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Gender

L’OMS sostiene la fluidità di genere

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede di aggiornare le sue linee guida sul genere per affermare che «il sesso non è limitato a maschi o femmine».

 

Le linee guida sono in fase di aggiornamento rispetto alla versione 2011 sulla base di «nuove prove scientifiche e progressi concettuali» su genere, salute e sviluppo.

 

La nuova guida aggiornerà i «concetti chiave sul genere», oltre ad ampliare il concetto di intersezionalità, che esamina come le «dinamiche del potere di genere» interagiscono con altre gerarchie di privilegio o svantaggio, portando a risultati di salute diversi tra quegli individui.

 

Andrà anche «oltre gli approcci non binari» per riconoscere che l’identità di genere esiste su un continuum e che «il sesso non è limitato al maschio o alla femmina».

 

La dott.ssa Karleen Gribble, esperta in infermieristica e ostetricia della Western Sydney University, è stata critica nei confronti della mossa in un’intervista con il MailOnline.

 

«La formulazione relativa all’esistenza di sessi ulteriori al maschile e femminile è preoccupante», ha detto. «Il sito web dice che il manuale è in fase di aggiornamento “alla luce di nuove prove scientifiche e progressi concettuali su genere, salute e sviluppo”».

 

«Tuttavia, non ci sono nuove prove scientifiche che suggeriscano che ci siano più di due sessi. Piuttosto, l’idea che ci siano più di due sessi, è una comprensione postmoderna e non scientifica che non dovrebbe essere supportata dall’OMS».

 

L’OMS, d’altra parte, sostiene che è necessario andare oltre gli approcci binari per promuovere la salute mondiale.

 

«L’analisi di genere identifica, valuta e informa le azioni per affrontare la disuguaglianza e l’iniquità. Viene utilizzato per identificare sistematicamente i differenziali tra gruppi di donne e uomini, legati al sesso o al genere, in termini di fattori di rischio, esposizioni e manifestazioni di cattiva salute, gravità e frequenza delle malattie, comportamenti di ricerca della salute, accesso alle cure ed esperienze nelle strutture sanitarie, così come i risultati e l’impatto della cattiva salute».

 

«È fondamentale raccogliere e analizzare sistematicamente dati disaggregati per sesso e fattori aggiuntivi come età, etnia, stato socioeconomico e disabilità».

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

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Epidemie

Vaccino vaiolo delle scimmie, il ministero dà la priorità agli omosessuali di orge con la droga

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Sono arrivate in Italia alcune dosi del vaccino contro il vaiolo delle scimmie.

 

Si tratta di un numero esiguo di sieri, solo 5.200, che saranno somministrate allo Spallanzani di Roma, il famoso istituto di malattie infettive che per qualche ragione abbiamo imparato a conoscere durante la pandemia. A fine 11 mila dosi dovrebbero arrivare per esser disturbiate alle regioni che registrano il maggior numero dei contagi: Lazio, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto.

 

Il direttore dell’OMS Tedros ha dichiarato il vaiolo delle scimmie un’emergenza mondiale, a quanto sembra scavalcando il parare della stessa commissione preposta. Secondo l’ente, i casi al 23 luglio sarebbero 26.500 in tutto il mondo, con 9 decessi.

 

Dopo i primi imbarazzi, è emerso chiaramente che la malattia colpiva soprattutto – al 99%, secondo il dato britannico – la popolazione dei maschi omosessuali attivi, con focolai a seguito di eventi gay di massa, che abbondano in ogni dove durante il mese di giugno, oramai consacrato dal mondo moderno come «mese dell’orgoglio gay». L’OMS, dopo aver inizialmente detto che la partecipazione alle parate omo non era da evitarsi, ha comunque raccomandato ai maschi gay di «limitare i partner sessuali».

 

Il ministero della Salute della Repubblica Italiana ha quindi diramato una circolare in cui vengono indicate le categorie di persone, oltre al «personale di laboratorio con possibile esposizione diretta a orthopoxvirus»,  cui andrebbero riservate le poche migliaia di dosi di vaccino arrivate:

 

«Persone gay, transgender, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini (MSM) che rientrano nei seguenti criteri di rischio: storia recente (ultimi 3 mesi) con più partner sessuali; partecipazione a eventi di sesso di gruppo; partecipazione a incontri sessuali in locali/club/cruising/saune; recente infezione sessualmente trasmessa (almeno un episodio nell’ultimo anno); abitudine alla pratica di associare gli atti sessuali al consumo di droghe chimiche (Chemsex)».

 

Vi diamo il tempo di stropicciarvi gli occhi e provare a leggere.

 

Il ministero, in pratica, non solo ammette la preminenza della malattia presso i maschi gay, ma descrive in dettaglio tutta una serie di pratiche risapute, ma per lo più taciute per decenza dalla società e dai suoi media che vogliono accomunare gli omosessuali agli eterosessuali, coppiette per bene che pagano le tasse, preparano le torte e quindi hanno diritto di sposarsi e di «avere» (con l’adozione o più spesso con la riproduzione artificiale) dei bambini.

 

Insomma, una circolare ministeriale potrebbe infrangere l’immagine «borghese» che l’omosessualismo era riuscito a crearsi dopo anni e anni in cui le loro pratiche erano associate più ad oscurità dionisiache – quelle, appunto delle dark room che pare citare la circolare ministeriale.

 

La promiscuità degli omosessuali è oggi un tabù: non lo era tuttavia quando trovarono il paziente zero dell’AIDS, allora chiamata Gay Related Immunodeficiency (GRID), lo steward canadese Gaëtan Dugas, che ammise di avere centinaia di partner sessuali all’anno per un computo che superava, nel solo Nordamerica, i 2500 dal 1972.

 

Quando il ministero scrive «partecipazione a eventi di sesso di gruppo», usa la parafrasi per non dire, con una semplice, breve parola, «orgia» – una pratica che a questo punto uno si immagina sia popolare su quelle sponde, se c’è perfino il rischio di ammalarsi di vaiolo delle scimmie.

 

Si parla di club: sono quelli magari affiliati a qualche circuito a sua volta legato in qualche modo alla politica? Non lo sappiamo, però adesso sappiamo che esistono: locali dove si consumano «incontri sessuali». Ma è legale? Come si chiamano nel mondo «eterosessuale», questi luoghi? La legge Merlin può c’entrare qualcosa? Non risponderemo noi.

 

Siamo scioccati anche da quest’altra rivelazione: ma quindi, nelle saune, avvengono rapporti omosessuali? In sauna, nonostante la calura,  si può prendere il vaiolo delle scimmie?

 

E poi ancora: «recente infezione sessualmente trasmessa (almeno un episodio nell’ultimo anno)» cosa vuol dire? Vuol dire che, oltre al vaiolo delle scimmie, questi tizi possono avere preso anche un’altro morbo? Cos’è, un ambo nella tombola del contagio? E quale sarebbe l’altra malattia sessualmente trasmessa? L’AIDS? Lo scolo? La candida? Ma perché? Queste malattie circolano tra i gay? Anche qui, siamo spiazzati.

 

Stupisce pure come la circolare contenga parole gergali sconosciute ai profani, cioè ai non-gay: il crusing, abbiamo cercato su Google senza aprire la pagina saltata fuori limitandoci a copincollare dalla pagina di ricerca, è definito «il battuage (…): l’andar per boschi, pinete e luoghi impervi, nascosti o bui, spiagge e parcheggi, bagni pubblici o stazioni di servizio alla ricerca di un piacere effimero, fine a se stesso e senza coinvolgimento emotivo».

 

Ma quindi, i luoghi della natura, le piazzole di sosta, i cessi pubblici (esistono ancora?) sono luoghi di incontro omofilo? E ancora, «senza coinvolgimento emotivo» significa che si tratta di sesso conosciuti, rapporti disindividuanti, nei quali nemmeno vuol sapere chi ci sia dall’altra parte dell’accoppiamento? Un sesso senza amore, che la canzone di Venditti ci ha insegnato essere impensabile?

 

Cruising, adesso che ricordiamo, è anche il titolo di una vecchia pellicola con Pacino, una delle sue prime, diretta dal regista de L’esorcista William Friedkin. In effetti, la storia che racconta è simile: omicidi nel mondo omosessuale di Nuova York, un poliziotto si infiltra nel giro scoprendone le regole e i misteri.

 

Stupisce ancora una volta la preparazione ministeriale che parla di «Chemsex»: si tratta dell’uso di droghe sintetiche (metanfetamina, mefedrone, GHB, GBL, popper) all’interno di festini omosessuali.

 

Un caso dell’anno passato, che riguardava il consigliere di un celebre politico, ci pare si possa ascrivere al fenomeno, anche se i contorni della vicenda, da cui è uscito senza conseguenze penali, sono ancora oscuri.

 

Nel Chemsex la droga, scrive Wikipedia, serva a «facilitare o migliorare l’attività sessuale. Dal punto di vista sociologico, si riferisce a una sottocultura di tossicodipendenti ricreativi che intraprendono attività sessuali ad alto rischio sotto l’effetto di droghe all’interno di sottogruppi.  Ciò può includere il sesso non protetto durante le sessioni con più partner sessuali che possono continuare per giorni».

 

Eh?

 

Orge drogastiche che durano per giorni? Sesso ad alto rischio? Tra gli omosessuali? Ma non erano quelli bravi, ligi alle regole? Non erano quelli consapevoli dei rischi, specie dopo aver visto la catastrofe dell’AIDS? (Dove, a tirare le fila, c’era sempre Fauci…)

 

Insomma, grazie alla circolare scopriamo cose che non immaginavamo. In pratica, un corso accelerato di antropologia gay.

 

Ma chi si immaginava che questo tipo di sessualità fosse così diversa dalla nostra, che è assai domestica e talvolta – addirittura! – monogamica?

 

Per fortuna che c’è il ministero della Salute, che queste cose invece le conosce, e non ha paura di parlarne.

 

E dire in faccia agli italiani: per il vaiolo delle scimmie, con il quale vi stiamo terrorizzando, la precedenza dovrebbe averla, per aderire bene alla checklist, un-maschio-omosessuale-promiscuo-già-con-malattia-venerea-che-va-con-sconosciuti-in-orge-piene-di-droga. (Accidenti: è proprio quell’immagine «dionisiaca» dell’omosessualità che era sparita dalla mente del mondo…)

 

Non è chiaro come gli interessati dimostreranno ai vaccinatori di avere esattamente questo profilo. Esibiranno una tessera? Quale?

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gender

Arrestato per aver condiviso un meme critico degli LGBT. La psicopolizia è realtà

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Un video circolante ora in rete mostra la polizia britannica arrestare  un veterano dell’esercito dopo che l’uomo ha condiviso un meme su Facebook.

 

A quanto è stato detto, tale meme, che era stato solo condiviso dal cittadino messo agli arresti, avrebbe «causato ansia» a qualcuno, che lo ha quindi segnalato alle forze dell’ordine, che a loro volta hanno ritenuto di dover intervenire fisicamente.

 

Il 51enne Darren Brady è stato arrestato venerdì ad Aldershot, una località a Sud Ovest di Londra, per aver ripubblicato un meme di bandiere LGBT disposte a forma di svastica.

 


Il meme è stato originariamente pubblicato dall’attivista politico conservatore Laurence Fox, il cui account Twitter è stato successivamente bloccato, come riportato dal Daily Mail. Il Fox aveva spiegato che il meme è un modo per attirare l’attenzione sul mese del Pride Month che egli vede sempre più come «forzato da un senso di autoritarismo prepotente».

 

Quando Brady ha ripubblicato il meme su Facebook, qualcuno lo ha denunciato alla polizia, che si è presentata a casa sua, non una ma due volte, scrive Summit News.

 

«La prima volta, Brady ha detto che la polizia gli ha dato la “possibilità” di frequentare un “corso di rieducazione” a proprie spese di 80 sterline per evitare di essere arrestato e potenzialmente accusato di un crimine d’odio».

 

«La polizia è quindi tornata dieci giorni dopo e ha arrestato Brady, così come Harry Miller, un ex agente di polizia diventato attivista che ha cercato di impedire l’arresto».

 

Laurence Fox, l’attivista autore del post condiviso che Brady aveva contattato nel frattempo, ha filmato l’arresto.

 

 

La lista degli psicoreati perseguiti concretamente in Gran Bretagna attuale – davvero degna patria di Orwell – è oramai lunghissima.

 

Elenca sempre Summit News:

 

  • Un uomo del Regno Unito è stato incarcerato per 20 settimane per il “reato” di aver pubblicato meme offensivi di George Floyd nelle chat di gruppo private di WhatsApp e Facebook

 

  • L’anno scorso, una madre di 50 anni in Scozia è stata accusata di «crimine d’odio transfobico» dopo aver ritwittato l’immagine di un nastro di suffragette.

 

  • A giugno, le forze di polizia dell’Essex sono state ridicolizzate per aver twittato il loro sostegno al gay pride , ma nello stesso tweet hanno avvertito gli intervistati che avrebbero «monitorato» le risposte per «crimini d’odio».

 

  • Dopo aver contattato i suoi datori di lavoro, la polizia di Humberside ha interrogato un uomo e gli ha detto di «controllare il suo pensiero» dopo aver pubblicato una filastrocca che offendeva una persona transgender.

 

  • La polizia del Merseyside è stata costretta a rispondere dopo che gli agenti avevano preso parte a una campagna pubblicitaria elettronica fuori da un supermercato in cui affermava che “essere offensivi è un reato”, con le autorità che in seguito hanno chiarito che in realtà non si tratta di un reato.

 


Sì, siamo dentro l’incubo distopico della società post-costituzionale, dove la libertà di espressione è un ridicolo miraggio, e dove si viene perseguiti perfino per ciò che si ospita dentro il proprio foro interiore.

 

La parola giusta è, esattamente: psicopolizia.

 

 

 

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Violenza domestica nelle relazioni LGBT 8 volte superiore a quella degli eterosessuali: rapporto della Giustizia USA

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Secondo un documento del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ), i tassi di «vittimizzazione violenta» erano «significativamente più alti» nelle relazioni tra persone che si identificavano come lesbiche, gay o bisessuali rispetto a coloro che si dicono eterosessuali. Lo riporta Lifesitenews.

 

«Il tasso di vittimizzazione violenta è variato in modo significativo in base all’orientamento sessuale nel periodo 2017-2020», si legge nel rapporto intitolato Violent Victimization by Sexual Orientation and Gender Identity, 2017-2020.

 

Il rapporto, pubblicato nel giugno 2022, ha messo in evidenza un contrasto significativo tra la violenza documentata nelle relazioni «etero» e la violenza documentata nelle relazioni omosessuali, lesbiche o bisessuali.

 

Evidenziando i dati relativi allo stupro o all’aggressione sessuale, il numero di individui «bisessuali» aggrediti è stato 18 volte superiore a quello tra gli individui «etero» ed era oltre il doppio tra le «persone lesbiche o gay» rispetto alle persone «etero».

 

Esaminando in particolare la violenza domestica, che «include vittimizzazioni violente commesse da partner intimi o familiari attuali o precedenti», il rapporto ha rilevato che le relazioni bisessuali hanno subito «circa otto volte» più violenza rispetto alle relazioni eterosessuali.

 

Nel frattempo, la violenza domestica si è verificata a «più del doppio» delle relazioni «lesbiche o gay» rispetto alle relazioni eterosessuali.

 

Ancora più specificamente, il rapporto ha rilevato che per la «violenza intima del partner», che è la violenza eseguita da «solo partner intimi attuali o precedenti», la cifra era oltre 8 volte più alta tra le «persone bisessuali» rispetto alle «persone eterosessuali».

 

Al di fuori delle relazioni, il tasso di vittimizzazione violenta dei maschi che si identificavano come «maschi gay» era il doppio rispetto ai maschi eterosessuali, con le «femmine bisessuali» che subivano quasi 8 volte più violenza delle «donne eterosessuali».

 

I risultati riportati dall’ufficio di statistica giudiziaria del Dipartimento di Giustizia sono simili a quelli riportati nel 2018 dall’American Journal of Men’s Health, che ha rilevato che quasi la metà degli uomini omosessuali nel sondaggio ha riportato «una qualche forma di abuso intimo del partner».

 

Lo stesso studio ha mostrato che le relazioni abusive tendevano a non comunicare sullo stato dell’HIV e rappresentavano un rischio maggiore di trasmissione dell’HIV.

 

Nel 2013 è stato riportato in un altro rapporto finanziato dal Dipartimento di Giustizia che i giovani omosessuali avevano «il 148% in più di probabilità di subire abusi fisici nelle relazioni».

 

 

 

 

 

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