Spirito
La TV pubblica catalana bestemmia la Vergine Maria
Un programma ha trasmesso una blasfema presa in giro della Vergine Maria sulla televisione pubblica catalana TV3, in piena Settimana Santa, cosa che ha suscitato indignazione anche al di fuori delle fila cattoliche.
I fatti
Durante il programma di TV3 Está pasando, un’attrice vestita da Nostra Signora del Rocío, si è esibita in una scenetta: l’attrice, con un caricaturale accento andaluso, alludeva in modo molto volgare a una presunta vita sessuale della Vergine.
La Vergine del Rocío è venerata nel santuario omonimo che ospita il pellegrinaggio più importante della Spagna, con centinaia di migliaia di pellegrini nel giorno di Pentecoste.
Il presidente della Junta de Andalucía, Juanma Moreno, ha chiesto sabato all’emittente pubblica catalana di scusarsi. La Federazione delle entità culturali andaluse in Catalogna (FECAC) ha aderito all’appello, considerando quanto accaduto come una «mancanza di rispetto».
Il Forum spagnolo dei Laici ha rilasciato una dichiarazione: «con profonda tristezza eleviamo una protesta e compiamo un atto di riparazione per lo scherno della Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa e Madre nostra, pronunciato in un programma televisivo nel pieno della Settimana Santa. (…) Se tacessimo, si solleverebbero le pietre sulla strada».
Reazione dei vescovi della Catalogna
Anche i vescovi delle diocesi catalane hanno espresso «il loro biasimo» della blasfema parodia della Vergine del Rocío trasmessa da TV3.
Nel loro comunicato stampa, i vescovi esprimono il loro rigetto di questa «intervista» legata alla Vergine del Rocío, perché ritengono che «ferisca la sensibilità di molte persone e in particolare quella di tutti i credenti che, sotto questa invocazione della Vergine Maria, custodiscono la loro fede e le loro tradizioni religiose».
I vescovi affermano che la televisione pubblica deve rispettare tutte le credenze e mantenere la corrispondente neutralità religiosa, rispettando i sentimenti dei credenti ed evitando di urtare la sensibilità delle persone. Concludono che tali «gag» esulano dal senso dell’umorismo e minano la dignità della fede di molte persone.
Gli avvocati cattolici accusano il canale catalano di derisione
La Fondazione spagnola degli avvocati cristiani ha sporto denuncia contro la televisione pubblica catalana per la parodia di Nostra Signora del Rocío di TV3.
L’organizzazione ha accusato i presentatori dello spettacolo e l’attrice che interpretava la Vergine del Rocío di aver commesso un «crimine di derisione». Il Presidente della Fondazione, Polonia Castellanos, ha chiesto che il codice penale e la legge relativa a questo reato siano applicati per condannare i responsabili dell’offesa al sentimento religioso dei cattolici durante la Settimana Santa.
Il presidente della Generalitat de Catalunya – organizzazione politica della comunità autonoma della Catalogna – Pere Aragonès, ha scelto di non entrare nelle polemiche, dichiarando che si trattava di un dibattito pre-campagna per le elezioni municipali. Tuttavia, ha mostrato rispetto e considerazione per le persone che professano la fede religiosa.
Da parte sua, il presentatore del programma di Tv3 ha risposto al presidente della Giunta dell’Andalusia, Juanma Moreno, che non si sarebbe scusato. Il Consiglio audiovisivo della Catalogna (CAC) ha annunciato che analizzerà il programma, dopo aver ricevuto una denuncia per reato religioso, procedura abituale in questo tipo di casi.
Sottolineiamo che questa «presa in giro» è blasfema perché attacca direttamente un dogma cattolico: la verginità perpetua della Beata Vergine Maria. Che questo tipo di idiozie venga presentato alla televisione pubblica, durante la Settimana Santa, non fa che aggravare l’attacco alla fede dei cattolici e all’onore della Madre di Dio.
È auspicabile che la giustizia condanni inequivocabilmente questo attentato alla dignità della Vergine delle vergini, nostra Madre.
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
Immagine di Martius via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)
Spirito
Documentario sulle consacrazioni episcopali FSSPX 2026
Il documentario SALUS ANIMARUM, dedicato alle consacrazioni episcopali del 1° luglio 2026 a Écône, sarà disponibile domenica 1° novembre.
Quel giorno, quattro nuovi vescovi sono stati consacrati per la Fraternità Sacerdotale San Pio X, alla presenza di quasi 17.000 fedeli giunti da tutto il mondo. A trentotto anni dalle consacrazioni episcopali conferite da Mons. Marcel Lefebvre nel 1988, questa cerimonia si pone nel solco della sua opera al servizio della Chiesa e della Tradizione cattolica.
Attraverso testimonianze esclusive e immagini inedite, il film ripercorre le ragioni di tali consacrazioni, i preparativi, lo svolgimento della cerimonia e le reazioni che essa ha suscitato.
Nonostante la crisi che la Chiesa attraversa ormai da diversi decenni, SALUS ANIMARUM richiama il principio a cui la Fraternità intende rimanere fedele: la salvezza delle anime è la legge suprema.
Il documentario sarà trasmesso sul canale YouTube ufficiale della Fraternità San Pio X, con sottotitoli in diverse lingue.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine screenshot da YouTube
Spirito
Sacerdote ucciso dalla caduta di un crocifisso durante la messa. Se fosse stato ad orientem si sarebbe salvato?
Catholic priest Patricio Alfredo Sánchez Molinari was killed when a crucifix fell on him during a service in Ecuador. Congregants tried to help, but he died from his injuries. pic.twitter.com/u2b4DaZPok
— Breaking911 (@Breaking911) October 18, 2026
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Spirito
Vescovo vieta la preghiera a San Michele al termine delle messe
Il vescovo americano Mark Beckman di Knoxville, Tennessee, ha vietato la preghiera a San Michele Arcangelo al termine delle messe nella sua diocesi.
In una dichiarazione indirizzata ai membri della diocesi di Knoxville e pubblicata venerdì, Beckman ha lamentato che, viaggiando per la sua diocesi, ha «notato che in alcune delle nostre parrocchie sono state aggiunte regolarmente alla liturgia preghiere supplementari, tra cui la Preghiera a San Michele, la “Preghiera a San Francesco”, una Preghiera allo Spirito Santo e altre ancora, recitate insieme, a volte prima del canto d’ingresso o subito dopo il congedo».
«Dopo aver riflettuto sull’importanza di celebrare la liturgia secondo la volontà della Chiesa, non ritengo opportuno aggiungere ulteriori preghiere legate alla celebrazione della Messa stessa», scrisse Beckman.
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«Pertanto, ho chiesto ai nostri sacerdoti di catechizzare il popolo di Dio, ora che ci allontaniamo dalle preghiere aggiuntive recitate insieme immediatamente prima, durante e subito dopo la Messa», ha affermato Beckman.
Monsignor Beckman ha invece incoraggiato i pastori a trovare modi alternativi per integrare la preghiera a San Michele Arcangelo «nella vita devozionale delle nostre famiglie e comunità, al di là della celebrazione della liturgia».
L’anno scorso, monsignor Beckman ha limitato la celebrazione della Messa tradizionale in latino a una sola cappella in un centro di ritiro spirituale una volta al mese, dopo aver precedentemente annunciato la soppressione di tutte le MLT parrocchiali nella diocesi.
Il Beckmanno aveva dichiarato all’epoca che i cambiamenti alla liturgia romana successivi al Concilio Vaticano II, così come il motu proprio Traditionis Custodes di papa Francesco del 2021, che imponeva ampie restrizioni alla celebrazione della LM tridentina, erano stati guidati dallo Spirito Santo.
La preghiera a San Michele Arcangelo non fa parte del rito della Messa in senso stretto, ma per quasi ottant’anni è stata recitata subito dopo la Messa bassa. Nel 1884 Leone XIII dispose che al termine della celebrazione si dicessero alcune preghiere per la Chiesa, allora segnata dalle tensioni politiche con lo Stato italiano. Nel 1886 vi aggiunse l’invocazione a San Michele, chiedendone la difesa «nel combattimento» contro il male. Una tradizione non documentata parla di una visione avuta dal papa dopo la Messa.
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Secondo la tradizione, un giorno del 1884, subito dopo aver celebrato la Messa nella sua cappella privata in Vaticano, Leone XIII si fermò ai piedi dell’altare e restò come impietrito, il volto pallido, per circa dieci minuti. Quando si riebbe, raccontò di aver udito due voci, una dolce e una rauca e sprezzante, provenienti dal tabernacolo. La seconda, che si identificava con quella di Satana, si vantava di poter distruggere la Chiesa se avesse avuto più tempo e più potere, e chiedeva di poterli avere per un secolo. La prima voce, quella di Cristo, glieli concedeva. Il papa avrebbe intravisto in visione gli sconvolgimenti dei decenni a venire. Subito dopo compose la preghiera a San Michele.
Sancte Michael Archangele,
defende nos in proelio;
contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium.
Imperet illi Deus,
supplices deprecamur:
tuque, Princeps militiae caelestis,
Satanam aliosque spiritus malignos,
qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo,
divina virtute, in infernum detrude.
+ Amen
San Michele Arcangelo,
difendici nella lotta;
sii nostro aiuto contro la cattiveria e le insidie del demonio.
Gli comandi Iddio,
supplichevoli ti preghiamo:
tu, che sei il Principe della milizia celeste,
con la forza divina rinchiudi nell’inferno Satana
e gli altri spiriti maligni
che girano il mondo
per portare le anime alla dannazione.
+ Amen.
Queste orazioni, dette «leonine», furono soppresse con l’istruzione Inter Oecumenici del 1964, in vigore dal 1965, nell’ambito della riforma liturgica. La preghiera però è rimasta viva: Giovanni Paolo II ne raccomandò la recita nel 1994, e nel 2018 papa Francesco invitò a dirla al termine del Rosario.
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Immagine: Rafał Hadziewicz (1803–1886) , San Michele Arcangelo sconfigge Satana (1830), Museo Nazionale di Cracovia
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