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Lo Zuckerberg testimonia al processo per la dipendenza dai social media

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Il CEO di Meta Marco Zuckerberg ha respinto le accuse secondo cui la sua piattaforma Instagram prende deliberatamente di mira i bambini e ne danneggia la salute mentale, in un processo che potrebbe scatenare un’ondata di condanne contro il gigante dei social media.

 

Mercoledì Zuckerberg è comparso in tribunale a Los Angeles. La querelante, una ventenne californiana conosciuta come «Kaley», sostiene di aver sviluppato ansia, depressione e dismorfismo corporeo dopo essere diventata dipendente da Instagram, YouTube e altre piattaforme di social media quando era preadolescente.

 

Anche Alphabet, proprietaria di YouTube, è citata come imputata nel caso, mentre TikTok e Snap hanno raggiunto un accordo extragiudiziale con Kaley. Decine di genitori che attribuiscono a queste piattaforme la responsabilità dei problemi di salute mentale o della morte per suicidio dei propri figli hanno partecipato al processo, e sono pendenti circa 1.600 cause simili.

 

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Lo Zuckerberg ha negato di aver progettato Instagram intenzionalmente per invogliare gli utenti a scorrere, ma gli sono stati presentati documenti interni che rivelavano che Meta considerava il tempo medio trascorso sulla piattaforma come una «pietra miliare» per il successo. Lo Zuckerbergo ha anche negato di aver preso di mira gli utenti preadolescenti, violando il divieto di Instagram per i minori di 13 anni. Ancora una volta, gli sono stati mostrati documenti interni che mettevano in dubbio la sua difesa.

 

«Se vogliamo avere successo con gli adolescenti, dobbiamo coinvolgerli fin da quando sono ancora adolescenti», si leggeva in una slide di una presentazione del 2018. Un altro documento del 2015 mostrava come circa il 30% dei bambini di 10-12 anni negli Stati Uniti utilizzasse Instagram, mentre un altro rivelava che Meta mirava ad aumentare il tempo trascorso dai bambini di 10 anni sulla piattaforma.

 

Lo Zuckerberg ha affermato di non «ricordare il contesto» di quest’ultimo documento e ha ammesso che è «molto difficile» impedire ai minori di 13 anni di mentire sulla propria età per creare un account. Instagram ha iniziato a richiedere agli utenti di inserire la data di nascita solo nel 2019. In precedenza, agli utenti veniva semplicemente chiesto di confermare di avere più di 13 anni.

 

Gli avvocati di Meta hanno sostenuto che le funzionalità di Instagram, inclusi i filtri «bellezza» che imitano gli effetti della chirurgia plastica, non causano di per sé problemi di salute mentale. I problemi di Kaley, hanno affermato, derivano dalla sua infanzia travagliata. In una dichiarazione rilasciata mercoledì, un portavoce dell’azienda ha affermato che «le prove dimostreranno che ha affrontato molte sfide significative e difficili ben prima di utilizzare i social media».

 

Tuttavia, i ricercatori di Meta hanno scoperto che gli adolescenti che sostenevano che Instagram li facesse sentire male riguardo al proprio corpo ricevevano più contenuti «adiacenti ai disturbi alimentari» rispetto a quelli che non lo sostenevano, come riportato dall’agenzia Reuters a ottobre. Poco meno della metà degli adolescenti statunitensi ritiene che l’uso dei social media abbia un impatto «per lo più negativo» sulla propria salute mentale, secondo un sondaggio del Pew Research Center condotto lo scorso anno.

 

La causa contro Meta si inserisce in un contesto più ampio di regolamentazione delle aziende di social media in Occidente. Diversi Paesi europei, tra cui Francia, Grecia e Spagna, hanno annunciato l’intenzione di vietare l’uso dei social media ai minori di 15 o 16 anni. Questi divieti sono stati abbinati a leggi che puniscono le piattaforme per «incitamento all’odio» e «disinformazione», una mossa che gli Stati Uniti hanno duramente condannato.

 

Dopo una grande campagna acquisti dei migliori talenti sulla piazza, Meta si era trovata nel 2024 in difficoltà per la dipartita di ricercatori IA di altissimo livello. L’assunzione delle grandi menti del settore è continuata, in battaglia con altre realtà come xAI di Elon Musl.

 

Secondo un articolo di mesi fa del Wall Street Journal, Meta – società padrona, oltre che di Facebook, di Instagram e Whatsapp – starebbe sviluppando segretamente un potente modello di Intelligenza artificiale progettato per competere con GPT-4 di OpenAI.

 

Come riportato da Renovatio 21, per quanto poco reclamizzato, Facebook nel tempo ha eseguito ricerche molto avveniristiche, come quella per creare dispositivi in grado di leggere il pensiero degli utenti.

 

Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa è emerso che Facebook citata in giudizio per accuse di sfruttamento sessuale di minori.

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Diversi Paesi stanno adottando misure restrittive: l’Australia ha vietato l’accesso ai social media per gli under 16, la Danimarca sta preparando un divieto per i minori di 15 anni, mentre Francia e Spagna stanno lavorando a leggi analoghe per imporre limiti di età.

 

Come riportato da Renovatio 21, negli anni si sono accumulate varie accuse e rivelazioni su Facebook, tra cui accuse di uso della piattaforma da parte del traffico sessuale, fatte sui giornali ma anche nelle audizioni della Camera USA.

 

Due anni fa durante un’audizione al Senato americano era stato denunciato da senatori e testimoni come i social media ignorano le reti pedofile che operano sulle loro piattaforme.

 

Secondo il Wall Street Journal, che già in passato aveva trattato l’argomento, Meta avrebbe un problema con i suoi algoritmi che consentono ai molestatori di bambini sulle sue piattaforme. La cosa stupefacente è il fatto che ai pedofili potrebbe essere stato concesso di connettersi sui social, mentre agli utenti conservatori no,

 

Le accuse sono finite in una storia udienza a Washington di Mark Zuckerberg, che è stato indotto dal senatore USA Josh Holloway a chiedere scusa di persona alle famiglie di bambini danneggiati dal social. Lo Stato del Nuovo Messico ha fatto causa a Meta allo Zuckerberg per aver facilitato il traffico sessuale minorile.

 

L’ultima tornata di documenti del tribunale aveva mostrato anche che Meta avrebbe insabbiato le ricerche sulla salute mentale degli utenti Facebook.

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Immagine screenshot da YouTube

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Ancora un’indagine UE su Musk: deepfake denudanti

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Sono state avviate nell’Unione Europea due nuove indagini sulla piattaforma social X di Elon Musk, a seguito delle segnalazioni secondo cui il suo chatbot basato sull’Intelligenza Artificiale Grok avrebbe generato immagini sessualizzate di persone reali, inclusi minori.   Grok, creato dall’iniziativa di intelligenza artificiale xAI di Musk e integrato nella piattaforma X, ha attirato l’attenzione internazionale sin dal suo lancio nel 2023. I critici hanno manifestato preoccupazione per la presenza di retorica estremista, pregiudizi politici e contenuti sessualmente espliciti, avvertendo che strumenti di intelligenza artificiale scarsamente moderati possono esporre gli utenti, in particolare gli adolescenti, a materiali dannosi.   Martedì la Commissione irlandese per la protezione dei dati ha aperto un’indagine su X, dichiarando che verificherà se l’azienda abbia violato le norme UE sulla protezione dei dati permettendo la creazione di «immagini intime e/o sessualizzate non consensuali».

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Sempre martedì il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha disposto che i procuratori indagassero su X, insieme a Meta e TikTok, per la presunta «creazione e diffusione di materiale pedopornografico utilizzando la loro intelligenza artificiale». Ha concluso: «L’impunità dei giganti deve finire».   Questi annunci si inseriscono in una più ampia azione di contrasto da parte delle autorità regolatorie europee nei confronti delle grandi aziende tecnologiche, accusate di pratiche abusive diffuse sulle piattaforme online, che vanno dalla condotta anticoncorrenziale nel settore della pubblicità digitale alla progettazione intenzionale di funzionalità che favoriscono la dipendenza sui social media.   X è già oggetto di indagini anche in Francia e Gran Bretagna. L’Italia ha emesso un avviso in cui si sottolinea che l’uso di strumenti di Intelligenza Artificiale per produrre immagini deepfake «svestite» senza consenso potrebbe configurare una grave violazione della privacy nonché un reato penale.   La Politica di Utilizzo Accettabile di xAI vieta espressamente la rappresentazione di persone in chiave pornografica e la sessualizzazione di minori. Nonostante ciò, in una recente tendenza nota come «digital undressing», gli utenti hanno taggato pubblicamente il bot ordinandogli di modificare fotografie.   I ricercatori del Center for Countering Digital Hate hanno riferito che Grok ha generato quasi tre milioni di immagini a sfondo sessuale in meno di due settimane, di cui circa 23.000 sembravano raffigurare minori.   Il mese scorso X ha diffuso una dichiarazione in cui ha ribadito il proprio impegno a mantenere la piattaforma «sicura» e ha affermato di adottare una «tolleranza zero» nei confronti dello sfruttamento sessuale dei minori, della nudità non consensuale e dei contenuti sessuali indesiderati.

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Come riportato da Renovatio 21 il tema delle euromulte contro Musk è risalente.   Brusselle aveva valutato l’ipotesi di multe contro X da quando l’ex commissario alla tecnologia UE, Thierry Breton, aveva accusato la piattaforma di non aver controllato adeguatamente i contenuti illegali e di aver violato il Digital Services Act (DSA) dell’UE del 2022. La decisione se penalizzare X spetta ora alla commissaria UE per la concorrenza, Margrethe Vestager.   Come noto al lettore di Renovatio 21, Elone per qualche ragione è assai inviso all’oligarchia europea e a tanta politica continentale, come hanno dimostrato i discorsi del presidente italiano Sergio Mattarella, che pareva attaccare proprio Musk e le sue ambizioni sui social e nello spazio.   Poche settimane fa il Musk ha chiesto l’abolizione della UE in quanto «Quarto Reich».    

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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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Il Cremlino contro Telegram

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Le autorità russe hanno confermato di aver adottato misure nei confronti dell’app di messaggistica Telegram, accusandola di non aver ottemperato agli obblighi previsti dalla legge nazionale. L’annuncio è giunto dopo che, in tutto il Paese, numerosi utenti hanno lamentato malfunzionamenti dell’applicazione.

 

Mercoledì, parlando con i giornalisti, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha spiegato che l’ente di regolamentazione dei media Roskomnadzor ha avviato azioni contro Telegram perché «esiste una legge che va rispettata» e le società che offrono servizi di comunicazione devono conformarsi integralmente alla normativa vigente.

 

«Siamo in contatto con rappresentanti di Telegram, ma in assenza di una risposta adeguata il Roskomnadzor procederà con le misure previste, sempre nel pieno rispetto della nostra legislazione», ha dichiarato Peskov, precisando che «non c’è nulla di positivo in questa situazione, si può solo esprimere rammarico, ma la legge va rispettata».

 

Durante il fine settimana, gli utenti russi hanno segnalato gravi disservizi su Telegram: l’invio di foto e video è diventato quasi impossibile e diversi bot hanno subito rallentamenti significativi.

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Martedì il Roskomnadzor ha ufficialmente confermato di aver limitato le funzionalità del servizio di messaggistica, specificando che tali restrizioni resteranno in vigore fino a quando Telegram non si adeguerà alla normativa russa.

 

Mercoledì, un tribunale di Mosca ha inoltre giudicato Telegram colpevole di non aver rimosso o bloccato contenuti la cui diffusione è vietata in Russia, irrogando una sanzione pecuniaria di 10,8 milioni di rubli (equivalenti a circa 117.830 euro).

 

Pavel Durov, fondatore di Telegram, ha criticato duramente le restrizioni, sottolineando che la sua azienda «difende la libertà di espressione e la privacy, indipendentemente da qualsiasi pressione».

 

Le autorità russe hanno più volte accusato Telegram e WhatsApp (di Meta) di applicare doppi standard nelle risposte alle richieste di dati: secondo il ministero dello Sviluppo Digitale, i due servizi si rifiutano sistematicamente di collaborare con le forze dell’ordine russe in casi di frode e terrorismo, mentre «rispondono prontamente» alle analoghe richieste provenienti da servizi segreti stranieri.

 

Entrambe le piattaforme sono state spesso utilizzate dai servizi di intelligence ucraini per reclutare e indurre cittadini russi – in particolare persone anziane – a compiere atti di sabotaggio.

 

I funzionari russi hanno invitato la popolazione a passare al messenger nazionale MAX, presentato come un’alternativa sicura alle piattaforme straniere, in grado di ridurre le frodi online e di rafforzare la sovranità digitale del Paese.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’app di Telegram più volte è stata minacciata di espulsione dall’Ucraina, perché percepita come filorussa. Il capo dell’Intelligence militare ucraina Kyrylo Budanov in precedenza aveva apertamente definito Telegram una «minaccia alla sicurezza nazionale». A settembre, il governo ha ordinato ai dipendenti di limitare l’uso dell’app sui loro telefoni di lavoro. Anche il segretario del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale dell’Ucraina Oleksyj Danilov aveva dichiarato che Telegram è un servizio «pericoloso».

 

Telegram è stato bandito in Russia dal 2018 al 2020, poiché Durov ha respinto le richieste di fornire alle forze dell’ordine l’accesso alle comunicazioni criptate di presunti terroristi, sostenendo che era tecnicamente impossibile. Il servizio con sede negli Emirati Arabi Uniti ha negato di fornire informazioni sugli utenti al governo russo, ha riportato il NYT.

 

Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa secondo un post ufficiale su Facebook, le autorità ucraine hanno vietato ai funzionari governativi, al personale militare e ad altri lavoratori della difesa e delle infrastrutture critiche di utilizzare Telegram sui dispositivi forniti dallo Stato.

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Come riportato da Renovatio 21, nei mesi della pandemia la Germania ha apertamente valutato la possibilità di chiudere Telegram, unico social che – di origine russa con server negli Emirati – pareva non censurare le opinioni degli utenti come invece facevano tutte le altre piattaforme.

 

Nel 2022, il governo tedesco ha accusato Telegram di fornire una piattaforma per negazionisti del COVID-19 e «radicali di destra» e ha persino minacciato di bloccare l’app se la società dietro di essa non avesse collaborato con Berlino e fermato la diffusione dell’incitamento all’odio e dell’estremismo.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel 2023 la Germania ha messo in galera un uomo per aver sostenuto la Russia su Telegram.

 

Telegram nel 2024 è stato sospeso in Spagna. L’app è stata vietata in Somalia assieme a TikTok per «terrorismo».

 

In Italia la questione Telegram era stata posta, su altre basi, all’inizio del lockdown 2020: gli editori italiani lamentarono che esistevano sull’app alcuni canali dove si potevano scaricare gratuitamente giornali e riviste – praticamente, un angolo di pirateria diffusa. La Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) chiese all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) di «un provvedimento esemplare e urgente di sospensione di Telegram, sulla base di un’analisi dell’incremento della diffusione illecita di testate giornalistiche sulla piattaforma che, durante la pandemia, ha raggiunto livelli intollerabili per uno Stato di diritto».

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Trump si rifiuta di scusarsi per il meme di Obama-scimmia

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rifiutato di scusarsi dopo che un video che ritraeva l’ex presidente Barack Obama e sua moglie Michelle come scimmie è stato pubblicato sul suo account Truth Social. Il video, ora cancellato, è stato condannato sia dai Democratici che dai Repubblicani come razzista e profondamente offensivo.   Secondo Axios, il video è stato pubblicato sull’account di Trump giovedì sera ed è rimasto online per quasi 12 ore. La clip, generata dall’intelligenza artificiale, è stata originariamente creata da un account che pubblica meme pro-Trump.   Venerdì mattina, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha liquidato la reazione negativa definendola «falsa indignazione». Il video è stato poi rimosso e un funzionario della Casa Bianca ha affermato che «un membro dello staff ha pubblicato il post per errore».  

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Trump ha preso le distanze dall’accaduto quando i giornalisti gli hanno chiesto se si sarebbe scusato. Ha risposto: «No, non ho commesso alcun errore».   «Se avessero guardato, l’avrebbero visto e probabilmente avrebbero avuto il buon senso di rimuoverlo», ha detto Trump. Alla domanda se condannasse il contenuto del video, ha risposto: «Certo che lo faccio».   «Credo che alla fine ci sia stata una foto che non piace alla gente. Non piacerebbe nemmeno a me, ma non l’ho vista», ha detto Trump sull’Air Force One. Il leader della minoranza alla Camera Hakeem Jeffries, un democratico di New York, ha accusato Trump di aver pubblicato «questo video disgustoso» deliberatamente. «Fanculo Donald Trump e il suo comportamento vile, razzista e maligno. Questo tizio è un parassita squilibrato», ha detto Jeffries in un video su Instagram.   Il senatore repubblicano Tim Scott ha condannato il video definendolo «la cosa più razzista che abbia mai visto uscire da questa Casa Bianca».   Il deputato repubblicano della Pennsylvania Brian Fitzpatrick ha affermato che il post equivale a «una grave mancanza di giudizio» e ha chiesto «scuse chiare e inequivocabili».   In passato gli Obama erano stati equiparati a dei primati dalla celebre pattinatrice russa e deputata alla Duma (il Parlamento di Mosca) Irina Rodnina, che nel 2014 pubblicò un’immagine della coppia presidenziale afroamericana che fissava una banana. Poco dopo catena di supermercati russa Bakhetle fu costretta a scusarsi per aver venduto taglieri che raffiguravano Obama come una scimmia, parte di un calendario per l’anno della scimmia.   La questione del frutto giallo – che provoca fobia in certi ministri europei – proseguì anche con il caso del 2014, quando in occasione del 53° compleanno di Obama, un gruppo di attivisti proiettò sulla facciata dell’ambasciata statunitense a Mosca un’animazione laser che mostrava il presidente mentre mangiava una banana.   Battute non apprezzate di sapore razziale si susseguirono anche in patria, dove si suggeriva una passione del presidente per l’anguria, alimento che, secondo una visione stereotipata pur confermata dall’aneddotica (come il film blaxpoitation Watermellon Man), piace assai alla popolazione di origine africana.

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Nel 2009 il sindaco Dean Grose rassegnò le dimissioni dopo aver inviato un’email che mostrava il prato della Casa Bianca piantato a angurie, sostenendo di non essere a conoscenza della valenza razzista dello stereotipo.   In un editoriale satirico riguardante un’intrusione alla Casa Bianca del 2014, il fumettista del Boston Herald Jerry Holbert raffigurò un intruso nella vasca da bagno di Obama che chiedeva al presidente se avesse provato il «dentifricio al gusto anguria». Dopo un’ondata di indignazione, il giornale e l’autore si scusarono, sostenendo che il riferimento fosse ingenuo e non intenzionale.   In vari episodi locali negli Stati Uniti, come in Kentucky nel 2013, sono stati segnalati manichini con le sembianze di Obama associati a pezzi di anguria, spesso giustificati dai proprietari come «libertà di espressione».   Il noto giornalista Dan Rather nel 2020 si è dovuto scusare dopo aver usato l’espressione «non riuscirebbe a vendere angurie» riferendosi a Obama, un modo di dire texano che però ha suscitato forti critiche per le sue connotazioni storiche  

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