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Cancro

Intervista alla dottoressa Antonietta Gatti

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In esclusiva per Renovatio 21, il nostro Cristiano Lugli ha raggiunto la Dott.ssa Antonietta Gatti, che ha rilasciato per noi un’intervista sul caso Quirra ed altri interessanti particolari.

 

Dottoressa Gatti, la gente, oggi, non è molto sensibile alle tematiche ambientali. Ad esempio in pochi conoscono il caso Quirra e i suoi veleni. Potrebbe spiegarci brevemente cos’è accaduto realmente al Poligono Militare?

Il Poligono Militare PISQ situato al Salto di Quirra è uno dei più grandi d’Europa, forse il più grande, circa 12.000 ettari.

Viene usato per attività militari come addestramento per i soldati, ma anche per prove di ordigni bellici e per attività a fini commerciali che comportano esplosioni o attività rischiose.

Polveri nanometriche (0,1 micron) possono oltrepassare la membrana cellulare e interagire con il DNA. Questo contatto può significare tumore

Il poligono è diviso in due parti: uno situato al mare dove si sperimentano missili e sistemi di puntamento e dove si esercita un’attività di prova motori per missili con combustibili di nuova generazione. L’altro è situato a 600 metri sul livello del mare e in mezzo ad una natura antica si fanno esercitazioni militari, si smaltiscono ordigni obsoleti e si fanno prove di esplosioni di tubi per condutture sottomarine e non.

Tutte queste attività comportano combustioni ad alta temperatura con rilascio di polveri che inquinano l’ambiente. Nella zona attorno al Poligono ci sono vari paesi come Quirra, Villaputzu, San Vito, Escalaplano e Perdasdefogu.

Nella zona non ci sono industrie di sorta e il traffico automobilistico è scarso e limitato praticamente solo al periodo estivo. In questo angolo di mondo dove vivono centenari ci sono state nel tempo morti sia di paesani sia di soldati che afferivano al Poligono per patologie tumorali e nell’arco di alcuni anni, 1986-88, la nascita di alcuni bambini malformati. I pastori della zona hanno registrato patologie abortive e malformazioni anche negli animali della zona.

 

 

Quali danni ambientali hanno creato queste esplosioni, e per quale motivo?
È ovvio che l’esplosione di ordigni bellici obsoleti, ad esempio, ha generato polveri, soprattutto metalliche, che hanno invaso il territorio e anche le zone attorno al Salto di Quirra contaminando ad esempio l’erba che le pecore al pascolo nel territorio brucano; quindi le polveri possono entrare nella catena alimentare.  La zona dell’esplosione, per il forte calore sviluppato durante queste attività, è stata resa sterile e non cresce più nemmeno l’erba. E’ naturale che queste polveri portate dal vento hanno poi inquinato l’aria, polveri che la popolazione può respirare o mangiare con cibo inquinato.

 


Non solo danni ambientali, ma anche alle persone. Si è parlato di gravi insorgenze tumorali e nascite di feti malformati… 

È cosa nota che respirare o ingerire polveri può nuocere alla salute.

Sappiamo che concentrazioni di polveri da 10 micron di diametro (PM10) eccedenti il limite di 40 microg/Normalmetro cubo inducono il sindaco di una città a fermare il traffico urbano perché rappresentano un pericolo per la salute umana.

Queste polveri, essendo generate ad alta temperatura, possono essere anche submicroniche e una volta respirate non si fermano nei polmoni ma possono invadere tutti i settori del corpo umano. Non solo, ma polveri nanometriche (0,1 micron) possono oltrepassare la membrana cellulare e interagire con il DNA. Questo contatto può significare tumore.

Polveri così sottili possono poi superare la placenta e interferire con lo sviluppo di un embrione causando malformazioni.

 

 

Qualcuno si è veramente premurato di tutelare o difendere i militari?

Da 18 anni io illustro questi meccanismi di interazione di polveri ultrasottili con l’uomo /animale al fine di fare prevenzione.

In guerra questo non sempre è possibile, ma in un poligono di tiro dove tutte le attività sono programmate ritengo che si possano attivare delle misure cautelative. Al  momento non so se siano state attivate misure cautelative per certe attività.

So per informazioni arrivate in Commissione Uranio Impoverito che alcune attività sono state sospese.

 

 

A quanto ammonta il tasso di omertà su questa vicenda?

Non credo si possa più parlare di tasso di omertà da quando un Procuratore di Lanusei ha aperto un’inchiesta sulla problematica, da quando ha sequestrato il Poligono di tiro, comprese le discariche in esso contenute  e da quando si è aperto un procedimento penale presso l’omonimo Tribunale.

 

 

Che ruolo hanno avuto le sue ricerche all’interno del processo ancora in atto?

Dopo attacchi diretti per screditarmi come testimone, hanno cercato di sminuire le mie ricerche. Non mi sembra siano riusciti a dimostrare che le polveri facciano bene alla salute

Il Procuratore di Lanusei mi ha chiamato come consulente tecnico per le mie ricerche scientifiche fatte sia su campioni patologici umani dei cittadini dei paesi attorno al Poligono sia su agnelli malformati sia su campioni ambientali, campioni che dimostravano una contaminazione che non ci si aspetterebbe in un ambiente privo di attività industriali


Il 28 marzo scorso, ancora a Lanusei, lei ha parlato per più di otto ore in Tribunale: che situazione ha visto? Pensa che, prima o poi, giustizia sarà fatta?

Le ore erano quasi 10.

Era la mia seconda audizione in quel Tribunale, la prima in Febbraio (al tempo del sequestro a Modena dei miei computer) interrogata dal Pubblico Ministero, la seconda interrogata dai difensori dei generali che si sono susseguiti a capo del Poligono.

Dopo attacchi diretti per screditarmi come testimone, hanno cercato di sminuire le mie ricerche. Non mi sembra siano riusciti a dimostrare che le polveri facciano bene alla salute. È ovvio che non posso sapere quale sarà il giudizio finale.



L’inquinamento bellico si fermerà dopo il caso Quirra? 
Credo che la domanda sia malposta. La guerra con le sue esplosioni farà sempre male e sempre dei morti postumi. Forse, però, le attività del poligono cambieranno.

 

 

Parliamo di leucemie. Le vostre ricerche stanno avanzando o, senza il microscopio, è tutto fermo?

No, le nostre ricerche continuano. Quelle sulle leucemie sono interrotte per il divieto di collaborazione imposto alle persone che avevano aderito al progetto.

Divieto da imputare alla nostra attività di ricerca sui vaccini. Cosa c’entra? Niente, ma è la tattica di chi deve continuare a fare i suoi interessi.

 

 

I casi di leucemia sono aumentati negli ultimi anni? 
Come quasi tutti i cancri, anche le leucemie aumentano.

 

I metalli pesanti sono atomi o molecole dotati di una tossicità che potremo chiamare chimica. Le particelle aggiungono a quella tossicità l’essere corpi estranei che, come tali, l’organismo rifiuta e combatte. Insomma, sono più aggressive con l’aggravante di essere meno note dei veleni classici

Può spiegarci, in sintesi e per quanto possibile, il legame esistente fra l’insorgenza di questa tremenda malattia, i metalli pesanti e le polveri sottili che quotidianamente respiriamo?
Le polveri sono corpi estranei che esercitano l’effetto infiammatorio che è regolarmente all’origine dei tumori.

Insomma, niente di sorprendente. Non confonda anche lei i metalli pesanti con le particelle. I metalli pesanti sono atomi o molecole dotati di una tossicità che potremo chiamare chimica.

Le particelle aggiungono a quella tossicità l’essere corpi estranei che, come tali, l’organismo rifiuta e combatte. Insomma, sono più aggressive con l’aggravante di essere meno note dei veleni classici.



In un recente articolo apparso su La Stampa, lei ha parlato dell’inquinamento presente nella città di Sassuolo (tanto per fare un esempio), dove sono presenti più di 200 fabbriche di piastrelle ceramiche. È vero che, tale inquinamento, può provocare serie complicanze anche sulle gravidanze?

Noi abbiamo osservato che le polveri passano con enorme facilità da madre a feto dove, come è intuibile, esercitano la solita azione dei corpi estranei.

Dunque, aborti se l’inquinamento arriva all’inizio della gestazione, malformazione e cancro se arriva dopo. Per fortuna non è sempre così, anche se gli aborti crescono in modo preoccupante e i casi di bambini che nascono malati di cancro non sono affatto infrequenti.

 

 

Il titolo dell’articolo era in effetti “Uno su quattro ce la fa”….

La Natura sta combattendo una guerra molto impegnativa contro l’Uomo per salvare l’Uomo. 

 

La Natura sta combattendo una guerra molto impegnativa contro l’Uomo per salvare l’Uomo

 

 

Tanto per rimanere in tema gravidanze, sappiamo che in molti vaccini sono presenti linee cellulari di feti abortiti. Oltre al fattore morale – su cui penso si possano fare parecchie considerazioni – dal punto di vista scientifico quali sono i rischi legati alla salute, dal momento che vengono inoculati vaccini aventi al loro interno residui di tessuti umani?
A mio parere, non ci sono rischi particolari.

Anzi, i tessuti umani sono eccellenti, visto che si tratta di feti abortiti appositamente dopo essersi accertati della loro salute. Peccato che la pratica sia mostruosa e che non tutto quello che è tecnicamente possibile fare sia onesto fare. Ma qui mi esprimo solo come essere umano, come madre in particolare e non come scienziata. Scientificamente un tessuto fetale vale qualunque altro tessuto.

 

 

Questo discorso può valere anche per le linee procurate da reni di scimmia o altri animali? 

Desidero che, contrariamente a quello che sostengono varie religioni, Dio non voglia mandare alla perdizione l’Uomo e, per farlo, lo faccia impazzire. Vorrei che sulla testa di chi conta e di chi fa da complice a chi conta scendesse una specie di fiammella pentecostale della saggezza


No: gli animali sono in situazioni diverse. Non è affatto raro che specie animali convivano pacificamente con virus che, invece, sono fortemente patogeni per noi. Il caso dell’SV40, un virus che alloggia senza disturbi reciproci nel Macacus rhesus e che fu usato per il vaccino antipolio ne è un esempio. Iniettando quel virus si rischia un cancro delle ossa o del cervello dell’essere umano.

 

 

Oggi 5 aprile, fra l’altro, è anche il suo compleanno. Ha dunque la facoltà di esprimere un grosso desiderio…
Va bene. Allora desidero che, contrariamente a quello che sostengono varie religioni, Dio non voglia mandare alla perdizione l’Uomo e, per farlo, lo faccia impazzire. Vorrei che sulla testa di chi conta e di chi fa da complice a chi conta scendesse una specie di fiammella pentecostale della saggezza.

 

Grazie, Dott.ssa Gatti, per il tempo dedicatoci e per i preziosi contenuti a noi forniti.

 

 

Cristiano Lugli

 

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Cancro

Dott. McCullough: «infertilità e cancro possibili conseguenze del vaccino»

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Come riportato da Renovatio 21, in una intervista dello scorso luglio con l’avvocato tedesco Reiner Fuellmich, il dottor Peter McCullough – cardiologo texano di chiara fama – ha parlato del sistema del nuovo vaccino come di «bioterrorismo propagato per iniezione».

 

Nella stessa intervista il cardiologo americano ha espresso preoccupazione riguardo al fatto che gli attuali vaccini sperimentali COVID-19 possano sterilizzare i giovani, favorire il cancro  – oltre a poter essere forse chiamati in causa per una cifra di morti che va da 50.000 a 70.000nei soli Stati Uniti.

 

Nell’intervista il medico discute di come alcuni dati della Cleveland Clinic insieme ad altri studi rivelerebbero che dal 30% al 50% «delle persone che sono già immuni, naturalmente immuni», stanno ancora ricevendo il vaccino. 

«Ho molta paura, in base a ciò che abbiamo appreso, solo dalle prime iniezioni, che interagiscono con p53 e BRCA [gene del cancro al seno], che alla fine potrebbero portare al cancro. Potrebbero portare a tumori»

 

Poiché non vi è alcun motivo medico, clinico o di sicurezza per l’iniezione di questi agenti biologici a tali persone, rivela che «il vaccino è artificioso. Tutta questa cosa è inventata. Dovrebbe essere molto ovvio. Ora il CDC ha cambiato la soglia del ciclo PCR per abbassarla, quindi ci saranno meno casi». Quindi sembrerà come se il vaccino riducesse casi e decessi.

 

Nell’osservare altri dati, McCullough teme anche la possibilità che queste nuove iniezioni sperimentali di terapia genica possano favorire il cancro e portare all’infertilità nei giovani:

 

«Ho molta paura, in base a ciò che abbiamo appreso, solo dalle prime iniezioni, che interagiscono con p53 e BRCA [gene del cancro al seno], che alla fine potrebbero portare al cancro. Potrebbero portare a tumori» dichiara il medico.

 

Inoltre, ha spiegato, «i giapponesi ci hanno già mostrato che le particelle lipidiche si concentrano nelle ovaie. Potrebbero essere sterilizzanti? Se hai detto che questo è tutto un programma della Gates Foundation per ridurre la popolazione, si adatta abbastanza bene a quell’ipotesi».

«I giapponesi ci hanno già mostrato che le particelle lipidiche si concentrano nelle ovaie. Potrebbero essere sterilizzanti? Se hai detto che questo è tutto un programma della Gates Foundation per ridurre la popolazione, si adatta abbastanza bene a quell’ipotesi»

 

«La prima ondata è stata quella di uccidere gli anziani a causa dell’infezione respiratoria. La seconda ondata è prendere i sopravvissuti, prendere di mira i giovani e sterilizzarli. Se noti, il messaggio nel paese, negli Stati Uniti, è che non sono nemmeno interessati agli anziani ora. Vogliono i bambini…. Una tale attenzione per i bambini», ha sottolineato McCullough.

 

Come riportato da Renovatio 21, McCullough in passato ha già condannato con parole chiarissime la bizzarra, totale mancanza di protocolli di cure precoci al COVID:

 

«Forse uno dei più grandi crimini di tutta questa pandemia è il rifiuto da parte delle autorità sanitarie in carica di emettere una guida per il trattamento precoce. Invece, hanno fatto tutto il possibile per sopprimere i rimedi che hanno dimostrato di funzionare, che si tratti di corticosteroidi, idrossiclorochina (HCQ) con zinco, ivermectina, vitamina D o NAC».

 

In un’altra occasione, il cardiologo aveva altresì dichiarato che «le morti legate alla vaccinazioni sono dieci volte il numero ufficiale».

 

«La prima ondata è stata quella di uccidere gli anziani a causa dell’infezione respiratoria. La seconda ondata è prendere i sopravvissuti, prendere di mira i giovani e sterilizzarli. Ora vogliono i bambini»

McCullough è altresì contrario alle politiche dei tamponi attuate dagli Stati e dagli enti sanitari: «non ci dovrebbe essere una singola persona sulla terra che si sottopone al test da asintomatico, o che vi si sottopone secondo una routine».

 

Egli sostiene che «l’immunità naturale è robusta, completa e duratura» anche nei confronti delle varianti.

 

«Le varianti non penetrano l’immunità naturale… In questo momennto le persone che hanno l’immunità naturale non stanno prendendo la variante Lambda, Delta, Epsilon»

 

A differenza di ministri e virologi social-TV, McCullough è ottimista: «il COVID-19, e non è importante quale sia variante, è facilmente curabile a casa»

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

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Cancro

Seno aumentato dopo il vaccino ad una ragazza norvegese. I medici: tutto normale

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Dopo che i programmi di vaccinazione anti-COVID di massa in corso sono stati lanciati in tutto il mondo, sono emerse diverse segnalazioni su un insolito effetto collaterale.

 

Come riportato dall’agenzia russa Sputnik, una ragazza di 17 anni di Oslo ha detto di essere in «una specie di crisi» dopo aver notato un bizzarro effetto collaterale del colpo della Pfizer che ha ricevuto poche settimane fa: il suo seno è diventato più grande.

 

Una ragazza di 17 anni di Oslo ha detto di essere in «una specie di crisi» dopo aver notato un bizzarro effetto collaterale del colpo della Pfizer che ha ricevuto poche settimane fa: il suo seno è diventato più grande

Emma ha detto agli altri utenti di TikTok che la taglia del suo reggiseno è aumentata di un livello e che di conseguenza il suo seno è diventato piuttosto popolare online.

 

Secondo l’emittente locale NRK, che ha riportato la notizia, la fanciulla ha appreso rapidamente di non essere la sola ad aver subito questa mutazione: molte altre donne hanno apparentemente notato un effetto simile dopo aver fatto il vaccino anti-COVID.

 

«Quando ho visto che c’erano diversi su TikTok che avevano sperimentato la stessa cosa, l’ho cercato online. Poi ho trovato molti articoli dagli Stati Uniti», ha scritto la giovane donna.

 

La fanciulla ha appreso rapidamente di non essere la sola ad aver subito questa mutazione: molte altre donne hanno apparentemente notato un effetto simile dopo aver fatto il vaccino anti-COVID

Un esperto ha detto a NRK che l’effetto collaterale potrebbe essere collegato ai linfonodi ingrossati, che non sono un sintomo raro della somministrazione del vaccino, che introduce nel corpo un agente simile a un microrganismo patogeno, innescando la produzione di anticorpi.

 

«Abbiamo visto che alcune donne hanno linfonodi più grandi e più visibili sul lato che ha visto la siringa», ha dichiarato ai media norvegesi Heinrich Backmann, primario del centro diagnostico del seno al Nordland Hospital.

 

Il medico non consiglia alle donne preoccupate che sono state vaccinate di prenotare subito una mammografia, ma ha detto che dovrebbero aspettare quattro settimane dopo il vaccino o farlo prima di essere vaccinate.

 

«Abbiamo visto che alcune donne hanno linfonodi più grandi e più visibili sul lato che ha visto la siringa»

Secondo Steinar Madsen, direttore medico presso l’Agenzia norvegese per i medicinali, la sua organizzazione non ha ricevuto alcuna segnalazione di crescita del seno in Norvegia, ma conferma che è probabilmente il risultato di linfonodi ingrossati:

 

«L spiegazione potrebbe essere che quando uno viene vaccinato, il 10% potrebbe forse avere linfonodi ingrossati sotto l’ascella. Questo può spingere il seno un po’ in avanti e puoi avere la sensazione che sia diventato più grande», ha detto il medico intervistato.

 

I linfonodi ingrossati causati dalla vaccinazione non sono esclusivi del vaccino Pfizer; Il CDC americano (l’ente per il controllo delle epidemie) ha affermato in precedenza che circa l’11% dei pazienti riporta mammelle  più grandi dopo la prima iniezione del vaccino Moderna.

Apprendiamo anche di questa reazione avversa, per la quale, a differenza delle tante morti post-vaccinali che ci circondano, i dottori arrivano ad ammettere una qualche correlazione. Chissà perché

 

Insomma, apprendiamo anche di questa reazione avversa, per la quale, a differenza delle tante morti post-vaccinali che ci circondano, i dottori arrivano ad ammettere una qualche correlazione. Chissà perché.

 

Tuttavia, già a marzo qualcuno, invece che di grandi seni, cominciava a parlare di reazioni simili al cancro al seno.

 

«Nuovi studi stanno sollevando preoccupazioni sul fatto che un altro effetto collaterale» del vaccino come «i linfonodi ingrossati, possa causare paura del cancro al seno nelle donne» scrive il sito Cancercenter.

 

«Nuovi studi stanno sollevando preoccupazioni sul fatto che un altro effetto collaterale» del vaccino come «i linfonodi ingrossati, possa causare paura del cancro al seno nelle donne»

«I linfonodi ingrossati, o adenopatia, possono essere un segno precoce di cancro al seno, specialmente quando si verifica nell’ascella su un lato. I linfonodi ingrossati possono anche apparire su una mammografia, anche quando il paziente non si accorge di essere gonfio e non sente dolorabilità in quella zona».

 

«I medici temono che, dopo aver fatto il vaccino COVID-19, le donne che manifestano linfonodi ingrossati come effetto collaterale possano sottoporsi a ulteriori test diagnostici non necessari per il cancro al seno».

 

 

 

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Ambiente

«Le mascherine sono una bomba a orologeria»

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Il problema ambientale delle mascherine, lo sappiamo tutti, è pericolosamente latente.

 

A parlarne diffusamente è stato ancora lo scorso aprile il dottor Joseph Mercola, noto medico osteopatico e sostenitore della medicina alternativa. Mercola ha il merito non solo di affrontare il tema da un punto di vista ecologico, ma anche di salute dell’uomo e delle altre speci.

 

«Il pianeta potrebbe affrontare una nuova crisi della plastica, simile a quella causata dall’acqua in bottiglia, ma questa volta coinvolge le mascherine per il viso scartate. Il “mascheramento di massa” continua a essere raccomandato dalla maggior parte dei gruppi di sanità pubblica durante la pandemia di COVID-19, nonostante la ricerca mostri che le mascherine non riducono significativamente l’incidenza dell’infezione» ha scritto mercola in un articolo ampiamente circolato in rete.

 

La crisi dell’acqua in bottiglia è ora nota come una delle principali fonti di inquinamento ambientale da plastica, ma dovrebbe essere superata da una nuova crisi delle mascherine. Mentre circa il 25% delle bottiglie di plastica viene riciclato, non esiste una guida ufficiale sul riciclaggio delle mascherin

«Di conseguenza, si stima che ogni mese in tutto il mondo vengano utilizzate 129 miliardi di mascherine per il viso, il che equivale a circa 3 milioni di mascherine al minuto. La maggior parte di queste sono la varietà usa e getta, realizzata con microfibre di plastica. Con dimensioni che vanno da cinque millimetri (mm) a lunghezze microscopiche, le microplastiche, che includono le microfibre, vengono ingerite da pesci, plancton e altre forme di vita marina, nonché dalle creature terrestri che le consumano (compresi gli esseri umani). Più di 300 milioni di tonnellate di plastica vengono prodotte ogni anno a livello globale, e questo prima che indossare la mascherina diventasse un’abitudine quotidiana. La maggior parte finisce come rifiuto nell’ambiente, portando i ricercatori dell’Università della Danimarca meridionale e dell’Università di Princeton ad avvertire che le mascherine potrebbero diventare rapidamente “il prossimo problema della plastica».

 

Si chiede il dottor Mercola: perché le mascherine usa e getta possono essere anche peggio delle bottiglie di plastica? 

 

La crisi dell’acqua in bottiglia è ora nota come una delle principali fonti di inquinamento ambientale da plastica, ma dovrebbe essere superata da una nuova crisi delle mascherine. Mentre circa il 25% delle bottiglie di plastica viene riciclato, non esiste una guida ufficiale sul riciclaggio delle mascherine, il che rende più probabile lo smaltimento come rifiuto solido, hanno affermato i ricercatori. Con l’aumento delle segnalazioni sullo smaltimento inappropriato delle mascherine, è urgente riconoscere questa potenziale minaccia ambientale.

 

«Non solo le mascherine non vengono riciclate, ma i loro materiali le rendono suscettibili di persistere e accumularsi nell’ambiente. La maggior parte delle mascherine usa e getta contiene tre strati: uno strato esterno in poliestere, uno strato intermedio in polipropilene o polistirene e uno strato interno in materiale assorbente come il cotone».

 

È noto inoltre  che le particelle di plastica percorrono grandi distanze, ponendo rischi immensi praticamente in ogni parte del globo

Il polipropilene è già una delle materie plastiche più problematiche, poiché è ampiamente prodotto e responsabile di un grande accumulo di rifiuti nell’ambiente, oltre ad essere un noto fattore scatenante dell’asma. Poiché le mascherine possono essere realizzate direttamente con fibre di plastica microdimensionate con uno spessore compreso tra 1 mm e 10 mm, possono rilasciare particelle microdimensionate nell’ambiente più facilmente e più velocemente rispetto a oggetti di plastica più grandi, come i sacchetti di plastica.

 

Inoltre, l’impatto ambientale può essere aggravato da una mascherina di nuova generazione, le nanomaschere, che utilizzano direttamente fibre di plastica di dimensioni nanometriche (ad esempio, diametro <1 mm) e aggiungono una nuova fonte di inquinamento da nanoplastiche. Come riportato da Renovatio 21, un rapporto di OceansAsia ha calcolato che 1,56 miliardi di mascherine  potrebbero essere entrate negli oceani del mondo nel 2020, sulla base di una stima della produzione globale di 52 miliardi di mascherine prodotte quell’anno e un tasso di perdita del 3%, che è prudente.

 

«Sulla base di questi dati e di un peso medio da 3 a 4 grammi per una mascherina chirurgica in polipropilene monouso, le mascherine aggiungerebbero da 4.680 a 6.240 tonnellate aggiuntive di inquinamento plastico all’ambiente marino, che impiegherà fino a 450 anni per abbattersi, trasformandosi lentamente in microplastiche e con un impatto negativo sulla fauna marina e sugli ecosistemi».

«Tali plastiche contengono anche contaminanti, come gli idrocarburi policiclici (IPA), che possono essere genotossici (cioè causare danni al DNA che potrebbero portare al cancro), insieme a coloranti, plastificanti e altri additivi legati a ulteriori effetti tossici, tra cui tossicità riproduttiva, cancerogenicità e mutagenicità»

 

È noto inoltre  che le particelle di plastica percorrono grandi distanze, ponendo rischi immensi praticamente in ogni parte del globo. Piccoli pezzi di plastica rovinati dalle intemperie, che fanno pensare che abbiano fatto un lungo viaggio, sono stati trovati in cima alle montagne dei Pirenei nel sud della Francia e “nelle aree più settentrionali e orientali dei mari della Groenlandia e di Barents”.

 

«Definendo l’area dei mari della Groenlandia e di Barents un “vicolo cieco” per i detriti di plastica, i ricercatori hanno ipotizzato che il fondale marino sottostante sarebbe stato un punto di raccolta per l’accumulo di detriti di plastica. In una ricerca separata, è stato anche rivelato che l’inquinamento da plastica ha raggiunto l’Oceano Antartico che circonda l’Antartide, un’area ritenuta per lo più priva di contaminazioni» ricorda Mercola citando uno studio.

 

«Tali plastiche contengono anche contaminanti, come gli idrocarburi policiclici (IPA), che possono essere genotossici (cioè causare danni al DNA che potrebbero portare al cancro), insieme a coloranti, plastificanti e altri additivi legati a ulteriori effetti tossici, tra cui tossicità riproduttiva, cancerogenicità e mutagenicità».

 

Oltre alla tossicità chimica, l’ingestione di microplastiche da mascherine degradate e altri rifiuti di plastica è anche tossica a causa delle particelle stesse e del potenziale che potrebbero trasportare microrganismi patogeni.

 

Un altro problema di cui si parla raramente è il fatto che quando si indossa una mascherina vengono rilasciate minuscole microfibre, che possono causare problemi di salute se inalate.

Un altro problema di cui si parla raramente è il fatto che quando si indossa una mascherina vengono rilasciate minuscole microfibre, che possono causare problemi di salute se inalate. 

 

«I ricercatori della Xi’an Jiaotong University hanno anche affermato che scienziati, produttori e autorità di regolamentazione devono valutare l’inalazione di detriti di microplastica e nanoplastica rilasciati dalle mascherine, sia usa e getta che di stoffa, osservando “irritazione alla gola o disagio nel tratto respiratorio da parte di bambini, anziani o altri individui sensibili dopo averli indossati possono essere segnali di allarme di quantità eccessive di detriti respirabili inalati da mascherine e respiratori fatti da sé”».

 

C’è poi la questione più nuova e delicata, quella del microbioma polmonare:

 

«Sebbene sia risaputo che il microbiota intestinale influisca sul sistema immunitario e sul rischio di malattie croniche, si è pensato a lungo che i polmoni fossero sterili. Ora è noto che i microbi della tua bocca, noti come commensali orali, entrano frequentemente nei tuoi polmoni. Non solo, ma i ricercatori della Grossman School of Medicine della New York University (NYU) hanno rivelato che quando questi commensali orali sono “arricchiti” nei polmoni, sono associati al cancro».

 

«Nello specifico, in uno studio su 83 adulti con cancro ai polmoni, quelli con cancro in stadio avanzato avevano più commensali orali nei polmoni rispetto a quelli con cancro allo stadio iniziale. Quelli con un arricchimento di commensali orali nei polmoni avevano anche una ridotta sopravvivenza e un peggioramento della progressione del tumore».

 

«Sebbene lo studio non abbia esaminato il modo in cui l’uso della mascherina potrebbe influenzare i commensali orali nei polmoni, hanno notato: “Il microbiota delle vie aeree inferiori, in stato di salute o di malattia, è principalmente influenzato dall’aspirazione delle secrezioni orali e il microbiota delle vie aeree inferiori i prodotti sono in costante interazione con il sistema immunitario dell’ospite”».

 

Sembra molto probabile, scrive quindi il dottore, che indossare una mascherina acceleri l’accumulo di microbi orali nei polmoni, sollevando così la questione se l’uso della mascherina possa essere collegato al cancro del polmone in stadio avanzato. Il National Institutes of Health ha persino condotto uno studio che ha confermato che quando indossi una mascherina la maggior parte del vapore acqueo che espiri normalmente rimane nella mascherina, si condensa e viene re-inalata.

 

Utilizzando i dati su 25.930 bambini, sono stati segnalati 24 problemi di salute associati all’uso di mascherine che rientravano nelle categorie di problemi fisici, psicologici e comportamentali. Hanno registrato sintomi che «includevano irritabilità (60%), mal di testa (53%), difficoltà di concentrazione (50%), meno felicità (49%), riluttanza ad andare a scuola/asilo (44%), malessere (42%), difficoltà di apprendimento ( 38%) e sonnolenza o affaticamento (37%)».

Sono arrivati ​​al punto di suggerire che indossare una mascherina umida e inalare l’aria umida del proprio respiro fosse una buona cosa, perché avrebbe idratato le vie respiratorie. Ma data la scoperta che l’inalazione dei microbi dalla bocca può aumentare il rischio di cancro avanzato, questo non sembra un vantaggio.

 

La «nuova normalità» del mascheramento diffuso sta interessando non solo l’ambiente ma anche la salute mentale e fisica degli esseri umani, compresi i bambini. Si presume in gran parte che le mascherine siano «sicure» da indossare per i bambini per lunghi periodi, come durante la scuola, ma non è stata effettuata alcuna valutazione dei rischi. Inoltre, come evidenziato dal primo registro tedesco che registra l’esperienza che i bambini stanno vivendo indossando mascherine.

 

Utilizzando i dati su 25.930 bambini, sono stati segnalati 24 problemi di salute associati all’uso di mascherine che rientravano nelle categorie di problemi fisici, psicologici e comportamentali. Hanno registrato sintomi che «includevano irritabilità (60%), mal di testa (53%), difficoltà di concentrazione (50%), meno felicità (49%), riluttanza ad andare a scuola/asilo (44%), malessere (42%), difficoltà di apprendimento ( 38%) e sonnolenza o affaticamento (37%)».

 

Hanno anche scoperto che il 29,7% ha riferito di sentirsi a corto di fiato, il 26,4% di vertigini e il 17,9% non era disposto a muoversi o giocare. Centinaia di persone hanno più esperienza di «respirazione accelerata, senso di oppressione al petto, debolezza e compromissione della coscienza a breve termine».

 

È anche noto che le microplastiche esistono nella placenta umana e gli studi sugli animali mostrano che le particelle di plastica inalate passano attraverso la placenta e nel cuore e nel cervello dei feti. I feti esposti alle microplastiche hanno anche guadagnato meno peso nella parte successiva della gravidanza.

 

«Abbiamo trovato le nanoparticelle di plastica ovunque guardassimo: nei tessuti materni, nella placenta e nei tessuti fetali. Li abbiamo trovati nel cuore, nel cervello, nei polmoni, nel fegato e nei reni del feto», ha detto al Guardian Phoebe Stapleton della Rutgers University, capo della ricerca.

 

Il Dr. Jim Meehan, un oftalmologo e specialista in medicina preventiva che ha eseguito più di 10.000 procedure chirurgiche ed è anche un ex editore della rivista medica Ocular Immunology and Inflammation, ha anche condotto un’analisi scientifica basata sull’evidenza sulle mascherine, che dimostra che non solo dovrebbero le persone sane non indossare mascherine ma potrebbero essere danneggiate di conseguenza.

 

È anche noto che le microplastiche esistono nella placenta umana e gli studi sugli animali mostrano che le particelle di plastica inalate passano attraverso la placenta e nel cuore e nel cervello dei feti. I feti esposti alle microplastiche hanno anche guadagnato meno peso nella parte successiva della gravidanza

Meehan suggerisce che l’idea di indossare una mascherina sfida il buon senso e la ragione, considerando che la maggior parte della popolazione ha un rischio molto basso o quasi nullo di ammalarsi gravemente di COVID-19.

 

Meehan ha compilato 17 modi in cui le mascherine possono causare danni:

 

  • Le mascherine mediche influiscono negativamente sulla fisiologia e sulla funzione respiratoria
  • Le mascherine mediche riducono i livelli di ossigeno nel sangue
  • Le mascherine mediche aumentano i livelli di anidride carbonica nel sangue
  • SAR-CoV-2 ha un sito di “scissione del furin” che lo rende più patogeno e il virus entra più facilmente nelle cellule quando i livelli di ossigeno arterioso diminuiscono, il che significa che indossare una mascherina potrebbe aumentare la gravità del COVID-19
  • Le mascherine mediche intrappolano il virus espirato in bocca/maschera, aumentando la carica virale/infettiva e aumentando la gravità della malattia
  • SARS-CoV-2 diventa più pericoloso quando i livelli di ossigeno nel sangue diminuiscono
  • Il sito di scissione della furina di SARS-CoV-2 aumenta l’invasione cellulare, specialmente durante bassi livelli di ossigeno nel sangue
  • Le mascherine di stoffa possono aumentare il rischio di contrarre il COVID-19 e altre infezioni respiratorie
  • Indossare una mascherina facciale può dare un falso senso di sicurezza
  • Le mascherine compromettono le comunicazioni e riducono il distanziamento sociale
  • È comune una gestione non addestrata e inappropriata delle mascherine per il viso
  • Le mascherine indossate in modo imperfetto sono pericolose
  • Le mascherine raccolgono e colonizzano virus, batteri e muffe
  • Indossare una mascherina per il viso fa entrare l’aria espirata negli occhi
  • Gli studi sul tracciamento dei contatti mostrano che la trasmissione dei portatori asintomatici è molto rara
  • Le mascherine per il viso e gli ordini di rimanere a casa impediscono lo sviluppo dell’immunità di gregge
  • Le mascherine per il viso sono pericolose e controindicate per un gran numero di persone con condizioni mediche e disabilità preesistenti

 

«Abbiamo trovato le nanoparticelle di plastica ovunque guardassimo: nei tessuti materni, nella placenta e nei tessuti fetali. Li abbiamo trovati nel cuore, nel cervello, nei polmoni, nel fegato e nei reni del feto»

«Aggiungendo la beffa al danno, il primo studio randomizzato controllato su oltre 6.000 individui per valutare l’efficacia delle mascherine chirurgiche contro l’infezione da SARS-CoV-2 ha rilevato che le mascherine non hanno ridotto in modo statisticamente significativo l’incidenza dell’infezione» conclude Mercola.

 

«Considerando la mancanza di prove per il loro uso e i potenziali danni alla salute umana e all’ambiente, non c’è da meravigliarsi che stiano crescendo le richieste di disobbedienza civile pacifica contro il mascheramento obbligatorio». 

 

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