa dall’adozione della nuova Messa, dalle idee moderne, dalla falsa nozione di dignità umana, dall’ecumenismo, dalla libertà religiosa e da tutto ciò che ne deriva.

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San Maurizio: Obbedire senza tradire la fede

Durante il nostro pellegrinaggio in Svizzera questa settimana, pochi giorni dopo le consacrazioni e la pubblicazione di questo decreto, abbiamo avuto la grande grazia di visitare l’Abbazia di San Maurizio.

 

Questo è il luogo in cui la famosa Legione Tebana diede la vita per Cristo.

 

La Legione Tebana era composta da soldati provenienti dal Nord Africa che combatterono al servizio dell’Impero Romano. Questi soldati erano cristiani e vissero tra la fine del III e l’inizio del IV secolo. Erano sotto il comando dell’imperatore Massimiano.

 

Massimiano dichiarò loro: «questo esercito renderà omaggio a una divinità pagana. Celebreremo i riti di Mitra per ottenere la vittoria in battaglia. Tutti i soldati devono partecipare a queste cerimonie pagane. Pertanto, vi ordino di compiere questi riti».

 

La guida ci spiegò poi che la decisione di San Maurizio, comandante della legione, e dei suoi soldati, era di rispettare sia Dio che l’imperatore.

 

Da un lato, onorarono Dio rifiutandosi di partecipare a una sorta di cerimonia ecumenica in cui si adoravano falsi dèi; si rifiutarono di tradire la loro fede compiendo i riti mitraici.

 

Dall’altro lato, onorarono l’imperatore deponendo le armi davanti a lui; accettarono la punizione che intendeva infliggere loro, piuttosto che ammutinarsi o tentare di rovesciare la sua autorità.

 

Cosa decise allora l’imperatore?

 

Ordinò la famosa decimazione della legione. Tutti i soldati furono schierati. Una legione era composta da circa seimila uomini. Poi, un soldato su dieci fu giustiziato davanti agli occhi degli altri.

 

Dopo questa prima esecuzione, i sopravvissuti furono avvicinati: «avete visto cosa è successo. Siete ora pronti a compiere i riti pagani?».

 

Risposero: «no».

 

Così ricominciarono; ancora una volta, un uomo su dieci fu giustiziato. E questo continuò finché tutti i soldati non furono messi a morte.

 

Questa storia è molto simile alla nostra situazione, cari fedeli.

 

Di fronte alle sanzioni del Papa, vogliamo rispettare sia Dio che il Santo Padre; questa è la scelta che stiamo facendo.

 

Onoriamo Dio rimanendo fedeli alla nostra fede, rifiutandoci di comprometterla, come purtroppo molti altri hanno fatto nella Chiesa moderna, a danno della propria fede, ricevendo la Comunione sulla mano, partecipando alla nuova Messa o adottando idee moderne di ecumenismo o libertà religiosa.

 

D’altra parte, accettiamo le ingiuste sanzioni imposte dal papa, pur continuando a rispettare il suo ufficio e cercando di obbedirgli il più possibile, quando ciò non compromette la nostra fede.

 

Questi sono i due principi che guidano la nostra condotta.

 

In seguito a questa vittoria, Costantino prese il potere e promulgò l’Editto di Milano, che ripristinò la libertà di culto della Chiesa cattolica in tutto l’Impero Romano, senza ulteriori sanzioni. Possiamo credere che questi valorosi soldati, dando la vita per la fede, abbiano ottenuto grazie per la libertà della Chiesa.

 

Questo è ciò che don Pagliarani scrive al Papa nella sua lettera riguardo alle sanzioni imposte. Scrive: «offriamo le sofferenze causate da queste nuove sanzioni per il bene della Chiesa universale e di Sua Santità».

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Può una scomunica essere ingiusta?

Naturalmente, non consideriamo valida questa scomunica. Una cosa è affermare che una scomunica è stata pronunciata; tutt’altra è sapere se sia reale o meno.

 

Quando il papa afferma: «vi siete scomunicati da soli commettendo questo atto; siete in scisma; e chiunque aderisca formalmente a questo scisma è automaticamente scomunicato», ciò non è necessariamente vero.

 

Sarebbe vero solo se esistesse effettivamente uno scisma e se ciò che stiamo facendo fosse oggettivamente peccaminoso e sgradito a Dio. Ma il Papa sta chiaramente ignorando tutto ciò che abbiamo spiegato per mesi.

 

Il diritto canonico stesso tiene conto delle disposizioni soggettive di coloro che compiono le consacrazioni. Stabilisce che se qualcuno agisce per necessità, o crede che esista uno stato di necessità, la pena della scomunica non si applica.

 

E noi crediamo fermamente che questa sia una reale situazione di necessità. Agli occhi di Dio, quindi, non esiste una vera scomunica.

 

Ciò che è chiaro, tuttavia, è che la strategia del Vaticano è quella di usare la forza e la paura contro i fedeli per impedire loro di essere cattolici tradizionali e di continuare ciò che facciamo da sessant’anni.

 

Vogliono farvi credere che partecipare alla Messa con la Fraternità Sacerdotale San Pio X vi ponga fuori dalla Chiesa.

 

La fede ci tiene nella Chiesa.

 

Stanno quindi cercando di intrappolarvi tra due paure.

 

Da un lato, la paura di perdere la fede. Probabilmente conoscete familiari o ex cattolici che hanno perso la fede. Nell’era post-Concilio Vaticano II, la fede si è annacquata e molti ora ne possiedono solo una comprensione molto superficiale. Quindi potreste pensare: «Se mi trovassi in quell’ambiente, la mia anima sarebbe in pericolo. Non voglio che accada».

 

Dall’altro lato, però, si cerca di farvi temere che rimanendo nella Fraternità Sacerdotale San Pio X, sarete fuori dalla Chiesa.

 

Desidero assicurarvi, cari fedeli, che rimanere fedeli alla fede non vi espellerà mai dalla Chiesa. Queste due realtà non possono mai essere separate: la fede e la Chiesa.

 

La preservazione della fede è il fondamento primario dell’unità della Chiesa; è il principio primo che rende una persona membro della Chiesa. Questo è chiaro fin dal momento del battesimo: per essere battezzati, bisogna professare la fede e rimanervi fedeli.

 

Pertanto, se venite puniti proprio perché mantenete la vostra fede e accusati di essere fuori dalla Chiesa per questo motivo, tale affermazione è semplicemente falsa.

 

È la fede che vi mantiene nella Chiesa; non è mai la fedeltà alla fede che può escludervi, anche se coloro che attualmente governano la Chiesa affermano il contrario.

 

Lo vediamo ripetutamente nella storia della Chiesa.

 

In diverse occasioni, abbastanza numerose da far luce sulla questione anche oggi, nel XXI secolo, incontriamo grandi figure che furono scomunicate durante la loro vita, ma che la Chiesa in seguito onorò; alcune furono persino canonizzate.

 

Consideriamo il celebre caso di Sant’Atanasio, che rifiutò di accettare una formula semi-ariana riguardante la divinità di Cristo, una formula ambigua nel Credo.

 

Pensiamo a Santa Giovanna d’Arco, scomunicata e condotta al rogo come eretica.

 

Pensiamo anche a Santa Maria della Croce, la monaca australiana scomunicata dal suo vescovo per essere rimasta fedele ai suoi voti e alla sua regola religiosa.

 

Oggi, tutte queste figure sono onorate per il loro coraggio, perché sono rimaste fedeli alla verità nonostante le sanzioni ecclesiastiche.

 

Cari fedeli, questa è la situazione in cui ci troviamo.

 

Permettetemi di ricordarvi queste parole di conforto di Nostro Signore nel Sermone della Montagna: «beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

 

Uno dei modi in cui Roma sta cercando in particolare di instillare grande timore nei fedeli è dichiarando, a voi e al mondo intero, che d’ora in poi i sacramenti amministrati dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, in particolare la confessione e il matrimonio, sono invalidi.

 

Sapete che prima del 2015 non avevamo l’autorizzazione ad ascoltare le confessioni né ad assistere ai matrimoni, poi papa Francesco ci ha concesso questa giurisdizione. Abbiamo quindi beneficiato di questa giurisdizione per le confessioni e i matrimoni dal 2015 al 2026.

 

E dal 2 luglio questa giurisdizione ci è stata revocata. Ma ripeto: questo non è vero. Questi sacramenti rimangonovalidi nelle cappelle della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

 

Perché rimangono validi?

 

Ancora una volta, grazie alle disposizioni del diritto canonico. Il diritto canonico prevede situazioni in cui un sacerdote che normalmente non possiede l’autorizzazione necessaria riceve comunque la giurisdizione richiesta dalla Chiesa, direttamente per legge, in modo che questi sacramenti siano validi.

 

Prendiamo l’esempio della confessione.

 

Il diritto canonico prevede che, non appena sussista la minima apparenza che il sacerdote possieda tale giurisdizione, la Chiesa gliela sostituisca. Il sacerdote deve solo dare l’apparenza di possedere tale giurisdizione. Ad esempio, dopo questa omelia, indosserò la stola ed entrerò nel confessionale. Con questo semplice gesto, do l’apparenza di possedere la giurisdizione necessaria, e questo è sufficiente perché il sacramento sia valido.

 

Pertanto, il diritto canonico contiene tutta una serie di disposizioni specificamente pensate per tali situazioni. La Chiesa desidera, per quanto possibile, garantire la validità delle confessioni e dei matrimoni.

 

Pertanto, ci appelliamo ancora una volta a questa giurisdizione supplementare per assicurarvi che questi sacramenti rimangono validi. La tempesta passerà.

 

Infine, credo che la stessa cerimonia di consacrazione sia per noi un magnifico simbolo.

 

Probabilmente avete assistito, in tutto o in parte, a questa cerimonia di sei ore che si è svolta mercoledì. Avrete sicuramente notato che subito dopo la consacrazione dei vescovi, dopo che avevano ricevuto la Santa Comunione dalle mani del vescovo consacrante, si è scatenato un violento temporale.

 

I sacerdoti, come me, erano sotto il tendone; non ci siamo bagnati, ma i fedeli, che erano fuori, sono stati letteralmente inzuppati. Prima che scoppiasse il temporale, era stato dato un annuncio: «Si sta avvicinando un violento temporale, mantenete la calma». «Pregheremo il Rosario; durerà circa mezz’ora. Pregheremo il Rosario».

 

Ed è esattamente quello che è successo. I fedeli, con grande coraggio, sono rimasti al loro posto; sono stati letteralmente flagellati dalla pioggia.

 

Abbiamo recitato il Rosario, abbiamo cantato il Rosario in latino. Le circa ventimila persone presenti hanno cantato insieme il Rosario in latino. Tutti sono rimasti calmi, poi la tempesta si è placata, la cerimonia è terminata e il sole è tornato a splendere. Tutti si sono asciugati e alla fine hanno potuto scattare una splendida foto di gruppo.

 

Questo è proprio il simbolo di ciò che sta accadendo. Subito dopo le consacrazioni episcopali è arrivata la tempesta: la tempesta di queste sanzioni romane.

 

Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo rimanere calmi, dobbiamo pregare la Madonna, dobbiamo starle vicini e dobbiamo avere la certezza che anche questa tempesta passerà, passerà.

 

Si dice spesso che nulla di violento dura a lungo; anche questa violenta tempesta, alla fine, si placherà. Un giorno, la Chiesa sarà restaurata. Nel frattempo, siamo privilegiati; possiamo dire che stiamo ricevendo una grazia.

 

La grazia propria di questo momento è quella di mantenere questo buon spirito, di offrire in sacrificio l’ingiustizia commessa contro la Fraternità Sacerdotale San Pio X, e ora anche contro di voi, cari fedeli. Offriamo questa ingiustizia per il bene della nostra Santa Madre Chiesa.

 

Credo che questo sarà un grande contributo alla restaurazione della Chiesa e sarà anche molto meritorio per le vostre anime.

 

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

 

Amen.

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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