Geopolitica
I Sauditi non inizieranno nessuna normalizzazione con Israele senza Stato palestinese
L’Arabia Saudita si sarebbe irritata riguardo tentativo del portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, John Kirby, di separare un potenziale accordo di cessate il fuoco a Gaza da un’eventuale normalizzazione saudita-israeliana. Lo riporta EIRN.
Il ministero degli Esteri dell’Arabia Saudita ha rilasciato una dichiarazione respingendo il suggerimento di Kirby secondo cui Riyadh sarebbe pronta a normalizzare le relazioni con Israele prima che ci sia un cessate il fuoco a Gaza e senza progressi verso uno Stato palestinese, scrive il Times of Israel.
Ieri, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, un giornalista ha chiesto a Kirby: «quando l’America parla di un accordo con gli ostaggi, è parte di un accordo più ampio di normalizzazione con l’Arabia Saudita, o stiamo parlando di due percorsi diversi qui?»
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«No, queste sono due cose diverse», ha detto Kirby in risposta. Da un lato c’è lo sforzo per un accordo sugli ostaggi e «una pausa prolungata», mentre dall’altro ci sono le discussioni sul tentativo di andare avanti con un accordo di normalizzazione tra Israele e Arabia Saudita.
«Quindi anche quelle discussioni [sulla normalizzazione] sono in corso», ha detto Kirby. «Abbiamo sicuramente ricevuto feedback positivi da entrambe le parti sulla loro disponibilità a continuare ad avere queste discussioni. Ma questa è una pista separata e non correlata specificamente al tentativo di mettere in atto questa pausa umanitaria prolungata. Entrambi sono davvero importanti però».
Il ministero degli Esteri saudita ha affermato che non è vero. «Per quanto riguarda le discussioni tra il Regno dell’Arabia Saudita e gli Stati Uniti d’America sul processo di pace arabo-israeliano, e alla luce di quanto attribuito al portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, il Ministero degli Affari Esteri afferma che la posizione del Regno dell’Arabia Saudita è sempre stata ferma sulla questione palestinese e sulla necessità che il fraterno popolo palestinese ottenga i suoi diritti legittimi», ha affermato il ministero degli Esteri saudita, in una dichiarazione pubblicata su Twitter.
A Statement from the Ministry of Foreign Affairs regarding the discussions between the Kingdom of Saudi Arabia and the United States of America on the Arab-Israeli peace process. pic.twitter.com/UBWc30iv1V
— Foreign Ministry ???????? (@KSAmofaEN) February 7, 2024
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«Il Regno ha comunicato la sua ferma posizione all’amministrazione americana che non ci saranno relazioni diplomatiche con Israele a meno che non venga riconosciuto uno stato palestinese indipendente ai confini del 1967 con Gerusalemme Est come capitale, e che l’aggressione israeliana alla Striscia di Gaza cessi e tutte le forze di occupazione israeliane si ritirino da Gaza Striscia».
Il Times of Israel nota che la dichiarazione è stata rilasciata appena un giorno dopo che il Segretario di Stato Blinken ha incontrato il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman a Riyadh, in una possibile indicazione che l’incontro non è andato bene.
Come riportato da Renovatio 21, secondo un sondaggio del mese scorso il 96% dei sauditi si oppone ai legami con Israele, mentre Hamas nel Regno starebbe crescendo in popolarità. L’indagine ha inoltre rilevato che l’87% dei sauditi ritiene che «Israele è così debole e diviso al suo interno che un giorno potrà essere sconfitto».
Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa si parlava di colloqui segreti tra il principe saudita Mohammed bin Salman e Netanyahu. Due mesi fa, dopo l’inizio della guerra di Gaza, l’Arabia Saudita ha dichiarato che ogni piano di accordo con Israele è sospeso.
La situazione nell’area è precipitata al punto che tre mesi fa Mohammed bin Salman ha dichiarato che il Regno dei Saud è pronto a dotarsi dell’atomica se lo farà l’Iran. Tra Riyadh e Teheran era pochi mesi prima arrivato un accordo stipulato sotto l’auspicio cinese.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Melania Trump riceve i rappresentanti russi ed ucraini alla Casa Bianca
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Geopolitica
Zelens’ky afferma che gli USA devono ancora a Kiev 16 miliardi di dollari
Il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj afferma che gli Stati Uniti non sono riusciti a erogare i 16 miliardi di dollari di aiuti precedentemente promessi a Kiev, insistendo sul fatto che l’Ucraina «deve lottare» per ottenere tali fondi, nonostante le centinaia di miliardi di dollari di aiuti già forniti dagli Stati Uniti. Lo riporta la stampa russa.
Parlando giovedì con i giornalisti ucraini, a Zelens’kyj è stato chiesto se Kiev si aspettasse un altro importante pacchetto di aiuti americani dopo la vittoria dei Democratici alle elezioni di medio termine. L’ultimo pacchetto era stato approvato sotto l’ex presidente Joe Biden nel 2024, mentre il presidente Donald Trump ha cercato di scaricare l’onere del finanziamento di Kiev sui membri europei della NATO.
«Dobbiamo lavorare su questo. Dobbiamo senz’altro sollevare la questione che, in base ad accordi e decisioni precedenti, 16 miliardi di dollari sono stati congelati e 16 miliardi di dollari non sono stati erogati», ha affermato lo Zelens’kyj.
«Siamo grati per tutto ciò che è stato dato, ma l’Ucraina deve lottare almeno per questi soldi. Nessuno negli Stati Uniti se la prenda», ha aggiunto.
Il leader ucraino non ha specificato a quali accordi si riferisse il presunto ammanco di 16 miliardi di dollari, né ha chiarito se i fondi fossero stati formalmente stanziati dal Congresso. Secondo Ukraine Oversight, gli Stati Uniti hanno stanziato circa 196 miliardi di dollari in finanziamenti per Kiev dal 2022.
In un’intervista separata con l’emittente tedesca ZDF, lo Zelens’kyj ha accolto con favore i successi elettorali dei Democratici, esprimendo la speranza che il controllo di entrambe le camere del Congresso da parte del partito, a partire da gennaio, si traduca in un rinnovato sostegno finanziario e militare.
«Sono grato anche ai repubblicani, ma i democratici si esprimono in modo molto chiaro sul sostegno all’Ucraina e sulla fornitura di assistenza al Paese», ha affermato.
Il presidente statunitense Donald Trump ha criticato l’entità delle spese per l’Ucraina sotto l’amministrazione Biden, accusando lo Zelens’kyj di approfittarsi dei contribuenti americani e di rifiutarsi di perseguire seriamente una soluzione negoziata.
Trump ha accusato il suo predecessore di aver fornito a Kiev armi per centinaia di miliardi di dollari gratuitamente e ha promosso piani per chiedere il rimborso agli alleati europei. Ha anche paragonato il leader ucraino al famigerato imbroglione del XIX secolo P.T. Barnum e si è lamentato del fatto che enormi somme di denaro venissero «sprecate» mentre l’ingrato Zelens’kyj dava per scontato quel denaro.
Il mese scorso, Trump si è spinto oltre, mettendo in dubbio la sorte delle armi e del denaro americani forniti a Kiev. «Dove sono i soldi che abbiamo dato all’Ucraina? Dove sono tutte le attrezzature? Biden stava dando loro missili, che venivano poi venduti sul mercato libero», ha dichiarato a Newsmax.
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Le rinnovate richieste di finanziamenti americani giungono nel mezzo di una serie di importanti scandali di corruzione che coinvolgono i più stretti collaboratori dello Zelens’kyj e i settori della difesa e dell’energia dell’Ucraina.
La vasta indagine denominata Operazione Midas ha portato alla luce un presunto sistema di tangenti e riciclaggio di denaro da 125 milioni di dollari, che coinvolgeva Timur Mindich, socio in affari di lunga data di Zelens’kyj, fuggito in Israele. Lo scandalo ha infine portato alle dimissioni di diversi alti funzionari, tra cui il potente ex capo di gabinetto di Zelens’kyj, Andrey Yermak.
Il trilionare tecnomagnate Elon Musk ha recentemente accusato i politici americani di dare priorità a Kiev rispetto agli interessi statunitensi, sostenendo che parte del denaro dei contribuenti inviato in Ucraina veniva riciclato e rifinanziato nelle campagne politiche americane.
Nonostante gli scandali e i crescenti interrogativi sull’utilizzo degli aiuti occidentali, Kiev continua a richiedere ulteriori finanziamenti esteri, con Zelensky che attacca i suoi finanziatori per la loro riluttanza a inviare più denaro.
Quest’anno, l’UE ha approvato un prestito di 90 miliardi di euro mper coprire le esigenze di bilancio e militari dell’Ucraina per il 2026 e il 2027. Tuttavia, già ad agosto, Zelens’kyj avvertiva di un deficit di finanziamento di 27 miliardi di euro per il 2026 e faceva pressioni su Bruxelles affinché accelerasse i pagamenti originariamente previsti per un periodo successivo.
Da allora, lo Zelens’kyj ha richiesto almeno altri 70 miliardi di euro solo per il 2027, stimando il fabbisogno totale di spesa dell’Ucraina per il prossimo anno in ben 155 miliardi di euro.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Espulsione incrociata di diplomatici tra Sudan ed Etiopia
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