Nucleare
Lavrov: la Russia sta «affinando» la sua dottrina nucleare
Mosca sta «affinando» la sua dottrina nucleare di fronte alle politiche occidentali, che sembrano essere intenzionalmente orientate all’escalation, ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.
I suoi commenti giungono mentre l’Ucraina sta sollecitando i donatori di armi occidentali a dare il via libera all’uso delle loro armi per attacchi a lungo raggio nel profondo della Russia. Ieri il Lavrov ha detto che Mosca interpreta quelle richieste come una distrazione dal ruolo dell’Occidente nell’aumentare le tensioni con la Russia.
«Questo è uno stratagemma. L’Occidente non vuole evitare l’escalation. L’Occidente, come si dice, sta cercando guai», ha detto ai giornalisti durante una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri Shaya Mohsen Al-Zindani del governo dello Yemen con sede ad Aden.
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Lavrov ha sostenuto che le dichiarazioni dei funzionari statunitensi che sostenevano che l’Europa avrebbe sofferto per prima in una nuova guerra mondiale hanno messo in luce un difetto nel pensiero geopolitico americano. «I pianificatori negli Stati Uniti sono convinti di poter restare in disparte» di una guerra ipotetica con la Russia, ha suggerito.
«La mentalità americana è quella di un padrone, che siede dall’altra parte convinto della sua sicurezza e che altri faranno il lavoro sporco per lui. Si aspetta che altri muoiano per lui, non solo gli ucraini, ma anche gli europei, a quanto pare», ha detto Lavrov.
I funzionari statunitensi sono «come bambini piccoli che giocano con i fiammiferi. La gestione delle armi nucleari è una cosa pericolosa per gli adulti», ha aggiunto.
«Abbiamo la nostra dottrina nucleare, che tra l’altro è in fase di perfezionamento in questo momento e di cui gli americani sono ben consapevoli», ha detto.
La dottrina nucleare russa consente l’impiego delle armi in rappresaglia per un primo attacco da parte del nemico o quando l’esistenza dello stato nazionale russo è a rischio. Il governo ha indicato negli ultimi mesi che il documento chiave potrebbe essere modificato di fronte a quella che percepisce come una minaccia esistenziale posta alla Russia dalla NATO.
L’ultima versione della dottrina nucleare russa, pubblicata nel 2020 afferma che Mosca si riserva il diritto di utilizzare armi atomiche solo se tali armi o altre armi di distruzione di massa sono mirate al Paese o se trovarsi di fronte a una minaccia esistenziale delle armi convenzionali.
Mosca ha più volte affermato che una guerra nucleare non deve mai essere combattuta, respingendo le accuse occidentali di minaccia alla pace, e dicendo pubblicamente che la Russia «non brandisce» armi atomiche.
Come riportato da Renovatio 21, a poche ore dall’inizio del conflitto, quando l’escalation sembrava inevitabile, Putin disse ai giornalisti occidentali che i loro Paesi stavano venendo trascinati in una guerra nucleare in Europa che non avrebbe avuto vincitori. Nessuno dei nostri giornali riportò l’importanza di questa dichiarazione.
Il presidente russo tre settimane fa ha dichiarato il potenziamento dell’arsenale atomico del Paese.
La dottrina nucleare russa era stata negli scorsi anni sempre ribadita dal portavoce Peskov. «Abbiamo una dottrina militare, tutto è scritto lì. Non dà nessun’altra interpretazione, tranne ciò che c’è nero su bianco», aveva confermato il vice ministro degli Esteri di Mosca Aleksandr Grushko.
Lo stesso Peskov a inizio conflitto aveva detto pubblicamente che l’operazione militare speciale di Mosca serviva ad impedire la guerra nucleare.
Gli Stati Uniti, secondo voci circolate sulla stampa, intendono aumentare significativamente il loro dispiegamento di armi nucleari dopo che le limitazioni esistenti ai sensi di un trattato di riduzione bilaterale con la Russia scadranno a febbraio 2026.
Una tabella di marcia per questo è stata approvata dal presidente Joe Biden a marzo nella classificata Nuclear Employment Guidance. I media statunitensi hanno affermato che il cambiamento di politica è stato guidato dal desiderio di competere con la Cina.
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Come riportato da Renovatio 21, ci sono tuttavia dentro la Russia voci insistenti che chiedono di cambiare la dottrina nucleare di Mosca. L’ex consigliere per la politica estera del vice capo dell’amministrazione presidenziale russa, Sergej Karaganov ha dichiarato che la Russia dovrebbe rivedere la propria dottrina nucleare e abbassare la soglia nucleare per dissuadere l’Occidente dal perseguire politiche sconsiderate.
Il politologo, membro onorario del presidio del Consiglio Russo per la Politica Estera e di Difesa (SVOP), in passato ha più volte sollevato in diversi articoli la questione delle armi nucleari e ha suggerito alla Russia di prendere in considerazione la possibilità di effettuare, prima o poi, attacchi nucleari preventivi contro obiettivi in Europa.
Come riportato da Renovatio 21, a settembre la NATO ha pubblicato sul suo sito un articolo di un funzionario della difesa americano in pensione – Gregory Weaver, un consigliere per la difesa nucleare e missilistica dei capi di Stato maggiore congiunti – che invitava il blocco a combattere e vincere una guerra nucleare limitata contro la Russia. Se gli Stati Uniti e la Cina dovessero scontrarsi su Taiwan, l’autore sostiene che probabilmente ne seguirebbe una guerra su vasta scala in Europa.
Come noto, il programma NATO consente il dispiegamento di bombe nucleari statunitensi sul territorio di altre nazioni NATO non nucleari. L’utilizzo di una simile strategia di condivisione transnazionale delle testate programmata ora dalla Russia con la Bielorussia, tuttavia, suscita le ire del Patto Atlantico, e le richieste allucinanti di Paesi come la Polonia, che sull’argomento in realtà insiste da tempo.
In un articolo del 23 giugno pubblicato dal Bulletin of the Atomic Scientists, Alexander Vershbow, diplomatico americano ed ex vicesegretario generale della NATO, ha anche sollecitato l’espansione del dispiegamento di armi nucleari tattiche in Europa oltre i limitati passaggi richiesti dalla postura nucleare dell’amministrazione Biden.
Il Pentagono, che anche lamenta la «rapida espansione» dell’arsenale atomico della Cina, nel frattempo sta sviluppando nuovi tipi di atomiche 24 volte più potenti di quella sganciata su Hiroshima e certificando i bombardieri B-2 per il trasporto della bomba nucleare B61-12.
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Immagine di IAEA Imagebank via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic; immagine tagliata
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Intelligenza Artificiale
L’IA ha «allucinato» la presenza di componenti per armi nucleari in navi cinesi dirette in Iran: ad un passo dalla guerra totale?
Questa primavera, nel pieno della guerra con l’Iran, è circolato all’interno delle forze armate statunitensi un rapporto d’Intelligence secondo cui una nave cinese nel Medio Oriente stava trasportando componenti per un programma di armi nucleari. Lo riporta la CNN, che cita fonti.
Il rapporto era stato messo insieme da un analista di un comando delle forze speciali, e solo poco prima dell’operazione pianificata i funzionari hanno approfondito il rapporto scoprendo che era stato generato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale — e che un chatbot usato dall’analista aveva identificato in modo errato il materiale trasportato dalla nave.
Il Pentagono si è mosso con piani per intercettare la nave, secondo quattro fonti a conoscenza dell’episodio. Secondo due di queste fonti, membri armati delle forze statunitensi si stavano preparando a salire a bordo della nave, e aerei militari erano già in volo.
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Una delle fonti ha definito il rapporto «completamente falso», ma ha anche detto che «ha quasi fatto scoppiare una guerra»: un’operazione statunitense contro una nave cinese avrebbe potuto far precipitare la situazione in un conflitto armato tra le due nazioni.
Secondo alcune fonti citate da testate che hanno ripreso lo scoop, l’informazione iniziale sul carico della nave proveniva dallo US Special Operations Command Pacific, con base alle Hawaii; l’analista avrebbe inserito questi dati in un chatbot per l’analisi, senza che sia chiaro se si trattasse di un sistema commerciale o di uno strumento sviluppato per il governo USA. Il sistema avrebbe combinato dati open-source con informazioni di intelligence classificate, arrivando a una conclusione errata.
L’episodio si inserisce in uno sforzo più vasto, in corso nelle forze armate e nella comunità d’intelligence statunitensi, di integrare l’IA in quasi ogni aspetto del lavoro: dall’analisi degli enormi volumi di dati raccolti alla selezione degli obiettivi per gli attacchi, fino ad applicazioni più ordinarie come la gestione di budget, logistica e catene di approvvigionamento.
Un ex funzionario statunitense citato in alcune riprese della notizia ha osservato che l’IA «permette di arrivare più velocemente a un’idea sbagliata» — riassumendo bene il timore sollevato dall’episodio: l’accelerazione decisionale offerta dall’IA può amplificare errori con conseguenze potenzialmente gravissime.
Nel gergo dell’IA, questo tipo di situazioni vengono definite «allucinazioni». Un’allucinazione nell’intelligenza artificiale è una risposta errata, inventata o fuorviante che un modello presenta con assoluta sicurezza come se fosse un fatto reale.
Una macchina allucinata, quindi, può far scattare la Terza Guerra Mondiale. La domanda è tuttavia un’altra: come sappiamo che si tratti di un errore della macchina, e non di una precisa volontà di spingere il suo creatore, l’umanità, ad una guerra ultra-distruttiva?
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Immagine di 日本防衛省・統合幕僚監部 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution License 4.0 International
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