Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

L’esercito russo distrugge un lanciarazzi ucraino che sparava dal quartiere civile di Kiev

Pubblicato

il

Il portavoce del ministero della Difesa russo, il Magg. Gen. Igor Konashenkov, ha riferito che armi di precisione russe a lungo raggio hanno eliminato diversi lanciarazzi che le forze ucraine avevano piazzato nelle vicinanze di un centro commerciale a Kiev.

 

L’immagine del centro commerciale in fiamme aveva fatto il giro dei media e social media occidentali a significare la presunta crudeltà russa di tirare sui civili.

 

Tuttavia, la versione che ne danno i militari russi è differente:

 

«Nascondendosi dietro le abitazioni nel sobborgo di Vinogradar a Kiev, le unità nazionaliste ucraine hanno condotto il fuoco da più lanciamissili contro i militari russi per diversi giorni», ha detto il Konashenko, secondo l’agenzia di Stato russa TASS.

 

Per Konashenkov, il vicino centro commerciale è stato utilizzato come deposito di munizioni e missili.

 


«La ricognizione russa ha confermato attraverso diversi canali le coordinate della posizione dei sistemi lanciamissili multipli ucraini e del deposito di munizioni. Nella notte del 21 marzo, una batteria di sistemi lanciamissili multipli ucraini e un deposito di munizioni nel centro commerciale sono stati distrutti da armi a lungo raggio di alta precisione», ha affermato il Konashenov.

 

Il portavoce militare ha affermato che i nazionalisti ucraini continuano a utilizzare le abitazioni nelle città e le strutture delle infrastrutture sociali come rifugio umano per schierare i loro sistemi di artiglieria e bombardare le truppe russe.

 

Canali Telegram russi abbondano di immagini e racconti di soldati e miliziani ucraini (sì, quelli con quelle mostrine e quei tatuaggini) rifugiati in asili o in ospedali o in complessi residenziali.

 

 


Tuttavia, il caso più eclatante è stato quello del Teatro di Mariupol’, sotto le cui macerie, avevano inizialmente detto gli ucraini, vi potevano essere centinaia di civili morti.

 

Come noto, risultò che l’attacco al teatro – che probabilmente era anche quello usato come deposito o centro logistico – aveva fatto in tutto un ferito – uno.

 

Anche su insistenza dei pur bugiardissimi giornali, le immagini dei morti che uscivano dalle macerie (immagine più che mai pregiate in un momento come questo, dove il regime acchiappalike di Zelen’skyj vuole ricattare moralmente l’Occidente alla Terza Guerra Mondiale, unica sua possibilità di rimanere al potere) non saltavano fuori. Furono quindi le stesse autorità ucraine a dire che si erano sbagliati: nessun morto al teatro di Mariupol’. Per fortuna, tuttavia, che il ministro della Cultura italiano Dario Franceschini, per un soffio non eletto al Quirinale, ha già preso impegni per ricostruirlo, mentre Amatrice può pure rimanere a pezzi.

 

La quantità di propaganda subita (il fantasma di Kiev, gli eroi martiri sfanculatori dell’Isola dei serpenti, il tank russo che investe l’automobile – era ucraino) non conosce pudore né vergogna. Pensate alla prima pagina de La Stampa che pubblica in modo equivoco le foto di una strage perpetrata dagli ucraini sui russi di Donetsk, e cancella dal suo sito un articolo del 2014 dove si parlava con chiarezza del neonazismo di formazioni come il battaglione Azov.

 

Possiamo solo sperare che ad un certo punto ci sia un limite oltre al quale anche il pennivendolo più venduto non riesca ad andare.

 

 

Continua a leggere

Geopolitica

Merz cambia posizione sulla Russia e chiede dialogo

Pubblicato

il

Da

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che l’Unione Europea dovrebbe «ritrovare un equilibrio con il nostro più grande vicino europeo», segnando un evidente cambio di rotta rispetto alle sue precedenti posizioni sui rapporti con la Russia.

 

Dopo l’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022, la maggior parte degli Stati membri dell’UE ha adottato una linea di isolamento nei confronti di Mosca. Questo approccio ha tuttavia marginalizzato il blocco nei negoziati di pace promossi dal presidente statunitense Donaldo Trump a partire dall’anno scorso.

 

In questo contesto, negli ultimi tempi diversi Paesi europei hanno espresso la necessità di rilanciare il dialogo diplomatico con la Russia.

 

Nel corso di un discorso pronunciato mercoledì, Merz ha dichiarato: «se riusciremo, in una prospettiva a lungo termine, a ritrovare un equilibrio con la Russia, se ci sarà la pace… allora potremo guardare avanti con grande fiducia oltre il 2026».

Sostieni Renovatio 21

Le sue parole contrastano nettamente con quanto affermato in un’intervista alla Süddeutsche Zeitung lo scorso giugno, quando Merz aveva escluso categoricamente contatti telefonici con il presidente russo Vladimir Putin, suggerendo che tali comunicazioni fossero prive di utilità.

 

Il mutamento di posizione del cancelliere tedesco arriva pochi giorni dopo le dichiarazioni della portavoce capo della Commissione Europea Paula Pinho, la quale aveva osservato che «ovviamente, a un certo punto, si dovranno tenere colloqui anche con il presidente Putin».

 

Il mese scorso, il presidente francese Emmanuel Macron aveva già invocato la ripresa di un dialogo «degno» con Mosca sul conflitto ucraino, affermando: «Penso che tornerà utile parlare di nuovo con Vladimir Putin».

 

Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha accolto positivamente l’apertura francese, confermando la disponibilità di Putin al dialogo con Macron, ma precisando che qualsiasi confronto non dovrà trasformarsi in un’occasione per «fare lezioni», bensì puntare alla «comprensione reciproca delle posizioni».

 

Venerdì scorso, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha espresso sostegno alle aperture diplomatiche di Macron verso la Russia, dichiarando: «Credo che sia giunto il momento per l’Europa di dialogare con la Russia».

 

La Meloni ha proposto la nomina di un inviato speciale dell’UE per l’Ucraina, al fine di garantire una rappresentanza più efficace del blocco al tavolo dei negoziati.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel frattempo riemerge l’idea da parte russa di effettuare lanci nucleari sull’Europa, in particolare proprio in Germania: lo ha ribadito il politologo Sergej Karaganov in una densa ed inquietante intervista recentemente condotta da Tucker Carlson.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di European People Party via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

Continua a leggere

Geopolitica

Trump accusa Zelens’kyj di aver bloccato i colloqui di pace

Pubblicato

il

Da

In un’intervista concessa all’agenzia Reuters dallo Studio Ovale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha indicato nel presidente ucraino Volodymyr Zelensky il principale impedimento a un accordo di pace capace di porre fine al conflitto con la Russia.   Trump ha manifestato a più riprese la propria frustrazione per il mancato successo dei suoi sforzi di mediazione volti a ottenere un cessate il fuoco tra Mosca e Kiev nell’ultimo anno, attribuendo alternativamente la responsabilità dello stallo sia alla Russia sia all’Ucraina.   Mercoledì, alla domanda su chi stesse bloccando i negoziati, Trump ha risposto con un nome solo: «Zelens’kyj».   «Penso solo che stia… avendo difficoltà ad arrivarci», ha aggiunto. «Penso che [il presidente russo Vladimir Putin] sia pronto a raggiungere un accordo… Penso che l’Ucraina sia meno pronta a raggiungere un accordo».   Il rapporto tra Trump e Zelens’kyj – che in passato il presidente americano ha definito «un dittatore senza elezioni» – è rimasto teso fin dal celebre incontro alla Casa Bianca dell’inizio dell’anno scorso. Domenica Trump ha ribadito al New York Times che Zelens’kyj «non ha carte in regola» né nel conflitto né nei negoziati con la Russia: «Non le ha avute fin dal primo giorno. Ha una sola cosa: Donald Trump».

Sostieni Renovatio 21

Nel frattempo, Mosca si è detta disponibile a proseguire i contatti con Trump e i suoi inviati di alto livello, come confermato mercoledì dal ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Funzionari russi, incluso Putin, hanno più volte sottolineato la preferenza di Mosca per una soluzione diplomatica del conflitto ucraino, pur avvertendo che continueranno a ricorrere alla forza se gli obiettivi fondamentali non potranno essere conseguiti solo tramite negoziati.   Il mese scorso Trump aveva dichiarato che un accordo di pace era «pronto al 95%», riferendosi verosimilmente a un piano trapelato che prevedeva la cessione da parte di Kiev del restante territorio del Donbass alla Russia, la rinuncia definitiva alle aspirazioni NATO e un tetto alle forze armate ucraine. La bozza iniziale, composta da 28 punti e criticata da Kiev e dai suoi alleati europei per essere eccessivamente favorevole a Mosca, è stata poi ridotta a 20 punti, ma i nodi principali restano irrisolti: Zelensky si oppone fermamente a qualsiasi cessione territoriale o a elezioni senza garanzie di sicurezza paragonabili a quelle offerte dalla NATO.   Il mandato presidenziale di Zelens’kyj è scaduto nel maggio 2024. Il leader ucraino ha rifiutato di convocare nuove elezioni, motivando la decisione con lo stato di guerra in corso. In risposta, Mosca lo ha dichiarato «illegittimo».   Come riportato da Renovatio 21, funzionari russi hanno più volte avvertito che lo status giuridico di Zelens’kyj costituirebbe un ostacolo legale significativo alla stipula di qualsiasi accordo di pace.   All’inizio di questa settimana, Zelens’kyj ha presentato al parlamento due proposte di legge per prorogare di ulteriori 90 giorni sia la legge marziale sia la mobilitazione generale, rinviando di fatto ancora una volta lo svolgimento di elezioni.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio via Flickr
Continua a leggere

Geopolitica

Gli Stati Uniti sequestrano un’altra petroliera battente bandiera straniera

Pubblicato

il

Da

Gli Stati Uniti hanno confiscato un’ulteriore petroliera nel Mar dei Caraibi, sospettata di trasportare petrolio venezuelano in violazione delle sanzioni imposte al Paese sudamericano, hanno dichiarato funzionari militari americani.

 

L’operazione si inserisce nella strategia del presidente Donald Trump volta a intensificare il controllo sulle esportazioni di greggio venezuelano, in seguito al raid del 3 gennaio che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro.

 

Nelle scorse settimane, forze armate statunitensi e Guardia Costiera hanno sequestrato cinque navi in acque internazionali, tra cui la petroliera Marinera, battente bandiera russa, intercettata a nord-ovest della Scozia. La Russia ha duramente condannato quell’azione, qualificandola come una violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.

 

Giovedì il Comando Sud degli Stati Uniti ha annunciato su X che la petroliera in questione – identificata come Veronica e registrata sotto bandiera guyanese – è stata abbordata in un’«operazione all’alba». Secondo il comunicato, la nave rappresentava «l’ultima petroliera ancora attiva in violazione della quarantena imposta dal presidente Trump alle imbarcazioni sanzionate nei Caraibi».

 

Il post includeva un video aereo in bianco e nero, di qualità granulosa, che pareva mostrare le truppe calarsi dal ponte di una petroliera direttamente da un elicottero.

 

 

Sostieni Renovatio 21

Il Comando Sud degli Stati Uniti non ha reso nota la posizione esatta dell’abbordaggio. Secondo i dati di tracciamento marittimo, la petroliera Veronica – lunga 815 piedi (circa 249 metri) – era stata avvistata per l’ultima volta circa 12 giorni prima al largo delle coste venezuelane.

 

«Il Dipartimento della Guerra resta fermo nella sua missione di contrastare le attività illecite nell’emisfero occidentale», ha dichiarato il Comando Sud, precisando che il sequestro rientra nell’operazione Southern Spear.

 

Reuters ha riferito questa settimana che il Dipartimento di Giustizia statunitense ha avviato una serie di procedimenti civili di confisca non resi pubblici presso tribunali federali, richiedendo mandati di sequestro per decine di altre petroliere sospettate di aggirare le sanzioni e di trasportare greggio proveniente dal Venezuela, dall’Iran e dalla Russia. L’azione legale fa parte di una strategia più ampia finalizzata a imporre un controllo sulle esportazioni di petrolio venezuelano.

 

Dopo la cattura di Maduro, il presidente Trump ha dichiarato che Washington avrebbe «gestito» il Venezuela durante una fase di transizione e che necessita di «accesso totale… al petrolio e alle altre risorse del Paese». Il segretario all’Energia statunitense Chris Wright ha aggiunto che gli Stati Uniti intendono mantenere il controllo sulle vendite di petrolio venezuelano «a tempo indeterminato».

 

Le iniziative americane hanno provocato una forte condanna a livello internazionale. La Russia ha definito il rapimento di Maduro una «flagrante violazione» del diritto internazionale, rinnovando la propria solidarietà al Venezuela «di fronte alle evidenti minacce neocoloniali e all’aggressione armata esterna» e chiedendo l’immediato rilascio del presidente catturato.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Continua a leggere

Più popolari