Economia
L’India permette ai privati l’estrazione del litio
L’India è pronta a tenere la sua prima asta in assoluto di blocchi di deposito contenenti minerali critici e strategici a fini di esplorazione, hanno riferito martedì i media locali.
Secondo il Ministero delle Miniere, la prima tranche di aste verrà lanciata mercoledì, quando saranno messi all’asta 20 «blocchi», ovvero depositi con tracce di minerali come litio e grafite.
L’asta aperta a prezzo ascendente si terrà online. I depositi sono distribuiti su tutto il territorio nazionale e i dettagli dei blocchi e dei termini dell’asta sono disponibili sulla piattaforma del banditore.
«Si tratta di un’iniziativa fondamentale che rilancerà la nostra economia, rafforzerà la sicurezza nazionale e sosterrà la nostra transizione verso un futuro di energia pulita», ha affermato il governo in una nota, citata dai media locali.
I minerali critici e strategici identificati dal governo indiano includono litio, cobalto, titanio, grafite e elementi di terre rare. I minerali sono ampiamente utilizzati in vari settori, tra cui energie rinnovabili, elettronica, prodotti farmaceutici, telecomunicazioni, trasporti e difesa.
Il governo indiano sta cercando attivamente i mezzi per garantire una fornitura stabile di litio, essenziale per la produzione delle batterie dei veicoli elettrici. A febbraio sono stati scoperti i primi giacimenti di litio nello stato di Jammu e Kashmir, con riserve stimate in 5,9 milioni di tonnellate.
A luglio, il Paese ha introdotto riforme volte a consentire alle compagnie minerarie private di ricercare minerali.
Come riportato da Renovatio 21, di recente una grande miniera di litio è stata scoperta in Nord America.
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La grande industria si sposta verso i veicoli elettrici con nuove infrastrutture e General Motors sta pianificando il suo futuro produttivo verso questa risorsa mineraria oramai divenuta fondamentale per le tecnologie che circondano le nostre vite, ossia il litio. La principale casa automobilistica USA sta investendo in un progetto statunitense sul litio che potrebbe farla diventare il primo produttore del Paese entro il 2024.
Anche in Messico tale estrazione è ritenuta fondamentale per gli interessi della nazione, come dichiarato dai suoi esponenti politici: «è un bene della nazione, e la sua esplorazione, sfruttamento, estrazione e utilizzo è riservato a favore del popolo del Messico».
In un mondo sottoposto all’imperativo dell’elettrificazione come corollario dell’abbandono di gas e petrolio, dove tutto l’automotive è invitato dalle istituzioni ad abbandonare il combustibile, il litio diviene una risorsa di importanza primaria e strategica, perché fondamentale per la produzione delle batterie ritenute al momento più affidabili.
Secondo alcuni, è già stata combattuta la prima «guerra del litio»: il moto che portò alla detronizzazione del presidente boliviano Evo Morales nel 2019. Disordini di vario tipo hanno riguardato altri Paesi esportatori di litio con Cile e Perù. Nel Grande Gioco del litio, entrano ovviamente con forza gli interessi di Cina e Stati Uniti.
L’Europa, nel frattempo, ha sentenziato che il litio è «tossico per la riproduzione», mettendo quindi a rischio i suoi obiettivi dichiarati di transizione energetica. Il principale produttore di litio UE ha quindi dichiarato che potrebbe chiudere l’impianto che possiede in Germania a causa delle regole UE. Proprio nel grande Paese europeo in questi mesi si è registrato un calo delle vendite delle auto elettriche.
Nuova Delhi non sta solo liberalizzando le estrazioni sulla Terra.
L’India ha infatti appena riformulato la sua policy per le attività spaziali, aprendo di fatto per legge ai privati – come hanno fatto USA, Lussemburgo, Giappone – ma sempre mantenendo un certo controllo tramite le imprese aerospaziali di Stato responsabili della storia dello spazio indiano.
Nel documento della nuova space policy si parla di uso delle risorse dello spazio, che secondo vari osservatori sono in grado di far crescere incredibilmente l’economia terrestre.
È ipotizzabile che lo Stato indiano stia accelerando la corsa allo spazio, includendo anche i privati, per la pressione sempre maggiore verso una nuova corsa per le stelle, nella quale partecipa in modo sempre più massiccio il suo vicino e rivale principale, la Repubblica Popolare Cinese, che già ha iniziato l’esplorazione della Luna e dei suoi minerali.
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Immagine di Andrew O’Brien via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.0 Generic
Economia
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Economia
Trump critica le grandi compagnie petrolifere per aver lucrato sulla guerra con l’Iran
Lunedì il presidente Trump si è irritato per gli enormi profitti realizzati dalle grandi compagnie petrolifere nel contesto della guerra in Iran, sostenendo che le maggiori compagnie petrolifere del paese dovrebbero devolvere parte dei loro guadagni record al popolo americano.
«Non mi piace», ha detto Trump nello Studio Ovale, quando gli è stato chiesto dei guadagni strabilianti riportati da ExxonMobil e Chevron la scorsa settimana.
ExxonMobil ha riportato un utile di 14,5 miliardi di dollari nel secondo trimestre del 2026, il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre i 12 miliardi di dollari incassati da Chevron rappresentano il massimo profitto trimestrale registrato dalla società negli ultimi sei anni.
I loro guadagni alle stelle sono arrivati mentre la guerra con l’Iran spingeva i prezzi del petrolio a volte oltre i 100 dollari al barile e la benzina schizzava alle stelle, raggiungendo una media di 4,56 dollari al gallone questa primavera.
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«Stanno guadagnando troppi soldi, capito? Approfittando della carenza», ha sbottato Trump. «Non mi piace, e dovrei essere l’ultimo a dirlo perché sono un grande sostenitore della libera impresa», ha continuato. «Nessuno lo è più di me.»
Il presidente ha proseguito: «Chevron, troppi soldi. ExxonMobil, troppi soldi». «Quando si guarda a un’azienda che ha guadagnato dodici volte di più rispetto all’anno precedente, dovrebbe restituirne una parte al pubblico e farebbe bene a ridurre il prezzo al dettaglio, il prezzo per il consumatore», ha sostenuto il presidente americano.
«Lo dico forte e chiaro: non ne sono contento», ha dichiarato Trump.
Il presidente ha previsto che i prezzi della benzina «crolleranno» quando gli Stati Uniti avranno «chiuso con l’Iran». Il prezzo attuale alla pompa per un gallone (3,8 litri) di benzina normale (4,09 dollari) è di quasi 1 dollaro superiore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Lunedì, Trump ha criticato sui social media l’amministratore delegato di Chevron, Mike Wirth, dopo che quest’ultimo, in un’intervista con Maria Bartiromo, conduttrice della trasmissione TV Sunday Morning Futures su Fox Business, aveva elogiato gli sforzi della sua azienda per incrementare la produzione di petrolio e gas in un mercato energetico «piuttosto fragile e incerto».
«Mike Wirth, presidente e amministratore delegato di Chevron, ha appena elencato, in un’intervista con la favolosa Maria Bartiromo, tutti i motivi per cui la sua azienda sta andando così bene», ha scritto Trump su Truth Social. «L’unica cosa che ha convenientemente dimenticato di menzionare è che, senza il genio, la lungimiranza, la forza e la stabilità dell’amministrazione Trump, l’industria petrolifera e il nostro stesso Paese sarebbero MORTI!»
«Per esempio, hanno cacciato Mike e la Chevron dal Venezuela, ma ora sono tornati, molto più grandi e potenti di prima, e si aspettano di fare una fortuna!», ha aggiunto il presidente. «Questo vale anche per le altre compagnie petrolifere… e abbassate subito i prezzi del petrolio al consumo (al dettaglio!)!»
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A giugno, Trump ha minacciato di perseguire legalmente le grandi compagnie petrolifere dopo che il costo del petrolio greggio era diminuito, mentre i prezzi della benzina rimanevano elevati.
«I consumatori vengono “spennati”», ha affermato il presidente, ordinando al dipartimento di Giustizia di avviare un’indagine sulle compagnie petrolifere.
Come riportato da Renovatio 21, quattro mesi fa Trump aveva dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero invadere l’isola iraniana di Kharg, grande hub pesiano, «per impossessarsi del petrolio».
A inizio anno, dopo l’operazione in Venezuela, il presidente statunitense aveva dichiarato che gli USA potrebbero controllare il 55% del petrolio mondiale, affermando in un’altra occasione che Caracas cederà fino a 50 milioni di barili di petrolio a Washington.
A fine 2025 Trump aveva respinto l’appello dell’allora premier ungherese Vittorio Orban per levare le sanzioni al petrolio russo, per l’esclusione dell’acquisto del quale aveva mandato un ultimatum agli alleati NATO.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Economia
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